A questo punto sono passati secoli, dalla precedente narrazione. Che ne è della parola?

Duemila anni fa, la parola 'dio' non aveva fatto nel frattempo un grande percorso. Chi andasse alla ricerca di documenti resterebbe stupito dalla scarsissima frequenza con cui il 'deus' latino comparve in epoca classica nelle varie letterature. Gli Ebrei della diaspora avevano fisso in mente il concetto, ma anche qui abbondavano la prima persona (io), la terza (egli), e una serie di attributi di cui abbiamo parlato (il Signore, l'Eterno, Colui che è, ecc.). Le ultime raccolte, poi, non avevano più i dialoghi diretti del Pentateuco, ma erano preghiere, proverbi, sentenze, profezie, elegie, e quando veniva citato era ormai il Dio d'Israele. La religione dell'AT si sta formando come 'giudaismo', e dopo tornati dall'esilio babilonese gli Ebrei hanno avuto anche un tempio nuovo di zecca (completato nel 64 d.C. soltanto sei anni prima di esser distrutto), ma in pratica non hanno alcuna coscienza culturale di cosa sia quell'Adonai al quale si rivolgono mediante formule e suppliche.
Per il resto, si può dire che in 600 anni di sviluppo della prima cultura scritta e letteraria della Grecia e poi del bacino mediterraneo, il 'theos' aveva avuto una presenza e soprattutto un coinvolgimento molto deboli. Da una parte si svolgevano riti iniziatici che prevedevano parole in gergo quali quelle della Carboneria dell'era moderna, dall'altra venivano adorati dei dell'Olimpo con narrazioni sempre di fantasia. La Roma pagana poi si occupava di altre cose, e le conquiste - con le guerre che comportavano - non favorivano certo la meditazione religiosa. Insomma, non essendoci da nessuna parte un monoteismo ufficiale, non esisteva neppure il terreno per far prosperare e circolare quella parola. Si era alla ricerca di Dio, ma io dovrei dire piuttosto che nessuno aveva ormai cognizione di dio, cioè di quel concetto che avevano perduto.

Che spiegazione si può dare, dal punto di vista linguistico?

Nel mondo sono ancora pochissimi a trascrivere (o leggere) intere frasi. A maggior ragione possiamo ammirare tutti i grandi autori della letteratura latina e greca che a questo punto fanno già storia e contribuiscono in maniera determinante alla grande fioritura lessicale degli ultimi secoli dell'Impero Romano. A questo punto dobbiamo già registrare una grande fortuna della koiné greca, che è divenuta lingua veicolare internazionale come può essere l'inglese oggi. Ma seguendo il nostro percorso diremmo che il bello doveva ancora venire. Qui siamo in un'epoca ancora frammentaria (basta pensare a tutte le sette), in cui la presenza della parola 'dio' è pallida perché pallide sono le idee in merito all'uso e alla possibile relazione della parola con tutto il resto. I due secoli che precedono la venuta di Gesù sono segnati da un atmosfera culturale leggermente satanica. Si diffondono scritti apocalittici, le sette si moltiplicano, e circola molta letteratura di tipo esoterico. Ma in genere prima che venga il fondatore di una nuova civiltà non si trova nulla che possa anticipare direttamente le sue parole né qualcosa che porti a ciò che sta per arrivare. Tutte le nuove grandi fondazioni vengono sempre poste dal nulla. Lo stesso Mohammed ebbe una prima parte di esistenza normale, e nessuno poteva presagire il finimondo della seconda. Quindi nulla abbiamo, quando nasce Gesù (probabilmente intorno al 6 o 7 prima della nostra era), che rappresenti in qualche maniera la futura comunità cristiana. Facendo un rapido excursus diciamo che tra il 6 a.C. e il 300-400 d.C. non c'è alcun collegamento. Non c'era neppure la Bibbia (AT) che abbiamo noi oggi. C'era soltanto quella raccolta primitiva dei Settanta (poco circolante) e poi varie raccolte di frammenti sparsi che venivano lette in Egitto e nel territorio della Palestina. Perché la parola 'dio' non ha ancora avuto fortuna? Per due motivi, essenzialmente. Anzitutto, non ha avuto un campo suo in cui stabilire relazioni (ricorderete l'indice di relazione' delle parole di cui parlammo). Il concetto è ancora indefinito, non ha una sua letteratura, non si sa bene cosa sia divino e cosa non lo sia. Viene invocato tantissimo, ma la convivenza con tutti gli altri attributi (Signore tuo, Eterno, ecc.) è tale da rubare molto spazio - diremmo oggi con la teoria della probabilità qui inaugurata - al 'deus' puro e semplice. In secondo luogo, non ha avuto esportatori che lo facessero circolare. I viaggi sono rari e faticosi, manca ancora il proselitismo dei missionari, non esistono chiese come le intendiamo noi, e si fanno preghiere ma non esistono conferenze o discorsi. Diciamo che è tutto nebuloso. E forse la bellezza di una rivoluzione culturale sta proprio nel fatto che nessuno possa prevederla fino a pochi istanti prima.

Però il Nuovo Testamento contiene molte citazioni dell'Antico. Come si può non stabilire un collegamento?

