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Pagina del 21 gennaio 2005 |
La
santità fu una tragedia del mondo antico
Un concetto di santità non esiste
Abbiamo detto più volte che gli uomini del Vaticano commettono e hanno commesso errori. Errori derivanti da buona fede, perché non conoscevano la verità su tutte queste cose e ora l'abbiamo rivelata loro. E' rimasta una piccola curiosità in merito al settore da loro più trattato, specialmente con le canonizzazioni. Partiamo da un'altra pagina importante di Memoriale, che emozionò l'autore stesso. E' la pagina 'MemoAnticoTestamento'. In essa sono contenuti alcuni tesori. Recuperiamo i passaggi che parlano della santità.
LA CATEGORIA DEI SANTI NEL MEDIOEVO CRISTIANO
Premettiamo
una cosa confortante. La santità è stata una cosa
definita, per tutti questi secoli. L'istituto che premiava e
apprezzava anche molto tempo dopo la morte funzionava comunque, che i
premiati fossero santi o meno. Funzionava perché la
società che lo mantenne (clero) seppe alimentare il concetto
mediante opere e istituti. In questo modo, chi fu fatto santo era
uomo o donna che in vita corrispose comunque a determinati canoni.
Più avanti vedremo come nella realtà delle cose il
concetto si mescolò ad altri. Questi erano spesso anche gente
con la testa per aria, gente poco pratica benché molto
istruita. Talvolta capitò che fossero perfino idioti, ma la
loro fu un'idiozia insita nel fatto di servire qualche causa o
qualche ideale che la Chiesa approvò pienamente. Perché
anche qui l'antropologia fosse la principale responsabile
dell'andamento delle cose, si può spiegare col fatto che
nessuno per tutti quei secoli si accorse mai di essere un prodotto
'necessitato' quale vedremmo oggi dalla Memocard. Vivevano, agivano,
lasciavano dire. Ma non si rendevano conto che fuori
esistevano campi magnetici e gravità. Il pianeta,
in epoche ancora lontane da motori e gas/scarichi autoprodotti da
combustione industriale, era effettivamente un paradiso rispetto a
quello della seconda metà del secolo XX°. Chi lo abitava
ebbe aria e acqua pulite per secoli, ma non capì mai fino a
che la purezza dell'habitat poteva forgiare anche la
mentalità. Prova ne è che in epoca antica, non
possedendo nozioni, scambiarono effetti puramente atmosferici come la
pressione o concetti fisici come la gravità per cose
dell'animo. E' interessante ad esempio il fatto che non esistendo
concetto di massa in senso fisico non ne esistesse uno neppure nel
senso di 'comunità indistinta'. Un uomo del VII° secolo
d.C. non arrivava al concetto di 'massa', perché attorno a lui
vedeva individui che al massimo poteva numerare (uno, dodici,
venti). Non arrivava a prenderli insieme come prodotto, come
espressione di qualcosa. Non sapeva cos'è la società.
Ecco il principale costituente della illusione primitiva. Da quella
parte, si vedevano uomini o modelli da imitare non in gente che era
diversa perché scopriva o creava qualcosa, ma in gente che (si
diceva) aveva vissuto qualcosa, una condizione (si diceva) di uomini
particolari. La parola sanctus, che anzi era nata per
delimitare una condizione (=colui che era privilegiato o protetto),
divenne loro quando passò a sinonimo delle loro cose. Piacque.
A loro. Una volta instaurato il culto, la presero senza mai
staccarsene più. All'inizio, non resistettero. E così
'santi' avrebbero dovuto essere tutti i membri convertiti del gregge,
tutta la comunità (erano tanto pochi che la cosa si poteva
anche dire). Quando cominciarono ad essere molti di più, la
parola servì per distinguere. La natura la diede nel momento
in cui servì definire la condizione di chi metteva in pratica
le virtù. Nel mondo poco organizzato di allora, si videro
santità in alcuni accadimenti. Uno di questi fu il martirio.
