Gli Stati Uniti, come sono oggi

Stati del Nord-Est

Stati del Sud

Stati del Midwest

Maine, Vermont, New Hampshire, Massachusetts, New York, Rhode Island, Connecticut, Pennsylvania, New Jersey, Delaware, Maryland, West Viriginia

Virginia, North Carolina, Kentucky, Tennessee, South Carolina, Arkansas, Georgia, Alabama, Mississippi, Florida, Louisiana

North Dakota, Minnesota, South Dakota, Wisconsin, Michigan, Ohio, Indiana, Illinois, Kansas, Missouri, Iowa, Nebraska

Stati del Pacifico

Stati della zona montana

Stati del mondo contemporaneo

Washington, Oregon, California

Texas, Oklahoma, New Mexico, Arizona, Nevada, Utah, Colorado, Idaho, Wyoming, Montana

Hawaii, Alaska

Usciamo finalmente dai palazzi governativi e dalla vicende politiche, per andare a scoprire cosa si trova nella vita quotidiana, nel famoso american way of life di cui tanto si è parlato per tutto il XX° secolo. L'impero statunitense, dopo una curva in salita, ebbe infatti il suo apogeo tra gli anni '10 e i primi anni '90 del secolo. Cinematografia, musica jazz, televisione, entertainment (Broadway, Hollywood), industrie, produzione, energia, banche, finanza, telecomunicazioni hanno prosperato in questa nazione per circa 80 anni dando alla storia del secolo la gran parte dei nomi, delle tendenze culturali e dei generi più in voga. Gran parte di questi fenomeni accadde senza che i contemporanei ne avessero una percezione, e così sia l'interesse popolare sia i miti si formarono nel periodo immediatamente seguente (a una scomparsa, come nel caso della Monroe, o alla diffusione, come nel caso del jazz). Oggi, arrivando negli Stati Uniti, ci accorgiamo che è storia, meravigliosa storia del XX° secolo, anche perché siamo entrati in un altro secolo.

Quanti sono oggi gli abitanti degli Stati Uniti? Il censimento del 2000 ha registrato

281.421.906 persone residenti. Osserviamo la progressione.

1800

4 milioni

1900

76 milioni

1930

123 milioni

1962

179 milioni

1990

254 milioni

Tale progressione fu determinata da un progressivo incremento nell'immigrazione, settore in cui gli Stati Uniti sono tradizionalmente recettivi. La società americana è tipicamente multirazziale, e si può definire il più composito 'melting pot' dell'intero pianeta. Nel 2000 la popolazione è composta al 75% da bianchi, con un 12% di neri e il resto suddiviso in persone che appartengono ad altre etnie. In tutto sembra che gli archivi ne registrino oggi ancora una sessantina. Il 2,5% (7 milioni) si definisce proprio 'multirazza', e certo gli incroci ottenuti coi matrimoni tra diversi ceppi etnici (Mass Tech) sono stati determinanti in questo senso. Gli Americani indiani, sempre più in estinzione, sono oggi appena lo 0,9% della popolazione totale.

