
Pagina del 16 settembre 2003, reimmessa sul Web con modifiche radicali il 24 aprile 2005
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La unificazione del concetto di dio Ricordate cosa dissi i primi di gennaio 2002, durante il seminario del Recupero? Ora guardo a come prenderete tutte queste cose. Il mio pensiero era contemporaneo alla introduzione dell'euro. In quei giorni vedevo persone indaffarate ma entusiaste della nuova valuta. Calcolavano, sottraevano, aggiungevano, molti addirittura prendevano gli euro a sacchi dalle banche o dagli uffici postali. Era un momento-chiave, un passaggio, una conversione. Ognuno di questi passaggi non può avere un cambio facile e immediato di abitudini e di operazioni giornaliere. Esso anzi prepara a un cambiamento interiore, che necessita di un lento - e spesso arduo - aggiustamento. Lo stesso capita quando passiamo dalla condizione di singoli a quella di coniugati. I primi tempi dobbiamo fare l'abitudine ad avere regolarmente qualcuno a fianco nel nostro letto o nella poltrona al cinema o nel sedile dell'automobile. Quella è una nuova realtà, che dobbiamo vivere e che perciò non possiamo non accogliere. L'introduzione dell'euro fu esattamente contemporanea all'introduzione di un nuovo dio. Con una certa audacia, ma spinto da una forza interiore, arrivai a fare per la prima volta quello che nessuno aveva fatto finora. Dire che per un banale errore di comprensione o di civiltà si era mantenuto per lungo tempo un falso concetto. Compito molto più impegnativo. L'euro te lo ritrovi ogni giorno in mano e senza sforzo. Qui si trattava di reintrodurre un diverso concetto nel proprio cervello. Tuttora chi legge queste pagine vaga tra l'incredulità e la noncuranza, nel senso che pur nutrendo un qualche interesse per Memoriale pensa ovviamente che la cosa lo riguarda in misura molto più indiretta di una valuta monetaria. Io stesso diedi molto tempo, poiché pensai da subito che una stessa pagina viene vista e letta da persone con un grado di istruzione molto diverso. Parlai (e l'idea è contenuta tuttora in una di quelle pagine) di almeno una ventina d'anni, per arrivarci anche socialmente. Se c'erano differenze abissali nei due campi, è vero tuttavia che essi avevano in comune qualcosa. Pensate ad esempio che anche qui ci si deve abituare a un altro carburante. Pensate al fatto - molto importante - che anche qui come per l'euro si può dire: "Ma ora acquisto meno cose". E' vero. Con il concetto originario di dio noi non possiamo applicarlo più a piacimento come facevamo prima, insomma è come se facessimo con i nostri discorsi una spesa meno ricca (ma più essenziale). Ora con quella parola non possiamo più indicare tutto quel che vogliamo. Prima dicevamo cose del tipo 'i disegni di Dio' o 'il perdono di Dio', ma infinite altre cose ci venivano alla mente ponendo in mezzo al discorso quella parola come se potessimo usarla da chiave passe-partout. Ora non possiamo più. Uno di noi (che sarei io) ha avuto in un attimo l'intuizione che scardina tutto. Insomma, ci sono punti in comune. Abbiamo un potere di acquisto molto inferiore ma siamo molto più evoluti (se solo lo vogliamo, qui sto parlando a chi mi segue).
La
trattazione, naturalmente, non è facile. Pochi possono seguire
e comprendere interamente le pagine scritte sulle cose sacre,
perché anche in precedenza pochi avevano letto su questa
materia. Forse saranno pagine più commestibili tra qualche
anno. Una cosa che mi ha sorpreso è il fatto che coloro che si
sono avventurati insistano sul fatto della maiuscola o della
minuscola. Questo è un
dettaglio di importanza minima. Personalmente, l'ho riportata
minuscola soltanto per distinguerla convenzionalmente dalla precedente accezione, ma
non cambia nulla. Che voi scriviate quella parola con la prima
lettera maiuscola o minuscola il concetto che abbiamo avuto per
secoli non esiste più. E' alla sostanza che bisogna guardare.