Con le armi primitive, utilizzabili ad ogni momento, ci fu - come
oggi - chi non le avrebbe mai usate neppure sotto costrizione.
Insomma, ci fu chi seppe esercitare fino al sacrificio della propria
vita la resistenza. Modelli, ancora una volta, mutuati da
quello che avevano visto fare a quell'uomo. Dunque, modelli cristiani.
Coloro che si dichiaravano seguaci agivano nei primi secoli in base
a impulsi di cui neppure si accorgevano. Non potevano sapere che
quell'epoca, ancora e sempre per via di posizioni planetarie,
favorì la banale ripetizione di quelle cose chiamandole in
vario modo (apostolato, missione, virtù). L'uomo non arrivava
a distinguere qualità proprie. Santa fu detta proprio la Chiesa,
come possiamo notare ancora oggi (ci vien detto che la Rai sta per
trasmettere la Santa Messa, che parlerà il Santo Padre, che la
cosa proviene dal Sant'Uffizio).
In origine, si disse
già nei concili medioevali che la Chiesa era l'unione di
Cristo con l'uomo. I sacramenti stessi sarebbero stati compiuti nella
identificazione del gesto con quello compiuto in origine da Cristo.
Questo naturalmente per chi si innamorò anche concettualmente
di quelle cose. Non potendo ragionare e non avendo dubbi, si
identificò la vita dello spirito con le cose compiute da lui e
con i concetti che da quei pochi mesi finali della sua vita si
tramandarono. I racconti, in particolare, furono ricchissimi di lodi
e magnificazioni. Si veda quanto contò l'epoca postuma.
Insieme, confluirono anche molte sciocchezze. Una di queste vuole da
sempre che quell'uomo si fosse immolato per riscattare gli altri.
Ancora oggi, nel sacerdozio s'impara a dire che Cristo salvò.
Cosa completamente destituita di fondamento, perché è
come se oggi dicessimo che un uomo innocente condannato alla sedia
elettrica subendo quella sorte ha dato la salvezza agli altri.
L'IMBROGLIO DI QUEL MONDO
Non
capivano, questa è la verità. Nessuno si avvedeva che
quella sorte di Gesù fu dipendente da Gesù medesimo,
dalla sua Memocard. Che avesse anche della magia, della beatitudine
spirituale questo non si può negare. Tutti, del resto, lo
riconoscono.
Se il concetto di santità fosse rimasto confinato
agli atti o alle virtù, avrebbe fatto meno danni. La
mistificazione, che trasse tutti in inganno, fu quella di mescolarlo
con la 'divinità'. E così era 'santo' chi si diceva
partecipasse alla natura divina. Concetto incomprensibile, fumoso,
millantatore. Con esso si poteva affermare qualsiasi cosa, una volta
che l'uomo fosse stato dignificato. Quella stirpe imparò
così a mentire, a magnificare, ad elevare su imitazione (di
quel che sentiva da altri). Oggi fanno addirittura una conferenza
sulla santità di un papa (uomo che invece abbiamo visto essere
chiamato a ripetere al più alto grado le bugie, adempiendo al
tempo stesso ad incarichi amministrativi come qualsiasi uomo di
governo). In quella stirpe si mentiva, anche senza accorgersi. Loro
sarebbero capaci ancora oggi di fare una conferenza su un politico
come Pio IX, capace della più grande bugia nella conferma a
quella donna di una esenzione dalla colpa (da quale?). Dunque,
dicevamo, la santità fu come un virus che in epoca medioevale
arrivò a circondare una serie di prerogative della divinità
e della grazia. Ecco la seconda chiave per capire. La grazia fu
dono considerato soprannaturale, che avrebbe santificato. Della
grazia si pensarono tante cose, proprio perché non fu mai
chiaro il concetto. In pratica, non si seppe mai cosa fosse. Si
diceva che i sacramenti conferissero la grazia, e in questo si era
certamente in buona fede. Ma in cosa consistesse la millantata unione
con Dio non si chiarì mai. Una delle cose più
criticabili, di quella stirpe, fu proprio l'attaccamento a concetti
che nessuno mai chiariva. Cosa voleva dire questo? Cosa voleva dire
quello? Ancora oggi i sacerdoti non lo sanno. Essi fanno prediche e
discorsi ripetendo quelle parole di sempre. Se posti a una lavagna a
spiegare, non caverebbero un ragno dal buco. In tutti quei secoli, il
loro rimase un universo vago, impreciso, parolaio, millantatore,
glorificatore. I personaggi additati ad esempio erano più
uomini che non avevano fatto (qualcosa), nella loro vita. Noi
oggi diremmo che 'eroe' è uno che fa qualcosa. Uno che
scopre, uno che libera, uno che combatte, uno che viaggia, uno che
muove mari e monti, uno che vince. Esattamente il contrario:
loro dicevano tale uno passivo (verbo 'patire'), uno che si rifugiava
in una sua prigione, uno che subiva, uno che restava fermo, uno che
non muoveva il proprio corpo, uno che perdeva davanti ai nemici.
