
Abbiamo detto
che ora dio si definisce in una frase di 17 parole (in lingua
italiana) formata da varie parti del discorso, ma con un unico verbo.
Per capire, vediamo alcune delle frasi principali che sentiamo ancora oggi.
CIO' CHE DIVENTA PRIVO DI SENSO.
Cominciamo dalle cose decadute. Chiedere perdono a Dio non si potrà più dire. Mentre ringraziare è 'rendere grazie' e in quanto atto di riconoscenza può applicarsi simbolicamente a qualsiasi cosa (si può ringraziare una roccia per aver salvato la vita di un uomo che precipitava nel vuoto, si può ringraziare un'auto che con una strana carambola evita a un'altra di precipitare, si può ringraziare il fatto di avere un impegno esterno che ci distrae da una fatica a casa, ecc.ecc) chiedere perdono non si può mai perché non esiste un ambito di salvezza e di ricompensa con cui si possa espiare ciò che non è bene. Se si potesse cancellare un danno arrecato o un crimine commesso semplicemente 'chiedendo perdono' sarebbe comodo, tutti potremmo commettere reati di continuo perché poi magari ci sarebbe il perdono, non esisterebbero neppure sanzioni da parte della società. Il fatto di ravvedersi NON CANCELLA MAI il passato.
Perché non esiste il
concetto del perdono?
Se una persona ha ucciso un mio
parente stretto non c'è bisogno di un atto specifico,
perché - non essendo io polizia - non posso fare più
nulla. Dentro di me avrò un grande dolore, ma soltanto le
forze dell'ordine avranno diritto di agire sull'omicida. Egli
sarà GIA' confrontato da sé medesimo col suo passato.
Se lo incrocierò - da libero - avrò scelta se salutarlo
o meno (e questo è l'unico caso in cui non salutare è
lecito per l'educazione), ma più di questo non posso fare.
Tutte le persone civili si fanno ragione di quel che è
successo e tutto finisce lì. Se dicessi: 'Ti perdono per
quello che hai fatto' direi parole inutili, perché non
interverrebbero più sul fatto (che è già
passato). Se quello si sentisse rinfrancato dal mio 'perdono' la cosa
sarebbe poi controproducente, perché lo indurrebbe a
sollevarsi moralmente dalla grande responsabilità per quello
che ha commesso. Se io dicessi a me stesso: 'Cercherò di dimenticare'
è ugualmente inutile, perché il meccanismo del
riaffiorare dei ricordi non è volontario. Quindi non ci si
può fare nulla. Se quel fatto ritornerà alla coscienza,
sarà perché è rimasto impresso più di
altri. Dice: 'Hai perdonato Giulio?'. Se quello risponde di no
sarà ancora un continuo rimuginare, con pensieri cattivi che
indurranno alla ritorsione. Se quello risponde di sì autorizza
la commissione del fatto, perché questo implica che a una
ripetizione si perdonerà nuovamente. Siamo dunque al punto da
dover buttare a mare questo concetto. Se la confessione come rito
è una delle cose più incivili di tutta la storia, il
concetto del perdono è una delle più inconsistenti.
Anche un reato (così come un atto di generosità o di eroismo) è espressione di dio, in quanto composto di una serie di cause convergenti verso l'attuazione di un obiettivo finale (in questo caso contrario al bene comune). Altamente blasfema e priva di intelligenza la dichiarazione che spesso si fa di un 'disegno divino' ispirato a bontà e giustizia. Questo significa disegnare un Dio con la barba, con i capelli neri e con 90 di torace. Non ci siamo. Se fosse questo, in 3000 anni avrebbe fatto qualcosa per far cessare ostilità, malattie e crimini sociali. Il nuovo mondo ci introduce in una tematica che si chiama intelligenza dell'evento. Quando è successo qualcosa, più che un giudizio morale dobbiamo abituarci a fornire un giudizio razionale. Dobbiamo accettare il fatto che quell'evento sia accaduto, poiché questa è la realtà. Essa si realizza nei riguardi di un soggetto individuale o collettivo, e non possiamo sapere fino in fondo quali siano le cause che l'hanno determinata. Ci sono molti casi in cui è il soggetto passivo a collaborare, o perché realizza una sua intenzione autolesionistica (che può anche celare una convenienza) o perché se la attira senza accorgersi. Per afferrare il concetto di dio è fondamentale proprio l'intelligenza dell'evento. Se utilizzassimo il perdono non capiremmo nulla delle varie questioni, che invece richiedono indagine razionale e freddezza. Da rigettare anche Preghiamo Dio affinché mantenga la pace che è dettata da un'immagine sommaria, quella di chi per l'appunto ritiene che l'atto di recitare delle formule possa ingraziarsi la volontà presunta di un essere presunto. Siamo nel mondo delle favole, o dei sogni. Questa frase non si potrà più dire.
