A site by Giovanni Monni

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Dal 1890 a oggi - Se ci si riguardasse indietro in maniera costruttiva e dialettica, si capirebbero tante cose. Cominciamo da queste note sulla vita nel 1890, che andarono sul Web il 29 gennaio 2003, due anni dopo la pagina che decretò la fine del trucco secolare credenti-ateismo. Un sistema ingegnoso, che avrebbe garantito lo status quo per tanti secoli.
Nel 1890 erano ancora in pieno dentro questa illusione. Con l'apertura di Porta Pia le truppe del nuovo Stato italiano hanno sfondato la resistenza papalina e si sono ripresi quel territorio che i Francesi (insieme con tutti i bigotti dell'epoca) avrebbero voluto ancora riservato alla Chiesa e al suo capo. Papa e suo entourage erano sempre lì, naturalmente.
L'interno domestico che vediamo a sinistra illustra a sufficienza la ristrettezza - non solo fisica - in cui si viveva.

Quando una famiglia era cosa obbligata - La famiglia come nucleo non può e non potrà mai andare in crisi, perché se non ci fosse il mondo si fermerebbe nel giro di pochi decenni. Cambia però il modo di intenderla. Nel 1890 non passava neppure per la testa (a nessuno) che un uomo potesse accoppiarsi con una donna fuori dal matrimonio. Se succedeva, era cedimento. Cedimento alle voglie, alla cosiddetta 'concupiscenza' che pure non si capisce cosa abbia a che fare con un rito. Quell'epoca non aveva ancora liberato gli uomini da un assoggettamento morale a un'idea, e così l'atto veniva inteso 'incanalato' entro una vita coniugale. Siccome le due metà erano state fatte per stare insieme e prolificare, che significato poteva avere farlo improvvisamente alle 21.00 in una serata qualunque tra due persone non unite da vincolo?
La comunità sospettava, per chi non si sposava. "O c'era la deviazione, o c'erano impedimenti che non sapevamo". Questo si pensava spesso, quasi a dover giustificare una condizione che invece non è esclusa dalla natura.

Mai fino al 1970 si realizzerà una vera libertà di concezione, in questo settore. L'uomo medio, nel 1921 o nel 1949, non riesce a capire come si possa eventualmente condurre 85 o 100 anni di vita senza una propria famiglia, e così - quasi a vendicarsi - elabora sospetti o idee di diversità per chi non si sposa. E' come se l'atmosfera non si fosse mai liberata da nuvole che intruppano tutti dentro quattro mura. Nei secoli precedenti, gli unici a trasgredire erano stati artisti e filosofi, tradizionalmente martoriati o spoetizzati da un'eventuale moglie tra le mani. Ma per chi non avesse avuto neppure le glorie delle Muse si metteva male.
La verità è difficilmente scrutabile da persone che non hanno mai visto una realtà diversa (gli sposati da giovani, che restano fedeli per tutta la vita) e all'estremo opposto da persone che quella realtà non avranno per propria scelta (sacerdoti). Diremmo dunque che la situazione migliore è qualcosa che segua una via mediana.

Nulla dentro le case - Nel 1890 si faceva non più dell'1% delle azioni che si compiono oggi. Manca la corrente elettrica. Nel 1879 soltanto (una decina di anni fa) Thomas Edison ha annunciato al mondo che forse è possibile avere lampadine a incandescenza per le abitazioni private, ma passeranno ancora decenni. Come si illuminano nel 1890 le abitazioni, quando proprio occorre? A lume di candela. Chi lo ha poi accende spesso il caminetto, e il crepitare del fuoco proietta sui visi delle famiglie l'unica luce interna che si conosca. Quando arriverà la vera e propria corrente elettrica per tutti? In Italia negli anni '20 del secolo XX°. Manca il cinema. Nel 1890 non si conosce per nulla la tecnica delle immagini in movimento. Soltanto nel 1895, un giorno nel Boulevard des Capucines a Parigi un ragazzo griderà come uno strillone: "Venite signori, venite a vedere la meraviglia prodigiosa dei fratelli Lumière". Pensate che soltanto 30 persone si sedettero su una panca e guardarono su uno schermo bianco, con il rumore di una manovella dietro le spalle. Durò appena dieci minuti, e non capirono neppure quale importanza storica avrebbe avuto quella prima seduta di animazione. Questo dà già un'idea di quanto fosse distante dall'uomo dell'epoca l'idea di poter gustare immagini in movimento che rappresentassero uno scorcio di vita. Manca il telefono. Nel 1871 Antonio Meucci aveva fatto domanda per avere il brevetto di una sua invenzione, un apparecchio che comunicasse la voce a distanza, e aveva mandato a una società americana alcuni progetti corredati da disegni. Meucci non aveva né denaro né sponsor, così ragioneremmo oggi. Difatti fu bruciato - per gli archivi - da Graham Bell, che nel 1876 aveva presentato un antenato dell'apparecchio alla Esposizione universale dell'Elettricità. Cosa succedeva? La voce si trasmetteva attraverso un cavo metallico in cui passava della corrente elettrica. Cosa grandiosa! Ma anche qui sarebbe passato un po' di tempo prima di poter disporre dell'apparecchio a casa. E poi giustamente si ragionava come ragioneremmo noi con un video o con un fax. 'Ma se dall'altra parte non hanno lo stesso apparecchio, a chi parliamo? Che parliamo a fare?' Manca la radio. Qui ci volle il genio e la costanza di Guglielmo Marconi, che si mise a fare esperimenti su esperimenti, già dai primi di questo decennio. E ci sono molti scettici. Nel 1890 più d'uno dice: "Ma come fate a propagare onde a lunga distanza se la superficie terrestre è curva?". Mai ci fu un campo così pieno di scettici come quello della prima radiofonia. Meno male che Hertz ha appena scoperto l'elettromagnetismo. Allora, qual è il nuovo orizzonte? Inviare segnali elettrici senza bisogno di conduttori. Occorreva avere un trasmettitore e un ricevitore, cosa che Marconi difatti si premurò di fare mentre quasi tutti lo prendevano per pazzo. Marconi poi andò in Inghilterra, e procuratosi finalmente uno sponsor trasmise senza fili il primo messaggio all'America settentrionale. Quando avrebbero cominciato le trasmissioni dell'antenata della Rai, la Eiar? Nei primi anni '20 del secolo XX°. E quando nei piccoli comuni arrivava qualcuno con i primi apparecchi in giro si diceva: "Un apparecchio che parla?!". Manca la televisione. Se mancavano tutte le cose che abbiamo raccontato (trasmissione a distanza, animazione di immagini su schermo) non poteva che mancare anche l'apparecchio che più avrebbe rivoluzionato il mondo nel secolo XX°. Questo era proprio il mezzo che sarebbe venuto alla fine, poiché avrebbe avuto bisogno prima degli altri supporti (avviati, non solo sperimentali). La televisione arrivò così per ultima, ma fu una buona ultima, perché la sua importanza fu tale da soppiantare tante altre cose. Giungendo come ultimo ritrovato, che si giovava di tanti apporti da parte di tante persone durante un tempo continuato, non potè avere un unico inventore come le altre cose.

Occupare il tempo, durante il secolo XX° - Una cosa che contrappone il cittadino senza istruzione ai cosiddetti 'intellettuali' è il picnic. Rito quasi sempre domenicale, che viene osservato da famiglie senza istruzione e senza interessi (altrimenti, si farebbe altro). Il gusto per il picnic occupa i primi 65-70 anni del secolo XX°, poi si estinguerà via via. Appartiene invece a tutti il gioco da tavolo, che può essere la dama, gli scacchi, ma più comunemente sono le carte. Qui la differenza è che chi non ha interessi lo fa di continuo. I giochi da tavolo occupano intere serate del Novecento in località sperdute della Russia o della Siberia, in paesi del sud d'Italia ma anche in Baviera o in Savoia. Il vantaggio delle carte è che non impegnano molto, pur tenendo vigile l'attenzione su una attività che piace. Chi gioca a carte per ore non si rende conto di bruciare il tempo a sua disposizione e di 'dire' in questa maniera al mondo che non sa tenere occupato il cervello in cose più proficue (ricerca scientifica, studi, scrittura ecc.).
Con l'avvento della televisione, le gite caleranno drasticamente mentre i giochi da tavolo non subiranno alcuna crisi, arrivando perfino ad accoppiarsi con la visione delle immagini televisive. Terza attività che occupa le giornate piccolo-borghesi del Novecento è la soluzione di giochi enigmistici, che prende piede timidamente negli anni '30 e avrà un grande sviluppo dai primi anni '50 a metà anni '70. L'enigmistica definisce veramente un individuo, poiché se è costante come attività ne qualifica la scarsa 'specializzazione' di vita e l'alta propensione a sperperare il tempo a disposizione in un esercizio puramente meccanico che se può arricchire nei primi 30 anni di vita si rivela quanto mai degradante in età matura. Essa è servita comunque a riempire in funzione di 'evasione'. Oggi occupa intere ore di viaggiatori nei treni e non pare contribuisca a molto più che una semplice occupazione del tempo.

Roma - A sinistra, una immagine della Via Nazionale a Roma, nel 1890. La via fu creata soltanto negli anni '50 del secolo XIX°, e aperta al traffico nel 1870. Un traffico di carrozze, come si può vedere. Da fuori si arriva a cavallo, in carrozza o in diligenza. Nel 1890 la città vive soprattutto di piccole manifatture, di artigianato e di commercio. Ma da un paio d'anni infuria la crisi, perché nel 1888 le banche si sono rifiutate di mantenere i crediti e con le cambiali all'incasso molte botteghe hanno dovuto chiudere e molte aziende chiedere il fallimento. Quest'anno, dunque, è salito il numero dei non-impiegati, che già all'epoca porta a lagnanze sulla presenza di immigrati. Roma deve la cura urbanistica soprattutto al fatto di essere capitale da circa 20 anni. Questo comporterà per i primi 65 anni del secolo XX° un tumultuoso sviluppo urbanistico, con interi quartieri costruiti ex novo, e una rampante speculazione edilizia. La penuria di case e la conseguente fame di alloggi spingeranno sempre all'abusivismo edilizio. Nel frattempo, tutta la zona attorno alla Stazione Termini vedrà crescere il numero degli affitta-camere e degli alberghetti a buon mercato, con un incessante afflusso da altre regioni del paese. La presenza della sede pontificia aggraverà la situazione. Roma sarà tra le città più paralizzate dal traffico, a partire dai primi anni '60. Il raccordo anulare, che nelle prime ore del mattino e a metà pomeriggio si intasa, diverrà il tratto stradale più pericoloso d'Italia.

Evadere da casa - Uno dei pochi riti efficaci per ovviare alle ristrettezze della vita in famiglia è la passeggiata. Così si definisce un atto che dovrebbe essere appena normale (quello di uscir di casa, con o senza un pretesto, e camminare andando da qualche parte). Invece tanto normale non è, se lo si è sempre definito. Alla fine del secolo XIX° lo si fa già con una certa regolarità, e ci si va tutti.
L'ora più indicata è sempre stata l'ora immediatamente susseguente al pasto serale. Il marito - per lo più - decide e propone senza possibilità di obiezioni: "Andiamo a fare quattro passi". La passeggiata rende di più se fatta piuttosto lontano da casa, e così nella prima era dell'automobile i coniugi prenderanno l'auto e la porteranno da un'altra parte, allo scopo di camminare illudendosi di occupare il tempo in maniera diversa. Dal 1962 al 1965 le felicità della mia vita si chiamano proprio così. I miei genitori, intorno alle 21, mi dicono improvvisamente che si va 'a passeggio' e io provo dentro un grande gioia, perché evado dai piccoli spazi in cui sono confinato durante la giornata. In genere si percorre un tratto di strada e poi si torna indietro ('vasche'). Contestualmente, si prende anche un gelato (se è stagione calda). Che si fa nel mentre? Si chiacchiera, si parlucchia senza impegno di parenti, di calze strette, o semplicemente del mal di testa di due giorni prima.
Questo rito coinvolge nei primi 70 anni del secolo XX°. Nei piccoli centri non è andato mai in crisi. A conferma che è proprio la ristrettezza a renderlo quasi necessario. Ancora oggi, le vie centrali o i lungomare sono presi d'assalto i sabati e le domeniche dal grosso delle famiglie, che percorrono un medesimo tratto anche centinaia di volte (con appendici in cui si porta a spasso il cane). Nei grandi si esaurirà con i motorini (autonomia individuale dei figli) e con la dispersione, nella seconda metà degli anni '70 (vedi il 1977 e nota sulle permanenze presso le radio libere).

Insomma, cosa si fa in una famiglia del 1890? Ben poche cose. C'è più convivialità, questo sì. E' sconosciuto il fenomeno dei pasti separati di oggi. Neppure si immagina che qualcuno possa arrivare a un'ora qualunque della sera e mangiare per conto suo. Un unico pentolone raccoglie il pasto di tutti, che ti piacesse o meno la roba e che ti andasse o meno quell'ora. Fuori esistono solo pochi ristoranti, e ci vanno i ricchi. Se si viaggia, ci sono 'locande', a conduzione molto familiare. Ma gli alimenti non si trovano ad ogni passo come oggi, poiché mancano i luoghi di somministrazione. Chi li vende - se non ha un suo spaccio - sono proprio i pescatori o i possidenti terrieri che vanno nei mercati e vendono maiali, agnelli, vitelli che poi le famiglie acquistano ma a porzioni misere e con meno frequenza di oggi (fino al secondo dopoguerra si mangerà carne non più che due volte la settimana). Si condivide di più, ecco il risultato finale di tutte queste cose. Le camere vengono arredate quasi sempre con letti a castello, che debbono accogliere famiglie numerosissime. Perché? Anche qui, per un'ovvia conseguenza di tutte queste cose, marito e moglie prolificavano con abbondanza e quasi con noncuranza. Non essendoci contraccettivi, non avendo molto sviluppato il senso dell'astinenza, non possedendo altre distrazioni, la vita scorreva anche facendo l'amore a ritmi costanti. Nel 1890 una famiglia con dieci figli è assolutamente normale. I nuovi arrivi si succedono, proprio come tanti fogli di calendario che si staccano. In media ogni due anni (non di più, anzi spesso di meno) arriva un nuovo componente. Ci sono molte ostetriche, nel 1890. Sempre pronte a recarsi presso le abitazioni private, per assistere le donne nelle fatiche del parto (ma difficile era solo il primo).