Il vizio dell'imitazione catturò i membri di quella comunità fin dall'inizio. Santi furono soprattutto i martiri, e martiri erano coloro che affrontavano la sofferenza e la morte come l'aveva affrontata lui. Banale osservare che non avevano altro, da perseguire al livello più alto. La conoscenza del Medioevo era costituita da dicerie, leggende, discorsi messi in giro. Nulla di preciso, di definito, di veramente attinente al corpo fisico nelle sue funzioni veniva analizzato. L'uomo 'pio' dei secoli medioevali fu un uomo in cui non si potè mai distinguere un confine tra il vero e la menzogna, tra la virtù e l'ingenuità, tra la purezza e la dabbenaggine. Se fosse stato 'dottore della Chiesa', avrebbe avuto lodi assicurate per l'eternità (quello che si fa ancora oggi con Agostino). Se fosse stato 'sempliciotto', occorreva che avesse servito qualcuna delle loro istituzioni vestendosi da pecorella del gregge anche lui. Non contava mai che avesse altre qualità, poiché quel che avrebbe dovuto mostrare doveva svolgersi nei luoghi deputati (Chiesa, comunità varie, conventi) e giammai in altri casuali (laboratorio artigiano, praterie, deserti, case). Avuta 'narrazione sacra', furono considerati sacri i luoghi di questa. E non si ebbero dubbi. Se Gesù fosse stato originario della odierna Spagna, oggi quelli chiamati Cristiani vedrebbero santuari e luoghi da venerare nella Spagna. L'universo restava confuso, perché non distinguendo recava sempre dati fissi e puramente agiografici. Nessuno pensò mai che se agivano dati della natura (oggi diremmo genetici) questi avrebbero dovuto 'vivere' tra di noi, indipendentemente dalla geografia. I nomi di un popolo servono a connotarlo. Il nome di un luogo a situarlo in una carta. Ma 'sacro' non può essere uno per tutti. Se Einstein dà una formula, a nessuno interessano la Svizzera o la Germania come luoghi geografici.
