Cosa è un mondo nuovo

Entrare in un nuovo mondo non è un'operazione che si possa 'volere'. Non è uno spettacolo per il quale tu paghi un biglietto. O si accede o non si accede.

Il metodo più semplice per entrarvi è quello di fare un percorso individuale. All'inizio, tu senti imperioso il bisogno di leggere e di scoprire cose nuove. E questo te lo possono dare i libri. Poi arriva un momento in cui di libri non hai più bisogno. Sei talmente addentro una materia che al massimo li scrivi tu, cioè sei in grado di dettare nozioni con la tua testa. Quando non hai più bisogno di leggere le cose altrui, sei già inserito in un nuovo ordine (anche mentale). E' come il dizionario di lingua. Finché non hai padronanza lo userai, poi quando parlerai bene quella lingua non ne avrai più bisogno.
Questo nuovo ordine è come un mobile nuovo con tanti cassetti. Tu sai che aprendo il terzo cassetto a destra trovi quel che ti serve. Così, se ti fanno una domanda sai rispondere, non perché hai studiato una formula a memoria, ma perché da quel nuovo mobile si dipartono tante idee che tu afferri al volo. Questo nuovo mobile contiene già tutto il passato, ma lo rielabora, non lo ripesca in maniera passiva. Se dal mobile arriva il suggerimento che quel concetto fu espresso trenta o trecento anni prima lo ricorderai pure. Ma non è questo il vero atto creativo. La vera creazione interiore consiste nel riprendere quella citazione per farla stare nella tua nuova visione. Ecco che così la storia assume nuovi significati, nuove forme che senza quel nuovo mobile non potremmo immaginare. Ogni concetto e perfino ogni parola suggeriscono infinite associazioni. Si tratta di saperle fare andare dove devono andare. Un esempio. Quattro minuti fa, quando ho iniziato a scrivere questa pagina, ho pensato di chiamare il file 'nuovo mondo'. Appena questa immagine si è presentata al mio cervello, ho avuto immediatamente almeno 7-8 associazioni. Un film, una frase di mio padre del 1978, una sinfonia, il titolo di un album di musica pop, e più viva di altre una scena-Tv di metà anni '60, in cui l'attore Aldo Fabrizi si rivolge scherzando alla giovanissima cantante Rita Pavone e la chiama: "A monnonovo...".

Nei percorsi individuali non hai reti di protezione, non hai garanzie. Se cominci a studiare per conto tuo oggi e hai - poniamo - 22 anni non sai né a cosa arriverai né quando. Iniziare il percorso non può dunque essere un fatto di interesse. Non è che ti metti a un tavolo e lo decidi. E' come se venisse lui. Come se ti trovassi davanti a una strada e non potessi fare altro che iniziare a percorrerla. Con piacere, naturalmente. Altrimenti lo faresti male e non servirebbe.

Nel percorso individuale l'entrata nel mondo che per te sarà nuovo è sempre graduale. Senza che ti accorgi, i tuoi studi ti migliorano e ti perfezionano giorno per giorno. Allora - poniamo - tra 15 anni, quando ne avrai 37, sarai già in quel mondo senza un annuncio. A quel punto ti guarderai indietro come fa chi scala una montagna e dopo tre ore guarda sotto ai propri piedi l'immenso vuoto tra i costoni delle rocce. In quel caso raggiunge una vetta, e l'operazione ha dunque un momento culminante. Un culmine si ha per esempio con l'orgasmo. In questi percorsi individuali non c'è un momento culminante. Loro caratteristica è proprio quella di presentare un cammino, durante il quale non stai a badare molto al fondo della strada. Certe sere sarai stanco, ma è tale la passione con cui procedi che non ti fermi neppure. Dunque, nel 2018 un giorno guarderai i diari e osserverai i tratti di strada compiuti nel 2003, nel 2008, nel 2012. Non ti riconoscerai più, così come nessuno rivede il suo viso attuale 15 anni dopo. Però scoprirai come eri, quali furono le asperità da affrontare, gli ostacoli. Capirai che il mondo in tuo possesso nel 2018 è nuovo, non perché lo hai acquistato tutto in una volta con un ticket, ma perché è diventato nuovo col passare del tempo. Vivendo. Leggendo. Tornando sulle pagine.

