Quando si disse 'nuovo mondo'

Si disse tante volte. 'Nuovo mondo' fu definita l'America settentrionale, dopo che Cristoforo Colombo arrivò a scoprirla. Tutto il continente, per secoli, fu sinonimo di 'nuovo mondo' perché tale appariva agli storiografi che si trovarono a dover inserirlo nei nuovi manuali di storia. Un continente che non conosceva dinastie regnanti, che fu civilizzato da Europei, ma che nel corso dei secoli successivi fu - almeno in quella parte - sinonimo di avanguardia. Tanto avanti che dalla fine del secolo XIX° si registrarono migrazioni di massa. Ma ancora cinquant'anni fa una canzone diceva 'Tu vuoi fa' l'Americano', perché America era sinonimo di 'terra nuova e proiettata verso il futuro'. In precedenza, nel medesimo spirito, era stato Antonin Dvorak a scrivere una sinfonia del nuovo mondo. Stando a contatto con quella civiltà gli era sembrato di interpretare un nuovo apporto anche in musica. Poi fu Aldous Huxley a intitolare Brave New World, che fu tradotto da noi Il mondo nuovo, un'opera che in verità lanciava allarmi - più che promesse - su quella novità.

L'espressione 'mondo nuovo' ha certo qualcosa di naif, oltre alla sfumatura di ottimistico pionierismo. La si dice pensando di trasmettere un significato anche quando non si è ancora affermato socialmente. Ma cosa... si affermò socialmente? Ecco il problema più grande. Noi, delle presunte affermazioni sociali, leggiamo soltanto nei libri. Solo sulla carta leggiamo che Gesù fu il fondatore di qualcosa, e ci crediamo. Solo sulla carta leggiamo che l'Impero Romano si estendeva fino al Medio Oriente attuale, e ci crediamo. Solo sulla carta leggiamo che nel 1961 fu fatta l'Italia. La verità è che furono creati organi politici, che rappresentavano politicamente un territorio unificato. Ma il 90% della popolazione, all'epoca, non ne seppe assolutamente nulla. Al tempo dell'Impero Romano, poi, nessuno ebbe idea che quello fosse Impero di Roma. Al tempo degli apostoli, ma anche dopo, nessuno ebbe idea che quello fosse 'cristianesimo'. La parola venne offerta molto tempo dopo, quando fu comoda per indicare quel concetto. Insomma, la storia vera è sempre opera di pochi. Perfino oggi, a casa guardano la Tv. Fuori, vanno a scuola o nei luoghi di lavoro. La società non sa mai cosa sta realmente succedendo, giorno per giorno.

Quando diciamo, volgarmente, 'nuovo mondo'? Lo diciamo in occasioni in cui si vuole mettere in evidenza la differenza tra una cosa vecchia e una versione nuova. Nella lingua misera 'un nuovo mondo' è semplicemente uno scenario in cui sembra di stare meglio di prima, più comodi, più tranquilli e spesso anche più ricchi in banca. E' soltanto una volgarizzazione, dettata da esigenze pratiche o minuscole. Si dice anche per interesse, quando vogliamo mettere in risalto il nostro 'valore aggiunto'. Ogni nuovo primo ministro, nel tentativo di decantare il proprio governo, lo dice pubblicamente senza mezzi termini ogni 48 ore.

