SOMMARIO - Individuato e dimostrato il procedimento di corruzione linguistica rispetto alla vera origine, la parola 'dio' oggi può essere mantenuta in uso soltanto con una definizione moderna che si ricolleghi a quell'origine. Questo naturalmente determina una archiviazione di gran parte del culto

Perché l'unico modo per conservare Dio?

Questo è l'unico modo, in quanto la morte di quella parola in seguito a questa Rivelazione (così possiamo dire, essendo caso unico in tutta la storia della lingua) riporta il suono D-I-O a uno stadio primitivo, in cui per poter essere accettato dalle lingue dovette avere un suo significato originario diverso. Facendo questo, cioè restituendo alla parola il significato originario, raggiungiamo uno scopo buono e costruttivo che è quello di mantenerla comunque in uso.

Questo cosa comporta?

Comporterebbe dapprima un diverso uso, che è sempre la prima fase di qualsiasi comportamento sociale o linguistico. O la parola non si usa più e cade, o la si impiega per comunicare un concetto diverso.

Potrebbero esserci altre fasi?

Non sono in grado di dire questo. Io sto divulgando una mia scoperta mediante Internet. Questa pagina, insieme con le altre, viene letta da un certo numero di persone, che col passar del tempo aumenterà. La sorte di questa riforma dipende da tutti. Io sono stato l'autore. Chi legge potrà avere le reazioni più disparate, perfino migliorare la riforma stessa (scoprendo un eventuale punto debole nella mia trattazione).

C'è bisogno di qualche approvazione ufficiale?

No. Una delle idee più diffuse, nel corso della storia, è stata quella di pensare che ogni riforma dovesse sottoporsi a un organismo centrale. Quando un autore pubblica un libro lo manda in libreria. Qui faccio lo stesso. Anziché di distribuzione libraria mi sono servito della rete.

Da cosa partì la constatazione che quella parola era stata privata del suo vero significato?

La lunga attribuzione di carattere sacro aveva conferito alla parola un certo 'riserbo', quasi che essa potesse esser detta solo meccanicamente in formule sempre uguali oppure in modo più solenne dagli ufficiali del culto. Non esisteva una via di mezzo, e questo fu un altro motivo che all'inizio mi spinse nella ricerca. Negli ultimi cinque anni molti indizi mi vennero suggeriti in varie riprese dalla osservazione della realtà:

a) Nel dicembre 2000 durante un viaggio in treno notai che molte persone usavano questa espressione, 'Grazie a Dio...'. Tornai a casa molto colpito, anzitutto dal fatto che quella sera l'espressione venisse usata con grande frequenza. Mi venne da pensare che se il treno avesse accumulato un certo ritardo - come spesso succede - quelle persone non avrebbero avuto a disposizione una invocazione opposta, cioè pur potendo dire 'per colpa delle Ferrovie dello Stato ecc.' non avrebbero attribuito l'evento a un autore da maledire (contrario del benedire e del ringraziare). Si poteva dire 'Grazie a Dio siamo arrivati a destinazione' in qualsiasi caso, sia che il treno fosse puntuale sia che fosse in ritardo. Se fosse stato puntuale si ringraziava la regolarità, se fosse stato in ritardo si ringraziava ugualmente (addirittura a maggior ragione) il fatto di essere 'comunque' arrivati. Questo - pensai - era molto strano. Un'espressione che ringrazi sempre un soggetto, a prescindere, sarebbe un assurdo linguistico. Il verbo ringraziare esiste infatti per rendere omaggio in conseguenza di qualcosa che è già successo al momento in cui si ringrazia. Io dico 'grazie' al negoziante, quando ho in mano la merce che egli mi ha dato. Se dicessi sempre 'grazie al negoziante' in qualsiasi caso significherebbe che il negoziante non esiste, cioè che ripeterei soltanto una formula imparata a memoria. La cosa mi lasciò un vuoto.

