1 settembre 2002 - S.B. risulta a noi carente in due cose. La faciloneria con cui parla davanti ai mini-recorder dei giornalisti, con il risultato di essere spesso equivocato, e il continuo appoggio agli Stati Uniti qualcosa cosa dica o faccia il presidente americano. In compenso risulta apprezzabile per altri motivi. E' molto attivo, entusiasta della vita, sa occuparsi delle cose senza nascondersi ed è avveduto e coraggioso nelle scelte. Il fatto che egli continui a fare anche il Ministro degli Esteri per noi è una cosa bella. La scelta è felice, sia perché chi non ha un uomo pronto è meglio che faccia da sé sia perché quell'incarico è troppo collegato alla politica del governo per poter essere ricoperto con un'altra visione. Il problema a questo punto è solo formale e linguistico. Siccome l'interim è una cosa provvisoria non è più interim, dopo nove mesi. S.B. dovrebbe dire che è il Ministro degli Esteri a tutti gli effetti. Finché non lo fa ci sarà sempre un'opposizione politica a pungolare e protestare.

Se non lo fa che succede? Lo abbiamo spiegato mille volte. Qui farglielo fare è dovere del presidente della Repubblica, il quale - se tiene alla correttezza istituzionale - dovrebbe convocarlo e dirgli: "Signore caro, 'interim' significa provvisorio e nove mesi sono fuori dalla provvisorietà. Se lei ritiene di nominare un'altra persona la nomini, qui, davanti a me, le dò una settimana al massimo. Se invece ritiene di continuare a fare lei il Ministro degli Esteri lo dica chiaramente - non a me - a tutti, in maniera che si sappia chi ricopre l'organo nel suo governo". Tutto qui.

Anche Johannesburg sembra destinato al fallimento. Perché falliscono le riunioni governative sull'ambiente? Soprattutto per un motivo: l'educazione ecologica non è una cosa che puoi dettare o imporre con decreto. Ciascuno di noi individualmente dovrebbe sentire questo grande dovere di rispettare la natura e l'equilibrio dell'ambiente, Tu legislatore puoi inasprire le pene ma poi spetta sempre al singolo applicarsi nella vita pratica e costruire un mondo migliore. Fare questi convegni è come armarsi di buone intenzioni e parlare per dieci giorni scomunicando chi commette reati. I reati sono espressione del singolo e in una certa misura se ne commetteranno sempre. Un convegno per decidere insieme la deterrenza dei reati è problematico, perché c'è chi la penserà in un modo chi in un altro (come si è visto per la Unione Europea). Il presidente Usa dice che loro vogliono affrontare il problema in altro modo, senza privare le industrie di emissioni di gas nell'atmosfera. Ma è anche un problema di mentalità, nazionale... ovvio. Ci sono molti individui americani che sostengono che sono tutte balle e amano scherzare dicendo che l'inquinamento fa bene. Padroni. Insomma, alla fine, perché sprecare tanti denari per i convegni?

2 settembre 2002 - Eppure proprio in quel 2002 cominciarono a capire che qualcosa girava in senso contrario. A fine maggio la Rai comunicò che il 2 giugno avrebbe dovuto sacrificare la trasmissione della 'messa domenicale' per la contemporanea ricorrenza della Repubblica

Molto interessante l'intervista a D.B. a cura di M.C trasmessa dalla Rai a fine agosto. La pop-star inglese in pratica ha fatto il gioco di Memoriale in tutto e per tutto. Pareva che lo avessi pagato per tutte le tesi che sosteneva. Ha precisato, tra le altre cose, che non smetterebbe di suonare neppure se lo pagassero. Qui dicevo una cosa un po' diversa dalla desistenza. Io dicevo: hai inciso troppo (e si può dire in tutti i sensi indicati da questa parola). Potevi, a partire dai primi anni '90, continuare a fare concerti o performance varie ma senza entrare in studio di incisione. Non sono molto belli gli album di D.B. degli anni '90. Scegliere di non entrare in studio per un po' di tempo è una delle scelte più belle che un cantante affermato possa fare. In questo caso c'erano già notevoli proventi da tutto il resto.

Uno dei requisiti dei notiziari televisivi della sera dovrebbe essere quello di mostrare un conduttore al nostro stesso livello, cioè uno che come noi ha delle reazioni - possibilmente spontanee - nell'apprendere le notizie. I vari Tg delle emittenti private ci riescono molto bene, perché chi li conduce assume quest'aria per metà incuriosita e per metà 'qualunque'. Quelli delle tre reti pubbliche - parlo dell'Italia - stentano ancora a capire questo meccanismo, e così vedi le speaker parlare come 'da una cattedra'. Il tono dei Tg Rai è sempre ufficiale, come proveniente dall'alto.

Interessante fare il raffronto tra i sommari dei vari Tg, non perché suggeriscano particolari significati, ma perché dicono sempre cosa interessa a loro (e non quello che loro pensano che interessi a noi). Perché questo raffronto sia indicativo occorre che i notiziari considerati siano esattamente 'contemporanei'. Se uno ha già cinque minuti di ritardo (vantaggio) rispetto all'altro non vale perché ha avuto il tempo di guardarlo (anche se non lo facesse). L'unico caso, in Italia, è attualmente quello di Rai1 e Canale5, che infatti si presentano ogni sera profondamente diversi. Anche quando hanno le stesse sette notizie di sommario le vedi ordinate in modo differente. Da poco più di un anno (epoca del viaggio in Ucraina) Canale5 è quasi 'cattivo' col Vaticano. Non è che non lo dia, quando c'è da darlo. Ma lo dà per ultimo. E certo impressiona vedere quell'uomo vestito di bianco alle 20.25 dopo le autostrade, i disoccupati contro il sindaco, il bollettino meteo e altre uova di giornata. Memoriale in teoria dovrebbe dire: benissimo, andate avanti così. Ma le cose non sono così semplici e matematiche. Ho sempre avuto idea che quell'ordine sia fasullo. Un conto è l'ordine di un quotidiano, che parte dalla prima e va fino all'ultima perché lo si sfoglia. Ma noi non 'sfogliamo' il Tg5. Quindi ho dei dubbi a pensare che dare 'per ultima' una notizia in uno spazio di 30 minuti sia 'sminuirla' rispetto ad altre. Qui credo veramente che il modo più indicativo ed efficace sarebbe 'non darla'. Dice: ma se hai detto - qui a fianco - che il silenzio non è umano... Ma qui il problema del silenzio non si pone neppure. E' come se il Cd non arrivasse neppure al negozio. Questo negozio (il notiziario) sceglie potendo avere 30 minuti di capienza. In questi 30 minuti - tu negoziante, Canale5 o Rai - ci poni quel che ritieni, in tutta libertà. Dire che quella notizia è arrivata non si può, perché tu l'hai soltanto vista da alcune agenzie. Ma se sei obiettivo devi riconoscere che altre 25 hanno la precedenza, e siccome non puoi andare per titoli o per memorie del passato sceglierai l'ATTUALITA' che interessa senza pensare che sia 'silenzio' la scelta di non porre una cosa in quei 30 minuti.

