
Con la Pasqua tocchiamo uno dei vertici massimi della favola, tanto che la stessa lingua inglese (atterrita dall'orrido suono 'pask') evitò di importarlo, preferendo restare a 'Easter' (proprio così... una divinità dell'Est, all'epoca). Pensate soltanto a cosa significa avere una ricorrenza da giocarsi ogni anno in una diversa giornata. Certamente, un grande giocattolo fu dato in mano ai primi creduloni di quell'epoca. Un'arma immensa. Dopo l'Epifania infatti gli SM avrebbero avuto nuovamente la bocca piena con la Quaresima, in preparazione della Pasqua, in maniera da non lasciarli troppo inattivi in un anno che si era chiamato 'liturgico'. Diverso periodo? Certo. Capite il perché? Perché neppure loro sapevano di preciso quando sarebbe avvenuto quel ritorno in vita. Già era incerto il 'se fosse davvero accaduto'. Avere incerta anche la data pose tutta la questione su un piano astratto. Ma questo piano (ecco il segno di quel dio dell'epoca) andava bene, perché a quegli uomini non piacevano le cose troppo concrete, troppo reali, troppo materiali. E così si infilarono in uno dei tanti misteri, facendolo 'di tutti' con un concilio. Come potete commemorare una cosa senza neppure una data?
Nessuna Pasqua
Cosa festeggiare? - Quando si festeggia qualcosa si dovrebbe commemorare un evento importante per la comunità (indipendenza, autonomia di una nazione, liberazione, fondazione di qualcosa, ecc.). Qui non abbiamo neppure il soggetto della commemorazione. Più volte abbiamo infatti precisato che la resurrezione di Gesù è soltanto un mito (=in questo caso, grosso esito di una semplice diceria su un fatto probabilmente mai avvenuto). Del resto non esiste nessun documento sull'esistenza successiva a quella presunta rinascita.
Quale fu la vera Pasqua - L'unica Pasqua fu quella degli Ebrei, che con questo rito commemoravano la liberazione dalla schiavitù d'Egitto, anzi per essere precisi l'uscita in massa di parte di quel popolo dalla terra che oggi chiamiamo Egitto. Quella uscita aveva il significato di 'passaggio'. Difatti la pesah ebraica (parola da cui prese origine il termine) ha proprio questo significato e questo valore, di una importanza tale da costituire il centro della cultura di quel popolo. Qui abbiamo visto come fosse mito il racconto di una mano divina nell'allargare le acque per farvi passare l'intero popolo. Tuttavia quel fatto divenne 'memoria sacra', e ben si comprende come fosse festeggiato da tutte le famiglie.
Quale diventò la falsa Pasqua - Dopo che furono trascritti e si cominciò a raccontare gli episodi della vita di Gesù, i primi apostoli (oggi diremmo 'speculando' sulla loro memoria) vollero darsene una anche loro. Il motivo era pronto, ed era appunto quel 'ritorno tra i vivi' che secondo loro avrebbe compiuto Gesù. Così costruirono anche loro una piccola mitologia, con una liturgia tesa a preparare nel calendario la ricorrenza ad ogni anno (Quaresima, Venerdì Santo, ecc.). Il concilio di Nicéa, nel 325, fissò i termini temporali della ricorrenza, che in epoca seguente si cristallizzò nella domenica che segue la prima luna piena di primavera (tra il 22 marzo e il 25 aprile). Per festeggiare cosa? Ammesso che fosse avvenuto, quel ritorno in vita. Gesù d'altra parte aveva innovato al culto ebraico, e così possiamo immaginare quanto solerti fossero le autorità del tempo nel dare con precisione le basi di quel culto nuovo. In seguito naturalmente la cosa - come tutte - fu imposta, e pian piano divenne appuntamento fisso dell'anno con relativa preparazione precedente e scia susseguente.
Come possiamo ragionare oggi - Oggi, se veramente succedesse una cosa del genere (che ripetiamo non è mai avvenuta, cioè fu solo un abbaglio degli uomini dell'epoca, vedi pagine 'epilogodiMemoriale' e 'Memorialedelcalendario') tutti saremmo interessati nei confronti di quella persona. Così, tre giorni o una settimana dopo il decesso (se di questo ci fosse reale documentazione, con referto medico e trasporto salma) tutti i medici e tutti gli scienziati andrebbero a sentire e a 'palpare' questo individuo. Sarebbe lui a doverci raccontare tante cose. Cosa ricorda, gli ultimi istanti, come è tornato a respirare ecc. Insomma, sarebbe comunque una cosa 'alla luce del sole', che condurrebbe a una nuova scoperta. Ma anche qui, per avere una casistica sufficiente, dovremmo poi attendere che l'evento si ripeta. Quel che può fare uno solo ha poco valore, per la scienza, se non viene documentata la sequenza necessaria di causalità naturale. Se poi l'evento neppure si ripete serve poco, perché non insegna, non fornisce alla nostra conoscenza un modello o un caso di fenomeno concepibile in natura.
