Allah, un Dio per le tribù dell'Asia minore

LE PREMESSE GEOPOLITICHE E L'ESPANSIONE STORICA - La storia antica - come abbiamo visto - è più che altro una successione di migrazioni di popoli nei vari territori allora abitabili del pianeta, con il poco di strumenti e di nozioni per la vita associata che si possedevano. La stessa storia medio-orientale è attraversata da lotte e da un confronto incessante tra popolazioni residenti locali (ma solo perché stanziatesi dopo uno spostamentio) e nomadi del deserto (che poi divennero ufficialmente 'beduini', dopo l'avvento di culture urbane). Questi territori furono per circa dieci secoli teatro di una esistenza povera, limitata alle relazioni entro la propria tribù e a spostamenti entro le vie carovaniere. I beduini nutrivano generiche credenze animistiche, prive di fanatismi e di passioni. Esistevano idoli della natura, quali caverne, alberi, sorgenti d'acqua. Chi non si adattava al nomadismo viveva nelle oasi e nei pochi centri urbani (che oggi chiameremmo 'villaggi').

La predicazione di Muhammad, della tribù dei Kuraish, trovò dunque un ambiente poco istruito e soprattutto poco appassionato. Dopo la sua morte, avvenuta nel 632, il potere dell'epoca (i primi califfati) fu naturalmente attribuito ad alcuni dei suoi parenti. Fu dato avvio alla più spettacolare espressione della tendenza migratoria di quelle zone, che fu fu proprio l'espansione degli Arabi (soprattuttio della loro cultura) nel VII° e nell'VIII° secolo. Furono sconfitti via via l'Impero Bizantino e quello Sassanide, finché la spinta dilagò anche nell'Africa settentrionale e soltanto Carlo Martello nel 732 riuscì ad arrestare l'onda, che già aveva penetrato la penisola iberica.

Anche qui le lotte di potere avevano dato luogo a conflitti generazionali e a scismi, il principale dei quali (SUNNITI-SCIITI) diede all'Islam la prima bipartizione geopolitica. Fino a metà del secolo XIII° gli Abbasidi governarono con centro nell'odierno territorio dell'Iraq, mentre in Spagna gli Omayyadi riuscirono a mantenere un emirato a Cordoba. Dopo l'Andalusia ci fu anche il separatismo del Marocco, della Tunisia e dell'Egitto (dinastia sciita dei Fatimidi). Il tardo Medioevo registrò il dominio della dinastia dei Selgiucidi e poi degli Ottomani (il cui impero, con capitale Costantinopoli, sarebbe andato fino alla fine della prima guerra mondiale).

Mai come nel caso dell'Islam si è detto che aderire a una religione aveva il significato di abbracciare una cultura e un insieme di leggi orali e scritte. In realtà, la stessa cosa si sarebbe potuta dire per i più autentici devoti degli altri due culti (vedi osservanza della Bibbia, dei Comandamenti, delle prescrizioni). E' vero, tuttavia, che l'Islam ha conservato col tempo una perfetta aderenza tra pratica religiosa e legge civile (sharia) che è valsa a contraddistinguerlo da tutte le altre religioni.

Questa aderenza fu realizzata dal principio, poiché il Corano fu considerato il Libro per eccellenza, la legge che avrebbe dovuto regolare TUTTA l'esistenza (interiore, sociale, individuale, collettiva) dell'uomo e della comunità (umma) a cui avrebbe aderito chiunque intendesse divenire musulmano.

Noi oggi definiamo 'mondo arabo' una vasta zona geografica e politica del mondo che va dall'Africa settentrionale all'Afghanistan, e vi includiamo Stati e popoli che dichiarano l'Islam come propria religione nazionale. Come tutte le suddivisioni, anche questa è di comodo. Storicamente, il mondo arabo fu in origine la parte odierna di Arabia Saudita che vide nascere la cultura islamica, insieme con la lingua araba. Un tempo. politicamente si usava anche parlare di Vicino Oriente o di Asia Minore per riferirisi a questa vasta area accomunata dalla presenza di moschee e di una lingua araba poi ramificatasi in commistione con gli idiomi nazionali. Oggi, per il conflitto arabo-israeliano, predomina la definizione 'Medio Oriente', e quando si intende comprendere tutta la vasta zona suddetta si preferisce la formula generica 'mondo arabo'.

