
Il dado fu tratto
In verità, io non mi rileggo che molto raramente. Se ora lo facessi, avrei paura. Qui non dovete intendere il 'temere improvviso' di qualcosa. Avrei paura dell'opera stessa, come quando si avvicina un monumento in marmo che ci sovrasta o si affronta per la prima volta il mare aperto al timone di una nave. Per questo motivo, non mi rileggerò (accogliendo semmai le possibili obiezioni che mi verranno poste e dando una risposta). Memoriale giace, sul Web... Per non vederlo più dovreste smontarlo o demolirlo. Alcune di queste pagine - riviste ora - possono far pensare all'energia di una grande cascata, oppure a un'enorme quantità di lava eruttata nel giro di qualche mese. In futuro non avrò più questa lava, e così dirò a me stesso quanto ero preso in quel momento. Ma essendo già sul tavolo, il dado non verrà più ripreso.
Gregorio De Paola ha tradotto bene per la nostra lingua un 'Trattato di ateologia' del 2005, voluto fortemente dall'editore Fazi. Trattato che non pare tener conto di quel che è successo nel 2001-2002, ma questo è probabilmente l'unico libro serio su Dio che sia stato scritto nel Trapasso. Arrivato però quando, dissoltosi l'equivoco principale, spariva anche questa strana categoria (di coloro che negavano che esistesse qualcosa che non esisteva, non vi viene da sorridere?). Il titolo non vi tragga più in inganno: quando una cosa non esiste, non si può fare un trattato di coloro che dicono che non esiste. L'unica cosa che possiamo fare è far passare da questa parte anche chi dice che esiste, in modo da ristabilire una verità per tutti. A quel punto, non saremo più divisi (come del resto non lo siamo su un ombrello o su un'automobile). Cosa è l'automobile che vola? Nulla, un'idea di fantasia. Allora che sia fantasia per tutti, nel momento in cui la si esprime non vi sia alcuno che ci crede. Ecco il problema, impostato nei termini di base. Onfray - che ha scritto un libro ancora troppo gravido di nomi (soliti, da Nietzsche a Spinoza) e di citazioni - esordisce dando del 'gadget' alla ben nota affermazione della morte di Dio, che attraversò vari anni a partire dalla prima Mass Tech era. Dice infatti che sarebbero stati necessari indizi, prove, corpi del reato. Avviene lo stesso quando, dopo la scomparsa di un individuo, riceviamo da qualcuno l'indiscrezione che questi sia morto. Dateci qualcosa di lui, dicono in genere le famiglie. Si vuole avere un brandello, una testimonianza che porti tra noi (ancora vivi) il segno che quella persona se fosse morta ha lasciato comunque impronte da qualche parte. Onfray si domanda (o fa finta): "Chi potrà fornire le prove?" e subito prosegue ipotizzando che a farlo sia un nuovo folle. Ahimè, forse molti saranno stati delusi di scoprire che colui che portò le prove non è altri che un uomo che beve acqua minerale e talvolta Coca Light.
Beh, non era necessario rasentare la follia per arrivare a portare prove in questo settore. Anzi, occorreva al contrario la più grande quantità di logica e di freddezza dialettica. L'ultimo Dio sparirà con l'ultimo uomo, dice Onfray. Frase più che chiara: finita la possibilità di menzionarlo sulla Terra, egli non comparirà più su alcuna bocca... anche perché - come giustamente viene ricordato più avanti - gli animali non sono né atei né credenti. Poco chiara invece l'affermazione che Dio durerà quanto le ragioni che lo fanno esistere. Se si intendono le menti di chi ancora ci crede, siamo al pensiero precedente. Le ragioni di chi ci crede fanno pensare altrimenti a una semplice fissazione che per secoli ha ostacolato un'eventuale scoperta della verità. Siamo dunque davanti a una grande responsabilità di tutta la collettività umana, che volle conservare la falsificazione trovando anche qui una solenne impostura da recitare: nessuno è veramente ateo. Questo lo dissero milioni di volte i sacerdoti stessi. Di questa generalizzazione imperialistica se ne servirono per secoli allo scopo di far passare per visionario l'oppositore (scambiando così le parti). Cose che ricordano il famoso detto che "I comunisti sono i primi a sapere che il comunismo non ci sarà mai".
FAQ - Perché un'impostura?
Perché forti della fiducia (=fede) ponevano uno sbarramento a chi avesse osato essere 'totalmente' dall'altra parte. Un modo sopraffino per fondare la garanzia dell'eternità di quella credenza. Se avessero saputo che dio esisteva davvero ma con un altro significato, essi avrebbero finalmente capito che quella frase (=nessuno è veramente ateo) corrispondeva a realtà, ma una realtà rovesciata rispetto a quella da loro tramandata: Dio non c'è, ma se hai avuto una parola per definire qualcosa che non esiste vuol dire che all'inizio qualcuno si era sbagliato oppure vi aveva ingannato. Smascheramento terribile, che avrebbe dovuto far gettare nella costernazione le poche anime veramente genuine o virtuose del sacerdozio cristiano (la maggior parte essendo soltanto gente brutta, deforme e poco corteggiata).