A cosa serve? - A nulla. Difatti la classe sacerdotale, da sempre, ripete parole di circostanza per tutto il periodo della Quaresima. 'Prepararsi' (a che, se non succede nulla?), 'fare esercizi spirituali' (con quale nesso?), 'vivere un tempo speciale' (ma quando mai! il tempo sarà quello degli antichi o il presente?). Lo stesso rito della 'benedizione' nelle case profuma di antichità, con la nota dispersione nell'aria di qualcosa che neppure si sa cosa debba provocare.
Come viene concepito - Purtroppo, lo abbiamo detto, la ricorrenza viene intesa da molti decenni come rito profano. Le famiglie vanno via dalle città, si parte, si va via quasi per coazione (poiché si vede gli altri farlo). Non si va a scuola, nuovamente per un tempo incomprensibilmente lungo (e cosa c'entra con la nostra istruzione?).
Ecco cosa succedeva quando cose non documentabili venivano imposte alla comunità. Esse, svanita l'atmosfera originaria, sarebbero state semplice occasione di divertimento. Chi continua a commemorare in maniera integrale? Lo sappiamo. Il Vaticano, che con la Via Crucis e altri riti, intende mantenere presso tutti (soprattutto presso i sacerdoti, data la grande paura che tutto svanisca) il senso del sacro nutrito nei primi tempi della predicazione apostolica.
Ecco un altro caso
in cui Memoriale, se potesse, dovrebbe condannare l'intero genere
umano. Sia chiaro, celebrare ciò che si crede è
anch'esso libertà di tutti, garantita. Noi rispettiamo questa
libertà. Ma importa anche di precisare i termini della
questione, poiché la verità comporta un'esigenza ancora
maggiore di quelle dei singoli. Avere mantenuto una ricorrenza
completamente priva di valore e di utilità ha avuto il solo
effetto di prolungare lo spazio per la vita superficiale (vacanze,
niente scuola ecc.). Delle due l'una. O aveva senso la
festività sacra, e allora tutti avremmo dovuto premurarci di
farla davvero come quel Dio avrebbe comandato (in questo caso sarebbe
stato idoneo un Giudizio Universale). O quella festività ha
perduto il senso in epoca moderna, e allora chi la mantiene
(Vaticano, parrocchie, templi ebraici) non fa che simulare. In un
caso o nell'altro è necessaria una condanna, perché la
dispersione e la 'personalizzazione profana' della ricorrenza hanno
ancora una volta diviso il genere umano su un fatto che viceversa
avrebbe dovuto unirlo. Si torna sempre al medesimo punto.
Per maggiori dettagli vedi anche link 'mondo della chiesa', sulla home page
Quando nessuno è dalla parte giusta...
Vediamo perché da qualsiasi parte si prenda la questione, sono tutti nel torto.
Chi continua a celebrare i riti - Qui il torto consiste nell'anacronismo. Non potendo nessuno fidarsi di fatti scritti su un testo o raccontati dall'antichità ma mai documentati, il sacrilegio viene commesso nel prolungare un rito anche in un'epoca che - per successiva evoluzione - non è più in grado di concepirlo. Non è un sacrilegio vero e proprio, quanto una insistenza su usi non attuali, che determina una alternativa già ampiamente illustrata: o queste persone non capiscono o simulano.
Chi prende la cosa come occasione di svago - Qui manca un nesso. Se la cosa è stata tramandata come rito sacro, poiché religioso, la decadenza della società si misura proprio nell'averlo trasformato in 'occasione profana' (per lo più, spostamenti sul territorio a scopo consumistico, con spreco di cibo o di altre cose). In questi casi, mancando un nesso, risulta del tutto illogico che la comunità concentri queste occasioni in due o tre punti dell'anno.
C'è anche una via di mezzo, perché tra noi ci sono anche i tiepidi - La via di mezzo è quella di coloro che provvedono ad assicurarsi entrambe le cose, ad esempio presenziano alla Messa e poi vanno a divertirsi. Questo è proprio il peggio che si possa fare, poiché non rientra in alcun tipo di scelta. L'uomo integrale o è estraneo o è aderente, o non partecipa o partecipa. Fare l'accompagnatore di una moglie devota con un semplice atto di presenza (cosa che fa nelle chiese una certa parte del sesso maschile) è ad esempio un esercizio privo completamente di senso.
... significa che quella cosa non c'è più
Il nostro consiglio è dunque quello di trascorrere queste giornate come se fossero giorni normali dell'anno, un 18 o un 20 aprile come tutti gli altri. La prassi fa sì che in questi giorni si abbiano esercizi commerciali chiusi. Pazienza. Finché questo calendario falso rimane, è opportuno fare come quelli che camminano su una strada nazionale facendo finta che le auto (che ci sono) non ci siano.
Pagina pubblicata il 17 aprile 2003