Se tu mi stai leggendo non puoi cogliere il senso di tutte le pagine di Memoriale, perché il sito ospita contenuti maturati concretamente in due anni, ma con spunti e origini che risalgono a qualche anno prima. Un lavoro elaborato in un tempo continuato non può essere ingoiato in due o tre giorni da chi legge o da chi lo ascolta. Io stesso non posso pretendere che un lettore medio comprenda tutto nel giro di tre ore o di tre giorni. Egli salverà queste pagine e poi se le riguarderà a casa. Un giorno gli verrà un pensiero su una. Un altro la testa batterà su un altro concetto. E' un po' come il vai e vieni di un motivo musicale, che - non sai perché - ti viene da fischiettare la mattina del 16 agosto e poi ritorna il 17 settembre.

Premesso questo, è logico che il 'nuovo mondo' dell'autore non può essere immediatamente il 'nuovo mondo' del lettore. Anzi, tante cose riusciranno strane a chi legge. Ogni percorso è come un azionare di comandi. Quando noi siamo alla guida inseriamo una marcia, poi scaliamo, poi torniamo su quella marcia, poi acceleriamo. Anche qui, chi ci sta a fianco nel sedile non condivide esattamente tutto, nel senso che lui non avrebbe azionato il cambio in quel momento e magari avrebbe lasciato l'auto nella seconda anziché nella terza marcia. Se io aziono i comandi in maniera più potente e più rapida della tua uso al meglio l'automobile, perché ne sfrutto tutte le potenzialità. Ecco la differenza tra queste pagine e tante altre. Mentre tanti si limitavano a 'riscrivere' (cosa che noi abbiamo rimproverato) Memoriale ha scritto. L'autore non è colui che copia, che trascrive un concetto già esistente. Che lo facessero i monaci nei primi secoli medioevali è normale, lo comprendiamo. Oggi non possiamo più farlo, perché è come se usassimo soltanto due marce in un cambio che ne ha cinque. Se l'auto ha cinque marce, occorre usarle tutte.

Un altro metodo è quello di avere qualcuno che ci insegni. Oggi non è più possibile. Fino al secolo XIX° si ebbero i precettori, che venivano a casa e ci formavano. Con la scuola di massa dell'ultimo secolo siamo stati tutti 'imbottigliati' entro un'aula in cui si impara poco e si ascolta solo a tratti. Oggi, però, con Internet abbiamo ottime prospettive. Io pubblico un documento e tu - dall'altra parte del pianeta - lo ricevi senza fare neppure un grammo di fatica. Potrai riaprirlo quando vuoi.

Se io pubblico un documento spiegandoti che siamo in un 'mondo appena ricreatosi' devo dirti come e perché. E questo lo hai visto nel 1989. Quando tu penetri in questo discorso, entri insieme con me. Le prime volte sarai un po' disorientato. Non eri abituato ai concetti che leggi, e così avrai bisogno di fare la pelle. Poi questo diventerà anche per te normale. Non dirai più ''la fede in Dio', se lo dicevi. Perché ora capisci che anche avendola non cambia nulla, al di là di una frase di belle speranze e basta. La tua vita dipende da te.

Se ci insegna qualcuno ad entrare in un mondo nuovo dobbiamo per forza rifarci a lui, all'inizio. Qualsiasi dubbio ci venga, è naturale chiedere a lui perché si presume che nel suo percorso l'insegnante abbia già attraversato quel dubbio e si sia dato una risposta. Se procede con molta sicurezza nel suo lavoro è chiaro che dietro c'è un lavoro grosso operato con gli studi o con la logica in cui tutto è stato già osservato e messo al microscopio.

Se non siamo convinti o non riusciamo a comprendere pienamente l'esigenza di entrare nel nuovo mondo non importa. Non è un obbligo. Qui non c'è una prescrizione, non c'è un 'facere' per ottenere. Quest'opera esiste. Memoriale c'è. E questo è già un evento. Prima eravamo in balia di due o tre tronconi di umanità. Ora ne abbiamo una sola. Non tutti possono saperlo immediatamente. Non esiste un megafono universale che percorre immediatamente tutta la Terra. E d'altra parte c'è libertà. L'importante però è che questa dimostrazione . che alcuni sostenevano non esistere - sia stata data. Essa è pubblica. Voi l'avete sui vostri computer. L'opera è comunque quella del Web, perché io apporto dei piccoli cambiamenti che rendono le pagine leggermente diverse (e quelle cambiate non le riconosco più).

