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Cosa decade -
Chiesa Cattolica Romana, Chiese Protestanti, nate dalla Riforma del
XVI° secolo, Chiese Ortodosse, nate dallo scisma del 1054, sette
cristiane variamente dislocate e associazioni con quella ispirazione
(presenti specialmente negli Stati Uniti), templi ebraici...
Chi decade -
Decadono gli organi. Con questo intendiamo dire che non dovete più
considerare in vigore le cariche e i titoli che non solo quei
tre culti monoteistici ma anche altre organizzazioni eventualmente si
diedero in passato. La ricostruzione dimostra che non c'è altra possibilità che quella da noi prospettata. Se ve ne fosse un'altra (vedi pagina di appendice) sarebbe molto più tragica, perché significherebbe che realizzarono davvero una frode, dal principio. A questo non vogliamo credere, perché vorrebbe dire arrivare a dover 'condannare' perfino la nascita delle religioni, che invece fu una cosa bella. La nostra ricostruzione preserva il contenuto sacro dei culti e perfino dei miti precedenti, ma a condizione di riportare quella parola allo stato originario. Come dire: hai avuto una cosa bella con gli strumenti sbagliati. Ora che lo so, mi riprendo gli strumenti e ti metto alla prova nella nuova realtà. Se li sai usare puri ti ricostruirai una vita. In questo modo cambierai te stesso, in una nuova visione della realtà. Se non li saprai usare dovrai decidere cosa fare della tua vita, che è guidata da un cervello non addestrato all'epoca odierna. Oggi non si richiede più una conversione, ma un 'sentire', che è cosa totalmente diversa e non ha bisogno di carte. Fidatevi di più di coloro che mettono la loro conoscenza al servizio degli altri senza interessi e senza seguire una carriera e senza inseguire i conti in banca. |
La decadenza automatica degli organi L'unica forza rimasta a un certo punto era data dal numero. Così, chi aderiva (spesso sarebbe meglio dire 'si intrufolava') diceva a se stesso: "Sono talmente tanti, che comunque posso considerarmi in compagnia". All'interno di sé si veniva tenuti a galla per lo più da questo pensiero, che è molto vile. Così, anche nel caso più drammatico, si sarebbe sempre fatto appello sia a un'autorità superiore sia alla inamovibilità dell'apparato. All'esterno, fu prevalente l'interesse. Così, se un uomo arrivava a insegnare storia delle religioni, è chiaro che si sarebbe limitato a rispondere a interviste o partecipare a convegni, senza mai porsi il vero problema. In questo modo la società degli ultimi decenni mantenne uno status quo, in cui ci si limitava a registrare numeri teorici di adesione senza mai intervenire in modo innovativo alla radice. Il giornalista che ancora oggi li dava nell'ordine dei miliardi non pensava mai che la marea di cretini non diventa più apprezzabile col crescere del loro numero. La verità è una sola, non ha bisogno di un numero. Essa potrebbe anche giacere in fondo al mare, per millenni (finché uno, anche uno soltanto, non la ripescasse). Non siamo più nel mondo della fede, eppure ci sono milioni di persone che non sono state avvisate. La dispersione, anziché essere ridotta, viene mantenuta da false autorità spirituali. Non è un'elezione che ti rende maestro se maestro non sei. Non è un voto che dà un'autorità a un uomo. Ecco perché, nel caso di queste chiese avremmo potuto domandarci anzitutto: "E chi dice che quel Dio, se fosse esistito, avrebbe delegato quegli uomini a rappresentarlo?" Se davvero fosse esistito quel Signore, saremmo stati per lui in parità. Non sarebbe certo esistito qualcuno investito di funzioni solo perché era stato eletto da cento persone e perché lo richiamava a parole. Veda chi legge quanti problemi, quante infinite questioni si sarebbero poste se avessimo accettato quel mondo. Chi ha capito il nostro messaggio necessariamente capirà perché Memoriale non riconosce alcuna delle attuali autorità religiose. Se 'dio' significa un'altra cosa, tutti quelli che ebbero un potere in suo nome automaticamente decadono. Non c'è bisogno di un atto speciale, di una lettera mia, o di una diffida da parte di qualcuno. Dire che torna dio significa necessariamente sconfessare tutti gli uomini che per incarico loro o altrui vennero insigniti di un potere spirituale o temporale basato su quel Nome. Se non lo facessimo continuerebbero a credere di avere qualcosa che a loro non compete, poiché glielo dareste voi regalando un credito che a loro non spetta. Anche quello che non potrà essere immediatamente dichiarato 'estinto', perché occorrono degli accordi politici, non esiste più ugualmente. Nessun rabbino può avere alcun tipo di autorità, poiché quel ruolo apparteneva a una società che oggi non esiste più. Se ha autorevolezza per studi compiuti gli riconoscerete questa. Dal punto di vista degli