L'anno è ancora quello, ma non ci sono santi

L'ANNO LITURGICO è il perenne rinnovarsi dei misteri e dei riti della Chiesa applicati allo spazio di dodici mesi. Un insieme di 52 settimane, in cui da sempre la Chiesa vive come immersa in un 'sacro calice'. Andate nelle agende di sacerdoti e cardinali e troverete cicli di mesi che confluiscono su due eventi principali, quello Pasquale e quello Natalizio. Non c'è sosta, non c'è tempo ordinario nella forma mentis di uomini nati per 'volare con le parole' dal primo all'ultimo giorno dell'anno. E per fare questo nulla sarebbe stato meglio di avere un anno tutto per sé, con santi, ricorrenze, festività in perenne successione. Si può collegare una giornata ai movimenti che vediamo, non a ciò che non vediamo e che nessuno può dimostrare. Il calendario dei santi è soltanto un'opera 'imposta' dei primi secoli medioevali.

Inutile anche qui domandarsi come fossero riusciti in qualcosa che nessuno di noi oggi potrebbe mai sognarsi. La risposta è sempre la medesima: parliamo di tempi in cui la lingua era vergine, il cervello non in funzione come il nostro, e di istruzione in giro non c'era traccia. Quel calendario fu imposto come un 'diritto del vincitore'. Questo vincitore si prese tutto (ciò che era a disposizione): le parole, il potere, i sacramenti e perfino le unioni carnali degli altri. Se avessero avuto facoltà speciali rispetto agli altri avremmo detto: 'E' giusto così', perché sarebbero stati 'diversi'. Ma la loro fu una diversità imposta, un'autorità fatta di intrugli in latino e di formule. Altro non fecero, in 19 secoli. Recitare formule, dicendo di commemorare un uomo che aveva molto sofferto (fin qui era vero) per noi (questo è meno vero) a cui aveva donato la salvezza (questa era una sciocchezza bella e buona).

Le bocche si riempirono di un intero dizionario di termini, tutti idonei a 'magnificare', ad 'esaltare', a 'ricordare'. Anche qui, un suicidio dal punto di vista della vera teofania. Può darsi che qualcuno dei 'cultori' riuscisse a preservare anche date personali, ma la maggior parte non poterono più avere una coscienza di se stessi dovendo avere quella di un'altra persona. Si persero così sia la consapevolezza del sé nelle stagioni (del macro e anche del micro-universo) sia la simbiosi dell'uomo nella natura. Basta leggere i manuali di questi 'cultori', che arrivarono ad addebitare a Dio perfino i movimenti dei corpi celesti (oltre che il disegno originario, che al limite poteva e può anche essere concepito). La natura, anziché esser meccanismo in cui l'uomo si rispecchiava, divenne semplicemente l'oggetto di rifrazione di una falsa visione in cui tutto avrebbe dovuto essere adorazione anziché comprensione, adesione anziché condivisione, culto irragionevole anziché studio, memoria altrui anziché memoria della propria vita.

E' chiaro che soltanto un'adesione cieca avrebbe potuto perpetuare questo modello di acritica 'devozione del tempo' durante lo spazio dei dodici mesi. E per questo soccorse subito la 'fede'. Ecco che trovando lo strumento della 'fede' si fondava la base più solida per non uscire da quella strada. Ogni dubbio, ogni contestazione, ogni idea contraria, avrebbero avuto il sostegno della 'fede'.


Il calendario esterno

Calendario è una parola che trae probabilmente origine dalle 'calende' dell'antica Roma. All'inizio fu composto di 304 giorni. Solo con Ianuarius e Februarius si completò il ciclo. Un calendario si può definire una catalogazione del tempo secondo un certo punto di partenza, che è indicato da un numero. Oggi diciamo che siamo 2002 anni dopo la nascita di Cristo. Se dovessimo essere precisi dovremmo dire che siamo nel 2008 o 2009, poiché è molto probabile che Gesù sia nato intorno all'anno 6 o 7 prima dell'era propriamente detta.