Tutta questa zona possiede un'ampia presenza di territorio desertico. Falde sotterraanee di acqua diedero origine ad oasi, presso le quali si svolgeva fin dall'antichità gran parte della vita associata. Caratteristico di quest'area il fenomeno del 'miraggio'.

Qui nacquero i tre culti che si usa definire 'monoteistici'.

A differenza che nelle altre religioni, qui non ci fu mai un'istituzione con un potere presso la comunità. La creazione di riti non divenne mai 'liturgia', perché il Corano si limitò a dare un 'potere di giustizia' ai più dotti. Gli stessi califfi (succedutisi per tanti secoli fino all'inizio del secolo XX°) vennero considerati 'delegati del profeta', poiché molto saggiamente si evitò di istituire 'rappresentanti di Allah'. Muezzin è l'uomo incaricato di sovrintendere alla moschea e lanciare il richiamo alla preghiera. Colui che guida le preghiere venne detto 'imam'. I saggi e gli esegeti del testo furono detti 'ulama'. Pareri molto autorevoli su questioni giuridiche vengono tuttora emessi da uno strano personaggio chiamato 'mufti'.

Se si risale alle origini, si trova che la moschea (Masjid) era soltanto un cortile, con un pulpito in legno da cui l'imam sovrintendeva alla preghiera, che doveva svolgersi con orientamento in direzione della Mecca.

Allah nel Corano

Il Dio dell'Islam è l'esemplificazione più chiara dell'oggetto linguistico da riempire (vedi il file sulla dimostrazione). Non sapendo chi o cosa sia, si arriva a dare 99 nomi, con in cima aggettivi mirabili come 'immenso', 'inimitabile', 'incomparabile'. C'è anche qui l'idea di chi sa tutto ('E certamente a Dio non è nascosto niente sulla Terra', III, 5) senza che gli altri sappiano alcunché di lui ('Egli conosce ciò che è davanti a loro e ciò che è dietro a loro mentre loro non conoscono di lui se non ciò che Egli ha voluto far sapere di sé', II, 255). C'è anche qui l'idea di salvezza ('Separerà il cattivo dal buono', III, 179), della creazione ('E' lui che vi ha creati', XXX, 40), della grazia ('Egli concede a chi vuole la sua Grazia', LXII, 4).

Ad Allah nel Corano si attribuisce tutto, e viene dato monito perfino per coloro che dovessero volgergli le spalle (ipocriti). In questo senso - soltanto in questo - possiamo dire che il Corano provvide a tutto. Una volta instaurato questo culto che nel testo vi sia tutto riguardo all'oggetto adorato! Compiacente e gratuita invece l'idea - alimentata in tutti questi secoli - che nel Corano sia contenuta qualsiasi regolamentazione per la vita associata. Gli esegeti diffusero la voce che qualsiasi evento della vita era previsto e regolato all'interno del Corano. Se non era visibile, lo si sarebbe scovato per analogia. Con questo comodo sistema certo non ci sarebbe stato nisogno di nuove leggi scrtte. Il codice era quello. Bastava osservarlo, richiamandolo anche quando sembrava che non parlasse di quell'evento. La Bibbia, seppure decantata con la medesima completezza, non arrivò mai a poter fare da legge civile, poichè - al contrario dell'Islam - il potere temporale rimase storicamenbte ben distinto da quello spirituale (al massimo ci si scambiava relazioni diplomatiche, ma tenendo ben distinti i rispettivi codici).

Visto e letto oggi, il Corano appare una guida di fortissimo impatto, con un orientamento maschilista tipico dell'epoca. Coloro che affermarono 'esservi tutto' impiantarono un solido monopolio culturale e purtroppo danneggiarono il testo stesso, che andrebbe visto più nelle sue compionenti letterarie che nella funzione di breviario. I danni andarono anche qui a riversarsi su quelli che aderirono, in quanto la loro formazione culturale non arrivò ad altro che a vedere leggi e spiegazioni in un libro che era soltanto testimonianza dell'epoca e soltanto l'attribuzione di 'sacro' riuscì a mantenere al vertice delle coscienze per un tempo così lungo.

