19 agosto 2002 - Io sento le cose a distanza: per tutta la giornata si sono susseguiti interrogativi da uno all'altro: 'Ma tu hai capito qual è questa definizione? Hai capito qual è il verbo?'.

In questi casi, qualcuno scuote il capo per far segno di avere capito tutto, ma se così fosse non esiterebbe a dare una risposta a quell'interrogativo. E' chiaro che coloro che non ci arrivano o non riescono a capire resteranno con tutta probabilità in questa condizione finché non venga rivelata loro la definizione. Solo con questa potranno ricostruire tutto e capire così anche queste pagine, riga per riga.

20 agosto 2002 -A quel punto, rivelata la definizione e compreso tutto quanto, è possibile che qualcuno rimanga deluso. Questo era solo un paradigma, cioé una parola che faceva da base e da presupposto per tutti i fenomeni naturali. La sua scarsa 'specificità' è dimostrata proprio dal fatto che per tanto tempo si è pronunciata nel quotidiano con noncuranza e frequenza (A Dio piacendo, se Dio vuole, Grazie a Dio, ecc.). Tutte le cose che diciamo - quasi inavvertitamente - come formule di inciso non sono importanti, perché non hanno una loro applicazione specifica. E' lo stesso motivo per cui una cosa molto preziosa e importante la teniamo in un cassetto, una foto a cui teniamo particolarmente la togliamo fuori in rari momenti. Solo ciò che non ha un suo ambito privilegiato affiora continuamente tra le mani (sigaretta, chewing-gum, fazzolettino di carta, ecc.).

Un'altra cosa che spesso ho sentito a distanza è la decisione a tarda serata entro le stanze vaticane: 'Forza, sabato mattina ci riuniamo, digli di stampare tutte queste pagine, e ne discutiamo tutti assieme... voglio anche la presenza di padre Lorenzo, quel biblista molto ferrato... lo abbiamo già avvisato, dovrebbe essere qui sabato mattina con noi... voglio sentire anche lui, perché ha una visione completa del testo ed è anche uno moderno.

E naturalmente tra di loro c'è sempre quello che si pone i dubbi e gli scrupoli per gli altri, terminando il suo discorso con la frase: 'Non dire niente a Tizio'. Questo è stato lo strumento più potente non solo di quelle stanze ma di tutto l'ambiente SM. Perché se si dicesse hai voglia... comincia a crollare qualche ala del castello (di fantasie) e allora sono dolori. Però, per fortuna, c'è sempre anche quello più serio che risponde immediatamente: 'Perché? Non tacete pensando di risolvere in questo modo le situazioni. Dirlo, magari con una certa cautela, ma dirlo'.

21 agosto 2002 - Questo del dirlo o non dirlo è da sempre uno dei dilemmi di quella parte. Il dilemma ha una sua corrispondenza all'esterno, quando persone laiche dicono che 'è meglio lasciarli perdere, non dire certe cose' (modo migliore per lasciare le cose come stanno). Così anche il mitico conduttore G.F. i primi di agosto 2002 a una signora che aveva telefonato in diretta e aveva parlato male della Chiesa e del Vaticano risponde: 'Signora, lei ha ragione, ma queste sono verità da non dire, per motivi di convenienza politica'. Evviva.

22 agosto 2002 - Siccome c'è sempre 'l'ultimo rimasto' anche nelle redazioni dei giornali, ecco che c'è uno che titola 'Come Gesù' l'episodio di un giovane che a metà agosto si butta in un fiume per salvare tre persone in difficoltà e poi colto da malore annega lui stesso. Cosa questo abbia a che vedere con la morte di Gesù in croce non si capisce. Ma ormai lo sappiamo: secondo loro quella morte salvò altri. Chi? Se un povero innocente viene condannato ingiustamente alla sedia elettrica e patisce un inferno personale chi salva? Questi sono i misteri della cristianità, un mondo votato da sempre alla bugia incensatoria, alla falsificazione sistematica della realtà per averne temporaneo sollievo.
Tra l'altro, a prescindere da etichette, anche qui a ben guardare si dovrebbe usare maggiore cautela. Non sappiamo cosa sia avvenuto di preciso. Il fatto è certamente molto apprezzabile, e sono d'accordo nel parlare di 'eroismo', ma questo deve essere slegato dalla morte. Una società matura avrebbe premiato questo giovane in ogni caso (cioé anche se fosse rimasto in vita). Invece abbiamo assistito alle solite lodi post-mortem come se la cosa fosse stata dignificata dal fatto che l'autore non è più in vita. In sostanza, ci si emoziona del fatto che sia morto. Questo è accaduto per il sopravvenire di un malore (cosa che poteva accadere in qualsiasi momento, anche mentre faceva il bagno per conto suo). E non sappiamo cosa egli abbia pensato in quel momento. Può essere che abbia accettato 'molto volentieri' quel malore (o la mancanza di forze conseguente allo sforzo) per andare via dalla vita.

Ultimamente alcuni quotidiani (non tutti) sembrano sfidarmi. Più parlo in termini negativi dello Stato del Vaticano, più loro ne parlano. Non si rendono conto di viaggiare verso la catastrofe, sia perché quelle pagine ormai resteranno negli archivi (e nel 2040 potrebbero ridere) sia perché aggravano la situazione. Ho spiegato infatti che tutto ciò che è continuamente sotto gli occhi e a portata di mano perde valore. Coninui interventi sono dunque controproducenti per gli stessi soggetti citati. Pensate che un quotidiano della Liguria i giorni scorsi ha aperto in alto a carattero cubitali con 'Il Vaticano critica Tremonti'. E' come se avesse titolato: 'L'Austria critica il ministro delle finanze filippino'. Certo, la casalinga o l'anziano non si sono accorti di nulla, quel giorno.

Qualcuno potrebbe dire: 'Ma allora a che pro dirlo?'. Ma se neanche lo dicessimo, buonanotte. Le segnalazioni in negativo sono quasi un dovere civico. Magari quella casalinga o quell'anziano capiteranno prima o poi anche qui.

23 agosto 2002 - Prendete un quotidiano di diciotto mesi fa. Vi accorgerete che non rimane più nulla. Quell'uomo non è più ministro, quelle cifre dell'inflazione ora sono diverse, quel direttore previde una cosa totalmente sballata, e così via. Non c'è nessun'altra professione in cui il prodotto di un anno e mezzo prima è totalmente deperito. Le scarpe del calzolaio funzionano ancora, l'automobile va a meraviglia, l'attore continua a recitare e quel film si vede ancora, Memoriale naviga a gonfie vele proprio perché prosegue il discorso già avviato. Soltanto loro vanno in cantina e trovano un prodotto ammuffito che non serve più. Un'amara scoperta.

24 agosto 2002 - La rete, come la vita stessa, può riservare il meglio e il peggio. Solo che il peggio qui prevale, perché vi si trova di tutto un po' come in una discarica di una grande città. Capita - almeno a me - di ricordare non più di tre o quattro collegamenti all'anno, che sono anche stati 'salvati' nel mio hard disk. Questi tre o quattro siti Web però valgono infinitamente di più di un libro o di una pubblicazione di carta stampata, perché sono 'vita presente' e vengono aggiornati continuamente. Memoriale non ha usato banner pubblicitari. Qualche volta - una decina all'anno - ho inserito avvisi e immagini di segnalazione di altri siti perché mi sembravano degni di attenzione. Sono stati pochi, come pochi sono gli entusiasmi di ciascuno di noi nei confronti di un prodotto musicale o editoriale. Mi piacerebbe che tutti facessero così, in maniera disinteressata e senza scambi o ricatti. Trovate un bel sito? Segnalatelo.

Tra le comodità di cui gode la categoria di giornalisti c'è quella di poter dire agli oppositori: 'Va bene, non le piace il nostro giornale? Non lo compri.'. Sì, d'accordo, ci sarebbe solo un piccolo problema. Chi non ama me o questo sito non mi digita mai e se ne sta tranquillo con altre cose. Chi non ama il grande quotidiano non ha molte possibilità di scelta con le sue dita e con i suoi occhi. Esce di casa e si ritrova sotto gli occhi non solo quei due prodotti ma perfino 'locandine del giorno' con avvisi di notizie.

Molti, tra i prelati che stanno leggendo, dicono: 'Non avrei mai immaginato che tutto venisse ridotto in questa maniera, che dio diventasse una cosa così piccola rispetto a quel che ne abbiamo fatto per tutto questo tempo', Questo tipo di constatazione mi trova d'accordo, la condivido, anch'io sono piuttosto turbato ad avere spiegato queste cose. La lesione più grave è stata la derubricazione del sacro, cosa che potrebbe indurre al suicidio (o all'omicidio) i più fanatici. E questo certo sarebbe successo fino a due-tre secoli fa. Oggi non lo facciamo più, siamo diversi anche qui. Non facciamo più ciò che un tempo seminava morte, il suicidio o al contrario l'omicidio con le guerre di religione. Oggi non vi è più necessità. Tra l'altro io qui introduco a un nuovo sacro, non faccio un campo di stoppie e basta. Si fa una scoperta, e per quanto amara essa sia si passa immediatamente a un nuovo ordine di idee. In questo caso, la ragione suggerisce che Internet ha creato una cesura. Siccome io non avrei potuto nascondere tutte queste cose, si traggono le conseguenze e si volta pagina senza traumi. Piano, con gradualità, ma lo si fa. Chi aveva titoli e privilegi di funzione sarà meglio che se li levi al più presto.

25 agosto 2002 - Volevo terminare così il mese di agosto ma G.R. sul Sole-24 Ore di oggi ci mette del suo per farmi continuare. Un ragazzo gli dice: 'Ma signor caro, lei parla ancora di Dio e di Satana come se fossero persone? Ma non ha ancora capito che sono miti dell'antichità? Cosa intende lei con quei due nomi?', Buongustaio, affezionato di Memoriale. G.R. non si scompone, anzi dice: 'La tua non è un'ingenuità, rispondo volentieri'. E così comincia: 'Marco diceva, il Nuovo Testamento diceva ecc.ecc.'. Voi pensate: un ragazzo domanda: 'Babbo cos'è il calore?'. E il padre: 'Paracelso diceva... secondo Fahrenheit...'. Da ridere.

26 agosto 2002 - Naturale che accadesse questo. G.R. era tra quelli che meno avevano vissuto una vita propria, e così anche domande sulla attualità avrebbero provocato risposte con citazione di 'cose altrui' o di 'vite di altri'. Qui la traccia è molto antica. Non avevano fatto altro per secoli. In ambiente S.M. si era capaci perfino di vivere solo di quel testo e di quell'uomo.

Non ho un bel ricordo di G.R. Siamo a maggio '93. Entro nella solita sala milanese in cui fanno convegni giornalisti e scrittori. A un certo punto salgo sulla pedana e parlo anch'io, illustrando brevemente la contrapposizione tra pensiero scientifico e religioso. G.R. si sente toccato, si inalbera (dialetticamente), e risponde per puro spirito di rivalsa (sbagliando nella simbologia, ma questo non bisogna dirglielo perché lui è convinto di conoscerla). All'uscita, faccio per salutarlo ma non mi degna nemmeno di un gesto. Ha in mano una borsa nera da commercialista e un'aria proterva. Mostra pochissima vita. Conversazioni sulla Bibbia, con lingua sciolta, ritmo incalzante e corpo protervo su chi lo ascolta. Da anni si esibisce alla Tv. Da anni consegna puntuale i suoi pezzi ad alcuni quotidiani. Da anni gira con un abito sempre uguale (cosa che al limite potrebbe piacermi). In quale maniera partecipi con gli altri alla vita sulla Terra non chiedetemelo perché non lo so.