Arrivati in queste settimane di settembre, ogni anno ritorna il programma 'a lunga durata'. Che si parli di Rai o di emittenti varie, ciascun canale ha il suo 'contenitore' che ci accompagnerà fino alle soglie dell'estate del prossimo anno. E la cosa comincia ad annoiare, dal momento che non si intravede mai qualcosa di nuovo. Loro ti dicono di 'fare un programma destinato al grosso delle famiglie di una nazione'. Va bene, ma qual'è il grosso di queste famiglie oggi? Non mi pare che sia 'il grosso' di trent'anni fa. Ci sono ancora parrocchie, è vero, ma abbiamo anche una rete in tutte le case a diffondere cose più interessanti. Allora, se si va fuori, piuttosto che portare un 'contenitore' con roba avariata di tre mesi prima meglio non avere nulla con sé e acquistare vivande sparse dove si trovano.

3 settembre 2002 - C'è un bel verbo in inglese, 'play down'. Significa 'minimizzare', 'far finta che una cosa non abbia l'importanza che si dice'. Tra le prime cose che gli ex tentano in questa fase di sminuire è la piagnoneria. 'Ma quando mai noialtri piangiamo? Ma chi vi ha detto che la Chiesa sia un organismo che non sa ridere?'. Beh, non mi pare che le Madonne - nella coscienza popolare - versino lacrime di riso. Non mi pare che quella religione sia stata culla della gaiezza. Non mi pare che gli uomini fatti santi fossero dei gaudenti.

Tra le cose dell'era primitiva di Internet sicuramente si ricorderà lo zuccherino messo in giro con la presenza sui motori di ricerca. Nella vita nessuno si esalterebbe ad essere su tutti gli annuari di una nazione, o a figurare su affissi pubblicitari in tutte le strade di una città. Qui si andava alle stelle. 'Vuoi essere su 8000 motori di ricerca?'. Cosa poi questo avrebbe significato, non è ben chiaro. Non siamo tutti a cercare ogni sera una parola-chiave.

Di quell'era avrebbe dovuto essere corretta una piccola mancanza collettiva. La diffidenza che tutti abbiamo per il pagamento con carta di credito se il rivenditore non è fidato. Ancora oggi pochissimi si avventurano a pagare con password a chi non conoscono. Ma così avrebbero campato solo le multinazionali. Ancora una volta, si dava un piccolo paradiso terrestre facendo tessere solo per pochi. Chiunque di noi, se avesse fatto l'e-commerce sarebbe stato 'uno di cui non fidarsi', perché si chiamava solo Paul Webster e non FNAC o Hachette.

Chi sostiene che finalmente la stabilità di governo permette un governo dovrebbe riflettere sul fatto che può governare perché LUI ha voluto sostituire un governo che già esisteva. E questi ultimi possono dire: 'Se tu non fossi salito al potere ci saremmo ancora noi, dunque ci sarebbe stata stabilità'. Non si può dare torto a questi ultimi, perché la stabilità sarebbe stata conquistata prima. Una delle sfortune dello strano premier italiano dei primi anni del nuovo secolo è che non mise mai d'accordo. Non si ricorda un giorno in cui una sua frase o un suo atto furono approvati da tutti, cosa che invece era capitata a tutti gli altri in precedenza (almeno qualche volta).

Tutti, arrivati in politica, si comportavano come i bambini. Quando erano al governo reclamavano la stabilità (grazie tante...). Quando non erano al governo, reclamavano il ricambio (grazie tante..).

4 settembre 2002 - Per fortuna qualcuno comincia a ritirarsi dalle cose di piazza. Fare politica con i girotondi per strada è come pensare di ritrovare la virilità a 85 anni facendo un giro intorno al letto coniugale.

Tutto il gruppo di centro-sinistra, negli ultimi 15 mesi, ha scontato soprattutto la mancanza di 'tecnici' nelle proprie file. Non è uno scandalo fare una legge di understatement del 'falso in bilancio'. Allora, se non sei d'accordo, vai al tavolo e se conosci la materia contesta punto per punto quello che non va nella proposta. Questo è 'fare politica'. Fare politica non è dire 'vedete quanto sono sporchi a fare i loro interessi'. Tutti facciamo i nostri interessi. Non c'è nessuno che fa quelli di un'altra classe sociale. Andare al governo vuol dire costituirsi in quel momento come classe dominante. Questa - essendo stata votata o designata da qualcuno - ha il diritto di proporre le leggi che crede (sempre che siano nel rispetto della Costituzione). Se tu vuoi opporti e hai tra l'altro una minoranza in Parlamento non hai altro da fare che andare in casa del nemico - che è più forte di te - e contestargli il testo di quelle leggi. Loro, dall'estate 2001 all'estate 2002, sbraitavano e basta.

Gli interventi correttivi sull'economia riportano i dubbi su tutto il sistema. Se si vara un decreto e poi 30 giorni dopo arrivano cifre inaspettate si dovrebbe ritoccare quel decreto e così via nel bimestre successivo. Alla fine si dovrebbe stare come con il telecomando della Tv e nessuna 'economia di programmazione' sarebbe possibile. Una soluzione può essere quella di lasciare la Tv sempre sintonizzata su un canale anche se negli altri ci fossero cose migliori. 'Ah, sì? Aumentano i prezzi? Lasciateli aumentare: noialtri il decreto ormai lo abbiamo fatto'.

E basta verificare sul campo. Una delle più antiche leggi è che l'inflazione danneggia chi ha stipendi bassi. Così si usa dire, ma se essa fosse semplicemente uno stimolo ragioneremmo in un altro modo. Se con 500 euro al mese compero in 30 giorni 185 arance anziché 210 le 25 che mancano vengono perdute dal rivenditore (perché non me le vende). Proviamo a lasciare le cose come stanno, e dopo tre mesi il rivenditore le riporterà al prezzo più basso di sei mesi prima. Quando c'è una legge della domanda e dell'offerta prima o poi esiste anche il pentimento, come variabile dell'economia. Ecco perché le correzioni del governo, strada facendo, non sono una buona medicina. L'economia al tempo di Keynes diceva proprio questo. Poi ce la siamo dimenticata e siamo andati a fare tutti i giornalisti.

Nonostante siano passati nove mesi dalla introduzione della moneta europea, non solo la gente - che ama ragionare sempre per lire e per franchi - ma anche i giornali continuano a riferirsi alle vecchie valute. Siccome fa più colpo dire che il lotto premia con 100 miliardi di lire si evita di dire che lo fa con 49 milioni di euro. Anche qui, chi può usi delle bacchette... si può iniziare facendo come i computer, che non riconoscono più un valore e così chiederebbero 'cosa-intendi-con-lire?'

Quando il presidente Usa, a proposito della 'annunciata' guerra contro l'Iraq, dice: 'L'inerzia non è un'opzione' dovremmo pensare che la vita è fatta solo di opzioni. Tu ti svegli la mattina e tua moglie ti chiede: 'Oggi hai l'opzione di ammazzarmi o di lasciarmi in vita?'. Se tu vuoi liberartene, dirai che la seconda non l'hai neppure a disposizione. Una specie di Monòpoli.