CIO' CHE ERA BELLO PRIMA e ORA DIVENTA VIGNETTA.
Tra i pensieri più amati dai fedeli quello che si rifa ai 'disegni di Dio', come se davvero esistessero dei progetti di un tale che abita l'atmosfera insieme con noi e dal quale dipendono le nostre sorti. Universale dovrà essere l'opera di recupero di questa gente, che ripete in maniera passiva un pensiero di molti secoli fa che oggi non ha più senso. Il concetto a cui ci riferiamo è solo una legge, che si rinnova attimo per attimo. Come tale non può avere disegni. Se questi esistessero avremmo eventi predeterminati senza libertà di viverli, non avrebbe senso neppure nascere e venire al mondo. Quel pensiero è dunque simile a quelli di Babbo Natale e della Befana. Tutto ciò che accade, nella realtà, può essere spiegabile o inspiegabile a seconda che noi possediamo un metodo per ricostruire l'accaduto. Se lo abbiamo diciamo che è scienza. Se non lo abbiamo diciamo che è mistero FINO A CHE NON LO SCOPRIAMO. Ma se qualcosa non è conosciuto non gli si può attribuire con la fantasia un disegno. Se un uomo si toglie la vita, si è espressa anche qui la legge di dio (nel senso nuovo spiegato da Memoriale). Ma si è espressa perché egli ha compiuto liberamente un gesto. Se muore per cause naturali, ugualmente si è espressa quella legge. Ma non esisteva un disegno. Chi di noi direbbe che un disegno del cielo ha mandato giù un temporale?
CIO' CHE DIVENTA OVVIO E POCO SIGNIFICATIVO.
Se diciamo 'Che Iddio ci guidi' diciamo una ovvietà, perché dio ha sempre guidato tutto e tutti. Anche 'Obbedire a Dio' è una ovvietà, poiché se anche non lo si rispettasse, dio continuerebbe ad esserci e a manifestarsi. Per capire questo tornate al ragionamento sulla stufa: il fatto che una persona abbia una sua idea su un oggetto non influisce sulla natura dell'oggetto. Ugualmente, se diciamo 'Fare una guerra santa nel nome di Allah' non stiamo dicendo nulla, perché agire in nome di una legge è normale (ad esempio, tutti camminiamo sul suolo in nome della gravità), cosicché se uno riferisce la sua azione militare a un principio espone al massimo una motivazione ideologica ma non dà informazioni sull'oggetto. Le parole devono necessariamente indicare un concetto unico e valido per tutti, quale può essere un ombrello, la pioggia, il vapore, la neve, il martello. Se le riferiamo a qualcosa che può mutare di comunità in comunità (tanto che molti dicono sempre 'non è quello il vero Islam') significa che il concetto è inesistente, indefinibile, proprio perché è soltanto ideologico.
CIO' CHE INQUADRA IL VERO DIO.
Con Dio lo ha voluto cominciamo a dire 'fuochino' (come nel gioco) a patto che non si dia a questa frase l'immagine che vi hanno dato il catechismo e il cristianesimo. Non essendoci questo essere superiore, la volontà va ricondotta esclusivamente all'azione e alle azioni dei singoli. Con Ringrazio Dio per quel che è successo possiamo dire 'FUOCO'. Questa è tra le frasi più alte che esistano nel dizionario di tutte le lingue del mondo e conduce dritta dritta al senso vero. E' una frase molto bella, anche se antica e a lungo abusata. Essa riunisce in sé il senso del pensiero individuale e di quello oggettivo della realtà. Non è un caso che l'illuminazione mi venne proprio da questa (vedi Commentary). Possiamo dirla sempre senza tradire il senso vero. Naturalmente, più lo diciamo più ci riferiamo a un campo di significati e di indagine che andrà approfondito in futuro. Ecco un pensiero che unifica tutti gli uomini e tutte le cose della Terra (in una parola, che fonda l'intera realtà). Il fatto di ringraziarlo è soltanto un sentiero. Una volta addestrati sapremo fare a meno dei ringraziamenti. Se poi si dice Sono contrario alla pena di morte, perché il potere di dare o togliere la vita è soltanto di Dio andiamo di bene in meglio, questa è una frase ancora più alta della precedente. Abbiamo visto quest'ultima nel Commentary quando abbiamo detto che la fecondazione è il segno più alto che esista. E' curioso che chi pronuncia questa frase in genere la intenda nella irrealtà dei cattolici, e non si accorge invece di enunciare il teorema più bello, quello che porta alla non-esistenza di quell'Essere e all'esistenza di un altro concetto, di cui la parola era originariamente portatrice. La parola 'potere' va intesa qui non come facoltà (altrimenti si potrebbe obiettare che è soltanto il seme a darla) ma come 'incontro' che presiede alla nascita e come 'evento' che pone fine all'essere venuto al mondo con quella nascita. Entro questi due poli estremi - nascita e morte - gioca una immensa fenomenologia che costituirà la scienza del futuro. Essi non hanno mezze misure: o l'essere nasce o l'essere muore. La nascita immette in un nuovo ordine, la morte porta via da quest'ordine. Ma il come e il perché sono sfumature sottoponibili alla nostra indagine, quell'indagine che prende forma appunto con la restituzione a dio del senso vero.