Che tristezza, oggi alle 17.50 un altoparlante ha annunciato alla Stazione Centrale di Milano: 'Alle 18 sul binario 18 verrà celebrata la Santa Messa'. L'annuncio, tra un arrivo e una partenza, è caduto completamente nel vuoto. E pensare che questa doveva essere la cosa più importante. Non si rendono conto che mantenerla in queste condizioni non vale più a nulla, è come mantenere un vecchio decrepito a casa propria rivolgendosi a lui come fosse un ventenne.

27 agosto 2002 - Tra le cose percepite a distanza ce n'è anche una bella. 'Beh, io sono convinto che tutto questo non possa che fare bene alla Chiesa'. Il problema è che chi dice questo non sfiora neppure il mio pensiero, che propone un'abolizione completa della Chiesa come istituzione universale. Facile usare solo la parola 'rinnovamento'... poi le cose rimangono come stanno. Ci sono due cose che non si levano dai dubbi generali: gli sposi e i morti. Perché anche il sacerdote più cinico della Terra direbbe: 'Va bene, ad abolire le Messe noialtri ci mettiamo nulla... ma poi se alla gente piace sposarsi con questo contorno? Se la gente vuole fare solenni funerali da noi?'. E' qui che ci ricattano. Da sempre.

Un giornale locale della Liguria oggi riporta la seguente notizia: 'Un automobilista in autostrada litiga con un altro per un sorpasso e gli mostra dal finestrino la sua pistola con aria di minaccia. L'altro, presa la targa dell'auto, va immediatamente dalla Polizia e lo denuncia. Si tratta di un tabaccaio di 42 anni'. Ora, una notizia del genere data senza riportare le generalità del denunciato non serve a nulla. Il motivo fondamentale non è tanto etico (alla gente importerebbe poco), ma proprio di tecnica giornalistica. Perché è chiaro che in questo modo la notizia si può anche inventare. Io scrivo che ieri 'un ingegnere cinquantenne di Milano è stato denunciato per ecc.ecc.'. Un ingegnere chi? Nessuno può mai smentire una notizia del genere, perché essa equivale ad una 'inesistente'. Il giornale, in questo modo, diventa un notiziario virtuale.

Non so a voi, a me capita spesso di attendere la sera con la sua oscurità. A volte la giornata è talmente vuota da far desiderare una sua assenza. Siccome non possiamo levarci dalla luce del Sole attendiamo almeno il buio per non aver più a che fare con la realtà che non ci piace. 'Si fa sera'.

Nelle ore dopo il crepuscolo ci affidiamo alle nostre risorse, molto più che durante la giornata (in cui socializzando ci appoggiamo spesso ad altri). Tornato in solitudine, ciascuno ha a che fare con se stesso. Dalle nove della sera alle sei del mattino seguente avvengono le cose più strane e incontrollabili. Tra di esse c'è un prodotto chiamato 'giornale', che alcune persone si premurano di fare uscire con ciò che si chiama 'notizie del giorno'. In realtà, siccome chi lo fa attende quelle notizie e non va a cercarsele, ne basterebbe uno solo. Ma siccome c'era da far vivere tutti si faceva vivere tutti. Sarebbe bastato poco, anche qui. Ma gli interessi delle comunità erano proprio opposti, cioé mantenere in vita più organi di stampa per mantenere se stessi.

Anche qui si vedono le corporazioni. Tocchi uno di loro e si infiamma l'intera redazione coi famosi 'comitati' o addirittura tutta la categoria nazionale con la 'federazione'. In 40 anni di legge sulla stampa non si ricorda neppure un caso in cui un giornalista sia intervenuto pubblicamente per condannare un suo collega all'interno della redazione stessa. La stessa cosa abbiamo visto quattro sere fa quando gli addetti al trasporto bagagli dell'aeroporto di Malpensa aprivano le valigie e i loro colleghi li lasciavano fare facendo finta di niente. Homo insipiens...

Ogni tanto spunta un coraggioso (anzi più spesso una coraggiosa) che spiffera i misfatti di queste redazioni, dove vige il metodo del 'farlo di nascosto' se è cosa grossa. Di nascosto si dice al direttore di avere un grosso scoop, di nascosto si consegnano 50.000 euro a qualcuno per avere delle foto in esclusiva che nessuno ha, di nascosto si lancia un giovane talento (perché si sa che qualcuno proverà grandi invidie). Siccome all'interno non si ha percezione di chi possa avere questo talento, anche questo viene da una soffiata improvvisa. 'Improvvisamente' si disse che si sarebbe dovuta fare una intervista a Tizio, che usciva con la sua opera prima. 'Improvvisamente' però significa improvvisare, improvvisazione. Chi appare in un attimo - frutto di circostanze fortunate - è poi probabile che in un attimo scompaia anche. Nel secolo XX° ne ricordiamo a milioni.

Queste cose sono derivati della stessa realtà, che si propaga con criteri logici da un singolo soggetto emittente ad uno ricevente. A me, capo-redattore, arrivano delle correnti o - più volgarmente - dei corteggiamenti. Che faccio? E' normale che li accolga, se mi vanno, perché neanch'io sono di legno. Se poi chi mi ha corteggiato fallisce è anche responsabilità mia che gli ho dato credito, ma siccome non c'è un tribunale tutto si dissolve con la stessa 'innocenza' con cui era nato.

28 agosto 2002 - Partono sì e no il 2% di tutti gli impulsi che abbiamo durante la giornata. La civiltà ci ha fatti tutti 'repressi' in un quieto vivere senza troppe sorprese. Il 98% delle cose che pensiamo o che vorremmo fare non trova modo di uscire. Le rare volte in cui arriviamo al 5 o al 10% suscitiamo reazioni infastidite nel prossimo, e passiamo da 'provocatori' oppure da 'naif'. Non si usa, ad esempio, spedire lettere a persone che non si conosce. Con la posta elettronica questo è diventato ancora più raro. Al telefono poi dovremmo esordire con un poco invitante: 'Buongiorno, lei non mi conosce, la chiamo per questo motivo...'. Però è strano che lo si faccia invece senza esitazioni quando l'altro mette un annuncio per vendere una bicicletta o un cellulare. Siamo tutti mercanti, e la ricerca dell'affare non risparmia nessuno. In questo caso, non ci si annuncia neppure. 'Buongiorno, ho letto il suo annuncio di oggi'. L'altro in genere fa finta di nulla e si informa. 'Quale?'. Pare che ne abbia messo sempre più di uno e così occorre specificare. Un giorno, quando abitavo a Roma, facendo una telefonata di questo genere capitai in casa del padre di F.A., una nota regista di cinema. Mi disse: 'Ma lei che mi ha telefonato a fare? Io mettevo l'annuncio per quelli che non sanno tradurre. Se lei sa davvero tradurre che accidenti vuole da me?'. Potenza del 'quieto vivere'. Non si vuole neppure avere imbarazzi.

Tra le cose di cui mi pentii ci fu una lettera a G.B., che fu la prima giornalista donna del Corriere della Sera. Era una lettera che rientrava - come spirito - in quel 98% di cose che nessuno mai si sognerebbe di fare. Cadde nel vuoto, perché era come un elefante in una piccola casetta monolocale di 2 metri per 3. G.B. è infatti una donna discreta, con qualche timidezza in più anche della media dei suoi colleghi. Non fu una cosa molto cortese entrare in casa sua dicendole per iscritto: 'Ma come fa a ripetere per la millesima volta quella battuta su Montale, lei che ci lavorò vicino... possibile che di Montale non ricordi altro?'. Immaginate cosa significa per una persona abitudinaria, senza sbalzi, aprire la porta di casa e avere sotto gli occhi queste righe da una persona mai vista e mai conosciuta. La missiva era eccessiva per quel tipo di donna.
Per tutta l'era dell'Assestamento (Post-restauro, 1993-1998) scrissi molto e molto inviai per posta. Fui probabilmente l'ultimo (oggi è già un lusso l'e-mail, figuriamoci la posta normale). Questa corrispondenza terminò nel 1998, proprio quando cominciavo a fare tutto via computer e neppure a me veniva più da mandare una lettera per posta. Oggi sono rimasti soltanto gli istituti Don Bosco di provincia e le congregazioni cattoliche a farlo. Però - udite udite - non lo fanno mica per scrivere. Cosa ti mandano? Bollettini di conto corrente per ricevere denaro. Siamo tutti mercanti, e la ricerca dell'affare non risparmia nessuno, neppure quelli dell'otto per mille.

29 agosto 2002 - Una delle cose più artefatte in uso presso i giornali è il dibattito 'scaglionato' nel tempo, per 50 o 60 giorni. C'è un primo che lancia la corda, sostenendo delle tesi paradossali o provocatorie. A questo primo risponde un secondo, il quale dice che la tesi di Baroni lo trova d'accordo solo in parte, e così comincia a narrare la parte in cui dissente. A questo e al primo si connette poi un terzo che li citerà entrambi nel riferirsi al 'dibattito in corso'. La cosa prende una piega 'a puntate', in cui il lettore più paziente dovrebbe avere l'accortezza di conservare 50 numeri di giornale per ricontrollare ogni volta quel che diceva l'altro. Ma la cosa più insana è che i lavori vengono alimentati dai redattori stessi, che una volta avviatili sono costretti a telefonare e a dire: 'Abbiamo bisogno di un suo intervento sul dibattito in corso'. Però, avendo contatti soltanto con alcuni, si finisce per ospitare sempre le medesime voci.

La cosa più sana dovrebbe essere un dibattito attorno a un tavolo in un'unica serata, magari nella sede del giornale. Questo si faceva, ma solo per la politica o l'economia. Rarissimo che si facesse per un fatto culturale. E così i garzoni delle pagine culturali svegliavano di buon mattino i nomi che avevano nei cassetti della redazione.

Il dibattito, QUEL dibattito serve? Dipende dai soggetti. Il ragazzo di 20 anni che legge il quotidiano potrà magari ricavarne giovamento perché assume delle nozioni da persone che ne sanno più di lui. Se lo stesso dibattito viene letto da un cinquantenne che fa il docente all'università è probabile che egli si senta annoiato, perché son cose che ha già visto e rivisto. Naturalmente, chi fa i giornali non prende la questione da questa parte, ma solo da quell'altra. A loro interessa magari lanciare un tema oppure inserire un certo nome e così il dibattito è un pretesto per altri scopi. Io possiedo molti ritagli di dibattiti pubblicati negli anni '70. Riletti oggi sono ancora istruttivi, perché lo scambio manifesta la diversa ideologia di ciascuno. Quello a cui sono più affezionato è uno scambio tra A.C.J., giurista cattolico, e A.M., scrittore, in cui il primo inorridisce al solo fatto di apprendere che il sesso oggi è diventato una forma di comunicazione come le altre. 'Voi siete pazzi - diceva J. nel 1977 - questa sarebbe una degenerazione biblica. L'incontro tra i sessi deve avvenire perché l'uno cerca PER AMORE proprio quello e non uno qualunque'. Sono affezionato a questo passaggio perché mi colpì, in quel momento. Quello che diceva J. è apprezzabile, ma forse si spiegava male. Qui la Bibbia c'entra poco. E' come dire: non possiamo regalare un giradischi a uno sordo perché non lo sentirebbe. Loro, se non tiravano fuori il testo sacro, non erano contenti.