Quando parlano di 'ravvedimento operoso' per i pagamenti ritardati con sanzione si resta stupiti. Pazienza per il ravvedimento, ma l'operoso? Sapessero quanto si soffre...

6 settembre 2002 - Trentacinque anni fa capitava... che i giornali qualche giorno della settimana non parlassero del premier. Oggi in tutte le nazioni occidentali è rarissimo trovare un giorno dell'anno in cui la stampa non riporti qualcosa del Presidente del Consiglio (quel che dice o quel che fa). Le uniche speranze si hanno tra il 10 e il 20 agosto, ma anche lì c'è qualcuno che si arrampica sugli alberi col teleobiettivo.

Ci avviciniamo alla prima ricorrenza della data fatidica di 12 mesi fa e tutti sono già lì a cercare testimonianze e ricordi. Io ripubblicherò integralmente quel che scrissi 12 mesi fa anche se è distante dal coro dell'epoca. In queste cose non si deve temere di dire ciò che si prova e se questo è poco - quando gli altri chiedono molto - pazienza. Io non rimasi molto scosso da quell'avvenimento.

Da che F.C. è direttore dell'ex-organo del Pci mi sembra un pochino fuori ruolo. Nelle Annate aveva un giudizio molto lusinghiero, ma con una riserva ('sempre collegato al potere'). Questi giorni ci sto riflettendo nuovamente. Perché F.C. non si slega da tutto?

Quando sento il ministro dell'Economia illustrare il 'taglio della spesa pubblica' ho sempre il telecomando pronto. La spesa pubblica degli organi centrali non si può tagliare perché sono loro stessi a usufruirne (è come se una persona si tagliasse i viveri). La spesa pubblica del para-stato è stata già tagliata. La spesa pubblica dei servizi primari (scuola, sanità, trasporti) è ai minimi storici e meno di così si va alla fame. Le uniche forbici possibili sono quelle degli enti territoriali, ma qui non si vede mai una giunta o un assessore dire che mancano euro da spendere. Segno che non è questo il problema. A dire 'tagliamo la spesa' siamo bravi tutti. Anch'io, dal primo gennaio 2002, spendo al market il 15% in meno. Ma non si risolve i problemi in questo modo.

7 settembre 2002 - Tocca il cuore sentire i Palermitani che parlavano con il passato remoto appena qualche ora dopo le scosse. 'Trovai l'armadio e i bambini a terra'.

Dormire in auto molte ore dopo l'ultima scossa non è per nulla razionale. Dopo che ti hanno sequestrato (per estorsione) nessuno ti romperà le scatole per un bel po' di tempo.

TACCUINO DI MEMORIALE

Tutti siamo targati, e la targa porta a un'altra persona. Se un giorno vedete P.D. scrivere su un certo giornale dovreste dapprima scoprire il fatto sorgente (come quel fatto ha cominciato a nascere= quale altra persona ha deciso che P.D. scrivesse per quel giornale) e poi se vi interessa capire dovreste andare da quell'altra persona e domandargli civilmente: 'Scusi, lei cosa ha visto in P.D. per farlo scrivere sul giornale?'. Tutte le cose al mondo e tutte le attività hanno un'origine. Quando questa origine è oggettiva, almeno in parte (Tizio lavora al Ministero perché ha vinto un concorso), ci vuole poco perché si controlla l'elaborato svolto e si comprende. Quando l'origine è soltanto soggettiva, è proprio per soggetti che bisogna andare. Tutti siamo targati, per tutto ciò che non è oggettivo. Essere targati significa che dobbiamo la nostra posizione a una singola persona, che un giorno ha fatto in modo da procurarci quella posizione. Come P.M., che fu introdotto già a 19 anni nell'ambiente, trovereste migliaia di altri casi. Non solo da noi. In tutto il mondo. Conclusione. La conclusione, qui, essendovi implicata tutta la società, non può esaurirsi in un paio di casi individuali. Diremo dunque che tutta questa catena vi dà l'idea di una professione (quella del giornalista 'professionista', attenzione a non confonderla con altre cose) di valore sociale molto basso. In un settore specialistico non capita che uno già del mestiere telefoni e dica: 'Guarda che mia figlia arriva domani da voi, falle un contrattino e dalle una sedia al secondo piano, con quelli della cronaca'. Pensate quanto era semplice, in questo campo. Se quella ragazza non è buona a fare l'oggetto artistico o non sa lavorare i tappeti c'è poco da mandarla al secondo piano.

Anche qui... calma, ora non andate agli estremi. Questo non significa che tutti quelli che svolgono questa attività (con retribuzione di un periodico o di un quotidiano) non abbiano requisiti o non siano persone con una competenza. Dentro la categoria ci sono ottimi professionisti (alcuni non sempre il pubblico arriva a conoscerli). Il succo della questione ruota attorno al fatto che siccome oggi scriviamo tutti, perché il mondo si è alfabetizzato nella seconda metà del secolo XX°. entrare in un luogo di lavoro in cui si fa un'attività che tutti o quasi possiamo svolgere e alla quale però si accede solo se conosci già qualcuno rende quella attività sempre meno esclusiva e quindi sempre più 'povera di valore'.

Molte persone chiesero 'Chi è' quando uno delle decine di migliaia di giornalisti iscritti all'albo si presentò un giorno alla sede. E' successo, a partire dal 1946, qualcosa come 600.000 volte, in tutta la penisola. Se si era molto giovani e astuti ci si presentava 'targati bene' e così ci si recava sul posto con l'avallo di una tessera di partito. In questo caso si era protetti da un vertice e si stava tranquilli. Se anni dopo avessero domandato come fu l'inizio si sarebbe anche detta la verità ('Ero Psi ma lo feci perché non potevo fare altrimenti') perché nel frattempo si aveva guadagnato una stanza e un nome (E.M.). Se invece ci si presentava 'targati male' la cosa presentava dei rischi, perché in caso di bisogno nessuno ti dava la sicurezza.
Molte di quelle 600,000 volte rimasero al 'Chi è' iniziale. La gente che già lavorava sul posto domandava, perché si accorgeva che l'altro - anche dopo quindici giorni - era 'pesce fuor d'acqua'. Quello aveva visto bella gente alla Tv o leggeva tutti i giorni una cosa che gli sembrava favolosa e a portata di mano. Quando poi la ottenne, ed entrò così nel posto su cui tanto aveva fantasticato, tutto gli sembrò brutto, brutto e freddo al punto che domandò a se stesso: 'Ma cosa avevo sognato?'. Lo sbalzo tra la lettura e la realtà era tremendo. Nessuno gli parlava, la sedia con una macchina da scrivere lo annoiava, lo sbattere di tasti da una parte all'altra lo infastidiva, la sede del giornale gli pareva un ufficio come tanti altri. In breve, non si rendeva conto. Se era rapido e intelligente fuggiva prima di rispondere a quella domanda.