Questo però è difficile da farsi, perché dovremmo post-datare avvenimenti e ricorrenze che ormai sono sedimentati nei libri e nella memoria. Secondo l'antico calendario romano oggi siamo nel 2755, ma nel 5762 secondo il calendario ebraico, nel 1422 secondo il calendario musulmano. C'è un antico calendario persiano, uno egizio, perfino un calendario buddhista. Questo per dire che far partire epoche è facile, non costa niente. Io avrei potuto dire: facciamo ripartire da qui e chiamiamo numero 002 o anche semplicemente 2 quello che chiamiamo il 2002 in tutto l'Occidente. La cosa non genera conseguenze di rilievo, se non nel fatto di dover unificare più nazioni (che altrimenti continuerebbero a non intendersi, perché indicherebbero uno stesso periodo con cifre diverse) e di azzerare da un certo momento i documenti. Decidendo oggi, ad esempio, potremmo anche dire - come per l'euro - che dal 2004 si dirà 4 oppure questo si farà dal 2005 dicendo 5. Cambierà una numerazione, ma la cosa è soprattutto burocratica e non incide sulla vita, sui rapporti umani.

Tutte le questioni su datazione e calendari riguardarono in passato solo una ristrettissima parte della popolazione, quella che ebbe un minimo di istruzione per poter redigere atti o leggere testi sacri. Ancora all'epoca delle Crociate o dei Comuni pochi cittadini ebbero cognizione del tempo come lo intendiamo noi. Nessuno aveva idea di 'che anno fosse' un certo 'ciclo di 12 mesi'. Si faceva molto affidamento su percezioni suggerite 'giorno per giorno' dall'osservazione del cielo e dalle condizioni climatiche.

La differenza tra ricorrenze religiose e scadenze astronomiche è che le prime possono essere 'mobili', in quanto variamente stabilite entro un certo periodo di tempo, mentre le seconde hanno bisogno di dati certi poiché ci si basa sulla posizione di una stella rispetto al punto di osservazione. Noi abbiamo detto che il tempo è soltanto di dominio dell'astrofisica, in quanto soltanto le osservazioni degli scienziati poterono confermare il ciclo annuale quale era stato distribuito nei calendari tradizionali per mesi e per giorni. Con in più qualche scoperta. Così, anche senza approfondimenti, diremo sempre che ANNO SIDERALE continuerà ad essere il periodo di tempo corrispondente a un giro della Terra intorno al Sole (considerato ovviamente dal nostro punto di vista, di osservatori sulla Terra). E questo è un dato che non potrà mai cambiare. Io posso proporre la cancellazione della Pasqua (perché fu ed è tuttora una decisione degli uomini), ma non potrò mai cambiare l'anno determinato dalla rotazione della Terra che determina anche le quattro stagioni (perché non è un fatto che dipenda da noi). Potremo al massimo cambiare nome, ma i fenomeni planetari saranno sempre quelli a prescindere da noi.

Il problema di un anno astronomico non perfettamente aderente al nostro calendario fu presente già nell'antichità. All'inizio fu il dubbio tra calendario solare e lunare a tenere desta l'attenzione e il dibattito. Essendo il ciclo lunare di circa 28-29 giorni, l'anno avrebbe avuto 13 lunazioni in corrispondenza (imperfetta) con 12 mesi. Alcuni popoli risolsero 'artificialmente' il problema, inserendo gruppi di giorni o un intero mese ogni tot di anni (aggiornamento 'in corsa'). Gli Egizi, che ebbero gli studi più avanzati in astronomia, furono i primi ad adottare un calendario solare con 12 mesi di 30 giorni (più 5 supplementari, dedicati alle loro divinità). Famosi i loro accorgimenti in occasione delle costruzioni delle piramidi, molti dei quali furono scoperti soltanto recentemente.

