La fine di un mondo

Da tutto quello che ho scritto appare evidente che gli uomini che vivevano nella Chiesa e quelli che 'ronzavano' attorno da sempre agivano all'interno di un loro 'mondo virtuale'. Non altrimenti si potrebbe definire il contenuto dei loro discorsi, dei loro moniti, di quei pensieri costantemente rivolti a un lato morale delle cose in qualsiasi occasione della vita. Perfino nel momento in sé unico in cui sulla Terra non ci fosse stato più neppure un conflitto essi sarebbero saliti sul pulpito e con un microfono avrebbero detto le solite parole di circostanza leggendo magari un passo della Bibbia. Come dire che se non c'era il male lo avrebbero creato loro col pensiero per poterlo allontanare con le parole. Con questa premessa, è chiaro che per prima cosa avrei dovuto prendere da parte anche quelli che ci ronzavano attorno. Essi in pratica costruivano storia, a modo loro. Scrivendo del mondo della Chiesa, con le loro fantasie contribuivano a tenere su un mondo che altrimenti si sarebbe limitato a ricevere riti dei membri. Vi contribuivano perfino più dei sacerdoti stessi. Ogni articolo sulla cristianità che compariva sui quotidiani, per me, era come una specie di incubo. Al limite, capivo di più i riti e chi li faceva. Se c'era qualcuno che ne parlava facendone anche una storia, la cosa diveniva molto più assurda perché le liturgie e i riti stessi sparivano al cospetto di una narrazione profana che li circondava di idee irreali quanto una leggenda raccontata su un uomo.

Coloro che tenevano la contabilità dei beati o dei viaggi di un papa mi parevano come coloro che segnano su un quaderno tutte le statistiche sui calciatori annotandone gol, numero di presenze, colpi di testa, espulsioni. Constatare che gli scritti sulla Chiesa Cattolica erano diffusi in tutta la Terra era cosa da stupire anch'essa. Nel 2002 in Irlanda trovai in una libreria di testi religiosi un libro in inglese intitolato 'The Reinforcer'. Indovinate di chi parlava. Erano le gesta del futuro Benedetto XVI. Le notizie del costante sforzo nel rafforzamento della fede avevano circolato per tutti gli anni '90. In tanti sapevano che Ratzinger spingeva sul lato 'antico' della istituzione perché in fondo doveva farlo, per contratto. Chiamato all'organismo più attento a questo, non avrebbe certamente lesinato sforzi - anche sui media - per tentare di far recuperare qualcosa che ormai il mondo contemporaneo aveva giustamente messo da parte. Quel giorno, molto preoccupato, mi avvicinai a quel testo con la sensazione proprio del déjà vu. Mi parve che dedicare un libro a un uomo che era 'soltanto' cardinale fosse come un'anticipazione. In realtà, quell'uomo era stato molto attento ai media. A Benedetto XVI toccò anche la sorte di vedersi dedicare una pagina di Memoriale molto critica nei suoi confronti. Il senso era facilmente spiegabile in un solo interrogativo: "Ma come... vuoi tener desta la fede e lavori di fax e di telefoni tutti i giorni? Che razza di uomo sei?". Che razza di uomo è Ratzinger lo avremmo capito in seguito, il giorno 19 aprile 2005. Ma chi ha sensi molto forti lo aveva capito molto prima.

Ciò nondimeno - e ribadite tutte le nostre critiche - noi vorremmo comunque dire che nei princìpi di base siamo d'accordo con lui. Non si comprende cosa vogliano coloro che spingono sul versante del sacerdozio femminile o su quello degli omosessuali. Noi che abbiamo tanto 'gridato' per far terminare l'era cristiana non possiamo non ricordare a questa gente scriteriata che qualsiasi organizzazione seria ha da rispettare i canoni e lo statuto con i quali è nata. Mai e poi mai avremmo desiderato di veder la Chiesa Cattolica terminare i suoi giorni con il sesso femminile ad officiare davanti a tutti le messe domenicali e (per esempio) a celebrare il matrimonio di coppie con l'abito stesso dei sacerdoti. Non che fosse una cosa assurda o proibita. Ma se non era stato - fino a quel momento - scritto nel regolamento ci sembrava inopportuno proporlo... così... solo perché negli ultimi decenni le leggi nazionali avevano parificato i sessi. Qui vorrei dirlo a tutti: la Chiesa, anche nell'ipotesi che qui termini, deve farlo nel rispetto della sua stessa natura e delle leggi sulle quali si è retta. I sacerdoti non esistono per garantire il progresso (cosa che anzi non li riguarda per nulla). Essi sono membri di una organizzazione che possiede un suo statuto secolare che va rispettato. Quando diventano anche cardinali non possono derogare ad esso (semmai lo rafforzeranno, rassicurando in questo modo coloro che stanno sotto nella gerarchia). O la Chiesa muore o rimane questa, perché una terza via - con maschere del mondo secolarizzato - non può esistere.