Entrare in quel mondo non sarà dunque uguale per tutti. Lo abbiamo detto. C'è chi vi entrerà oggi, c'è chi vi entrerà tra due mesi. C'è chi non vi entrerà mai e avendo 83 anni di età morirà senza averci letto. C'è all'opposto chi nel nuovo mondo era già entrato. Il pianeta ospita tanti grandi cervelli. Noi non li vediamo. La televisione ci mostra sempre le solite facce, venti presidenti, duecento cantanti, trecento calciatori, ma in tante parti del mondo c'è gente che in questo momento sta lavorando. Come me che sto scrivendo questa pagina (sono le 19.10 GMT del 28 febbraio 2003) ci sono ricercatori che stanno ultimando le loro ricerche, pranoterapisti che stanno intervenendo su un paziente, medici che curano somministrando dei farmaci. E ci sono anche molte persone che già sono entrate nel 'nuovo mondo', perché sapevano ad esempio che tutta la tematica teologica non regge più e si erano fatti una loro idea sull'universo studiando astrofisica. Insomma, ci sono tanti casi.

Coi miei studi, i miei viaggi, le letture, i discorsi, i pensieri, le riflessioni, ho accumulato con gli anni un patrimonio e a un certo punto i tasselli sono venuti fuori. Ciò che non quadrava più mi è parso non poter più esistere, e così integrando i vuoti con la scienza che avevo appreso intorno ai 20 anni ho ricomposto il mobile. Il nuovo mobile non porta il proprietario dell'appartamento a buttare dalla finestra quello che c'era prima. Lo mettiamo in soffitta. Domani arriva un amico, e ci dice: "Vedo che hai cambiato i mobili del salotto". Noi gli presentiamo il salotto così, non è che ci preoccupiamo della immagine che avevano coloro che lo conoscevano nella vecchia maniera. Poi il nostro amico scopre che noi abbiamo anche una nuova moglie, perché ci siamo separati dall'altra e una donna (di cui ci siamo innamorati) è venuta a vivere con noi nel nostro appartamento. Noi gliela presentiamo. Le altre 182 persone che conosciamo nel nostro comune non sanno ancora che noi abbiamo una nuova convivente. Nel loro cervello è ancora impiantata l'idea che noi viviamo ancora con Elisabetta. E va bene, non importa. Piano piano lo sapranno. Per qualche anno, man mano che li incontreremo, se capita li aggiorneremo della nuova situazione. Come si è creata questa nuova situazione? Automaticamente. Non siamo andati a chiedere ad Elisabetta il permesso scritto per convivere con Laura. Semplicemente Elisabetta ha fatto le valigie, ha preso le sue cose ed è andata vivere da un'altra parte. Non c'è stato bisogno di chiedere a genitori o a superiori di fare un cambio. Lo abbiamo fatto, semplicemente. Ora, man mano che si presenterà l'occasione tutto il paese - siccome non è un segreto o una cosa terribile - verrà a sapere che con noi vive Laura anziché Elisabetta.