LA TARGA PIU' FACILE - Poco prima di prendere sonno, o durante l'insonnia, gli Italiani ebbero dagli anni '80 il giovane G.M., che seduto su una poltrona faceva domande. Un potente democristiano campano aveva un debito col padre e doveva essere grosso se anziché il solito contratto coi giornali arrivò la Rai. B.P. su Repubblica scrisse da subito: 'G.M. fa la Tv ma non si sa perché'. Il programma - come il conduttore - era assolutanmente innocuo e funzionava come una camomilla. Non faceva e non fa male a nessuno. A chi non ha talenti - si sa - rimane l'intervista. Pazienza la scarsa tecnica. Qui la cosa più strabiliante è che il conduttore faceva all'ospite sempre le stesse domande (roba che si può chiedere a chiunque, 'L'amore per te è importante?' / 'Quando è stata l'ultima volta che hai pianto?'), pur avendo ogni volta i dati della persona. E' come se un commesso di un negozio di scarpe facesse misurare le scarpe al cliente senza chiedere mai numero di piede. Il commesso si accorge che quel piede cambia ogni volta ma offre al cliente sempre la medesima scarpa. Una cosa talmente fuori dal mondo da farsi ogni volta la domanda di B.P. Da una cert'epoca in poi il programma si occupò soprattutto di soddisfare la voglia di apparire delle 'emergenti', e così ogni sera c'erano gambe che si accavallavano sulla telecamera. 'La vita è sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?'. Due domande differenti venivano fuse in un'unica, in cui la separazione disgiuntiva della 'o' creava all'ascoltatore ancora più confusione. Come chiedere: 'E' pronta la camicia che dovevi stirare o hai voglia di farti una pizza?'.
Si poteva fare qualcosa? No, quando una persona si abbona a un servizio (pensiamo alle FF.SS. con chi vedono tutti i giorni per 40 anni) poi il personale riesce anche ad affezionarsi. E così ciascuno - se G.M. fosse andato via - avrebbe detto: 'Una nezz'ora di stupidità in 24 ore ci vuole, perché aiuta a vivere meglio. Ridateci G.M.'.

Tutti, tutti arrivarono al cospetto - poco professionale - di G.M. Se però l'ospite era di riguardo faceva attendere, e anche molto. La redazione doveva insistere. Alla fine quello diceva: 'D'accordo, ma venga lei a casa mia con cameraman e microfoni'. Così fu per il monosillabo della letteratura italiana, così fu per il grande editore di Torino. Uno degli spezzoni memorabili, presenti nell'archivio Rai, è il viso di G.E. che si blocca e diventa spastico al sentirsi domandare: 'Quanto ha contato l'amore nella sua vita?'.

DI RASSEGNA STAMPA SI PUO' CADERE - Tutti gli Italiani conoscono la rubrica di Rai3, che fa svegliare un giornalista e gli fa leggere i titoli dei quotidiani insieme con brevi frammenti di articolo, ponendolo poi in collegamento telefonico con gli ascoltatori. E' un incarico quasi burocratico, che non comporta difficoltà di sorta per nessuno. O quasi. Una ventina di anni fa ci cadde L.P. Questi aveva all'epoca una fama molto consolidata presso la gente di sinistra. Gli era stata regalata soprattutto dall'Espresso, che costruì con il suo viso molte copertine e non smise di citarlo negli articoli per tutti gli anni '70. Arrivato ai microfoni di Rai3, L.P. cadde. Non seppe dare un tono al suo dialogo con gli ascoltatori, che restò frammentario e poco interessante. La grande ingenuità fu soprattutto quella di rispondere: 'Signora, non ne so assolutamente nulla, di questo'. Sembra naif o molto franco, invece è una di quelle cose proibite sia perché vanifica la chiamata di chi anzi riponeva fiducia nella tua conoscenza dei fatti sia perché mostra una scarsa capacità di amministrare le parole (come è noto si può parlare di qualsiasi cosa anche se non si conosce, basta sapere usare la lingua). Quella risposta non fu isolata. Venne ripetuta ben quattro o cinque volte nel corso della settimana, rendendo quei dialoghi molto sofferti.

Oggi la rubrica non contempla più cadute come quella. C'è però una questione di stile e di linguaggio. R.C. recentemente iniziava molte frasi in questa maniera: 'Non sono un teologo', 'Non sono un economista', 'Non sono un politologo'... bisogna non esagerare in questa continua 'schermatura' perché alla fine l'ascoltatore può dire: 'Ma allora aveva ragione Monni a dire che non sono nulla questi giornalisti!'

LA SEGNALAZIONE NON VALE PUBBLICITA' - Non mi pare di poter aderire alla tesi di coloro che dicono: 'Se sconsigli l'ultimo Cd di F.B. gli stai facendo pubblicità'. Se seguissimo questa tesi non dovremmo più criticare, in quanto l'unica arma sarebbe il silenzio. Mi pare una posizione estremistica e poco rispettosa degli altri. Credo che sia più carino dire che quel Cd è brutto piuttosto che ignorarlo del tutto. Se la mia segnalazione procura 1.000 acquirenti in più a F.B. va bene, non siamo mica aguzzini. Potrebbero esserci al tempo stesso 2.000 acquirenti annunciati che invece si ritirano dopo la nostra segnalazione. Non abbracciate mai - salvo provvedimenti severi - la dottrina del silenzio. Il boicottaggio e l'embargo sono tra le peggiori efferatezze del genere umano. Se nel mio palazzo scopro che abita un criminale, e ho parlato con lui fino all'altro ieri non è che mi bendo ogni volta che passa.

SE NOME NON VIENE - Tutti, compresi vecchi e bambini, conoscono il volto di E.M. Tuttavia, questo giornalista televisivo ha un nome e un cognome che non si sono mai stampati nella memoria della gente. Se voi chiedete a un campione della popolazione mostrando la sua foto 9 persone su 10 vi diranno: 'Certo che lo conosco, come no...', poi però al momento di dirne il nome esiteranno e solo a 4 su 10 verrà spontaneo dirlo entro pochi secondi. Almeno 5 su 10 non lo ricorderanno neppure se vi applicheranno la mente per alcuni minuti. Ancora peggio con A.S., ottima speaker dello stesso Tg diretto da E.M. Con A.S. la percentuale cala drammaticamente. Qui 6 o 7 persone su 10 vi diranno di conoscerla, ma meno di 1 su 10 riuscirà a dirne correttamente nome e cognome. Per quest'ultima la cosa è resa più difficile da un cognome quasi impronunciabile. Perché succede questo? Anche qui bisognerebbe scrivere libri, e neppure così si esaurirebbe un argomento molto complesso in cui conta anche la nostra condizione. Per di più ci sono resistenze ataviche, cioé molte persone sono negate per memorizzare nomi e cognomi. A me successe un anno e mezzo fa. Dovevo citare il presidente attuale dell'Inter. Mi veniva il cognome ma non mi veniva il nome. Non ci fu niente da fare. Mi applicai per qualche decina di minuti. Inutilmente. Per saperlo fui costretto a prendere un quotidiano.

