La fine di una lunga fase storica

Il tempo rende non più presente né concepibile la sopravvivenza di culti basati su idee di un'altra epoca, oggi superate. La vera teofania, da noi recuperata, riporta a una totale assenza di edifici del culto, perché è soltanto il nostro corpo che può sentirla e questo succede in qualsiasi luogo.

La liberazione da un imbroglio

Non c'è un motivo per cui una parola subisce una sorte o un'altra. Una parte consistente di etimologia è dovuta a imbrogli o ad inghippi avvenuti secoli fa tra parole semplicemente vicine tra loro, che magari differiscono per una semplice vocale. Molti dei cognomi, ad esempio, nacquero per pasticci o errori commessi oralmente da coloro che li riferivano. Nella lingua è compreso di tutto: slittamenti vocalici, omissioni, spostamenti sillabici... è un campo troppo irrazionale perché noi si possa dare risposte complete e logiche. In questo caso - parola dio - la falsificazione era troppo palese per non crollare prima o poi davanti al ragionamento. Anzitutto la parola 'dio' non ha un'etimologia certa, e per tutti questi secoli ha navigato per così dire 'protetta', come se gli studiosi non osassero disturbare e disturbarla. E il battesimo non ricostruibile porta comunque a un'origine non autentica. Se fosse una sostanza chimica o fisica non avremmo dubbi di alcun genere, ma anche per qualsiasi altro termine religioso non è difficile ricostruirne l'origine. Qui siamo davanti a un caso unico, un buco nero della storia linguistica che ridotto ai minimi termini configura un grande imbroglio subito dall'umanità intera. Dare santità e intoccabilità al nome è stato in fondo il migliore strumento per lasciarlo com'era. Quando evochiamo l'orco o l'uomo nero davanti a un bambino ci serviamo dello stesso procedimento. Se il bambino ci chiedesse di più risponderemmo o con fantasie o dicendo che non se ne può parlare.

D'altra parte, anche nella realtà ci rendiamo conto che succede la stessa cosa. Se io indico un oggetto (esseri animati compresi) questo si caratterizza per una presenza o per un'assenza. Io dico 'luce' e poi dico 'la mancanza di luce dà una situazione che chiamiamo oscurità'. Se invece avevi Dio era sempre presente, stranamente. E poi lo si citava solo per le azioni benefiche e per ringraziarlo, almeno questo è quel che facevano coloro che dichiaravano di averlo. Come se ciascun fedele si concedesse questo favore, questa specie di privilegio gratuito (perché in pratica richiedeva soltanto che si dichiarasse, 'tu credi?' 'sì'). L'unica forma di negazione è un concetto altrettanto letterario e inesistente come quello del diavolo, che nell'antico 'diabolus', 'devil' e 'deofol' sembra nient'altro che un calco di Dio stesso.

Negli ultimi 50 anni, alla eterna domanda tre persone su quattro rispondevano di sì, aggiungendo strane variazioni sul tema, come il fatto che gli parlino o che lo sentano in certe ore del giorno. Questo non soltanto dimostra il piacere ancora esistente in chi esibiva la sua fede ma in molti casi anche la risposta breve ed evasiva di chi non sapeva dire di no. E dire sì è facilissimo, non costava nulla. Tanto che poi - una volta lanciata l'àncora - la fantasia suggeriva sempre il come (ciascuno descriveva il 'modo suo' con cui vede Dio nella sua vita). Basterebbe già questo per ricondurlo alla letteratura e basta. Ma anche qui ci stupiremmo del fatto che il concetto è perfino sotto un personaggio come Mickey Mouse o David Copperfield, che almeno sono conosciuti (pur essendo inesistenti). Dio non era neppure quello, e così si sarebbe potuto dire di tutto. E guarda caso si parlò sempre bene di lui. I fedeli non si contentavano di rivolgerglisi, ma davano un loro senso a tutto ciò che lo riguardava. Compresi i teologi e i cosiddetti 'biblisti'. La massa oceanica di scritti in questi 20 secoli provoca un senso di sbalordimento, se consideriamo la completa assenza di notizie su un essere non conosciuto e mai apparso.