E la religione? A furia di leggere libri ci siamo persuasi che alla fine del secolo XIX° fosse molto sviluppato il senso religioso. Non è affatto vero. Se domandate - a catena .- agli ultimi discendenti, cioè alle ultime persone che possiedono oggi ricordi vivi dei primi del Novecento vi diranno che il senso religioso non era sviluppato come si legge nei libri e nelle testimonianze (interessate) di molte storie di parte. Anche qui c'è un motivo più che ovvio. Pochissimi leggevano i giornali, e in molti comuni dell'interno neppure si veniva a sapere dettagliatamente che esistesse un papa. C'erano le chiese, ovviamente. C'era una parte di popolazione (donne anziane, persone deboli, persone senza mezzi) che vi si recava. con una certa partecipazione. Ma smentiamo nella maniera più assoluta che nel 1890 si registrino grosse affluenze o che esistano forti pensieri religiosi presso la popolazione media. In questo momento, è bene chiarire che ciascuno pensa alle proprie cose e non gli viene neppure da pensare che esista qualcuno da venerare. Il contadino semina, il pescatore pesca, l'artigiano lavora, i bancari dell'epoca sfogliano banconote, e non ci sono che poche persone intente a passare giornate in preghiera o a frequentare la chiesa con cadenza frequente. In molte parti del mondo ci sono dei mistici, persone che si ritirano, esiliati volontari. Ma questi fanno tutt'altre cose che dedicare il proprio tempo alla Chiesa nazionale (protestante, cattolica, ecc.). Quelli che veramente vi si dedicano lo fanno però con un fervore e una partecipazione infinitamente superiore a quelle di oggi. Mancando altre cose, chi veramente crede nella funzione della Chiesa, nel 1890 non la considera come un corpo sociale (le teorie sociologiche e quelle sul versante psichico sono pressoché sconosciute), ma proprio come una sede insostituibile a cui consacrare gran parte del tempo a disposizione. E qui siamo su un terreno ancora puro, perché si immagina qualcosa che è discendenza della 'ecclesia', quella che dai primi secoli avrebbe dovuto essere la comunità, non un potere istituzionale con un centro comandato da persone elette.

Quando cambia questo panorama? In un certo senso non cambia. Nei primi anni del nuovo secolo arriva un signore di nome Albert Einstein, e arriva una serie di scoperte nel campo della fisica (radioattività, nucleo atomico) che gettano le basi per tutto lo sviluppo tecnologico del secolo XX°, ma la gente non si accorge. Non possiamo non tornare al pensiero più ricorrente in questo sito
Se 100 anni fa non immaginavano neppure un 'apparecchio che emette suoni' o delle 'immagini in movimento su uno schermo' come pensate che potessero ragionare gli uomini di 2000 anni fa?
Questo pensiero - da solo - è in grado di annientare tutto quel che resta oggi di chiese e gerarchie. Eppure, esistono ancora interi quartieri di Gerusalemme in cui non è mai entrato un apparecchio elettrico nelle case. Questo vuol dire che ci sono delle persone che vivono oggi un'epoca del passato, ritenendo erroneamente di 'far bene'. Anche questo è un diritto, nel senso che sono liberi di farlo. Dirlo equivale però ad enunciare un dato di fatto e basta. Se vediamo un uomo che fuori dal sonno e dai pasti vive appeso a un lampadario diremo che anche lui è libero, ma non potremo certo vedere in questo un significato.
Tra coloro che si definivano in quel modo - ormai lo sappiamo - c'era un po' di tutto. C'erano anche uomini di grande qualità morale. Gente come Carlo Arturo Jemolo, Giovanni Miegge, Michele Federico Sciacca, avrebbero fatto la gioia di qualsiasi ragazzo in cerca di una guida. In questi tre uomini ad esempio albergava la sana consapevolezza della necessità di ancoraggio a quella dottrina, e così la professarono in un tempo in cui era normale farlo. La scelta implicava almeno un impegno di tipo ideologico (l'articolo per il quotidiano, la citazione da un predecessore che si ammirava, l'intervento a un convegno), che fino all'avvento dei primi computer non comportava alcun tipo di difficoltà.

L'Ascesa, a partire dal 1957, ha la stessa gradualità del percorso di chi scala una montagna per arrivare in vetta. Ogni anno sempre di più... sempre di più... finché anche il proibito e l'impensabile entrerà a far parte della vita. Qualcuno dirà: ma perché citi il proibito come segno dell'Ascesa? Perché avere tra noi ciò che prima non era possibile avere porta la società su piani più alti. La mia conoscenza diventa più grande senza censure di partenza. Ti dicono: ora puoi vedere quelle cose. Se non le vuoi vedere sei libero di non vederle. L'importante è che esse non siano rimosse. Più si ascende meno c'è qualcuno che si preoccupa. Scalando la montagna, quando guardi in basso non distingui più tra giornate importanti e interlocutorie. Conta il fatto di essere arrivati a una certa quota. E a quel punto sei lì, non puoi tornare indietro.


Compiamo tutti un'Ascesa dal 1957

Si chiamano 'tempi dei pionieri' quelli in cui una scalata o una ricerca vengono avviate. Ci vuole sempre qualcuno che dà il via, incurante anche delle reazioni. Egli non dice quello che sta per fare. Lo fa. Il valore trasgressivo è dato da un semplice 'facere'. La paccottiglia di profezie sulla Nuova Era sarebbe stata carta straccia se nessuno avesse iniziato a fare, anziché limitarsi a parlare. L'uomo sano è quello che va con una donna, non quello che ne parla o che sogna durante il giorno.
L'Ascesa va nello spazio, fa suonare nuovi strumenti musicali, mette insieme i giovani (prima le orchestre erano solo riunioni di esecutori di musiche altrui), fa esibire in un attimo. L'Ascesa fa salire, ma non si sale più con elezioni. Anche se si continueranno a fare. Se fossero quelle le procedure potrebbe salire solo chi ha denaro e clientele. Anche se saliranno ancora questi, non è più quella la vera Ascesa. Chiunque potrebbe dire: "Ti hanno votato in 140, lo hanno chiamato 'conclave', ma a noi cosa ce ne importa? Noi non saliamo, con quella votazione".

La gente non aveva senso del proprio corpo - I ricostituenti furono una delle tante illusioni di un'epoca che tardò ad avere un'idea chiara del corpo umano. Soprattutto, si parlava in maniera generica di un organismo che nella fisiologia si riteneva avesse reazioni 'tipizzate'. L'energia che possediamo non è un 'quantum' misurabile. Questa pubblicità dei primi anni '60 reclamizza un 'ricostituente' del sangue e del sistema nervoso. Vediamo come fu presentata, nel testo originale. Nel turbine della vita moderna, l'attività febbrile, i pasti affrettati ed irregolari, la perdita di preziose ore di sonno logorano anche l'organismo più robusto. Bisogna evitare che leggeri stati di deperimento presto o tardi si aggravino in esaurimenti organici. Occorre ripristinare, ricostituire subito substrati e funzioni vitali leggermente compromessi.

Il testo pubblicitario che leggiamo qui a sinistra è un capolavoro di moderazione, nella ignoranza dell'epoca. Siccome si vuole mettere in allarme ma non si vuole preoccupare si dice di stare attenti a 'leggeri' stati compromissori di salute. Parole così generiche fanno sorridere. Cominciamo dal famoso 'logorio'. Questo fu un passe-partout di quegli anni. Ricorderete che l'aperitivo 'contro il logorio della vita moderna' veniva reclamizzaro da un attore che veniva ripreso seduto a un tavolino in mezzo al traffico. Logorio, logorare, furono concetti-fantasma ma allora operanti. Nella prima era del boom si pensava che un continuo muoversi, anziché generare energia, comportasse 'consumo' di quella che si aveva nel corpo, come se quest'ultimo fosse un frigorifero con una certa capienza. Così si dice 'turbine della vita' un'idea del traffico, che difatti si raffigura in una serie di macchine incolonnate. I pasti 'affrettati' possiamo capirlo ancora oggi. Che fossero chiamati 'irregolari' ci dice quanto la prima disgregazione del nucleo familiare (con pasti in centro e a qualsiasi ora) spaventasse. Tutto questo avrebbe 'logorato' anche l'organismo più robusto, con la comparsa di 'leggeri stati di deperimento' che si sarebbero trasformati in 'esaurimenti degli organi', come se questi organi fossero 'a tempo'. Secondo quell'epoca più ci si muoveva, più ci si indaffarava più era probabile che gli organi (cuore, polmoni, stomaco, fegato) avrebbero finito di lavorare. Quella dell'esaurimento nervoso fu una delle chiavi più generiche e sprovviste di senso. L'espressione viene tuttora utilizzata da un certo numero di persone, fuori da un contesto professionale, ma non vuol dire nulla. I nervi possono non funzionare (temporaneamente), questo lo capiamo tutti. Se uno salta due pasti la sera non ha energia, non partono gli impulsi perché le cellule non hanno carburante procurato da proteine varie. In questo caso diremmo ad esempio "Non sono in condizioni di recitare", se uno lavora in teatro, oppure "Non sono in serata", se nostra moglie ci chiede proprio in quella sera una prestazione sessuale. Ma non possono esaurirsi, i nervi. E tanto meno possono esaurirsi gli organi, poiché anzi proprio per definizione essi esistono per 'funzionare'. Se uno stomaco non facesse il suo lavoro al suo posto avremmo soltanto una borsa vuota e senza reazioni, cioè una pura e semplice cavità. Qualche giorno può farlo meno bene di altri, ma non può 'esaurirsi'. Ci sono persone a cui non funziona il fegato o l'intestino (stitichezza), ma queste nascono così. Se hanno bisogno faranno delle cure o prenderanno dei medicinali. 'Funzioni vitali' possono essere compromesse se in un incidente stradale l'auto si rovescia e restiamo con ossa fratturate o sbattiamo la testa procurandoci uno choc. Non possono essere compromesse se ci muoviamo di più, perché anzi l'energia messa in moto produce altra energia. Diremmo che anzi che l'energia esaurisce a non mettere mai l'organismo alla prova.
Poi ci possono essere comportamenti, ad esempio azioni acrobatiche, atletiche, eccessive per la nostra stazza. In questo caso gli organi non verranno 'esauriti', ma 'danneggiati' (esempio, ernia). Siamo su un altro campo. Ci possono essere azioni 'contro natura', ad esempio un'attività sessuale troppo intensa, o deviazioni sessuali. In questo caso veniamo 'indeboliti', anche in maniera sensibile. Ma anche questo è un altro campo.

La gente non sapeva - I miei ricordi degli anni '60 sono ancora vivissimi, e mi dicono costantemente della ignoranza diffusa presso la società. Il 90% dei guai della storia vennero da questo, in qualsiasi parte del mondo. La gente fraintendeva nei concetti. Bastano quei ricordi per dirmi tutto. Non so... la signora che abitava accanto a noi, nel palazzo, disse un giorno: "Mio figlio è andato al catechismo". Fin qui poteva andare. Quella non sapeva quanta realtà ci fosse in quelle lezioni, ma il buon senso era ancora salvo. Poi però proseguiva: "La Dottrina è importante". Dando quell'articolo determinativo (e una maiuscola) diceva tutto. Quest'ultima frase equivocava il senso della parola 'dottrina', che qui anziché 'complesso di idee' avrebbe significato 'La Verità, Il Vangelo per tutti". Era un'eredità errata, stava semplicemente ripetendo quel che un genitore - a sua volta ignorante - le aveva detto. Se non fosse stata ignorante avrebbe detto soltanto: "E' andato a sentire lezioni di dottrina cristiana". Perché era soltanto una, delle tante dottrine.
Quell'ignoranza creava uomini simili, poiché non eccependo mai le persone avrebbero ripetuto pari pari nozioni apprese passivamente in famiglia. "Hai sentito cosa ha detto il babbo?"

Il corpo entra nei media - L'Empireo nella sua potenza dà il 'primo nudo sotto gli occhi'. La società umana non conobbe mai immagini 'vere' per il semplice motivo che fino a una cert'epoca non si ebbe né fotografia né immagini animate (cinematografia). Per secoli, il corpo femminile fu quello senza dettagli, lontano, statuario delle tele dei grandi ritrattisti. La donna venne al massimo idealizzata, senza arrivare su altri piani (quando questi vi furono, con deviazioni o altre cose, restavano segreti). Prima dell'Empireo ci furono naturalmente altre immagini 'scoperte', ma furono censurate, rimproverate, per lo più celate e tenute clandestine. Questo ciclo dà l'idea di una prima liberalizzazione. Poi con l'apertura di abiti, scollature varie, emancipazione femminile e cinema spinto dal 1970-71 non ci sarà più nulla da sfondare.