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Memoriale rivela un metodo fondamentale per capire se la frase contenente la parola 'dio' al suo interno si può dire o meno. Se il significato che si esprime ha un senso animistico la frase NON si può dire perché non esistendo questo Essere la frase risulta priva di senso. Le frasi seguenti NON si possono dire.
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Dio ti punirà |
NO |
Se non c'è quell'Essere non possiamo essere puniti |
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Preghiamo Dio (per qualsiasi cosa) |
NO |
Se non c'è quell'Essere, non ci si può rivolgere |
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Chiedo perdono a Dio |
NO |
Non esiste concetto di perdono, né in senso attivo (chi lo fa avrebbe un potere immenso che nessuno gli ha dato) né in senso passivo |
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Siamo tutti figli di Dio |
NO |
Non va bene, non si può esser figli di una legge, anziché di un padre e di una madre che ci hanno generato |
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Dio non gioca a dadi |
NO |
Da evitare. Questo tipo di frasi, anche se provvisto di senso, è di cattivo gusto e potrebbe arrecare disprezzo sociale |
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Ho ritrovato Dio |
NO |
Frase senza senso. Al massimo puoi averne riscoperto la legge, dopo aver letto questo sito |
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Mi sono convertito a Dio |
NO |
Se dio è già una legge (non un'ideologia), non si può aderire ad essa perché questa già esiste e opera, a prescindere da noi |
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Le frasi seguenti si possono dire. Qui la frase assume un senso perché è collegata direttamente a un significato oggettivo. Ecco un altro metodo. Se la nostra frase si riferisce a un senso delle cose, del mondo, della sorte di qualcuno o di qualcosa CONTENUTA NELLA REALTA', va bene.
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Maledizione al dio, ero talmente sorpreso che non mi è venuto altro da dire |
SI' |
OK, perché si esprime un'occorrenza contingente. Da notare l'articolo, che vale a qualificare quel momento |
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NO - Dio
mi ha fregato, non son riuscito a spiccicare parola |
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Davvero, non so come, ma improvvisamente mi trovai per uno strano dio con la sua bocca sulla mia |
SI' |
OK, si enuncia un momento unico in cui si raggiunge uno stato, una posizione o una condizione fisica |
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NO - Fu
come una benedizione di Dio quell'istante in cui ci baciammo
oppure Fu un bacio divino |
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Dobbiamo ringraziare (il) dio di quell'ingorgo, sai che l'aereo che dovevi prendere è caduto? |
SI' |
OK, perché si parla di un evento a cui si dà ruolo determinante nella meccanica degli eventi, cioè nella successione naturale |
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NO -
L'ingorgo è stato una mano dal cielo, un segno divino |
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Con un dio infido come quello avrei fatto meglio a stare a casa. Ora lo so. |
SI' |
OK, si dichiara la constatazione di circostanze singole che d'ora in poi indurranno a un diverso atteggiamento di vita |
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NO - Dio
infame se la prossima volta mi avventurerò ancora nel traffico |
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Dio li fa e poi li accoppia |
SI' |
Tra i pochissimi saggi popolari che possono esser mantenuti |
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NO - Nel
calcio tutto si compensa, a fine anno. Tra rigori giusti e sbagliati,
Dio è giusto con tutti |
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Dio, come hai fatto a fare i 100 metri in 9'6"? |
SI' |
OK, perché questa esclamazione si riferisce a un'impresa che ha una sua unicità (attenzione, non un miracolo, perché è reale e verificabile) |
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NO - Dio,
che spaghetti divini ho mangiato da Laura |
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Dio lasciò illesi tutti i 33 occupanti del pullman caduto nel burrone |
