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Le prime volte di questo tipo sono sempre difficoltose. Si scopre una paternità che non c'era, e poi arriva un colpo di scena: il personaggio era un altro. Non è facile neppure per me. Chi legge non può immaginarmi come un regista di pietra che mette in scena una produzione teatrale e poi se ne va. Ho bene in mente di aver toccato un uomo che è stato considerato 'unico' nella storia. Ma pur sempre un uomo, qui sta il nocciolo. E un uomo come gli altri, anche se 'meglio' di tanti. I libri sul passato riportano sempre una realtà che non è la nostra. Se voi mi leggete qui, in diretta, sapete che potete fidarvi. Ma se guardate a un testo di 1900 anni fa, quei termini non sono come i nostri. E di un uomo vissuto tanto tempo fa che certezze abbiamo? (8 gennaio 2002, ore 21.45) E' capitato, abbiamo tratto questo dado. Mi spiace dover dire a quelli ancora un po' dubbiosi che non c'è speranza di recuperare l'altra parola. Un anno fa proprio in questa giornata iniziai la serie di aggiornamenti sulla storia di Dio, e arrivai il 29 gennaio alla 'dimostrazione'. Sarebbe bastata già questa dimostrazione, e invece venne anche la resurrezione col significato vero. I primi di gennaio 2002 è arrivato un nuovo bastimento, con marinai diversi e natali di tutt'altro genere. Se avete penetrato bene la materia, dovreste fare un'unica domanda all'autore. Come mai ora? E io dovrei rispondere attribuendo ancora una volta l'azione a dio. Non perché è stato dio a compierla (questo non lo diremo più), ma perché dovrei dire una frase del tipo 'Un dio più unico che raro ha reso possibile il completamento dell'opera'. E qui i più fantasiosi e amanti dei giochi di parole aggiungerebbero 'di Dio'. Può essere possibile un'opera su Dio resa possibile da dio? Domanda che mi piacerebbe rivolgere a qualcuno dei lettori. Dando sostanza a tutto, si direbbe che sarebbe stato un atto da autolesionista. Intervenire per cancellare la sua stessa esistenza tra noi per mezzo della mia persona. La cosa più interessante è che dobbiamo rispondere 'sì, è stato possibile'. Applicando la legge or ora presentata diremmo che i primi giorni di gennaio 2002 hanno inteso porre fine a quella falsificazione. Ovvio corollario: se per ipotesi avessi tentato la cosa i primi di luglio avrei potuto fallirla. Qui ragioniamo come quei sub che tentano il record di immersione in apnea. Il 21 luglio dicono: 'No, oggi, con questo vento e questo mare non conviene neppure tentare, lo provo dopodomani'. E magari il 23 fanno il record. Ecco come possiamo relazionarci col nuovo dio. Questo è un dato di importanza capitale. (8 gennaio, 22.50)
Qualcuno
dirà: 'Ma se quella - per te - era una parola fasulla. non
poteva essere più un Dio (a ispirare) ma soltanto e
nient'altro che un'illusione'. Giusto. Infatti, non esistendo quel
Dio che avevano sempre chiamato, io ho avuto relazione soltanto con
quest'altro dio. Quindi ricostruendo il processo diremmo: 'Il dio dei
primi di gennaio mi ha reso possibile uccidere il falso Dio'.
Perciò potrò usare in questo caso un'attribuzione
(figurata ovviamente) di volontà oppure dare un
ringraziamento, come in quelle formule della pagina sulla
conversione. A questo punto - lo so - avanza un primo plotone di obiettori.
Premesso che non sono ancora arrivati alla definizione, questi
dicono: 'Ma se non conosci prima quella successione e gli effetti
dell'azione come fai ad attribuirla a un concetto che definisci
legge? Un dio che salva 33 passeggeri di un pullman rovesciatosi non
è il Dio di prima?'
