Perché non è mai stato fatto uno studio completo sulle origini, nella formazione dei suoni e poi della prima scrittura?

Essenzialmente perché gli archeologi e i filologi sono andati per settori specifici, inseguendo ciascuno una sua ambizione. Ogni volta che si faceva un gruppo, era grande l'entusiasmo ed erano fortissimi i desideri di scoperta e di ritrovamenti. E' mancato così uno sforzo unitario, anche nel tipo di indagine. Ciascuno pensava sempre di inseguire la scoperta del secolo, ma una volta comunicati i dati si restava sempre con un vuoto e con domande mai riempite da una vera risposta. Tipica di ogni ricercatore è stata l'idea di trovare il codice più antico (come se fosse davvero possibile datare con precisione reperti di migliaia di anni fa) e di accreditarlo a una popolazione che si diceva 'stanziatasi' in quell'area senza chiarire né il come né il perché. Diciamo pure che gli archeologi, nonostante qualche successo, si sono dimostrati in questo campo poco intuitivi.

Qual è la prima scrittura riconosciuta, a livello ufficiale?

Quella dei Sumeri, IV° o V° millennio a.C. Sono le famose tavolette di argilla che facevano da registro di contabilità - se così possiamo dire - dell'epoca. Molti sono stati gli 'avventurieri del prima', cioè gruppi o singoli ricercatori che sognavano di fondare un'origine più antica ma nulla di veramente sicuro si è potuto stabilire finora. Gli studiosi affermano che prima di queste tavolette - incise con strumenti a forma di cuneo - esisteva soltanto un linguaggio figurato di pittogrammi, ma non si è mai potuto attribuirlo con precisione a un'etnia in particolare. E' interessante ad esempio che alcuni ideogrammi ritrovati negli scavi fatti in Siria e in Giordania siano simili ai simboli cinesi (più tardi) che tutti conosciamo. Ma direi che questo rientra in un'ovvia e naturale 'gamma di combinazioni compositive'. Se io comincio a fare variazioni da un cerchio e da una linea iniziali è normale che un uomo anche distante 7000 km. da me e con una cultura diversa arrivi a comporre qualcuna delle mie stesse figure.

In che epoca siamo?

Utilizzando le coordinate tradizionali, alla conclusione del Neolitico. Qui sono incline a datare qualche secolo prima quelle tavolette, perché se si trova un documento completo è più logico pensare che questo documento si sia formato da una lunga gestazione storica (ciò che oggi chiameremmo 'era del'). Anche qui ci furono sicuramente degli antenati, che magari i nostri posteri scopriranno attraverso nuove ricerche.

Mi ha sempre colpito il fatto che ognuna di queste piccole ere si concluda con una grande creazione nei sistemi di comunicazione. In questo caso abbiamo le tavolette. Più tardi, l'età del Bronzo si concluderà intorno al 1200 a.C, col primo alfabeto vero e proprio, quello dei Fenici. Qui ad esempio non ho mai letto ricostruzioni del processo che dovette portare dal fonema parlato al segno e poi al simbolo grafico.

Si può fare?

Ci ho pensato a lungo, in base a tutto ciò che avevamo a disposizione, e alla fine sono arrivato a qualche conclusione. In un periodo non facilmente identificabile dai materiali rinvenuti l'uomo cominciò a tradurre la lingua ancestrale (suoni) in disegni che rappresentavano un certo significato, e poi nel secondo millennio a.C. in lettere, che rappresentavano i suoni ancestrali dell'umanità. Ebbene, fu questo il primo segnale della dispersione. Con l'ottica di oggi la definiremmo una grande fase di civilizzazione e invece fu proprio così che venne perso il collegamento di natura, in quanto i suoni - per evoluzione della natura stessa - si modificarono piegandosi a nuove esigenze.

Come ci si arrivò?

