Di cosa parla questa pagina. Qui chiariamo che una materia che stabilisce legami tra corpo umano e corpi celesti non può che essere delle dimensioni di una 'nuova teologia'. Ecco perché andrà pian piano a sostituirsi al corpo 'scaduto' delle religioni. Essa non contempla né un destino, in quanto non rispondiamo in maniera precisa e deterministica a qualcosa, né un libero arbitrio totale, in quanto percorriamo comunque la strada della vita con un nostro veicolo. La sua teoria, che si pone al di là di tutti i temi trattati finora, serve a ricollegare l'alto e il basso (o il piccolo e il grande) in tutte le manifestazioni.

Sarebbe fondamentale la scoperta, nella vita di qualsiasi uomo. La scoperta agisce dai primi anni di vita, quando si scopre pian piano l'ambiente circostante e si acquistano ad una ad una le parole che servono per comunicare. In età adulta, la scoperta diventa il pane per costituire una maturità dell'individuo. Colui che non ha talento finisce le sue scoperte in età giovanile, quando con il matrimonio e la prima gravidanza finisce di scoprire quello che gli serve. Non così lo scienziato e il ricercatore, che vivono invece di un continuo 'ricercare' e 'scoprire'. Per chi ricerca, una scoperta vale in qualsiasi età. Ci sono medici e ricercatori del 1700 che morirono appena offerta agli altri una propria scoperta. Magari avevano 62 anni.

Per chi fa una scoperta che cambia le carte in tavola, il passato può annullarsi in un attimo. Colui che leggendo Memoriale scopre che non è mai esistito un essere soprannaturale mentre fino a cinque minuti prima ci credeva entra in un nuovo ordine di idee. Il passaggio, per un singolo individuo, lo cambierà soltanto ideologicamente. Per un'intera collettività, la cambierà in pratiche e istituzioni. Coloro che prima le guidavano opporranno sempre una certa resistenza, all'inizio. In seguito, il loro persistere potrebbe avere esiti violenti e sanguinosi se la società si rivolterà contro. E' bene dunque adeguarsi.

Se ciascuno di noi vive in una certa situazione, scompare anche il detto popolare secondo cui la cosa veniva riferita soltanto alle persone difficili o poco comprensibili alla massa. Un giorno venne chiesto alla compagna del cantautore Fabrizio De Andrè di descrivere il marito e lei disse che era un uomo "che viveva in un suo mondo". Ma tutti viviamo in un nostro mondo. Quella frase non dice qualcosa di significativo. Tutto sta a capire che mondo è quello in cui vivi tu.

Quello che vediamo a sinistra è il mondo di tutti, poiché da questa figura si ha soltanto un disegno in sezione del nostro pianeta, così come si vedrebbe da un ipotetico punto di osservazione in cui sempre in sezione vengono anche posti i corpi che si vedono in lontananza (e che qui vediamo circondare la Terra soltanto in rappresentazione figurata). E' idealmente geocentrico, perché come sappiamo l'interpretazione della nostra situazione si fa dal nostro punto di osservazione, che è la Terra. E' mondo di tutti, perché con questo disegno non abbiamo riferimenti precisi. Tuttavia, già in questo modo il professionista potrebbe dire delle cose. Vedrebbe ad esempio un pianeta più in alto di tutti nel cielo, poi un altro che risiede a una certa longitudine sud-Est rispetto all'equatore terrestre, poi un altro che sta ad Est poco più in alto dell'asse opposto all'Ascendente. Questi sono già elementi. L'osservazione di migliaia di casi analoghi ha creato nella mente del ricercatore un'immagine che suggerisce delle idee, che col tempo diventano leggi. Perché questi elementi abbiano importanza, occorre che siano 'qualificati' dalle costellazioni e dagli aspetti (=relazioni che si formano in senso geometrico, su una rappresentazione di questo genere).

FAQ. Allora ciò che si dice non dipende dalle case?
Proprio così, non è effetto di una casa. Sono semmai effetti di correlazione assimilabili a quelli della gravità di un peso su una superficie o al moto di un corpo nello spazio. Se quel pianeta, al momento preciso della mia nascita, era posto in quel punto dello spazio (non in quella casa!) contribuisce, insieme con tutto il resto, a determinare certe azioni e certi risultati. Se in quel punto ci fosse un altro pianeta, io compierei azioni diverse e avrei diversi pensieri. Ecco spiegato in tre parole il succo della questione.
La gente ne fa una questione molto terra terra, del tipo "se mi sposerò" o "se mi arriverà un'eredità", ma in realtà si tratta semplicemente di una descrizione dell'essere nello spazio (con qualità come la pesantezza o la leggerezza al suolo, la soavità dell'emissione vocale, l'acutezza del pensiero ecc.).

