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8 settembre 2002 - I 54 CONGEDI DEL CARDINALE - Si va via una volta sola, è evidente. Per C.M.M., cardinale di Milano, non è stato così. In ottemperanza al metodo da noi definito di 'parcellizzazione della notizia' da maggio 2001 a settembre 2002 C.M.M. è andato via da Milano almeno 40 volte. Tante sono le circostanze in cui i quotidiani milanesi lo hanno fatto andar via (previsione iniziale, annuncio ufficioso, annuncio ufficiale, interviste, cerimonie, medaglie, ecc.). La cosa buffa è che il cardinale è ancora lì, e lo sarà forse fino alle soglie dell'ultima settimana di settembre, quando arriverà il sostituto. Vedrete che da qui a quella data andrà via ancora varie volte. E ogni volta si troverà frasi apparentemente nuove. In un film di Laurel e Hardy la coppia sale su un'auto per andare a fare le vacanze e saluta i vicini. Nel doppiaggio dell'epoca sventagliano le mani e dicono: 'Arrivedorci... arrivedorci... arrivedorci...'. Ma, tra un pistone che non va e una gomma sgonfia, l'auto non parte e dopo tre ore la coppia è sempre lì. 'Arrivedorci...' All'uomo con la noce (piemontese) in bocca succede D.T., l'uomo che lasciò la scuola alla quinta elementare perché 'chiamato' da un'altra parte. Da ridere. Anche qui, stesso discorso. In 12 mesi i giornali di Genova hanno congedato D.T. non meno di 35 volte. Alla fine, molti hanno capito la manfrina e dalla 27° cerimonia in poi qualcuno degli invitati ha disertato. Difficile trovare in giro un'autorità meno autorità di D.T. La specialità del cardinale 'insediato' in Liguria sono le famiglie. Per lui non sono un nucleo sociale, sono santuari. E' capace di scrivere lettere a 10.000 famiglie di una città, come un sindaco. Furio, ma se non ti ha invitato e non lo stimi perché protesti? Tutte le persone ragionevoli - te compreso, che sei ai vertici in tutti i sensi - vanno dove ci sono buone relazioni. Anche a me succede: metti, se al ristorante arriva un cuoco che non stimo sono lieto di non andarci più. Quando tornerà un cuoco secondo me bravo tornerò con piacere in quel ristorante. Dunque: tu - supponi - lo hai ciiticato. E va bene. Lui quando ha fatto la festa (di parole) giustamente non ti ha invitato (si invitano gli amici, in genere, non siamo ancora così avanti da invitare anche i nemici). Volevi pure che ti invitasse? E' vero, il tuo giornale da un po' di tempo compare pochissimo su Rai e Tv. Vista la tua scarsa considerazione di chi le dirige, dovresti esserne lieto, no? Non possono dire che essendo un servizio pubblico ha dei doveri. Queste sono formule. Sono sempre gli uomini ad amministrare, con amori e antipatie. Di cosa vi lamentate? 9 settembre 2002 - In molti casi, neppure la vita in palio giustifica un trapianto, perché il fine da raggiungere è proprio quello di avere un senso passeggero della esistenza terrena, e così vivere con la 'propria' cirrosi epatica è infinitamente meglio che vivere con il rischio di un tumore 'altrui'. Nei summit di Cernobbio vedi sempre abiti elegantissimi, uomini in grande spolvero, sembra che la crema della docenza politico-economica si riunisca qui ogni anno. Suscita dunque perplessità il fatto che non vi si dice mai nulla che resti. Nell'anno x si ricorda perché il tale ministro delle Finanze replicò a quegli altri. Nell'anno y perché intervenne l'economista americano. Quelli occupati in più sono anche facili (o possibili) da contare. Ma quelli in sovrappiù nelle strade? Quando riferiscono i non occupati in più mi viene sempre da pensare che ci sia qualcuno che possa controllare dall'alto. Se dovessimo dirla tutta, i non occupati sono sempre molto di più degli ufficiali. Il concetto è talmente vasto da includere anche persone dentro gli uffici. Non va via dalla moda il cerino in mano a Grecia e Portogallo, abbonate cenerentole. Quando si è indietro in una graduatoria si dice puntualmente: 'Dietro di noi solo Grecia e Portogallo'. Il problema è che non lo si dice quando all'ultimo posto è la Gran Bretagna o la Germania. La forza dello stereotipo. La parola 'strumentalizzazione' è una di quelle pass-partout, perché viene applicata a qualsiasi cosa. Non volere o non fare strumentalizzazioni è l'antipasto abituale di chi non ha nulla da dire in una intervista sulla politica. 