In precedenza, possiamo pensare a un uomo che si esprimesse con la stessa funzionalità di un neonato appena uscito dal ventre materno. In fondo parliamo di 'alba' dell'umanità. L'uomo si esprimeva ancora con tutto il corpo, emettendo gesti (assimilabili allo sconnesso agitarsi delle mani del neonato) e gridi (assimilabili agli sconnessi vagiti del neonato). Il suo 'parlare' era un'emissione di suoni, quelli che captava dalla natura. Con i suoi organi di fonazione aveva ripetuto per secoli quei suoni senza che peraltro questi organi potessero ancora emettere dei fonemi provvisti di significato (= assenza di una lingua). Questi suoni erano dunque solo evocativi, ed evocativi del soprannaturale. Non potevano avere un valore d'uso, in quanto venivano emessi esclusivamente per denotare espressioni interiori quali la meraviglia o la visione immediata del mondo. Anche qui possiamo pensare a un neonato che introduca un oggetto nella propria cavità orale e sottolinei la sua presa di possesso accompagnando la sua azione con urla sconnesse. Erano dunque monosillabi che accompagnavano il contenuto di un'azione, come può essere un 'Uuuuh' di paura oppure un 'Ooooh' di sorpresa. Diciamo che erano i corrispondenti fonici dei nostri 'emotional icons' di oggi, quei segni grafici che i giovani si spediscono via Internet. : - )

in che senso corrispondenti?

Con gli 'emoticons' noi affidiamo a un segno grafico anziché fonico la rappresentazione di un nostro sentire, dunque diciamo che il messaggio è già nel segno poiché (e a condizione che) i soggetti conoscono già la corrispondenza di quel segno al suo contenuto concettuale. Quei monosillabi dovettero essere la stessa cosa, perché in progresso di tempo l'evoluzione portò a utilizzarli con un senso loro, e così anche un'esclamazione usciva 'ad hoc', cioè serviva ad esprimere un sentire interno. Fu questa la prima vera antenata della nostra comunicazione di oggi. Anche in assenza di una lingua, possedere comunque dei monosillabi collegava corpo e anima nell'unico modo (allora) possibile.

Dunque i fonemi in origine furono solo una colonna sonora delle azioni?

Sì, in principio fu soltanto questo l'emissione vocale. Del resto il segnale sonoro prodotto dall'uomo prima ancora delle parole fu tramandato come 'verbum', e il 'Verbo' fu l'attributo magico col quale tutte le popolazioni della Terra associarono in origine suono e parola. Questo ci dice che fu proprio l'azione, ogni singola azione - che si espresse poi mediante i verbi - a fondare l'evoluzione culturale e la scoperta all'esterno del proprio corpo. L'atto di lanciare un sasso non esisteva in generale nel cervello di 8000 anni fa, perchè l'uomo lo concepiva soltanto nel momento in cui lo vedeva. Così, non esisteva in generale l'atto di camminare, ma esisteva soltanto la singola persona che veniva vista camminare. Da questo si può arrivare a quella normale mescolanza di sensazioni che furono la 'coscienza primitiva' del reale. Un primo stadio di evoluzione venne raggiunto coi pittogrammi, che rappresentavano un disegno collegato con una idea. Ma essendo questa idea appartenente soltanto alla natura (sole-casa-cielo, eccetera) si restava in una semplice rappresentazione fissa. Fu proprio con la scrittura che venne perso il collegamento di natura, poiché l'intero sistema di segni e di suoni della lingua orale - i FONEMI - veniva trasferito nel sistema dei segni visivi - le LETTERE - della lingua scritta, e quella rappresentazione diveniva ora mobile. Mentre un disegno rupestre era lì e da quella sede non poteva esser rimosso, con le prime lettere gli uomini ebbero un grandioso strumento mobile - per la comunicazione futura tra di loro - che poteva essere trasferito e portato ovunque.

Perché - a differenza di quanto si è sempre sostenuto - sostieni che è più probabile che la scrittura sia nata come sistema indipendente dagli altri?