Un secondo
plotoncino di obiettori del primo giorno agitando
pollice-indice-medio raccolti fa questo ragionamento: 'D'accordo, ma
dove arriviamo? Che culto sarebbe questo?'. Questo tipo di obiezione
tradisce una incapacità a passare dall'altra parte come
categoria. Qui siamo ancora lontanissimi, non si è capito
neppure che non siamo più col vecchio barbuto a cui si
domandano delle cose pregandolo. Il vero 'dio' non genera un culto. Un culto presuppone un oggetto di venerazione
secondo una determinata serie di credenze e miti che lo circonda. Qui
non abbiamo né credenze né miti. Qui abbiamo
realtà. Qui si ragiona, non si passa il tempo a venerare.
Quindi è normale che non esista neppure un complesso culturale
di miti. Non ci sono 'madri di dio', non ci sono 'interventi
speciali', 'reincarnazioni di uno solo', 'devozioni'. Non c'è
nulla di tutto questo. La cultura qui viene formata da quello che
viviamo, perché è questo la realtà. Perché
qui si parla spesso di successione naturale e di evento?
Perché è in ciò che accade che si manifesta la
realtà, che ci appare il dio che perdemmo in quel maledetto
giorno dell'antichità. E quel dio causava stupore non minore
del nostro odierno. La Teofania, specialmente nella sua prima
manifestazione all'individuo, fu qualcosa di inesprimibile con i
gesti e con suoni del palato. Si rimaneva a bocca aperta, non
essendoci altro mezzo per rendere una immobilità sensoria del
corpo e dell'anima, che solo in quel caso erano tutt'uno. Qualcosa
che ci colpisce profondamente penetra infatti nelle cavità e
dà brividi, cioè non è soltanto un fatto di
epidermide, ma coinvolge anche la nostra sostanza spirituale. Queste
cose non hanno nulla a che vedere con un Essere presunto 'che sta nei
cieli'. Sono belle proprio perché sono interamente nostre.
Un'illuminazione non ha bisogno di un luogo particolare per il culto.
Sono cose che circolano dappertutto, ma all'interno del nostro corpo.
Siamo affascinati, abbagliati. Non abbiamo una capacità
immediata di risposta, perché gli organi motori non ricevono
impulsi da un sistema nervoso temporaneamente bloccato. E questo cosa
ha a che vedere con un culto? Nulla. Quindi dobbiamo distaccarci da
questa idea del culto. Un terzo plotoncino non ha digerito bene il bacio sulla bocca che arriva improvvisamente con 'un dio strano'. A parte il tipo di posizione, ci si può domandare: 'Perché strano? Se hai detto che è una legge, e che questa non ha attributi suoi di volontà come può essere strana? Una legge non è già un principio operante in maniera autonoma?'. Risposta: certo che lo è, ma qui abbiamo una legge che si rinnova attimo per attimo. Almeno in teoria (poi vedremo altre cose) non è mai quella di un secondo prima e neppure quella già diversa di un secondo dopo. Se io sto parlando a una persona e improvvisamente mi ritrovo la sua bocca sulla mia senza quasi accorgermene vuol dire che lo spazio-tempo mi ha catturato, vuol dire che sono stato 'stregato' da qualcosa che la mia razionalità non ha potuto controllare. E' un fenomeno ai confini con la magia, e proprio per questo si definisce strano. Inoltre, la frase faceva parlare il soggetto umano, non aveva 'dio' come soggetto. Dunque è normale che il soggetto umano tenda a mettere in risalto un 'dio' improvviso e inaspettato che ha saputo vincere la sua resistenza razionale e la barriera dei sensi che tutti abbiamo. Infatti, se il soggetto fosse stato razionale cosa sarebbe successo? Se ci baciasse improvvisamente una persona che non gradiamo cosa facciamo? Mettiamo davanti una mano e la scostiamo per farle capire che non accettiamo il