Dunque... il tanto parlare sui media delle cose di Chiesa, negli ultimi anni, era anch'esso una 'realtà virtuale'. Al culmine, nei giorni della morte del papa, decisi di sottrarmi al prevedibile bombardamento dei media rifugiandomi in anticipo in Grecia, lontano dai clamori. In quei giorni molte persone andarono sulla pagina di Memoriale con la lista dei papi. Ci fu un boom di accessi su quella pagina. Non si capisce cosa credessero di trovare. Quella era infatti una delle pagine che non sarebbere mai cambiate. Serviva solo a stabilire una volta per tutte la contabilità di quelle elezioni. Numeri, solo. Uomini che avessero davvero qualcosa di serio, tra i papi, non vi furono mai. A qualcuno è piaciuto il 'purtroppo' della pagina sulle Memocard. Quel 'purtroppo' è originato dal fatto che anch'io avrei voluto che Wojtyla fosse un uomo importante. Qualità umane ne aveva, in abbondanza. Se avesse avuto anche altre qualità sarebbe stato davvero decisivo.

Una delle cose più scontate (e che i giornalisti, nella loro piccola dimensione non comprendono) è che di quest'uomo si aveva praticamente tutto. Lo avevano già nel 1978, come nel 1963 e nel 1958. In realtà, tutti i giornalisti e tutti gli organi di stampa della Terra possedevano tutte le notizie che occorrevano perché erano loro stessi - insieme con la sala-stampa del Vaticano - a fornirle. Difatti le hanno ripetute, le hanno ripubblicate centinaia di volte. Ecco una cosa molto brutta. Qui la mancanza di mistero, la mancanza di scoperte da fare (per di più, dopo aver conosciuto anche la Memocard) rende l'essere poco interessante. E la stessa folla oceanica che vedemmo assiepata attorno a S.Pietro in quei giorni fu uno spettacolo abbastanza volgare. Ecco il lato 'qualunque' della folla.

Più voi siete, più io faccio fatica a parlarvi. Mi leggono in 20.000 al giorno ma capiscono in 300. Se volessi farlo con il tutti che fa la fila per la salma di Wojtyla non potrei, perché ne sarei fisicamente impedito. Il massimo che possiamo fare è parlare a qualcuno. Però attenti, parlare a qualcuno e farsi capire solo da lui dà anche vantaggi. Se uno fa dei gesti appena fuori dell'ordinario, che non gli danno l'approvazione del tutti, il tutti gli dà del fesso. Ma è come se quell'uno dicesse: "Ma no, non premiatemi, non dite cose belle su di me, non fatemi grande". Egli si schermisce. Egli allontana il tutti da sé. Per farlo racconta anche cose turpi, cose apparentemente brutte di lui. In quel modo sa che il tutti non capirà e scambiandolo per 'scemo' si allontanerà da lui. In questo modo, ha da guadagnare. Chi non capisce non può neppure apprezzare o corrompere. E così la verità resterà lì. Resterà lì, anche sola... ma almeno preservata.

Sull'Acropoli di Atene

Nella realtà della materia, questa immagine è sicuramente tra le più straordinarie e antiche che la memoria umana ricordi. L'autore l'ha ripresa, con un un suo apparecchio fotografico, il 3 aprile 2005 nel corso di una sua visita in Grecia. Si tratta dei resti del Partenone, sull'Acropoli di Atene. Questo colle divenne nel V° secolo a.C. una cittadella di templi, grazie a Pericle. Ascenderlo significa farsi ispirare da reminiscenze popolate di storia, discese e risalite, distruzioni e ricostruzioni. Oggi ospita soltanto resti, che hanno visto qualcosa come 2500 anni di piogge, terremoti, saccheggi, ricostruzioni. Il più grande tempio dorico dell'antica Grecia risale, presumibilmente, al 480 a.C.

In quell'epoca

Nel 480 a.C. non era ancora venuto al mondo l'uomo che più sarebbe stato ricordato negli ultimi duemila anni. In quegli anni moriva poi Siddharta Gautama, senza immaginare che dopo di lui l'Oriente ne avrebbe parlato per tutto il tempo a venire. La realtà, per gli istruiti, era interpretata in senso simbolico. Se si mettevano insieme dei concetti, si era soltanto filosofi oppure storici. Chi componeva faceva 'letteratura' ma non lo sapeva. Coloro che non avevano studiato vivevano soltanto funzioni corporali (vita semi-vegetativa) e al resto (compreso il pensare) non ci arrivavano nemmeno. Esistevano, nel greco e nel latino, soltanto poche centinaia di parole (molto recenti, appena nate) che pochi conoscevano. Gli uomini non si rendevano conto di avere immaginazione e realtà conviventi nel cervello e non riuscivano a concepire il sé con la propria coscienza.