Perché sarebbe impossibile stabilire logicamente una continuità tra ideogrammi e scrittura. Anche qui soccorre un paragone con lo sviluppo di un bambino dai 18 mesi ai 5 anni. Se il bambino imparasse le prime lettere da qualcosa di precedente, l'alfabeto sarebbe lo sviluppo di un altro sistema, mentre noi si insegna ai nostri piccoli da zero, cioè noi tracciamo su un foglio direttamente la A, la B, la C e così via. Se la scrittura fosse stata davvero una prosecuzione o meglio un'eredità dell'ideografia e dell'arte parietale avremmo avuto un unico alfabeto in tutta la Terra, perché - dopo qualche tempo - il Sole sarebbe stato ad esempio una O e la Luna ad esempio una M. Ora, se nessun uomo o nessuna comunità si riunirono mai per formare 'a tavolino' o 'di comune accordo' quelle serie alfabetiche, esse devono avere avuto un senso primigenio non-umano e dunque naturale. E' da sette-otto anni che lo sostengo, come testimonia anche la mia corrispondenza (vedi tutte le volte in cui parlavo di 'natura esterna' della lingua). Gli studiosi e i docenti non riescono a immaginarlo, ma dobbiamo pian piano arrivare a questo, cioè arrivare a pensare che alfabeti e scrittura non nacquero nel nostro cervello, ma si formarono da soli. Anche qui, una ripetizione di ciò che avviene nella nostra vita da adolescenti può chiarire le idee. Supponendo per un istante che un bambino crescesse senza che gli venga insegnato l'alfabeto e senza ricevere dall'ambiente alcuna nozione, è normale che alla gestualità dei primi anni verrebbe a sostituirsi qualche tentativo di rappresentazione grafica sulla carta. Così, col tempo, diciamo tra i 10 e i 15 anni io credo che anche un ragazzo vissuto e tenuto fuori dalla civiltà creerebbe dei simboli grafici sulla carta e poi dopo qualche anno farebbe corrispondere questi simboli scritti ai suoni già conosciuti ed emessi dai suoi organi di fonazione. Anche in questo caso non diremmo che quelle lettere siano uno sviluppo dei disegni che il ragazzo faceva nei primi anni di vita. Dovendo ragionare poi per una intera comunità (quale poteva essere quella dei Fenici) mi sembra naturale pensare non solo che 300.000 o 2.000.000 non possano raggiungere un sistema alfabetico insieme (=nello stesso momento), ma che nessuno di loro potrebbe proporlo agli altri perché in tal caso sarebbe impossibile mettersi d'accordo tutti. Il sapere di quell'epoca si formò dal progressivo apprendimento del suono entro il proprio corpo. Da tutto questo ho tratto la mia conclusione. Non ne vedo un'altra dal punto di vista logico.

Cosa significava, allora, per la psiche umana avere un sistema di segni scritti corrispondenti a un suono?

Si passava dal sacro al profano, perché i fonemi non fecero più parte di una relazione uomo-natura. Prima i suoni indicavano la natura stessa, poiché per secoli non si era mai verificato alcun fenomeno di trasformazione. Ora si trascriveva direttamente ciò che si intendeva, benché questo non corrispondesse automaticamente alla creazione di un significato unico per tutti gli appartenenti alla comunità (stadio primitivo della civiltà). I poteri magici attribuiti alle lettere restarono ancora a lungo, ma se ne perse gradualmente il concetto quando la lingua diventò il principale mezzo di comunicazione. Con l'alfabeto fenicio esistevano soltanto consonanti. Furono i Greci, nel secolo VIII° a.C. a introdurre le vocali. ma non realizzarono neppure loro una corrispondenza suono-grafia. Questo traguardo sarebbe poi rimasto nei desideri fino a tutt'oggi (si pensi al suono vocalico corrispondente alla f, che il francese adotta ancora assieme alla ph, o alla nostra q che continua a convivere con la c pur avendo lo stesso suono). I linguisti contemporanei lo scorgono soltanto nell'odierno alfabeto turco.

Torniamo all'epoca della prima cultura greca, quando Israele era diviso in tre regni.

Ecco, qui si appuntarono i miei dubbi iniziali. Il Dio unico viene attribuito - come rivelazione - a Mosè, ma noi ricevemmo questo dato molti secoli dopo. Ogni volta che pensavo agli uomini dell'epoca mi pareva logico pensare che avessero un'idea affine a quella dei Greci, come di un Olimpo celeste e di potenze varie (politeismo). Anche qui, allora, avrebbe dovuto avere un nome suo e non uno generico con tanti attributi. Chiamarlo Dio sarebbe stato in fondo come chiamarlo 'uomo'. In questo caso se un uomo di allora avesse detto 'Mi è apparso un dio' gli altri avrebbero dovuto chiedergli almeno: 'Quale dio?', così come noi risponderemmo a uno di noi che oggi dicesse: 'Ho visto un uomo'. 'Un uomo chi?' Non dimentichiamo poi che all'epoca (Antico Testamento, primi libri) nessuno avrebbe potuto fare quella domanda perché non esistevano proprio, le parole. Quindi diciamo che si resta con un vuoto, che nessuno ha mai spiegato.