L'IDEA CHE LA FONTE DEBBA ESSERE DI INTERESSE - Questa è un'idea che si forma soggettivamente, che promana come un alone dalla persona stessa. Un caso per tutti fu quello del mitico teatrante napoletano, E.d.F. Quando gli si faceva un'intervista - chissà perché - si partiva sempre con l'idea che avrebbe detto cose di interesse celestiale, cariche di vita. E tale restava, l'idea. L'interlocutore aveva sempre la sensazione di trovarsi davanti a un uomo 'significativo'. Concorrevano tanti fattori, compreso il porgere. La cosa si ripete ancora oggi con G.P., cantautore triste. Quando si va a farlo parlare - chissà perché - si ha sempre l'idea che debba dire cose interessanti e diverse dagli altri, che debba parlare della vita in un modo in cui gli altri non parlano. Non si è mai sfiorati dalla impressione che - come tutti - possa alternare una cosa interessante a un'altra meno interessante. In questo caso, ammetto che la persona collabora poco perché poco controlla quell'alone. Quando G.P. si presenta all'ultimo festival di Sanremo, tutti sono già preparati e pronti per dire la medesima frase. 'Il ritorno di G.P. è stato felice'. La canzone è mediocre, una cosa da niente che si scioglie in bocca in pochi attimi. Cantata da un giovane sarebbe rimandata a casa senza appello. Ma siccome quello è il cantautore di un passato illustre e carico di memorie si vede qualcosa di interessante anche qui. Conclusione: tra le prime tre.

IN QUEL TEMPO... - Così iniziano molti passi dei Vangeli. 'In quel tempo Gesù disse...' Anche qui, tutto è relativo. Noi non diciamo 'in quel tempo' quando ci riferiamo all'assassinio di Kennedy. Eppure il lasso di tempo è il medesimo. I Vangeli furono scritti da 30 a 45 anni dopo la morte di Gesù. 'In quel tempo, l'amministrazione americana...' No, non siamo così inclini al mito. Nessuno di noi oserebbe riferirsi agli anni '60 come i quattro Evangelisti si riferivano a quegli anni. Eppure le annate di Memoriale (dal 1957 ad oggi) riporteranno il lettore a quell'epoca in un senso corrispondente (con l'ottica meno mitica di oggi, chiaro). Abbiamo infatti spiegato che il biennio 1964-65 dovrà essere guardato con un certo rispetto. Ancora più mitica sarà la fase 1989-92 riguardata 40 anni dopo, cioé nel 2032. A quel punto il tempo trascorso avrà maturato in una maniera infinitamente più grande e c'è da pensare che muoverà a un più sacro rispetto delle epoche.
Anche in questo caso devo affrontare l'intruso, quello che è entrato nella stanza e non si è voluto sedere. Questi dice: 'Boh... come fa a dire che il 1975 fu grande? Io non me ne sono accorto'. Obiezioni di questo genere tradiscono una insensibilità dell'individuo che rende difficile anche la comunicazione. Ci sarà sempre anche uno che dice: 'Come si può dire che 'Lady Marmalade' è uno dei più grandi 45 giri di sempre?' Certe cose o si sentono o si domandano. Chi le sente le vive. Se non le senti puoi solo fare domande postume.

TRA 40 ANNI... - Gli Evangelisti e gli altri protagonisti del Nuovo Testamento furono privilegiati proprio in questo senso. Anche lì uno avrebbe potuto domandare a Paolo: 'Ma che accidenti hai avuto sulla via di Damasco?'. E quello non avrebbe trovato facile spiegarlo. In quei momenti di umano c'è solo la poesia o la contemplazione. Le parole - da sole - sono troppo poco. Così chi non ha vissuto domanda. E se l'altro dice: 'Non si può spiegare' ha dei buoni motivi. Il tempo aiuterà, e così 45 anni dopo - con più dizionario e più vita vissuta - sarà più semplice scrivere di storia e di parabole. In realtà qui non abbiamo più una corrispondenza, perché oggi 40 anni trasformano l'uomo più che 200 o 300 anni di quell'epoca. Un giorno pubblicai su Memoriale articoli degli anni '60 in cui si profetizzava come sarebbe stato il mondo nel 2000. Erano interessanti. La percentuale era 50 e 50, ma azzeccavano le cose più impensate e sbagliavano quelle più elementari. La fantasia induceva a vedere tutto bello e tutto rapidamente ottenibile in pochi attimi. Se noi pensassimo oggi al 2042 dovremmo entusiasmarci perché dovremmo pensare non tanto a una società molto diversa (saranno sempre quelle la fisiologia del corpo umano, le organizzazioni internazionali, il denaro come mezzo di scambio ecc.) ma soprattutto a un uomo completamente diverso da noi. Avrà sempre arti inferiori e superiori, avrà sempre un'Onu, avrà sempre una banca, ma concepirà la propria presenza in un altro modo.

MI SUCCEDE SPESSO - Mi capita quasi tutti i giorni di domandarmi: 'Ma se non facessero quei contratti, siamo sicuri che tutte quelle persone ambirebbero a lavorare nel mondo dello spettacolo?'. Non so, Tizio presenterebbe Sanremo con 600 Euro a sera (totale qualcosa come 3000 Euro)? La risposta è facile, però allora ci si può chiedere anche qui dove inizino le cose. Un primo a superare la decenza ci dev'essere stato. E uno che glieli concesse ugualmente, altrimenti non sarebbe nata la questione. Qui non si tratta solo di buoni stipendi. Quello che la soubrette R.C, guadagnava con un contratto pubblicitario a metà anni '70 avrebbe sfamato una città di 15.000 abitanti per mesi. Allora uno meno arrendevole avrebbe dovuto chiederle: 'Scusi, ma perché dovremmo darle tutti quei soldi?'. Magari avrebbe risposto: 'Se non me li date non faccio il programma'. Bastava dire: 'Va bene, non lo faccia'. Quindi un primo ricatto, nella storia, ci dev'essere stato e qualcuno che ha ceduto ugualmente. Inutile appellarsi a talenti. Se anche uno è il migliore ballerino del mondo i denari andrebbero giustificati in base al costo della vita, non a una semplice 'richiesta'. Altrimenti si può chiedere ciò che si vuole.

LA POLITICA DEL CUORE - S.B., che è duro in tante cose, diventa retorico e strappalacrime quando si parla di politica estera (della sua, intendiamo). E' come se ogni volta egli entrasse in uno scompartimento ferroviario e dopo aver fatto amicizia con gli altri viaggiatori facesse ai presenti questo discorso: 'Vedete come è bello. Quando sono arrivato io eravate slegati, uno leggeva e l'altro fumava. Ora abbiamo fatto cricca, siamo diventati come dei complici, io ho saputo da lei Vladimir che si sentiva emarginato e così ho pensato di aggregarla nella nostra organizzazione militare... lei George è un grande sceriffo del Texas ed è fortunato ad aver trovato me perché insieme faremo grandi cose... lei Jacques è un vecchio delfino della politica ma se non avesse avuto me a fare i giusti raccordi con gli altri... dunque ci vediamo tutti il 29 quando faccio agli anni, a Pratica di mare... portate i tovaglioli perché si mangia'. Si capisce che non avrebbe lasciato volentieri la Farnesina.