La dominazione storica dei sostenitori di Dio ebbe il dizionario dalla loro parte, lasciando nulla agli atei. Questo, riportato da Onfray, è proprio una delle affermazioni più frequenti che trovate sulle pagine di Memoriale dedicate alla storia di questa grande illusione. Ecco il messaggio principale che diedi fin da subito: la lingua accompagnò quella gente, fornendo contributi che loro stessi poi imposero come cultura 'riservata' a cui sarebbe stato conferito un ruolo sacro. Anche questo, se ci pensate un attimo, è normale. Cosa volete che vi dica colui che non crede a un uomo con cinque orecchie? I discorsi semmai li sentirete fare da coloro che ci credono, pronti a riempire la loro mente di tanti pseudo-concetti. In fondo, è caratteristica dell'intero genere umano. I miti prendono da sempre un enorme spazio, mentre chi nega a loro realtà li liquida senza dilungarsi più di tanto. Onfray osa dare all'ateismo una data di nascita ufficiale, 1532. E dal suo saggio parrebbe che il primo agnostico della storia fosse stato Protagora. In verità, esercitazioni fatte soltanto con le parole: se diciamo che di una cosa nulla si può affermare, né la sua esistenza né la sua inesistenza, non siamo mica agnostici... stiamo semplicemente confermando che quella cosa non esiste. Scusate, se di una cosa appare impossibile dire qualcosa in merito alla sua esistenza vuol dire che è di fantasia, altrimenti potremmo dire della sua esistenza. Di tutto ciò che esiste, si può dire (della sua esistenza). Di tutto ciò che non esiste non si può dire alcunché, proprio perché non esiste.
FAQ - E quindi l'agnosticismo non esiste?
Esatto. Questo concetto è una delle maggiori stupidaggini create dall'uomo stesso. Non essendovi alternativa alla dicotomia esistenza / inesistenza, non esiste una terza via nel concepirla. O c'è o non c'è, come del resto un Paolo che abita a Napoli in Via Cavour 24, un ombrello posto al secondo chilometro della Via Etnea a Catania, una canzone che ha per titolo "Vorrei del mais", un libro che s'intitola "Lasciami stare, per favore".
Onfray riprende poi un tema molto caro agli illuministi del pensiero, che in genere nemmeno si affannano ad affrontare la nostra questione: la condizione degli animali. Io lessi questo pensiero per la prima volta in Osho (Rajneesh), che lo spiegò mediante un'affermazione pseudo-ironica: gli animali non vanno alla Messa. Non è che gli uomini possiedano un'esclusiva nell'inventare... il fatto è che per credere a qualcosa che non esiste occorre avere un cervello e un linguaggio fatto di parole. Ecco dunque un lato che privilegia rispetto a noi il mondo vegetale e minerale: chi non ha lo strumento che subisce la trappola dell'illusione (mente) è in questo senso fortunato perché mai vi cadrà. Qualcuno dirà che venti secoli di culti monoteistici sono sempre meglio di una vita errabonda nel cercare erba o cibarsi degli avanzi concessi da un'altra razza. Ma loro non lo sapranno mai! Se la natura fu dotata anche di bestie, senza il nostro cervello, esse popolano il mondo quanto noi poiché nascono, si riproducono e muoiono. Non c'è differenza nemmeno nella fase post-mortem: se il seme dell'universo torna a incarnarsi, questo potrebbe anche succedere con un cane poiché rinascerà in un certo senso lo stesso cane. Se invece non succede, non succede nemmeno a un cane. E questo non lo sappiamo per certo nemmeno noi!
FAQ - D'accordo, chi non ha lo strumento che subisce la trappola (o un inganno) non vi cadrà mai. Questa non è forse una visione misera della vita? Un sordo non può mai sentire musica brutta per il semplice motivo che non sente proprio, ma questo non significa che sia fortunato.
Qui la fortuna
derivava dal fatto di non pensarci nemmeno. Chi mette in moto un
certo meccanismo ha più garanzie di successo con chi è
in grado di riceverlo, come succede quando si vende un libro, un Cd o
qualsiasi prodotto. Agli animali ovviamente nessuno poteva vendere la
fantasia di Dio, ma a loro vendiamo ugualmente centinaia di cose ogni
giorno (compresi gli inganni) perché comunque hanno una loro
intelligenza. Il punto è che la loro intelligenza non avrebbe
mai avuto necessità di un culto spirituale. L'animale, perfino
quando soffre o viene lasciato solo, lo manifesta a suo modo: noi conosciamo
cani e gatti in raccoglimento, ma non cani e gatti in preghiera.