SI' |
OK, poiché enuncia un evento causato da una singola successione naturale di concause |
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NO - Ci
ha salvato Dio. Sai che siamo caduti in un burrone, con il pullman? |
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NOTA DEL 27 GENNAIO 2002 - Pare che qualche giorno fa una donna, nelle vicinanze di Pavia, si sia stesa sui binari della ferrovia aspettando di farsi prendere mortalmente dal treno in transito. Pare che il primo treno sia passato senza neppure accorgersi di lei (che è rimasta in vita) mentre il secondo macchinista abbia azionato in tempo i freni e abbia chiamato la polizia ferroviaria. Questo è un altro caso interessante (dato come sempre dalla realtà) ed è spontaneo porsi delle domande. Il caso sembra simile a quello dei 33 rimasti in vita dopo il ribaltamento del pullman, ma la differenza è che qui il soggetto intendeva 'andar via' dalla vita e soprattutto che non si è verificato l'incidente atteso (e non semplicemente e genericamente possibile). Questo non è importante, perché già abbiamo detto che il vero dio non è correlato alle intenzioni o ai gusti personali. Si guarda all'evento. Anche in questo caso dunque avremmo potuto titolare 'Dio lascia in vita donna stesa sui binari' (maiuscolo solo perché inizio di frase). Ma non è di questo che è interessante parlare. La domanda più intelligente sarebbe stata: è necessario vedervi dio? La risposta è NO. Noi abbiamo fatto sette esempi in cui la presenza di dio - dopo la riforma - è giustificata, ma non abbiamo detto che quei fatti possono essere raccontati soltanto in riferimento a dio. Ecco un'altra differenza col passato. Prima, in caso di eventi apparentemente miracolosi, si diceva che erano dovuti a Dio, cioè che il suo intervento era stato decisivo. Ora non è più così. Dio presiede a tutti gli eventi, ma noi non siamo tenuti a nominarlo nella meccanica o nella descrizione dell'evento. In questo caso si poteva benissimo dare la notizia nel seguente modo: 'Donna illesa dopo vano tentativo suicidio sui binari'. La menzione di dio ora diventerà qualcosa di molto più alto, qualcosa di meno gratuito. Per citarlo bisognerà che l'evento porti una impronta oggettiva e una soggettiva al tempo stesso. Questo si comprenderà meglio dopo la rivelazione della definizione. In sintesi, non potremo citarlo con la stessa facilità con cui prima si richiamava la fortuna, la provvidenza, il destino, la sorte e altre cose di questo genere. Il concetto è molto sottile. In un incidente stradale, la dinamica del fatto fa pensare ad esempio che le vittime vengano colpite da una sorte molto precisa (esempio, trovarsi colpito da un automezzo sbandato per via di un altro automezzo sbandato a sua volta). Una volta avremmo detto 'una sfortuna incredibile' oppure 'guarda che fortuna a non farti neppure un graffio'. Ora non possiamo più ragionare così, perché dobbiamo considerare che anche i movimenti che facciamo in decimi di secondo portano a un certo evento finale. Seppure dessimo all'errata manovra dei due automezzi il carattere di fulmineità o incontrollabile rapidità, non possiamo negare che un movimento altrettanto fulmineo della vittima alla guida del suo volante avrebbe magari evitato la morte (non l'incidente, chiaro). Allo stesso modo, quando una persona mi colpisce con un pugno, ho a disposizione un piccolissimo istante in cui se sono fulmineo anch'io posso incidere sulla meccanica schivando il colpo o comunque rendendolo meno letale con un leggero movimento del mio corpo. In un incidente stradale dio proviene dall'incontro di due o tre o più volontà che concorrono all'evento finale. |