30 agosto 2002 - In ambiente SM era diverso. Qui dicevano fin dall'inizio: 'Se fai da bravo'. 'Fare il bravo ragazzo' significava servire il più immediato superiore, che a sua volta avrebbe dovuto render conto a un'altra autorità. Anche qui, catena. Questa catena portava poi alle maglie sempre più alte se non si creava troppi imbarazzi. Ma erano necessari favori, servizi, regalini vari. Salire più in alto significava soprattutto imparare a 'sodaneggiare'. Sopra una certa quota, le parole diventavano un puro riempitivo.

Una delle armi tradizionali SM era la confessione, una delle cose più incivili di tutta la storia umana. La confessione fu creata per liberare da un errore passato dell'individuo mediante - si diceva - il perdono di Dio. Unita poi all'indulgenza divenne un banale ricatto di una classe sociale sull'altra. Confessione in ebraico significava 'lode'. Possibile? Proprio così. Anche nel Nuovo Testamento non si confessavano peccati, si confessava Cristo e la propria fiducia in un Dio manifestatosi in lui. I primi seguaci che introdussero in seguito questo sacramento come riparazione da una colpa del singolo non potevano pensare due cose: a) Se una persona non pecca mai, di una confessione non ha bisogno; b) Se quell'errore è già PASSATO, il presente non può più contemplarlo. E allora può esistere soltanto una condanna con detenzione in luogo chiuso che vale come espiazione (simbolica, nessun criminale diventa sacerdote stando 15 anni in carcere). Non esiste una condanna 'fuori' da quella inflitta dagli organi di giustizia (magistratura) né un perdono fuori da quello concesso per legge in alcuni casi.

Con la confessione si informava un'altra persona di una parte 'colpevole' della nostra vita passata. Se sappiamo che ogni volta agisce questo meccanismo del perdono e della purificazione potremo rifare in futuro l'azione colpevole confidando che poi quell'uomo - per conto di quell'Altro - ci perdonerà. E' come un cane che si morde la coda ogni volta. E' come una barzelletta che si ripete all'infinito, un gioco macabro sulla pelle di quegli sventurati che lo accettano. L'unica confessione ammissibile sarebbe l'ultima, cioé quella che non ne ha un'altra dopo (perché l'individuo sarebbe purificato davvero e non peccherebbe mai più).

Il primo segno di distinzione 'ecclesiastico' è naturalmente la parola, una parola pronunciata in maniera speciale. Abbiamo tre categorie principali e diffuse di emissione vocale:

a) La noce in un angolo della bocca, che carica la parola con contrazioni sillabiche o alterazioni consonantiche (C.M.M.);
b) La parola che si porge sapiente e completa per attirare e soggiogare l'esterno, tipica di biblisti e missionari (G.R.);
c) La parola che si porge retoricamente, in maniera 'soffiata', lontana, quasi ad evocare una natura non materiale del suono (questa categoria distribuisce pause e cali di tono in maniera personale e spesso incomprensibile) (N-V.).

Nascevano...
così

TACCUINO DI MEMORIALE

CONVERSI CON UN PRINCIPIO? - Vasto il campionario delle personalizzazioni, mediante la parola. Molti scrittori in Oriente usano ad esempio titolare un libro: 'Conversazioni con Dio' e simili. Siamo sempre nell'enorme pentolone della spiritualità soggettiva e perfino nazionale, in cui si prende quel Dio come vertice massimo delle proprie aspirazioni o come interlocutore privilegiato per la meditazione. Gran parte della trattazione di Memoriale si applica allo stesso modo anche per l'Oriente, dove la parola è rimasta in un limbo indefinito e serviva allo scopo di sintetizzare gli obiettivi metafisici del singolo.

SE ANCHE ESISTESSE, NON C'E' MOTIVO - In verità, a me non importava tanto dire 'se Dio esiste' o 'se Dio non esiste'. Questo è il volgare ragionare di coloro che immersi nell'etere contemporaneo hanno continuato a conservare un relitto dell'antichità analizzandolo con il cervello di oggi (cosa che è bene non fare). A me importava piuttosto osservare che se anche esistesse non si capirebbe ugualmente il motivo dei culti vari, fatti di ritualità e di formule di adorazione o di preghiera. Per logica dovrei ancora dire: 'Va bene, io domani darò a tutti la dimostrazione che esiste, e allora? Perché fate e dite tutte quelle cose?'. E a quel punto il cervello di un fedele diventa quello di un bambino di otto anni, perché si rende conto di una regressione che risale a un passato remoto.

In quel passato remoto, la gente pregava anche per un motivo ineludibile. Si era abituati a leggere a voce alta, e così anche l'oggetto delle riflessioni e del raccoglimento diventava un'orazione letta ad alta voce o un passo dai testi sacri recitato davanti a tutti. Oggi abbiamo la forza (normale, ma ignota fino al Medioevo) di leggere con la mente e di riflettere (anche testi) dentro di noi. Ecco perché la preghiera diventa sempre più 'un fatto arcaico'.

L'ULTIMO RIMASTO - La secolarizzazione del mondo ha creato nella seconda metà del secolo XX° una mitologia dell'ultimo rimasto. Così si dice sempre 'l'ultimo romantico', 'gli ultimi credenti' ecc.ecc. Qui però si tratta di notare che sarà l'ultimo solo nel senso di essere l'ultimo ad essere stato avvisato. La storia è andata lentamente anche per questo motivo, e di ciò i conservatori più inveterati hanno sempre profittato a piene mani. Prendiamo la gravitazione (non dico la relatività, che potrebbe essere difficile). Insomma, sono passati ormai secoli, eppure ci sono milioni di uomini che ignorano cosa sia e in che senso tocchi la nostra esistenza. Magari pensano tutti i giorni agli angeli e alla Madonna. Le chiese hanno sempre tratto vantaggio dalla difficoltà di raggiungere tutti. I più cinici calcolavano sempre che prima di estirpare un'organizzazione così vasta sarebbe passato un tempo infinito, sicuramente molto ma molto più lungo di una esistenza individuale. E così certo non sarebbe mai successo nulla. E' frequente sentire dalle bocche della saggezza popolare: 'Eh, tanto prima che finiscano di celebrare messa...'. Ecco che quindi il concetto dell'ultimo diventa semplicemente l'ultimo che sarà avvisato. Nel Trentino ad esempio è difficle raggiungere grandi masse, perché la gente vive sparpagliata. In Canada ugualmente, ci sono zone del Nord difficilmente raggiungibili. E così in Australia, in Nuova Zelanda ecc. Coloro che in queste zone volessero spargere una voce impiegherebbero decenni. Tuttavia bisogna dire che Internet, in questo senso, è un regno di inusitata potenza, ed ecco perché i governi totalitari del Medio e dell'Estremo Oriente (in primis i paesi del mondo arabo) lo temono. Qui basta entrare individualmente in quella finestra chiamata 'schermo' e si ha a casa propria quel che occorre. Non c'è bisogno di andare in giro.

ABBIAMO TUTTI IL MEDESIMO CORPO - Correlativamente, da quella parte ci si chiede: 'Ma se tutti diventassero laici?!'. Signori cari, anche qui la lingua seguì la falsificazione. Tutti siamo sempre stati laici. Tutte queste divisioni della umanità derivarono da quell'imbroglio iniziale. Tra di noi non c'è divisione possibile, perché le cellule vengono attraversate da materia eterica, che è uguale per tutti. Tutti viviamo la stessa esistenza (con diverso modo di fare e diversa persoanlità), perché il nostro corpo ha la stessa fisiologia. Si tratta anche qui di scoprire questa materia ed entrare nel nuovo mondo.

INVITA SOLO UNO DEI NOSTRI - Gli ambienti SM hanno conservato un senso di 'campanilismo'. Ogni volta che arriva come ospite uno di loro, questi viene sempre esaltato con parole retoriche, poiché ciascuno vi vede 'uno dei nostri'. Ogni missione in terra d'Africa diventa un esercizio di apostolato o un'esistenza di grande significato pastorale, ogni piccolo sacerdozio o parrocchia montana diventa un'esperienza di vita ineguagliabile e da raccontare. Molto raro invece che presso ambienti SM arrivi come ospite qualcuno qualificato come 'radicalmente senza Dio'. Se vi arriva, viene fatto passare con eufemismi tipo 'un razionalista' o 'uno che ha cercato e non ha trovato'. Sono tutti residui dell'antico detto che 'nessuno è veramente ateo', e dopo Memoriale sapete ormai il vero motivo. Impossibile poi che si ospiti chi volesse traghettare dall'altra parte, non si sa mai... Un retaggio era poi quello di accogliere questi scettici dal lato della propaganda, cioé fin dai secoli medioevali qualsiasi uomo freddo doveva essere 'convertito' perché si diceva fin da allora che 'era stato catturato o tentato dal male'. Palesi anche qui le difficoltà nel guadagnare una visione equilibrata, quasi che il mondo fosse solo una questione di bene o male senza vie mediane.

SE NON E' CON NOI E' UN MISTIFICATORE - Col tempo si sviluppò così una tendenza alla contrapposizione tra due schieramenti. Ogni volta che era in questione un tema, esempio l'autenticità della Sindone, uomini e scienziati scendevano in campo o per l'uno o (parteggiando) per l'altro. E quelli che parteggiavano per la componente cristiana dicevano sempre che l'altra tesi era 'mistificazione' (non si capisce di che). C'è un fisico italiano molto noto (A.Z.) che tuttora ad ogni dubbio di provenienza scettica risponde sostenendo che qualsiasi affermaqzione sulla inesistenza di un Essere soprannaturale è mistificazione. Molto divertente, di A.Z., un'ospitata telefonica presso un'emittenrte radiofonica cattolica. Si era a fine 1999. Una signora telefona e gli domanda tra le altre cose 'cosa ne pensa della teosofia' (la branca della Blavatsky, ma disciplina di indagine metafisica già esistente da secoli). A.Z. si dilunga sulle altre cose, poi quando arriva alla domanda fatidica risponde: 'Signora, lasci perdere quelle cose, legga i miei libri'. Stop.

SE NON TROVAVANO SI RITIRAVANO - Se una donna ha un aspetto molto poco piacevole vive una sua tragicità se si accetta e fa ugualmente le cose degli altri (magari soffrendo per non potere uscire con un uomo). Se una donna ha un aspetto molto poco piacevole e si mette un abito chiudendosi all'interno di una comunità di altre nubili non vive una sua tragicità perché ha semplicemente cancellato una parte della vita. Per di più danneggia la società perché un uomo che volesse sposarla sarà impedito di farlo, d'ora in poi.

SE ENTRI QUI SAPPI CHE QUELLO E' IL BENE - La società viene danneggiata quando qualcuno pone in essere un'organizzazione che distrugge le menti e impedisce di vivere. Questo, sia chiaro, vale in generale. Mi riferisco anche alle sette, anche alle comunità di pseudo-salutismo. Se in esse si facessero soltanto conferenze la cosa sarebbe lecita e utile perfino se si dicessero castronerie. Il problema nasce dal momento in cui queste comunità impongono doveri e principi agli adepti facendo credere - anche qui - che questo sia il bene, in contrapposizione a un male. I più deboli si innamorano e ci cadono.

