La sua presenza non è un bene o una guida

Coloro che avessero scorto di primo acchito qualche somiglianza con il concetto di 'provvidenza' o di 'destino', pur essendo fuori ottica, non avrebbero avuto tutti i torti. Effettivamente, tra dio e questi due concetti esistono delle caratteristiche in comune. Queste caratteristiche però non determinano una identità concettuale. Esse derivano semplicemente dal fatto che, essendo stata 'falsificata' la parola, anche le sottospecie ricaddero in una volgarizzazione, e così tutto ciò che era 'legge di necessità' assunse i caratteri della 'generosità' e della 'benignità' andando a costruire un concetto molto vicino alla superstizione. Siccome dio diventava essere animato a cui si attribuivano volontà simili alle umane anche ciò che accadeva si diceva fosse frutto di un suo 'disegno'. La costruzione fantastica avrebbe richiesto vocaboli più precisi, ma con la cultura dei primi secoli del Medioevo non si poteva certamente distinguere tra ciò che era necessario e ciò che era augurabile o meno che lo fosse. Se a un bambino si dice: 'ad ogni marachella che fai c'è un orco cattivo che mentre dormi ti punirà' il bambino finisce per accoppiare la marachella all'orco come se i due fossero legati da una legge. In questo caso, il cervello ancora in formazione suggerisce al bambino l'idea che la sua azione venga vista da un essere-orco presente ogni volta nella realtà. Lo stesso possiamo immaginare per quell'epoca. Se si dice - agli uomini di allora - che c'è un regno in cui le anime dei buoni saranno premiate, coloro che ci credono arrivano per forza a collegare le loro azioni a un valore ultraterreno e a fondare una morale esterna. Così, il fenomeno si estenderà pian piano anche agli accadimenti della realtà. Se quegli uomini così indottrinati vedono un omicidio commesso in rappresaglia contro qualcuno che aveva commesso in precedenza una cattiva azione è normale che siano portati a costruire anche una legge della 'ricompensa'. In questo caso il cervello dell'epoca suggeriva più o meno la seguente catena: 'Quello aveva agito male, ecco che una legge morale di riequilibrio lo punisce'. Trasferito tutto quanto dal piccolo al grande sarebbero venute cose come la 'provvidenza' o il 'destino'.

Premettiamo una cosa. Sono temi di grande portata, che non posso 'chiudere' in una pagina come questa. Se lo faccio è soprattutto per mettere in guardia dai primi rischi di 'identificazione'. Il fatto che esistano sfumature appartenenti a tutti e tre non vuol dire né che siano sinonimi né che siano ora imparentati in qualche modo.

Differenze tra 'dio' e 'provvidenza'.

Con 'provvidenza' si intendeva nel macro 'ordine con il quale Dio guida lo sviluppo della storia', e nel micro 'assistenza benevola di Dio nei confronti degli uomini'.

1) Definizione.

Provvidenza era solo il sistema in cui si pensava che Dio operasse, secondo una serie di interventi ispirati a magnanimità e giustizia. Dio è una legge che è posta alla base di tutto ciò che è realtà, nello sviluppo logico e consequenziale degli eventi.

Esempio. Si diceva 'sperare nella provvidenza', quando si parlava di un futuro evento da augurarsi e 'ringraziare la provvidenza' quando ci si riferiva a un evento passato. Come vedete mancava il presente. Ancora una volta la lingua ci dice che essendo stata falsata, la Teofania veniva solo da cose ipotetiche (l'illusione del domani) o da cose facili (il senno del poi). Mentre la vera Teofania è SOLTANTO PRESENTE. Quel che ci appare è dio, non una speranza (futuro) o un ricordo (passato). Colui che viene illuminato dice 'ci sono', non dice altre cose.

2) Ambito.

Provvidenza era la sistemazione filosofica che l'uomo aveva fatto di quegli interventi, a cui veniva attribuita non una logica neutra ma un intento ben determinato di giustizia. Dio non è una sistemazione o un concetto della nostra filosofia, ma una legge che opera già nella realtà dell'universo e a prescindere da noi.