E questo cosa porta a pensare?

Fa dedurre appunto che questa parola era in origine sola soletta, come sole solette sono 'luna', 'aria', 'casa'. Una parola che fosse nata per indicare tutte le potenze celesti - in regime politeistico - o una sola potenza - in regime monoteistico - non avrebbe potuto avere un unico battesimo in tutte le lingue della Terra. Basta qui rifarsi a un unico pensiero: allora nessuno dei popoli presenti sulla Terra sapeva nulla degli altri. Pensare che una parola potesse camminare in tutte le culture è praticamente impossibile. Diremo allora che il fatto di essere sola significa quello che abbiamo spiegato in altra pagina. Era un suono nato fuori dalle religioni, un suono della società. Fu acquistato dalle religioni solo in seguito.

La vera definizione della parola 'dio' fu nota agli uomini dell'epoca?

Non avrebbe potuto. La mia definizione rende l'idea che gli uomini ebbero del vero dio, cioè rende - con parole di oggi - quella legge che fu conosciuta come concetto prima che la parola venisse corrotta. E' ovvio che quegli uomini non poterono avere questa definizione come non avevano neppure le altre. Si dimentica sempre che allora tutta la nostra cultura non esisteva, neppure in minima parte. Nessun uomo, nel 700 a.C., sarebbe stato ad esempio in grado di comporre un dizionario via via che la lingua si diffondeva. Non solo perché non esistevano mezzi e supporti, ma perché il suo cervello non era in grado di elaborare in pochi minuti definizioni complesse o intuizioni. Il cittadino di una località ionica dell'VIII° secolo a.C. non ha presenti in sé le caratteristiche di ciò che si forma e che comincia a utilizzare. Non ha idea di dittonghi, sinonimi, accenti, concetti. Non conosce neppure la comunicazione. Diciamo che - se è istruito - utilizza quei primi suoni. Li assorbe.

 Come mai nella ricostruzione fatta da Memoriale è rimasta una parte del frasario ancora valida dopo il cambiamento?

La parola 'dio' venne soltanto 'corrotta', non perduta totalmente. Il fenomeno di corruzione implica che si passi da un'accezione naturale ad una indotta dall'uso. Questo uso, protratto nel tempo, fa sì che la parola passi GRADATAMENTE a un significato leggermente diverso, e questa gradualità comporta che una parte della frasi rimanga, un po' come succede nel fenomeno della risacca in cui una parte dell'acqua marina si sposta e poi si ritira lasciando però piccole tracce. Storicamente possiamo dire che i nuovi istituti dei vari culti fondarono un concetto sacro, mantenendo una parola 'spossessata'. Ora arrivo a un esempio e così mi capiscono tutti.
E' come se io salissi su un traghetto Genova-Cagliari con un biglietto del traghetto Civitavecchia-Cagliari. L'ufficiale di bordo mi dirà 'va bene' soltanto facendo finta che sia valido il mio biglietto. Pensiamo che anziché a una sola persona questo procedimento venga consentito ad altri 30 tra i passeggeri del traghetto. Domani mattina, dopo l'arrivo del traghetto, la voce si sparge e altri 80 che l'hanno saputa tentano la sera seguente lo stesso trucco per risparmiare denaro, e questo trucco viene consentito anche dall'ufficiale della sera seguente. E così via. Immaginando che ogni giorno ci sia un numero x di persone che viene a sapere del trucco e della possibilità di farlo passare, avremo che dopo un certo periodo di tempo TUTTI sapranno di quel metodo e TUTTI lo utilizzeranno (magari con fenomeni paralleli, tipo piccole percentuali intascate dal personale di bordo quando questo accetti di profittare della nuova situazione). In questo caso possiamo dire che del trucco sono al corrente pochissimi individui, perché da un certo numero in avanti la cosa viene appresa dalla massa come se fosse regolare. cioè quel che un giorno fu soltanto: TENTATIVO ANDATO IN PORTO AD OPERA DI UN INDIVIDUO dopo 30 o 40 anni diventa NORMALE PROCEDURA ACCETTATA DA TUTTI. E chi vive 200 anni dopo non ha idea che ciò che chiama 'regola' o 'prassi' nacque in realtà da un imbroglio iniziale o comunque da un'eccezione alla regola. Con Dio successe più o meno questo. In quell'epoca, non essendoci mezzi di comunicazione tra i popoli, una persona vivente 200 anni dopo non poteva avere nessuna cognizione del tempo trascorso, dal punto di vista culturale.