PREMIARE LE PARTI ESTREME ANZICHE' L'EQUILIBRIO - E' fatale poi che questi ultimi passino all'estremo opposto non appena abbiano il quadro dell'inganno arrecato alla persona. Qui l'esistenza diventa crudele: in un attimo si può passare da chierici assoggettati a ribelli di piazza. Perché si era deboli. Chi ha una sua propria autonomia conosce un suo equilibrio che non lo porta mai ai fanatismi (pur conservando amori e passioni). Il problema è che la società più degradata premiava gli opposti, anziché il supremo equilibrio. Da una parte celebravano i martiri, gente secondo loro eroica e diversa. Dall'altra quelli che si incendiano in piazza rivendicando il proprio sacrificio contro un potere prevaricante. Da più di un anno parlano di un ragazzo impallinato mentre cercava di colpire la camionetta dei carabinieri. La cosa più buffa è che parla il padre, che non ha nulla da dire e ogni volta che ha davanti il microfono fa acrobazie per terminare una frase interessante. I primi giorni i giornalisti pensavano: 'Dev'essere anche lui interessante, se è padre di quello che è morto in piazza ha qualcosa da dire' e così andarono a cercarlo. Fece di tutto, si candidò perfino in politica. Nulla da fare. Non buca il video neppure se gli mettono in bocca un volatile.

SE NON HANNO IDEE CHIARE MEGLIO COSI' - Di debolezza, ma soprattutto di ignoranza diffusa sanno profittare tutti gli organismi consolidati. Devono saperlo fare, perché la varietà e la confusione nelle voci popolari serve a mantenere ambiguità. Qualche anno fa mi capitò di imbastire conversazione con un giovane gestore di albergo a Milano, e scoprii che questi parlava di Gesù e Dio come se fossero soltanto due sinonimi della stessa persona. Se avesse avuto una sua tesi - per quanto sbagliata - tipo quella della incarnazione, sarebbe stato comprensibile. Invece ignorava anche questa, e così per lui era soltanto il doppio nome di un unico soggetto. La cosa vale per esteso in qualsiasi ambiente che non sia profondamente compenetrato di quei concetti. La confusione stordisce.

'A ME HANNO DETTO COSI' - Disabituarsi, questa è un'azione che si dovrebbe imparare e che invece stenta ad affermarsi. A mia madre fu detto da piccola che 'preghiera' si pronuncia 'preiera'. Continuò a dire così anche da adulta. Un giorno le domandai: 'Ma perché, non è forse una parola italiana? Ti pare che 'brughiera' si pronunci 'bruiera'?'. Niente da fare, non ci fu verso. Siccome si era abituata a dire così, anche da adulta continuava. E' lo stesso procedimento di quelli che dicono: 'Io sono nato in un ambiente di imàm, ho vissuto con le orecchie piene di hadith, sono stato educato così e ora da adulto non posso cambiare'. Se si attraversa una giusta evoluzione, questi mutamenti dovrebbero avvenire tra i 16 e i 20 anni. Ma non per tutti. E probabilmente più tardi si ascolta la voce del dubbio piì difficile sarà venir via da questi errori.

CAPIRA' L'ERRORE - Più volte ho criticato il direttore del Corriere della Sera per una prima pagina troppo congestionata di articoli e riquadri. Questo è uno di quei comandamenti senza tempo, per un giornalista che si rispetti. Chiunque capisce che comporre una prima pagina piena di tutto quel che arriva non è professionale, sia perché non si capisce più cosa è notizia e cosa non lo è sia perché è un modello graficamente sbagliato. Prendiamo la prima pagina del Corriere del 22 agosto 2002. E' un obbrobrio, letteralmente insopportabile all'occhio medio di un lettore. Venti riquadri nella prima di un quotidiano dovrebbero indurre il direttore di quel giornale a fare un altro mestiere.

MEMO - Non ci sono attività senza regole, senza tecnica, senza cose che si possono fare e che non si possono fare. La tecnica giornalistica richiede - proprio nell'Abc, cioé nelle nozioni di base - la capacità di comporre una prima pagina, e questo è compito del direttore.

Dunque, torniamo a questo caso. Che succede, dopo questa segnalazione da parte nostra? Se F.d.B. il giorno dopo riconfermasse lo stesso tipo di pagina, tutti potremmo dire: 'Se n'è fatto un baffo'. O non era d'accordo, o non riesce a fare quella pagina in altro modo. Se al contrario il giorno dopo fa una prima come si dovrebbe, potremmo dire: 'Ha seguito quel consiglio'. Perché la cosa sia di valore tuttavia dovrebbe continuare, cioé quella prima pagina non dovrebbe mai più essere come quella del 22 agosto, perché solo questo darebbe l'idea di un cambio radicale di metodo professionale ('Ha capito l'errore!').
Se io mi avvedo di un errore dopo che me lo ha segnalato un giornale di carta è naturale che profitti del mezzo e - se posso - mi affretti a correggerlo.
Ora torniamo al mondo virtuale SM. 'Se vi trovate in ambiente arretrato', così dice la memo12.. Come dire: se incontri uno cieco ridagli la vista. Se già ci vede per suo conto, è superfluo dirglielo. Se gliela ridai, controlla poi che ci veda realmente. Perché altrimenti è inutile avergliela ridata.

Se questo cieco nega di esserlo, potrai fare ben poco. In questo caso egli ti dirà che ha sempre ragione lui e che sono gli altri a non vedere. Lo troverai seduto in un ufficio, oppure viandante senza arte né parte. Se proprio ci tieni dovresti diventargli intimo, ma lo sforzo non è detto che valga il tempo occorrente. Se gli ridai la vista e dopo il controllo ti accorgi che non ci vede ancora, vuol dire che era nato male e che ha bisogno della stampella (edificio del culto) o della chiacchiera imbonitrice. Ti farà rabbia avergliela ridata per niente. E così dirai quella frase che molti hanno detto prima di te: 'Affari tuoi'.

L'UOMO CHE VIVE DI APPELLI NON SERVE AL MONDO - Gli affari di uno sono gli affari di tutti se quest'uno è continuamente ospite dei media. Per leggere me dovete digitare un nome ed entrare a casa mia (Memoriale). Per sentire uno che si chiama Wojtyla non dovete fare nulla altro che pigiare un tasto del vostro apparecchio. Egli è già a casa vostra, proprio come un soprammobile residente all'interno dell'abitazione. La natura complessa della vita sulla Terra, con crimini e vicende molto crude, rende illogico - oltre che anacronistico - che esista una persona - unica nel suo ruolo - che prèdica continuamente il bene e la pace tra la gente. E così è normale che appaiano poco interessanti tutti gli appelli - ovvi - che quest'uomo rivolge a un mondo che lo ascolta uno per uno ma non può rispondere uno per tutti. Chi non è per la pace? Chi non è per la concordia? Chi non è per difendere la Terra?

Non c'è un solo criminale o terrorista che il lunedì mattina dica: 'Beh, visto quello che ha detto ieri Wojtyla non faccio più l'attentato'. Non ci fu una sola nazione ad ascoltare il papa che intervenne; per far cessare le ostilità, durante la prima guerra.

MA BISOGNA RIUSCIRE A DIRGLIELO - Il nostro problema è che nessuno può dirgli tutto questo, anzi vediamo che gli vien detto l'esatto contrario. A cominciare da quel Santo Padre, che sembra una barzelletta addosso all'uomo che tra tutti è quello che meno può chiamarsi tale. Egli dispensa baci e carezze ai bambini (degli altri), non li fa... questo è il suo limite. Non glielo si può dire, però. Perché nessun uomo può discutere con lui da pari a pari. Nessuno può avvicinarsi e colloquiare come si fa con il fruttivendolo, con il barista, con il calzolaio. Nessuno può prenderlo per un braccio e portarlo all'ospizio in cui finiscono tutti i vecchi a una certa età quando il corpo non sorregge più.

Siccome avevano sostituito la famiglia con la comunità, dovendo conferire funzioni di 'capo' chiamarono anche loro 'padre' colui che avrebbe diretto la comunità. E così trovarono il 'pater' anche loro. 'Padre' avrebbe dovuto essere solo quello che ha figli, ma la funzione era (in origine, per loro) la medesima. E per esteso, siccome amavano volare con le parole, il più alto in grado divenne fin dai primordi 'Santo Padre'. Attenzione, non Padre Santo. Per due motivi. Anzitutto, avrebbe fatto pensare a quello che sta nei cieli, che essendo di tutti è 'nostro' (Pater Noster). Secondo, avrebbe dato l'idea -errata - di una acquisizione successiva, sarebbe stato come dire: 'Uomo fatto santo' o 'Luogo da noi consacrato'. Invece no, ponendo l'aggettivo davanti si voleva quasi sottintendere che quell'uomo era stato 'santo' da sempre e che loro lo avevano semplicemente elevato a una carica che egli avrebbe avuto anche dopo la vita terrena (prima non si sa, perché non si ebbe idea chiara della reincarnazione). Potete immaginare quale piacere interiore, quale goduria provocasse quell'appellativo già nei primi pontefici. E' come se in un club di sostenitori di una squadra di calcio qualificassero uno come 'il più interista degli interisti'. Non la Coop degli sconti. L'Ipercoop dei super-sconti.

POVERO O RICCO DI SPIRITO? - Nella vita, questa parola divenne un comodo oggetto per riempire più spesso 'VUOTI DELLO SPIRITO', non RICCHEZZE come avrebbero voluto fare intendere loro. L'espressione 'ricco di spirito' oggi indica una persona abile a improvvisare, a scherzare, a raccontare, in una parola a 'vivere il presente'. Allora, quando furono loro a dettare legge (con l'aiuto della lingua), 'ricco di spirito' significava un'altra cosa. Era proprio quello che loro facevano martire, la persona passiva, l'inerte, quello che sarebbe stato disposto a prendere sassate piuttosto che 'impegnarsi nella realtà della vita'. Per loro queste cose facevano 'ricchi di spiritualità'. Il contrario - la eccessiva gaiezza o brillantezza - era roba da pagani. Risus abundat in ore stultorum... Tutti questi secoli tramandarono racconti gonfiati su personaggi completamente negati alla vita pratica, e che agli uomini di allora - per carenza di cultura - davano la sensazione di vivere in un ALTRO MONDO. Quell'ALTRO MONDO era tutto, perché in esso furono viste tutte le doti di quello 'spirito'. In realtà spirito dovrebbe essere un soffio vitale dotato di forza, ma non provvisto di attributi ('cristiano' o 'musulmano' sono solo targhe nostre). Milleottocento anni fa era passività, sacrificio, rinuncia. Ecco perché furono dignificati coloro che non partecipavano. Negli ultimi decenni è capacità scenica, umorismo, creatività. Oggi 'uomo di spirito' è uno brillante, che sa parlare, che sa catturare la gente. Alcuni di loro, essendo rimasti all'epoca primordiale delle conversioni, continuano a celebrare i passivi di quell'epoca. Qualcuno fu sicuramente degno (non per il 'santo' che portava, ma per le opere che creò).. Molti altri... potete immaginare... non opere, immaginette... non capelli, aureole....