FAQ. Allora non ci sono temi belli e brutti? Non ci sono temi importanti e anonimi?
Ci sono, ci sono. Ma, per quanto riguarda la prima distinzione, si tratta di un giudizio nostro che ovviamente non ha alcun riscontro negli equilibri della gravitazione planetaria. Per fare un esempio un disabile o un cieco dalla nascita avevano sempre, necessariamente, posizioni dei pianeti molto spiacevoli e dure. Se si crede alla reincarnazione, sono esseri reincarnatisi in genitori abbastanza maldestri. Se non si accetta quella teoria, sono esseri che hanno 'accettato' di venire al mondo in quelle condizioni. Quindi, al massimo una persona evoluta avrà comprensione e solidarietà (=non dirà che è un tema brutto, anche se lo pensa). Per quanto riguarda la seconda distinzione, la qualità di un essere umano non è data dalle posizioni dei pianeti (quanti avrebbero un Sole o un Giove nella casa più bella!) ma dall'insieme del tutto e dai singoli punti dello spazio. Insomma, anche qui è un fatto di gravitazione. Una persona importante fa vibrare (nel bene e nel male) l'ambiente, mentre una persona da nulla non esplica effetti attorno a sé.

Molti astrologi sono rimasti troppo 'dipendenti' dalle posizioni, al punto che non riescono più a fare un quadro globale. Se ci si spaventa per una Venere mal messa in un tema non si è liberi e distaccati. Se poi si danno indicazioni molto positive e trionfali perché si è visto ben tre pianeti nella X° casa si resta vittima di quel meccanismo figurato. Sarebbe stata una cuccagna. Chi non avrebbe pilotato le nascite in maniera da avere cose grosse in quel settore?
Dalla parte degli 'ambiziosi' certamente il terreno era gravido di conseguenze (sarebbe stato come avere dal punto di vista della filosofia moderna una bomba atomica), ma rimanendo schiavi di quella sistemazione non si sarebbe mai fatto un salto di qualità. Detto in immagini, l'errore di quasi tutti è stato quello di studiare 'un uomo inscatolato' e poco indipendente. Questa materia è sempre stata più 'posseduta' dalle donne, nel mondo contemporaneo. Tra le più ordinate e penetranti, Lisa Morpurgo. Questa signora purtroppo si era illusa che tutto (compreso l'andamento dei titoli in Borsa) ricadesse sotto quelle interpretazioni. Aveva scritto negli anni '70 buoni manuali per l'interpretazione, ma aveva riformato a modo suo il sistema di accoppiamenti segni-pianeti, come se tutto in cielo fosse una scacchiera perfetta. Che fuori da noi esista la natura, va bene. Che essa abbia uno schema così preciso, è bizzarro pensarlo (e soltanto uno di noi può immaginarlo). Qui il problema principale è che le costellazioni non sono dieci o dodici, ma molte di più. Se noi avessimo uno schema preciso come la dama o una scacchiera potremmo scrivere tanti manuali, poiché ogni casella contempla un numero X o Y di possibilità. Qui lo schema c'è, perché in cielo osserviamo corpi che si muovono, stelle e altre cose varie. Nel piccolo abbiamo anche avuto l'intelligenza meravigliosa di fondare un giorno un legame con noi stessi, ma non c'è uno schema preciso. Sarebbe stato bello avere un meccanismo in cui si intersecano alla perfezione dodici elementi su dodici elementi di 30 gradi ciascuno. Questo sistema può essere nella mente di qualcuno, ma non in cielo. In cielo abbiamo uno schema senza case, perché nessuno ha mai osservato 'case' nello spazio.