Se io scrivo Relatività anziché relatività non
cambia nulla. Quel che importa è avere capito quel concetto. Se vi capiterà semplicemente di non dire più la parola (dio) va bene lo stesso. Si tratta della prima opzione di formattazione. Con l'euro non abbiamo due formattazioni. Però avrete notato che per molti mesi (da qualche parte tuttora) merci e prezzi sono state conservate con la doppia cifra, moneta nazionale ed euro. Ecco un altro punto in comune, sembra quasi una magia. Anche lì c'era una doppia possibilità, come nella formattazione proposta da Memoriale. Era come se gli esercenti dicessero: "Se volete potete pensare in euro, ma noi vi diamo anche la possibilità di pensare secondo la vostra vecchia moneta nazionale". Con un ritorno al vero concetto di dio, siamo noi a correggere noi stessi (che sbagliammo un giorno) ma non la natura. La natura infatti aveva fatto le cose per bene, formando un altro significato. Solo che non lo capirono e lo scambiarono con un altro. Quindi diremo: noi sbagliamo, la natura mai. Un astrologo può sbagliare costruendo o leggendo un tema, ma la natura è sempre lì che resta immutata (chi aveva quel Giove continuerà ad averlo a prescindere da qualsiasi astrologo). Naturalmente, ora non si tratterà soltanto di addestrarsi con un mutamento linguistico o con un semplice disuso. Santi, ceri nelle chiese, madonnine, miracoli inventati, bugie... se voi siete intelligenti dovrebbero scomparire dalla vostra vita. Sarete intelligenti? |
Il problema della unificazione è una delle questioni più antiche che esistano nelle varie culture. Da una parte abbiamo un interrogativo, che ritorna da secoli: Ma non sarebbe meglio avere un'unica moneta di scambio sulla Terra? Dall'altra, come in una bilancia a contrappesi, pende un'affermazione ricorrente Ma avere differenze è bello. Preserviamo ancora le differenze Se noi stessimo a crogiolarci al centro di questa bilancia non arriveremmo mai a una conclusione finale, perché i due concetti - contenendo molta verità entrambi - si contrappongono come il bianco al nero. E' vero che sarebbe bello per tutti - oltre che un risparmio - scambiare merci e prestazioni con un'unica moneta. Ma al tempo stesso è altrettanto vero che le caratteristiche locali, se preservate, sono pur sempre una ricchezza anche loro. Molti lo capirono nel 2003, quando gli Svedesi - preoccupati nel sostituire la loro vecchia corona - rifiutarono l'adozione dell'euro nel corso di un discusso referendum. Proprio in quella occasione ci si avvide che l'attaccamento alle proprie cose è sempre forte, anche quando lotta con suggestioni di unificazione. Chi non permette un nuovo standard affronta in genere un doppio pensiero. Da una parte, non è persuaso che valga la pena rischiare abbandonando la strada vecchia per la nuova. Dall'altra, trae spunto - spesso pretestuosamente - da esperienze negative della nuova per restare nella vecchia strada. Perenne, molto radicato istinto di conservazione che conosciamo da che esiste la storia umana. Ciò nondimeno, la questione della unificazione è talmente forte che prima o poi tornerà sicuramente. Con le lingue, essa ha costituito l'argomento forse più vecchio del mondo. La famosa discussione sulla torre di Babele. In verità, chi ha bene assimilato il concetto su grammatiche.com dovrebbe aver chiaro che per le lingue la bilancia riesce a contemperare l'equilibrio pure in presenza di opposti. Da una parte, noi siamo coscienti che le migliaia di lingue parlate ancora oggi sulla Terra sono una ricchezza irrinunciabile. Tanto è vero che ci rattristiamo quando dobbiamo registrare l'estinzione di qualcuna: Ma allo stesso tempo siamo coscienti che si può circolare sul pianeta con una comunicazione buona soltanto se gli uomini cominciano a trovare uno standard anche qui. E questo è stato negli ultimi 50 anni la lingua inglese, senza discussioni. Il nuovo ordine di idee di cui parlo nella riga che porta a questo link