UN IMBROGLIO CLAMOROSO - Una delle frodi più colossali di tutta la storia umana è stata la sostantivazione 'personalizzata' della parola 'autorità'. L'antico 'auctor' latino era un fondatore di qualcosa, un promotore, un uomo che accresceva di qualcosa. L'auctoritas era, in corrispondenza, un'autorità data da opere, da iniziative sociali. Al massimo la parola arrivava all'autorità degli atti pubblici, per indicare la loro 'autorevolezza' di fronte ai cittadini. Quando la parola arrivò - anche qui per trasandatezza generale - a designare l'autorità nel senso di 'persona che detiene una carica pubblica' fu la fine. Oggi diciamo 'le autorità' per indicare i titolari delle più alte cariche pubbliche. E così nel grande come nel piccolo si dice 'l'autorità del luogo' anche in un piccolo comune riferendosi al sindaco, al prete o a un semplice assessore. In una inaugurazione 'solenne' chi si chiama? Le autorità. Poi magari ti arriva un uomo basso e grassottello che ha la carica solo per averla ereditata o perché aveva più denari per farsi votare. Mai imbroglio delle coscienze fu più grave di questo. Perché se c'erano le autorità la cosa veniva sbandierata, e arrivava anche un discreto flusso di persone. Se il libro o la cerimonia era sprovvista di autorità chi se la filava? E' una cosa gravissima, questa. Non per altro, ma perché questi signori otto volte su dieci non erano 'autorità' di nulla.

Guardate quante cose abbiamo fatto, abbiamo resuscitato anche il vero concetto di 'autore', che è una parola molto abusata negli ultimi secoli, anche per un nonnulla. In base al vero significato della parola molti di quelli che consideriamo artisti dell'epoca contemporanea non lo sono perché manca loro l'attributo principale, l'originalità dell'opera (non può essere autore ad esempio un giovane che incide un Cd di cover, cioé di pezzi altrui già pubblicati). Il novero si riduce, si riduce in molti settori artistici in cui si faceva riciclaggio di cose vecchie e stili già collaudati. Potete chiamarli come volete, ma non dite che sono autori. Per tutti coloro che avessero dubbi, andare a riguardarsi il concetto nei dizionari di latino.

PRECISAZIONE NECESSARIA - Dettaglio molto importante. Tutte queste note non sono fatte contro gli interessi della curia o contro uomini/donne vestiti di abito religioso. Al contrario, sono proprio nel loro interesse. Se gli uomini ricominciano a cercare anche donne dall'aspetto fisico poco piacevole la società si ricompone.

CELEBRAVANO CHI INGINOCCHIANDOSI SI ACCORCIA LA VITA -Gli ultimi anni di vita di Karol Wojtyla furono un'esperienza tremenda, inflitta senza pause a tutta la società. Da una parte c'erano milioni di persone che non appena lo vedevano in televisione sollevavano un braccio e gli gridavano di ritirarsi. Dall'altra parte un coro di segno esattamente contrario, pronto ad osannare ogni volta la capacità strenua di resistenza. Dei primi comprendevo il senso di sfinimento, la stanchezza di avere nelle proprie case la voce di un uomo che 'rantolava' suoni poco decifrabili e ad ogni uscita continuava ad agitare la mano in segno di saluto alla folla dei più miseri e diseredati. Dei secondi non comprendevo il motivo. La verità è che nessun uomo dell'età di Wojtyla era così mal messo, così mal ridotto fisicamente. Non si capiva dunque che cosa celebrassero. Qualsiasi ottantaduenne al mondo parla normalmente, si muove normalmente (mio padre ha la stessa età, va ancora in montagna, guida l'auto, fa tutte le cose che faceva a 40 anni). Questo dimostrava soltanto che Wojtyla aveva condotto una vita insana, con atteggiamenti e rinunce poco propizi alla salute che la vita gli avevano accorciato anziché allungare. Se fosse stato sincero avrebbe detto a tutti: 'Non fatevi più sacerdoti'. Ma trovare quel gregge di bugiardi adulatori non faceva che prolungargli quella agonia finale, facendogli pensare di essere eroe. Se però avessi detto questo dal gregge mi avrebbero risposto: 'Beh, ma non è mica un uomo come gli altri, ha un incarico che gli procura responsabilità e incombenze'. Povera gente. .
Ma tutti erano finiti in quel modo, tutti i papi - ultrasettantenni - avevano terminato con voci cavernose e flebili e con spine dorsali distrutte. Se c'era un ruolo maledetto sulla Terra, questo era proprio il loro. Però dicevano di dover respingere il tentatore anche loro, e questo colpisce. Che cosa avessero da temere in questo senso nessuno ha mai capito. Non è che potessero piombare in un dancing, in un sex-shop o darsi agli allucinogeni di gruppo. Cosa gli avrà detto questo tentatore? Stavano così bene... avevano l'umanità e i media disponibili, non avevano problemi di denaro o di attività o di pensione. Laici non avrebbero potuto tornare. Questo fu sicuramente il 'sogno proibito' di una parte dell'umanità. Pensare che sarebbe bastato così poco, per cambiare la storia. Un pontefice, non so... un Bonifacio, un Celestino, un Pio che improvvisamente una mattina prende il microfono e anziché dire le solite menate annuncia: 'Signori cari, quell'Essere non c'è e io vorrei tanto metter su famiglia come tutti voi... sciolgo la Chiesa con questo mio annuncio e dispongo che nessun altro sacerdote al mondo utilizzi ancora il testo biblico come materia di insegnamento e di guida morale'. Ecco, non solo andava via lui (cosa che era poco di per sé) ma ordinava a tutti gli altri di fare la stessa cosa. Pensate... Giovanni Monni non si sarebbe neppure dovuto scervellare a fine secolo per venir via da quell'imbroglio. .

DECADERE SIGNIFICA NON VALERE PIU' - Cosa vuol dire 'decadere'. Questo è un affare importante. La definizione corretta è 'perdere valore'. Prima ad esempio si diceva: 'Mi vale la Messa se ci vado il sabato sera per la domenica?'. Il verbo 'valere' serviva a costituire appunto il significato, il valore di un'azione, di un sacramento. Quando si dice: 'Questa cosa ORA non vale più' si dice che è 'decaduta', che ha 'perso il valore' (che prima aveva). Decadono tante cose. Decade il corpo fisico in età avanzata, e difatti vale a poco se non riusciamo a reggerci in piedi. Decade un biglietto della metropolitana quando l'azienda decide di sostituirlo con uno diverso (e così quello sostituito 'perde valore', non consentendo più di viaggiare in metro). Decadeva storicamente un impero quando le funzioni di chi lo governava perdevano valore per fatti sopravvenuti (conquista altrui, vittoria in guerra ecc.). Allora si parlava perfino di insegne imperiali e così si usava il verbo 'deporre'. Oggi questo sarebbe troppo forte. Ciò che decade in realtà lo vediamo tutti senza bisogno di gesti materiali e clamorosi. Si può dire che una cosa decade di per sé, in maniera visibile. Non occorre un atto, in molti casi. Ma è importante sottolineare che il fatto di 'perdere valore' si ha sempre per fatti sopravvenuti. Ecco perché è utopistico pensare che un pontefice possa dichiararlo da solo, rinunciando al potere. Sarebbe davvero fuori dal genere umano, non sarebbe un uomo come tutti gli altri quale è. .

LA DIVERSITA' SOLO PROCURATA - Fin dall'inizio lo strumento più efficace era stata la costituzione di un valore anche laddove la cosa fosse stata di assoluta normalità. Prendiamo quella che loro chiamano 'castità'. Più o meno tutti abbiamo attraversato fasi - variabili nel tempo - di astinenza dal sesso. Diciamo che l'uomo normale nell'arco di 80 anni di vita - se non è di quelli che lo facevano regolarmente con una moglie sempre in casa - alterna fasi di grande attività sessuale a fasi in cui può arrivare a non farlo per niente (per un certo periodo di tempo). Così come la fame, che in certi periodi è abbondante e in altri meno, anche il bisogno di sesso - se un uomo non ha patologie - è variabile nel tempo. Lo vediamo proprio nell'arco delle 24 ore. Alle otto del mattino, stiracchiandoci nel letto, abbiamo avuto un richiamo. Poi magari quello seguente lo abbiamo alle 14, dopo il pasto, e poi alle 23 quando ci corichiamo. Anche nella fisiologia tutto ha un ciclo, a cominciare dalle mestruazioni delle giovani ragazze per finire con l'attività ghiandolare del maschio. Diciamo dunque che l'uomo sano alterna con assoluta normalitù il 'fare' a un 'non fare'. E in questo non costituisce un valore. Dire che si mangia quando si ha fame e non si mangia quando non si ha fame è dire un'ovvietà. Nel mondo S.M. siccome quelle funzioni non venivano MAI espletate, fu naturale elevare a 'valore' la loro condizione, cioé il non farlo. Anche qui, siamo alla volpe del 'nondum matura est'. Uno non può avere l'oggetto per sé e reagisce - in questo caso - sostenendo che l'oggetto non vale e che invece vale il non averlo. Se la sua mente fosse sgombra non direbbe questo, perché si tratta semplicemente di una funzione dataci dalla natura. Sarebbe come dire che 'non respirare' e dunque 'non utilizzare i polmoni' crea un valore per colui che si esercita in questo. Magari si impara qualcosa provandoci, provando a stare senza respirare. Ma se uno dicesse che 'la non respirazione' è un valore (per tutta la vita), cosa potremmo dire?

LA MORTE COME SI INQUADRA? - Una delle 'caselle vuote' della nostra vita è sempre stata la morte. Ancora oggi, un uomo morto a Karachi viene trattato in maniera differente da uno che muore a Parigi. L'aspirazione di tutti dovrebbe essere l'uniformità. Se tutti avessimo la stessa idea di quel che succede dopo, sarebbe possibile. Ma questa idea unica non l'abbiamo, perché questi culti dicevano ciascuno cose diverse. In tutti, però, la dipartita dal mondo terreno servì a rinforzare il potere di chi la celebrava. La contraddizione suprema è proprio il 'de profundis' che si intona a un individuo che invece si diceva andasse in un regno dei buoni (paradiso). Coerenza avrebbe voluto che si festeggiasse (se passa a 'miglior vita' perché fai una cerimonia lugubre?). Invece il discorso dell'officiante rimase sempre cupo, retorico, intriso di mestizia. Il morto era sempre da ricordare con parole tristi. Se era stato un grande personaggio amato in vita si piangeva per non averlo più tra noi. Se nessuno lo aveva amato si piangeva il fatto che non lo avessimo capito. L'importante era piangere sempre. Tanto è vero che si diceva 'funerale'. Mica una parola da nulla.

QUANDO NON E' UTILE LA SEGNALAZIONE NEGATIVA - In altra parte di questa pagina spiego perché segnalare il marcio o gli errori è un dovere civico. Non tutte le volte, però. Quando è che non è bene segnalare la carenza di qualcuno? Quando questa è innocua, sembra più che ovvio. U.B. trasmette ogni giorno alla radio, nel primo pomeriggio. E' un disastro: non ha tempi, non ha ritmo, non ha fascino, non ha umorismo sufficiente. Ma sbaglia il critico del Corriere a massacrarlo, perché U.B. non ha pretese, è persona buona, innocua socialmente. Il 'fare radio' non è come fare l'istruttore di guida, ruolo che richiede un patentino. Qui veramente si può dire che chi non ama U.B. non ha che da tenere spento il suo apparecchio o sintonizzarsi su altre emittenti. L'etere è come una serie di loculi di un cimitero. Tu vai con i tuoi fiori dove ti interessa, gli altri non sono affar tuo. Lo stesso per la Tv, che è un altro apparecchio che non si ha il dovere di tenere acceso su una frequenza. Chiunque ad esempio si accorge che G.M., che trasmette intorno all'una del mattino, non è capace. E' goffo, dilettantistico, ignorante, poco curato, poco telegenico. Ma se ci avventassimo su di lui perderemmo tempo e basta. Anche lui non è persona che possa penetrare in alcun modo nella società e combinare guai. In tutti questi casi la più ovvia conseguenza di un 'massacro' è che queste persone non sanno neppure come reagire. Replicare a mezzo tribunale non potrebbero perché mancano gli estremi (dire 'incapace' ad uno argomentando non è commettere reato), replicare con gli stessi mezzi non possono perché manca la capacità o la dose minima di livore, insomma non possono neppure reagire. Parlare male di loro è fare un buco nell'acqua dell'Oceano Pacifico.