NESSUN BACILLO DEL CRIMINE - Oggi rileggere quel che diceva Lombroso alla fine del secolo XIX° è poco istruttivo. Non è rimasto nulla. Illusioni ottocentesche. Non è vero che esistono caratteri somatici distintivi del criminale e così non è possibile neppure formulare una scienza antropologica del diritto penale. Gli individui delinquono semplicemente perché si trovano a farlo in un certo momento della loro vita. Guardare Rasputin in viso avrebbe suggerito cattivi pensieri quanto guardare qualsiasi uomo nato brutto. Se c'è una genìa sprovvista del 'phisique du role' è proprio quella di chi delinque. Se proprio si volesse, si dovrebbe tra l'altro identificare questi soggetti analizzati con gli abituali, cioé con quelli che nella vita non fanno altro. Un uomo che commette un furto soltanto in 90 anni di vita non dà indicazioni di sorta. E se si va in carcere a studiare gli abituali (o per ipotesi nella vita i latitanti) si scopre soltanto che sono gente con scarsi mezzi di vita e poche idee chiare e forti sulla vita stessa. I testi di diritto penale, compresi quelli degli ultimi decenni, sono nelle loro introduzioni e nelle parentesi didattiche pura letteratura.

IL MONDO DEL PENALISTA - Quei testi sono invece più interessanti nella casistica e nella spiegazione meccanicistica della fattispecie criminosa. Qualsiasi studente di diritto penale ha sentito il fascino dell'Antolisei, che ha dominato le università italiane per tutto il dopoguerra. Era discorsivo, equilibrato, acuto. A me attirò sempre, di quel libro, la capacità di sviscerare qualsiasi fatto configurabile come crimine. Era una specie di moviola dell'impulso criminoso, e c'era veramente tutto. Ma anche qui dovrei dire che i casi più interessanti non sono certo quelli che finiscono negli studi legali. E' sempre la vita a dare il meglio. Due o tre anni fa mi emozionai a seguire la frode di un funzionario della Rai che conoscendo la risposta esatta di un quiz (della domenica) la suggerì di nascosto a un ragazzo di Ostia. L'indomani la presentatrice del programma, che non sapeva nulla, fece il suo solito quiz. A un certo punto telefonò in studio il ragazzo di Ostia e disse la soluzione che gli era stata rivelata in anticipo dal funzionario (illecitamente). Ma si tradì, perché la disse in un momento sbagliato del quiz, cioé quella risposta era presente quel giorno nel gioco ma era collegata a una domanda successiva. Così quando la presentatrice si sentì dare una soluzione a un problema che avrebbe ancora dovuto presentare ma non aveva ancora presentato trasalì. 'Come Juliette Mayniel?'. Ripresasi, capì che c'era qualcosa di strano e di poco chiaro e in diretta si stupì: 'Come fai a dirmi Juliette Mayniel? Qui c'è qualcosa che non mi quadra'.

IL MONDO DI CHI OSSERVA - Il funzionario, presente davanti alla conduttrice, subito intervenne: 'Perché?'. La conduttrice rispose: 'Perché questo signore mi ha dato la risposta a una domanda successiva'. E quello: 'E allora? Ha sbagliato'. Per alcuni minuti i due si scambiarono sempre queste due frasi ripetute ('Non mi convince' / 'Ha sbagliato. Dov'è il problema?') tentando di imporre la propria posizione l'uno all'altro. Il funzionario crollò soltanto l'indomani, quando messo alle strette (e confessata la cosa da parte del ragazzo) ammise l'illecito. L'ingenuità fu quella di accreditare per un semplice errore proprio il dettaglio che aveva tradito l'imbroglio. Guardando quella scena (anche se la vidi il giorno dopo, non in diretta) rimasi molto colpito, perché era un caso molto interessante di intervento del tempo come fattore al di sopra degli umani. Era come se il tempo (anticipato) avesse smascherato quel che un uomo da solo non avrebbe potuto fare. Se infatti quel ragazzo avesse detto quel nome al momento esatto nessuno si sarebbe accorto di nulla. Quell'episodio servì a scoperchiarne altri già capitati, e così tutti capirono che solo l'intervemto del signor Tempo come commissario di polizia aveva risolto un caso.
In un caso come questo si potrebbe dire in teoria che l'interesse pubblico (la vincita corretta del premio in palio) va contro l'interesse privato. Ma neppure qui è così. L'interesse al corretto svolgimento di un gioco a premi è di tutti, nessuno escluso (dunque compresi i lestofanti) mentre non è di tutti l'interesse ad intascare denaro illecitamente (e così diremo che il dolo di 100 lestofanti non è una categoria e non può essere definito 'interesse privato'). Ecco perché mai si pensò di costruire una categoria dell'interesse al crimine. In quel caso, se la frode fosse riuscita nessuno la avrebbe scoperta, e neppure si sarebbe posto il problema. Venendo scoperta la frode, l'autore dell'illecito viene assicurato alla giustizia la quale salvaguarda l'interesse pubblico con i provvedimenti previsti dal codice per il reato e compone in questa maniera la vicenda. Neppure per un attimo abbiamo avuto un conflitto tra due interessi contrapposti. La giustizia esiste proprio per mantenere tutti su uno stesso piano. Se non trionfa, il reato resta occulto perché nessuno - tranne l'autore - lo sa. Se trionfa perché si è scoperta la frode si è fatto l'interesse di tutti (pubblico) e in questo caso non c'è nessuno scontro con un interesse del criminale (=quest'ultimo non ha un diritto tutelabile/ non può ricorrere contro chi lo ha scoperto/ ecc.). Quel titolo citato (interesse privato in atti pubblici) era solo una formula astratta di tanti anni fa, per indicare in parole più complesse 'imbroglio di un pubblico ufficiale'. Oggi, per fortuna, abbiamo le idee un po' più chiare e siamo in grado di vedere tutto insieme, ancora una volta senza separare o dividere gli uomini. Siccome siamo coscienti di non essere soltanto soggetti privati, arriviamo a capire che il privato non ha motivo per confliggere con il pubblico.