L'equivoco era fondato su una presunta differenza. Nell'Islam come nel culto di Cristo, si disse 'luogo sacro' non quello in cui era successo qualcosa a una persona, ma quello in cui era successa qualcosa a quella persona. Una cosa che nulla aveva a che vedere con gli altri esseri umani. Si instaurò dunque una schiavitù del pensiero, che avrebbe dovuto condurre gli uomini sempre in quel posto per tutti i secoli dei secoli. Uno dei pilastri dell'Islam, che pure non ha santità, fu il pellegrinaggio sempre in un posto solo. Come l'imposizione di un ordine. Dovete recarvi lì, perché così è prescritto. Si faceva valere, in pratica, un ordine dato a tutti. Cosa che in natura è da considerarsi blasfema. Ciascuno, infatti, essendo un suo ordine della natura vede quello e non l'ordine di un altro. Perché mai 'luoghi sacri' avrebbero dovuto essere quelli, se essi morfologicamente non avevano qualcosa di diverso dagli altri? Camminando in Galilea, oggi, non sentite cose diverse da quelle che sentite camminando in Galizia. O siete diversi voi - come infatti è - e allora sarete voi a fecondare, a dignificare quel territorio. O è diverso il territorio per latitudine e longitudine, ma allora sono diversi tutti i punti della Terra. In qualsiasi caso, non ce n'è uno che si distingua dagli altri per essere 'sacro' in virtù di un ordine che si estende indefinitamente nel tempo. Se così fosse, noi faremmo un insulto ai tempi che seguono... nessuno dei quali raggiungerebbe mai nei luoghi della Terra la dignità di quello presunto in un tempo passato. La storia ha visto invece molte, tantissime teofanie in seguito. Le ha viste altrove. La stupidità stava nel considerare quelle 'terre sante'.
L'ordine, allora, suscitò una certa soggezione poiché si riteneva espressione di un carisma. Come tale fu presa in realtà la prescrizione stessa, che fece schiave molte persone (imposizione di un orario di preghiera, di un'astinenza da qualcosa secondo orari arbitrariamente fissati, sofferenze autoimposte, clausura ecc.ecc.). L'elemento che scatenò la fantasia di chi non ci arrivava fu proprio la 'santità', data e attribuita ad alcuni. Si poteva discutere anche qui. Ma siccome esisteva un organismo centrale, fu questo a decidere chi fosse tale. Come se io oggi fondassi un'organizzazione che decide per tutti 'chi dev'essere considerato genio oppure intelligente'.
Non esiste 'santo', perché anche l'uomo con la più grande pazienza del mondo, l'uomo più buono, l'uomo più generoso, l'uomo più puro, non esprimono con quella virtù una caratteristica separata. Non esistendo 'anima', tutto è compreso nel corpo stesso che è un organismo unico e composto delle medesime sostanze di tutti gli altri. Dire che una persona è 'santa' non ha significato ed è una valutazione soggettiva come tante altre. Fu un attributo creato in epoche del passato in cui si ignoravano tante cose e se ne pensavano - con la fantasia - altre. Alcuni uomini si pensava - 1700 anni fa - che fossero particolari. Cosa che in epoca contemporanea è completamente priva di fondamento. Un uomo può avere attributi e qualità, cioè; talenti. In questo caso farà cose molto belle in una professione, in un'arte, in una tecnica. Queste lo renderanno apprezzabile, ammirabile. Ma non è un santo, non è un uomo diverso dagli altri. Nasce e vive con le stesse componenti degli altri. Anche quella giovane accoltellata non era diversa da altri, e quindi - solo per il fatto di aver avuto una sorte sfortunata nonostante le virtù - non è una santa. I papi, tanto meno. I dottori della Chiesa erano persone molto intelligenti, per l'epoca. Ma non erano santi, nemmeno loro.