L'Occidente si fondava sul calendario giuliano, quello di Giulio Cesare inaugurato nel 45 a.C., 365 giorni con anno bisestile ogni quattro sulla scorta della proposta di Tolomeo di due secoli prima. Cesare aveva spostato l'inizio dell'anno da marzo a gennaio. Ma per tanti anni gli analfabeti continuarono a concepire l'anno secondo gli usi precedenti. Costantino, tre secoli dopo, introdusse la domenica come giorno consacrato, in collegamento con le festività cristiane nel frattempo inaugurate per chi ci credeva. In quei primi secoli pieni di martiri cominciarono a formarsi le prime ricorrenze di santi, a cui la gente chiedeva aiuto per il buon esito dei raccolti agricoli o per il benessere della famiglia (vedete come era diverso e molto più sentito questo genere di ricorrenze). La gente ricordava addirittura un giorno come quello del santo e non come quello numerico di un mese o di un anno. Oggi soltanto le persone poco istruite hanno questo genere di pensieri. Non si è mai visto - almeno noi non lo ricordiamo - un ricercatore di laboratorio o un grande scienziato che si metta nelle mani di S.Antonio da Padova, tanto per fare un nome. La Pasqua, essendo ebraica, fu all'inizio un grosso problema per i Cristiani. Soltanto con l'abate Dionigi (creatore dell'Anno Domini) si ebbe, nel secolo VI', una prima sistemazione delle Pasque (cosiddetta 'tavola dei cicli') con datazione tra il 22 marzo e il 25 aprile. Ma l'unificazione si ebbe in seguito, nel secolo VIII.

E' interessante notare come le menti speculative del Medioevo già si applicassero non solo alle ipotesi sull'inizio del mondo (poichè avevano un testo canonico come la Genesi biblica che ne parlava) ma a quelle sulla fine, poiché di questo si continuava a parlare senza soste (confermiamo ancora una volta che di certi argomenti, tipo questo o l'arrivo del Messia, si è sempre parlato da che esiste la civiltà, e quindi non è possibile parlare di secoli più messianici di altri). L'anno 1000, ad esempio, scatenò le più fervide fantasie anche allora. Pochi riuscirono a prescindere dal dato, esclusivamente numerico, che non poteva conferire sostanza a un semplice numero originato soltanto da un certo punto di partenza. E' come se io, andando da Roma a Ostia a piedi, mi mettessi a contare i miei passi ipotizzando che il numero 1000 o 10.000 sia speciale o diverso da altri. Ciò che decide è la sostanza, che in questo caso è puramente astronomica. Se dunque succede qualcosa di grosso tra il 2001 e il 2003 è perché i pianeti sono messi in un certo modo e si è in un certo ciclo, non perché i numeri sono quelli. Se quel ciclo si fosse verificato novant'anni fa avremmo detto che il 1912 recava una nuova era. Insomma, nulla a che vedere con un nuovo secolo (che è anch'esso un semplice numero all'interno di un ciclo numerato).

Per la Chiesa il tempo apparteneva a Dio, questo va ricordato in maniera da non perdere di vista l'eterna imposizione alla civiltà. Per tanti secoli l'Occidente non ebbe alcuna informazione sulle conquiste arabe e sulle civiltà dell'Oriente. Soltanto verso metà del XIV° secolo qualcuno riuscì a far pensare all'ora come a un'unità di tempo oggettiva, cosa che del resto non avrebbe potuto trovare compimento prima che fosse inventata la stampa a caratteri mobili (presupposto per qualsiasi calendario pubblico o privato che potesse circolare).

Ma c'erano nuovamente dei problemi. L'anno del calendario risultava comunque più lungo dell'anno solare di circa 11 minuti e questo significava un intero giorno ogni 130 anni, cosa che dall'epoca del calendario giuliano avrebbe comportato più di 10 giorni di scarto. Qualcuno poi era tormentato dall'equinozio di marzo e dall'eterno problema della precessione degli equinozi. Alla riforma, che invano era stata chiesta da molti studiosi, si arrivò soltanto sotto papa Gregorio XIII alla fine del secolo XVI°, dopo i lavori di una Commissione durati più di 10 anni. Era il calendario gregoriano. Soltanto allora gli Occidentali cominciavano ad avere familiarità coi numeri. E soltanto allora ebbero finalmente anche un calendario decente.