A questo punto può apparire singolare aver collegato una tematica adatta a gente contemplativa e poco portata alle cose mondane con una femminile e coniugale. E proprio qui sta l'equivoco. Noi per secoli abbiamo vissuto un mondo in cui tutto era basato sulla distinzione, così si notava quello che ci separava anziché quello che unisce. Non c'è un motivo per immaginare che si debba conservare una società divisa tra gente che si vota a un celibato a vita e gente che si accoppia liberamente. Se un uomo o una donna non si accoppiano mai è normale ugualmente (diciamo questo per replicare ai 'sentenziosi', si può benissimo stare senza sesso e vivere bene). Quel che non è normale è dirlo solennemente prendendo dei voti. Questo era un'altra assurdità. Se non abbiamo occasioni per una vita di coppia, va benissimo lo stesso. Avremo altri interessi, altri piaceri. Non date retta a quelli che dicono che siamo nati per generare. Non è vero. L'uomo ha questa facoltà, ma 'facoltà' significa anche possibilità di non farlo. Quindi, se non lo si fa, è normale e non c'è bisogno di dirlo con una dichiarazione o di ritirarsi dal mondo. Ci sono tantissime persone poco attraenti fisicamente che hanno vissuto ugualmente la loro vita. Tutto questo discorso riporta il tema sul piano della dignità umana. Se noi ci ritiriamo dalla vita è come se la insultassimo. Prendere contatto con l'aria e con la superficie terrestre per tornare nella stessa posizione del feto nel ventre ha reso inutile uscire da quel ventre. Dicendo questo noi rendiamo il mondo a queste persone, non diciamo loro di tornare ad abito laico soltanto perché non esiste Dio (potrebbero dire: "Io sono libero di stare così"). Se rimetto tutti nella pista da ballo a tutti mi rivolgo. Allora, una donna che si fece 'consacrata' e poi 'reclusa' da qualche parte potrà essere interessante, poiché a un certo punto nel 'nuovo mondo' non saremo più così scemi da perderci nelle immagini patinate di donne che magari non sarebbero mai delle buone compagne. E' lo stesso discorso del prendere una copia alle bancarelle di un romanzo di Proust che magari l'editore grosso di Parigi sta ristampando in edizione di lusso. Magari è più comoda la copia delle bancarelle, più leggibile, con una traduzione migliore. Mentre scrivo, ci sono milioni di uomini che stanno sfogliando delle riviste con immagini femminili. Vivono anche questi in un mondo di fantascienza. Molta gente, piuttosto che avere nel cervello immagini di fantasia con attrici che non conoscerà mai, occuperebbe meglio il proprio tempo facendo qualcosa di costruttivo con una donna così così che almeno possono toccare.
Invece nel vecchio mondo, esistendo quella rigida separazione, non si poteva fare nulla. Era un mondo di imprigionati, come si dice volgarmente. Un mondo di esseri reclusi, povero, segregato. I superiori lo vollero sempre tenere a bada. Dare libertà avrebbe significato perdere i famosi 'primati', le esclusive che soltanto la gente che non ha altro si concede. Noi ci troviamo a fare quel che la natura ci ha concesso. Ci troviamo perfino a raccontare frottole se qualcuno ci paga per farlo (pensiamo soltanto agli avvocati per conto dei clienti). Le frottole riempiono il mondo. Ne riceviamo un'infinità ogni giorno, anche sui media. Pensate dunque quante se ne raccontarono in trenta secoli.

Le uniche esclusive che possiamo comprendere sono gli esercizi delle professioni. Una legge mi dice che le sentenze possono emetterle solo magistrati di professione e io mi adeguo. Ma non si può dire per legge: "Tu non sarai mai madre di famiglia". Questo è il vero reato, che ci allontana dalla vita. Il 'nuovo mondo' non può contemplare queste cose. Esso dice: "Vuoi contemplare? Contempla. Ma non fare voti, non prendere impegni perché sopra di te non c'è nessuno a cui rispondere".
Un'esclusiva ha un senso di separazione, perché presuppone che una parte della società dica a un'altra: "Queste cose le facciamo solo noi". Se questi hanno una specializzazione, va bene. E così si crearono le corporazioni varie. Nel sacro coloro che per primi si presero il potere della Messa erano ovviamente uomini. Se l'avessero celebrata anche le donne sarebbe stato un elemento di turbamento e di possibile promiscuità, in un periodo in cui il sesso femminile non contribuiva in alcun senso alla costruzione esterna della società. O erano madri o erano recluse. Questo fu il quadro per secoli. Quando erano recluse ma avevano anche autorità, quelli con tonaca riparavano - quasi - in sede postuma vedendole 'sante' e conferendo così un riconoscimento. Oggi leggere Teresa di Lisieux è opera sprecata, ma per loro fu un grande nome la cui fama si perpetuò nei secoli con una immensa quantità di citazioni. Quando non avevano per nulla neppure autorità finivano davvero in una condizione mortificante, perché veniva a mancare tutto. Aiuto-cuoche, vice-guardarobiere, custodi di ripostigli, nutri-orfani. Molte donne della storia - che noi non abbiamo mai conosciuto - finirono così.