10 settembre 2002 - Un'altra delle cose che non capisco è come si possa fare 40 Tg di seguito parlando della situazione economica. Questa - per definizione -si controlla ogni tanto. Diciamo non prima di otto o dieci settimane dalle ultime notizie. Qui il paragone è semplicissimo. Avete presente quel signore che ogni sera si guarda dentro il portafogli e segna quanto denaro ha a disposizione? Parlando di una nazione non possiamo fare i voyeurs di un salvadanaio tutti i giorni. L'inflazione si controllerà su base almeno bi o trimestrale, il disavanzo ugualmente... non si può impegnare un mese a discutere ogni sera di cifre (personali). |
TACCUINO DI MEMORIALE
QUANDO I PROBLEMI NON ESISTONO- L'Unità si è impegnata nel reperire il testo completo dell'intervento 'limitativo' nei confronti del sindaco di New York. Ma la cosa è servita semmai a dare ancora più dubbi a chi li aveva. L'adempimento dei propri doveri di ufficio riguarda l'ufficio medesimo (non un altro) e le leggi che esistevano già bastavano. Basta guardare all'art.97 della nostra Costituzione. Un sindaco di una città deve amministrarla, non mi pare che tra le sue incombenze rientri trattare affari di aziende CONTRO lo Stato. Se dovesse trovarsi a farlo e commette illeciti bastano i codici e la magistratura. Vivere con la psicosi che la ricchezza al potere amministri per diventare ancora più ricca dà sangue marcio e poca salute per il futuro. La gente vota la ricchezza (S.B., M.B.) sia per opportunismo sia per appartenenza alla stessa classe sociale sia per un giusto calcolo (il povero non avendo mai visto il denaro saprà amministrarlo meno bene). Poi un governo o un comune non è solo una persona. Se il ministro delle Telecomunicazioni è obiettivo farà una legge equa. Se la fa parziale verso il primo ministro che possiede emittenti è colpa sua. Anziché sbraitare contro il premier andate da lui a reclamare. UNA LETTERATURA DELLE DONNE- L'Unità pubblica un'intervista molto bella di S.S. a una scrittrice poco conosciuta al grande pubblico. In essa si parla di 'letteratura delle donne'. Ecco un altro tema che prenderebbe uno spazio infinito. Esiste una letteratura 'maschile' e una delle donne? Se pensiamo agli autori diremmo di no, nel senso che non esiste neppure una musica leggera femminile o un'arte del legno maschile. Se pensiamo alle opere qualche dubbio viene, e qui sembra lecito distinguere tra i due sessi. Ci sono romanzi che una donna non avrebbe mai potuto scrivere (basta pensare all'opera di Proust o di Tolstoi) e viceversa alcune cose scritte da una donna non escono al sesso maschile. Gli ultimi 20 anni hanno visto una partecipazione molto più attiva delle donne in tutte le letterature del mondo. Si va a fare un'indagine e si scopre che l'inserto letterario della Stampa è letto al 70% da donne. Il sesso femminile è tradizionalmente portato alla introspezione in senso orizzontale di vicende vissute, quello maschile al consolidarsi di situazioni nel tempo. I premi letterari non fanno diffreneza perché vengono vinti più spesso da piccole saghe familiari unisex, in cui i protagonisti ricalcano caratteri già conosciuti da qualsiasi autore nella vita reale. Ci sono