Esempio. Si diceva 'Le vie della provvidenza sono infinite', intendendo con ciò che la giustizia avrebbe operato senza preavviso in qualsiasi modo. Questo non è possibile, perché noi viviamo in un ambito molto preciso e limitato che è un pianeta, che gravita attorno al Sole, e sul quale poggiamo corpo e piedi per il principio di gravità. Pensare che esistesse un ambito senza limiti per la realizzazione di una giustizia superiore era come pensare che le cose si sistemassero da sole in un universo ipotetico ispirato da idee o dalla morale. Non avendo gli uomini dell'epoca un'idea del cielo, dell'universo e dell'aria era comprensibile. Oggi siamo uomini consapevoli del nostro corpo, dei nostri limiti e della dimensione curva dello spazio-tempo. Fuori da noi c'è sì un ordine, ma quest'ordine si esprime senza un ambito morale o delimitato. L'ordine è soltanto quello cosmico dell'universo.

3) Finalità.

Provvidenza era il modo in cui Dio avrebbe assistito le sue creature, cioè si diceva che anche nei casi di bisogno e di estrema disperazione il suo intervento avrebbe stabilito un ordine contingente delle cose avente per scopo la giustizia terrena. Dio NON HA ALCUNA FINALITA'. La presenza di dio è semplicemente ciò che è alla base di tutto ciò che vediamo e che accade, ma l'esistenza di dio non ha una finalità (decadenza della teleologia). Gli eventi sono neutri.

Esempio. Si diceva 'Dio vede e provvede', perché si riteneva che questo Essere assistesse come qualcuno che fosse sempre presente. Ora che sappiamo per certo che non può esistere qualcosa di sempre presente rispetto a una persona che vive, scompare anche il lato teleologico della cosa, che sarebbe stato alquanto ridicolo. Come avrebbe potuto questo Essere ipotetico perseguire un fine unico e benefico per tutti e per ognuno? Un conto è essere 16 in una stanza e aver bisogno di aria e di luce. Basterà aprire una finestra per averle e soddisfare così il fine di tutti. Un altro è essere 10 milioni o 6 miliardi, ciascuno con le sue esigenze e la sua visione della vita. Pensare che potesse esistere una giustizia era solo una fantasia di altri tempi.

4) Concetto di ordine.

Provvidenza era ordine con cui si riteneva che Dio - nel suo disegno - guidasse le cose e gli uomini. Dio qui opera già in un ordine prestabilito, che è quello dell'universo, ma non ha un ordine suo.

Esempio. Se io non posso fare il record dei 100 metri perché non ho agilità nelle gambe questo è dio, che opera proprio sulla base della mia inabilità.

5) Concetto di guida.

Provvidenza era l'idea con cui gli uomini ritenevano che Dio - nel suo disegno - guidasse lo sviluppo della storia in generale. Nulla di tutto questo con dio, che guida sì ma solo nel senso di presiedere ad ogni evento e ad ogni sviluppo delle cose, ma senza una qualità e senza nessun disegno.

Esempio. Se ancora oggi io dico 'il tuo arrivo è stato provvidenziale' attribuisco a questo evento una funzione di 'deus ex machina', SEMPRE - RIPETIAMO - NEL MOMENTO PRESENTE. 'Deus ex machina' è una espressione molto bella che serve a far entrare in scena un nuovo personaggio che risolve la situazione con una trovata finale o improvvisa. In tutto questo, come si vede, non c'è una guida. Se quell'intervento non ci fosse stato, nessuno comunque avrebbe detto 'non siamo stati guidati da un destino superiore'. Anche qui, la presenza di dio porta a uno sviluppo delle cose e a un evento finale, ma questo evento non è un anello di una azione di guida, è soltanto ciò che il singolo frammento spazio-temporale ha espresso. Quindi, all'infuori di una linea che percorre punto per punto la storia, non possiamo vedere una guida. La stessa successione di correnti, di tendenze artistiche, di fatti storici non ha una consequenzialità di tipo morale. Essa è, non avrebbe potuto essere che quella. Questo soltanto si può dire.

6) Legame con lo spazio-tempo.

Provvidenza non aveva un suo fondamento nel tempo. Si diceva genericamente che era questo ogni cosa che ci sembrasse conferire agli eventi un carattere di giustizia e di equità, rimediando anche a situazioni difficili. Invece, esprimendosi attimo per attimo, dio non può avere un disegno perché questo disegno potrebbe essere soltanto precedente a quell'attimo (e in precedenza ci sono soltanto presupposti, ma non ancora quel dio dell'attimo che si considera). Allo stesso modo non si può intendere un dio futuro, perché qualcosa che si esprime attimo per attimo non è ancora arrivata a un punto seguente.