suo gesto. Se uno dice: 'Mi sono ritrovato SENZA ACCORGERMI con la sua bocca sulla mia' è evidente che non ha avuto neppure mezzo attimo per governare un impulso. Quell'impulso gli è arrivato senza incontrare la minima resistenza del super-io. Dunque, è una frase molto bella. Serve a dire che lo spazio-tempo ha vinto su un singolo uomo senza che questo potesse opporgli alcunché. Un dio improvviso arriva a illuminare ancora una volta la situazione secondo una legge che è COMPRESA IN QUEL FRAMMENTO SPAZIO-TEMPORALE. Ecco un altro dettaglio importante. Se non capiamo questo è inutile anche continuare. Quel bacio non sarebbe potuto arrivare in un momento qualunque. Uno dei ricordi più belli della mia vita fu proprio il mio primo bacio. Furono notevoli le difficoltà, all'inizio. Il mio super-io impediva un abbandono. E' qualcosa che vediamo anche in molte donne, che all'inizio non riescono a darsi in maniera gioiosa e libera a una relazione sessuale. Manca perfino una risposta del corpo, i cui organi pare non accettino quelli dell'altro. E così si fatica, si hanno strani blocchi o impedimenti che vengono sciolti soltanto dalla sensibilità del partner o da un frammento spazio-tempo successivo (attenzione, non è frigidità, anche questa è una favoletta, è rarissima... quasi inesistente la frigidità vera al sesso). In me, ugualmente, non fu subito facile realizzare un incontro con la mia partner. La mente aveva visto altri farlo, ma non avendolo mai comandato a me non poteva fare in modo che gli organi del sistema nervoso dessero l'ordine di farlo alla testa e alla bocca. Il momento in cui questo avvenne fu ancora una volta magico, tale da manifestare 'dio' vincendo le barriere che noi frapponiamo con la ragione all'istinto. Fu un attimo cruciale e unico. Finalmente, essendo riuscito a slegarmi dal super-io penetrai in quell'universo morbido e magico dello scambio con l'altra persona in cui non si deve ragionare ma darsi, abbandonarsi. E vedete che anche questa è una Teofania. Una delle più sublimi. (9 gennaio 2002, ore 7.35) Per arrivare al quarto plotoncino facciamo un balzo culturale. Arriviamo infatti ai cultori dell'esoterismo e del simbolismo. Qui gli obiettori del primo giorno, avendo più cognizioni, fanno un discorso molto più complesso e ricco di articolazioni. Anzitutto, c'è da considerare che essendo sempre stato ai margini, l'esoterismo si è sempre alimentato di questi stessi margini. Non per niente si chiama così. Dunque, ogni volta che uno di questi rappresentanti parla in pubblico succede che gli altri sono 'sul chi vive', sono sempre preoccupati e quasi gelosi che la materia - così trattenuta in passato - venga divulgata. Non considerano che la materia non fu divulgata proprio per motivi sociali, o perché non si poteva dire in quel momento o perché un potere dominante schiacciava tutti gli altri. Non considerano che con Internet presente fin dall'antichità non sarebbe mai esistito nessun esoterismo. Così questi signori avanzano sempre - in questi casi - delle obiezioni metafisiche complesse. Io mi sono messo ad esempio nei panni di uno di questi, il quale probabilmente direbbe in questo caso: 'Non capisco questo tipo di trattazione. Arriva a conclusioni logiche su processi irrazionali, dà delle indicazioni molto semplici su una Rivelazione (che ha a che fare con gli stati superiori della coscienza), e distrugge tutti i simboli. Come è possibile tutto questo?'