IL SOGGETTO, PER LA STAMPA QUOTIDIANA - Questo è un campo molto complesso, per il quale non basterebbe lo spazio di due o tre libri di 300 pagine. In generale, per i quotidiani esistono soltanto due categorie di persone: quelli che hanno un nome e cognome, e tutti gli altri che vi finiscono soltanto con il ruolo sociale ('un ingegnere 40enne di Foggia', 'un tabaccaio 45enne di Imperia'). C'è poi un uomo unico al mondo che pur potendo avere un nome viene citato in segno di deferenza con il ruolo, e dunque non è più 'articolo indeterminativo' della seconda categoria ma 'articolo determinativo' (il Papa, il Dalai Lama). Già abbiamo rilevato quanto sia falso e disumano questo metodo (tutti dovremmo essere chiamati con nome e cognome), e dunque non spendiamo un minuto di più. Vale la pena invece soffermarsi sui casi in cui l'individuo sia sconosciuto perfino nel ruolo. Se si sa che non ha attività stabile perché non la trova o perché non la vuole trovare l'individuo viene ad eseere citato come 'disoccupato'. Così leggiamo ad esempio 'arrestato un disoccupato di Pescara' (la città finisce per essere l'unico dato di appartenenza). Se non si ha certezza sui motivi o sulla condizione sociale di una non occupazione, subentra un minimo di rispetto e si cominciano a vedere cose diverse, anche strane. Il redattore arriva a circondare la notizia con giri di parole del tipo: 'che si dice avesse in passato una fiorente attività' oppure 'di cui si ignora la attività attuale' (il rispetto consiste nell'assegnargli un passato, nei casi migliori si arriva a chiamarlo 'in pensione').
Se la persona è semplicemente un eremita urbano o una persona che vive in totale solitudine, magari con attività saltuarie o nel volontariato, il giornalista si trova in grande difficoltà. Se fosse un artista o producesse materiali vari passerebbe almeno in quel senso, e finirebbe (in termini positivi) nella pagina della cultura. Se non ha nemmeno opere sue, diventa un piccolo problema. Nulla è più sfuggente di un 'vero mistico' per uno - come il giornalista - che si trova a dover scrivere di cose profane e in maniera profana. Come si fa? Qui è la realtà a incaricarsi di risolvere i problemi. E' chiaro che i giornali sono poco interessati a questo genere di persone, perché esse non danno nessuno spunto alla cronaca. E la cosa vale a termini invertiti. Queste persone sono poco interessate alla realtà descritta dai giornali, sia perché vivono in un mondo loro sia perché nutrono un certo disprezzo per le redazioni giornalistiche in generale. Conclusione: una persona tale non finisce mai sui giornali. Non vedrete mai: 'La Polizia ha denunciato per truffa un mistico di Novara'. Il termine, seppure veritiero, sarebbe troppo grosso per un organo di stampa quotidiano. Tutto questo discorso serve ancora una volta a dirci quanto profano fosse il livello degli uomini del Vaticano (Wojtyla in primis) e dei religiosi che tra il 2000 e il 2002 - finita ormai l'era - comparivano due giorni sì e uno no sulla stampa quotidiana. Non si erano accorti che finire intruppati insieme con gli altri comuni mortali era il segno più visibile della loro fine.

L'episodio-clou avvenne all'inizio del 2002, quando un giornalista sudamericano sollecitò J.R., eminenza grigia di fede delle stanze vaticane. J.R. rispose quasi irritato: 'Noooo, solo quando ve lo dico io'. Come dire, voi mi servite tanto, ma solo io posso decidere quando. Quelli si erano talmente abituati che ormai pensavano che J.R. fosse sempre lieto di vedersi sulla stampa. R. era rimbalzato per due anni su giornali tedeschi, americani, inglesi, irlandesi, francesi come una specie di 'nuovo restauratore'. In Inghilterra qualcuno aveva perfino coniato un appellativo, 'the reinforcer'. La follia restauratrice di un passato unico, con un unico profeta, era lì a portata di mano quando la stampa di tutto il mondo cominciò ad occuparsi del Giubileo nel 1999. J.R. si trovò in una situazione molto comoda, anche se strana. Aveva tutti i mezzi moderni che gli servivano, ma le sue idee appartenevano a qualcosa come quindici secoli prima. 'Non importa', dissero in quelle stanze, 'noi facciamo il nostro battage come si conviene'. Il bombardamento fu studiato nei minimi dettagli. La Rai avrebbe dovuto fare strisce quotidiane. Perfino i Gr avrebbero dovuto collegarsi con le varie giornate giubilari. Le agenzie straniere poi avrebbero avuto fax quotidiani di informazione su tutte le attività. E naturalmente la cosa riuscì, perché i giornalisti ricevevano e mandavano (senza neppure pensarci). Una paccottiglia di messe, interviste, microfonate riempì la capitale per mesi. Presero tutto il 2000. Quando poi la porta fu richiusa, a fine anno, i giornalisti continuarono 'automaticamente' quella relazione. Agli organi vaticani non sembrò vero. Continuarono a dare notizie ogni giorno e ogni giorno quelli le pubblicavano, perfino in prima pagina. Non era mai successo prima, in tutta la storia della stampa quotidiana.

'NOI RICEVIAMO TUTTI' - Una delle cose apparentemente più lusinghiere per quel minuscolo Stato è che si riceveva in visita diplomatca qualsiasi capo di Stato ed eventualmente ministri che ne facessero richiesta amichevole. Dopo che il partito di J.H. in Austria arrivò al potere più d'uno - anche tra di loro - storse il naso. 'Ma come... voi ricevete uno del genere?'. Il segretario di Stato, A.S., ribadì anche in quella occasione che loro seguivano l'antico insegnamento evangelico, 'chiunque avrebbe dovuto essere accolto come ospite'. La cosa è apprezzabile, ma la verità politica era un'altra. Essendo loro stessi uno Stato-fantoccio con quale faccia, con quale giustificazione avrebbero detto a un leader politico 'non ti riceviamo'? E non è a dire che si divertissero. Le visite di capi di Stato erano considerate da loro stessi molto noiose, in genere. Non si diceva mai nulla di particolare. Il rispetto dovuto impediva in pratica discorsi molto concreti o imbarazzanti. Perfino con il dittatore cileno, negli anni '80, Wojtyla si comportò esattamente come con gli altri. Andò in Cile e fece il solito discorso. Quando mai lo Stato meno autorizzato della Terra avrebbe potuto creare noie e dissidi politici agli altri? Al Vaticano interessava avervi la propria sede e potervi fare le solite omelie. Stop. Il resto era roba di piazza. Al massimo il papa avrebbe fatto una predicuzza generica contro le dittature e per la democrazia (chi non è per la democrazia?) alla domenica mattina. Poi, magari per cortesia, si sarebbe raccontato anni dopo di un 'dissenso del papa', come avvenne per la Polonia. Dissensi molto occulti. Come mai saltavano fuori solo dopo un ventennio?

UN ANGELO AL VERTICE - Troppo grosso per la politica spicciola, troppo profondo per stare in una scuola, ma anche troppo intelligente per occuparsi solo di messa tutti i giorni, A.S. era il ritratto che avremmo fatto di un segretario della Sede suprema se ci avessero chiesto di disegnarlo senza averlo mai conosciuto. A metà tra un preside di liceo e un politico democristiano, egli evocava in chiunque la 'stoffa' del diplomatico ecclesiastico con tutto il 'peso' delle parole lanciate per evangelizzare anche l'atmosfera. Con la sua presenza si aveva la matematica certezza che non sarebbe successo mai nulla. Memoriale coniò un nuovo verbo, proprio con il suo cognome. L'arte di 'sodaneggiare' è quella capacità tipicamente SM di prendere tempo e aria circostante agitando parole senza dire nulla. Se gli si poneva un microfono davanti per domandargli su Israele, S. era capace di dire: 'Ma sì, noi siamo per la pace, bisogna sempre avere pazienza, come diceva il Vangelo... attendiamo che si compia la missione voluta da Dio... vedrete che avremo presto la pace'. In compenso fu quello che organizzò la visita-burla di Wojtyla a Castro. Quando c'era di mezzo l'America Latina si occupava lui di tutto. Peccato che non affrontasse mai il dissenso e le deviazioni delle Chiese sudamericane. Troppo rischioso... l'aria stagnante si sarebbe smossa...

IMPARARE A NULLA DRAMMATIZZARE - A questo punto uno che leggesse questa pagina da un altro pianeta potrebbe restare abbastanza sconsolato pensando che del genere umano - soprattutto di quello SM - c'è poco da fidarsi. Avrebbe ragione a pensare questo, ma la cosa può essere vista anche dall'altra faccia della Luna. Siccome si può anche pensare che l'uomo è quello che è, per quello che è va preso. Prendere le cose sdrammatizzando aiuta, e se tutti sapessimo sodaneggiare saremmo più felici. Quando smetteranno di premiare non significherà che non c'è nessuno che merita, ma che non c'è più bisogno perché sono tutti migliorati. Se anziché uno solo quel gesto da eroe di Ferragosto lo facessero tutti non ci colpirebbe neppure.

Ci sono cose in cui l'ambiente SM è un tantino meglio del resto. Intanto non ti disturbano. Puoi sorriderne, puoi averne compassione, ma è molto difficile che un monaco o una suora invadano la tua sfera privata o che ti rubino una moglie. Se poi ne diventi amico puoi fidarti un tantino di più che con gli altri. L'importante è che tu non disturbi loro, nel senso di suscitare dubbi sull'abito. Una persona che si ritira in genere cerca al massimo un compagno di riflessioni. Se lo trova nella radio ha già un sussidio prezioso. Se poi ha addirittura la tua carne e le tue ossa ti può essere fedele per tutta la vita. In cambio chiederà solo di non metter dubbi sulla loro condizione e di non valutarli troppo.