Il mito del successo

L'America è stata tante cose, tra il XVIII° e il XX° secolo. Quasi tutte positive. Ma parliamo di valori altamente capitalistici, che progressivamente hanno reso sempre più obsolete le tematiche religiose (quelle propriamente 'sacre' non sono mai neppure sorte, fino alla nascita di movimenti 'new age' negli anni '60). Questi valori hanno unificato l'immagine americana nel mito dell'affermazione individuale, in un ambiente dominato dalla rapidità e dal progresso verso orizzonti sempre più di avanguardia. La gente pensò con gli anni che questo significasse 'successo', cioé confuse un semplice e neutrale 'affermarsi' o 'penetrare' nella società con un destino individuale particolare. Siccome nell'era dei media si vide sempre più apparire attori, presentatori e cantanti su radio e TV a un certo punto si fissò l'idea che queste persone fossero tutte necessariamente dei vip. Un residuo di questa concezione si trova ancora oggi sul Web, dove giovani redattori di notiziari non fanno che rinsaldare quel mito del Novecento aggiornando pagine sempre e soltanto con alcuni nomi dello showbiz. In realtà, se c'è un valore buono e costruttivo è proprio quello di aver fatto convivere tutti insieme, di aver dato possibilità di vita a tutte queste etnie e di aver potuto combinare uomini e lavoro in una maniera unica al mondo. Tutti dobbiamo qualcosa al lato migliore del 'sogno americano', che ha saputo andare al di là delle diverse razze (oggi non usate più questa parola) per dare spazio e ospitalità residenziale a tutti. Il sogno è stato al tempo stesso una delusione speculare in coloro che vi si sono gettati senza ottenere i risultati di coloro che 'apparivano' e dovendo dunque stare a guardare. Quando noi compiliamo archivi e opere enciclopediche dimentichiamo che quel mito ha sì costruito affari e carriere di decine di migliaia di 'star' dei media, ma ha inutilmente stuzzicato e attirato l'immaginazione di chi 'star' non era. 'Stelle' si nasce, anche se sono le circostanze a fare apparire un 'divenire' nel tempo.

In questa sterminata nazione, che si stende su complessivi 9.370.000 km.quadri (circa il triplo dell'India, l'equivalente della Cina intera, poco meno dell'Europa), la società non possiede un vero corpo di valori superiori alla vita stessa che conduce. Sarebbe illusorio pensare che la presenza di chiese e confessioni religiose determini un indirizzo prevalente in tal senso. Quella americana è una società profondamente laica, sicuramente quella che al mondo incarna meglio di altre la separazione tra istituti religiosi e organizzazione dello Stato. Molti forse non sanno che più della metà dei matrimoni termina con un divorzio e che le relazioni tra uomo e donna sono le più instabili di tutto il pianeta. Circa il 25% della popolazione in media cambia residenza ogni 18 mesi. Un Americano adulto in media conosce non meno di 15-20 luoghi di residenza diversi nel corso della sua esistenza. Se voi domandate in merito a un'eventuale permanenza nel medesimo posto per tutta la vita (cosa comunissima in India, in Cina, nel sud dell'Italia) è probabile che un cittadino americano vi risponda che preferirebbe piuttosto suicidarsi, cioé che non lo concepisce proprio.

La risoluzione dei problemi

In una società del genere, molte persone sono comunque in difficoltà. Ogni giorno negli Stati Uniti vengono uccise in media 68 persone. Se si hanno problemi, la società americana apporta tradizionalmente due rimedi sociali, il rifugio nelle confessioni religiose o l'assistenza di psicologi specializzati. Tra le prime predominano le Chiese protestanti, le quali cercano ancora oggi di diffondere la Bibbia (conferenze, sermoni, programmi Tv). Inutile ribadire che esse non attecchiscono più, e il loro ruolo - già in calo vertiginoso negli anni '90 - mentre scrivo è quasi completamente irrilevante. Chi sostiene di riceverne beneficio è qualcuno che si fa trovare con le mani giunte o in atteggiamento meditabondo (cosa che ormai non significa più nulla). Queste cose comunque continuano ad esistere e sono riconosciute anche a livello ufficiale. Tali sicuramente saranno ancora, perché pagine come quelle di Memoriale non possono circolare in pochi mesi. Ci vuole del tempo. Per quanto riguarda la seconda, in tutte le città operano non solo medici specializzati nelle cliniche ma studi di professionisti che ricevono clienti. In più, si trasmette una serie di programmi sociali in cui gli ascoltatori vengono messi in contatto con specialisti, che rispondono in diretta sui problemi più vari.