Empireo è suprema altezza raggiunta dal 1964 al 1966

Potenza dell'Empireo - La metà anni '60, senza che i contemporanei si accorgessero, fu un periodo di grande potenza. Qualcosa di mai visto in precedenza. Le grandi somme investite dai governi, gli elettrodomestici, il numero di auto, le pubblicazioni a stampa, diedero a tutti un panorama improvvisamente ad alto livello. Rivedere squarci dell'epoca fa paura. Noi stessi avremmo dovuto averne. La realtà avrebbe dovuto illuminare e dare il segno allo stesso tempo. L'Empireo raggiunse un livello da sogno, perché anche la parte meno abbiente fu improvvisamente messa davanti a uno spettacolo 'reale', in carne e ossa, che prima si sarebbe potuto osservare solo ascoltando racconti, guardando foto. I grandi squilibri si crearono lì, e il Brasile fu tra le prime nazioni a presentare al mondo un conto squilibrato. Le favelas furono poste davanti a macchine di lusso, a palazzi. Dal 1962-63 tutta la società fu messa a confronto con un improvviso benessere che l'impreparazione della gente trasformò in 'consumismo'. Soltanto il 1972 diede le prime crisi di rigetto in tal senso (vedi suoi caratteri).
Le immagini Tv dell'Empireo, riproiettate oggi, danno chiara la potenza d quel ciclo. Leggendo Memoriale, si impara che ciascuno di questi cicli ebbe una sua identità, in tutti i sensi. Ogni volta che voi rivedrete immagini di quell'epoca avrete un flashback. Questo succederà in maniera ancora più profonda con voi stessi. La vostra osservazione si fermerà su un punto, quello del famoso 'Ma guarda come + IMPERFETTO'. "Ma guarda com'ero!'. Coloro che si piacciono avranno un tuffo al cuore, e qualcuno avrà pure delle lacrime. Coloro che non si piacciono non resteranno neppure un attimo a riguardarsi e si assenteranno improvvisamente dalla stanza, rifiutando la sfida della memoria. Non ci sono mezze misure.

Il suono entra nel corpo - Quella della memoria è una delle sfide più impegnative della vita. Chi non la accetta fermerà la vostra mano quando voi ad esempio rimetterete un nastro registrato 35 anni prima. Mai e poi mai vorranno risentire la loro voce. Questa infatti denuda ancor più di un volto. Chi si rivede in viso sa comunque di essere diverso e questo accade a tutti. Chi riascolta la sua voce contesterà addirittura quella voce, dirà che non è possibile che lui abbia parlato in quel modo nel suo passato. Se la persona è nota c'è poco da fare: quelle immagini sono di dominio pubblico e tutti sanno che è così. Se quella persona è un cittadino come tanti altri, il suo rifiuto sarà totale, perché quel 'risentirsi' sarà per lui una novità assoluta che insulterà quasi le sue orecchie di oggi. Il suono è più impegnativo di una semplice immagine, ecco la conclusione. E questa emozione la conosci soltanto tu, la può sentire soltanto il tuo corpo.

La musica anni '60 - Molte radio capirono male questo senso, cioè la bellezza del ricordo sonoro. E così trasmisero troppo i brani musicali degli anni '60, tanto che a un certo punto quelle melodie - che pure erano per noi di importanza storica - vennero inflazionate. Chi aveva prodotto queste musiche rimase fuori dal giro a partire dal 1972-73, e così non potè 'parlare' nei circuiti per un bel po' di tempo. Le radio private vennero dopo, e i tempi non quadrarono più. In compenso, vi furono quelli che acquistarono improvvisamente - senza far nulla - un valore che non avevano mai avuto. Molti dissero: "Con quel brano mi sposai" oppure "Con quel brano ci conoscemmo". Era vero solo in parte. La memoria recuperò gli istanti, ma attribuì in sede postuma una connessione spesso non vera.

Le città furono vivibilissime fino a metà anni '50. La quantità abbastanza scarsa di informazione e di cognizioni rese la vita sommaria e piuttosto trasparente in un contesto urbano meno opulento. Proprio nei primi anni '70, sfondate barriere sociali e freno ai costumi, divennero grossi formicai. Si viveva ugualmente, ma con un immenso affollamento sulle strade e un diminuito 'uscire' per escursioni. Lo stadio divenne ricettacolo di tante cose tenute dentro nella settimana. La scuola divenne sede per tante attività, alcune delle quali avevano poco a che vedere con l'istruzione.

Per tutto il Vuoto e per tutta la Risalita i cantanti degli anni '60 restarono nell'oblio. La società fu travolta da cantautori, cose nuove (anche effimere), e quella gente scomparve dalla circolazione. Furono recuperati dal Restauro. Ma i revival dalle emittenti televisive misero tutti assieme. Non fu un bel vedere. In verità la gente era legata a quei pezzi più che a coloro che li cantavano. La prova è che se vedeva il tale non gli chiedevano di esibirsi, ma di cantare sempre quelle stesse cose. Ci furono perfino gli uomini di un solo pezzo. Gran parte di questi cantanti si era trovata a incidere brani in un periodo che registrò un grande incremento di quest'attività. Ma non avevano molta vita con sé. La gente fu ubriacata per tutti gli anni '90 da questi 'revival' che mai potevano colpire, poiché quei brani erano ormai installati in memoria nella versione originale. Fu così che molti scivolarono perfino nei ricordi e - forzati ad esprimerne di propri - esagerarono attribuendo connessioni non vere, non originali. La connessione non originale ti fa dire che quel brano era quello delle tue nozze, mentre la verità è che tu lo sentisti - più o meno - in quei giorni ma le nozze non portano il marchio di quel brano. Una connessione non vera equivale a una bugia. E' un insulto che facciamo alla memoria. Ora pensate quante operazioni sacrileghe furono fatte attribuendo cose non vere su quei culti. Pensando anche alla civiltà orale, moltiplicate le frottole all'infinito.

La voce del padrone - L'autorità del 'capo' fu sempre un valore, per un motivo molto semplice. Chi lo ascoltava, tra quelle quattro mura, non aveva fonti alternative. C'era solo 'la voce del padrone'. Se tornando nella sua stanza avesse avuto una radio, un giornale, un apparecchio televisivo, non avrebbe mai avuto bisogno di un capo. Ma nel 1880 non c'era una radio che ti accogliesse, non c'era una Cbs a colori con un programma musicale, non c'era un settimanale a colori. Per secoli fu dunque una vita 'sacrificata' a poche cose. Un grande centro, e poche cose dalla periferia.
Stando così le cose, è naturale che fosse quel centro a calamitare ricordi, trasporti, anche incubi o paure. Specialmente con incroci di sesso opposto. Così le ragazze ebbero spesso presente nella loro vita l'immagine di un padre forte, autoritario, che sarebbe stato sempre presente anche all'esterno. I ragazzi ebbero sempre l'immagiue della madre, tanto che spesso la vita sessuale 'solitaria' dell'adolescenza fu abitata dalla madre e non da ragazze della stessa età. Quelli che poi sarebbero stati per la psicologia 'il complesso edipico' o 'un genitore castrante' derivarono soprattutto dalla struttura sociale patriarcale.

La distanza e la non conoscenza diedero contorni irreali, di fantasia - Neppure il tempo veniva percepito, e così quello che noi chiameremmo 'cambiamento', 'progresso interiore' fu una cosa sconosciuta al genere umano fino all'epoca moderna. Se i valori venivano preservati, questo era anzi il 'bene' della società. Tutto ciò che ruotava attorno al concetto di 'tradizione' esercitava un grande fascino anche presso coloro (pochi) che potevano studiare. La tradizione faceva vedere 'collettiva' una semplice carica sociale, e così questa assumeva un'importanza per la comunità. Un giorno ti dicevano che anche la Chiesa aveva un capo, e questo si chiamava 'papa'. Non te lo dicevano come lo diremmo noi oggi. Se uno ha un figlio di sette anni senza allusioni gli spiega con la massima naturalezza che lavora in un posto (banca, ufficio) dove sopra di lui c'è un capo, che si chiama 'direttore', 'presidente', 'sovrintendente', ecc. Un tempo non era così. Quando ti dicevano che c'era un uomo chiamato 'papa' te lo dicevano con un tono allusivo, con strani movimenti del viso, con un che di formale o di rispettoso. Come a dire: quello è uomo da doversi rispettare, sempre e comunque. La non conoscenza, l'ignoranza, la distanza geografica rendevano 'mitologico' anche ciò che era normalissimo. Ecco da cosa discese l'aura di infallibiltà e di inamovibilità di quel ruolo, che si trasmise anche qui come una catena. Allora, qui ristabiliamo un equilibrio. Io vi dico: "La realtà li fa vedere come quella gente non li vide mai, li denuda finalmente da tutti quei miti". Qui stiamo dicendo dunque che quello è un uomo come gli altri. Attenzione, non perché un papa non possa essere particolare ed eccezionale. Questo può capitare. Il problema è che non è mai capitato. Mi sarò spiegato? Nessuno degli uomini che furono nominati 'papi' nella storia fu uomo da doversi ricordare per virtù proprie. Furono eletti. Fecero varie cose, nel quadro della politica. A volte giuste, a volte sbagliate. Ma non erano guide spirituali.

Il ricordo non può essere duplicato - Le sigle furono il bene più prezioso che penetrò nella memoria del pubblico degli anni '60. Il motivo che apriva o che chiudeva i programmi rimase come una grande testimonianza, qualcosa di irraggiungibile. Si deve al fatto che esse venivano ripetute per un certo numero di volte, legate a quell'occasione. Questi brani scandivano dunque un 'sabato sera', un 'giovedì pomeriggio', una 'domenica sportiva', e il ricordo si fece davvero mitico. Già a distanza di 10 anni divenne 'patrimonio della nazione'. Io possiedo a casa un ricco campionario di questi cimeli sonori, perché fanno parte integrante della mia vita. Se ascolto un brano d'epoca e mi trovo in un momento particolare non riesco a trattenere la commozione, perché mi parla della mia stanza dell'epoca, di quello che facevo, dei compiti dell'indomani, di me, perfino del pulviscolo atmosferico. Per questo lo faccio raramente. Se quello me la ricantasse oggi, con un'altra orchestra, con la sua voce di oggi, non mi provocherebbe nulla. Perché è solo il ricordo che dà il segno dell'essere. Se ascolto 'Un giorno dopo l'altro' di Luigi Tenco, che 'legava' il commissario Maigret di Cervi provo un'emozione che mi cattura per almeno trenta minuti, mi ruba al momento e mi pone su un'oasi nella quale mi assento necessariamente. Ma non potrei mai risentirla se non in quella versione.
Qui tutto dipende dalle età e dall'epoca. Siccome quelli furono i tempi mitici della televisione il ricordo è importante. Oggi non è la stessa cosa. Però è altrettanto vero che un ragazzo che oggi ha 12 anni magari ricorderà l'attuale Sanremo in una certa maniera fra 30 anni. Non come noi, perché anche qui le epoche non si ripetono. Ma a suo modo. O magari, il giorno in cui avrà il primo approccio col sesso opposto, ricorderà un motivo che altri neppure hanno sentito. E' quanto dire che il nostro corpo vive comunque in una sua interrelazione con lo spazio-tempo, e anche nei frammenti successivi la conserva in memoria 'vestita' in un modo suo personale. Questa correlazione è davvero una cosa sacra e si esprime in tutti. Non c'è uomo, non c'è donna (perfino nei tuguri più poveri) che non abbia un ricordo legato a una musica, a un suono. E questo è uno dei pochissimi fattori che accomuna le civiltà e le storie della nazioni. Succede a tutti, ed è anch'esso un elemento di spiritualità. Quando le cellule vibrano ci comunicano che non siamo un pezzo di carne. Ecco che torniamo alla vera definizione. In quell'attimo è come se passasse il 'nostro' dio, la 'nostra' legge. Se vogliamo comunicarla la diciamo. Altrimenti ce lo teniamo (molti preferiscono tacere, e hanno motivi che tutti dobbiamo rispettare).
Tacere una memoria interna è ugualmente rispettabile, poiché i ricordi non hanno una 'comunicazione' valida per tutti e in qualsiasi momento. Già il raccontare non è più la stessa cosa. Un conto è conoscere un motivo musicale 'in presa diretta', quando esce. Ne vieni investito. Un altro è ascoltarlo 'stagionato', quando non fa più parte del mondo presente. Tutto ciò che è caldo, tutto ciò che porta il segno della sua epoca, non incontrerà più gli stessi favori in epoca successiva, anche nel caso in cui venga stimato. Quando noi diciamo che uno scrittore fu importante lo diciamo perché lo abbiamo imparato o perché studiamo storia della letteratura e abbiamo appreso dei valori. Ma non abbiamo cognizione di cosa fu quel romanzo quando uscì. Oggi la narrativa non ha l'impatto di una volta. Ancora nel 1970 ricordo distintamente uscite di romanzi che provocavano clamore, curiosità, riunioni di persone. Anche lì agiva un ricordo, una particolare atmosfera che poi è difficile raccontare. La musica pop, ad esempio, non è narrabile, perché nessun giovane di oggi può capire l'impatto che ebbero anni come quelli della Discesa. Nessuno può capire cosa significasse aprire un album a 33 giri scartandolo da quell'involucro sottile che nei negozi lo sigillava all'impronta sporca delle nostre dita. Oggi vedono un dischetto chiamato Cd che non ha neppure copertina, e non possono capire la differenza. Il Cd è perfetto, ma è meno produttivo di memoria rispetto a quei dischi.

La Messa, quando c'era - Cominciai a servire messa nel 1968. I Gesuiti, presso i quali frequentavo le scuole medie, l'avevano inserita tra le stesse ore di lezione, in maniera che funzionasse come una materia. Essere 'chierichetti' significava venir via dall'aula venti minuti prima dell'ora successiva per il rito della 'vestizione'. Alle 9.30 uno dei padri arrivava, per salutare me e l'altro 'selezionato' del giorno.