b) Il concetto di inviato come messaggero mi aveva fatto riflettere a lungo. Esso era ovviamente letterario, come in tutte le religioni. Si diceva 'inviato' colui che si riteneva autore di una rivelazione che si attribuiva a Dio, cioè lo si considerava 'mezzo' attraverso il quale Dio parlava. Chi scrisse i Vangeli, naturalmente, compì una grande opera senza accorgersi poiché morì poco tempo dopo e non fu in grado né di constatare il successo effettivo dell'opera né di correggere eventuali interpretazioni errate. Così nessuno potè realmente spiegare gli attributi di Dio, così come nessuno in precedenza aveva potuto spiegare il 'Colui che è' di Jahvè. Tutte queste espressioni non potevano non celare qualche altra cosa. Gli uomini dell'epoca - non potendo trasferire immediatamente su carta pensieri e cronache - ebbero redazioni e storie soltanto in forma postuma. Quando pensai al 'Colui che' mi venne in mente che nessuno si presenta o presenta altri esclusivamente sotto forma linguistica verbale. Nessuno di noi - allora come oggi - presenta una persona a un amico dicendo: 'Paolo, questo è Colui che vedi'. Tutti abbiamo un nome e con questo veniamo presentati. Presenteremmo in quel modo soltanto in due casi. 1) Se volessimo scherzare; 2) Se volessimo sottoporre all'altro un enigma oppure indicargli un oggetto da scoprire mediante un puzzle linguistico. Esclusa la prima ipotesi, che ovviamente non ci interessa, pensai alla seconda. Compresi, a questo punto, che quella definizione di Jahvè era molto interessante, perché con tutta probabilità era l'unico modo con cui si potesse indicare qualcosa che veniva percepita dagli uomini dell'epoca senza che essi potessero definirla. Perché non la potevano definire? Perché non avevano dizionario sufficiente (nell'antichità non conoscevano la psiche come noi, erano lontanissimi dall'immaginare tutti i fenomeni descritti da Freud). Essi vissero costantemente nella condizione di chi subisce un fenomeno che essendo sconosciuto non ha ancora assunto una sua terminologia. E' lo stesso che non poter chiamare l'oggetto che ho appena inventato poiché ancora non è stato brevettato. Fu un'intuizione grandissima, per me. Solo così riuscii a spiegarmi quel 'Sono Colui che sono'. Perché anch'io, se avessi inventato un nuovo oggetto, e lo tenessi in casa senza averlo brevettato e messo in circolazione non potrei avere a portata di mano una parola completamente nuova, e così lo chiamerei in una maniera tipo 'la cosa che gratta il legno'. cioè mi misi nei panni di quegli uomini colpiti da Teofania. Bastava rifare la stessa scena. Se mia moglie mi avesse chiesto 'dove lo mettiamo quel COSO che hai creato?' io le avrei risposto 'quel COSO CHE GRATTA IL LEGNO per ora lo teniamo chiuso nell'armadio'. Era esattamente la stessa procedura con cui i compilatori dell'AT riportavano le parole di Jahvè.