In verità anche il Corano (con il suo Dio) non ha più motivo per ispirare e guidare la vita di un uomo contemporaneo. Troppi i limiti di una visione patriarcale e monolitica non più in linea con l'universo più ampio e tollerante del cervello odierno. Allah oggi resta una 'creazione della fantasia' risalente ai primordi di questa cultura. Leggendo il Corano o parlandone, abbiamo comunque l'occasione - non diversamente che nella Bibbia - di rivisitare una grande opera letteraria dell'epoca e un'immensa onda culturale che diede una impronta decisiva alla storia del mondo. 'Colui che tutti nutre e da nessuno è nutrito' per fortuna non esiste. Se esistesse sarebbe un essere sventurato, poiché morrebbe di fame dopo pochi istanti. Altro che Onnipotente...

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I MITI DELLA APOLOGETICA ISLAMICA


L'Islam è ufficialmente un prodotto culturale nato tredici secoli fa, e questo porta a dire che è l'ultima grande tradizione formatasi nella storia sacra dei popoli. Naturalmente, dovendo inquadrare storicamente l'Islam, anche qui vi fu una costante apologetica che arrivò perfino a vederlo in epoche della preistoria. Gli esegeti del Corano, che parlavano col senno del poi, affermarono che l'Islam precedeva la creazione del mondo, che la Mecca era una replica terrestre della dimora divina, e che il Corano è una copia di un originale conservato dagli angeli. Tutte queste teorie, ancora più fantasiose di quelle dei concili cristiani, giunsero allo scopo di completare l'idea-guida che avrebbe fatto da perno di tutto l'Islam:

Muhammad era stato l'inviato di Allah,

('Non c'è altro Dio che Allah, e Muhammad è l'inviato di Allah', professione di fede, SHAHADA, dichiarando la quale si diventa Musulmani)

ed era l'ultimo dei profeti in Terra, poiché si diceva che prima di lui Allah avesse inviato altri profeti per riferire del suo messaggio (Mosè, Abramo, Gesù)

Tutte queste teorie furono soltanto costruzioni successive, poiché nessuno all'epoca poteva avere l'istruzione sufficiente per ricostruire una storia dei profeti precedente a quell'epoca. Ogni volta che parliamo di queste cose non dobbiamo dimenticare che: 1) Non esisteva una lingua araba per tutta una nazione, come oggi; 2) Non esistevano testi in forma di libro come oggi. Allora l'unica forma possibile di diffusione culturale era un lento e faticoso indottrinamento orale aiutato da eventuali collaboratori (apostoli, seguaci). Ecco perché oggi siamo in condizione di situare perfino queste teorie parziali che arricchirono in seguito un corpus ideologico orientato 'appassionatamente' verso il Corano come 'parola di Dio'. Di gran parte di queste cose oggi possiamo sorridere, ma allora furono eventi di importanza storica capitale. L'impresa di Muhammad non fu tanto quella di 'istruire' o di 'civilizzare', quanto quella di 'unificare' improvvisamente popolazioni che fino ad allora erano allo stato brado e non potevano neppure comunicare in maniera sufficiiente tra di loro. L'unificazione avvenne proprio per ondate successive di adesione, come del resto è avvenuto nel mondo contemporaneo per il computer e per Internet. All'inizio si ha sempre un atteggiamento scettico se non ostile. Pian piano la voce si sparge e la decadenza di altri istituti favorisce la penetrazione di nuove idee e di nuove dottrine.