Come fu corretto il tempo? In base all'astronomia, ancora una volta. Per riallineare il computo, Gregorio fece una cosa molto ardita per l'epoca. Ordinò la soppressione 'tout court' di 10 giorni, passando dal 4 al 15 ottobre 1582, e fu decisa una correzione del bisestile su base secolare. Come mai si arrivò a tanto? Beh, la confusione doveva essere veramente grande se un papa arrivò a 'ordinare' di correggere i calendari in uso. Prevedibile la selva di reazioni (pochissimi arrivarono a comprendere la cosa). Dobbiamo pensare che quell'epoca, negli avvenimenti, non era molto diversa dalla nostra. C'erano conflitti in tutto il mondo, terrorismo, lotte politiche e religiose. Chi accolse l'innovazione si trovò a dover saltare 10 giorni della propria vita, come se questi non fossero stati compresi nella numerazione. Ci fu un preavviso, naturalmente. Per chi lo rispettò (buona parte dell'Europa occidentale) quel mese fu di 21 giorni. Chi non lo avesse fatto aveva d'altra parte tutto il tempo per riallinearsi, in seguito. E così fecero in molti, operando la correzione al 1 gennaio del 1583 oppure negli anni immediatamente successivi. I Protestanti - che già erano arrabbiati - non accolsero la riforma (e celebrarono la Pasqua in date diverse). Neppure gli Ortodossi, come era prevedibile, ottemperarono. Soltanto nella seconda metà del secolo XVIII° la Germania e la Gran Bretagna di allora adottarono la riforma gregoriana. Gli Ortodossi furono irremovibili. La Russia operò il salto solo all'epoca della rivoluzione, dopo la fine della prima guerra mondiale.

Direi che oggi non è più possibile rifarsi al calendario giuliano, perché in ogni caso la riforma di Gregorio servì a restituire tutti quei piccoli scarti (minuti e secondi) che la precessione degli equinozi avrebbe comportato nel corso dei secoli. Per cui, se anche essa avesse delle lacune, queste sono sempre meglio di ciò che c'era prima. Molti nella storia pretesero nuovi calendari, ponendosi al centro della storia e di un nuovo inizio. Tuttavia, oggi possiamo dire che il calendario gregoriano - per quanto riguarda la suddivisione del tempo e la numerazione - è il migliore che si possa immaginare e non ha necessità di modifiche. Ormai il nostro cervello procede con QUELLA settimana, con QUEL ritmo mensile, che del resto trovano codificazione nei 'calendari perpetui'. Si potrebbe però intervenire gradualmente sconsacrando le giornate finali tradizionalmente dedicate ai riti, considerando che esse vengono occupate in questo modo soltanto dalla parte più vecchia della popolazione e che tra 15 o 20 anni queste persone non vivranno più o se vivranno avranno un'età molto avanzata per partecipare attivamente alla vita sociale. 'Sconsacrare' costa solo dal punto di vista sentimentale, poiché comporta nostalgie, ricordi, e qualche turbamento. Per il resto non richiede altro che una diversa pratica sociale per la quale non si ha da fare altro che avviarla. Con Internet abbiamo addirittura la prerogativa nuova di poter sincronizzare in un attimo tutti gli orologi della Terra. Ecco, non perdiamo questo grande privilegio. Con i fusi orari e con il meridiano di Greenwich stabilimmo finalmente un'equa ripartizione delle ore durante l'arco delle 24. Ci manca ancora una datazione unica per tutti, dal punto di vista numerico. Conserviamo questo auspicio, come qualcosa che al pari di un unico dio porterà a tutti il medesimo anno di riferimento. Non sarà poco, dopo tutto quel che è successo. (6 febbraio 2002)