Affidarsi, prostrarsi, magnificarlo sono azioni di una fase inferiore della evoluzione. Storicamente le accettiamo, perché le studiamo. Se le vediamo ancora oggi restiamo imbarazzati. Gli antichi ne avevano bisogno, perché non conoscevano la comunicazione. Oggi che siamo in 2 ore da un continente all'altro e in cinque secondi possiamo dialogare a 10.000 km. di distanza non c'è proprio nessun motivo. Ciò che si diceva 'religiosità' per definizione dovrebbe essere il bisogno di avere qualcos'altro che non sia materia, però qualcos'altro c'è già ed è l'energia che circola nel pianeta e nell'universo in generale. Neppure in questo senso ci sono dunque motivi validi. Se devo nutrire un culto per qualcosa o qualcuno che non conosco preferisco scoprire elementi della realtà perché almeno li controllo e in una certa misura posso operare degli interventi. Insomma riguardano la mia vita.

Il recupero della legge di dio senza un adeguato insegnamento nuovo non esplicherebbe tutti i suoi effetti. Tutto però va fatto con cautela. Siccome gran parte dei sacerdoti vengono da una fiaba ogni ritorno alla realtà deve essere vigilato e graduale. Ed è utile che sia operato fuori dalla comunità, come succede ad esempio con una lettura individuale su Internet. L'idea di creare comunità, se ciascuno fa da sé e non ha bisogno del gregge, è ormai fuori dai tempi. Avere avuto un'organizzazione che accogliesse tutti i 'rifugiati' della società fu senza dubbio l'opera più grande del dio di allora... Quando io vedo scritto all'entrata di una chiesa 'Guai a me se non portassi in giro il Vangelo' mi spavento ancora una volta. Ora io dico: hai bisogno di un testo di 1900 anni fa per capire che visitare un malato è cosa buona? Hai bisogno che quella cosa l'abbia fatta il figlio di Maria per sapere che è buona da farsi? L'intelligenza di cui disponiamo ci permette oggi di sottoporre le nostre azioni a una valutazione e a un giudizio più articolati e complessi di quel che appare dalle vicende narrate in quei testi. E siamo molto più avanti di quelle metafore. Un uomo normalmente dotato non ha bisogno di un Decalogo per capire che uccidere un'altra persona è un atto da non compiere. Se poi leggesse che 'desiderare la roba o la donna d'altri' è cosa sconsigliabile, potrebbe essere d'accordo in teoria, visto che in pratica constaterebbe che quel desiderio torna continuamente alla sua coscienza senza che si abbia un danno sociale. Se leggesse che è obbligatorio 'onorare il padre e la madre' potrebbe obiettare che non è da meno 'onorare un figlio' e 'rispettare qualsiasi essere umano, a prescindere dal grado di parentela'. Come si vede, è difficile racchiudere l'esistenza umana in dieci o quindici regole, anche perché essa non propone casi così semplici e sommari ma espone piuttosto ad esperienze che non sempre ricadono sotto una medesima legge. Si impara vivendo, non fissando prima delle regole. E' insormontabile l'obiezione che in pratica fu dato da bere quel Decalogo soltanto perché fu il primo a uscire. Il fatto che ogni volta ciascun testo sacro soppiantasse quelli precedenti dimostra - se ce ne fosse bisogno - che non vi fu mai un periodo superiore agli altri e che ogni volta la comunità non faceva altro che accogliere una serie di principi che parevano migliori di altri. La successione di tre distinte rivelazioni monoteistiche avrebbe dovuto mettere in sospetto. Se ci si presenta una volta, non ci si ripresenta più in seguito. Solo che in quei tempi i popoli non comunicavano tra loro, e così capitava che ciascuno - non avendo i patrimoni di cultura già acquisiti da altri - pensasse ogni volta di 'scoprire l'America'. Fate la prova rivelando un importante segreto a tre persone, in sedi separate e in momenti distanti tra loro. Se quel segreto venisse svelato tutto in una volta pubblicamente (esempio di oggi: trasmissione televisiva; annuncio alla radio; articolo di giornale) tutti avrebbero un'unica data. Siccome parliamo di epoche in cui non era possibile una trasmissione unica e pubblica per tutti non ci rendiamo conto che tre culti monoteistici - per di più diversi tra loro - si annullavano a vicenda. Scusate, se io ho una sostanza che si chiama 'petrolio' essa deve essere per forza quella per tutti e non possono esserci 16 o 60 culture diverse che concepiscono quella sostanza a modo loro. E così come il petrolio non può essere 280 cose diverse neppure quel Dio unico avrebbe potuto essere rispettato in migliaia di regole differenti da culto a culto.