c) Nel corso del 2001 più volte tornai al 'Dio' per rendermi conto di un'eventuale origine, e anche qui mi trovai davanti ad alcuni 'buchi neri'. Se quel 'Dio' era nato per definire la categoria, come avremmo potuto riferirci a lui anche per le divinità precedenti del politeismo? Ricapitoliamo: il Dio che si rivela a Mosè - intorno al 1250 a.C. - gli dice che è UNICO, e questa è la formula introduttiva anche del Decalogo e delle religioni monoteistiche successive (vedi il 'Non avrai altro Dio all'infuori di me'). Nel VII° secolo a.C., stando ai documenti, cominciò la compilazione del Pentateuco. Qui già si parlava di Dio nominandolo in vari modi. La stranezza è che era unico ma aveva un un nome generico (God) più vari appellativi altrettanto generici in forma di aggettivo (onnipotente, eterno, ecc.). O quel che intendevano con Dio era un'idea filosofica e allora sarebbe stato necessario un solo nome (esempio: 'spirito' o 'resurrezione'), che automaticamente avrebbe escluso la possibilità di altri (gli antichi ignorarono la condizione di 'sinonimo linguistico'), o quello di cui parlavano era davvero un Essere animato e in quanto tale non poteva essere 'aggettivo'. Fu proprio il fatto che gli antichi - con alfabeto recente e poche parole - ignorassero i sinonimi che mi diede il 'buco nero'. Nel VII° secolo già la lingua aveva fatto più strada e i primi compilatori ebbero sicuramente più materiale, ma come avrebbero fatto gli uomini dell'epoca di Noè, di Abramo o di Mosè ad utilizzare tutti quegli appellativi? C'erano soltanto due possibilità. La prima era che i compilatori dell'AT li avessero dati loro, nel procedimento letterario e sommario che abbiamo descritto. In questo caso, l'AT perderebbe molta della sua sostanza storica e diventerebbe l'opera - non verificabile - di coloro che lo redassero in forma postuma. La seconda era che quegli appellativi fossero nient'altro che quel che ho descritto nella nota b. Solo questa seconda possibilità salverebbe in parte il testo biblico, perché solo in questa maniera potremmo dedurre che quegli uomini tramandarono quegli appellativi in forma di enigma verbale perché non ebbero possibilità di chiamare l'oggetto appena conosciuto che non aveva ancora un nome.

Aggiornato il 4 gennaio 2002 alle 10.00

Da questo come si passa all'intuizione di cosa fu realmente dio?

Io ci sono passato ancora una volta attraverso un ragionamento prima logico e poi intuitivo. La logica mi portò a pensare che 'dio' significasse qualcosa che poteva sostituirsi a tutte le formule con cui lo utilizziamo oggi, dal 'grazie a Dio' al 'Dio volendo', 'a Dio piacendo', ecc.ecc. Prese tutte quelle situazioni, doveva esserci un significato che potesse impersonare il concetto di Dio in tutti quei casi. E alla fine ci arrivai. Fu un'intuizione rapidissima. Ebbi in mente in pochi minuti tutte quelle situazioni e trovai che tutte erano accomunate da quest'unica definizione. Intuitivamente, poi, mi misi nei panni degli uomini dell'epoca e immaginai cosa potessero ringraziare o cosa potesse presentarsi alla loro mente in quella forma con cui lo troviamo nel testo biblico. A questo punto mi accorsi, con una certa felicità interiore, che quel che avevo pensato con la logica coincideva con questa intuizione. Insomma, avevo trovato la formula, come si usa dire.

E questa formula cosa avrebbe comportato dal punto di vista pratico?

Avrebbe comportato la necessità di un chiarimento linguistico. In quel mese di gennaio 2001 infatti avevo pubblicato i primi file che ancora oggi sono in visione su questo sito uniti a delle pagine sulla lingua. Con questa intuizione finale, il quadro fu completo.

Ma perché ci fu la necessità di un'unica definizione?

Perché cominciai da subito a temere una eventuale dispersione, quale quella che ho descritto. E' chiaro che, fuori dalla scienza, nulla può avere soltanto una definizione. Se dico 'generosità' posso dare più definizioni che spieghino il concetto della parola. Qui però siamo in un territorio che non è né religione né scienza né letteratura. Diciamo che il VERO SIGNIFICATO sta in una zona di confine con tutte queste cose e appartiene a tutte. E' una specie di pensiero cosmico universale che presiede a tutto. Questa definizione di 17 parole è unica, perché nessuna altra possiede la sua sintesi e la sua potenza descrittiva. Quello fu dio, il vero concetto prima della corruzione.

Ora la parola a quale categoria appartiene? Che genere di cosa è?