La professione più ambita

A chi osservi la società dall'esterno tutto sembra estremamente normale, veloce e possibile. La cosa però è tale solo se si hanno attività stabile, carta di credito e capacità di muoversi nel contesto sociale. In caso contrario, questa società rende molto dipendenti (da sovvenzioni statali, da falsi guru, da false chiese, ecc.). L'indipendenza è il primo obiettivo che un giovane vuole raggiungere, sicuramente superiore perfino al titolo di studio. Ma tutti i luoghi non sono uguali per raggiungerne una particolare. Al di là del fatto di avere una occupazione retribuita c'è il privilegio di avere uno status riconosciuto. Questo viene dato soltanto da alcune professioni e prospera di più in alcune città. Oggi in testa ai desideri sociali predomina la professione legale. Oggi non c'è nessuna categoria al mondo che prosperi come gli avvocati americani. Questo discende dal volume intenso di traffici (anche illeciti), operazioni di polizia, incidenti, risarcimenti vari. Ma anche dal numero di cause di separazione familiari. Per conseguenza, gli Stati Uniti sono anche uno di quei paesi in cui è difficile farne a meno. Qualsiasi film americano su vicende sociali ha a circa 1/3 della trama l'intervento di un avvocato per comporre un dissidio o il più delle volte per istruirlo semplicemente in un'aula di tribunale. Nel 2003 un sondaggio vi avrebbe detto che gli ex-yuppies sognano non più la dirigenza nella grande società quanto diventare avvocati, estendendo il proprio raggio di azione in un dominio piuttosto vasto di rapporti e di competenze (lo specialista di...). Chi si afferma in questo senso gode nell'era del Trapasso di una esistenza di gran lunga più agiata delle altre categorie. La tendenza si stabilizzò negli anni '80 con i Dershowitz della situazione, che riuscirono a diventare anche personaggi da fotografare e con cui fare contratti di collaborazione. Quando arrivarono anche giallisti alla Grisham per descriverne le vicende, la professione di avvocato divenne la più sognata dal ceto medio borghese. Conta anche il luogo, naturalmente. Esercitare a Boston o a Los Angeles è molto più desiderato che farlo a Dallas o a New Orleans. Gli Stati del Nord-est risultano ancora oggi tra i più chic e contesi da chi possiede molto denaro.

Le classi sociali non esistono più

Finita la storia lagnosa e noiosa delle intolleranze razziali, di cui è piena la letteratura americana degli ultimi due secoli. Non si guarda più al colore della pelle o alla provenienza. I casi di Condoleezza e di Whoopi dimostrano che questa società col tempo ha saputo liberarsi di tutte le resistenze borghesi a un'effettiva parità, anche se è difficile dire che questa sia stata realizzata interamente. Essendo composta al 75% da bianchi, non pare che questa società abbia più bisogno di spinte alla popolazione di colore scuro. Se questo si poteva dire ancora una ventina d'anni fa, oggi è solo un ricordo. Memoriale ha spiegato perché l'obiettivo è stato 'derubricato', pur senza essere stato raggiunto. Nei primi anni '90, la enorme diffusione del computer domestico e di Internet ha riallineato tutti, annullando in pratica molte differenze. Oggi, chi soffre ancora di emarginazione sociale per il colore della pelle è in nove casi su dieci soltanto uno che se la cerca. Anche a me è capitato di ricevere e-mail da neri, ma subito mi rendevo conto che il problema da loro segnalato dipendeva da semplice ignoranza oppure dal fatto di essere capitati con teppistelli che si divertivano a 'massacrarli'. Il razzismo ha costituito in passato un lato tragico di quella multirazzialità, ma è materiale storico. I neri americani dovettero affrontare un lungo processo di integrazione, dopo essere stati liberati dalla schiavitù. Ci sono riusciti. I ghetti esistono ancora oggi nelle grandi città come residui di quel passato, ma sono semplicemente 'quartieri abitati da gente di colore scuro'. Ecco ridotta la questione alla realtà. Dobbiamo vederli in maniera neutrale, per quello che sono, e quindi smetterla di chiamarli 'ghetti'. Questa parola, come sappiamo, divenne spregiativa da un passato infausto vissuto in Europa dagli Ebrei. Usarla ancora con quel significato non ha più senso. Oggi grandi città hanno sindaci neri, non solo nel Sud. Permane viceversa un tantino di discriminazione - al di fuori della Florida e del New Mexico - contro gli 'Hispanics', ma qui bisognerebbe dire la verità. Se quella etnia ha tradizionalmente vissuto di 'mestieri illegali o poco riconosciuti' non può pretendere di vivere alla pari con le categorie più in alto. Intendo dire che non è un problema di etnia, quanto semmai di affermazione. In tutto il mondo esistono comunità di immigrati che lavorano. Pretendere che abbiano un tenore di vita all'altezza dei residenti originari e di lunga data sarebbe eccessivo. Qui siamo in un campo in cui gli Stati Uniti hanno da insegnare a tutto il resto del pianeta, sia in fatto di legislazione sia nell'approccio al problema.