Nel 'nuovo mondo' sono ancora in quella condizione? In teoria sì, perché una donna alta 150 cm. e con un viso deforme non arriva da nessuna parte. In pratica no, perché con la Memocard stiamo ridando uno statuto a tutti. Io ti spiego in che condizioni stai, perché sei nata, cosa puoi dare e cosa puoi chiedere. A quel punto ti metti la testa e l'animo in pace e lasci perdere un Dio che non esiste. Magari avrai sempre quella casa comune, magari avrai una superiora, ma pensa cosa vuol dire non dover più raccontare tante frottole.
Molti dei lettori di Memoriale, dopo una lettura completa, hanno avuto chiara l'idea che quello SM fosse un ambiente di frottole. E non hanno torto. E' proprio così. Quello dei 'consacrati' del vecchio mondo era l'ambiente delle bugie, quello che ne raccontava più di tutti. Basta pensare che vissero in nome di qualcuno che non esisteva. Ne raccontavano talmente, che a un certo punto non se ne accorsero più. Accadde infatti che il 'parzialmente vero' si mescolò con il 'totalmente falso', in una miscela esplosiva che avrebbe tenuto a bada il mondo per 20 secoli. Questa miscela andò di pari passo con un'altra, quella tra imbroglio e dabbenaggine. Molte volte non si capiva se il sacerdote di turno stesse imbrogliando o stesse semplicemente facendo la parte del misero, del caritatevole. Fu proprio la finzione che creò questa specie. Dovendo giustificare una finzione, che però faceva parte integrante della loro vita, si adattarono da subito a simulare il vero, dopo aver recitato il falso. E così non si capì più neppure chi era in buona e chi era in mala fede.

L'uomo medio, per venti secoli, fu proprio questo. Agli estremi c'erano infatti due tipi diversi. In basso c'era l'ignoranza totale, quella di chi non aveva mai studiato nulla (quasi tutti, fino al secolo XIX°). In alto c'era il monaco sapiente, colui che passava giornate a trascrivere con pazienza, l'autore dell'epoca. In mezzo? In mezzo c'era per l'appunto colui che - senza particolari talenti manuali - assumeva queste sembianze (né vero né falso, né onesto né imbroglione, né astuto né fesso). Fino alla istruzione di massa l'uomo medio era quello che sarebbe stato capace di mentire all'occorrenza, poiché dall'altra parte si sarebbe trovato davanti a un individuo senza mezzi e senza istruzione. Il famoso 'latinorum' di Don Abbondio era esattamente questo pane della vita quotidiana, in cui una parola difficile serviva a darla a bere. I vangeli furono una grande cosa. La messa fu così il primo mezzo con cui - in nome di un grande spavento come quello di Dio - si diede 'a bere' concetti al popolo che non li conosceva. Occorse molto tempo, perché le traduzioni furono lente e arrivarono più facilmente con la stampa dal XV° secolo. La lenta penetrazione fu favorita proprio da questo fatto. Non essendoci cultura in giro, l'opera di diffusione impiegava necessariamente centinaia di anni. Quella lentezza fu paradossalmente la fortuna dei biblisti e dei teologi, perché innestandola su tempi così lunghi poterono tenere acceso un fuoco per un tempo 'secolare'.

Oggi siamo in una situazione esattamente opposta. Il 'nuovo mondo' è anzi un 'bruciatore'. Tutto si consuma in un attimo, oggi. Prendi una donna e poi la lasci. Guardi la Tv e poi ti sposti su un libro. Vai sui videogiochi per cinque minuti e poi ti siedi a fare altro. Si noti dunque la differenza abissale col tempo che viviamo oggi. Con Internet per la prima volta abbiamo un'occasione unica, e visto che c'era Memoriale l'ha colta al volo impiantando un'intera opera per venire via da un imbroglio. Con la rete l'intera categoria SM si è trovata 'svestita' di tutto. Col computer torniamo su un medesimo punto di partenza, in cui non ci sono più separazioni né mentali né d'abito. E nell'era digitale coloro che vivevano solo di prediche e di parole (lente, sonnacchiose, ripetute, morbide, avvolgenti) si sono trovati pian piano sbalestrati. Anche se non ce lo dicono (se lo facessero non farebbero il loro interesse, ed essendo nati inclini alla frottola non hanno faticato a restare com'erano simulando).