E' una legge, lo abbiamo detto. La mia definizione inizia proprio così ('Dio è la legge...). Non ha una formula matematica, poiché si applica a tutti i rami del sapere e a tutti i fenomeni naturali compresa la vita cellulare. Proprio nella biologia trova il suo splendore, perché serve a delimitare ogni evento nel prima e nel dopo. Diciamo dunque che riguarda la realtà, in tutte le sue manifestazioni.

Citandolo così, si guadagna in che senso?

Si guadagna nel senso di dare una nuova visione del mondo unificata. Non c'è più separazione tra mondo spirituale e materiale. In armonia con il concetto del campo unificato della fisica, fondiamo con dio qualsiasi accadimento dell'universo e sappiamo che questa parola non dipende più da una credenza del singolo. Finalmente tutti la possono usare nel suo ambito e con determinati limiti.

Si potrà ancora ringraziarlo?

Certo, e finalmente anche maledirlo. Recuperando il senso completo sapremo ora qual è precisamente la sua azione e così avremo un posto più preciso nel discorso. Naturalmente, non si potrà usare con la medesima frequenza. Non vedremo più le donnette anziane invocarlo ad ogni pie' sospinto, i sacerdoti invocarlo in mezzo alla frase, in breve sapremo come utilizzarlo a seconda dei casi. E' ovvio che non è un passaggio facile né rapido.

Dal punto di vista linguistico ci saranno sbalzi?

No. Occorrerà soltanto una certa sorveglianza negli scritti, che ovviamente deporranno dell'adattamento di ciascuno alla novità. In fondo siamo sottoposti al medesimo fenomeno - almeno in Europa - con la nuova moneta. Gli adattamenti che facciamo col cervello a un nuovo protagonista della vita quotidiana sono sempre molto utili, sia perché ci addestrano nella capacità e nei riflessi, sia perché creano nuovi campi semantici che arricchiscono l'esperienza.

Il campo di relazioni?

Sarà in parte nuovo. Molto interessante sarà osservare le nuove relazioni con le altre parole, gli aggettivi a cui si unirà di preferenza il nuovo sostantivo, gli avverbi ecc. Naturalmente, lavoro sempre per proiezioni (come nelle elezioni politiche), perché non posso prevedere tutto.

Il campo della probabilità?

Sarà la cosa più interessante di tutte, poiché determinerà la personalità di ciascuno. Si vedrà chi è più disponibile alla penetrazione della realtà, a qualificarla. Soprattutto sarà affascinante osservare come si integrerà con il passato.

Ecco, come ci si potrebbe comportare nel pensare a tutto ciò che lo ha visto storicamente in un campo non suo?

Posso dire che per il presente permette un notevole impulso all'indagine e agli studi, proprio perchè si applica a tutti i campi. Per il passato, è un'incognita e potrebbe anche generare - a parte la sorpresa iniziale - reazioni isteriche o di grande delusione da parte di chi acceda - in maniera non controllata - a questa intuizione. Ecco perché non ho potuto completare la definizione fino in fondo. Sarebbe stato pericoloso per tutti, compreso me. Meglio sempre usare cautela e gradualità. D'altra parte, abbiamo questo strano fenomeno: oggi 8 persone su 10, tra quelle che dedicano la propria vita a una comunità religiosa, sono sopra i 35 anni. I problemi veri verranno da queste persone e dal loro impatto con la nuova realtà.

Pensando a questi non si poteva attendere un periodo più lungo e diluire la pubblicazione di queste pagine?

No. A questa domanda devo rispondere senza esitazioni. Cosi ha voluto dio.

Aggiornato il 4 gennaio 2002 alle 13.28

 

Ora la parola come s'inquadra nei vari settori?

La parola non implica una rottura, questo è importante tenerlo presente. In molti temi del Cristianesimo si potrà ancora dire, anzi li perfezionerà. In molti temi della storia della filosofia si potrà ancora dire, anzi chiarirà tanti punti oscuri. Quel che cambia è che decadono TUTTI i riti e TUTTE le formule. Come dire che crollano tutte le istituzioni delle tre religioni basate sul Dio unico. L'Islam, essendo quella che ne ha meno, soffrirà meno delle altre.