A Monastiraki

Tra le idee che più colpiscono, nella visita di luoghi della Grecia odierna, è la commistione dell'antico con il moderno. Questa immagine è stata ripresa da me nella mattinata del 2 aprile 2005 dalle vetrate dell'interno di un McDonald a Monastiraki, nella piazza che porta il nome del quartiere stesso. Il 'fast-food' è stato edificato proprio a stretto contatto di templi e resti dell'antica agorà, con chiese e costruzioni risalenti ad epoche antiche. Il suo progetto, molto originale rispetto ai soliti locali della catena McDonald, ha previsto un primo piano con una intera tavolata ad asse orizzontale che ha vetrate sulla piazza. Sarebbe piaciuto a un regista come Hitchcock, perché si può consumare il pasto dando contemporaneamente uno sguardo su quello che avviene nella piazza. Nella Ifaistou, via che parte dalla piazza, ha sede un bellissimo mercatino delle pulci.

Così fece soltanto uno

Memoriale è come un sasso che qualcuno gettò su un luogo dove non ne furono mai scagliati. Come un urlo che fu emesso in un luogo dove tutti parlavano, semplicemente. Per un giorno una sola persona fece una cosa che in precedenza nessuno si era mai sognato di fare: smontare tutto l'artificio delle Chiese cristiane occidentali. Si poteva fare solo operando per via linguistica. Una volta smontatolo, tutti (coloro che avevan letto) si domandarono: "E ora? Ora come si fa a dire a loro di venir via da quelle cose?". Difatti, nessuno vi sarebbe riuscito. Anzi, nel Trapasso facevano esattamente il contrario. Non riuscivano... a venir via. Era più forte di loro. Una volta stabilita un'organizzazione così forte, che risolve con la parola e la retorica anche i problemi di chi non riesce a orizzontarsi nella vita, darle una fine sarebbe stata un'impresa. Se uno, da solo, avesse tentato (magari dopo il compimento di un'impresa) cosa avrebbero fatto da prima? Avrebbero detto che era un esaltato. Ma questo avevano sempre fatto. Barriere protettive si innalzavano puntualmente, ogni qual volta si minacciasse dall'esterno la sopravvivenza delle Chiese. Facevano qualcosa di male loro? "Pazienza, devono durare ugualmente", sembrava che volessero dire. Come se fosse iscritto nell'aria. E allora a poco serviva anche scrivere un'opera come questa.

Così fan tutti

Un'opera per tutti, si dice, quando si vuole offrire qualcosa alla società. In quei casi non si distingue tra le possibilità di ciascuno (il come riceverla) e ci si affida a una speranza di retta comprensione. Questa speranza - come dimostrano tanti casi nelle letterature del mondo - è solo teorica, astratta. La realtà ci dà risposte altrettanto ovvie di un'amara constatazione della insufficienza del genere umano a comprendere nozioni appena al di sopra della normale connessione sintattica e logica. Appena si scrivono concetti più complessi, si è coscienti del fatto che la sorte dell'opera è più probabilmente destinata ai posteri e a un periodo postumo.

Wojtyla era 'un uomo per tutti'. E così ecco che milioni di persone si mettono in fila per onorarne coi propri occhi la salma. Un trattato scientifico e la teoria della relatività ristretta sono 'opere per pochissimi'. Se però un giorno gli autori di quelle opere indugiassero su particolari scabrosi della loro vita, il tutti si interesserebbe di questo (e non dell'opera vera e propria). Il tutti è quello delle convenienze sociali e della curiosità. Il tutti è uno che si mette in fila se vede anche gli altri. Come le api. Questi appellativi avvicinano all'alveare, a quei grossi casermoni in cui brulicano api e formiche. Il tutti è l'alveare intero, il gregge che si anima solo per aggiunte progressive. Sono 200.000 in fila sulla piazza? Bene, veniamo anche noi. Dai, vieni anche tu. Così siamo in 800.000. E via a proseguire, fino ad avere i sei zeri e i milioni. Se tu, solo e sperduto in una radura della Turchia o del Portogallo, hai una verità nuova e scomoda non avrai nessuna fila davanti a te. Il tutti non ti cercherà, perché con te e da te non avrà carriera e non potrà curare interessi di alcun genere. Nel frattempo, quelli materiali sono stati presi da istituzioni che possiedono poltrone e qualifiche, e così il tutti andrà semmai a vedere chi viene investito di queste con nomine e votazioni.

Nel quartiere di Plaka

Mentre 'tutti' hanno il naso per aria a guardare le cose più ammirate e istituzionali delle città, io - che amo molto le cose non istituzionali - mi fermo spesso a guardare le cose vuote o disabitate da tempo. Qui mi sono fermato non meno di quindici minuti. Sulla rientranza della palazzina bianca, troviamo la facciata di un palazzo che c'era e che ora non esiste più. Colpisce, in questi casi in cui il Comune non procede alla demolizione, la sopravvivenza per tanti anni della struttura muraria. In basso vediamo locali completamente oscuri e disabitati. Attraverso le finestre in alto si vedono addirittura porzioni di cielo. In questo quartiere, esistono ancora molte di queste costruzioni rimaste in piedi nella sola muratura. La sola vista penetra fortemente i sensi e ispira visioni, specialmente nelle ore del tramonto.

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