L'ELETTORATO INDECISO

Vi siete domandati perché a diventare soprammobili si fanno anche molti soldi? Perché una volta presa quella posizione non la si molla più. Questo però viene sempre sottovalutato da tutti. Così le versioni divergono, a seconda del target. In genere chi fa soldi viene presentato in vari modi, alla gente. I mensili per iniziare attività commerciali e franchising lo additano come modello. 'Vuoi fare soldi? Impara da lui, che all'inizio partì con 50 noccioline'. Magari non ti dicono che M.B., proprietario di network, uscì da un ufficio con una liquidazione di qualche milione di dollari. Le riviste culturali di sinistra vedono questa gente con un certo travaso di bile, e così non fanno che pubblicare vignette di derisione e nomignoli. Le riviste del gossip invece non fanno che pensare a quegli uomini e alle loro famiglie, e così li fanno seguire da reporter e fotografi capaci di arrampicarsi sugli alberi. Il risultato alla fine è talmente contraddittorio che l'elettorato stesso è profondamente diviso. Tutte le elezioni vinte in Italia da S.B. videro questo fenomeno. Tre su cinque di coloro che lo votarono non sapevano che pesci prendere, perché a lungo ondeggiavano loro stessi tra opposte inclinazioni. Al momento del voto, come capita in un flipper, la domenica disse improvvisamente sì. 'Ma sì, tanto chi vuoi votare? Non puoi mica votare quegli altri'. Questo pensiero risolutivo, che dilagò per almeno tre consultazioni elettorali, fece pendere la Bilancia da quella parte.

L'ELETTORATO PRIGIONIERO

Quando la maggioranza è indecisa la gara sembra più interessante, comunque. Salvo che si voti per due soli candidati, ipotesi da far tremare i polsi. Da che esistono le votazioni nei sistemi a democrazia rappresentataiva l'elettore che non intenda adempiere ha due possibilità, o l'astensione o la scheda nulla. Una certa percentuale di schede annullate c'è in ogni competizione elettorale, ma non influisce mai sulla contesa. Nelle votazioni a due (esempio, presidenziali americane) la questione diventa un problema di società 'senza senno', perché se non ti vanno bene quei due tu vai a una festa a cui non puoi partecipare. Il sistema più logico per eleggere uno solo dovrebbe essere quello di mettere il suo nome (la persona che vuoi) sulla scheda. Tu vuoi Paolo Morganti, che è il consulente finanziario che abita al quarto piano del tuo palazzo, e scrivi il suo nome sulla scheda. Se vuoi distinguerlo da altri omonimi metti un segno di riconoscimento, ad esempio la sua data di nascita. Poi si conta su 25 milioni di elettori e si nomina il presidente della nazione. Qui invece ti arrivano due individui e basta. Prima una 'convention' di ciascuno dei due partiti ha detto: 'Dovete votare questo'. E quello si battezza 'candidato'. Ma se tu non sei d'accordo né con l'uno né con l'altro cosa voti a fare? Ecco perché a un certo punto - fine 2000 - si cominciò a sorridere. Se in quel frangente avessimo fatto un'inchiesta avremmo magari scoperto che con sistema libero altri 2 milioni di Americani avrebbero ricevuto più voti di G.B., che invece diventò presidente. Conclusione: gli Stati Uniti ebbero come presidente un uomo tra i meno votati del paese.

IL TRUCCO DELLA CANDIDATURA

Ecco un altro trucco: la candidatura. Se si fa un'elezione con candidati (inseriti in liste) è ancora in mano a pochi, perché soltanto in pochi potranno essere inseriti. D'altra parte, non si capisce perché si debbano aver candidati. A una signora a fine dicembre viene chiesto di eleggere il più bel libro letto quest'anno, 2002. Mica la signora chiama per telefono i vari autori, chiedendo: 'Ti candidi?'. Lo dice, direttamente. Titolo e autore. Certo, con requisiti. Non uno qualunque. Il libro dev'essere uscito nel 2002, dev'essere un romanzo, dev'essere stato inedito in precedenza, e così via. Lo stesso per eleggere un presidente di una nazione o i deputati. Si vota, direttamente. Ma con requisiti, non uno qualunque. Si dice ad esempio: deve avere tra 30 e 55 anni. Deve avere quel titolo di studio, essere nato nel territorio nazionale, non avere precedenti penali, ecc. Poi lo si vota liberamente, e ciascuno vota chi desidera (non pescando da una lista). Se il più votato non può o non accetta (vedete che non c'era bisogno di candidarsi) subentra il secondo più votato e così via. Non c'è nulla di trascendentale. E rispecchia anche questo la posizione di Memoriale ('Build society without political parties'). Tutte queste pagine si collegano una all'altra perché i concetti fanno tutti parte di un sistema. Un giorno darò centinaia di dollari a chi trovi una sola contraddizione in tutto quello che ho scritto.

IL PESO DEI VOTI

Tutto questo discorso ha un unico problema di principio, il fatto che i nostri voti non sarebbero uguali (uno per uno). Anche di questo abbiamo parlato. E' ovvio che il voto di una persona non-vedente o di un analfabeta proviene da una conoscenza non equiparabile a quella di un docente universitario o di uno scrittore. Qui bisogna decidersi. Il suffragio universale è stato considerato da tutti una conquista, nell'ultimo secolo. Se lo manteniamo, non possiamo che continuare a contare i voti uno per uno. Se invece si decide di 'ponderarli' allora che si fa? Non è che abbandoniamo la democrazia e diamo il palazzo ai generali o ai nostalgici colti (pensate quante persone sono di destra solo perché non sanno le cose). Non è che dividiamo il paese in democratici e repubblicani come in Usa, perché saremmo ancora nelle fazioni e nelle clientele. Se si vuole pesare i voti, si fa votare (attivamente e/o passivamente) per categorie. Si decide ad esempio: 'Votiamo solo per titoli di studio'. E in questo caso si fa votare i laureati. Si decide ad esempio: 'Votiamo solo per meriti professionali'. E in questo caso gli ordini professionali (non tutti i cittadini) eleggono ciascuno delle persone. Ci sono pro e contro per entrambi. Basta decidere.
Mantenere il suffragio universale consente una democrazia più estesa e libera, ma mettendoci in mezzo tutti procura un voto 'non garantito'. Con il suffragio universale (per ora) vincono le tessere, il denaro e nel Terzo Mondo le armi.
Introdurre un suffragio limitato garantisce la professionalità, portando qualche rischio negli individui. Col suffragio limitato potrebbero vincere persone magari geniali ma poco portate all'amministrazione della cosa pubblica.

PERCHE' ALTRIMENTI (ECCO COSA SUCCEDE):
a) C'è una norma nella Costituzione - da noi art.49 - che garantisce la sopravvivenza dei partiti, e così chi vi è iscritto dorme sonni tranquilli. Finché sarà in Parlamento ogni volta basterà regalarsi con una semplice delibera votata i denari dello Stato (cioé di tutti noi) chiamandolo 'finanziamento pubblico'. Sarebbe un imbroglio, ma siccome l'imbroglio è 'protetto' dalle leggi lo si fa passare
b) Finché esistono i partiti, e si mandano rappresentanti di lista, c'è chi entrando da ragazzo campa tutta la vita in Parlamento. Centinaia o migliaia di uomini politici anziché rappresentare qualcuno per un certo tempo hanno rappresentato (se stessi) per tutta la vita.
c) Finché esistono i partiti sono loro a decidere le candidature e a meno che non siano loro a richiederle (a persone già illustri, che vengono definite indipendenti) per un cittadino che non sia iscritto ad alcun partito è molto difficile farsi eleggere
d) Finché esistono oscillazioni nell'opinione pubblica, le scelte dell'ultima ora penalizzano i più piccoli.