Tra sessi non si litiga, i conflitti sono all'interno di se stessi

E' storia anche la rivendicazione dei diritti delle donne, non perché la lotta sia terminata o perché abbiano raggiunto un'effettiva perità, ma perché non sono più di moda quelle tematiche. I movimenti femministi sono un pezzo degli anni '60 e '70. Fecero la storia di molti giovani di allora (coloro che erano nati tra il 1940 e il 1952, soprattutto) ed ebbero un buon effetto di liberazione, di valvola di scarico. A metà anni '80 essi esaurirono il loro potenziale, poiché a quel punto l'avanzata femminile in tante posizioni sociali rese poco comprensibile un'ulteriore permanenza nelle strade della protesta. Difatti, potete verificarlo dal fatto che negli anni '90 nessun regista più girò film sulla protesta femminile, e anzi le donne nel cinema degli ultimi 15 anni appaiono vincenti e prevalenti sul maschio. Le donne devono ancora conquistare alcuni posti nella dirigenza delle società, ma il grosso della lacuna è stato colmato (fanno e dirigono quello che il sesso maschile ha sempre fatto e diretto).

I conflitti, in questo nuovo quadro, sono all'interno della stessa persona. Una figura oggi ricorrente è quella della donna che non sa decidersi tra un'esistenza interamente votata alla carriera e una prevalentemente intesa a far crescere figli o a curare cose domestiche. Il conflitto esiste perché queste donne, mancando della conoscenza di una propria Memocard, affrontarono il passaggio della fine anni '80 senza avere certezze. Prendere una baby-sitter (altissimo negli Stati Uniti il numero delle donne di servizio di colore) non avrebbe risolto, poiché il conflitto restava ugualmente. Finché la società non assumerà definitivamente certi valori stabili, esso continuerà a permanere all'interno di una donna sempre più lontana dalla immagine tradizionale. Casi come quello di Hillary Rodham sono rari, poiché sono pochissime le donne che possono permettersi tutto riuscendo anche ad avere pari soddisfazione. Se una donna si candida da giovane alla politica o intorno a 30 anni si mette a fare la manager è difficile che trovi il tempo per dedicarsi a cose familiari, anche perché non sempre il luogo di lavoro è vicino alla propria casa (consuetudine tipicamente americana quella dei 'pendolari', anche per lunghe percorrenze, Falling in love). Molto del tempo a disposizione viene impegnato in attività di collegamento, di contatto (telefoni, Internet, ecc.), di teletrasmissione, di riunione interna (collaboratori, planning, campagne pubblicitarie). Tutto questo frammenta le giornate in maniera sì proficua ma poco adatta a un universo privato. Fioriscono così i corteggiamenti nel posto di lavoro (nel bene, quando hanno un lieto fine, e nel male, quando conducono a cause legali), appuntamenti di lavoro che terminano in matrimoni, contatti di lavoro che creano 'amanti' come diversivo a una famiglia pericolante, tradimenti, divertimenti extra eccetera eccetera.