Esempio. E' come se un automobilista dicesse che Washington è nebbiosa quando è ancora alla distanza di 20 km.dalla città. Finché non ci arriva, non può sapere nulla delle condizioni meteo di Washington. Se lo apprende da un notiziario radio o Tv è perché un corrispondente si trova già a Washington in quel momento, ma chi si sta dirigendo verso la città assume questa informazione come un dato esterno a lui. Dunque ogni volta che dio appare - con la Teofania - noi abbiamo una singola illuminazione che appartiene a noi, compreso il punto dello spazio e il momento temporale in cui viviamo.

7) Percezione delle cose.

Provvidenza dava la sensazione che tutto si sistemasse secondo un concetto miracolistico o caritatevole della storia. Si viveva come in una eterna superstizione che tutto avvenisse secondo un ordine morale, e la preghiera serviva proprio a intercedere presso potenze soprannaturali mediante un indirizzamento del singolo volto a modificare quell'ordine a beneficio della persona che ne aveva bisogno. Qui siamo in un mondo completamente diverso. Con dio e con la Teofania possiamo soltanto avere la percezione di un ordine che si esprime volta per volta nell'evento, ma quest'ordine non può più essere modificato con un'azione di intercessione di qualcuno o di qualcosa (perché questo sarebbe soltanto superstizione).

Esempio. Ora la felicità di dio deriva proprio dall'accettare quel che si ha o quel che non si ha. Così, colui che non riesce a saltare 150 cm. nel salto in alto non può essere 'scontento' di questo, nel senso che non è una cosa bella o brutta. Capirà che questo è dovuto a una legge dello spazio-tempo che non permette al suo corpo di elevarsi oltre una certa quota. Non significa che è impedito. Il suo corpo infatti potrà fare altre azioni che magari saranno viceversa impedite a chi è in grado di fare il record di salto in alto. A nulla varrebbero le obiezioni di chi parlasse della possibilità di allenarsi per migliorare. Si può allenare soltanto chi possiede un minimo di qualità atletiche di partenza. Chi non ha questo minimo è inutile che si alleni perché oltre una certa quota non arriverebbe mai.

Differenze tra 'dio' e 'destino' .

Destino si definisce come 'corso degli eventi considerato come immutabile, predeterminato, indipendente dalla volontà umana'. Come per tutte le parole astratte, è quasi impossibile dire quando precisamente sia nata la parola, che in seguito sarebbe anche diventata in senso lato 'sorte' di qualcosa o di qualcuno ('Il destino di Cristina è sempre stato quello di dover soffrire'). Anche qui, discorso che si ripete. Chi avesse notato dei caratteri in comune avrebbe avuto motivo. In entrambi i casi avremmo avuto un evento che si compie, una direzione delle cose verso quell'evento e l'apparenza di immutabilità delle cose. Tutto questo in apparenza. Nella realtà non è così, e la spiegazione qui porterà ancora una volta a riporre questo termine in soffitta, almeno nella sua visione macro (potremo invece conservarlo nel senso lato, volendo intendere la sorte o la direzione di qualcosa). Il problema qui risale a un'errata considerazione della dinamica. Se esistesse il destino, dovremmo pensare che le cose hanno un arrivo necessario, cioè che dati determinati presupposti l'evento finale non potrà che essere quello. Questa è una visione completamente destituita di fondamento, perché nessuno - al momento in cui pensa - conosce lo sviluppo temporale delle cose.

a) Se l'osservatore guarda al passato, può soltanto constatare l'avvenimento e dirà 'E' successo questo'. Può dare la famosa spiegazione perché (se) ha tutti gli elementi. Ma non può dire che l'evento è stato destino (rispetto a che?). Per avere una 'destinazione' di qualcosa ho bisogno di un oggetto che parta e con il movimento si diriga da qualche parte. Così diciamo che il pacco che parte dall'ufficio postale di Washington ha per destinazione un ufficio postale di New York. Qui il destino è quello perché sul pacco è segnato l'indirizzo della persona o della società a cui il pacco è destinato. Ma il percorso - che è appunto lo sviluppo degli eventi - non è destino. Poniamo che il pacco venga smarrito per strada, che per errore arrivi a un altro destinatario, che venga rubato nel treno-merci in cui è stato riposto, che venga requisito dalla polizia ferroviaria per il suo contenuto pericoloso e rimandato indietro. Tutte queste evenienze, che rientrano nel campo delle normali possibilità, fanno sì che la parola abbia un senso quando si applica a una 'destinazione' prefissata dall'uomo quale un indirizzo, un arrivo, un orario, una scadenza, un rintocco delle campane, un allarme della sveglia, ma non ne abbia più quando si applichi al risultato di un percorso, che non è mai prevedibile al 100%. Infatti cosa si dice anche nella vita quotidiana? Nulla può essere escluso. Con questa frase intendiamo dire che non c'è un destino che chiude gli eventi prima che questi si verifichino. Se così non fosse, saremmo anche noi semplici pedine e avrebbe poco senso la vita (poiché non esisterebbe neppure il libero arbitrio).