Quel che accade, nella composizione, è sì il fatto che l'autore produca un'opera. Ma contemporaneamente il fatto che quell'opera dà un segno dell'epoca in cui viene prodotta. Allora, l'era del Trapasso - se siete osservatori - ha dato segni fortissimi. Io ho visto un uomo andare a Fatima per rinovellare una profezia fantasma che ha sconvolto il mondo (compreso quello SM) per la sua inconsistenza, prelati fuggire da un temporale in piazza S.Pietro, uomini invocare sangue da una statua con confessione di un tossico che il sangue lo aveva messo per ischerzo, un allenatore di calcio sbattuto fuori dai campionati dopo aver attribuito un risultato precedente a una presunta grazia dal cielo, il Vaticano litigare con la Cina, poi ridurre le beatificazioni a una barzelletta (ormai non si contano, lo si fa come con le sigarette), quelle storie di Medjugorie sbriciolarsi nella più totale inconsistenza... insomma è un mondo che non esiste più, perché se esistesse farebbe soltanto ridere. Di questo non se ne sono accorti tutti, perché i media non fanno una selezione. Così, uno accende la Tv o la radio e sente tutte le sere notizie da quella sede. Se fosse istruito, saprebbe che gente che compare tutti i giorni sugli schermi o sulle pagine profane dei quotidiani non ha più nulla a che vedere con il mondo vero dei maestri spirituali. Voi direte: ma perché sempre questa cosa del 'maestro'? Ma perché il sacro nacque per questo. Nacque per portare sulla Terra un messaggio nuovo, di cui l'insegnante si sarebbe fatto carico con una sua creazione. Così, per la penisola arabica il messaggio fu la tradizione coranica e la sapienza sufi. Per la Cina fu il Tao. Per l'India fu la tradizione Veda. Eccetera. In tutti questi casi, il 'messaggero' era una guida, era colui che porta presso gli uomini un nuovo importante annuncio. Qualcosa di nuovo che in concomitanza con quel periodo (anche se allora non si rendevano conto di questa sintonia) sostituiva il vecchio. Queste guide furono sempre maestri. Altro non avrebbero potuto essere.
Per il Cristianesimo, queste guide esistettero per i primi secoli medioevali. Poi basta. Gli uomini del mondo moderno che noi definiamo 'cristiani' o 'cattolici' non sono stati più maestri di nulla. I pontefici men che meno. Anzi, gli unici da salvare furono gli indipendenti, che se ne infischiarono della istituzione. Un giovane del 1970 che avesse voluto fare un percorso spirituale non avrebbe mai e poi mai contattato un'autorità della Chiesa Cattolica. Avrebbe fatto quello che hanno fatto tutti, leggere trattati di esoterismo, o di quello che allora già si chiamava 'New Age'.

Pensate alle origini. Tutte le vite dei maestri delle origini furono segnate da brusche svolte, drammatici istanti che determinarono poi anche la storia di intere comunità. Se io vado in giro, tra il 1980 e il 2000, secondo voi chi trovo? Direttore del centro studi sulle religioni, presidente della comunità Tal dei Tali, rabbino capo della comunità Y, professore di studi comparati sulle religioni dell'Università Y, sono tutte cose artificiali, posticce. Davanti a questo scenario, chi fa da sé fa non solo per tre ma per trenta. Ma sono pochi quelli che se lo possono permettere. E così ciascuno vive un po' sul proprio tornaconto giornaliero. Anche quando entro in una libreria sono a disagio, perché vedo troppi libri scritti da gente che si mette al tavolo per quelli che vede (sugli schermi). Ma se già lo vedi tutti i giorni a che scopo ti metti anche a scrivere... sul presidente Usa? L'era dei libri fu magica quando si stampavano, cioè quando l'editore era anche lo stampatore. Cento, centotrenta anni fa. Sentivi l'odore. La sensazione è che nel nuovo mondo si debba fare a meno un pochino di tutti questi libri, perché alla fine si vorrebbe anche ricominciare a vivere delle storie proprie. E così il 'nuovo mondo' direbbe al romanziere super-venduto: "Ora raccontami la tua giornata di ieri", oppure "Dimmi cosa hai cantato ieri mattina al risveglio". Perché più si sta su quelle cose di carta più ci si dimentica delle cose minime, di quelle che danno tante informazioni giorno per giorno. Le abbiamo perse, perché non abbiamo più attenzione ai tempi intermedi. Se andiamo su Internet poi passiamo immediatamente a un programma Tv. Lo spazio per la riflessione alla fine non esiste più.

Ogni 'mondo nuovo' registra come fase principale quella del 'risveglio', che si ha quando l'essere viene definitivamente privato della vecchia condizione e accede alla nuova. Per alcuni sarà la famosa giornata del 'ci sono'. Per altri sarà una fase più prolungata con cambiamenti interiori e trasformazioni. Il risveglio si deve principalmente al fatto che una serie di pensieri che abitavano la nostra psiche non ci vengono, non arrivano più. Come quando si stacca la spina, il flusso della vecchia corrente viene interrotto per farne passare uno nuovo. Noi non ci rendiamo conto del passaggio nei singoli istanti, perché farlo significherebbe guardarci dal di fuori, essere un'altra persona. E' dunque più giusto dire che viviamo questa fase, la sentiamo nostra. Quando saremo interamente nella nuova, non avremo più il pensiero dell'accesso, perché quella porta si sarà richiusa dietro di noi e non vedremo mai più cosa c'era all'interno. Una porta che si chiude per sempre non potrà più essere aperta né sfondata. Essa costituirà anzi il sigillo del tempo che fu. Quella porta è il segno di una memoria, che in quanto memoria farà soltanto parte del tempo passato.