Quando arriva il 'deus' latino il traghetto porta passeggeri già 'estranei' in tutto e per tutto, ma nessuno si accorge più di nulla, non sarebbe stato possibile a nessuno di loro - e neppure dieci o quindici secoli più tardi - arrivare a una ricostruzione quale quella che ho operato io con questo ragionamento.

L'esempio vale a raffigurare un episodio avvenuto in un solo punto o in più punti della Terra?

Questo è difficile dirlo. Non è escluso che la cosa si sia verificata da più parti, anche in tempi ravvicinati. Questo avrebbe affrettato quello spostamento semantico, rafforzandola in una maniera irresistibile. Cose di cui senza coscienza sarebbe stato impossibile accorgersi. Ma non dobbiamo vedere tutto questo come una cosa brutta. Quella parola ha consentito una civiltà che non ha avuto eguali, in tutta la storia umana. Le uniche cose che mi sono permesso di esecrare sono anche qui gli eccessi conseguenti all'impossessamento. Una volta caduto l'Impero Romano, la lingua fu tutta per loro. E oggi che ragioniamo su etimologia e radici ci accorgiamo di quanto le lingue romanze siano state in fondo 'terreno di pascolo' per i fedeli e i potenti dell'epoca. Dunque, direi che per un naturale fenomeno di controspinta una delle prime cose da fare, in questa piccola rivoluzione che porterà a una nuova coscienza, è lasciar da parte parole non più in uso cercando - per quanto possibile - di riappropriarci della lingua e di riattivare parole suscettibili di estensione. Il risveglio culturale dovrà essere anzitutto linguistico.

A proposito... nella giornata odierna aleggiano ancora riferimenti blasfemi al vero dio.

L'ho notato anch'io. Il fatto che da qualche settimana anche i massimi vertici SM menzionino 'il vero nome' significa che sono ormai addentro a questa tematica, ma non possono aver capito. Proprio la frase lanciata più volte dal pontefice ('Il vero nome di Dio è pace') è un'altra conferma del loro esser fuori strada. Il vero dio non poteva essere pace, proprio perché nacque senza una morale. Non c'era bene o male, non c'era guerra o pace. Un uomo vivente dieci secoli prima della nascita di Gesù non possedeva che minimamente gli attributi per fondare un dio provvisto di etica. Se lo faceva - come i Greci - potenza del cielo, arrivava al massimo a conferirgli determinismo negli eventi terreni, ma non avrebbe mai potuto raffigurarlo in un 'disegno di misericordia'. Qui siamo ancora prima dell'Impero Romano. Il concetto di guerra non ebbe degli antagonisti, non ci furono dimostranti o pacifisti sulla Terra. Tanto è vero che esisteva anche il dio della guerra, Ares. Basta pensare alla simbologia, che vedeva la guerra come un normale atto connaturato nell'uomo, analogo all'istinto primordiale che condusse alla caccia degli animali. Direi che quella frase di Wojtyla oltre ad essere una cosa blasfema dal punto di vista del vero dio è una manifestazione di grande ingenuità e di cecità storica. Ecco, questo fu il principale tallone d'Achille di tutta l'evangelizzazione cristiana. Pensare - e far pensare - che un Dio provvisto di bontà (il fatto di creare per bontà fu la tipica idea dettata dall'infantilismo dell'epoca) e di propositi di salvezza (da cosa?) si fosse rivelato improvvisamente agli uomini. La chiusa del Vangelo di Matteo fece danni gravissimi in tutto il popolo di Dio, perché indusse a credere che da quel momento tutta la storia sarebbe ripartita da zero. Ai creduloni - massa in cui confluirono i meno provvisti di cervello - si diede una falsa ricetta miracolosa.