Di cosa possiamo sorridere? In primo luogo, di questa catena di profeti che secondo gli studiosi dei secoli successivi avrebbe rappresentato una casta di messaggeri privilegiati, incaricati di portare in giro la parola di Dio. Da notare che mentre i primi seguaci di Gesù costruirono un 'nuovo inizio', poiché annunciarono che da quel momento la salvezza passava soltanto attraverso l'adesione alla parola di Gesù (per loro addirittura Dio incarnato), da questa parte il presunto messaggio viene a formarsi con visioni indivisduali e apparizioni di un singolo uomo (considerato uomo come altri, ma a cui si dà credito particolare). Una volta affermatasi questa nuova attribuzione divina (ma essi non conoscono la storia dei secoli precedenti, e solo pochissimi hanno conosciuto il testo biblico, che ancora non poteva essere stato tradotto e diffuso), cosa si farà? La prima cosa da farsi sarà proprio la ricostruzione 'col senno del poi', ponendo l'Islam in epoche preistoriche come se Allah avesse improvvisamente deciso di rivelare qualcosa che esisteva da sempre. La grande ingenuità fu quella di credere che questo Essere soprannaturale si rivelasse e rivelasse soltanto ora (e perché mai non lo averbbe fatto già prima?). In sostanza, gli uomini dell'epoca - non avendo dentro il proprio cervello una prospettiva storica del prima e del dopo - non potevano arrivare a comprendere la successione di avvenimenti, e così i dubbi nati con la redazione delle prime storie del mondo in lingua araba furono risolti sempre attribuendo al Corano una presenza nei cieli da gran tempo precedente (pensate che fantasia!!!) e all'Islam nel suo complesso una esistenza da sempre (perché nessuno sarebbe riuscito a spiegare come mai questo Allah avrebbe atteso così tanti secoli prima di portare in Terra questo messaggio).

Ma come avvenne questa presunta rivelazione di Allah? Qui occorre rifarsi alla ricostruzione storica di cui disponiamo, che è orientata su una scarna biografia di Muhammad negli anni precedenti la predicazione (dal 570 al 610). Educazione da parte del nonno, nutrice beduina, matrimonio con vedova meccana Khadigia. La rivelazione vera e propria avviene all'interno di una fase di meditazione (non meno di 4 o 5 anni) trascorsa per lo più dentro una grotta, in isolamento. La tradizione ha mantenuto il racconto di una visita decisiva. Una notte un angelo si presenta a Muhammad per annunciargli che Allah lo aveva scelto come suo profeta. Fu dunque questo messaggio ad inaugurare la nuova iniziazione, ma sembra che dopo questo siano passati ancora tre anni riempiti soltanto dalla rassicurazione (mediante apparizioni) da parte di Allah in merito alla sua protezione (concetto allora in uso e reputato molto importante, per contrastare i disturbi dei diavoli-potenze del male). In seguito Muhammad ebbe annunci che apertamente lo incitarono a dare la lieta (benché faticosa) novella ai parenti più stretti.

Questi messaggi dall'alto per indirizzare al monoteismo (ma vedremo in seguito di che si trattava) vennerio riferiti ai parenti, poi alle singole tribù e infine portati in giro non senza qualche apprensione. Il problema principale consisteva nel fissare queste cose, poiché esse venivano rivelate a frammenti e senza una redazione scritta si sarebbero perse anche nella memoria. Così si intraprese un lavoro di continua scrittura su cocci, pezzi di cuoio e ossa di cammello, che durò per tutta l'esistenza di Muhammad (con una contemporanea apprensione a memoria laddove le frasi riuscissero a colpire maggiormente gli uomini dell'epoca). Tutti questi frammenti, già circolanti per via orale, vennero poi ricopiati su pergamena per incarico del califfo Abu Bakr dopo la morte del profeta. L'edizione definitiva del Corano si ebbe soltanto una ventina di anni dopo, sotto il califfo Otman. Ci vollero poi cinque secoli prima che arrivasse una traduzione latina, e addirittura nove prima di un'edizione italiana.

Il lettore può immaginare quanto precaria sia quella narrazione, in cui dapprima si disse (verosimilmente) che una 'potenza del cielo' annunciava dei messaggi. Poi questi messaggi furono attribuiti ad Allah (nome che in lingua araba significava 'creatore'), e infine passò la voce che latore sarebbe stato l'arcangelo Gabriele. Il regno delle cose sacre esigeva comunque che queste non potessero prendere vita da sole (come noi potremmo pensare oggi per un uomo che si metta a scrivere un romanzo o un saggio) e così intermediario doveva essere per forza un personaggio di quell'ipotetico regno, in questo caso un angelo.