Della dottrina cristiana, quali sono le prime cose che si estinguono?

Lo abbiamo detto nella pagina sulla 'corruzione' della parola. Il perdono, il dolore e la sofferenza inutili, il martirio, la preghiera di auspicio, la santità, la salvezza, l'aldilà, la credenza in inferni e paradisi, sono tutte cose che scompaiono dal nostro mondo in quanto oggetti puramente artificiali appartenenti a un'altra epoca. Non ci saranno più Ave Maria né Pater Noster. Non ci sono sacramenti.

Cosa resta di sicuro?

Restano, con rinnovato vigore, tutta la dogmatica della prima iniziazione, quella che fu precedente alla liturgia della messa, e tutti i temi trattati dagli autori di fede cristiana. La beatitudine dei sensi, la pace, il digiuno, la sapienza, la purezza, l'impurità di alimenti e sostanze, la verità. Restano ad esempio i simboli che ne hanno tramandato l'adesione individuale.

La preghiera?

Qui bisogna distinguere. Se si intende con essa le veglie di meditazione, la solitudine con se stessi, la riflessione in comunità, queste sono cose eterne che non potranno mai estinguersi. Se invece si intende 'orazione rivolta al fine di ottenere favori o di chiedere perdoni' siamo nella totale mancanza di senso. Suppongo tuttavia che non sarà facile eliminare questo tipo di pratica, che è profondamente connaturata almeno fino al modello umano nato prima degli anni '30. Qui, bisognerà attendere in ogni caso che il mondo nuovo acquisti età, cioè che gli ultrasettantenni di oggi concludano la loro esistenza. Diciamo che tra una ventina d'anni avremo anche l'antropologia per abitare e usare adeguatamente questo nuovo concetto.

Il concetto di religione decade?

Decade quel che si intendeva, cioè l'insieme di credenze adattate a un Signore, che avrebbe risolto i casi o che avrebbe dispensato favori e grazie, e soprattutto le pratiche (che servivano un modello umano che non esiste più). Decadono le religioni occidentali. Scompaiono tutte le associazioni degli Stati Uniti basate sulla fede, sulla compassione e su tutte quelle cose. Il significato vero servirà essenzialmente a ripristinare i veri valori che in origine informarono la sensibilità degli uomini più evoluti. Non avremo una rottura, quanto piuttosto un rinnovamento che si innesta in maniera indolore su ciò che già abbiamo. Ritornano moltissimi concetti che furono sviluppati dai mistici e dai pensatori delle correnti esoteriche. Ritorna nella vita di tutti noi la Teofania (intesa come manifestazione di quest'altro dio). Ritorna una nuova visione della vita, che sarà completamente priva di illusioni. Ma la vita associata non cambia, per il resto. Diciamo che si rinnova, con grandi implicazioni culturali, il concetto di 'sacro'.

Aggiornato il 4 gennaio 2002 alle 13.28

Ma allora potrebbe esserci una nuova classe sacerdotale?

Ci vorrà tempo, in questo senso, e potrebbe anche non esserci bisogno. Una volta addestrati tutti potrebbe anche farsi a meno di sacerdoti. Del resto, ciò che non si capiva più è perché le funzioni e le prerogative dello spirito dovessero essere affidate a uomini che dicevano questi riti - antichi ormai di 1900 anni - e si vestivano di quell'abito. Abbiamo detto che non esiste il Cristianesimo solo perché un miliardo di persone si dichiarano fedeli. Se bastasse questo, potremmo anche dire che nella Terra esistono 5 miliardi di persone intelligenti perché 5 miliardi di persone si dichiarano tali. Non mi pare un concetto corrispondente alla realtà. La verità è che queste tre religioni non esistono più da gran tempo, e non conta il fatto che ci siano ancora persone che recitano formule o che vanno alla Messa.