Direi quindi che la loro condizione è tutt'altro che limitata,
in questo senso. Il concetto che ho appena spiegato corrisponde a una
teoria della reazione: se tu reagisci allo stimolo esterno dimostri
di esser vivo, ma il cervello contiene in sé - tra le altre
cose - anche la possibilità dell'inganno. Un leone inganna la
preda che sta per divorare come noi inganniamo il pesciolino che
abbocca all'amo. Basterebbe che la preda avesse una diversa reazione
e l'evento (cattura) non si produrrebbe più. Faccio un
esempio, ancora una volta prendendolo dalla mia vita. Due giorni fa sono
salito su un bus extra-urbano senza il biglietto, domandando dunque
al conducente di pagarlo a bordo (l'autobus è di quelli che
non possiede macchinette a bordo). Per una banale dimenticanza, egli
non li aveva portati con sé. Non si preoccupi, mi ha detto il
conducente, sono io in difetto. Si accomodi pure. In questo modo, ho
fatto in pratica un viaggio gratuito. Due minuti dopo di me, una
signora con due bambini è salita sul medesimo autobus e si
è seduta (senza fare il biglietto né chiederlo al conducente). Prima
del termine della corsa, è salito sul mezzo un controllore per
verificare il biglietto in ciascuno dei passeggeri. Lì sono
rimasto colpito: io me la sono cavata, perché avevo richiesto
al conducente di acquistare il biglietto, mentre quella signora (che
ha dichiarato di aver omesso di timbrare) ha dovuto pagare una multa.
Sceso dal mezzo, ho continuato a pensarci. Io in realtà mi ero
offerto di pagare ugualmente la somma dovuta (anche senza biglietto),
ma i due addetti hanno rifiutato la mia moneta da 1 euro (il primo
sostenendo di non averli portati con sé, il secondo dicendomi
che non li aveva del tipo dovuto). In realtà entrambi non
avrebbero potuto, per esplicito regolamento aziendale, incassare una
somma senza emissione di biglietto. Il concetto, che ha differenziato
me da quella signora, ha continuato a balenarmi nel cervello. Siamo
proprio nell'ambito appena ricordato: l'inganno è stato subito
proprio da chi - prospettandolo certamente in ipotesi - vi ha
creduto. La signora, infatti, ha creduto (pensandolo) di farla franca omettendo di
timbrare il biglietto. Anch'io in verità avrei potuto tenere
lo stesso atteggiamento. Invece, la dinamica ha dato un differente
sviluppo poiché l'azienda esonera da responsabilità chi
avverte il conducente mentre non lo fa con chi tace. Noterete che la differenza
è proprio la predisposizione mentale: a chi avverte il
conducente non passa nemmeno nell'anticamera del cervello di 'fare il
furbo'. Ecco spiegato, con un banale esempio, quale vantaggio abbia
il fatto di non approntare una reazione con il pensiero.
Se non fosse salito alcun controllore, il risultato in questo
caso sarebbe stato il medesimo: entrambi avremmo fatto quel viaggio
gratis. L'irruzione del controllore ha fatto ricadere l'inganno su
chi con la propria mente lo aveva almeno immaginato (tentando di
farla franca). Caso in cui proprio il non agitarla avrebbe
giovato. Ci sono tanti... altri casi, in cui non avere l'idea ti salva.
L'idea del 'dominus' venne, e molti la accolsero collegandola - per somma
sfortuna di tutti - a un culto.
Abbiamo spiegato che a un ragazzo vissuto
per quindici anni in modo selvaggio, fuori dalla civiltà, non
verrebbe mai nemmeno in mente... quell'idea.
Questo ragionamento fa diventare grave e
per certi versi ridicola la posizione di chi aveva sempre affermato
di essere credente. Ora diventa quasi un paradosso, e potremmo
perfino domandargli: credere in cosa? Tutto dipende sempre dal modo in cui
nascono, le cose... e a questa parola mancava proprio - e diremmo perfino -
un'etimologia certa di origine. Ricevere un'informazione da un libro
di carta (poniamo, la Bibbia) è troppo poco. Se ne sei lieto e aderisci ti poni in una condizione molto
precaria. Se poi consideri l'oggetto come un'ipotesi (molti hanno discusso in questi termini,
io vi sento sempre... a distanza) sappiamo tutti
che l'ipotesi è una fantasia e non ha senso 'riporre fiducia
nell'esistenza' di una ipotesi. E' giusto che a un certo punto il prezzo delle cose
salga un pochino: per secoli diventare sacerdote fu facilissimo, e
altrettanto facile fu raccontare tutte quelle storie. Ora vogliamo
vedere quante sfide di realtà sapranno affrontare questi
signori.
Pagina del 10 giugno 2006