però molti casi in cui ti accorgi subito che quelle cose non le ha scritte un maschio. Basta guardare a come viene descritto il sesso, che è l'unica avventura della vita ad essere recepita in due modi completamente differenti. UN MARCHIO PER CONSONANZA- In molti casi vedi 'schierata' una persona che non avresti mai detto. Ad esempio tu dici: ma come, S.V., così intelligente e addentro la cultura accetta di finire sui giornali per una cosa del genere? Tutti quelli che seguono la cultura alla radio e alla Tv conoscevano S.V. così come conoscevano l'appassionato di cinema C.G.F. A un certo punto ci si accorge che anche queste persone sono targate politicamente. Te ne accorgi da una piccola bega politica. Qui non puoi dire che quella targa sia stata chiesta, perché così non fu. E' semplicemente un fatto di genetica. Messi davanti a un computer che avesse imposto di 'decidere' in due minuti cosa volevano essere, tutte le persone del mondo - davanti a un'alternativa secca - avrebbero dichiarato 'destra' o 'sinistra'. E i caratteri li conosciamo già. Quelli del merito, della famiglia, dell'ordine sceglievano a destra e gli altri - quelli delle riforme, delle aperture e del dibattito - sceglievano a manca. S.V. era uno di quelli che andarono di necessità. Per iscrizione non era nulla, ma siccome la vita ti porta a scegliere tu dichiari una parte (E.M. aveva fatto la stessa cosa). E così questi uomini - che politicamente non erano né carne né pesce - figuravano ugualmente targati, da una parte o dall'altra. In quanto tali sarebbero sempre stati costretti a trarre le conseguenze. Sarebbe venuto il giorno che anche il più pacifico e mansueto barbuto intellettuale della Valzanìa Padana avrebbe dovuto dire: 'No, tu hai una targa di fuori, non possiamo invitarti a parlare da noi'.
RISCRIVERE QUEL CHE NON VA BENE-
Mi rendo conto che non è semplice o dolce essere citati qui,
per giunta con una osservazione critica. Io mi rifaccio a ciò
che vedo e che sento. Non vado per testi, non uso omelie, non elevo
prèdiche moralistiche, non metto moduli interattivi. Questa
è un'opera che si legge. IL TARGET PRECISO VALE COME BIGLIETTO DA VISITA- Anche scrittori e poeti si distinguono per il pubblico che li segue. A.Z. è stato (ed è) seguito da un pubblico giovane, lontano dalla politica attiva, intento a cose altisonanti e cieli finti di parole. Da circa sette anni nella redazione del Corriere, sapendo che non fa per me, credono di provocarmi - quando occorre - citandolo. Ma io credo che sarei un buon amico di A.Z. se lo conoscessi nella vita. Abbiamo forse anche delle cose in comune. Gli direi quello che penso (come lo sto dicendo qui). Non ho un buon concetto della sua poesia, perché non si può utilizzare la natura e il paesaggio per soddisfare le proprie ambizioni 'neppure coi versi'. La natura richiede semplicità, parole umili, sensazioni lievi. Chiunque creda di impiantare parole grosse su boschi, alberi e praterie costruisce inutili cattedrali nel deserto. Tuttavia, rispetto chi lo ha sentito (non chi ne ha scritto, con parole altrettanto grosse, come se fosse un grande autore). Nel 1988 avevo un'amica romana, M.V. Non sapeva fare l'amore, ma aveva un debole per lui. Sapevo che lo seguiva. Così un giorno le dissi: 'Sai che anche la Rai si occupa di A.Z. con uno special?'. Mi domandò ansiosa in che data lo avrebbe trasmesso. Risposi: 'No, lo ha già trasmesso... è stato tre giorni fa'. IL MOMENTO DI...- Attualmente sono nelle edicole italiane la bellezza di tre videocassette che portano T.H. come protagonista. In un caso come questo il trionfo subitaneo della coincidenza non può non farsi notare e ci segnala che T.H. 'nel periodo considerato' emana notevolmente (anche con cose del passato).