Quando diciamo, in senso alto, 'nuovo mondo'? Lo dicono - raramente - letterati o artisti in occasioni in cui si ravvisa l'apporto determinante di un nuovo genere artistico. Nel 1992-93 si diceva ad esempio che la realtà virtuale e l'immagine computerizzata avrebbero cambiato di lì a poco tutto l'universo della fruizione dell'arte. Lo dicono - raramente - scienziati quando un nuovo prodotto o una ricetta sembrano cambiare tutto un settore, recando innovazioni determinanti. Per un ricercatore, perfino una cosa limitata e incerta come la fecondazione artificiale o eterologa può essere sinonimo di 'nuovo mondo'. In questi casi, si tende a vedere il proprio interesse trasferito in un settore in cui se ne può avere vantaggi. Chi emigra negli Stati Uniti per insegnare o fare ricerca, se si trova meglio, dirà che anche quello è un 'nuovo mondo'. In realtà, non considera che è nuovo solo per lui che vi è entrato. Questa cosa, per essere nuova per tutti, dovrebbe avere la stessa importanza del telefono o del televisore a casa. Questi apparecchi lo furono, senza dubbio. Il problema è che ora viviamo una fase di riflusso. Oggi, chi non ha a casa un televisore verrà forse considerato strambo dagli uffici Rai ma fa un figurone socialmente, poiché la cosa appare anzi 'chic'. Ad essa si uniranno frasi del tipo "Ma cosa vuoi che tenga a casa, con lo schifo della televisione attuale?". Questo è molto interessante: la constatazione che appena 40 o 50 anni hanno rovesciato il 'sentire' di molte persone, facendo scendere di valutazione un apparecchio che all'inizio era 'nuovo mondo', ci dice che anche questa espressione non è tale da mettere d'accordo tutti e per molto tempo. In questo caso, l'espressione più forte ed efficace sarebbe semmai 'fine del mondo'. Difatti, la usiamo in lingua volgare per dire che una cosa è straordinaria o meravigliosa. Questo sito è la fine del mondo. Questo cellulare è la fine del mondo. La cosa vale a situare all'estremità di tutto, a conferma che per gli esseri umani conta più essere 'extra' che essere 'completamente nuovi'.

'Nuovo mondo', in senso rigoroso, è propriamente un intero settore che rivoluziona il nostro vivere. E anche qui, si dovrebbe dire, il fatto che più incide dovrebbe essere un'iniziazione. Come fate a entrare in quel mondo se non avete imparato i metodi o non possedete gli strumenti per viverci? Memoriale ha iniziato a un nuovo mondo, soprattutto perché con quelli vecchi è un peccato vivere ancora. E la Bibbia è certamente tra questi, perché quando fu redatta non si aveva idea di gravità e di spazio intorno a noi. Sentire parlare molte persone di quelle cose rattrista. Ma certo possiamo fare poco, nei confronti di un'intera società. Fa poco anche un libro, un film, una sola persona. Fanno molto di più lo tsunami o un terremoto o una guerra perché da soli hanno il potere di ridurre gli abitanti del pianeta (e non sembri strano se affermo che in quel modo si riduce anche la stupidità). Io parlo, su Internet. Ma per far diventare realtà le cose che dico occorrerà un tempo lungo, perché nel frattempo sono altre quelle diventate 'ufficiali'. Al Parlamento come invitato, con la qualifica di 'autorità spirituale', va Wojtyla e non uno di quei discepoli dell'era dell'Acquario. Vedete quanta strada, ancora. Ciascuno di noi (perfino i deputati di più scarso livello) preso da solo è magari un essere ammirevole. Poi usciamo da casa e ci imbattiamo nei manifesti di un senatore di quel partito. Poi accendiamo la radio e sentiamo che parlano di quell'organo politico. Quanta strada, ancora. C'è, tuttavia, uno spiraglio che è proprio Internet. Con la rete siamo in grado di comunicare e di raggiungere un numero infinitamente maggiore che in passato. Trenta giorni fa, alle 19 della sera, un testimone di Geova voleva entrare a casa mia per fare una piccola discussione (la solita). L'ho anticipato. Gli ho detto: "No, guarda, quelle cose le sappiamo a memoria e parlarne non serve più. Ti dò il biglietto da visita del sito, prova a fare una visita su www.memoriale.com e non perdiamo tempo". Ecco una cosa che ci fa dire: "Siamo in un nuovo mondo".

Pagina pubblicata il 29 gennaio 2005