Quanto ai pianeti, il problema era ancora più evidente. Anche ammesso che quei due pianeti esistevano ed esistono, ciò che a un certo momento non è ancora scoperto può essere infinito. Se nel 2020 avremo 14 pianeti, come comportarsi? Insomma, era una piccola bizzarria quella di immaginare che tutto fosse delimitabile in uno schema preciso e fisso. Se non siamo fissi e precisi noi, neppure in cielo lo sono (i corpi che lo abitano). "Allora non vale più quella rappresentazione?", domandano angosciati quelli che su questa hanno costruito destini e conti in banca. Certo che vale, ma è soltanto parziale. E' soltanto un disegno, che un giorno persone molto geniali e intuitive pensarono di fare. Da quel giorno sono passati secoli. Elementi possono aversene altri. Non possiamo 'rinchiudere' la scienza in quel disegno. La geometria esiste in generale, come scienza dello spazio e della sua rappresentazione grafica mediante figure. Ma noi non siamo una figura dello spazio. Soprattutto, l'universo non è opera di un geometra. Qui ricadremmo nella stessa ingenuità dei cristiani, i quali dipingevano un mondo perfetto.

Che l'universo sia qualcosa di immenso, di immensamente bello lo constatiamo tutti. Che il cielo sia uno schema affine a una scacchiera con caselle e pedine è molto difficile da affermare. Torniamo dunque alla 'situazione' di ciascuno di noi. Sono errati tutti quei termini che la definivano. Essa non tende, poiché non abbiamo una direzione costante delle cose. Non determina, poiché un pianeta posto a Est rispetto a un punto di osservazione non mi porta a fare qualcosa (=basterebbe che io lo sapessi e potrei perfino contrastarlo). Quindi non c'è un destino. Quella situazione semplicemente è. E' quella. Allora, se io descrivo un periodo X, poniamo quello che noi intendiamo con 1965, la vedo in un certo modo. Siccome osservo il ripetersi di alcune cose o la loro presenza, la descrivo con delle parole-chiave (non molte, non più di cinque o sei). Con un essere umano, faccio lo stesso. Vedendolo parlare e agire, se ho un poco di cervello mi rendo conto che egli è (fatto) in un certo modo. Siccome lo osservo, so anche descriverlo. Mentre lo descrivo, presento la sua situazione. Questa è unica. E' la sua. Gli unici cambiamenti che potrò osservare sono quelli all'interno di un progresso temporale. Così, nel 1977 lo vedrò fare o dire cose che non avrebbe fatto o detto nel 1971. Che significa? Che il 1977 è diverso dal 1971, ecco il punto principale. Noi cambiamo perché abbiamo delle relazioni con le varie fasi temporali. La macchina è sempre quella. Quindi, se mi fu data alla nascita una Citroen Visa, quella porterò anche trent'anni dopo. Ma farò tante strade, poiché percorrerò vari tratti incontrandomi con due signori, lo Spazio e il Tempo.