Raggiunta la vetta, corriamo in Discesa dal 1967 al 1969

Nel 1970 avevo già smesso. Non solo perché non era più epoca e io stavo al liceo, ma perché quella scuola non esisteva più. Nei primi anni '70 era divenuta seminario. Un giorno, nel 1974, vi tornai per curiosità e trovai qualcuno dei vecchi insegnanti talmente demotivato e irriconoscibile da non sembrar più lui. La Mass Technology si era mangiata anche gli ultimi scampoli. A quel punto capii di aver fatto appena in tempo a vivere una meravigliosa avventura. Nessuno avrebbe più assaporato il rigore ma anche i piaceri di una scuola a tempo pieno, 11 ore al giorno, con presenza di cappelle ma anche cinema, falegnameria, campi di calcio, spaccio bevande, infermeria, sala per la musica.
Ora non c'era più quasi nessuno. Una parata di personaggi pittoreschi si era volatilizzata. Effetto dei tempi, anni '70. Il passaggio dalla Discesa alla Mass Technology fu meno brusco di altri, poiché a quel punto tutto orientava verso un consumo di quelle cose nelle nostre case.Ti danno l'elettricità, poi un cavo per tarsmettere... a quel punto tutti (massa) avranno quel cavo per comunicare.

1 February, 2003, It is 11.50 GMT
The lunar New Year

Inizio dell'Anno Nuovo

Dire che la messa e le varie prediche abbiano influenzato la vita delle nazioni sarebbe troppo, perché queste cose hanno cominciato a decadere proprio quando sono stati creati gli Stati nazionali, con una loro autonomia politica. A quel punto ciascuno di questi considerò le gerarchie ecclesiastiche come un interlocutore al più alto livello, e così chiese e autorità del luogo riuscirono spesso (non sempre) a raggiungere i privilegi dell'extraterritorialità, come se la 'nunziatura' diventasse un'ambasciata in piena regola. Questo non si potè fare in Africa, per ovvi motivi, né in alcuni paesi dell'Asia, dove il cristianesimo ha sempre avuto difficoltà. E così questi due continenti divennero pericolosi, anche come incolumità fisica. Celebrare messe in paesi come l'India, il Pakistan, la Corea, la Cina, il Sudan è tuttora esercizio pericoloso, e lo fanno in pochi. Diciamo che se 1500 anni fa valeva la pena rischiare qualcosa di proprio, oggi - con la corrente elettrica, gli schermi e la rete di pc collegati in tutto il mondo - pensare alle missioni in nome di quell'uomo e di quel testo è come pensare di far passare la testa di un cammello nella cruna di un ago. Eppure ce ne sono, anche qui. E' come se un uomo aprisse una scatola vuota e si mettesse ad armeggiare su un oggetto che non c'è, simulando come nel più tradizionale teatro di mimi.
In altra parte del sito, trovate che fu la Mass Technology a rendere sempre più obsoleta la funzione religiosa, specialmente nei centri urbani. La spinta tuttavia venne dalla Discesa, che permise anche una 'discesa' metafisica, un atterraggio per eccellenza quale quello lunare. Andare così in là e mandare uomini in uno spazio privo di gravità fu un atto esattamente opposto e contrario al vestirli di un abito per commemorare il passato. Qui rompevi gli argini dell'atmosfera e scoprivi che non c'era neppure quel che si diceva 'passato'. Siccome anche l'Universo ha una sua logica ferrea e potente, quegli uomini che atterrarono dove nessuno aveva mai fatto rifiutarono di 'commemorare' la cosa. Era proprio il contrario di quel che si era sempre fatto con la Messa, tutta rivolta al passato. Possiamo dunque dire che i tre anni della Discesa ruppero con grande determinazione il passato, per proiettare il mondo verso un presente 'globale'. Con la Discesa non si saliva più come si era sempre pensato (per mezzo di parole). Le cose si fecero più fini, più sottili.
Correre in discesa significava scendere dall'altra parte. Similmente, quando arrivi in vetta cosa fai? Non ripercorri mai lo stesso percorso dell'Ascesa. O ci si fa prelevare da un elicottero o si percorre scendendo un'altra parte della montagna. L'altra faccia.

Caratteristica degli istituti di istruzione tenuti da religiosi era quella di formare secondo principi autonomi. Quand'anche essi insegnassero scienze o materie comuni, costante era l'applicazione di un particolare scopo dello studio. Questo non si vedeva dall'insegnamento (poiché algebra o Algeria, questo sarebbero state per tutti) ma proprio dalla loro persona. Avevano un che di lento, di lezioso, di quasi teatrale. Il parlare si esprimeva a gesti, per lo più con ampie giravolte delle braccia o bruschi ripiegamenti delle mani. Ciondolavano spesso la testa, in segno di riprovazione. Ti guardavano poco in faccia, purtroppo. Guardavano in direzione di un punto dello spazio, che poteva essere la lavagna, l'etere, il pavimento.


Tecnologia di massa è quanto vedi dal 1970 al 1976

Forza della Mass Technology - La società giovanile degli anni '70 era un formidabile concentrato di vitalità e di spensieratezza. I concetti difficili venivano triturati e banalizzati, perché la 'bignamizzazione' aveva coperto tutto, e così non si avrebbe avuto molta pazienza per ascoltare. Il lato positivo è che si era curiosi, si assorbiva un'immensa quantità di cose e di messaggi. Non essendoci i media invadenti dell'era di Internet, l'informazione era prevalentemente 'alternativa'. In mancanza di certezze quel che appariva più affidabile era l'oggetto 'fuori dai circuiti ufficiali'. L'amore per un 'bootleg' o per un 'prodotto di importazione' nacque come conseguenza di questo orientamento. E chi più aveva materiale irreperibile altrove era guardato con una certa ammirazione.
Se facessimo un bilancio, sarebbe comunque positivo. Certo, se ci avessero detto: "Guardate che questo è un periodo speciale" avremmo moltiplicato ancor più le nostre antenne. In quel caso infatti avremmo capito che certe cose non sarebbero tornate, e così le avremmo tenute ancora più strette alla nostra vita.

Qui vediamo una immagine tipica della Mass Technology. La giovane modella aveva posato per pubblicizzare un paio di sandali in tela tipici dei primi anni '70. La foto è significativa nell'insieme. L'informale fu la caratteristica della Mass Technology, e qui tutto parla 'informale'. Questo modo di proporsi è un'eredità della libertà conquistata nel ciclo precedente (Discesa), che qui si esprime con maggiore scioltezza e sfrontatezza nelle nuove generazioni. I blue-jeans danno nei primi anni '70 un simbolo di libertà, nonostante fossero in commercio già da un bel po' di anni. La Mass Technology li sente propri, perché con essi si può girare dappertutto e tutto si può vestire insieme con loro. 'Pronti a tutto', è come se dicesse questo ciclo. Con quei pantaloni (e in questo caso con sandali tuttofare molto comodi) si è pronti ad essere tutto e ad andare dappertutto.

Co(l)azione al festival - Forse il rito che più unifica la penisola italica in questi 45 anni è il festival di Sanremo, che parte tranquillo per arrivare poi ai grossi exploits della Discesa, e bloccarsi definitivamente nella Mass Technology. Questo ciclo lo rifiuta nel suo membro più bizzarro e impietoso (1973), e perché lo faccia lo sappiamo. C'erano troppe altre cose, troppe altre musiche, troppe complicazioni perché questi anni potessero accettare una formula così semplice e tradizionale. Il fatto che la sagra decada totalmente tra il 1973 e il 1979 (per poi riprendersi) è un'altra meraviglia, dettata anche qui dalle geometrie cosmiche. Voi leggete cose molto prosaiche e banali, ma tutto ha una sua correlazione 'su piani alti'. Quel che noi vorremmo qui osservare - a corredo di giornate fin troppo chiacchierate - è che molti brani andarono al rimorchio. Se non fossero stati eseguiti in quel festival oggi non li ricorderemmo. Sarebbe dunque opportuno distanziarsi, cioè non rifare tutti gli anni una cruda elencazione di 'partecipanti'.
Se tu hai una bella canzone è giusto che la lanci a prescindere, durante l'anno. Qui invece il fatto di partecipare conferiva comunque uno statuto (che si parlasse di lei) di vantaggio su altre. Il discorso non vale all'inverso, perché se una canzone non vale la sua pochezza si nota comunque. Ma anche in questo caso, essere messa tra altre 20 che si fregiavano di quella partecipazione le diede un surplus che aumentò ad esempio il valore antiquario. Con la stessa visione, noterete che un calciatore mediocre posto in una squadra con dieci fuoriclasse non solo non avrebbe fatto notare i suoi limiti ma avrebbe acquistato il vantaggio di 'apparire'.
Al festival si facevano 'colazioni di lavoro', soprattutto. Chi andava lo faceva per un impegno commerciale con se medesimo e il suo entourage discografico. Si parlerà più precisamente di 'presenza'. Conta il fatto di esserci, anche quando il brano sia poco degno. La colazione perse la 'l' quando i media diventarono pettegoli. Non fu più il festival della canzone, ma quello della coazione. Chi non faceva notizia, in qualche modo, era meno presente degli altri. Notizia si faceva con elementi estranei alla musica, come un abito originale o una stonatura inattesa. Così sembra che la gente stesse più attenta a te che non nel caso in cui avessi lavorato alla perfezione. Se poi riuscivi ad avere l'uno e l'altro, una grossa performance musicale segnata da un neo organizzativo, ancora meglio.
Non si poteva circolare, in quei giorni. Un cordone di folla e di curiosi si stendeva attorno alla sala per una settimana, raccogliendo i minimi reperti di un mondo che si pensava ancora valesse degli autografi. Nel 2003 anche questo era superato, ma la nazione non avrebbe saputo fare a meno. C'era poi l'industria discografica, e - per assurdo - quella dei pirati. Non si sa quante decine di milioni di 'dischi pirata' hanno circolato in tutti questi anni, specialmente nel sud d'Italia. Quest'ultimo fu talmente importante che gli organizzatori non osarono mai rinunciare a selezionare cantanti di origine meridionale.
Il festival si dava proprio come una colazione, che del resto apriva l'anno in febbraio o i primi di marzo. La colazione venne anche portata in camera, a tutti gli Italiani. Fu difficile non prenderla, tanto che chi vi riusciva se ne vantava ('Non ci crederai, non l'ho visto'). Chi non vi riusciva si annoiava regolarmente, e alla fine 9 su 10 dicevano ogni anno che la vittoria era stata 'contraffatta'. Dopo una cert'epoca pochi credevano che si desse un premio spontaneo. Così tutti ci si mise d'impegno per spiegare alla fine perché si fosse premiata quella canzone. Se era quella già prevista anziché dire 'Ho indovinato' dicevano 'Era scontato, è assurdo averla premiata'. Se era una assolutamente imprevista anziché urlare sorpresa dicevano: 'Ma come mai... è assurdo averla premiata'.

Disgregazione nella Mass Technology - Nei primi anni '70 cominciò ad andare in crisi l'impianto di usi e costumi che avevano tenuto insieme le famiglie fino a quel momento. Andare molto nelle piazze e vivere nelle varie 'comuni' ruppe il tradizionale equilibrio, facendo capire che si poteva fare quel che in precedenza si sarebbe ritenuto 'colpa sociale' o 'trasgressione'. La cosa non seguì un percorso rigido. Le città, intorno a metà anni '70, ebbero già un panorama diverso. I piccoli centri, avendo meno distrazioni, offrivano meno luoghi di evasione. Così, chi abitava in questi piccoli centri finì per andare più spesso nei grossi, col risultato che le metropoli divennero ancora più 'ingorgate' di quel che erano. Fu la Mass Technology che annullò le differenze tra campagna e città, tra gente del centro e gente di periferia, per mezzo di simboli (blue-jeans, occhiali, motorini) che non ebbero più una appartenenza sociale. Quelle cose potevano essere di tutti.
Questo rimescolamento fu decisivo, poiché da quel momento non si tornò più indietro. Non si poteva. Nel 1975 un giovane di 18 anni che avesse l'auto e un poco di denaro aveva improvvisamente una montagna di possibilità, offerte dalla nuova società. In questo nuovo contesto, la Mass Technology ridimensionò un po' tutto, finendo per ridicolizzare anche cose che per la lingua erano normali. Ad esempio, se prima si diceva 'fare un programma per le famiglie', ora questa cosa suonava meschina e limitativa. E difatti da quel momento tutti interpretarono la cosa nel senso di 'programma innocuo, senza contenuti seri'. La pubblicità - come abbiamo visto - dovette tenerne conto e ne fu sconvolta. Improvvisamente, cose 'per famiglie' diventarono cose abbastanza insulse, stupidine, quasi che la famiglia unita e stabile diventasse un disvalore. Fu veramente impietoso questo ciclo. Qui non vogliamo ridurre quel bilancio positivo, quanto notare un eccesso. Se si può dire - come ho fatto in questa pagina - che vivere tutta la vita facendo la spola tra lavoro e famiglia non arricchisce, non si può dire che 'famiglia' diventi per questo motivo un disvalore. Avremmo dovuto tenere più stabile e chiaro il concetto del nucleo in un'epoca che permetteva anche i 'conviventi', ma questo si poteva fare soltanto con la Memocard. La gente (la gioventù) non la conosceva, e così si esagerò nell'altro senso.