FAQ. Il libero arbitrio esiste? Sì, ma solo in certi limiti. Se io mi muovo in libertà con il mio corpo posso fare con esso potenzialmente ciò che voglio ma non è detto che possa realizzarlo. Così, tutti abbiamo il libero arbitrio di librarci in volo per vedere se riusciamo a superare l'asticella posta a 150 cm. da terra. Il percorso, cioè l'approccio con lo spazio-tempo del nostro corpo in movimento, farà sì che alcuni superino quella quota e altri no. Quindi con questa pagina liquidiamo una volta per tutte questa faccenda secolare che ha causato discussioni inutili. Il libero arbitrio esiste in quanto potenzialità per tutti e per tutto. Siamo liberi, non abbiamo impedimenti dall'alto o da altri regni della natura. Ma, muovendoci con il nostro corpo, incontriamo ogni volta un attrito nell'aria E NEL CORPO DELLE ALTRE PERSONE. Questo attrito sarà tale da portare in un numero x di volte a un evento finale, in un numero y di volte a un altro evento, e così via. ANCHE CON LE PERSONE, e così sentiremo che alcuni ci attraggono (e ci innamoreremo) altri ci respingono (a vicenda, dunque non sentiremo feeling). In breve, la risposta è 'sì, ma entro i limiti del nostro corpo, che non è slegato dallo spazio-tempo'.

b) Se l'osservatore guarda al futuro, non conoscendolo può soltanto ipotizzarlo o supporlo (e se ha doni profetici azzeccarlo). Ma non si può guardare a una forma di destino degli eventi, neppure quando li vediamo in una premonizione. Quindi è inutile anche (pre)occuparsene, perché ciò che non è conosciuto o conoscibile non può formare oggetto di una filosofia o di una scienza del destino. Se anche lo si indovina non si hanno in mente gli elementi e i fattori che concorreranno all'evento finale. Perché? La risposta è semplice: perché quegli elementi devono ancora formarsi. Se noi avessimo una scienza del destino avremmo anche un 'percorso' preformato che porta necessariamente al risultato finale. Ma questo percorso nessuno lo conosce. Neppure questo dio, se gli dessimo sembianze, potrebbe. Esso è infatti una legge che si esprime attimo per attimo. Se anche arrivassimo a fondare una scala di proiezione di tutte le probabilità, ci sarà sempre lo 0,01% di imprevedibilità che farà 'sballare' le nostre previsioni.

Entriamo ora più in dettaglio, tornando a dio.

1) Maledizione al dio, ero talmente sorpreso che non mi è venuto altro da dire

Ha sorpreso anche me la tenuta e lo splendore di queste frasi, che sono rimaste come un paradigma al di là della mia stessa volontà. Cominciamo a ragionare con questa prima frase provando a sostituire la parola. Se dicessimo 'maledizione al destino' la cosa funzionerebbe ancora?

NO. Non era un destino che dovessi bloccarmi. Se lo fosse stato avrei preso precauzioni, avrei portato con me un taccuino, mi sarei messo delle note in tasca, avrei anticipato il momento ecc.ecc. Come vedete, la frase indica quell'attimo fatale in cui il mio corpo non ha più emesso parola, come se il cervello non avesse più dato ordini. E quello è stato dio. Non un destino, perché con un risultato finale preformato non avremmo avuto neanche sorpresa.

2) Davvero, non so come, ma improvvisamente mi trovai per uno strano dio con la sua bocca sulla mia

Questa frase richiama ancora un'altra presenza incontrollabile di dio in un attimo della vita. Se dicessimo 'per uno strano destino' la cosa funzionerebbe ancora?