LA TRAPPOLA DELLO SHOWBIZ-
Alcuni giornali russi hanno pubblicato annunci veri di lavoro falso
in una società specializzata nella produzione di spettacoli
televisivi. Non solo si offrivano ruoli di manager, ma si proponevano
anche numeri per acrobati, mimi, e attori improvvisati. Sono accorsi
in centinaia, e gli incontri sono stati filmati segretamente da
telecamere piazzate ad ogni angolo. Il tutto verrà ora diffuso
in un programma imminente, 'Miracolo russo'. NO A UN MOTORE DI RICERCA INTERNO- Qui - parlo di casa mia - non metterò un motore di ricerca. Credo che sia più utile e stimolante la lettura di ciascuno. Altrimenti si sa come va a finire: si cercano le parole che interessano e non si legge il sito. Pensate ai biblisti che compilavano un indice per argomenti della Bibbia. Faceva danni, perché poi ciascuno poteva andare per singole parole e trovava già tutto. Gli dicevano: 'misericordia' e lui cominciava: 'dunque, la misericordia viene trattata da Paolo nel passo tale... da Marco in tal altro passo...'. I libri vanno letti, non sono enciclopedie. Anche questo sito va letto, perché è un'opera e non un repertorio. VIVERE DI PREMI- Avere sette-otto premi all'anno è una malattia sociale, non è una cosa bella. A.Z. purtroppo non ha saputo parare in tempo il colpo e ogni anno vince a mani basse i premi letterari in provincia e in città. Non quei cinque o sei straparlati, perché quelli sono appannaggio di un nome che si rinnova ogni anno. Vince quelli 'significativi', dove le giurie sono composte dai nomi più abituali degli inserti letterari (e questi ultimi puntualmente riferiscono). Se questo succede ancora - come in questo caso - all'età di 80 anni diventa un patetico vizio nazionale, dal quale non si riesce più a uscire. Sembra ovvio notare che Marco, Geremia, Origene non prendevano premi, e non li prese neppure Leonardo. Ma il problema è un altro, e circola proprio intorno alla intelligenza di chi li organizza. Un premio - AL MASSIMO - serve a un giovane che ha bisogno di un lancio. Consegnati a un 80enne che è già su tutte le antologie di una nazione mortificano le giurie e i premi di quella nazione. IL LAVORO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E QUELLO DEGLI ALTRI - Torno a un argomento già affrontato. Il nostro presidente ultimamente usa convocare il premier e dirgli: 'Guardi che quel progetto di legge non va bene, mi piacerebbe che lo modificaste'. Eh no, caro amico... questo non tocca a lei. Lei ha un ruolo di garante super partes, che però negli interventi sulle attività altrui è successivo non preventivo. Se ha motivi urgenti può inviare messaggi alle Camere, ma non può chiamare un membro e sollecitare una modifica. Se ci sono cose che non quadrano lei - una volta ricevutolo per la firma - rimanderà indietro il provvedimento. Lei non può dettare le linee della legislazione, perché questo spetta al Parlamento. Le dico questo non perché non sono d'accordo con lei. Lo dico solo perché noto un eccessivo affaccendarsi di tutti intorno alla 'patata'. Sarebbe ora che ciascuno recuperasse le sue prerogative ed entro queste rimanesse. Non si può vedere CSM invocare audizioni che non gli spettano, il governatore della Banca Centrale fare conferenze sul futuro, il premier intervenire in campi regolati da un'authority, ecc.ecc.
QUELLI CHE A 28 HANNO LO
STESSO VISO DEI 55-
G.d.L. è la sigla di una rivista libraria che ha avuto scarsa
fortuna, ma sono anche le iniziali di un giornalista sportivo che
lavora da molti anni alla Rai. G.d.L. ha un primo biglietto da
visita, di non poco conto: il suo viso di oggi è identico a
quello di 27 anni fa. La direzione che non quadra non è quella
di oggi, ma quella di allora. Se noi vediamo un 55enne che ha il
volto di 25 anni prima ci rallegriamo. Ma avendo una prospettiva
chiunque si stupirebbe del fatto che il suo viso odierno da 30enne si
conservi nel tempo di qui a 25 anni, perché questo
significherebbe che a 30 anni si ha già un volto da 55enne. |