La droga nella vita delle persone

L'uso di sostanze stupefacenti entra nella vita degli Americani molto più che in quella delle altre nazioni. Tutto discende anche qui dalle caratteristiche della società stessa. Lo si fa, spesso, anche per una specie di tendenza consumistica, ma ci sono anche i casi in cui lo sbocco è naturale e crea davvero problemi. Negli Stati Uniti sono frequenti apposite cliniche di riabilitazione che tengono sotto sorveglianza l'individuo tossicodipendente per un certo periodo. Coloro che la prendono, se sono lungimiranti e lo fanno per semplice passatempo, riescono a farlo per dosi facendosele prescrivere da medici consenzienti o sotto false prescrizioni. La polizia, quando scopre questi fatti, è costretta a procedere come quando trova automobilisti appena ubriacatisi, e così leggiamo su tutti i giornali di arresti (attori, cantanti) che poi servono in realtà a fare pubblicità alla persona, proprio perché ci sono quei redattori - Web soprattutto - che bevono queste cose ritenendole 'grosse notizie'. Se si buca il signor John Smith di New York non succede nulla e nessuno viene a saperlo. Se lo facesse John Travolta tutti i media si getterebbero. In più, la cosa viene anche sfruttata nel cinema da almeno 35 anni per costruire trame di finta suggestione.

L'istruzione

Per tanto tempo, questo fu uno dei 'piatti forti' della società Usa. L'istruzione, considerata come un diritto, entrò a far parte della vita di tutti venendo data - fino a una certa età - anche ai meno abbienti. Oltre le high schools, soltanto le famiglie ricche o ambiziose avrebbero sostenuto i propri figli. Allo stesso tempo, restavano istituzioni private di un certo prestigio ma molto care nell'iscrizione.
Materia di trattazione, spesso poco consapevole, sono stati i colleges americani. La loro reputazione è stata altissima, per tutti questi 46 anni. Se c'è una cosa che è penetrata in tutto il mondo, avendo un incontrastato successo, sono state le scuole americane e soprattutto i corsi di perfezionamento post-laurea. Difficile che un politico o un ricercatore residenti in Europa non si procurassero un titolo supplementare da aggiungere al proprio corso di studi. Spesso, succedeva anche che ci rimanessero per un bel po' di tempo. La cosa serviva loro, sicuramente. In termini di reale apprendimento, però, diciamo che questi corsi restarono sempre poco significativi. Nei casi linguistici il giovane tornava in Europa dopo sei mesi o giù di lì e non si poteva dire che parlasse realmente l'inglese (cosa a cui sarebbe giovato di più un full immersion con l'insegnante, che difatti ha sostituito per molti quei corsi dai primi anni '80). Nei casi di semplice specializzazione in una disciplina, questi master lasciavano poche tracce dal punto di vista professionale (perché poi il giovane si sarebbe reinserito nella realtà molto diversa di Parigi o di Madrid) ma costituirono comunque un'esperienza di arricchimento. In sostanza, si tornava sapendo cose in più non tanto di quel settore di studi ma della vita propriamente detta.
Mi pare di ricordare che ci sia anche un emendamento alla Costituzione che pone l'istruzione sotto diretta responsabilità di ciascuno Stato, escludendo il Governo federale. Ciascuno Stato provvede ad essa con diverso finanziamento, rendendo così poco uniforme la provenienza dei giovani dalla scuola. Sarebbe stato opportuno uniformare la cosa, proprio perché l'intervento pubblico l'ha resa obbligatoria per tutti nel corso del XX° secolo. Nonostante tutto ciò, vediamo ancora oggi il presidente Usa interessarsi attivamente delle scuole. Significa che è rimasto comunque un certo spirito di propulsione e una certa dose di incentivi.
Come è noto, gli Stati Uniti dopo l'istruzione obbligatoria (fino a 17 anni, con il diploma di High School) prevedono un periodo preliminare (undergraduate) in genere fino ai 21, alla fine del quale si consegue il 'bachelor's degree', che ormai è cosa lontana dall'idea prestigiosa che aveva fino ai primi anni '60. Il minimo richiesto oggi per una vera distinzione è che il giovane prosegua nel vero e proprio graduate, che alla fine darà il Ph.D., dottorato, oppure un semplice MA, 'Master'. Molto quotato da sempre l'MBA in economia. Negli Stati Uniti si parla più di colleges che di università (ve ne accorgerete proprio dai film, in cui è citato spesso il primo termine e quasi mai il secondo, "going to college"). I nomi delle università sono (ma io lo direi al passato, erano) mitici. Stanford, Harvard, Yale, Princeton era come dire la 'crema della istruzione del mondo occidentale'. In mezzo, naturalmente, c'era di tutto. C'era l'insegnante 'mostro' o particolarmente dotato nel comunicare agli allievi e c'era l'incapace. Quindi, è sempre una questione di uomini. Se voi andate nella peggiore università d'Italia magari vi troverete dentro l'insegnante più bravo di tutta la nazione. Mai farsi accalappiare dai nomi.