Il calendario nostro

Perché la sessualità venne rifiutata e repressa? Pèrché nulla sarebbe stato più realistico e impegnativo del sesso. Nulla è più PRESENTE e ATTUALE di un corpo nudo, di un atto di svestirsi e di darsi come natura ci ha fatti. Accettare pienamente il sesso avrebbe significato levare quell'alone di mistero che era stato posto come 'sipario' della realtà, e al tempo stesso permettere un piacere troppo reale e pericoloso. La Chiesa si appropriò dell'idealismo (sulla sessualità), perché soltanto con questo avrebbe potuto fissare regole in un campo che non ne ha al di fuori del pudore e della decenza. Non ne ha perché ciascuno lo vive alla sua maniera, e c'è anche chi deve superare problemi datigli da una natura poco clemente (deviazioni, omosessualità, ecc.). Anziché affrontare singolarmente e individualmente i problemi, si disse fin da subito che tutte le pratiche che non fossero 'etero' e 'normalmente intese' sarebbero state CONTRO NATURA. Si falsificava la lingua, perché era semmai proprio la natura a far nascere tendenze omosessuali, così come faceva nascere storpi o disabili. Solo 'non vedendo' fu mantenuta questa falsificazione. Anche qui, lo strumento del tempo inteso nel senso del culto instaurò un ordine suo. Stando alla natura avremmo avuto soltanto ciclo mestruale (modellato sul ciclo lunare) e per i maschi 'iniziazione'. La cosa, che è lapalissiana, non venne mai curata in alcun modo ma anzi nascosta. Si evitò perfino di 'iniziare' al sesso giovinetti e giovinette. Tutta la sessualità dell'era cristiana divenne così il regno del 'nascosto', di qualcosa che proprio dal 'celarsi ad altri' fece la gloria nei propri istituti (masturbazione da condannarsi in pubblico ma praticata da tutti di nascosto, tradimento come adulterio e violazione del matrimonio, meretricio come attività da vedersi meglio in 'case chiuse' cioè nascoste, ecc.ecc.). Qui non si riuscì a fissare un anno liturgico, con credenze collegate alle diverse stagioni dell'anno. Proprio laddove un anno di liturgia individuale sarebbe stato più comprensibile e naturale, per via del nostro sviluppo e delle nostre attitudini in simbiosi con il clima atmosferico, si represse tutto questo e incasellando l'individuo entro quei cicli (preparazione al Natale, Pasqua ecc.) lo si faceva pensare ad altro. Questi cicli vennero intesi da qualcuno proprio come rifugio contro le tentazioni. Ma tutto divenne anacronistico con le 'abbuffate' e le gite familiari del XX° secolo, che ridussero queste feste a un'occasione di puro consumismo.

Fin da piccolo fui molto sensibile sia al mutamento del clima (in senso intellettuale, perché come pelle sono assolutamente atermico) sia alle stagioni. Sui diari scolastici scrivevo anche delle annotazioni. Poi, man mano che crescevo, notavo la mia relazione con la natura anche dagli stessi avvenimenti. L'autunno ad esempio era sempre un periodo di grandi sensazioni letterarie, una fase di esistenzialismo e di nuovi amori.

L'estate non era mai niente di speciale, salvo un giorno. Nella mia memoria dunque ogni estate della mia vita è segnata profondamente da un giorno solo (esempio, 2 luglio o 4 agosto o 29 agosto), che aveva effetti di grande sensibilità magica o profetica. Tutte le premonizioni o i sogni decisivi della mia vita sono avvenuti in estate, molti dentro l'acqua. Essendo nato in primavera, poi, questa stagione fu sempre legata a nuove scoperte, al fiorire di nuove passioni o all'inizio di qualcosa. Marzo e aprile, in coincidenza con il rifiorire degli alberi, furono stagione di splendore, seppur breve e incandescente come un fuoco. Certo, nell'emisfero dall'altra parte non avrei potuto dire la stessa cosa nei medesimi termini, perché nel sud dell'America vedono stagioni invertite. Ma non sarebbe cambiata la sostanza, cioè la simbiosi del mio corpo con la natura.