Risveglio - Il concetto del 'risveglio' non è semplice da spiegare ed è molto personale, perché sono pochissimi ad averlo. Quando lo si ha veramente, si è come investiti da un uragano che distrugge l'abitazione dandone un altra, apparentemente meno comoda della precedente ma più completa di funzioni all'interno. Siccome sono poche le persone che reggono la forza fisica di un uragano, la maggior parte semplicemente si allontana dalla propria casa sigillandola. Facendo in questa maniera non si impara nulla, perché il sonno del giorno dopo sarà uguale a quello del giorno prima. Ti coricherai nel medesimo letto e ripeterai le stesse cose che facevi prima dell'uragano. Il segreto sta invece nel sapersi risvegliare diversi, respirando un'aria nuova, più pulita. Questo si può fare meglio se si è assistito personalmente alla tormenta, senza abbandonare il luogo (rinforzando le strutture, naturalmente). Questo equivale a un'accettazione profonda dei sintomi della catarsi. Improvvisamente la natura si ribella, ti manda schiuma, vapori, vento, turbine, travolge tutto quello che trova. Passata la tempesta, guardi il cielo e mentre lo fai vedi che l'aria stessa è cambiata. Respiri in un altro modo. Non potrai più dire le cose che dicevi prima, perché sei cambiato tu stesso. La natura ti ha dato un messaggio, tu lo hai accolto senza sovrastrutture, mettendoti in difficoltà. 'Crisi' significa proprio 'fase di rottura di un ciclo'.

La gente che passeggia in genere non ne ha, poiché non inquadra neppure l'atto del camminare. In questo senso, la vita entro un nucleo familiare rimbecillisce un pochino l'individuo, che si trova a compiere gesti e operazioni (spingere il passeggino del bambino, sedersi ai tavolini per un caffè, fare pettegolezzi) senza sentirli. L'ambiente SM ha sempre visto la famiglia come una specie di 'santuario' consacrato della vita quotidiana. Lo ha fatto per due motivi. Il primo è che non ne hanno mai avuto. Questo è un fatto che genera visioni di ricchezza, poiché si immagina la cosa senza viverla. Il secondo è un motivo quasi scontato di convenienza. Soltanto gruppi familiari passivi e abitudinari possono fare la gioia di un parroco, e sono gli ultimi scampoli di soddisfazione (più probabili nei piccoli centri), il piccolo godere della affluenza alla chiesa di tante famigliole, come piccole greggi che si abbeverano alla parola del pastore. Se distruggiamo l'immaginazione e la fedeltà passiva delle famiglie, leviamo almeno il 90% dei piaceri che i sacerdoti possono provare ancora oggi.

Molti miei coetanei mi persero di vista tra il 1975 e il 1976. Rivedendomi oggi non mi avrebbero mai riconosciuto.
Numerose furono le crisi che attraversai nei primi 20 anni della mia vita. La più marcata fu proprio quella dei 20-21 anni, immerso anch'io nell'improvviso vuoto di valori. Così, ritornai a frequentare messe domenicali. Le ultime funzioni della mia vita risalgono proprio al 1978. Nei primi sette mesi di quell'anno ballai come sull'orlo di un precipizio.

Al marzo 1978 risale la scoperta del Sementovski-Kurilo. Solo quel testo (oggi completamente superato) mi diede la sensazione che esistesse un mondo che la gente non conosce.


Il Vuoto è la crisi del mondo dal 1977 al 1980

Fuochi fatui nell'era del Vuoto - L'arrivo dell'era del Vuoto ebbe anche i suoi simboli più ovvi, che sono quelli che troverete nelle annate (sradicamento dalle sedi, violenze urbane, p38 ecc.), ma il Vuoto lasciò pochissimo in eredità. Per me fu una continua messa in dubbio, una continua crisi in mezzo ai due estremi che si contendevano il campo (laicismo in difficoltà, religioni in fase terminale). Dal 1975 al 1980 non riuscii mai a staccarmi da Parigi. Della città però ebbi solo i residui, gli strascichi del periodo che fu, anni '50 e '60, quando le strade cantavano l'esistenza o la rivolta dei giovani. Parigi dava sempre una riscoperta, e tornandoci avresti avuto negli occhi i segni più vivi del passato. Per un ventenne c'era tutto, dai cimiteri alla musica, dalle gallerie alle bancarelle, dalle biblioteche ai palazzi.

Nel Vuoto trovavi a Parigi la sostanza più visibile di questo ciclo. Un panorama immenso, divenuto poco più che un 'cartellone' settimanale. Tu andavi negli stessi posti, ma le Folies Bergères non erano più quelle, e Pigalle un quartiere come tanti altri. Forse è questo scenario che più di altri rendeva il vuoto. La sua abbondanza, essendo stata svuotata di contenuto, ti portava in una continua pubblicità senza vibrazioni.

Scapoli e ammogliati del secolo - L'era del Vuoto fu per me anche un aumento di scritture. I diari si riempirono di annotazioni tristi. Eppure già da allora non capivo perché la gente parlasse di 'depressione'. Per me una fase di infelicità era tutt'altro che depressiva, perché mi spingeva a creare, a fare e disfare, a muovere qualcosa. 'Depressione' vorrebbe dire semmai immobilità, che è quel che assumi quando sei troppo tranquillo. Essere infelici è una condizione più proficua per i 'single', perché sono portati a qualche sbocco con le loro proprie forze. E invece, siccome non lo capivano, attribuivano addirittura l'infelicità al fatto di esserlo. E chissà perché, ti chiedono sempre anche come farai di lì a 30 anni (dopo i 60, questa sembra essere una tappa). Chi si sposava, nel 1925 o nel 1952, nel 95% dei casi lo faceva per dare una stabilità alla propria vita. La lingua venne subito in soccorso suggerendo a zie e nonne di domandare come mai l'eterno single della famiglia (pecora nera, ecco l'elemento che si stacca dal gregge) non avesse ancora messo la testa a posto. Chi andava in chiesa con una donna compiva un atto che avrebbe 'sistemato' le cose.
L'uomo italiano più ammirato dal popolo, a partire dalla metà anni '60, è l'industriale della Fiat, il quale per tutta la vita non ebbe difficoltò a dichiarare di non concepire neppure i trasporti amorosi. 'Non li avevo a 20 anni, si immagini se li ho a 50'. Quest'uomo rappresentò in tutto e per tutto il prurito di una borghesia sempre restia alla motivazione affettiva. Perché questa società aveva paura della 'grande motivazione'? Perché questo avrebbe sconvolto i piani di quella società. Se il ricchissimo si fosse innamorato della fioraia poverissima sarebbe stato violato da forze incontrollabili il potere sociale che queste famiglie hanno sempre avuto in tutte le nazioni. "Sono sciocchezzuole, ma puoi anche innamorarti", sembrava dicessero, "purché lo faccia per sport o a tempo perso". Se amore concreto era, al massimo avrebbe potuto essere con una pari grado. Sfortuna e natura vollero che tra pari grado ci si innamori molto raramente (poiché si ragiona prima ancora di respirare), e così gran parte dei matrimoni - diciamo pure quattro su cinque - furono unioni che funzionavano come contratti di mutua assistenza e reciproco interesse. Che poi quelli di interesse fossero quelli duraturi, questo è vero. Ma allora che si mettessero d'accordo (con l'altro potere, quello ecclesiastico) e non raccontassero più tante balle sull'amore coniugale.
Chi più di tutti conosceva le situazioni interne alle famiglie fu per i primi 75 anni del Novecento una donna, chiamata volgarmente 'la tata'. Figura in un gran numero di pièces teatrali, di romanzi, oltre che essere parte della memoria di tutti noi. Quasi sempre nubile, senza parenti da accudire, finiva per restare stabilmente ad accudire intere famiglie vivendoci e dormendoci accanto, con surrogazione della madre in molte funzioni. Ma solo se non aveva grazie acquisiva propriamente il rango di 'tata', perché in tal caso nessuno l'avrebbe rapita dal domicilio. Le famiglie la accettavano quasi come un membro del gruppo.

Il passaggio dall'una all'altra - C'è un passaggio da un ciclo all'altro? Questo avrei voluto chiederlo a chi ha letto la storia. Avrei voluto non dirlo, perché le cose che si sentono poi soffrono nell'andare su uno spazio di tutti. Questi passaggi sono momenti magici, e non possono essere descritti in maniera molto precisa. Un ciclo ha sempre una natività e una morte iscritte in un codice (che noi quasi mai conosciamo). Soltanto i pianeti lo segnano. Il nostro corpo si trova a vivere cose differenti, che soltanto molto tempo dopo comprendiamo nella loro portata. Per non addentrarci troppo in una questione che richiederebbe centinaia di pagine, diciamo che ciascuno è chiamato a 'sentire' quel passaggio. Esso avviene in momenti non troppo distanti da persona a persona, ma è chiaro che non è proprio automatico e uguale per tutti. Qui non c'è una linea universale di Greenwich, non c'è un orologio che segna la medesima ora per tutti al minuto secondo.
Uno dei passaggi più interessanti del mondo contemporaneo fu quello tra il Vuoto e la Risalita. Avvenne in maniera indicibile, occulta. Esso non fu registrato prima dell'autunno 1980. Dunque, possiamo dire: nessuno prima di quel settembre potè togliersi di dosso la pesantezza di quell'annata. Ma non tutti lo ebbero subito. Così, quando arrivò il periodo di 12 mesi che convenzionalmente chiamiamo 1981 esso colse alla sprovvista molta gente, che faticò ad adeguarsi. Molti nei fatti restarono ancora nel 1980. Quando il 1981 - molto più radicale del precedente - presentò una sorpresa non la si vide, era come se non si avesse la pelle pronta.
Ci sono poi passaggi molto complicati da spiegare. Inizialmente non avevo inserito 1970 e 1971 nella Mass Technology, perché fu soltanto nel 1972 che l'atmosfera divenne molto realista e uccise le soverchie illusioni di chi pensava di fare a meno di quei congegni nella propria casa. Ma dire quando concretamente si passi nella Tecnologia di Massa non è facile. Non potendo fare un biennio di 'annate a parte' ho dovuto optare per una inclusione di quel biennio nel periodo, poiché il mercato era già indirizzato verso il futuro e la Discesa era comunque terminata. I numeri che definiscono le annate sono convenzioni, che hanno necessarie scie prima e dopo. Così, anche qui possiamo dire che il passaggio fu sentito a livello individuale, su uno scarto di tempo più ampio degli altri.
Memoriale non può ragionare per tante teste e per tanti termometri. Anzi, deve considerarne uno, e questo è il 'termometro dei pianeti'. Quando ho scritto quelle pagine ho ragionato in maniera oggettiva, perché ho dovuto compilare una storia e non la cronaca di uno di noi.

Il mondo in cui siamo entrati non guarda più all'abbondanza o ai numeri. Mentre scrivo c'è un'ansia continua da parte delle emittenti, che guardano tutti i giorni allo share e alle statistiche. La stessa ossessione agita autori di siti Web, che inseguono contatti e grosse cifre. Sono cose che non servono a niente. Se un sito viene contattato ogni giorno da 20.000 o da 200.000 persone non ha nessun significato. Quelli più frequentati sono infatti i porno, che riuniscono grosse quantità di voyeurs. Ma, a parte l'eventuale guadagno dei commerciali, grosse masse non producono qualcosa. Grosse masse seguivano anche i discorsi di Hitler e Mussolini, e sappiamo poi come sono finiti (i dittatori e le masse). Molto meglio un sito che viene visitato ogni giorno da 3.000 persone (veramente interessate, genuine) che uno battuto da tutti che non comunica nulla che resti.

Insegnare cosa siamo - Il 1980 sembrava scorrere più lento degli altri. Una cappa avvolse tutta l'estate, che pure ebbe Olimpiadi. Quando arrivò l'autunno molti si sentirono più leggeri ed ebbero la sensazione di uscire dal Vuoto. I primi segnali di risalita vennero in quella stagione. Nel settembre 1980 misi due annunci sul quotidiano locale, per dare la notizia di un corso di astrologia presso un centro da me creato. Ebbero un richiamo discreto, ma numericamente ancora non importante. Così mi venne un'idea. Metterne un terzo 'arricchito'. Il corso diventò di 'astrologia e psicologia del profondo'. La gente è molto suggestionabile, e così questo attirò molte più persone (soprattutto curiosi, che venivano a verificare). Il ricordo di quel settembre è molto forte. La mia risorsa rudimentale di allora furono dei semplici 'trasferibili', coi quali feci dei piccoli poster che distribuii ad erboristerie e piccole librerie.
Ad ottobre avevo studenti divisi in due turni. Molti mi chiesero come prima cosa: "Lei dà un certificato alla fine?' Cercano sempre quello, Dovetti spiegare che gli Stati non hanno un amore per queste cose. Era conoscenza segreta, per lo più. Cose che qualche migliaio di uomini aveva elaborato per proprio conto e scritto su libri poco circolanti. Lo avrei anche dato (non costava nulla), ma quel certificato non avrebbe avuto valore legale. In questo dobbiamo ancora crescere. Anziché istruzione si cerca riconoscimenti.
Scoprii che le lezioni delle 21 hanno più feeling di quelle fatte a metà pomeriggio. Lo feci capire anche a loro, così dopo qualche mese quasi tutti si trasferirono al dopo cena.