. A una persona che mi dicesse così dovrei rispondere che la sua è un'idea sbagliata perché assume dei dati precedenti a un'esperienza senza penetrare nell'esperienza stessa. Il simbolo ha fondamento nella natura dell'esperienza stessa, non in un dato precedente. Questo dato che precede è solo il presupposto. I simboli della cristianità si affermarono in quello spazio temporale con presupposti già alle spalle come i racconti della vita di Gesù, i primi sacramenti conferiti, la croce ecc.ecc., ma trovarono applicazione solo in una realtà successiva. Abbiamo detto che tutto fu postumo. Già per mettersi a stendere i quattro Evangeli occorsero qualcosa come 30 o 40 anni. E' come se io oggi mi mettessi a fare il Vangelo di un'esperienza avuta nel 1960. I presupposti li ho già maturati. La formula posso applicarla solo nella realtà di adesso. Facciamo un altro esempio. Nel 1989 - vedi Memoriale di quell'anno - ha inizio il nuovo mondo. E' ovvio che non potesse affermarsi subito, ma che gettasse subito il seme per qualcosa che sarebbe arrivato in seguito. Ed è proprio quello che comincia ad arrivare ora e che gli ultimi 10 anni hanno lentamente maturato. La Rivelazione ha a che fare proprio con cose semplici, mai con complicate. Essa si sviluppa sì con procedimenti psichici (visioni, intuizioni, improvvise metamorfosi) ma il contenuto non è mai complesso, non è cultura come la intendiamo noi. Una Rivelazione - ad esempio quella che avete letto in questo sito sulla falsificazione della parola 'dio' - non è un teorema o un discorso sugli effetti scientifici di qualcosa, ma è soltanto un concentrato improvviso di intuizioni immediate su fenomeni altrettanto semplici. Cosa dice chi viene improvvisamente illuminato? Dice 'ci sono', è come se egli fosse improvvisamente 'dentro' qualcosa (perché la lingua non tradisce mai), non è che si metta alla lavagna a scrivere o spiegare formule di algebra. Il 'ci sono' comprende già tutto l'occorrente. Quando si ha un'intuizione è come avere improvvisamente una lampada per rischiarare un ambiente che in precedenza era buio. In un attimo quella luce irrompe nell'ambiente e si diffonde dappertutto. Non occorre distribuirla (=spiegarla in superficie o in estensione). Il 'diffondersi' implica un irraggiamento globale. Così, quel momento in cui irrompe la Teofania ha lo stesso effetto, fulmineo e globale. In un attimo si realizza quello che i 40 anni precedenti non avevano fatto capire o realizzare. Tanto è vero che uno dice: 'Ma è possibile che in tutto questo tempo non l'avessi capito?'. Non gli pare vero, perché la realtà di un singolo attimo ha seppellito tutta quella che l'ha preceduta. E non c'è una misura, un poco o un molto. Si può realizzare in un attimo qualcosa che nessuno aveva capito in 2000 anni di storia. E ripeto: voi, ciascuno da solo, lo realizzerete in un momento che sarà unico. (9 gennaio 2002, ore 8.34) Altra cosa sono invece le pretese di coloro che dicono: 'Ma il mistero dov'è? Allora non esiste più neanche 'mistero'?' Definiamoli quinto plotone, forse più intelligente di altri (se davvero c'è stata o ci sarà questa obiezione, sto andando per probabilità che intuisco). Qui sono io che devo fare un discorso più lungo e complicato. Nel vero dio c'è già tutto, cioè sono già contenuti tutti i dati della realtà. Quindi, assieme con la chiarezza e la sintesi ci sono anche la (possibile) analisi e il (possibile ma temporaneo) mistero. In quel frammento c'è già tutto. Sta a noi scoprirlo, proprio nei simboli (rieccoli, in un altro senso che quello già evocato, qui sono simboli di presenza). Se una persona trova misterioso lo svolgersi della realtà, come nel bacio improvviso, significa che non ha potuto controllare questa realtà e potrà spiegarsela solo in un momento successivo. Se non