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Caro lettore. la comprensione di tutte queste cose è automatica, se ti stai facendo domande su queste frasi vuol dire che ancora non sei entrato nel meccanismo. Più volte abbiamo spiegato che la lingua non si ordina con un decreto-legge o con consigli imperativi. Fuori dalle ipotesi di errore (in cui rientrava anche Dio) siamo liberi di utilizzare i termini che vogliamo e di comporre le frasi che ci vengono in mente. L'importante è che non ti vengano più frasi come quelle contenute nella prima tabella, che furono soltanto il prodotto di una società diversa dalla nostra che aveva attribuito anima e attributi umani a un presunto Essere che non esiste. Che ci riesci in un mese o in tre anni poco importa. E' importante che questa trattazione ora esista e abbia stabilito una volta per tutte che quel soggetto non esiste. Ciascuno - di coloro che hanno letto Memoriale con attenzione - avrà la sua giornata, in cui dirà: 'Ci sono!'. Detto questo, la prima reazione sarà la sorpresa, una condizione di stupore infinito. A questo stupore subentrerà una certa rassegnazione, perché qualcosa dirà loro che quel passato non va più bene. Qui si vedranno gli attributi di ciascuno. Prima i credenti potevano dire all'interlocutore 'sei ateo'. Tutto era cosė sistemato, perché l'altro era solo uno diverso da loro. Ed era molto facile. Ora non possono più, perché li ho colti in fallo conservandogli l'oggetto. Io non ho detto 'non ci credo', oppure 'sono tutte favole'. Ho dimostrato che quella parola si può tenere, ma per indicare SOLTANTO un'altra cosa. Dovrebbe essere una gioia, ma - abituati da secoli alla preghiera - chissà se capiranno. Possibile che nessuno si rendesse conto dell'assurdità di una parola che divideva il genere umano? Le parole nascono per designare un concetto. Se questo non è chiaro o non è univoco per tutti, è ovvio che c'è qualcosa che non quadra, cioè qualcosa che è stato alterato. Ora l'oggetto torna ad esistere per tutti. Non ci sono più credenti e neppure atei, perché non c'è una condizione di 'uomini senza dio'. Inutile l'obiezione di chi mi dicesse di essere ancora ateo. Questo mi direbbe che non è stato capito il messaggio centrale. Anzitutto, non esistono atei. Questa parola nacque - insieme con tante altre - proprio per via di quella falsificazione. Nacque per forza di cose, allo scopo di definire coloro che non aderivano a quei culti. Ma qui recuperiamo la realtà. Uno non può essere definito 'apentolico' perché non crede a una pentola che fa figli. Siccome questo oggetto non esiste, non esiste neppure quella condizione o quella parola. Inoltre, se una parola esiste ed è stata accettata dai dizionari con un senso compiuto e con tutti gli elementi essenziali in regola, non ci sono più discussioni. La parola designa già un oggetto esistente e questo non può essere più 'non conosciuto' come prima era Dio. Ora che abbiamo recuperato il concetto vero, questo esiste per tutti, cioè è come se si dicesse 'casualità' o 'coincidenza'. Non esistono più separazioni tra gli uomini. Non ci sono quelli che non credono. Ora la parola ha un suo regolare status, con un oggetto, un suono e un'immagine univoca per tutti. 1) Non ci sono più credenti, perché non vi è necessità di credere a qualcosa che esiste (ad esempio, io non dico che 'credo a un armadio' o che 'credo all'atmosfera') 2) Non ci sono più nemmeno atei, perché non si può non credere a qualcosa che esiste (ad esempio, non si può dire 'non credo a un armadio' o 'non credo alla parola coincidenza'). La parola torna a designare qualcosa che non dipende più dal soggetto, cioè non è legata o meno a una condizione dell'individuo. Se un lettore mi dicesse: 'Io non accetto la tua riforma', dovrei dirgli che non può, perché questa parola già esiste nei dizionari di tutto il mondo e questo significa che venne accettata (a prescindere da me o da lui). La mia opera è stata quella di far rinascere il senso vero, quello che originariamente la parola aveva prima che venisse falsificata. Per non accettare questa riforma dovrebbe compiere una sua impresa: smentire con il ragionamento logico (e con cognizione di causa) tutta questa trattazione. Per il resto, è chiaro che chi non gradisce parlarne potrà non usare la parola, ha libertà naturalmente di fare ciò che vuole con la lingua (ma questo non significa che è ateo, se a me non piace il cinema non posso dire di essere 'acinemico' = il cinema esiste oggettivamente nella realtà e nessuno è 'senza cinema'). Nonostante questi scritti siano di pubblico dominio, è chiaro che incideranno di più su coloro che ancora ne parlavano in quei termini. Ci sono molte persone che non lo hanno mai o quasi mai citato in vita loro. E' probabile che queste non lo citeranno neppure adesso che c'è davvero. Pubblicato il 6 gennaio 2002 alle 23.36, con integrazione del 12 gennaio 2002 delle 15.32 |