Ora la televisione c'è. Questo ha cambiato moltissime cose. Molte di più di quel che si pensa. Per fare un esempio, la popolarità - trofeo molto agognato da sempre - fino a cento anni fa era un'impresa. Gli uomini, compresi scienziati e inventori, fecero sempre una fatica tremenda a raggiungerla, data la scarsità di mezzi. Oggi partecipi a un programma che va a livello nazionale e in pochi giorni ti conoscono in milioni senza nessuna fatica. Pensiamo anche a fenomeni molto strani, come il fatto che un uomo non più intelligente di altri stia sui notiziari tutti i giorni solo perché è presidente di una nazione. Si dirà che non succedeva perché non c'erano notiziari. Ma siamo sicuri che un eventuale notiziario in diretta del 1800 avrebbe dato come prima notizia una semplice dichiarazione di quell'uomo? Ora la radio c'è. Questo ha alleviato la solitudine di molte persone e contribuito a mantenere forte l'immaginazione in un'epoca in cui lo strapotere della Tv avrebbe potuto schiacciare tutto il resto. La radio ancora oggi è insostituibile compagna delle giornate statiche di chi non esce di casa. Chi ci crede usa perfino il telefono per comunicare via radio (elemento sottovalutato). Ora il telefono c'è. Ma nel 2003 la sua funzione è fortemente discussa, e sono molti i cittadini a non sopportarlo come mezzo di comunicazione. Se c'è un soccorso o un'emergenza improvvisa resta ancora insostituibile, ma dal 1990 sono calate nettamente le chiamate per chiacchiera. La gente poi ha il computer e usa più spesso mezzi elettronici. Sollevare una cornetta è un gesto che si fa sempre meno, nelle case. Ora c'è il cinema. Ma anche qui si può dire che nel 2003 la funzione del grande schermo, a parte i film per ragazzi, è in grande ridimensionamento. Sono troppi i mezzi che il privato può concedersi (webcam, videocamere varie, macchine fotografiche digitali, Internet, Dvd domestico, ecc.) per nutrire ancora miti di celluloide. In un certo senso, si può intuire che quest'arte non può morire. Certo è che non esisterà più il gusto quasi segreto e interiore dei cinema di metà del secolo, quando anch'essi offrivano veramente un'evasione di grande spessore a uomini imprigionati da case e famiglie. Come posso raccontare a un ragazzino di oggi cosa provai con il primo film vietato ai minori di anni 14? Nel 1970 la pelle prova cose molto diverse, perché certe cose sono soltanto al cinema e solo un ristretto gruppo (cineasti) te le permette. Finita quell'epoca, anche girare una pellicola non è la stessa cosa. Contributi statali, facilità di riprese, assenza di sperimentazione sulla macchina, rendono quest'arte meno irraggiungibile e meno affascinante di un tempo. Ora c'è la corrente elettrica. E non ce ne accorgiamo neppure. Chi pensa mai che le nostre stanze un tempo non videro mai lampadari al centro? Chi pensa mai che non bastava mettere una spina in una fessura della parete per fare certe cose? Le case ebbero per secoli un'apparenza meno comoda e più sacra. Oggi le consideriamo come una parte del mercato immobiliare, e le grandi città hanno perso i valori dei secoli passati. La corrente elettrica è il motore del mondo contemporaneo, tanto che quando non c'è (black out) la cosa finisce sui giornali. Se poi l'ente nazionale ce la leva per qualche ora per morosità o disguidi, protestiamo e diamo in escandescenze. Oggi non sappiamo più farne a meno, e così non possiamo sapere come furono le giornate corte dei nostri antenati.

Organizzati in questo modo, con gruppi casuali, i corsi hanno risultati che dipendono dai singoli individui. C'era di tutto. La pittrice affermata, il pranoterapeuta che voleva approfondire, la casalinga o l'impiegata con tempo a disposizione, l'assistente sociale, l'anziano in pensione, ecc. Credo di avere impartito l'insegnamento più completo che si ricordi. Iniziando dalle premesse storiche, continuando con le basi necessarie di astronomia, illustrando con pazienza segno per segno, pianeta per pianeta, e presentando per mesi temi individuali di uomini contemporanei e di altre epoche. Chi aveva già un'infarinatura si trovò in vantaggio e ne ebbe i maggiori benefici. Chi partiva da zero non poteva acquisire la pratica di un patrimonio così vasto e sconfinato. Spesso questi dicevano: "Quando ci sei tu, va tutto bene. Quando mi trovo da solo., ho difficoltà". Questo è normale, e capita anche quando il praticante con l'auto viene lasciato solo e non avendo familiarità col cambio e coi pedali reclama subito la presenza dell'istruttore. La natura ci ha fatti diversi. Non tutti capiscono di economia, non tutti hanno orecchio per la musica, non tutti afferrano il significato profondo della nostra unione con le costellazioni e i pianeti.
Non fu tanto importante quel corso, ma quel che comunicai per mio conto a singoli individui negli anni successivi. Quando si inizia qualcuno a dei nuovi contenuti, è importante la relazione che si stabilisce con ciascuno, poiché su ciascuno quell'insegnamento va adattato in un certo modo, che è ogni volta diverso.

La Risalita fa pensare a un gruppo di persone che tenta di riguadagnare altezza e salendo lungo un fianco della montagna vive varie peripezie. Alcuni si perdono, soprattutto nelle medie e vecchie generazioni. Sono i piccoli gli unici a rinforzarsi. In questo ciclo tutti ricordiamo gli agglomerati di 'paninari', 'rockabilly' e i primi rappers veri e propri. La lingua viene maciullata, in una contaminazione senza soste con quelle straniere. Sono tutti segni di vitalità, comunque. La qualità è bassa, ma si cresce anche così. L'informazione più utile sarà di quelli che nei primi anni '80 avevano 10 o 12 anni, perché hanno vissuto la Risalita in una fase di crescita naturale e non contrastata. Chiedete a questa gente.


Si tenta una Risalita dal 1981 al 1985

Fuggevolezza e drammi della Risalita - Un giorno scoprirete cose strane su questi cicli. Ad esempio coincidenze. Molte antologie, molte 'storie di' che si arrestano proprio nell'anno finale (1976, 1980, 1985) del ciclo. La cosa sembrerà tanto meno strana quanto più entrerete in quest'ottica, che fu la medesima del cielo. Questi cicli sono qualcosa di molto logico.
I primi anni '80 sono fuggevoli, effmeri, presentano e poi ritirano, propongono e poi fanno svanire. Essi furono drammatici per coloro che - come me - amano la trasparenza, la chiarezza. Dei cinque anni della Risalita si capì ben poco, al momento di viverli. Anche eventi improvvisi e spettacolari restarono fini a se stessi, non varcando la stretta soglia del ciclo. Così fu poco, in quantità, quel che rimase nella memoria. Qui siamo lontanissimi dagli splendori degli anni '60. I cieli ora sono cupi, pesanti. Nessuno dei protagonisti delle canzonette è in giro. In questo ciclo gran parte dell'atmosfera viene tenuta su dalle radio, che sono il vero collante dei cicli, poiché non mancano mai di esercitare una funzione centrale durante le giornate. Il ciclo della Risalita è comunque frammentario, discontinuo e disordinato nei generi, con tendenze che (anche nei casi in cui piacciano) dureranno poco. Coloro che hanno sofferto questo ciclo a maggior ragione si sono attaccati a radio e Tv. Coloro che hanno tentato vie commerciali hanno aperto McDonald, palestre o agenzie matrimoniali. Le redazioni giornalistiche hanno subito tagli, per via della ristrutturazione informatica (vedi 1981). Soltanto il generoso 1985 regalerà un certo numero di 'new entries'. Anche nella Risalita ho viaggiato, ma l'ho fatto non sempre per vedere luoghi quanto per spostare da un'altra parte malesseri del momento. Tra tutti, questo è il ciclo più drammatico e impegnativo. E diremmo anche tra i più difficili degli ultimi due secoli. Non si sa a cosa si va incontro, e siccome nulla si stabilizza si vive come su una zattera, su una piattaforma temporanea.

Qui è sparito lo scenario tradizionale dei centri urbani. Non esiste più la rigida struttura a orari dei nuclei familiari, non esiste più il monopolio di canali televisivi nazionali, le radio informano in varia maniera, i gruppi della sinistra (che avevano tenuto il pallino della cultura negli anni '70) sono dispersi anch'essi, in vacanza si va quando si crede, e non esistono più certezze di nulla. Il mondo, alla fine della Risalita, ha molte innovazioni ma non ha una umanità pronta. Si vivacchia, quando la fase non rinnova in profondità l'uomo, pur apportando innovazioni sociali di grandi dimensioni. Soltanto il 1989 presenterà un nuovo scenario, questa volta più stabile.
Per essere eroi della Risalita occorreva avere una grande stabilità (a prova di attacchi dall'esterno e di preoccupazioni dall'interno), oppure una folle spensieratezza. In un caso o nell'altro, si è stati eroi per poco tempo. perché quasi nessuno dei valori e degli oggetti della Risalita resterà veramente, al di là del periodo.

Un'annata strana - Il 1983 fu un anno abbastanza strano, uno dei più unici (se mi passate l'espressione), con eventi spesso inspiegabili. Si usciva molto in quell'anno. Il 1983 voleva a tutti i costi fare, voleva essere originale, spettacolare, a tratti esotico, e induceva tutti a un atteggiamento di superiorità sulle cose. A conti fatti non realizzava nulla di concreto. Fu dunque un anno contraddittorio, potente e velleitario al tempo stesso. Proprio come recitava questo testo dell'epoca, che parlava di questo modo di essere. Spero solo che non bussi un uomo adesso, mi comporterei come non vorrei... la mia mente è chiara, ma a volte è più forte il sesso, la mia gatta è ancora lì, non parla ma dice sì... Ti scaccio ma ci sei... Tanta voglia dentro me, una febbre che mi assale io mi sento così male... Nulla potrebbe essere più chiaro di questa canzone. Si aveva da dare ma non si dava, si faceva vedere e poi si faceva sparire, si voleva ma non si realizzava...

Viste le caratteristiche, durante il 1983 nacque comunque un certo numero di amori, di flirt. Dall'Italia un giovane di buona famiglia superò le barriere e fece prendere di sé la giovane Carolina di Monaco. Qualcuno ebbe anche a rodersi, tanto che - interpellato - dichiarò che quel giovane non era 'nessuno', dal momento che non era stato visto nei circuiti ufficiali della mondanità (strano modo di considerare le cose, ma a quella gente non potevi chiedere di meglio). Il giovane però parlava anche poco (questo non creava enzimi presso l'opinione pubblica). Nel principato erano ancora reduci dal tragico incidente a Grace del 1982, e senza quel matronato ci si considerava orfani. Caroline sistemata con uno molto 'normale' parve una cosa da non buttar via. Il senso di quell'unione continuò a restare occulto.

Completamente incomprensibile anche l'arresto di Enzo Tortora. Il presentatore Tv improvvisamente finì in manette... non erano neppure le sette del mattino. Se i magistrati decidono di arrestare qualcuno nelle primissime ore del mattino significa che cercano sicurezza e/o riservatezza (quell'ora darà garanzia). Invece qui Tortora in manette finì su tutti i giornali con decine di foto. Allora, chi aveva avvisato i fotografi così presto di mattina?
I primi tre giorni, stupore generale e collettivo. Dopo un mese la società si spacca, nel segno dell'ignoranza e della mediocrità. "Ma sì, noi lo sapevamo... quella gente dello spettacolo non fa che trafficare con la droga". Dopo tre mesi: "A me non mi aveva mai convinto... sai che me lo sentivo?". Secondo particolare inquietante: nell'autunno 1983 più del 50% della popolazione è convinto che Tortora abbia commesso un reato.

In casi come questi noi vediamo o sentiamo qualcosa 'a cose fatte'. I figli della casata nobile (principato di Monaco) non ebbero neppure un decimo del carisma della madre, ma per un'ovvia scia rimasero nel gossip per sempre. Possedendo un nome era come se avessero un capitale a vita. Così, se un altro si metteva con loro (che si chiamasse Philippe Junot o Daniel Quelchevolete) quest'altro improvvisamente 'partecipava' di quel capitale. Gli uomini non sono legname neppure in questo caso. Anche noi ragazzi nei primi anni '70 dicevamo 'Giuliana si è messa con Giovanni'. Qui 'mettersi' era molto di più. Dunque, Stefano non 'si mise' soltanto con Carolina. Raggiunse una sua altezza nel (suo) cielo.

Per Tortora, medesimo ragionare. Siamo perfino al di sopra del merito. Non è importante sapere se l'uomo era colpevole di qualcosa o se (come è parso poi a tutti) si trattasse di un errore giudiziario. Se un ladruncolo di polli viene arrestato per la decima volta nessuno ci fa caso. Se viene arrestato improvvisamente un uomo pubblico inappuntabile, elegante, irreprensibile, siamo davanti a un fatto eccezionale. Questo fatto non può che parlare. In altri casi, infatti, cosa succedeva? O con cauzione, o con patteggiamento o con altre storie di aggiustamento la persona finiva dentro sì e no 48 o 72 ore. Qui la persona ci è rimasta per molti mesi. E alla fine un tumore ci ha presentato il conto. Allora, torniamo alla Risalita. E' quel periodo che presenta un conto a Enzo Tortora. Non è un fatto di reati. Quando uno commette un'azione prevista come punibile dal codice, non è neppure detto che ci sia la polizia o un PM che lo scoprano e lo rinviino a giudizio. Quanti rei (non scoperti) sono anche oggi in libera circolazione? In questo caso diciamo che un uomo è rimasto imprigionato. Quelle immagini con le manette parlano di un uomo rimasto vittima di un'improvvisa sciagura nella sua vita. 'Presunto traffico di droga' è soltanto una motivazione per riempire di 'materia concreta' un dramma che il cielo riservò alla persona, dandole una 'discesa in basso'.
Vi è mai capitato di sentire qualche minuto o qualche ora prima l'imminente arrivo di una cosa molto bella o di una molto brutta? Voi non avete in testa l'oggetto preciso (in questo caso, manette o droga). Avete semplicemente la sensazione che un turbine sta per arrivare. Quel che importa è il turbine. Poi esso può esprimersi in tanti modi, con tante motivazioni, con tanti simboli. Imparare a separare le due cose (avvenimento importante - oggetto dell'avvenimento) è fondamentale, perché aiuta a 'leggere' la vita.