LA SCELTA CHE SI E' FATTA - Con una situazione già consolidata prendi tutto con più leggerezza. All'inizio delle pubblicazioni di Memoriale feci due interviste a cantanti (le uniche, in quel settore), capitatemi per caso. Queste vennero benissimo. La persona aveva 'navigato' e così tutto filava come in una crociera. In più, il fatto di sapere molte cose su di loro mi poneva in una condizione di favore (anche in mare, si dice 'favore di vento'). I.S. è una cantante che ha avuto e ha un buon successo di pubblico (come vuole il suo tema natale, in cui la Luna molto buona compensa difficoltà di parte maschile del Sole), ma non ha trovato molto sostegno nella stampa specializzata. La incrociai in transito, all'aeroporto, come succede spesso. Non mi domandò nulla. Parlò di sé, come se ne può parlare una domenica alle 14.30 mentre attendi un aereo. L'intervista fu intervallata da gente che di continuo chiedeva l'autografo. Di fronte a noi attendeva in piedi anche O., il suo manager, che alla fine mi chiese: 'Ma come fai a ricordarti tutto?'. Avevo segnato con una matita solo le tracce (una quindicina) sul retro del biglietto aereo. Gli dissi: 'Mi ricordo tutto, non si preoccupi'. Però mi chiese di chiamarlo al telefono il giorno dopo per verificare il testo. E così ci sentimmo 24 ore dopo. Alla fine gli chiesi: 'Ma le delusioni di cui canta spesso sono anche autobiografiche?'. Mi confermò, ma con un tono sommesso, come se non volesse nemmeno sfiorare l'argomento. Mi ricordai poi che R.V. a Sanremo l'aveva presentata con una delle sue battute maliziose e gli chiesi se potevo aggiungere quel passaggio al testo. 'Fai pure, non è una che se la prende'.

LO SCOGLIO DELL'INGLESE - I.S. aveva risolto bene il passaggio alla lingua inglese nelle incisioni perché il suo genere prevedeva testi rapidi, con molti mono/bisillabi, inseriti soprattutto per sostenere il ritmo della disco music. In quel modo, l'inglese diventa accessibile e tale resta per i madrelingua stessi, che non ebbero difficoltà ad accogliere bene i single di I.S. nel 1986-87. Caso completamente diverso quello di chi, maturata una produzione in italiano con testi complessi, tentava il lancio nel mercato inglese traducendo dall'italiano stesso. Qui lo scoglio fu fatale a quasi tutti, negli anni '60 e '70. Prima cosa, i prodotti tipicamente italiani non erano musicalmente esportabili nel mercato anglosassone. In più il salto linguistico aggravò la situazione. Il cantante si affidava a un rapido 'training' per il testo e basta. Quando era pronto incideva. Ma veniva fuori una pronuncia disuguale, con mescolanze di inglese GB con inglese Usa. Il risultato era inascoltabile, per loro. Se un americano canta in italiano, te ne accorgi e stop. Italiano ce n'è uno. Ma se si canta in inglese senza una pronuncia uniforme e andando a ruota libera come se fosse opzionale, si combinano sfracelli. Se non conosci a fondo una pronuncia meno accentui le differenze e gli sbalzi, meglio è. Molti facevano strani birignao, e così veniva fuori una lingua inesistente.

I SUCCHI GASTRICI DI UNA INTERVISTA - Anche una intervista, in generale, deve avere un certo feeling tra chi domanda e chi risponde. Si formano anche qui succhi gastrici ed enzimi occulti di cui non ci accorgiamo. E anche qui gli sbalzi andrebbero smussati, perché l'intervistato ha una sensibilità 'sul filo del rasoio'. Basta un'uscita avventata, imprudente o errata e puoi giocarti la sua disponibilità. Ma la cosa vale nel doppio senso: chi intervista ha in mano una carta sua, con la quale esercita un suo potere. Essendo in teoria lui a farti un favore (e dovendo poi trasferirlo con parole su carta) non è prudente indisporlo, perché potrebbe trattarti male nella pubblicazione. Gli esperti del settore sanno che problemi si hanno nella musica classica. Anche qui ebbi due casi, all'inizio delle pubblicazioni. Ero andato a incontrare un compositore ucraino, ma l'occasione favorì l'incontro con l'organista italiano F.T., che mi chiese egli stesso se potevo fargli un servizio (era in uscita un Cd). Ci incontrammo nei tavolini di un bar all'aperto, ma non riuscii a farlo parlare. F.T. era uomo di poche parole. E così purtroppo l'intervista non si può fare, è come se non partisse. Di questo ti accorgi immediatamente perché chi non ha dimestichezza con la parola fatica anche a farsela venire quando occorre. Senza variazioni l'intervista resta spoglia, un botta-e-risposta che somiglia più a una dichiarazione ai doganieri. Conta l'uomo, più che l'artista. Se le parole non trovano quei succhi restano 'scarna informazione' e non si raggiunge il 'dialogo'.

UN DIALOGO MIRATO NON ESCE - A volte questo dialogo può essere semplicemente una componente che viene fuori da noi stessi. Quando la si offre all'intervistato questi non fa che relazionarsi con quello che noi siamo in quel momento. Se incontro uno scrittore alle nove di sera viene fuori qualcosa di meglio che alle undici del mattino. Importante è sapere che non si può fare un dialogo pre-confezionato neppure quando entrambe le persone fossero intenzionate. Parlare di sé a un'altra persona è sempre un esercizio di alta acrobazia, soggetto a rischi e cadute. Se al contrario c'è dell'entusiasmo perché ci sono elementi personali ti senti coinvolto e tutto si svolge per il meglio. Con F.C., cantante degli anni '60 di una coppia, mi sentivo coinvolto perché le due canzoni degli anni '60 con cui si era fatto conoscere erano un pezzo della mia vita. Così, quando lo incontrai - anche qui seduti in un tavolino all'aperto - ero felice. A parte la confessione inattesa sulla coppia - che tutti ormai conoscete - in quella conversazione (stavolta registrata su nastro) ci furono momenti inattesi. Quello più singolare fu quando accennai a un loro pezzo cantandone la strofa. F.C. non riuscì dapprima a ricordare il pezzo. Solo quando arrivai al refrain mi indicò correttamente il titolo. Si scusò. Ma la verità è che era passato troppo tempo da quell'epoca. Trentaquattro anni sono troppi - anche per l'autore stesso - se una canzone non resta più nella memoria. Il dialogo venne bene - ancora una volta - perché fu spontaneo. Non avevo preparato nulla.
Andando via, mi accompagnò con la sua auto alla stazione (eravamo ad Arma di Taggia). Gli raccontai la maniera casuale con cui una settimana prima mi era capitato di mettermi in contatto. Ero all'interno di uno studio discografico, che lui stesso aveva chiamato per telefono. L'amico che gli parlava mi chiamò e mi disse: 'Indovina chi c'è al telefono... Calabrese'. Io dissi: 'Il paroliere di Mina?! Interessante.'. Scoppiò a ridere, e ci lasciammo così su quella risata.