NO. Non era un destino che ci baciassimo, altrimenti avrei dovuto dire che quel bacio fu strano anch'esso. Se destino è corso degli eventi immutabile e indipendente dalla nostra volontà avrei concluso che il bacio mi fu estorto, o che mi fu imposto o che mi fu stampato mediante coazione. Non siamo in quel caso, perché il soggetto dice di 'essersi trovato', non dice di essere stato costretto da forze a lui sconosciute. Significa che comunque il corso o lo sviluppo delle cose ha portato a quell'incontro (dio) senza che esistesse già un destino. Soltanto una costrizione dall'esterno può fondare un bacio 'destinato'. Soltanto una coazione della volontà può far pensare a un incontro già segnato. Tanto è vero che il soggetto non dice di non averlo voluto, ma dice solo di essersi trovato in quella condizione. E proprio il fatto che dica 'non so come' è la dimostrazione più eloquente che il percorso è stato misterioso, roba di un attimo, in antitesi con qualcosa di prefissato o predeterminato che anzi avrebbe comportato il 'so come'.

3) Dobbiamo ringraziare (il) dio di quell'ingorgo, sai che l'aereo che dovevi prendere è caduto?

Se dicessimo 'ringraziare il destino' la cosa funzionerebbe ancora?

NO. Qui diventerebbe assurda, poiché diventerebbe predeterminato qualcosa che soltanto una coincidenza di fattori ciascuno per proprio conto (ingorgo del traffico - ritardo - mancato imbarco aereo) ha portato ad unica conclusione. Se dicessimo 'grazie al destino' dovremmo immaginare nuovamente il vecchio Dio, quello che salvava e interveniva in maniera protettiva, perché solo un intervento 'ad hoc' avrebbe potuto creare un risultato così inusuale e fortuito. Ma questo intervento - abbiamo detto - non esiste, non c'è un Essere che interviene e quando ci capita di pensarlo è soltanto un'idea del nostro cervello che ricollega due eventi non collegati in alcun modo. Non c'è tra l'altro controprova, non c'è una moviola. Siamo in uno di quei casi in cui chi invece muore nell'incidente non può venire a dirci qualcosa in merito. Tutto questo ci porta ancora una volta a escludere il destino dalla successione. Proprio in quanto è successione 'naturale' la catena di tutti i fattori porta come marchio tipico la sua imprevedibilità. Che poi questa persona festeggi o si ritenga miracolata, è soggettivo ed è ancora una volta un fenomeno di costruzione successiva (il senno del poi) che non ha alcun legame con lo sviluppo originario della realtà (privo di occhi, altrimenti dovremmo fare un discorso tipico anche per ciascuno di coloro che viceversa sono morti in quell'incidente).

4) Con un dio infido come quello avrei fatto meglio a stare a casa. Ora lo so.

Se dicessimo 'con un destino infido' la cosa funzionerebbe ancora?

NO. Anche qui diventerebbe assurdo, perché la frase indicherebbe che chi parla ha già in mente una ripetizione sempre uguale della stessa fattispecie sulla quale gli uomini non potrebbero più incidere. Chiariamo bene, perché questo è il caso più complesso e delicato. Se questa persona dice che 'la prossima volta non si avventurerà nel traffico' significa che ha imparato dalla realtà dell'attimo incriminato un particolare. Qui siamo in presenza del famoso caso in cui un frammento successivo ha portato una spiegazione che la persona non aveva ancora, tanto è vero che ora dice 'ho imparato la lezione, ora mi regolerò'. Dunque, se ha imparato la lezione, questa non può far parte di un corso predeterminato, altrimenti si ripeterebbe in una fissità che non permette di imparare lezioni. Se io dico: 'Con quel tempo non avrei dovuto tentare l'immersione in apnea, ora lo so', significa che il tempo (attenzione, non il destino) ha dato un'informazione che è servita da lezione. Non si può avere una lezione da un corso che è già preformato indipendentemente da me, perché in tal caso diventeremmo pedine senza alcuna possibilità di influire sulla realtà. Dunque, dio dà anche lezioni. E' questa la grande novità, che apporterà un grande impulso alle scienze già esistenti e a quelle che si formeranno.

5) Dio li fa e poi li accoppia.

Questo è un caso in cui ho ritenuto più che legittimo conservare la saggezza popolare. Qui abbiamo la constatazione di un senso negli incontri umani, specialmente tra elementi di sesso opposto. E' uno dei pensieri più antichi, anche se poi - come abbiamo visto - la cultura lo avrebbe seppellito inibendo gli incontri stessi. Se dicessimo 'il destino li fa e poi li accoppia' la cosa funzionerebbe ancora?