la capisse mai, la realtà di quel momento resterebbe un mistero per sempre. Questo è più che ovvio. Era mistero la rivelazione di Dio nella Bibbia, perché noi dicevamo come ripetitori 'è mistero' presupponendo che quella realtà si fosse manifestata senza che gli uomini in questo frattempo la abbiano capita. Ma qui c'è una svolta: ora che vi ho spiegato la falsificazione e la vera identità di dio quel mistero non c'è più. Dunque appena viene levato il velo (=rivelazione, svelamento) lo svolgersi di quella realtà diventa chiaro. Veniamo a oggi. Se uno non capisce un suo frammento del 2 gennaio 1987, quel frammento rimane inesplicato finché qualcuno (es., partner di quel giorno che dice: 'Ora ti rivelo un segreto di 15 anni fa) o qualcosa (es. un libro sull'astrologia, un diario segreto della partner, una scoperta di sè davanti a uno psicoterapeuta, ecc.ecc.) glielo spiega. Tutto questo però significa anche un'altra cosa: se il frammento di storia conteneva un dato o un personaggio inesistente, è chiaro che questo mistero non si svelerà mai finché qualcuno o qualcosa dirà: 'Signori cari, era una balla, questo personaggio fu solo inventato'. E questa è al tempo stesso rivelazione (soggettivamente, di Giovanni Monni) e teofania (oggettivamente del dio dei primi di gennaio 2002). Quindi, ricapitolando, il mistero è contenuto in quel periodo storico, ma attenzione... potrebbe trattarsi di un semplice imbroglio. Io dico 'Signore e signori, ieri mi è apparso Dio, dovete credere che questo è il nostro Signore'. Che succede? Se gli altri ci credono purtroppo accettano quel dato e lo tramandano erroneamente alla storia. Ecco perché l'ideologia (e la fede, che è una sottospecie) è stata un dramma, nella storia dell'uomo. Ha tramandato credenze anziché certezze. L'ideologia è la prima cosa da estirpare. Tornando all'obiezione, diremmo che del mistero decade quell'alone di magia che per tanto tempo si era instaurato in tutta la cultura soprattutto occidentale. Se io spiego bene un frammento non ho bisogno di nutrire il mistero. Quando noi guardiamo un film poliziesco non è che rimaniamo anche dopo la fine senza chiarimento della vicenda. Il poliziesco è bello perché a un certo punto i nodi della questione si sciolgono e la trama chiarisce i misteri. Se non facesse più questo nessuno guarderebbe più i polizieschi, perché andremmo via con una rabbia tremenda per non aver saputo chi era l'assassino. Questo ci porta a derubricare anche il 'mistero' nei suoi pretesi valori. Noi pensavamo che mistero fosse una cosa affascinante e un valore autonomo mentre è soltanto la fase che precede la spiegazione. Una volta spiegato un lato oscuro non c'è più nessun mistero. E' come dire che una volta illuminata la stanza non siamo più al buio. Lo eravamo stati, in questo caso, per 2000 anni. (9 gennaio 2002, ore 9. 41) Avanzano ora quei signori che si nutrono da mane a sera di romanzi e di storie della letteratura come se da essi promanasse l'unica ragione per vivere. Questi mi chiedono - un tantino preoccupati - se esisterà ancora - almeno di concetto - il mito. Il sesto plotone è un altro gruppo raffinato che attribuisce gran peso al valore dei miti come narrazione fantastica dell'uomo che si propaga nel tempo e in tutte le letterature. 'Ma... e i miti?'