Tutto questo discorso non può che riportare alla nostra tesi centrale, che fossero parti della nostra psiche. Ogni volta si rincorse una gloria in più nella costituzione di un'unica comunità universale del culto. E invece tante volte mi son chiesto: se non fosse stato un nome così facile come 'cristiano'? Quella gente trovò anche una facile nominabilità, perché il 'Christòs', unto, divenne poi facile in tutte le lingue del mondo (christian, crétien, cristiano, ecc.). Era come se avessero trovato un oggetto passe-partout. Se anziché Gesù si fosse chiamato Marco Clodoveo come avrebbero fatto? Clodoveo non avrebbe certo trovato porte aperte nelle altre lingue. Avendo un monopolio basato sulla parola bastava questa senza necessità di dimostrazioni o di qualità particolari. Siccome la parola da sola non costituisce realtà visibile hanno dovuto costruire un universo invisibile al quale si poteva solo aderire 'ad occhi chiusi'. Mentre gli uomini più istruiti o più elevati spiritualmente approdavano a grandi realizzazioni filosofiche, a trattati, a opere d'arte, a ritiri spirituali, a grandi opere di carità, la parte del popolo meno istruita 'beveva' il nucleo volgare di questi culti, basato su pratiche sacrificali e formule mnemoniche. Qui il secolo XIII° non è stato diverso dal XX°.

La voglia di darsi alle religioni si aveva anche quando una crisi improvvisa o una fase depressiva costringeva a rifugiarsi da qualche parte senza che questa parte venisse trovata. Bastava un libro, un passo di una lettura, una improvvisa apparizione della mente a far scattare quel meccanismo perverso che allontanava dal mondo delle persone libere. E non si accorgevano di dare una mano a potenze della controparte, perché stando così le cose avrebbero favorito la contrapposizione tra gli uomini (con il profittamento dei più forti e dei più ricchi) e lo stallo della civiltà. Questi culti possiedono ancora oggi i mezzi per accalappiare. I passi da citare - le parabole - sono già pronti. Si tratta soltanto di metterli in moto ai danni dei più deboli. Qui l'azione dei propagandisti fu fortissima. Da quelle parti ci si vestì di questo mondo e lo si portò per tutta la vita. Ma anche qui c'era una grossa carenza. Il difetto di tutte queste persone fu ancora una volta insito nella natura stessa di uomini. Un vero uomo ha non solo degli alti e bassi, ma delle crisi. Dopo queste crisi accetta con normalità di ricominciare da zero. Anche con quel che ci è stato tramandato. Questa categoria non lo avrebbe fatto mai.