Il consumismo

Questa è una caratteristica americana per eccellenza. Separarsi tre volte e finire un'esistenza con quattro matrimoni non è una cosa consumistica? Mangiare alla svelta in un semplice 'break' tra lavoro del mattino e del pomeriggio non è una cosa consumistica? Firmare un contratto per un film ricevendo cinque milioni di dollari non è una cosa consumistica? Tutta la società americana è un'incarnazione perfetta del consumismo, resa possibile proprio dal ritmo di vita e dall'abbondanza di beni materiali. La lacuna sociale sta nel fatto di consumare queste cose, come dice quel termine. Io ti dò un giocattolo molto bello, tu lo usi per qualche giorno e poi ti stufi e ne prendi un altro. Questo succede quando le singole cose hanno tutte un uguale valore dentro la testa degli individui. Se io non faccio distinzione tra lo sposarmi con Mary Ryan anziché con Betty Parker beh... allora sposarsi con una equivale allo sposarsi con un'altra. Ecco in cosa consiste il consumismo. Un hot dog è uguale a un altro hot dog, ma è chiaro che io non sono uguale a un altro individuo. La società americana, purtroppo, non è andata al di là di questo. Il desiderio sociale di conquistare le cose non ha mai creato un corrispondente desiderio di capire quali fossero i valori delle cose medesime. Visto in questo modo, qualsiasi possesso resta privo di significato.

L'informale va bene, ma solo se si ha criteri

Questa è una cosa bella, e per fortuna vale a correggerne tante altre che potrebbero disturbare. I titoli negli Stati Uniti non vengono usati come da noi (che demmo al famoso 'dottore' una grande importanza sociale). E' raro che ci si lasci impressionare da una semplice laurea o da un master, una volta che si è inseriti nell'attività professionale. L'informalità è un'altra caratteristica, del tutto apprezzabile. Essa si è espressa, per estensione, in tanti altri campi. Dal modo facile di contattarsi al modo cordiale di salutarsi, dal modo di scambiarsi una stretta di mano alla facilità (quando non è selvaggia e infantile) con cui ci si comunica quel che si sente (il verbo 'to feel' è uno dei biglietti da visita degli Stati Uniti, nessun'altra nazione lo usa in quel modo). L'informalità è penetrata soprattutto nella lingua, creando facilmente un gergo fatto di monosillabi e di termini passe-partout, con uso dilagante del 'to get' e della contrazione (How is it going che già era una contrazione all'inizio diventò un howsitgoin). L'informalità ha fatto sì che il giovane americano non si offenda e non sia permaloso come succede in altre nazioni. Ci si dimentica di tutto abbastanza in fretta. Questo purtroppo non ha impedito che nello showbiz si instaurasse invece la brutta regola della querela con risarcimento danni miliardario. Ultimamente molto di moda la richiesta di dieci milioni di dollari (lo abbiamo visto nelle note recenti), che nel 100% dei casi si sgonfia fino a diventare 200.000 dollari e perfino nulla quando il giudice non ne ravvisi la comprensibilità. Questa è stata un'inflazione derivante propria dalla eccessiva facilità. Se un attore è lieto di farsi pubblicità e di finire sui media per qualsiasi sciocchezza dev'essere poi sportivo e avere fair play nell'accettare fantasie. Se queste ultime sono semplicemente espressione di incapacità professionale allora è giusto che qualcuno intervenga per ristabilire la verità e tutelare la reputazione lesa (uno non può scrivere che quella donna fece finta di sposarsi con Tom Cruise), ma in generale io direi che in un panorama che ha screditato socialmente il mestiere giornalistico c'è poco da intervenire. Negli Stati Uniti il gossip è uguale a quello delle altre nazioni occidentali. Sbocco naturale di un mondo in cui le cose serie vengono taciute (esempio, la dinamica dell'11 settembre) e si è dunque costretti a giocare su quelle permesse e comunque innocue. Siccome però esse riguardano la vita privata di attori e cantanti, sarebbe giusto che una legge dello Stato fissasse oggi dei limiti precisi a un mestiere che è diventato un gioco (fino a che punto si può scrivere delle loro cose? che responsabilità hanno se non fanno una verifica personale?). L'eccessiva facilità con cui si scrive e si fotografa le cose dello showbiz rendono quest'ultimo nient'altro che uno dei tanti games in circolazione.