I testi considerati sacri?

Avete visto tutti che fine hanno fatto. Direi che crollano totalmente nel loro valore di testo rivelato, passando a diventare utili in un altro senso. Ci sono molte informazioni, anche involontarie, ci sono pensieri da analizzare e riscoprire, c'è molta letteratura.

La novità ha un ambito e dei confini?

Direi di no. Con Internet le cose vanno e funzionano in un unico territorio, in cui non esistono più divisioni tra uomini e cose. Salvo che trovi un maestro all'inizio, ciascuno dovrà diventare maestro di se stesso. In seguito alla lettura di questa pagina e delle altre, sarà fondamentale il momento dell'intuizione. Quel momento segnerà la fase dell'iniziazione. Da quel momento in poi per ciascuno si aprirà il risveglio vero e proprio. Un risveglio che farà a meno di chiese e di concetti non più attuali.

Ciascuno saprà come fare?

Ripeto, dopo aver letto questo sito e avere riflettuto ci sarà un momento, un momento unico nella vita di ciascuno in cui ci sarà una illuminazione. Da quel momento in poi il ciclo sarà rinnovato e l'individuo sarà immesso in una nuova fase.
Sono state giornate importanti per me. Vedevo la gente che maneggiava l'euro come fosse una valuta straniera improvvisamente piombata sulla Terra da un altro pianeta. Così ho pensato che in fondo sono andato di pari passo, in questi primi giorni del 2002. Forse ho corso troppo, per alcuni di quelli che mi hanno letto. La mia corsa servirà per riposarmi e fermarmi, guardando a come voi riceverete tutte queste cose.

Aggiornato il 4 gennaio 2002 alle 17.10


NOTA DELL'8 AGOSTO 2002 - C'è una relazione tra le due operazioni fondamentali, dimostrazione della inesistenza di Dio nel gennaio 2001 e recupero della legge nel gennaio 2002?
In apparenza no, perché prima ho costruito una dimostrazione razionale e logica su un oggetto irreale e poi ho svolto un'operazione di salvataggio della parola che indicava quella irrealtà recuperandone un senso originario reale. Se la seconda operazione dovesse stentare ad andare in porto, è ovvio ribadire che la prima operazione (file 'NessunDio') non si tocca comunque. Quella pagina rimane fondamentale e intangibile per tutti. Il mio procedere è stato chiaro: la parola, così come l'abbiamo usata per tanti secoli, non si può più usare. A quel punto ho inserito un'aggiunta. Per fare un paragone, è come se un signore che ha usato abusivamente per anni (non visto dal proprietario legittimo) un'automobile non sua, venisse smascherato. A quel punto l'auto non potrà più usarla comunque. Perché non è sua e se vi entra abusivamente come aveva fatto commette un furto.

NOTA DEL 4 AGOSTO 2003 - Quel che dice padre Makarios del monte Athos (Repubblica del giorno) va tutto bene, l'ascesi, il ritiro dal mondo, eccetera eccetera. Una cosa sola stona naturalmente: l'uso della parola 'dio' è errato. 'La nostra dieta, che ci impedisce di nutrirci di carne per rimanere leggeri e permettere così all'anima di elevarsi più facilmente verso Dio'. Non esiste anima nel modo in cui si intende qui, e il concetto di Dio non si può usare in questo modo. Il corpo può avere un benessere e raggiungere uno stato di perfezione spirituale con l'ascesi, ma questo non riguarda in alcun modo dio, che è soltanto una legge dei fenomeni della natura (dio non si può raggiungere, non ci si può elevare a lui: tutte queste cose non hanno senso). La parola dio non può più essere utilizzata in quel modo. Uomini da rieducare, pian piano.
Memoriale a un certo punto cesserà di ricordarlo. Queste sono pillole di memoria.