L'appartenenza al passato fa in modo che il nostro essere non prenda più in considerazione qualcosa. Anche se questo può ancora turbare. Se vi si presenta la prima fidanzata della vostra vita trent'anni dopo, che fate? Ne siete comunque colpiti, poiché è un ricordo prezioso e unico della vostra vita. Ma in quel momento avete anche la sensazione precisa che quella donna non è più presente, insomma non ha a che fare con quello che vivete. Questo accade perché siete voi ad essere cambiati in questi trent'nnni, e non siete più quelli di una volta. Ecco perché abbiamo osservato tante volte come sia assurdo pregare, nel 2003. Se un uomo viene al mondo oggi per ripetere pezzi di 1500 anni fa riduciamo la nostra vita a un colabrodo, a uno spazio inutile. Un bambino, spiegatagli la cosa, direbbe: "Mamma, come è possibile che quelli ripetano quello che dicevano quegli uomini di 1500 anni fa?". La mamma, se fosse generosa, potrebbe rispondere: "E' una cosa che a loro piace, e non possiamo impedire di farlo". Ma se abbracciassimo questa linea lasceremmo il mondo così com'è. I posteri, nel 2300, quando studieranno quest'epoca (la nostra) rimarranno stupiti nel vedere ancora residui di 1500 anni fa. Se andiamo indietro nel tempo non troveremo nessuna epoca che presentava residui di 15 secoli prima. Questo per dire come debba stupirci che esistano ancora delle Chiese come organizzazioni. Trasferito nella vita di un uomo, è lo stesso. Soltanto una persona cerebrolesa potrebbe essere o ripetere le cose di tanti anni prima.

L'interno è sempre in correlazione con l'esterno. Allora nostro compito è quello di affrontare ogni giorno la coscienza di questo legame. L'altra sera, un signore ha chiamato per telefono il conduttore di un programma radiofonico e gli ha spiegato la sua avventura. Stava pensando e a un certo punto gli è venuto in mente Cappuccetto Rosso. Proprio in quell'attimo ha acceso il televisore, e ha sentito il presentatore di un programma citare Cappuccetto Rosso. Naturalmente, è rimasto colpito. Ecco, questa è una cosa molto interessante. La realtà si coniuga con quella di un singolo, facendo cogliere una improvvisa coincidenza. Se vi è capitato questo, è normale. Siccome non viviamo dentro scompartimenti separati, abbiamo un sentire che si esprime anche con il medesimo oggetto in un singolo istante. Potrà sembrare strano, ma è una cosa molto reale e ci dimostra quanto siamo collegati con il macrocosmo. Mio padre, quando 47 anni fa ebbe a dichiararsi a mia madre, non trovando parole sciolte e chiare, le disse: "Pensi anche tu quello che penso io?". E' una frase molto bella, che servì a risolvere un attimo di timidezza per una questione che avrebbe recato un certo imbarazzo nell'esser detta a parole piene. C'era naturalmente anche una certa pruderie acquistata dalla società borghese, la quale insegnava sempre che il 'Ti amo' erano storie da fotoromanzi o da ragazzine perse. Coloro che lo avrebbero detto nella vita, secondo le buone famiglie, vaneggiavano più che altro. Così, quella frase fu la medicina migliore per dichiararsi senza dirlo. Oggi i ragazzi non arrivano quasi mai a questo, perché hanno una maggiore facilità di approccio (che gli anziani rimproverano). Il pensare da parte di uno quello che pensa l'altro è una forma di telepatia, perché stabilisce un ponte mediante l'oggetto. Tu mi stai di fronte, ma il concetto è fisico. Per rendere questo concetto reale sento che un pensiero mi unisce a te. Nel 'nuovo mondo' queste forme di comunicazione e di comunione saranno quasi all'ordine del giorno. Ecco dunque che un oggetto dell'antichità che serviva soltanto per una comunione simbolica (eucarestia) viene sostituito da una forma di comunicazione in cui la comunione si stabilisce senza 'testimone', senza necessità di un oggetto materiale. Il pensiero è la forma più bella di comunicazione, poiché è gratuita. Pensando non spendi e non fai spendere nessuno. Il pensiero arriva. Quando lo condividi, stabilisci con questo una tua comunione.