Fiorella Mannoia abita la Transizione più di altri. In questo triennio il festival porta i segni di un periodo ancora non decisivo e non risolto. E' il momento di individui con una presenza poco invadente, quasi casuale. La Mannoia ha virtù in un impatto di 'autenticità'. Il pubblico sente che appare quello che è. Non fa notizia, non cerca clamore, non ha scandali. Una persona del genere comunica che è disposta anche a subire pur di vivere quello che porta il 'convento'. Questa è una qualità necessaria, fondamentale nel nuovo mondo. 'Forzare' la realtà quando essa non ti offre significa infatti concepire un mondo che in quel momento non c'è.


Restiamo poi in una Transizione dal 1986 al 1988

La Transizione - come dice la parola - transita verso un'altra fase. Porta l'impronta di un passaggio, che si deve fare per arrivare in un luogo che sta più in là. Un'evoluzione è in corso comunque. Non è mai un fatto statico, se si passa oltre. Qui sappiamo che è movimento, perché questi cicli si succedono come tanti tasselli ciascuno dei quali presenta una situazione creata dai precedenti. Nel 1986 tutto si stempera, perché gli errori più gravi sono stati fatti. A questo punto l'essere diventa languido, e ponendosi in una condizione di 'accettazione' consente anche degenerazioni come quella di Chernobil. Le annate deboli (pensiamo al 1966) sono quelle più soggette a reazioni della natura, a improvvisi cedimenti, a sciagure inattese provocate da disattenzioni e negligenze. Si devono passare, queste cose. Quando le abbiamo avute, sappiamo dove c'era da migliorare. Una legge o un bando è intervenuto a modificare la materia. Le risposte della natura non possono mai essere cose di cui 'piangere' totalmente, proprio perché arrivano per segnalare un'emergenza, una carenza.
Anche Memoriale è un'emergenza. Quando si dà la spia dell'emergenza non c'è un livello di compassione o di moderazione. Se tu hai costruito una casa sotto una montagna, il giorno in cui arriva un grande temporale questo diventa 'alluvione'. L'alluvione non dice: "Beh, mi fermo qui e vi risparmio'. L'alluvione, come si muove, dice che in passato sono stati commessi errori gravissimi e questi a un certo punto vanno pagati.
La Transizione ha comunque delle mezze misure. Difatti accade pochissimo, in questo triennio. Ma questo piccolo guado dice anche della portata di ciò che si vedrà al di là. Ogni fatto grande è infatti preceduto da un piccolo silenzio, una pausa indicatrice. Il 1988, ultima propaggine, ha già un biglietto da visita con un'ultima riga di avvertimento. "Dopo di me una nuova terra", dice.

La differenza tra l'inizio e la fine - Passando dal primo all'ultimo giorno di questo racconto la vera differenza sta in una diversa concezione. Basta pensare che nel 1957 abbiamo solo un canale Tv, e questo trasmette per non più di 7-8 ore. Nell'ultimo giorno sia le radio (notate il plurale) sia le emittenti televisive (altro plurale) trasmettono 24 ore su 24. Questa è una differenza abissale. Voi provate a costringere una persona a parlare per ore di seguito. In mezzo dirà cose inutili, perfino stupidaggini. Diremmo allora che uno dei pochi casi di 'regressione' è stato questo. Fortunati gli uomini che ebbero poche ore di trasmissione al giorno, perché ebbero uno spazio per se stessi e una miniera per le parole che in seguito non si avrebbe più avuto. Oggi, se ti metti alla radio o alla TV, non puoi che sentire 'ripetizioni'. Chi ha orecchio e memoria comincia a coniare il 'déjà entendu'. Nel 'già sentito' è compreso quel che tu stesso hai già detto.

Più si va in basso (telenovelas, situazione in Israele) e più si trovano racconti o storie senza conclusione. Più la gente è priva di interessi o chiusa in una routine più è imprigionabile in storie senza termine.

Amori e psiche dell'uomo medio nel mondo dei media - Più si attacca ai media più l'uomo medio è portato a pensare di vivere 'una vita da nulla'. Siccome vede quelli cantare, siccome vede quelli esibirsi, siccome vede quelli mentre quelli non vedono lui, crede di essere 'da meno' solo per questo. L'equivoco è grosso. Se qualcuno è da meno lo è perché non sa esibirsi, non perché non si esibisce. Difatti, il giorno in cui il cabarettista lo inviterà a salire sul palcoscenico (anche per cinque minuti soltanto) che fara? Si negherà, farà resistenze, dirà che 'non è cosa da lui'. I più lo prenderanno per 'timidezza' (brutta parola che non significa nulla). Non è timore di qualcosa. E' che quell'uomo non ha talenti, non sa fare quasi nulla che non sia mera esecuzione di lavori da tavolo (se è impiegato) o applicazione o ripetizione di gesti uguali (se ad esempio è gestore di un negozio).
Sono interessanti tuttavia anche considerazioni all'inverso. Molti cantanti si rivelano proprio dal vivo. Nel bene e nel male. Alcuni li scoprirete, e così direte che 'non li attendevate così intelligenti'. Significa che parlando fuori dal mezzo televisivo hanno rivelato di essere meglio di quel che apparivano. Altri al contrario li troverete meno interessanti di quel che vi sembrava, poiché parlando hanno mostrato di che pasta sono fatti. Come dire che i media servono ma fino a un certo punto. La natura richiede anche qui una prova della verità.
Questo è il tipico campo in cui ciascuno avrebbe detto la sua. In breve, ogni esperienza, ogni avventura di vita è singola. Tutti siamo, o meglio saremmo ambiziosi. Dice: allora com'è che solo alcuni sono in quell'annuario? Ma perché quando si presentarono le richieste di partecipazione al festival è ovvio che ci fosse uno che selezionava. E così diceva: questa sì questa no. Alla fine, anziché 200 (quanti erano i richiedenti) al festival parteciparono in 25 (che furono quelli scelti). Allora, il numero dei richiedenti è il totale dei treni che vedrai passare oggi nella stazione di Milano. Il numero dei partecipanti sono i treni che prendi tu, nella realtà, in uno spazio X di tempo. E' lo stesso salto che c'è tra il pensare una cosa e realizzarla. Tutti possiamo pensarla, ma pochi la realizzano.
Quella selezione non ha un criterio assimilabile alla giustizia. Siccome tutti sbagliamo, dovrai mettere in conto una piccola percentuale di errori del selezionatore. Anche questo fa parte della vita, che non può avere un tribunale per riparare agli errori di giudizio. Quando G.N. raccontò che la canzone vincitrice al festival 1988 era stata addirittura 'bocciata' quando la presentò lui disse una cosa che colpì molte persone. Ma anche quella era soltanto la descrizione della realtà e niente di più. Anche un quadro di Picasso sarebbe stato 'rifiutato', su precisa richiesta. Poi il tempo decise in un altro modo.
-Cosciente di tutto questo, poiché carico di anni


Il Restauro fa un grande bilancio dal 1989 al 1992

Arriva il 'redde rationem', un rendiconto generale che investe più o meno tutti i paesi del mondo. Il Restauro va per piani alti, e compie due operazioni: ripresenta in meglio con grosse modifiche (esempio, costituzioni con nuovi emendamenti) e seleziona come nessun ciclo finora aveva fatto. Quel che è inutile o di poco conto appare davvero come tale, perché quest'epoca non lo accoglie.

Crudezza del Restauro - Questo ciclo fu poco tenero, dal punto di vista personale. Lanciò poche persone. Ci furono gruppi al primo impatto, ma questo fu talmente duro che sarebbe difficile parlare di un lancio. Ci furono 'recuperi' come quelli dei cantanti anni '60, ma fu roba di un paio di sere all'anno. Ci furono alcune 'new entries' di peso negli ambienti di lavoro, ma queste furono combattute da chi c'era già (vedi problema del mobbing). Ci fu chi lavorò sodo, ma non vide risultati prima della fine del ciclo. Risultato finale: di lanci veri e propri si può parlare solo dal 1993 in poi, quando il ciclo del Restauro era già finito. I pochi 'beneficiari pieni' del Restauro (il nostro critico d'arte, chi vinse a Cannes, ecc.ecc.) erano uomini solidi, con una lunga gestazione alle spalle. Uomo del Restauro fu il segretario della Lega, solo perché questa riuscì a coprire una parte del vuoto lasciato dai vecchi partiti. Il Restauro non improvvisò nulla, dal punto di vista delle persone. Se qualcosa veniva proposto, richiedeva sempre un metodo. Il ciclo mandò nell'oblio più totale molti gruppi musicali che si erano installati facilmente alla fine della Risalita. Gli eventi (guerra del Golfo, fine dittature, scissioni Jugoslavia, ecc.) furono molto crudi.

Forza del Restauro Chi ha amato questo ciclo rimpiangerà sempre la sua asciuttezza, il suo senso realistico, la sua capacità di tenere duro anche da parte di chi non poteva avere 'voce in capitolo'. Questo quadriennio rimise tutti su un medesimo punto di partenza, poiché con la nuova presenza del computer (così completa, così centrale) e l'integrazione di tutte le fonti applicate in esso venne a formarsi nei centri urbani un uomo nuovo. Parte del tempo sarebbe stata dedicata a far lavorare bene una propaggine del proprio corpo che non aveva un fine estetico. Fu la prima volta, nella storia dell'umanità. In precedenza, prolungamenti furono parrucche, protesi, animali, semplici meccanismi di riproduzione della voce (registratori) o del volto (disegni e ritratti): Per la prima volta un 'duplicato' umano - che non era un robot - entrava nelle case convivendo con gli esseri umani in una collaborazione che aveva spesso la funzione di vera e propria surrogazione (anche se il Pc completo arrivò nel 1993-94, la fonte fu il Restauro). Avere un alter ego che ti dava un allarme a una cert'ora, ti domandava cosa volevi fare, ti dava dei sooni combinati a immagini in un fondo di semplice 'testo' era una condizione sconosciuta ai nostri antenati.

Si modificava il quadro, le condizioni di vita. Ogni volta che si diceva 'ma tanto questo non lo farà' arrivava puntualmente la smentita di un programmatore o di una ditta che annunciavano di 'aver pensato anche a questo'. Visto in questo modo, il Restauro fu una successione di 'nuovi arrivi' che fecero un po' l'effetto di colui che dà un nuovo volto al palazzo. E questi arrivi non ebbero mai ostacoli (come succedeva ad esempio nella produzione artistica). Essi penetrarono profondamente nella nostra vita. Come avremmo dovuto sentire il Restauro? Tutti i cicli si devono sentire con speciali forme di intuizione, che arrivano perfino a colloquiare con lo spazio-tempo (che del resto suggerisce testi e liriche che descrivono anno per anno quella realtà). Tutto l'insieme di 'presenze' avrebbe dovuto comunicare il senso di quell'epoca. Qualcosa lo abbiamo detto qui. Altre cose verranno scoperte tra 20. 50 o 100 anni.

Il lessico di Memoriale - A un certo punto i più giovani, se visitano Memoriale, restano quasi storditi dall'abbondanza di osservazioni, di consigli e anche di 'deviazioni da'. Di questo, soltanto di questo provai disagio all'inizio. Chi scrive vorrebbe sempre selezionare anche chi legge, quando la sua opera non è per tutti. Su Internet non si può. Si manda qualcosa... e ti raccomandi alla buona sorte. La sorte che vorresti non facesse troppi equivoci, che vorresti dirigesse i contenuti sulle persone giuste. E' bello se un ragazzo capisce quali sono le cose che valgono.
Pensate soltanto a quanti cavalieri ci sono in Italia. Ricordo che già a fine anni '60 si diceva: "Non ci tengo, ormai mezza Italia lo è". Qualche secolo fa, 'cavalieri' erano personaggi veramente blasonati. Poi si fecero quelli 'del lavoro'. E siccome il concetto era vago pian piano si diedero benemerenze a destra e a manca da un Quirinale che andava anche a interessi. La cosa era divertente solo quando ci andavano gli sportivi. Faceva impressione vedere la squadra dei mondiali di calcio con completi eleganti e uomini incravattati come sardine al cospetto del presidente della Repubblica, o schermidori o ciclisti reduci da un'olimpiade. Gli altri furono più o meno occulti. Te lo dicevano qualche giorno dopo, quando scherzando ti avvisavano che da quel momento avresti dovuto chiamarli 'cavaliere'. Mentre scrivo, il 'cavaliere' più bersagliato è proprio colui che è stato chiamato alla guida del governo. Purtroppo la parola non si usa più con rispetto. Tanto varrebbe abolire sia il titolo sia la prassi in uso presso il Quirinale. Direi proprio che il termine è oggi spregiativo.

Contro ciclo - Essere 'contro un intero ciclo' è cosa da non augurare a nessuno. Un anno non in linea si passa tranquillamente. Tre o quattro anni 'a muso duro' sono difficili da passare. Qui si può essere 'fuori età' a disagio in un mondo che si trasforma. E' il caso dei nati a metà anni '30, che non si ritrovarono nei primi anni '90. Oppure 'sbalestrati' da un evento improvviso, come accadde ai politici finiti in malora con Tangentopoli. Oppure proprio in costante 'attrito' col ciclo stesso. In attrito con la Discesa furono ad esempio professori e moralisti della vecchia generazione, molti dei quali affermarono che quel triennio fu una 'discesa agli inferi', una specie di abominio della società. Oggi non lo dice più nessuno.
L'attrito è più spesso di natura ideologica. Arriva un movimento di idee, una moda, una corrente e noi siamo infastiditi. In genere, chi domina in un ciclo acquista potere ma raccoglie un vasto campionario di fastidi nella società.