aderenti, eliminata qualsiasi carica, restano soltanto i 'sapienti'. Questo va bene. Se voi conoscete un uomo che per profondità di studi (sia dentro o fuori da un'organizzazione) ne sa, non potete certo levargli qualcosa. La cultura è la ricchezza più profonda. Qui siamo su un altro campo. Se trovate un maestro che conosce davvero dei segreti quello è un incontro che vi può cambiare la vita. Che sia maestro (non dite più 'iniziato') ve ne accorgete da tante cose. Dal segno che vi lascia, dalle tracce anche in sua assenza, dal ricordo, insomma da tutto. Un maestro lo trovate nella vita. In un giardino, in un parco, in un viottolo di campagna, in un treno, in un bar seduto a un tavolino. E non ha certo l'abito dei cardinali. Neppure al Dalai Lama può essere riconosciuta un'autorità. E' soltanto un uomo che ha letto, ricercato, e che dà conferenze su temi di saggezza. Se fosse possibile autonominarsi tutti saremmo dei Lama (magari Banzai, Shui o altre amenità). Vestirsi in un certo modo, dopo essere stati magari accreditati come capi di un ristretto territorio o come successori di una dinastia, non basta. Se siete impressionati da quelle comunità del Tibet in cui si rasano in testa e recitano dei mantra ritornate dalla vostra impressione, perché si tratta - come si dice volgarmente - di acqua fresca. Non c'è nulla di importante in quelle cose. C'è anche lì un grosso contributo di auto-convinzione, che naturalmente non basta per fondare la sostanza. Tra l'altro, il Tibet ha una ricchissima tradizione e un patrimonio di cultura molto interessante negli ultimi secoli. Ma queste piccole comunità di oggi non hanno molto significato. In India l'ashram purtroppo è stato anch'esso corrotto e non conserva più l'autenticità delle origini. Oggi si va in India per incontrare uomini chiamati 'santnni' o 'guru' che spesso sono soltanto 'capi' che profittano di una comunità facendo credere di possedere doti che non hanno. Ci sono anche lì dei maestri veri, ma è probabile che li troviate per strada, o in qualche luogo in cui non li attendevate. Visitai ad esempio la ex-comunità di Rajneesh, a Poona. Era il 1997. Si pagava una cifra simbolica, che serviva a finanziare il centro, ma fui accolto con molta gentilezza. Due membri si offrirono di portarmi in giro per mostrarmi le varie attività. Ma furono loro a domandare a me, forse incuriositi. E così fui io a dare loro istruzioni e a dover fare qualche critica. Rajneesh fu inarrivabile, un uomo completo. Ma questa comunità, dopo la sua partenza in Oregon, era stata un pochino abbandonata. Mancava proprio l'entusiasmo. In compenso circolava una certa aria snob, come se quei membri volessero comunicare ai visitatori che loro erano 'gente speciale'. Gli arancioni sono sempre stati così. Dicevano male della società facendo credere che loro avevano superato tutto. Mi fermai a discutere su un concetto fondamentale: non si può fare troppe ore di meditazione, perché così butti via il tempo. Sette ore piene nella giornata sono già troppe. Non abbiamo bisogno di una concentrazione così esagerata di inattività. Era solo un esempio per dire che molti travisano sempre e portano ad esasperazione le pratiche apprese. Travisarono ed esagerarono in tutti i culti (in fondo, la parola 'culto' fa pensare proprio a un'esagerazione). Quelli chiamati 'cristiani' si misero a dedicare giornate intere, come se quello fosse un tempo speciale. Gli Ebrei che si piegavano davanti al Muro del Pianto sembravano davvero un pianto umano. Dare queste cose alla gente era come dare un messaggio (2000 anni fa) senza tirocinio. Mai arrivare agli estremi, né in un senso né in un altro. Credere in quello che si fa non può arrivare a snobbare tutto il resto. Anche quando si dice che un insegnamento è sbagliato - come ha fatto Memoriale - non si annulla la personalità di coloro che lo impartivano. Il messaggio, quando è di rottura necessaria, consiglia semplicemente di non aderire più a pratiche o concetti che sono stati superati da altre cose. Estendendo al Buddhismo e all'Induismo il nostro discorso entriamo in un campo interessante ma sterminato, per il quale non ho lo spazio necessario. Di queste due grandi tradizioni - soprattutto la seconda - è interessante studiare la parte teorica e filosofica. Quei termini possono essere studiati, non sono trasferibili pari pari nella civiltà occidentale. Ricordiamoci che tutto deve sempre partire dalla fisica. Su questo vanno costruite le prime basi da offrire ai ragazzi. Qui concludiamo ricordando che il vero dio postula una scienza unica per tutte le pratiche che chiameremmo 'spirituali', poiché non c'è una separazione. Noi viviamo già TUTTI una nostra dimensione dello spirito. Pagina pubblicata il 26 febbraio 2003 e aggiornata il 5 marzo 2003 e poi il 28 gennaio 2006 |