A un certo punto questo signore, di nome Claudio Monetti, si è messo a un computer e per anni ha scritto ogni giorno parte di qualcosa che poi sarebbe diventato un'opera in sé e per sé. Allora, com'era questa strada? Era fatta di uno scrivere (attenzione, non battere cose altrui, come fate voi nelle redazioni Web, io creo tutti i giorni), di un comporre pensieri o teorie o dati, e di un'attività esercitata dunque in determinate condizioni. Era un'attività anch'essa, come le altre. C'era chi tra fine 1999 e primi del 2003 fece il pane, chi fece progetti, chi curò i malati, chi trasportò passeggeri negli aerei. Io pubblicai quest'opera. Quest'atto del pubblicare ugualmente mostrava le mie condizioni. Significa che io ero posto in una condizione dello spazio-tempo che - in base a tutte le esperienze - mi portò a fare questo. 'Scrivo, dunque sono', così avrebbe detto Claudio Monetti. Questo non è destino, ripetiamo ancora una volta. Se io vedo in fondo una curva non so chi c'è dietro quella curva e non so come mi comporterò. Questo è vivere. In un certo senso diciamo che ciascuno di noi è quello che fa e quando parla è quello che dice. Il contenuto esprime l'essere, poiché esso fa una sintesi di tutto lo spazio-tempo vissuto (la nostra esperienza) e lo sputa fuori in ogni singolo momento. Posti in questo modo, noi comunque parliamo sempre al mondo, esprimiamo cosa siamo anche senza accorgerci. E non ci rendiamo conto neppure dei nostri limiti.
Il 'nuovo mondo' rimescola tutte le carte, senza lasciare più contorni di ambiguità. Ogni singola manifestazione dell'essere parla, da sola. I giudizi si stemperano, anziché acuirsi. In questo modo sapremo infatti che quell'individuo sta pagando un conto con qualche imperfezione di nascita. Attenti però a non trasformare questo in amnistia. Altrimenti tutti si appellerebbero a questo e troverebbero una facile attenuante nel loro essere. La vita sociale e politica, per il resto, continua tale e quale. Quel che abbiamo fatto è cancellare il senso delle funzioni religiose. Ma - confermo - non è una rottura, è un rinmovarsi delle leggi più alte (quelle di natura). Perché non è rottura? Perché c'è una grossa parte dell'umanità, che è sempre vissuta (benissimo) senza quel Dio. Dunque, diremmo: rottura di che? Moltissima gente vive anche senza quelle cose.

Qui abbiamo debellato un formidabile ingannatore, che rese 'invase da possessione mentale' le persone che continuamente ne parlavano. Fu quasi beffardo il gioco. Citavano il 'diavolo' coloro che se lo inventarono. Chiesero perdoni per i peccati coloro che non ne commettevano mai. La vergogna per questa illusione secolare dovrebbe colpire tutta quanta la classe sacerdotale delle Chiese occidentali, che da questa trattazione esce con una pessima immagine (cosa che ci ha portati a condannare chi non la istruì per tempo in epoca moderna). Nel corpo delle varie Chiese entrò negli ultimi tre secoli la parte più scadente del genere umano. In esse rimase un 20-25% di uomini puri (con un minimo di confortanti illusioni). Ora si avvicina il momento del risveglio, una specie di segnale orario del mattino che indurrà molti a svegliarsi in maniera diversa. Questa pagina, anche se voi l'avete letta a spizzichi, è stata scritta d'impeto. Ogni volta che mi rimettevo a scrivere stendevo i singoli frammenti (quello che vedete da un capoverso all'altro) con forza, tutto d'un fiato. La pagina conserva tuttavia un tono colloquiale, come se mi fossi rivolto a un 'tu' preciso o a un 'voi' determinato. Quel 'voi' di ciascuna pagina in realtà va inteso come discorso rivolto ad ambiente SM, come se avessi avuto davanti una loro delegazione da 'catechizzare' in senso contrario alla loro ispirazione.

Pagina pubblicata dal 28 febbraio al 2 marzo 2003. Ripubblicata il 24 febbraio 2005