Sono tra quei pochi uomini che da adulto non ha mai fatto un Natale né una Pasqua come in genere si usa nelle famiglie borghesi delle città. L'ultimo Capodanno, per me, fu quello da ragazzino del 1970, con i giochi che si facevano tra parenti e amici. Dopo di allora, avendo la possibilità di scelte mie, ogni 31 dicembre (sono ormai 32 fino ad oggi) mi misi regolarmente a letto come se la serata fosse quella di un 28 marzo o di un 7 ottobre qualsiasi. Non ho mai compreso la lunga ricorrenza del Natale, né in quanto festa religiosa né in quanto rito consumistico col 'cenone'. Nel primo senso, ho chiarito in altra pagina che è difficile vedere nella nostra vita una data altrui, a maggior ragione quando è convenzionale e poco sicura come in questo caso. Nel secondo, se proprio ho voglia preparo una cena - come dico io - in una sera qualunque.

Quali sono le Natività che contano? Le nostre, soltanto. Una persona nasce il 7 settembre alle 16.30, e allora per questa persona l'unico Natale è il ritorno del Sole al grado (in proiezione sullo Zodiaco) che aveva al momento della nascita, che potrà variare di qualche ora (avanti o indietro nel tempo). Nell'astrologia del tema natale si usa dire che la persona ha una nuova nascita, e vi accorgerete di questo pensando - anche a ritroso nella memoria - quanto importanti siano i giorni attorno al vostro compleanno nel bene e nel male. Come vedete non faccio come quelle persone che dicono: 'Ho ricevuto un'educazione tale e non posso abdicare rispetto a questa'. Il nostro compito è esattamente contrario, per far sì che il mondo vada avanti. Se da adulti ci accorgiamo che gli insegnamenti ricevuti non sono buoni, dobbiamo assolutamente deviare, perché il nostro cammino porta su altri lidi. Per me non esiste Natale e non può esistere un Capodanno secondo Giulio Cesare (vedi colonna a fianco). Se poi fuori sparano mortaretti o fuochi artificiali, chi se ne importa?

Leggermente diversa la Pasqua, in cui - essendo sempre vicina al mio ri-nascere - cercavo segni di fioritura nuova o di resurrezione interiore. Non ne ho quasi mai trovato, in coincidenza con quella domenica (pur passando piacevoli giornate). Segno anche qui che una presunta Passione e Resurrezione di un altro uomo, avvenuta 2000 anni prima, non può essere importante nella nostra vita. L'era moderna, con il capitalismo e il pranzo 'non canonico', rese tutte quelle cose molto remote. A partire dal secondo dopoguerra scomparvero anche istituti come il digiuno del venerdì (non così presso gli Ebrei), e si affievolirono sempre di più le pratiche collegate a una propria rinuncia (digiuni prima della comunione, espiazione e penitenza sancite dalla confessione, mancanza matrimoni durante l'Avvento, ecc.). Oggi Natale significa cose tremende e dannose per tutti, come abbuffata di gruppo, acquisti in centro, vacanze scolastiche per più di due settimane (cosa più assurda di tutte). E la Pasqua non è da meno, con il suo consumismo.

Si può fare a meno di Pasqua e Natale. Se voglio fare un regalo in famiglia durante l'inverno lo faccio ugualmente, senza pensare che sia quello di Natale. Se voglio fare un cenone lo faccio ugualmente, senza pensare che sia quello di Capodanno. Saremmo tutti liberati da un peso. Non avremmo più negozianti che si arricchiscono in due settimane e poi magari mollano perché non ne hanno più bisogno. Non avremmo più morti per esplosioni o scoppi in quella notte. Avremmo 15 giorni in più di scuola, che non è poco. Avremmo centinaia di miliardi in più di prodotto nazionale, e contemporaneamente meno spreco di energia elettrica. Per il resto, chi desidera due settimane ai Tropici le prenda ugualmente (con ferie), anche senza Natale.