Le pubblicazioni di settore americane restano le migliori del mondo, ma in certi casi (critica sociale, letteratura, arte in genere) quelle europee sono di gran lunga più interessanti e mostrano una più estesa competenza di chi vi scrive. Se voglio guardare a cosa sta succedendo nelle aste o nell'arte contemporanea, prendo una rivista europea.

La situation-comedy

Se voi componete tutti gli elementi di questo quadro, la somma finale come sintesi di tutti gli ingredienti è la situation comedy. La sitcom infatti possiede tutti questi elementi. E' situazione informale, perché ritrae la vita quotidiana della gente; è tipicamente americana, poiché nella sua essenzialità non sovrappone altri valori o messaggi; è consumistica, perché assomma tutte le tendenze più facili e immediate del nostro vivere (gergo, divertimenti, acquisti futili, giochi in casa, Tv ecc.). A un certo punto non avremmo potuto non farla. La sitcom è lo specchio esatto di un'epoca e di un ambiente che non arrivando a concepire valori superiori al vivere stesso li ha dipinti nudi e crudi, così come sono. Quando lavorare con la telecamera divenne cosa di ogni giorno (fine anni '60) i tempi erano maturi per utilizzarla anche nelle cose minime del nostro vivere. E così ci divertimmo non solo con le candid camera ma anche con le situazioni più normali che filmate ripetevano la nostra vita su uno schermo. Chi viaggia molto in aereo ha notato che i passeggeri negli ultimi tempi sono attirati più da questi brevi episodi di 40 minuti che non da film del cinema veri e propri. La sitcom permette di andare rapidamente da una sequenza all'altra senza neppure fermarsi a riflettere, cosa che un film come opera unica di due ore rende più difficile. Nella sitcom si è espressa più delle altre la società americana. Io ad esempio imparai molto gergo della lingua inglese negli anni '80 guardando Michael J.Fox e gli altri parlare in 'Family Ties'.

Le corporations americane

I grandi colossi multinazionali con sede di fondazione negli Stati Uniti (in genere alla fine del secolo XIX° o agli inizi del XX°) sono stati come gli incubi del nostro vivere contemporaneo. Chiunque si sarebbe spaventato a vedere quelle cifre di Borsa, a guardare alla loro infinita espansione mondiale. Gli anti-global le combattono ancora oggi, con immutato accanimento, per le strade. Se oggi un medico di una cittadina francese o un impiegato di un ufficio tedesco guardano allo stipendio di un CEO (Chief Executive Officer, ecco un'altra parola tipica stabilizzatasi col tempo come acronimo) stramazzano al suolo. Si tratta di cifre su base mensile o annuale che loro non guadagnerebbero neppure lavorando un numero di ore maggiore di 100 volte. Diciamola tutta, sono cifre astratte, irreali, figurative quanto quelle di un gioco da tavolo. Come tali, che destino possono avere? Soltanto quello di perdere valore, di deprezzarsi rispetto a un concetto (ricchezza di un individuo) che non è quello nella realtà. Quell'impero del secolo XX° lo ha creato e ce lo ha spiattellato per decenni sotto forma di contratti, denunce del reddito, graduatorie dei top managers. Ma a cosa serviva tutto questo? A nulla, diremmo. Chi era al di fuori ha continuato a rimanerne fuori. Nel frattempo (questa è la cosa più paradossale) chi aveva pochissimo gustava molto di più quel poco. Il crollo e il ridimensionamento del grande impero sono anche questo. Portare più in basso o su un'altra unità di misura i valori significa goderli in un modo diverso. Nessuno più degli Italiani lo ha imparato nel Trapasso, perché in nessun paese come l'Italia l'arrivo dell'euro con l'aumento spesso ingiustificato nella conversione dalla moneta precedente ha reso tutto carissimo. Meglio cosi, perché ora finalmente chi possiede denaro si rende conto di quanto vale.
Negli Stati Uniti non ci si rende più conto solo perché alcuni individui inseguivano denaro e azioni come se la vita fosse questo. Poi sono arrivati anche qui degli avvertimenti. Nel 2000 è crollata la net-economy e tante aziende hanno smesso di investire denaro potenziale o a fondo perduto. Il crollo della Enron ci ha ricordato che gli errori accumulati senza mai confessarli portano a una conclusione peggiore di quella che poteva essere inizialmente. Nei prossimi anni verranno tante altre cose, altre amare scoperte che riporteranno le economie a un livello molto più basso di quello degli ultimi anni.