La lingua dovette seguire. Ma da noi fece differenza, a seconda della posizione dell'attributo. 'Un uomo santo' era un uomo che era stato fatto tale, secondo un decreto della Chiesa certificato da un timbro e iscritto in un apposito registro. In teoria, lo scopo era indicare alla comunità i modelli. Siccome la realtà non sempre corrispondeva, la logica si prese una rivincita nel far dire 'Un sant'uomo' colui che pur non gratificato ufficialmente della qualifica aveva dato testimonianze degne di ammirazione e di rispetto. E nell'ultimo secolo, specialmente, la forbice è apparsa in tutta evidenza. Abbiamo visto canonizzazioni di gente soltanto idiota. Perché? Perché la procedura prevedeva che la segnalazione dovesse provenire all'ufficio centrale da un organo della periferia (vescovo), che avrebbe istruito la pratica con serie di testimonianze raccolte sul luogo (potete immaginarvi l'assurdità della cosa, oggi in Sardegna cosa direbbero di me se non mi hanno neppure conosciuto o se mi videro per l'ultima volta trent'anni fa?). Basta pensare quanto poco intelligente era il vescovo stesso, per rendersi conto della inconsistenza della cosa. Bene, pensate soltanto che in un paese come l'Italia abbiamo vissuto per secoli con questo sistema. Chi aderiva alla Chiesa Cattolica era, al 90%, talmente poco avveduto che non lo mise mai in discussione. Fino a un centinaio di anni fa, si riteneva che 'santo' dovesse essere qualcuno che non solo aveva fatto 'opere pie', ma che aveva compiuto 'opere non comuni' chiamate miracoli. Se anche non fossero stati certi, importava che alla popolazione fossero apparsi come tali. Un malato guariva improvvisamente? Anziché attribuire la cosa a un effetto del momento, determinato nel corpo stesso, loro ritenevano che fosse conseguenza di un intervento precedente. Bastava che il prefetto di una congregazione avesse visitato il giorno prima quel malato per pensare che la guarigione fosse da ascrivere a un suo miracolo, compiuto per grazia divina o apporto soprannaturale (aiutato dall'alto, pensavano loro).
Naturalmente,
aggiustarono sempre le cose in dipendenza dei tempi. Le Chiese
dell'Occidente sono uno strano meccanismo che quando i tempi cambiano
aggiustano una parolina in mezzo a un testo di mille parole,
annullano un rito in mezzo a duecento, cambiano una formula in mezzo
a trecento, saltano una pratica dicendo che non è più
prescritta (ma prima, da chi lo era stata?). Scopo: far vedere che
stanno facendo qualcosa. Anziché fare come farebbe qualsiasi
persona sana (abbandonare completamente la dottrina, apprendendo
nuove cose e trasformando loro stessi), loro miravano soltanto alla
conservazione di quella organizzazione che avrebbe permesso la
sopravvivenza. In quel modo, sarebbe durata per sempre. 'Santi' ne
avrebbero visto ancora, poiché le cellule continuare a dare di
tutto un po'. Del resto, in mezzo a noi c'è di tutto.
Mentecatti, mentitori, assenti, ipocriti, bugiardi abituali,
nascosti, invisibili, miserabili, poveri, imploranti, nullafacenti,
inabili, handicappati. In base soltanto a parole, tutto si sarebbe
potuto dire. La parola meno chiara di tutte (santità) fu
proprio quella che permetteva la più grande libertà
nell'elevare. Vivendo sulle parole, si poteva far passare di tutto.
C'era il 'dopo'. Questo importava a uomini che dicevano di voler
premiare chi non aveva ricevuto nulla nella nostra società (e
qui avevano ragione!), chi avrebbe meritato un aldilà
meraviglioso (e qui erano ammirevoli, se davvero ci credevano).
L'unica cosa bella della 'santità premiata' fu proprio la
considerazione di una riparazione. Il problema, però, lo
abbiamo appena visto. Se le sofferenze di quella persona furono
dovute a problemi altrui, avrebbero dovuto indagare sui problemi
altrui. Se io vado a un appuntamento e l'altra persona non si fa
trovare (poi nemmeno scusandosi) non dovete premiare me, dovrete
'condannare' chi non si è presentato. Andrete a casa sua e gli
domanderete: "Perché non sei andato
all'appuntamento?". E fate i loro nomi. Se non ci fossero
problemi, non avremmo bisogno di ricompense. Chi è normale
vive, normalmente, di cose sue. Cammina, respira, studia, mangia,
beve, dorme, sogna, fa l'amore. I problemi vengono soltanto
perché in quel giorno s'incrocia con uno che gliene crea. Lo
abbiamo appena visto nel 'memoriale della tragedia'. Allora, inutile
stare ad ascoltare chi ha da raccontare un torto ricevuto. Non
è una cosa interessante, che dignifichi. Molto più
interessante andare da chi ha commesso quell'atto.