In favore di ciclo - Ogni ciclo lavora nel senso che presenta al mondo (ciascun ambiente, per coloro che leggono) cose sue. Queste sono o nuovi personaggi o nuovi simboli. Si può essere 'recuperati', per esempio se uno precedente ci aveva escluso. In questo caso ci stupiremo della facilità con cui ci muoveremo nel seguente. In realtà ci muoviamo a casa nostra, quindi non faremo neppure molti sforzi. Si può essere 'casualmente spinti', per un incontro improvviso. Infine si 'emerge', che è la cosa più naturale del mondo.

La continuità tra il 1992 e il 1993 fu uno dei fenomeni più affascinanti del mondo contemporaneo. Non si può dire che il restauro politico e costituzionale delle nazioni 'riaggiustate' dal grande incontro planetario fosse terminato con il 1992. Esso proseguì per almeno tre quarti del 1993, ma quest'ultima era un'annata troppo generosa per lasciare ancora le persone a secco. La primavera di quell'anno - in un panorama spuntato da dimissioni politiche in massa - vide un abbondante irruzione di personaggi sul piccolo schermo. In questo il primo anno dell'Assestamento fu generoso. A meno che non avessi pendenze con la giustizia (in questo caso fu terribile) ti dava spazio a volontà soltanto che lo chiedessi. Quell'anno poi si uscì molto per escursioni, workshop, corsi e si può dire che con il 1993 inizia il lungo lavoro di aggiustamento dei nuovi equilibri creatisi - a prezzo di duri scontri - nei quattro anni precedenti.


Dopo si va all'Assestamento dei nuovi equilibri dal 1993

Per vivere bene e al massimo la prima era dell'Assestamento occorreva avere una certa voglia di vivere e un grande interesse per le nuove tecnologie. Gran parte della popolazione rimase indietro, e quando si accorse della rete - se voleva navigare a casa - dovette prima fare uno sforzo per accedere all'oggetto-computer. I ricordi più belli di questa prima era (1993-94) li hanno in pochi. Dovrete andare a chiedere ai tecnici informatici, ai primi fornitori di servizi di rete, ai primi Webmaster, e qui verrà fuori davvero un mondo di pionieri alle prese con errori, inconvenienti, seccature. Tra il 1993 e metà 1995 furono innumerevoli gli interventi per attivazioni, e quasi il 40% di essi non fu neppure riuscito. Queste macchine allora gracchiavano, erano lente, non avevano sintonia con noi. Oggi ne parliamo con distacco e serenità, ma furono tempi duri per almeno due anni in tutta Europa.
Assestamento è una formula eterna, perché colui che sia stato introdotto improvvisamente in un nuovo mondo dovrà necessariamente assestarsi, aggiustare in qualche modo la sua vita. Se una persona arriva al 2005 senza aver mai conosciuto un computer avrà il suo assestamento, magari dal 2005 al 2006. Noi qui abbiamo parlato dell'Assestamento del mondo, che ebbe bisogno all'incirca di 5 anni. Questa durata, dal punto di vista collettivo, è rispettabile. In cinque anni vedi passare tante cose.
Siccome ci sono 'cinque anni ' e 'cinque anni', questi furono diversi dagli altri, poiché si ebbe un immenso campionario di possibilità concentrato in poco tempo. Diciamo che da metà 1993 a metà 1998 valeva grosso modo quindici o vent'anni di cento anni fa. L'Assestamento infatti migliora anch'esso. Non è però un'Ascesa, questo è importante tenerlo presente. Quarant'anni prima quelle cose venirono piano piano, con più lentezza e gradualità. basta guardare al progresso della lingua. Stavolta abbiamo avuto una marea, un'invasione in un'epoca in cui la società era già matura per la tecnologia. Intendo dire che se è normale che un bambino senta paura di 'quel' televisore nel 1958 è rarissimo che un bambino del 1995 provi paura davanti a un computer. Ormai lo schermo abita in casa da decenni.

Aggiustarsi richiede coraggio, abilità - Quando ti aggiusti, compi un'operazione che richiede una valutazione. Non hai più certi strumenti, ne hai altri. La lingua più volgare utilizzava il verbo nella maniera più volgare. Cosi fu terreno per il pascolo democristiano, quello che 'aggiustava' sempre tutto con il compromesso, con l'accordo segreto. Anche negli uffici dicevano: "Eeh, va be'... ci aggiustiamo, no?" E invece aggiustare è un'altra cosa. Colui che aggiusta riallinea gli organi in un altro modo, allenta alcune viti, altre le stringe. Dopo l'aggiustamento la macchina funziona meglio, ha una struttura interna modificata che la rende meglio operativa. E non è un fatto di 'mettersi d'accordo in qualche modo' (questa fu l'accezione comune). Anzi, quando si passa per un assestamento, si passa per contrasti, tensioni, sbilanciamenti che bisogna aver la forza di riportare a un 'nuovo ordine'. La necessità di quest'azione è data dal fatto che qualcuno ha fatto un oggetto nuovo o ha reso nuovo quello che era vecchio, obsoleto. A questo punto non hai subito le mani o i piedi per usarlo. Assestarsi vuol dire prendere confidenza.

Anche il 1993 è annata con impressioni da ricordare. La pulizia morale fu anche quella dell'aria (ricordate gli sforzi per le auto catalitiche?). L'eredità del 1992, quella del pulito, andò a riversarsi sulle prime applicazioni. Dieci anni dopo tutto ci sembra da poco, ma chi visse quell'aria la ricorda e sa che da allora non se n'è sentita una uguale.

Cosa fai quando senti che è il tuo momento? Una delle scelte più comuni è quella di essere onnipresente. Così si fanno contratti, si va come ospiti a tanti programmi, si sta al telefono tutti i giorni, si stabiliscono contatti a più non posso. Quando avrete esperienza (e diciamo, quando il mondo avrà molta più storia alle spalle), gli individui non ricadranno nella ingenuità di credere che sfruttare quel momento significhi comparire molto spesso davanti agli altri. Il fatto che siamo in armonia con le forze della natura non sempre si concilia col fatto che gli altri gradiscano una nostra onnipresenza. Una dimensione veramente spirituale ci fa sentir bene al solo respirare, al solo camminare, al solo vivere. Chi legge non si stupirà se gli anni più belli (1975, 1993) li ho passati in moto sul territorio. In quel momento è come se ringraziassi qualcuno di esistere. Stai bene. Non hai impedimenti. E così muoverti ti dà benessere, anche da solo. Il cielo ti strizza l'occhio, stare al chiuso sarebbe un peccato.

Poi vennero guai. Dopo il 1994 accadde che l'ambiente sprofondò in un piccolo fosso, qualche mese. Tutti videro nero, le cose parvero imporvvisamente difficili, si fecero tagli, l'incertezza e la confusione presero il sopravvento. Una piccola fase critica non è nulla di grave, perché rientra nella logica di qualsiasi convivenza. Soltanto dal primo 1996 il mondo cominciò a respirare con le nuove 'potenze' e a quel punto fu un'esplosione. Le edicole si riempirono di 'carta di informatica', e quella poi divenne 'informazione per la rete'. Il computer si usava anche soltanto per navigare, che è come utilizzare un'automobile soltanto per le cerimonie pubbliche. 'Navigare' fu una cosa bellissima, perché a casa tua facevi entrare il mondo. Non eri tu che entravi nel mondo, perché questo avrebbe comportato un rituale che si è sempre definito 'iniziatico' (pensiamo alla introduzuone dei giovani nelle case chiuse, anni '50): Qui era al contrario il mondo che veniva da te. Tu lo chiamavi - questo è vero - ma esso era sempre lì, a portata di mano.

Navigare fu avere tutto - Due secoli fa navigare era l'unico modo per attraversare il mondo con una certa tranquillità. Soprattutto l'unico per andare da un continente a un altro. La metafora del 'navigare', quando fu ripresa nei primi anni '90, riportava l'idea di un attraversamento globale, stavolta senza incontrare frontiere. Questo era il punto-chiave. A questo si aggiungeva il fatto di muoversi sul Web. Il percorso non era più su strada o sul mare, ma sulla tela di un ragno che come una marmellata gigante si stendeva su tutta la Terra coinvolgendo tutti quelli che volessero. Chi non poteva o chi non voleva in teoria ne stava fuori. In pratica però finiva dentro anche lui. Essendo i motori di ricerca universali, c'era qualcuno che avrebbe tirato in ballo anche quelli che non partecipavano. Così, se anche lo scrittore o l'imprenditore non avessero conosciuto quel mondo c'era un terzo che si occupava di inserirli. Dopo qualche anno una frase fece il giro del mondo. "Perché non vi mettete su Internet anche voi?". Con il 1996 e il 1997 anche le ultime aziende o gli ultimi single conosciuti rimasti fuori finirono dentro. Nei casi minimi si ordinava un sito di sola presentazione (due righe per dire che esisto). Ma se il soggetto si entusiasmava non è che le righe diventassero 40 o 400. Succedeva che non usciva più da quel mondo. Quella marmellata pian piano ebbe la forza di avviluppare tutto il mondo, dando sigle, etichette, estensioni, biz, com, slash, dot, net, uk, gov, it, es, link, flash, win, crypt, mail, e chi più ne ha più ne dia. Un'invasione di acronimi posò uomini e cose su una ragnatela gigante che avendo preso tutto e tutti si stese sul globo terracqueo con la stessa forza degli oceani.
Anche se ci fu un comtrollo, anche se ci fu un galateo, quelle cose non avevano dei limiti. Se tu ricostruisci un mondo senza frontiere necessariamente devi porlo a disposizione di tutti senza distinguere. Fu questa l'impronta più rivoluzionaria di tutti i tempi. Prima esistevano meccanismi che filtravano, che selezionavano le entrate, che dicevano in anticipo chi doveva guardare o ricevere. Perfino le case chiuse lo facevano. Qui tutto fu aperto e liberalizzato. Un ragazzino che anche per trenta minuti venisse lasciato solo a casa quando accendeva il computer del papà entrava con la libertà più totale dove credeva. Poteva vedere donnine nude, capire com'è fatto il corpo dell'attrice Crudelia Delon, guardare cosa aveva fatto il presidente del Consiglio vent'anni prima, scoprire quali erano gli idraulici disponibili il giorno di Natale. Insomma, poteva fare tutto. Lui come un vecchio di 98 anni. Ecco dunque come il mondo venne riallineato su un medesimo punto. Quando scoprivi che c'era scoprivi anche che non esistevano più separazioni, tra le cose e tra gli uomini. Tutti vedevano quel che vedevano tutti. E se avevi una videocamera presto o tardi ti facevano vedere anche in diretta quello che uno faceva dall'altra parte del pianeta.

Ora tornate all'immagine in alto, nella pagina. Visto quanto è cambiato in 100 anni appena?

Anche qui, ciascuno ebbe la sua giornata. Ciascuno dovrebbe avere un ricordo particolare, una giornata che è rimasta impressa per una cosa fatta o data da Internet. Purtroppo, non ci furono molte rivelazioni. Gli artisti davano incarico a un Webmaster o a una ditta di costruire loro il sito e così scoprivi dati ma il modo non ti diceva nulla di loro. Visitandoli scoprivi che chi non ha nulla da dire nella vita non dice nulla anche su Internet.

Avere un proprio sito fu roba da nulla - Il fenomeno si sviluppò a cascata. Man mano, mese per mese, queste riviste (sorte come funghi, e tuttora ingorgo delle edicole) ci informavano. Esse portavano in dote un Cd-rom con software (gira e rigira sempre quello). Qui la nostra generazione porta ricordi infiniti, di tutta la seconda era dell'Assestamento. Questi ricordi non possono essere espressi interamente, perché sono ancora troppo freschi. Si aprivano le riviste e si trova(va)no specchi per le allodole. "Ti spieghiamo come fare miliardi con un sito Web", "Ti diamo una casella di posta eletronica per l'eternità", "Ti diciamo dove puoi acquistare viaggi per pochi dollari". Chi avesse avuto voglia di vivere avrebbe dovuto comperare mezza edicola.
Ci fu poi un altro problema. Chi scriveva su queste riviste aveva sì una competenza del settore, ma non era specialista di altre cose. Come facevano questi ragazzi (la loro età andava da 16 a 30 anni) a sapere quali erano le migliori scuole di lingua sul Web? Prendevano liste dai motori di ricerca, e segnalavano.
Le news presto si appiattirono in una maniera atroce. Le prime pagine furono prese da Casa Bianca, Nazioni Unite, governi, showbiz. Ma come... avevate detto di voler fare una cosa non governativa, libera, fuori dai circuiti, e poi date come front page informazioni proprio su quei circuiti? L'ingenuità fu colossale.

Internet avrebbe dovuto essere la 'grande liberazione' per l'umanità. La gente non lo ha capito, e così fa lo stesso giornale che trovi in edicola (che tra l'altro viene reso inutile, in quanto carta, dal Web). Liberazione significava proprio avere la più grande democrazia, il territorio in cui tutti tornano a essere, tutti tornano ad avere pari dignità. Un primo passo sarebbe stato ad esempio dare nome-e-cognome a tutti. Ancora nel 2003 titolavano: 'Morta moglie di un calciatore'. Sarà morta la moglie di un mestiere?

Il ciclo che precede il Trapasso fu per la maggior parte fatto di incertezza, di precarietà. Fu sofferto dai tradizionalisti, e dagli antichi democratico-cristiani.

'Trapasso' è passaggio da un luogo a un altro o da una condizione a un'altra. In quello della morte si rappresenta il passo più lungo ed importante che un uomo venuto al mondo possa compiere. Prima il tuo corpo respirava, immerso in un ambiente chiamato 'Terra'. Ora il tuo corpo non respira più, e con questo noi riteniamo che l'essere sia passato a un'altra condizione. Il trapasso come è avvenuto? Non possiamo saperlo inter