Sarebbe logico concludere che essendo il fanatismo un prodotto della cultura fu questa a pervertire il vero dio?

Certamente. Siamo sempre in presenza di un soggetto che impone una cultura, non soltanto di una cultura che si crea in sè dalla realtà contingente. Un dio si succede a un altro attimo dopo attimo. Una cultura intrisa di feticci e di simboli irreali di virtù traghettò una parola da un settore a un altro con un concetto che a quella parola non apparteneva in origine. Questo fu possibile soltanto con l'apporto di migliaia di uomini. Il fatto che questo culto non diventò mai di tutti dimostra che comunque l'esportazione fu illegale. Tutti accettarono un uso, ma fu soltanto un fatto di abitudine, di cultura. Portare in giro una parola contraffatta è lo stesso che fare accreditare una banconota falsa. Finché nessuno se ne accorge, quella banconota continuerà a circolare come le altre, perché tutti accetteranno di riceverla e di smistarla poi ad altri. Ecco dunque che la cultura di un'epoca si afferma - numericamente - soltanto al prezzo di 'non vedere', che è la caratteristica principale dei fanatici. Questa categoria esiste in tutti i settori della vita associata. Fanatico è colui che vede regolare un gol irregolare solo perché è stato segnato dalla sua squadra, fanatico è colui che ama senza ragionare e se qualcuno tenta di farglielo fare finisce male. Soltanto la cieca adesione permette l'assenza di dubbi, e tutti sappiamo che senza dubbi non si va avanti. Se non fosse esistito il dubbio saremmo ancora oggi al Neolitico o comunque all'epoca dei primi Cristiani.
Dio si esprime anche con la guerra o con un reato, perché se così non fosse avrebbe già impedito che guerre o reati si compissero. Accettarne l'esistenza significa dunque porlo idealmente e senza fanatismi in una linea temporale continua. Il pensiero più alto è proprio quello che rovescia la morale cristiana e la fede in generale. Noi ci accorgiamo della legge di dio proprio dal fatto che in 19 o 32 secoli non sono mai cessate le guerre. Lottare per avere la pace è un traguardo che i pacifisti non hanno mai perso di vista, ma raggiungerlo - se un giorno lo raggiungeremo - significa arrivarci ASSIEME CON dio, non PER SUO MEZZO. Se io scopro una legge scientifica o mi viene improvvisamente un pensiero che illumina è perché mi ci ha portato il cervello, non perché ho recitato una formula verbale come appello a qualcuno. L'una cosa esclude l'altra. Se mi metto a pregare non posso scoprire quella legge. E a quella scoperta posso arrivarci soltanto con un dubbio iniziale. Se fossi fanatico rimarrei quello per tutta la vita e sarei senza dubbi. cioè un essere poco provvisto di intelligenza.
La certezza dell'esistenza di qualcosa o di qualcuno proviene dall'averlo visto o dal concepirlo come concetto. Se lo vediamo non abbiamo bisogno di dimostrazione. Se non lo vediamo coi nostri sensi, occorre un ragionamento fondato sulla logica che parli di una cosa che può essere presente o assente (non ci sono altre possibilità). La condizione più felice fu quella del vero concetto iniziale, perché senza il dono della logica gli uomini poterono avere l'idea di una legge che esisteva già e non aveva bisogno di essere dimostrata. Come sentire che noi respiriamo l'aria da ciò che entra nel naso e nei polmoni. Fu soltanto la falsificazione che portò alla necessità della dimostrazione. Il suono nacque in maniera regolare, e fu inteso da principio in un modo che non esigeva dimostrazione. Il giorno in cui per acqua intendessimo un'altra cosa, mutando il concetto originario di acqua, è ovvio che - non vedendola più - se ne reclamerebbe una nuova dimostrazione. Siccome la dimostrazione di qualcosa che non esiste non si può dare, con quella parola avremmo potuto andare avanti per sempre. Finché un giorno uno non avesse detto ufficialmente 'basta'.

Pagina pubblicata il 24 gennaio 2002