. Allora, qui torniamo alla definizione. Se mito è 'racconto fantastico' ci attrae e ci affascina, soprattutto per i suoi simboli. Qual è il mito del vero dio? Direi che resta dove è sempre stato. In noi. Su questo ci sono poche variazioni. Una volta recuperata la Teofania il mito si creerà da solo dove può crescere e non crescerà dove non deve. Parlare di 'mito' vuol dire parlare di letteratura. Non ci sarà mai una fine, in questo senso. Il giorno in cui tutti gli uomini dovessero smettere di scrivere, il mito nascerebbe ugualmente dalla realtà. Possiamo dire così che in questa realtà è già compreso anch'esso. La nostra vita attuale porta miti nella memoria, nella coscienza, nelle fantasie più ricorrenti. Anche l'Olocausto è stato un mito. Era già successo. Se gli uomini fossero stati più rapidi e accorti non ne avrebbero parlato. Rinnovarne la memoria sembra doveroso, ma essendo una memoria tragica accresce conflitti e rimpianti anziché annullarli. Se io parlassi ogni anno di un mito tragico rinnoverei ogni volta un inutile dolore senza scoprire nulla di nuovo. Mito continua ad essere tutto ciò che ha una sua narrazione, un suo sviluppo autonomo nel tempo a prescindere da interventi dell'uomo. Dire - come fanno questi obiettori - che non sono miti (da prendere in considerazione) la Tv o le modelle di Playboy e che dunque la nostra epoca dovrebbe cibarsi ancora di quelli antichi non va bene, perché si dà un giudizio a un'epoca senza avere un metro di misura. Si può dire che un'epoca porta miti più degradanti, più leggeri, più vacui. Ma non si può dire che questi non siano altrettanto importanti di altri. Non decide il numero di utenti, come al solito. Decide l'oggetto stesso. Se noi prendiamo gli anni della 'tecnologia di massa', dobbiamo per forza dire che Playboy fu importante e che fu un grande mito della società contemporanea. Ma siccome anche qui tutto muore ecco che dio rinnova e ne regala altri, come sempre. C'è sempre letteratura. (9 gennaio 2002, ore 10.41) 'Sì, ma se non possiamo più prendere testi e documenti del passato per oro colato come faremo d'ora in avanti?'. Il settimo plotone è una turba di giovani questuanti che vuole avere il cuore in pace per la gloria del prossimo romanzo, e di ricercatori che intendono aver certezza sui reperti. Questo lo abbiamo già spiegato in più punti sparsi. Se non esistono più testi rivelati per sempre non esiste più neppure una 'letteratura sacra' come la intendevano gli antichi. Anche qui andate sotto in rubrica e mettete da un'altra parte. Appare chiaro ugualmente che la letteratura scritta scende nella scala dei valori e ritorna a un livello almeno pari con la letteratura orale. Qui un Pinco Pallo qualunque faceva mettere le sue foto sui settimanali e poi si proponeva andando ospite in Tv e sui giornali. Secondo voi era un artista? Era un autore sol perché richiamava attenzione su di sé? Insomma, scrivere fu un'arte e un talento quando scrivevano pochissimi, ma se oggi scrivono tutti non può avere lo stesso valore che ebbe in passato. Per tutto il Novecento abbiamo creduto che 'autori' fossero dei signori che andavano da un editore e facevano stampare un libro per farlo poi vendere in giro. Anche questa fu una falsificazione. Autore è chiunque abbia nella vita una libera iniziativa in merito a un'attività sociale o artistica in senso lato. Naturalmente, sarà grande solo se è importante socialmente questa iniziativa. Tutte le antologie che abbiamo sono indicative perché danno un'idea di tendenze e correnti ma non sono più repertori sufficienti perché per strada hanno perso gente e artisti che nessuno ha mai conosciuto (e) che erano magari 'autori' molto più degli altri. Quelli conosciuti ebbero dalla loro parte una intimità col soggetto-editore che gli altri non ebbero, ma questo non sarebbe stato un criterio sufficiente per determinare una 'storia della letteratura'. In che modo agisce dio? Nel senso di