QUANDO IL GIOCO E' TROPPO SCOPERTO - Una regola fissa vuole che sia più erotica una donna che si sveste rispetto ad una che è già nuda. Questo vale in tutti i settori. Denudarsi, oggi, significa 'darsi in pasto' con poco svestirsi preliminare. Se uno fa uscire un libro intitolato: 'L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin' (A.B.) non è per nulla erotico. All'opposto ugualmente. Se uno titola 'L'amicizia' (F.A.) sta proprio cercando un partner direttamente nudo. Anzi, qui sa già per certo che accorreranno in massa, e non sarà certo una cosa per pochi. Un poeta, in genere, non fa caso a queste cose. Mentre chi scrive i saggi sì. Forse medita di più e si preoccupa che il saggio non venga notato. Il gioco diventa scoperto quando l'autore nelle interviste dà risposte prefabbricate. Gli si domanda : 'Ti aspettavi un successo del genere?' e lui risponde: 'Giuro di no. L'editore mi propose di stampare 100.000 copie e io dissi Lei-è-un-folle'. Quest'ultima frase è di U.E., che è notoriamente un uomo molto felice di avere un nome in giro per il mondo. Ma può essere scoperto anche in seguito. A.B., che è notoriamente un esaltato, un giorno rifiutò di andare a un convegno perché lo si andò a prendere 'soltanto' con una Fiat Uno. Questo è veramente un episodio incredibile che dovrebbe comportare un boicottaggio. Ci sono - intendo dire - dei casi in cui la stampa poi dovrebbe reagire come un corpo dello Stato tipo la Polizia. Se uno non va al convegno perché pretende di esser prelevato con una Mercedes siccome non lo si può ricoverare lo si 'arresta', cioé per un periodo di tempo x si smette di parlare di lui. Se io fossi direttore di un giornale adotterei questi accorgimenti.

LA VOLGARITA' LETTERARIA - Esistono vari tipi di volgarità, in letteratura. Quasi tutti sono nutriti con una certa convenienza dalla classe giornalistica. Qualcuno anche dai giovani scrittori, per imitazione. Una delle cose più volgari è l'ammasso di citazioni in intervista. Molti si erano abituati a sollecitare un autore con un fuoco di fila di domande spicciole. 'L'opera più sopravvalutata-L'eroe che ha detestato-Lo scrittore da gettare nella spazzatura-Il libro più difficile' e via discorrendo. La cosa grave è il fatto di prestarsi e rispondere a questo tipo di intervista. Quand'anche si sia in grado di sostenerla come competenza, la fonte è sempre un inganno perché nessuno ha un cervello che possa suggerire in tre minuti venti posizioni di classifica nella letteratura di tutti i tempi. Se anche l'intervistato dicesse: 'Mi faccia pensare, mi dia tre giorni di tempo' sarebbe ugualmente poco. Il patrimonio di cose che abbiamo letto non è un armadio a cassetti che apriamo e poi chiudiamo. La letteratura che possediamo non può che sgorgare per singoli ricordi e dunque per citazioni mirate, singole. Richiedere ad una persona di eruttarle tutte insieme non è serio.

P,S.: Qui nessuno ha motivi di merito. Ahimè, tutti negli ultimi anni - anche i nomi più illustri - hanno accettato di fare questo gioco quando è stato richiesto.

LA SVELTINA PUO' TRADIRE - Ho definito 'sveltine' quegli interventi volanti che per telefono vengono richiesti agli autori dalle varie redazioni. 'Moravia, in due frasi come giudica l'ultimo film di Coppola sul Vietnam?'. E l'autore, se accetta questo genere di stuzzichino, si ingegna di rispondere in cinquanta secondi. La sveltina può essere efficace se si vuole fare un pezzo-raccolta di pareri illustri. In realtà è pericolosa, perché in quei pochi secondi possono sfuggire cose che smascherano o che confondono (nella loro brevità). Se confondono tutti diranno che si tratta pur sempre di un parere volante, che non può avere pretese di sorta. Se invece smaschera sono guai. Nel 2001 P,V., mantide religiosa della poesia nota per le sue frecciate velenose, fu richiesta di una cosa volante sui cellulari. 'Signora, lei porta con sé il cellulare, quando esce da casa?'. P.V. rispose: 'No, tanto la gente ti chiama solo per chiedere favori'. Una risposta del genere tradisce, perché è come se dicesse a tutti di non avere relazioni amichevoli (almeno al telefono). Se una persona riceve soltanto chiamate interessate si può dedurre che non conosce il cellulare per la normale conversazione, oppure che gli altri (quelli che potrebbero chiamarla) ravvisano soltanto la possibilità di servirsene (di quella persona). E' un responso tremendo, una confessione molto triste e una specie di scivolata che smaschera l'individuo.

COME PER IL PERDONO, NON ESISTE CONCETTO 'ALTO' DI SALVEZZA - Qualcuno, scherzosamente, dice 'Si salvi chi può' ogni volta che si imbatte in giudizi molto severi e sommari. Ma anche qui siamo davanti a un caso di non-senso. La parola 'salvezza' è un relitto di epoche antiche. E' una delle prima cose da lasciar perdere. Perfino per la morte ho spiegato che non si può usare perché può essere che chi muore lo fa per salvarsi dalla vita. Salvarsi ha senso solo quando una persona vuole 'scampare' a qualcosa di terribile che incombe su di lui. Una frase corretta è: 'La agilità mi salvò da quel cane furioso che mi inseguiva', ma solo perché sappiamo che questa persona era attaccata alla vita e non voleva morire (e così si è salvata dall'essere dilaniata da un cane). Salvezze morali non esistono, di nessun tipo. Quando usiamo questa parola dovremmo ricordare che essa nacque da gente timorata e da epoche in cui non esisteva la medicina come la abbiamo oggi. Non solo: in quelle epoche l'uomo non era certo capace di sollevarsi in volo o di correre i 100 metri in poco più di nove secondi. Per logica, dovrei dire: datemi un altro uomo ed è chiaro che parlerà di salvezza come può parlarne un bambino di sei anni che non ha il salvagente e si dimena nell'acqua.

IL SOGGETTO PER LA STAMPA QUOTIDIANA (2) - Riprendiamo qui un tema già svolto nella pagina. A questo punto uno curioso potrebbe domandarsi: 'Ma perché i giornalisti devono sempre etichettare le persone con il ruolo sociale?'. Questo è interessante. A prima vista si direbbe: 'Perché sanno di rivolgersi a un pubblico di lettori, a cui presentano una persona'. Ma se ci pensiamo un attimo è solo un fatto culturale. Quando noi presentiamo una persona a un'altra, nel discorso, non diciamo mai: 'Sai, ieri ho visto Paolo Gandolfi, ingegnere 40enne di Imperia'. Quando è che uniamo il ruolo sociale al nome della persona? Quando proprio ce lo chiedono, oppure quando dobbiamo distinguerla (e così diremo 'Il Paolo Rossi docente di filssofia'). E qui cadono gli altari. A me non è MAI capitato in vita mia di chiedere a un'altra persona: 'Ma che lavoro fa Loredana?'. Non mi interessa, lo trovo un fatto di curiosità morbosa e di scarsa educazione. A parte il fatto che non mi direbbe nulla, non mi viene proprio. In quali occasioni viene? In occasioni in cui una parte inferiore della nostra personalità (non certo il meglio di noi) si informa della cosa con la curiosità del pettegolezzo oppure con la spinta dell'interesse più materiale e opportunistico. Basta che pensiate ai casi più tipici. Il padre della ragazza che non trova marito si informa sempre di cosa fa il giovanotto perché vi vede un 'buon partito'. La signora che mi abita a fianco nel pianerottolo mi vede in giacca e cravatta e mi domanda in che ufficio lavori perché potrei esserle utile. Ma sono tutti casi in cui il nostro essere decade in una funzione deteriore della personalità. Una persona disinteressata non fa mai quella domanda.
Torniamo alla stampa. Qui l'esigenza di rivolgersi a un pubblico medio e non selezionato sembra suggerisca di dirgli anche cosa fa di professione la tale persona. Dice: tutti sanno chi è Bill Clinton, siccome nessuno sa chi è John Collins di Denver diciamogli cosa John Collins fa nella vita. Ma glielo dicono anche prima di dire il nome, è questo che fa sorridere. Nessuno oggi dice: 'Mamma, ha telefonato un ingegnere di Denver di 40 anni'. Al massimo si dice: 'Ha chiamato un certo John Collins... dice che è un ingegnere... e che vuole sapere da papà quando può richiamarlo per l'annuncio che papà ha messo sul giornale'. Se il padre della ragazza conosce già questo Collins non ha problemi e così dirà: 'Ah, ha telefonato Collins? Bene, lo richiamo stasera'. Se non sa chi sia questo Collins non è che dice: 'Ma che mestiere fa quello che ha telefonato?'. Sarebbe una curiosità insana, una cosa da bottega. Tutto questo discorso, che è ancora una volta l'insegnamento della vita e non una nozione teorica, ci porta a formulare la nostra domanda finale. Riuscirà la CNN a dire che Paul Webster (di Chicago, se vuole) e non 'un ingegnere di Chicago' ha vinto 8 mlioni alla lotteria? Riusciranno i nostri piccoli mestieranti della carta stmapata a dare un nome a tutti e a lasciar perdere (almeno all'inizio) la nostra professione? Speriamo che ci riescano entro lo spazio della nostra esistenza. Se dovessero iniziare a farlo nel 2100 è probabile che non servirebbe più.

So che è difficile immaginarlo, ma la cosa è assolutamente fattibile oltre che possibile. Come per tutte le cose nuove, ci vuole un primo che la faccia, che la inauguri ('Ha rotto il ghiaccio'). Poi un secondo che la continui ('Hai visto, lo ha fatto anche lui'). Quando alla intera categoria non parrà più strano, il dado sarà tratto perché a quel punto tutti lo faranno. Certo non aspettatevi cose grosse dai piccoli. Per queste cose non ci vuole 'gente moderata, per bene'. Ci vogliono testicoli molto grossi.

UN CALCIO AL PALLONE- Nel 2002 molti esultano. Il calcio pare essersi sgonfiato. Una edizione dei campionati mondiali molto mediocre, con partite slegate tra loro e arbitri parziali potrebbe aver dato il colpo decisivo. E' un evento di importanza capitale, se verrà confermato. Sgonfiare un mondo in cui chi gioca prende soldi a palate è una delle cose fondamentali. Ma la novità è che qui è proprio il pubblico che potrebbe lasciar perdere. Troppe persone si sono sentite truffate da quel campionato, troppi si sono disamorati. Tutto ha contribuito a tutto. Se l'emittente pubblica trasmette anche le amichevoli è naturale che prima o poi ci si stanchi. In questo caso, la penetrazione della cosa era stata grandissima, fino ad invadere i sogni e i discorsi della gente comune durante la settimana. Non si pensava mai che è solo un gioco. Come nessuno si infiamma per una partita a scacchi nessuno avrebbe dovuto alterarsi più di tanto per ventidue ragazzi che inseguono una palla e cercano di mandarla oltre una linea. Questa è una delle cose che più mi incuriosiva. Anziché far sbattere il pallone da qualche parte (in maniera che non vi fossero dubbi sulla segnatura) il regolamento diceva 'gol' il fatto che la palla andasse oltre una linea. Il problema è che non essendoci un occhio elettronico davanti o un sensore collegato tante volte non si seppe se il pallone aveva varcato quella linea o no. Anche qui sarebbe bastato poco, per cambiare la storia. Dare il gol quando la palla toccava la rete. In fondo, cosa c'entrava quella linea?