Siamo così perché tutti portiamo un abito entro un veicolo, che è il nostro corpo. Se io nasco vestito di un certo abito, quello porterò nel prosieguo di tutta la mia vita. Senza accorgermi. Non mi accorgerò di quel che appaio agli altri e in molti casi non sarò cosciente neppure di quel che sono. Gli altri, all'esterno, hanno potuto accorgersi di più perché mi vedevano e mi sentivano continuamente. Quindi, noi percorriamo una strada con un veicolo, che è il nostro corpo (che ospita il nostro essere nello spazio-tempo). Non conosciamo questa strada. Altrimenti la vita sarebbe una pellicola che scorre come in una sala di un cinematografo e nessuno si divertirebbe. L'interesse della nostra esistenza sta proprio in questo, nel fatto di non conoscere i momenti successivi, i frammenti che seguiranno a quello presente. Possiamo soltanto profetizzarli, sotto attimi di trance o di visioni che sfuggono completamente alla nostra coscienza.
Mentre percorriamo quella strada, si forma un destino (=una direzione delle cose) contemporaneamente, ma non era 'segnato' da qualche parte. Il fatto che si formi contemporaneamente indica che il nostro essere vive il tempo come una cosa concreta, lo soffre, ne gioisce, lo subisce, si deprime, risorge, ecc. Insomma, sta bene o sta male a seconda dei momenti. Uno potrebbe dirmi che migliaia di macchine stanno percorrendo la Milano-Genova. Ma sono veicoli diversi, come ho appena detto. Difatti ciascuna percorre tratti diversi, ciascuna transita in un certo punto in un momento X (che è diverso da tutti gli altri).
Tu percorri una strada. Quella è, la tua strada. Siccome tu non hai un altro abito e un altro veicolo, anche la strada che percorri è quella e basta (ma non si può prevedere né cambiare con un'altra). Non è né più bella né più brutta di quella degli altri. E' la tua. Se una persona sa suonare il pianoforte ha questa dote, ma potrebbe non averne altre che ha uno che non sa suonare il pianoforte. Siamo soltanto noi a vedere bello un certo fatto o brutto un altro. I fatti sono eventi, cose che accadono. Questa era la necessaria premessa per capire tutto il resto. Ora poniamoci in una prospettiva impersonale e oggettiva. Facciamo finta di essere a casa del Tempo, che è un nostro amico, e di vedere scorrere la vita. Immaginiamo cioè di vedere tutti quei percorsi, tutte quelle strade che gli esseri umani percorrono (vivendo tra gli altri). Cosa vedremmo? Esattamente quel che vediamo. Vedremmo comparire tanti individui sulla scena, senza poterci fare nulla (noi e il signor Tempo). Perché loro stessi, noi tutti non siamo altro che porzioni di universo che interagiscono con lo spazio e con il tempo. Quindi vivendo non facciamo altro che esprimere noi stessi, quello che siamo. Se una persona ha un abito lo porta, se non lo ha non lo può portare. Voi direte: "Ma nel Cosmo non esiste il GF o la Citroen". Certo. GF e Citroen sono solo due cose da nulla, due oggetti contingenti della nostra vita. Nel cosmo esistono il Sole e la Luna, che sono appunto gli elementi primari del nostro essere, con cui percorriamo quella strada. Infatti tutti nasciamo con un Sole in una posizione X e la Luna in una Y. Oltre a questi, poi, ci sono tutti gli altri corpi celesti posti in una certa posizione. Quindi, sulla Terra siamo e viviamo tutti una diversa Memocard. Quale la conseguenza di tutto ciò? Non esiste il caso.

Attenzione a distinguere. Gettare una moneta per aria per vedere quale dei due versi esce dà un risultato casuale. Il metodo scientifico è un'altra cosa.

Nella scienza non esiste una concezione del caso, perché la mente si applica a indagare casi da cui deve ricavare una legge. Se io agisco in un certo modo creo la possibilità o il rischio di produrre certe conseguenze. E' come se le accettassi. Quindi, se faccio domanda di iscrizione al GF corro il rischio che mi chiamino. Se gioco la schedina accetto la possibilità di vincere (se non la gioco, non può succedere... è matematico). Tutto quello che facciamo crea le premesse perché qualcosa succeda. Che però succeda o no dipende anche da fatti esterni. Ecco dove si incontrano le due strade (il micro e il macro). Nei tratti di strada a me favorevoli mi accadono delle cose che in altri tratti di strada non accadono. Tutti ormai ve ne siete accorti.
Nel cosmo abbiamo soltanto posizioni. Tutte le cose di cui parliamo o trattiamo sui media o nei salotti sono cose nostre, cose da nulla. Noi ci entusiasmiamo o ci deprimiamo di cose che viste a casa del signor Tempo sono bazzecole. Il Tempo infatti vede soltanto fatti 'necessari', che necessariamente devono accadere, oppure fatti che non possono accadere. Ciascuno di noi percorre ogni giorno decine e centinaia di strade. Strada è anche un passaggio dalla cucina al bagno in cui improvvisamente ci viene un'idea che risolve un problema che si era trascinato irrisolto per anni. Ci viene quando ci deve venire. La realtà cosmica non è fatta dai numeri e neppure dalla logica. Se un fatto accade, è significativo che accada (e viceversa, se non accade, è interessante che non sia accaduto). Questo solo ci interessa. Non ha un numero. Quante possibilità ci sono che un cittadino di Milano incontri per strada il sindaco? Non c'è una risposta. Può incontrarlo, perfino una volta al giorno, e può non incontrarlo mai. Fare i ragionamenti sui numeri è come stare a vivere su un tavolo anziché uscire per strada e affrontare le cose. Questo ci dice che oggi, entrati nel nuovo mondo, non si può ragionare come quelli del Cicap ma bisogna entrare in un ordine di idee diverso, che ha in sé qualcosa di teologico nel senso fondato da Memoriale.

Pagina pubblicata il 10 febbraio 2004, leggermente modificata il 26 febbraio 2005