è profondamente connaturato alla trattazione di queste pagine. Non si può comprendere quello che dico, non si può abbandonare un pensiero ormai superato se non si abbraccia per prima cosa l'idea-guida della unificazione. Non è soltanto il così in alto come in basso. E' anche tante altre cose. E' anche vedere ciò che accomuna gli uomini, anziché ciò che li distingue. E' anche uscire la mattina e cogliere segnali positivi o negativi che uniformano la realtà di quel giorno. E' anche concepire le cose tutte insieme, senza porle su piani differenti. E' anche vedere un significato in episodi apparentemente banali, involgendo l'oggetto percepito in un'ottica unica. E' anche insegnare o apprendere senza barriere, senza più distinguere per materie. E' anche viaggiare secondo un'idea globale che coinvolge tutta la realtà osservata (vedi la pagina 'newspirit'). E' anche avere finalmente, signori cari, un'unica idea del concetto di dio (e non 400, come in precedenza). Eccoci al punto-chiave. Il nuovo ordine di idee reintroduce un'unica visione perché unica è la visione di qualsiasi parola, nel nostro cervello. Con il recupero di una immagine unica noi dignifichiamo nuovamente la nostra storia, che ha visto secoli di lotte e divisioni. E allora, tornando al primo interrogativo... certo che è meglio. Sarebbe meglio avere un unico standard per qualsiasi attività che venga compiuta sulla Terra. E le differenze? Le differenze sono solo le nostre. Queste rimangono perché nasciamo in momenti diversi e siamo diversi. Questa è l'unico vessillo della diversità che può restare nel nuovo mondo. Le altre sono soltanto diversità di sistema, che la civiltà e l'evoluzione pian piano ha eliminato. Non vi siete accorti che alla fine del secolo XIX° introdussero i fusi orari? Allora mica dissero: "Ma lasciamo ore locali e basta". No, avevamo bisogno di un'ora del fuso e quindi anche di una nazione (finché questa non era troppo estesa, come nel caso degli Stati Uniti attuali). L'unificazione serve a vivere meglio, tutti. Quando ti ho detto la verità, non serve che tieni ancora la bugia. La mia rivelazione ha lo scopo di farla dire finalmente anche a te (altrimenti non te l'avrei detta). Se ci pensate un attimo, tutte le procedure che mirano a fare giustizia o a riequilibrare situazioni con lesione di diritti sono informate all'unificazione. Ci si unifica, nel senso che si ottempera e ci si uniforma, alla sentenza di un tribunale. Ci si unifica a un soggetto danneggiato, nel senso che reintegrandolo ripristiniamo l'unione (sua con il luogo di lavoro) o la riunificazione con un ambiente che non lo aveva trattato con lealtà. L'unificazione è un presupposto necessario, perché altrimenti avremmo ancora la divisione fonte della ingiustizia iniziale. Almeno quattro ingiustizie su cinque sono basate proprio su una procedura di divisione. Perfino la divisione del nucleo, con la continua creazione di particelle subatomiche, allontana dalla unità perché spinge verso orizzonti molteplici che portano a sviluppi quasi sempre deleteri. 'Unificare' significa anche riportare a uno stato di coscienza originario, poiché in origine qualsiasi entità era soltanto quella. La natura prevede una continua separazione o divisione di cellule, ma questo soltanto allo scopo di generare nuovi esseri. In realtà poi l'essere è nuovamente uno, anche se contiene un principio maschile e uno femminile. Molti si lamentano che le Chiese non accettino il matrimonio tra omosessuali. Come potrebbero? Non è mica un fatto di Chiese. Basta ragionare. Se venimmo al mondo per trovare una nostra continuazione con attributi di un altro sesso legalizzare l'unione di due sessi è come fare dietro-front rispetto al miracolo iniziale e rinnegare la natura stessa (perché allora potremmo dire: "Perché vietare a un individuo di sposarsi con chi desidera? Non è forse libero, nella sua vita? Se vuole sposarsi con sua sorella, non possiamo proibirgli di farlo" e