Firenze ha riacquistato i suoi quarti di nobiltà, poiché è la prima a dare un calcio al pallone. Ma pochi sembra si siano accorti. Perché anzi il rammarico è grande. La società non ha retto a una gestione sconsiderata e il fallimento ha determinato un azzeramento. 'Devi ripartire dall'ultima serie', le hanno detto. Io per la verità non ho capito la ratio. Poniamo che una società per azioni venga male amministrata e perda il capitale. Va bene, ci sarà una riunione, un'assemblea con soci e amministratori. La società sarà ricapitalizzata con nuovo denaro, oppure verrà assorbita da altre, oppure si estinguerà semplicemente e ci sarà uno che liquida le pendenze. In tutti i casi, non c'è uno che dice: 'Devi ricominciare dalla vendita di galline al mercato di San Frediano'. Quel che non si capisce è il nesso tra fallimento societario e categoria in cui giocare. Dice: ma la Lega calcio ha dei parametri societari, se manca il minimo di copertura finanziaria non ti iscrive al campionato. L'errore sta proprio qui. Un gioco non può essere collegato al diritto commerciale, anche se è a gestione societaria o capitalistica. In teoria io non posso dire: tu non giochi perché chi ti paga non ha i denari in banca. Chi paga non è chi va a vedere la partita allo stadio? Chi paga non è che chi la riceve a casa da parte di alcune emittenti? Io dico: i giocatori - quelli che erano soltanto retrocessi in B - si mettevano d'accordo loro (sono ricchissimi) e giocavano ugualmente in B facendo amministrare gli incassi (da cui pagarsi gli stipendi) da qualcuno. Non ci voleva nulla. Eppure nessuno ci ha pensato. Anche se nessuno - come si è visto - ha voluto rilevare la società o coprire il buco, la cosa era fattibile semplicemente 'giocando al pallone'. Chiaro, sarebbe stata una fase transitoria, magari con un presidente 'ad interim' o con un 'finanziatore provvisorio', ma poi i denari sarebbero venuti.

Questo discorso come per incanto riporta alla fragilità della intera struttura. La gestione capitalistica di un gioco arriva prima o poi a un rendiconto finale, in cui non si riesce a collegare il diritto commerciale con il rotolare di una palla. Se un giocatore - come capitato nell'estate 2002 - dice che non ha più voglia di giocare perché non è d'accordo con i metodi dell'allenatore o perché non gradisce i compagni noi condanniamo la cosa solo perché è super-stipendiato. Ma anche giocare al pallone richiede una spinta interiore. Se manca quella, pure con tutti i denari del mondo, non puoi giocare al meglio. Se quel giocatore ha richiesto quei soldi e glieli hanno dati significa che poteva farlo. E se ha quel potere ha anche il diritto di ritirarsi quando crede. Se aveva già firmato un contratto e non ne trova un altro pagherà una penale e il contratto verrà annullato. Il problema non è suo, ma della intera struttura. Tra i presidenti di queste società c'era di tutto, anche uomini molto appassionati. La maggior parte tirava a campare bene e a far sparire i soldi (o a dividerli in maniera occulta) quando si poteva senza dover rendere conto a nessuno. Ecco perché prima o poi il castello era destinato a crollare. Un giorno M.Z. ha spifferato la verità: 'Ma noi presidenti di serie A siamo più che altro uomini esibizionisti'. A quel punto uno chiede: resa? Era solo chi poneva loro un microfono davanti o prendeva appunti per riferirne il giorno dopo a scendere di ruolo e di livello sociale.

Lo Spezia ha battuto tutti i record di autolesionismo. Ha fatto un campionato strepitoso, in condivisione con il Livorno, ed è arrivato a un punteggio altissimo (71 punti, mi pare). Poi ha giocato la partita di spareggio, ha preso un gol e non è più riuscita a recuperarlo. Chi ha pensato ai play-out non ha pensato che ci si può suicidare all'ultimo minuto. Mi ricorda l'esame di maturità. C'era chi dominò il liceo per cinque anni e l'ultimo giorno - all'esame - non disse parola. Che voto potevi dargli? Finché quell'esame si manteneva non si poteva non tenerne conto.

IL SILENZIO TRADITORE- Molteplici sono le funzioni di un silenzio. C'è il silenzio-assenso, che vale a confermare. Chi tace acconsente...C'è il silenzio-paura. Non sapevano che dire e l'unica cosa era tacere (Wittgenstein, ma anche Verga, Manzoni, l'elenco è lungo). C'è il silenzio-viltà. Parlare avrebbe significato cedere, e così fecero finta di nulla. Il silenzio, che dovrebbe essere l'espressione vera del misticismo, trasferito nel profano è un'arma a taglio molteplice. Ci si può servire di un silenzio in vari modi. Chi non parla o non interviene ha dalla sua più del 50%, perché il 'senno del poi' gli darà la possibilità di qualsiasi versione.
Con Internet il silenzio è proprio indice di una assenza di passione e dunque di una mancanza di spina dorsale. Quando D.B., cantante, mi scrisse un messaggio di posta elettronica chiedendomi di levare una pagina, fece una cosa molto bella. Infervorarsi per se stessi oltre i 60 anni è un atteggiamento che mostra passione per la vita e amore per se stessi. In questi casi vado per objectum. Se trovo la protesta legittima ottempero e ritiro la pagina (o una parte di essa) dal Web. Altrimenti no, perché anche la fiamma ha da esser motivata. Però se uno non manda (o non esprime) neppure la protesta, o non gliene importa o non può intervenire (perché se lo facesse rischierebbe ancora di più). In entrambi i casi, se la passa malissimo. Nessuno poi potrà dimenticare quel silenzio e le scarse doti di chi lo ha tenuto.

LA FAVOLA RENDE DIFFICILE LA REALTA' - Ancora nel 2002 c'erano tanti prelati che continuavano a parlare della 'bontà' o della 'misericordia' di Dio. Non ce l'avrebbero fatta, a venir via dalla favola, neppure a pagarli. E io lo capisco. Se si crea una condizione sociale regalando parole grosse ('nunzio apostolico', 'missione', 'santa sede', 'cardinale', 'plenipotenziario', 'santa messa') poi è durissima venire via. Quelle parole erano come una cassaforte. Anziché qualcosa di diverso conferirono semplicemente un potere. Un giorno si rivela al bambino: 'Babbo Natale non c'è, eravamo noi che entravamo nella stanza di notte e posavamo i pacchi-regalo'. E' una sorpresa che delude, non è una cosa che tonifica i deboli. Se a uno date un palazzo genovese con affreschi e poltrone dorate, è capace di ripetere che 'Dio è buono' anche per 200 anni. Anche se gli dicono che Dio non c'è. Se gli dicessero che non c'è più il palazzo per lui è un funerale ancora peggiore. Hanno asportato la cassaforte, non solo un'idea.

LA BACCHETTA SAPIENTE- Le nomine sono sempre nell'aria, perché è l'arrivista che agita sempre l'aria stessa non appena avverte odore di ricambio (la morte delle persone in particolare è accolta con grandi soddisfazioni interiori). Esistono così due categorie. Da una parte i prelati che a un'eventuale convocazione a Roma sognano ad occhi aperti e si recano ai vari uffici con gli angoli interni della bocca recanti strisce di lava. Lo stesso se mettono in moto una procedura che finisce nelle stanze romane (notai, beatificazioni ecc.). Dall'altra parte quelli disinteressati o pigri che dicono: 'Ma è proprio necessario (che venga)?' Però, certo avere qualche amico in curia è necessario, se non si vuole vivere tutta la vita del breviario e delle donnette del proprio quartiere. Se non altro, ti dà delle soffiate quando serve. Ma bisogna conservare anche un certo equilibrio, perché in ambiente SM sono diabolici nell'individuarsi tra di loro. Insomma, quell'equilibrio richiede una giusta via di mezzo: né fesso né rompiballe (A.S. era l'incarnazione perfetta di questo equilibrio richiesto). Nel primo caso non farebbe un giorno di più (nel ruolo), nel secondo verrebbe esautorato o spostato per non creare troppi fastidi all'ambiente. Il paradosso poi è che chi dovrebbe decidere al vertice supremo viene eletto spesso a un'età avanzatissima in cui non decide più neppure per il suo corpo.
Tutte queste cose sono animate da un sacro senso della 'cosa riservata', e se si è costretti a dire lo si fa aggirando l'ostacolo perfino con le parole. I cardinali sono persone capaci di dire una frase di questo tipo: 'Io non ho detto che non si doveva fare quella cosa, ho detto che era cosa da non doversi fare in determinate circostanze' (senza chiarire se quella incriminata rientra in queste). Così disse poi il tedesco Lehman, dopo una iniziale contestazione a Wojtyla nel primo 2000. Gli arrivò un fax per correggerne il tiro. Così fecero un paio di cardinali nell'estate 2002. 'Attenzione, noi non abbiamo detto che Wojtyla si ritirerà in caso di inabilità fisica, abbiamo detto che POTREBBE FARLO NEL CASO IN CUI sentisse di non farcela più'. Lo stesso strumento è ben conosciuto dai tribunali ecclesiastici, che arzigogolano quando serve e altrettanto astutamente evadono quando devono evadere, sempre con l'arma di una parola più o meno interpretabile a seconda della circostanza.

IL PROSSIMO SANTO- Abbiamo detto più volte, neppure loro - che li facevano - seppero mai spiegare cosa era un santo e cosa lo differenziava da chi santo non era. Per lo più parlavano di esempio, di lezione. Se però aveva gli attributi o era capace di usar la lingua anziché esser beatificato veniva - fino a una cert'epoca - messo al rogo. Pareva che dicessero: 'Come ti sei permesso?'. Anche qui non era un confine molto chiaro. Savonarola era un impostore o una vittima? Vietato chiedere, perché non lo avrebbero saputo spiegare neppure loro. Le probabilità di divenire 'beati postumi' erano più alte se il soggetto era poco intelligente. In questo caso, avendo subito, non c'erano dubbi che avrebbe ripetuto - seppure involontariamente - il percorso dei primi martiri. Primo, aveva portato il Vangelo alla gente. Secondo, era stato perfino preso a sassate... meglio di così?! Tutti i presupposti, in questo caso, erano presenti.
Dice: ma nessuno poneva mai dubbi? Me lo son chiesto anch'io tante volte. Però, chi (di loro) avrebbe mai avuto interesse a cambiare un mondo e una serie di 'metodi' che poi egli stesso avrebbe utilizzato? Tu accetti le prescrizioni perché sai che in seguito farai tu stesso in modo che la catena continui, e per fare questo devi fare esattamente quello che prima hanno fatto gli altri. La Chiesa ti mantiene e in cambio ti regala un dizionario di 3000 parole, da usare. DEVI usarle. Se non lo avessi fatto, sarebbe stata immotivata la presenza e la vestizione dell'abito. Guardate le facce dei chierici laterali, di coloro che dentro una Cbiesa assistono agli atti compiuti dal vescovo principale, dall'officiante. Quei visi sono immoti, senza espressione, pare risalgano a un tempo infinitamente remoto, pare siano imbalsamati nella contemplazione asfittica di tutti i movimenti. Il calice che si innalza, l'ostia che va sulle mani, il vino che si versa... sono cose che si ripetono da secoli, eppure loro continuano ad osservarle - con gli occhi, con la propria vista - senza batter ciglio. E sono serissimi, non gli scappa neppure un colpo di tosse. Quando si riuniscono dentro le chiese per fare riti tutti insieme e in gran numero hanno un corpo statuario e quasi seducente, perché l'abito trova l'occasione sua (fuori non ha molto senso). E tutti facevano così. Il rischio del ricatto reciproco faceva l'uomo Santo (nel senso che ciascuno dentro di sé si candidava per proprio conto a una esaltazione postuma) in quanto sapevano che di questo la sede dei santi si sarebbe ricordata anche 100 o 600 anni dopo (omnia saecula saeculorum). Come? Levando quel nome dalla graduatoria di un registro e dicendolo appunto 'santo' davanti a tutti. Osanna nell'alto del registro!