NO. Se così fosse, avremmo l'assurdo di avere un destino che fa partire e fa anche arrivare. Per tradizione, la definizione di 'corso predeterminato degli eventi' implicava che questi eventi arrivassero a compimento - per ipotesi - secondo un percorso che si diceva immutabile, ma se avessimo inteso che immutabile era anche la partenza avremmo avuto nient'altro che burattini di legno. Solo Pinocchio viene creato e poi accoppiato, proprio perché essendo un essere della fantasia e dunque inesistente non ha una sua partenza autonoma. Gli uomini, se anche fossero stati creati in origine (cosa che abbiamo visto estremamente improbabile) da un Essere, hanno comunque una direzione loro, essendo forniti di libertà di movimento e cervello. Dunque, diciamo che finché si mantiene la definizione con dio va bene. Col vecchio Dio si esprimeva un pensiero di saggezza popolare secondo il quale non c'è molto criterio nelle scelte, qualcosa che faceva anche dire: 'Io non so che cosa abbia visto mia figlia in Piero, per arrivare a sposarlo'. E così si diceva: c'è qualcosa che ci sfugge, lui ci ha fatti, lui ci farà attirare in qualche modo. Ora che siamo con quest'altro dio, il pensiero va ancora bene perché conferisce due eventi di pura biologia o comunque di attrazione fisica a questa legge, che si esprime comunque in due momenti diversi e autonomi. Quindi sono rispettate tutte le premesse e siamo sempre nell'ambito del vero concetto. Se a questo invece sostituissimo il destino ci ritroveremmo con un corso preformato della nostra vita che determinerebbe eventi fissi senza che noi si possa fare alcunché per modificarli. Il significato così sballerebbe e porterebbe a uno sviluppo degradante, con uomini ridotti a pure pedine di scambio e con un livello di potenzialità e di evoluzione vicino allo zero.

6) Dio, come hai fatto a fare i 100 metri in 9'6"?

Abbiamo apprezzato questa frase per la sua ottima 'descrittività esclamativa'. Altrove abbiamo invece visto come un semplice piatto di spaghetti non porta a dio, perché è troppo poco per fondare una legge convergente su un unico risultato. Qui, domandiamoci: potremmo dire qualcosa tipo 'Sorte benigna, come diavolo hai fatto a fare 100 metri in appena 9 secondi e 6 decimi?'

NO. Non c'è per nulla una sorte benigna che ha determinato quel risultato. Questo è un caso in cui anche un bambino capisce che un destino farebbe a pugni con un'impresa realizzata col corpo in condizioni uniche (vento, pressione atmosferica, alimentazione, peso dell'atleta, buon umore, tranquillità, ecc.). Si potrebbe obiettare: dati tutti questi ottimi presupposti, non era destino che l'atleta compisse il massimo risultato? No, perché anche lui ha dovuto compiere quel percorso. Allo stesso modo quando io mi misi a sedere quel 1 gennaio dovevo arrivarci... alla conclusione famosa. E se ci fossi arrivato partendo dalla fine mi avreste chiesto: 'E come ci sei arrivato?'. Feci dunque il seminario, proprio per simulare in varie tappe sparse nell'arco di una intera giornata il percorso che il mio cervello aveva fatto in passato per arrivare a quella conclusione. Anche qui, i presupposti erano ottimi (non ho bambini che frignano attorno, scrivo nel totale silenzio, avevo mangiato né poco né molto, ogni tanto interrompevo per riposare, ecc.ecc.). Diciamo dunque che ogni impresa comporta non solo una partenza perfetta ma anche un percorso impeccabile. Infatti quello stesso atleta dirà nei commenti: ho affrontato il primo scatto con un leggero rilassamento, poi ai 20 metri mi sono regolato con la coda dell'occhio sugli altri concorrenti, ai 40 ho accelerato portando il busto più indietro, ai 70 mi sono disteso, eccetera eccetera. Così farò un giorno io stesso raccontando quei quattro giorni. Nei primi tre documenti di questa home page, non crediate che tutto sia filato liscio. E le tappe orarie vi indicano proprio il mio percorso. Alle 13 acceleravo anch'io col mio cervello, poi mi rilassavo, poi avevo una pausa, poi una incertezza, poi improvvisamente un risveglio, e così funzionavo anch'io nell'ambito di un certo percorso. Tutta la nostra vita è questo, in pratica. Tutti compiamo un percorso di cui non conosciamo i singoli frammenti. Lo affrontiamo con le nostre potenzialità, in un alternarsi di successi, di crolli, di tentativi, di rinunce, di sofferenze, di gioie. Nessuno è escluso, da questo sviluppo che porta in sè - in generale - un'assenza di destino.