La ricorrenza fissa o mobile durante l'anno fa pensare ad epoche passate. Nell'era tecnologica, essendo liberi, abbiamo anche una diversa relazione con il tempo e con la distribuzione di lavoro e piaceri durante l'anno. Pensare in anticipo che giunti a un certo punto c'è quella lunga pausa genera soltanto delusioni, ritardi, slittamenti, sbalzi nella produzione e nel commercio. E' veramente difficile trovare punti a favore, fuori dalla mistica del 'cuore in mano' di quelli che cantavano 'Tu scendi dalle stelle, o re del cielo'. Oggi sappiamo che nessuno scende dalle stelle, soltanto le stelle possono scendere quando sono cadenti e lo fanno in agosto piuttosto che in dicembre.

Avere un'unica ricorrenza in tante nazioni è stata una conquista, ma abbiamo ancora troppi Capodanno diversi nel mondo per pensare che ce ne sia uno che possa unificare tutti. In fondo anche l'anno è una convenzione. Ciò che conta è che copra tutto lo spazio temporale che corrisponde al moto del nostro pianeta intorno al Sole, ma se qualcuno dicesse che l'anno inizia il 31 gennaio o il 21 marzo non avremmo (in base all'astronomia) nulla da obiettare. Il Natale e la Pasqua poi sarebbero stati molto più belli se fossero stati 'un giorno secco'. Non so, si arrivava al 25 di dicembre e si festeggiava soltanto quelle 24 ore. Nessuno avrebbe trasformato una solennità religiosa in grandi cene e acquisti. Per la Pasqua, ancora peggio. Avendo una preparazione e uno spostamento ogni anno è come un giocattolo in mano alle Chiese. Ma il suo significato religioso oggi è praticamente nullo. Non sappiamo neppure se successe davvero quel che dicono. I Musulmani affermano che fu visto un sosia, e non sembra che abbiano tutti i torti. La scienza e l'ipnosi ci dicono che possiamo reincarnarci, ma secoli dopo. A parte i casi di coma reversibile, che sono altra cosa, nessuno è mai stato visto tornare in vita qualche minuto o qualche giorno dopo una morte effettivamente accertata dai medici. Quindi cosa ce ne facciamo di ripetere meccanicamente formule e inni di 15 secoli fa, quando non ragionavano come noi e non possedevano medici legali?

Vorrei dire che uscire dalla Pasqua sarà una nuova Pasqua per l'Occidente, se ci permetteranno di non averla più. Ognuno avrà la sua Pasqua, e così vedrà rinascere se stesso (non ciò che legge su un libro di un altro) in una particolare occasione della sua vita. Quando muore qualcuno importante per la collettività si apprestano già solenni onoranze 'in ricordo', ma oggi non sono più importanti per la società i martiri del primo Medioevo.

In che epoca siamo, ci si potrebbe chiedere alla fine di tutta la discussione. Ponendoci al di sopra anche dei numeri siamo di volta in volta nell'epoca in cui dicono le singole posizioni planetarie, che viste nel loro insieme danno una macrofotografia di ciascun frammento spazio-temporale. Quella micro è la singola porzione di tempo che sentiamo trascorrere nella nostra vita, che sicuramente ha a che fare con le stagioni e il clima ma nulla ha da spartire con ricorrenze. Non perché queste non siano importanti come memoria collettiva, ma perché l'unica memoria che conti - dal punto di vista di un calendario - è quella individuale della nostra vita. Così. si può comprendere che il 2 agosto sia una data capitale per il signor Rossi e che il 3 febbraio lo sia per il signor Bianchi. Non potendo farsi un unico calendario della riunione o della somma di miliardi di calendari diversi diremmo che ciascuno ha il suo e che in questo risiede in fin dei conti la vera datazione degli avvenimenti. Beninteso, non siamo tutti uguali neppure qui, come facoltà. Ci sono coloro che non si orientano nello spazio, ci sono coloro che non ricordano neppure a distanza di poche ore. Anche in questi casi, però, bisogna pensare che non si ricorda ciò che si vuole ma ciò che si deposita 'da sé' nella memoria. A conferma che la vita procede già da sola senza imposizioni esterne. E non c'è santo che modifichi tutto questo.