Il regno dell'informatica

L'IBM ha fatto paura a tanti per circa 15 anni. Dopo l'avanzata di Linux e il recupero di tanti 'codici liberi' sappiamo di non essere più schiavi dell'accoppiata Microsoft-IBM. Bill Gates però continua a non avere problemi se non dai vari tribunali, che seguono le cause di coloro che ancora vorrebbero mettere in discussione il suo primato sulla base dell'antitrust. Memoriale ha più volte detto di non esser d'accordo con queste cause. Se c'è libertà di iniziativa e di mercato non si può fare opposizione a una supremazia che è soltanto il consenso della popolazione per un prodotto. Se poi quel presidente o quell'amministratore guadagnano come nessun altro sono effetti del sistema.
Essendo gli Stati Uniti il paese che ha introdotto il World Wide Web, sono anche quello che più lo usa e ne trae profitto. Sembra ci sia poco da scoprire. Proprio per questo, pur essendo - dopo l'Italia - il paese che più ha seguito Memoriale, ho scritto anche questa pagina in italiano. Se non cercano di scoprire qualcosa al di fuori dalle loro cose, finiranno per annoiarsi sempre di più. Guardate con quanta indifferenza il popolo americano accetta che ogni due o quattro anni si torni con la noia dello scontro tra (pochissimi) Repubblicani contro (pochissimi) Democratici. Vuol dire che ormai non avevano più stimoli. Quando un paese non riesce a porre uno stop a tradizioni antichissime vuol dire che sente poco l'effetto del tempo che passa. E' paradossale che gente che cambia moglie o luogo di residenza così di frequente non sia riuscita in tanti anni a cambiare il sistema politico.
Negli Stati Uniti, gran parte degli scambi commerciali sono elettronici. Contemporaneamente parliamo di un paese che pullula di pirati informatici e in cui si falsifica tutto, dai documenti alle carte di credito. Siamo come dentro un oceano, in cui è difficile distinguere cosa sia buono e cosa sia da correggere. Se io parlassi con uno di questi hacker, questi mi direbbe che le sue azioni sono 'libertà' anch'esse e che per lui è una cultura come tutte le altre. Effetto ancora una volta della dispersione, della impossibilità di controllare un territorio così vasto. Ogni tanto mi ponevo una domanda, "Si può accostare un territorio vasto come Internet a quello degli Stati Uniti?". Non direi. Il primo ha abolito praticamente le frontiere, da solo, e non ha un primo ministro. Il secondo ha un presidente che le rinserra, perché dice che c'è bisogno di guardarsi dai terroristi. Terroristi ci sono anche su Internet, eppure nessuno ci ha mai chiesto più di login e password quando mettiamo in opera il nostro accesso remoto alla rete. Ennesima dimostrazione che quel presidente sbaglia. Se ci sono criminali in giro non si risolve il problema prendendo le impronte alla gente pulita.

Pagina pubblicata l'11 gennaio 2004