7. Dio lasciò illesi tutti i 33 occupanti del pullman caduto nel burrone

Questa è la frase di cui più di tutte ho parlato. Ancora una volta non potremmo mai e poi mai sostituire dio con destino. Per farlo dovremmo accedere a una teoria generale della incolumità che nessuno conosce. Si tratterebbe non più di sondare nel destino di ciascuno ma di fare qualcosa di ancor più pazzesco: accomunare tutti i 33 passeggeri con un unico dato, la legge che ha permesso loro di salvarsi. E già abbiamo spiegato che questa legge (per ora) non esiste. Non esiste perché (finché) non la conosciamo (se ci fosse, daremmo tutti i nostri averi per conoscerla). Possiamo soltanto dire 'dio lasciò illesi' che significa=dio ha determinato la serie di cause concomitanti che hanno lasciato in vita tutti i passeggeri del mezzo, ma non sappiamo perché questo sia successo né se ciascuno di loro avesse in comune con gli altri un elemento.

Abbiamo visto così non solo una differenza abissale tra i due concetti, che smentisce qualche impressione di comunanza concettuale, ma la insussistenza del concetto tradizionale di 'destino' che deriva dalla sua sostanziale inapplicabilità. E' come se avessimo derubricato anche questo concetto, considerato che troppi ostacoli si frappongono alla sua esistenza concreta nella nostra vita. Molti usavano questa parola, perché consentiva un comodo rinvio a un percorso prefissato, che però non è mai stato dimostrato e ancor oggi è assolutamente indimostrabile. Se anche gli eventi favorissero o viceversa sfavorissero in maniera clamorosa UNA persona neppure lì si può dire che c'è un destino, non essendoci una controprova di quella immutabilità. Non è poco esser arrivati anche a questo traguardo. Restituire una libertà dal destino è cosa che sicuramente avrà il suo peso, in futuro.

Detto questo, constato di aver toccato tutti i principali argomenti che contornavano questa nuova figura che entra nella nostra vita. Queste sette frasi mi hanno fornito un buon carburante. In conseguenza di tutto quanto ho affermato, constatiamo tutti insieme che:
1) La parola e il concetto di 'dio', seppure importanti, acquistano comunque un ruolo più periferico di quello che ebbero per tutto il Medioevo
2) L'individuo, dopo molte crisi e molti falsi 'revival' di un sacro ormai consumato, torna ad essere AL CENTRO del mondo
3) Ci ritroviamo con un 'dizionario perduto', un repertorio di parole ecclesiastiche astratte che - similmente a quanto accaduto con Dio - non si potranno più usare. Alcune subiranno la stessa sorte, cioè decadranno nella versione macro e potranno essere conservate nel senso lato profano. Altre si estingueranno definitivamente e non potranno più rimanere nei nostri dizionari. Diciamo che 2/3 almeno del dizionario di termini ecclesiastici ci lascia, assieme a quello principale. Saranno necessari corsi approfonditi per tutti gli ex-sacerdoti delle religioni occidentali (che dovranno convertirsi a un nuovo ordine mentale). Ma a questo bisogna arrivare pian piano. Intanto proviamo a fare la bocca a questo nuovo protagonista. Un pochino di riflessione ogni giorno non farà male, senza drammatizzare, senza aumentare le piccole dosi di una scoperta. Molto dovrà esser fatto con la oralità. Rileggendo qui, dovrete sempre tener conto di un particolare importante: anche le pagine su Dio hanno una loro cronologia. Ad esempio la più antica, quella che analizza la parola, risale al dicembre 2000 e così vedrete delle cifre ancora ottimistiche sui credenti e su Dio. Queste cifre col 2001 si sono già molto ridimensionate, e dopo questa trattazione col passar del tempo tenderanno sempre più allo zero... a questo punto diciamo 'grazie a dio'.

(pagina del 13 gennaio 2002, completata alle ore 16.41)