La tradizione ha arricchito queste visioni di una fortissima opposizione da parte dei contemporanei di Muhammad, e questo si comprende facilmente se si pensa alle credenze ancestrali e agli idoli ancora più fantasiosamente radicati nella psiche degli uomini dell'epoca. Si racconta dunque di vari episodi di persecuzione anche fisica, di complotti, di lotte economiche nei riguardi del profeta e della sua tribù. Abbiamo una lunga serie di strani accadimenti in cui per 'magnificare' un destino, lo si riempie di 'vittorie sul male' determinate dalla famosa protezione di cui Muhammad avrebbe goduto. Ripetiamo ancora una volta: tutti quei racconti non è che non siano veri, semplicemente vanno recepiti con beneficio d'inventario. La fuga medinese è storica e anzi è molto interessante, poiché mostra l'interesse connesso a sviluppi differenti nel tempo e nei luoghi. Se di una battaglia si racconta, questa vi fu realmente. Ma il resoconto fu arricchito di leggende che di una semplice mosca fecero un elefante, di un episodio fortunato fecero un segnale divino di protezione anche laddove i fatti non avevano altro motivo che l'ordinario svolgimento delle vicende umane. Questo tipo di 'magnificazione' è esattamente speculare all'opposizione che viene fatta all'inizio. Ossia, tanto sono stupide e cattive le azioni che vengono commesse contro chi si erge coraggiosamente come precursore (e in questo ha sicuramente dei grandi meriti) quanto sono stupide e adulatrici le parole di chi poi si aggrega al carro degli ex-perseguitati per perpetuare una adorazione e una propaganda che i tempi successivi hanno reso facile. Tutta la storia umana è fatta di questa tragica condotta, e lo stesso culto della Bibbia ne è stato testimonianza (tutti i testi divenuti capitali hanno passato una primissima fase in cui sono stati celati o ritenuti 'maledetti').

Anche qui, ripetiamo quanto già detto per l'Antico Testamento e per Jahvè. Gli uomini non ebbero altro che creazioni da se medesimi. Quando vennero accreditati di visioni, apparizioni, messaggi non si ebbero altro che fenomeni del proprio io contenenti fortissime pulsioni a sfondo psichico. Non avendo consapevolezza e controllo di questa sfera le attribuirono ad altre presenze, e la parte più memorabile di queste divenne 'divina', poiché l'interpretazione coincise - anche in senso temporale - con la visione di un mondo governato da potenze celesti (dapprima varie, poi impersonate in un unico Dio con il monoteismo). L'Islam non fa eccezione, e nella esistenza molto ricca e interessante di un singolo uomo arriva a costruire il solco di una presunta rivelazione dall'alto che oggi va considerata soltanto 'illusione'. Diciamo che, dati i precedenti, prima o poi era normale che anche queste tribù del settore medio-orientale avessero il loro Signore unico. Prima o poi doveva arrivare anche qui. Ci arrivò anche qui con ampio contributo linguistico, in quanto la lingua araba - con la cultura - nasceva allora. Ma ebbe dalla sua un maggiore realismo rispetto agli altri culti. Il mondo arabo non solo non arrivò a costruire famiglie e genitori celesti (con Madonne e trinità) ma lasciò più libero l'individuo nella vita sociale, non negandogli (a parte il Ramadan) alcuna delle prerogative concessegli dalla natura (poligamia, sessualità, minore impatto della castità, assenza di santi da venerare). Soprattutto, qui non si ebbero intermediari: si pregava direttamente Allah, senza che fosse necessario un suo rappresentante a somministrare sacramenti. La ritualità stessa (a parte gli orari) fu individuale e libera. Grandiosa fu la compenetrazione tra rito e vita sociale. Meraviglioso fu il ruolo della moschea all'interno dei centri urbani. Con la mente di oggi, diremmo che già nel tardo Medioevo l'Islam surclassava gli altri due culti per ingegno creativo e realismo delle coscienze. Purtroppo, non fu realmente conosciuto dall'Occidente, che a lungo ne ignorò la interessante mistica e non diede l'apprezzamento dovuto alla cultura araba, che fu la vera protagonista (in senso pionieristico e scientifico) di tutta l'epoca pre-rinascimentale. Non è un caso che quando l'Occidente finalmente si riappropria della ragione (secolo XVI°) cominci a declinare l'Islam, soprattutto dal punto di vista politico. E' vero che la storia moderna e il progresso sono - dopo la scoperta dell'America - opera delle nazioni occidentali, ma non si riconosce quasi mai che le premesse furono poste proprio dalla classe intellettuale della cultura araba nei secoli del tardo Medioevo (quando viceversa l'Occidente sonnecchiava o si perdeva in lotte tra dinastie).

Pagina pubblicata il 30 luglio 2002