situare una letteratura nel tempo, e basta. Ciò che è costituito da parole - orali o scritte - rivela già la sua appartenenza a dio perché quelle parole potevano appartenere solo a quell'epoca. Così saprete che un padre del 376 non è lo stesso che un padre del 1970, che un 'bello' del 1120 non vuol dire lo stesso che un 'bello' del 2001. Siccome sapete distinguere non farete più inutili apologie 1000 anni dopo su un fatto di cui non si ha certezze. Se dite che è bello solo perché ve lo hanno tramandato da quell'epoca compite reato perché ricevete una tangente da chi lo disse allora. Uno disse: 'Questo dovete fare, nei secoli dei secoli'. Se lo ripetete gli fate propaganda anche 2000 anni dopo. (9 gennaio, ore 11.35)
Ripetuto che non
c'è morale fuori dal singolo fatto, e che già spiegai
questo nell'anno di memoria 1999, vedo arrivare dal fondo gente
più modesta, senza pretese e senza discorsi complessi. Portano
abito talare e sono leggermente disperati, ansiosi. L'ottavo plotone
è quello dei sacerdoti di tutto l'Occidente, che si lamenta e
contrattacca: "Noi siamo entrati in un ordine, quest'ordine ci ha
fatti vivere e noi facciamo vivere tanti altri. Se noi accettiamo
quello che tu dici dovremmo forse chiudere quest'ordine? Possiamo
mantenerlo, magari cambiandogli nome e portando in giro il vero
dio?" Dietro questi si fanno poi largo anche alcuni personaggi più larghi, non tanto di corpo o di stazza quanto di abito. Portano strani e alti copricapi con perle, lunghi mantelli bianchi a strascico sul pavimento, e qualcuno ha anche un abito nero molto elegante con colletto bianco appena lavato. Il nono plotone emana autorità a tutto spiano. Ma non è un'autorità di oggi, sono come gente che porta album e fotografie. Anziché di autorità parlano di 'santità'. Ripetono strani intrugli in latino, avanzano con formule, e dispensano mani larghe e carezze a tutti. I loro visi sono però contratti, pare abbiano un certo ritegno ad esporsi più di tanto. Il loro fare è imperioso, e mi arriva roboante con microfoni: 'Senta, ma dove sono queste altre scienze del sacro? Perché noi possiamo lasciar liberi gli illusi, occorre che ci sia già in giro questo nuovo materiale e questi nuovi strumenti. Ci indichi dove sono'. Questi strumenti e questo materiale sono dappertutto in giro. Solo i ciechi o i rinchiusi non si sono accorti che esiste l'astrofisica da circa un secolo, che l'ex-spirito si chiama forza, che le cose son fatte di cellule (che non hanno un bene o un male) e ciò si chiama biologia, che i pianeti girano attorno al Sole come gli elettroni attorno al nucleo, che il sesso si fa liberamente senza morale imposta, che la macchina aiuta i testi oltre ai calcoli e che con questa siamo andati in rete senza bisogno di farla con un ordine specifico. Se voi aveste girato di più per le strade anziché rinchiudervi entro uno Stato che non esiste, se voi aveste vissuto la vita come tutti gli altri vi sareste accorti che queste cose esistono già da decenni. E se esistono non possono più convivere con le vostre. Se io installo in un palazzo un ascensore sarei poco intelligente a usare poi i gradini in marmo della scala. Non perché non si possa fare, ma perché sarebbe inutile aver studiato tanti anni e aver speso una cifra per l'ascensore e poi non usarlo. Vi pare? Smontate anche voi, assieme con tutti gli altri. (9 gennaio 2002, ore 12.42)
Essendosi
così tutti ritirati, mi arriva anche la smentita che ci sia un
decimo plotone. Ciascuno degli obiettori del primo giorno non
può arrivare al secondo senza aver salutato un personaggio che
ci ha accompagnato per tanti secoli.