Con la falsificazione di cui parliamo i più deboli non si distinguevano più dai semplici imbroglioni. L'inganno originario più clamoroso fu quello della segregazione femminile. La falsità sta nel fare una scelta che ne preclude poi qualsiasi altra. L'errore nacque - come dico in altra pagina - da una sistemazione coatta della natura, che volle il sesso femminile 'ordinato' in un modo o nell'altro. Se la natura non avesse chiamato sotto le sembianze di un uomo fecondante ci sarebbe stata la riparazione con il ritiro pseudo-spirituale. Ma una condizione diversa da quella degli altri si costituisce quando si esplica un'attività diversa o quando si nasce con determinate qualità. Se si fa né più né meno quel che tutti possono fare non c'è bisogno di creare abiti o status speciali. Quella cosa che loro chiamavano ' vocazione' era proprio la quintessenza di questo inganno inflitto a se stessi. Nascendo - 8 volte su 10 - da una sensazione di emerginazione o da una delusione, non possedeva alcun riscontro con una libera scelta. Se io vengo profondamente deluso da qualcosa o da qualcuno più potentemente dovrei battermi, perché traendone lezione mi rinforzerei e tornerei alla carica sconfiggendo il soggetto di quella delusione. Mettersi un abito diverso significava cedere al primo impulso, senza mostrare un brandello di vitalità e di fiducia in se stessi. E come compenso quel che di fiducia mancava in questo senso diventava fede in quell'altro. La scelta valeva così a dare una fede a chi semplicemente non ne era provvisto per se medesimo.

Il ritorno della vera teofania. Manifestazione del divino. Questo significa la parola 'teofania'. Naturalmente, avendo archiviato il senso con cui fu inteso, diventa 'manifestazione di quella legge'. Prima si poteva richiamare gratuitamente anche quando non c'era; ora non è più possibile ingannare se stessi e gli altri. Una manifestazione si ha quando - a livello personale - ci accorgiamo della concatenazione naturale delle circostanze che porta all'evento o al contrario al non verificarsi dell'evento (la legge comprende tutto, questa è la grande novità rispetto al passato che vedeva soltanto metà della realtà e non concepiva ciò che non si realizza). Esempio. Se io assisto al rallentatore a tutti i frammenti visivi di un incidente stradale ho l'esatta sequenza che mi permette di osservare la legge di dio. Siccome nella vita quotidiana non disponiamo di questa possibilità e vediamo coi nostri occhi, diciamo che la teofania è un fatto raro ma possibile. Si avrà quando si ha la esatta percezione che - data quella serie di circostanze di tempo e di luogo - quel che sta per verificarsi non poteva non verificarsi, o viceversa quel che non si verificherà non poteva verificarsi. Questa manifestazione avrà più probabilità di essere presente in uomini con grande senso della osservazione o della contemplazione. Dunque, i requisiti individuali restano i medesimi. Ma mentre prima il mistico si isolava dal mondo per poter mostrare la sua condizione, ora questo non è più necessario perché dio è già nella realtà. In sostanza, la legge di dio opera già nella realtà senza che la si debba cercare. E così il senso mistico delle cose è già negli uomini, nel loro corpo, non ha più bisogno di parole, di descrizione di vicende bibliche o di sermoni.

Proprio nella teofania cova il segreto di tutta la questione. Siccome Dio era diventato un essere per così dire 'animato', con cui dicevano perfino di parlare, il concetto logicamente scomparve dalla circolazione non appena subentrò il falso Dio. Se io parlo alla gente di Winchapilg e questo Winchapilg non esiste quale manifestazione si potrà mai avere? La teofania la scoprirete soltanto in rari passi di trattati di scienze esoteriche o di simbolismo dell'antichità, perché dall'antichità si era persa. Così come il vero dio.

pagina-indice comparsa nel 2002


NOTA POSTUMA DEL 2 agosto 2003 - Alcuni lettori ci hanno segnalato una certa meraviglia nel constatare il tono perentorio e sicuro delle pagine sulla storia del concetto di Dio, come se fosse stato tutto già accertato e messo in archivio. Ma infatti è proprio così. Dall'inizio dissi che Memoriale non ha bisogno di un'accettazione da parte di qualcuno. Con la diffusione della cultura e ancor più con Internet, la democrazia planetaria non ha più un'autorità centrale che comanda.