così via). Libertà è sempre diritto di fare qualcosa, ma entro leggi di natura o nell'ambito di un sistema. Se congiungiamo princìpi uguali non andiamo avanti, per legge di natura. Ditemi, voi nel vostro computer o nei vostri impianti di riproduzione non collegate forse uno spinotto femmina con un attacco maschio? Siamo noi (o meglio, il Parlamento spagnolo) a sbagliare ma non la natura. Ecco realizzarsi anche qui il solito fatto. La natura aveva fatto le cose per bene, dando un altro significato alla nostra generazione. L'unificazione ha senso in tutte le leggi di natura, salvo quelle in cui siamo nati diversi per caratteri fondamentali della specie. Se voi avete un gatto maschio non potete fargli fare figli con un cane, quand'anche questo sia femmina. Il secondo si opporrà al primo - anche senza ringhiare - semplicemente non procreando. Nel nostro mondo noi vediamo l'apice nella diversità, perché troviamo complemento in chi ha caratteri diversi dai nostri. Con i consimili possiamo soltanto solidarizzare. E in più ci sono suggestioni non da poco. Se io fossi omosessuale, non mi piacerebbe sposarmi con un uomo perché preferirei conservare quella condizione 'diversa' che dà un contorno diverso anche alla mia unione. Magari mi impegnerei per avere diritti (successione, alimenti ecc.). Ma non vedo cosa potrebbe darmi in più il fatto di sposarmi. L'unificazione fa sì che nella società uomo e donna si vedano congiunti, perché un maschio è per forza di cose già congiunto con un altro maschio così come una donna non ha bisogno di vedere unità con un'altra donna. Raggiungere l'unione dei corpi è il massimo piacere delle coppie eterosessuali perché riporta a un atto finale di completamento che due individui con uguali organi genitali non possono avere. Un'unione di corpi tra due uomini omosessuali si realizza quando essi si dicono reciprocamente: "A me piaci tu, e io piaccio a te". Ma questo non basta. Se i corpi raggiungono un piacere solo fuori dalla penetrazione di un corpo nell'altro non si ha vera unificazione. Anche nel matrimonio cosmico - se realizzato in maniera perfetta - noi troviamo la nostra parte femminile, e le donne trovano la loro parte maschile. Se un uomo trovasse realizzazione della propria persona in un altro uomo, significherebbe che i pianeti sono congiunti entro la stessa persona (è accaduto anche con molti papi della Chiesa Cattolica) poiché il maschio troverebbe complemento in un altro se stesso. Voi direte: "Però succede". Certo, la natura ha fatto e fa venire al mondo anche l'individuo che trova complemento in caratteri della specie che gli sono simili. Non è un male, nessuna persona sensata potrebbe affermarlo. Se nascono anche quegli individui significa che la natura contiene (e ha sempre contenuto) anche questa possibilità. C'è però un problema di procreazione. Siccome siamo venuti in due metà (altrimenti saremmo stati semplicemente uomini sterili e uomini fecondi=non ci sarebbe stato bisogno della donna) non ha senso che si deroghi a questo incontro, che è l'unico a poter unificare. Chi vuol convivere con individui del suo sesso ne ha libertà. Ma il matrimonio non è un contratto per passare il tempo. Noi possiamo regolare diritti e legami di ciascuno, perché questi non si possono violare. Ma non possiamo sposare due princìpi che la natura ha fatto uguali per generazione. Se lo facciamo dimostriamo - alla natura stessa - di perderci. Una nazione che fa sposare coppie omosessuali come fa sposare quelle eterosessuali è una nazione di gente che si è persa. Quei parlamentari degli Stati belga, olandese e spagnolo che votarono per questa equiparazione sono gente che si è persa nella loro stessa libertà. Hanno sbagliato. Credendo di fare una cosa 'per il progresso' hanno soltanto dato uno spiraglio inutile a quattro gatti, che non è neppur detto che s'innamorino tra loro. Ora che quello strumento esiste, faranno 'matrimoni di interesse' anche loro. |