Le favole sono belle quando hanno una conclusione. Se
le si racconta troppo a lungo non si riesce più a uscirne,
questa storia lo ha dimostrato. Facendo passare la finzione per la
realtà si può continuare a vivere e a parlare, ma
è terribile l'epilogo. Perché quando viene il giorno
della rivelazione si dovrebbe
esser lieti, invece si ha l'impressione che il ritorno alla
realtà impoverisca. Non è così, ma la nostra parte affettiva reclama una dissacrazione anche nelle menti e nel cuore. L'ideale sarebbe stato
raccontare quella finzione sapendo che era una finzione. La finzione mascherata di realtà produsse invece
una suggestione ancora più forte, perché era come se
avessimo volato con le parole. Raccontando tutte quelle cose alcuni
finirono col pensare che esistessero davvero. Cominciarono cinque,
poi divennero dieci, poi cento e la cosa si produsse a catena. Ogni
nuovo anello della catena veniva detto 'conversione' e chi vi entrava
diceva in giro di esser stato 'chiamato'. Se fosse capitato senza
distinzioni non avremmo fatto pieghe. Ma pochi erano i belli, pochi
erano i felici di vivere tra quelli che venivano 'chiamati'.
Soprattutto le 'chiamate' tradirono l'inghippo. Se la natura le aveva
fatte per ricevere il seme mettendo insieme ovuli e spermatozoi
sarebbe stato imbroglio dir di no affermando di sentirsi 'chiamate'
altrove. Se le avesse chiamate il maschio non avrebbero detto di no,
non avrebbero detto 'sono stata chiamata da un'altra parte'. Allora,
perché a tutti costoro venne proibito di aver vita coniugale? Era
logico: con la segregazione, se nessuno si fosse offerto avevano in
questo modo la possibilità di ritirarsi. Ma se l'ordine avesse
permesso alle donne di esser suore e madri al tempo stesso le belle
sarebbero state entrambe e le brutte non sarebbero più state
nulla (perché non avevano più l'esclusiva della
condizione ma neppure il maschio disponibile). Sarebbe stata una
tragedia per loro. Questo portò a un terribile squilibrio
sociale: un uomo non avrebbe più potuto sposarsi con una donna
poco bella. A una certa età, se non si trovava l'elemento
maschile fecondante, quella si ritirava e via. Eppure così decise la natura - cioè quel dio
dell'epoca, che la gente indicava con la maiuscola - determinando
questa rigida separazione. Per gli uomini la cosa nacque con diversi
presupposti. Gli ordini attirarono da subito persone irreali,
deboli, sognatrici, poco pratiche con la vita. Il compenso fu forte:
la vita diventava super-vita, perché veniva detto loro che ci
sarebbe stato un regno per i buoni dopo la morte (attenzione, non per
tutti, altrimenti tutti lo avrebbero raggiunto, solo per i buoni, e i
buonissimi addirittura sarebbero divenuti 'santi'). Nacque una lingua per l'occasione, le donne
diventarono 'di clausura' proprio per rafforzare quel falso ordine e
tutto si perpetuò con le scarse possibilità offerte dal
cervello di allora. Il resto fu montato ad arte. Si andò
rigidamente a imitazione, passando a tutti la notizia che quell'uomo
avrebbe dovuto esser sempre lodato. E il simbolo non fu una azione
normale, ma una crocefissione. Perché solo il martirio avrebbe
dato l'esclusiva di potere essere diversi a gente che nasceva debole
e senza talenti particolari. Elevando come valori cose
autolesionistiche come la sofferenza, il mistero, la ripetizione di
gesti altrui e la castità procurata era come se si ritirassero
da un mondo che non avrebbero potuto godere comunque. Insomma, trovarono una giustificazione per farsi trovare 'occupati' da altro. Se questo fosse stata roba di pochi il fenomeno sarebbe stato
circoscritto e non avrebbe creato storia. Così questi uomini
dovettero per forza imporre un potere nella società e questo
furono i papi.
Col tempo la struttura protesse anche se stessa e si diede gli stessi
simboli del potere temporale con le guardie armate, le scorte, gli
abiti di autorità ecc.ecc. Si diedero anche un termine roboante, il 'cattolico' che
avrebbe dovuto significare 'universale' (furono
lungimiranti anche nella lingua). Non solo non diventò
universale ma quella civiltà fu lacerata da lotte e scismi
all'interno della stessa struttura. Per cui si ridussero sempre più. |