Il fatto che il Nuovo contenga allusioni o citazioni del Vecchio ha portato molti biblisti a creare un ponte ideale. Anche qui è un problema di metodo e di 'senno del poi'. Se l'AT fosse comparso in epoca molto distante dal NT probabilmente nessuno avrebbe detto nulla. Il fatto che gli evangelisti conoscano bene le vicende dell'AT è normale, in quanto sono Ebrei. Dire dunque che esiste quel ponte è come dire che esiste un ponte tra un'opera di Verga e una di Pirandello. Con questo sistema, trovando analogie o citazioni, saremmo in grado di collegare tutto con tutto. Se trovassimo citazioni di Shakespeare in due romanzi inglesi del 1800 dovremmo dire che c'è un ponte tra Shakespeare e quegli autori? Non mi sembra un bel metodo. Personalmente, sono stato sempre annoiato da quelle introduzioni alla Bibbia fatte da sacerdoti o saggisti cattolici che iniziano sempre dicendo che 'Dio col NT ha stabilito un patto nuovo, stavolta non più con un intero popolo ma con l'umanità intera. Perché - si dice - l'umanità è stata redenta da Gesù in croce'. A parte il merito (dove stia questa redenzione non si capisce, siamo sempre qui coi problemi di sempre), ci troviamo di fronte a una di quelle formulette del catechismo con cui si riempie la testa dei ragazzi di false visioni, tutte improntate alla bontà di Dio e alla unicità della Sacra Scrittura. Insomma, anche qui, sarebbe ora di finirla con queste storielle. Finché si raccontavano i primi tempi si poteva tollerare, ma oggi abbiamo una visione, abbiamo una prospettiva sul passato, sappiamo che gli eventi non vanno elogiati quanto compresi e interpretati. E credo che Gesù farebbe lo stesso, se tornasse qui tra noi. I sacerdoti 'reinventano' queste storie, da tempo immemorabile, compreso il fatto che 'lì ci sarebbe la redenzione dell'umanità'. Di quale redenzione 'nostra' parlate?

Qual è il divario tra le due parti della Bibbia?

C'è un abisso, in tutto e per tutto. L'AT è una saga, una lunga epica di un popolo in migrazione e in cerca di una relazione con Dio (che come abbiamo visto non significa altro che 'storia della propria vita'). Il NT, che cambia la storia molto più dell'AT, è semplicemente il racconto della vita e della predicazione del fondatore di una nuova comunità. Questo fondatore era della stessa nazionalità dei protagonisti dell'AT e vive nell'ambiente religioso già presente nell'AT, ma il contenuto della narrazione è completamente diverso. Là si prega, qui si insegna. Là si ordina, qui si agisce. Là si prolifica e si crea famiglie in giro per il Medio Oriente, qui ci si separa per andare a seguire un nuovo profeta. E' differente perfino il respiro della narrazione, qui più breve e immediato. C'è poi la grande novità che a scrivere sono quattro e più persone direttamente interessate e coinvolte nella vicenda. C'è la distanza temporale molto più breve tra vicende e redazione. C'è la diversa ambientazione storica (come si può mettere in collegamento terre e uomini che distano tra loro più di 1000 anni?). Direi che tutte le riunificazioni tematiche o per simboli che furono fatte dagli studiosi erano un piccolo imbroglio.

Allora non è vero neppure che gli Ebrei dell'epoca attendevano il Messia?

Anche questa è una delle costruzioni successive che vennero fatte dai compilatori. Smentiamo questa favola di lunga durata che fece credere a un popolo in attesa di un liberatore. Israele ebbe sempre vita dura, ebbe vari esili, ma non si capisce come milioni di cittadini che erano stanziati in vasti territori ed erano ormai dispersi in tanti comunità potessero essere in attesa. E' come se noi dicessimo oggi che i Curdi, popolo senza territorio, sono in attesa di un liberatore. Certo, se l'Onu regalasse loro una nuova terra, i Curdi festeggerebbero per tanti anni e un eventuale promotore dell'idea diverrebbe un loro patrono nazionale. Ma non possiamo dire che siano in attesa, questo è falso e riduce la Storia a una storiellina per ragazzi. Il Messia in realtà era ancora e sempre il sovrano dell'AT. C'erano degli agitatori politici, dei fondamentalisti come li abbiamo oggi, ma non si hanno documenti le cui parole dimostrino uno stato di attesa messianica all'interno della Palestina. E' tempo di far cessare questa favola. Così come quella - che molti libri raccontano - che i tempi fossero maturi per la venuta di Gesù. Questi sono i 'commentatori del tavolino', quelli che 'da seduti' elaborano una storia col senno del poi. Non si può scrivere o raccontare la storia in questo modo. Siccome si conosce già il prosieguo delle cose si dice che a quel punto tutto preludeva a quello. E' vero proprio il contrario, che nulla preludeva a ciò che stava per succedere.
L'unica cosa che si può dire (confronta la pagina 'corruzione') è che Gesù arriva in un ambiente già pronto a una fine dei tempi (letteraria), perché gli scritti profetici e apocalittici ne hanno parlato. Durante la sua predicazione, gli increduli spesso gli domandano: 'Sei questo? Davvero compi cose di quel genere? Sei quello che afferma di...' I Giudei sembrano più che altro ansiosi di conferme, conferme continue. Questo mi ha sempre colpito e dimostra che in quegli ultimi anni della sua vita Gesù aveva comunque fatto parlare di sé in giro, ma non mi pare che - salvo le battute finali, dalla Cena in poi - nascano dei dubbi su una salvezza o su una liberazione. Gesù venne seguito da un manipolo di volenterosi, ma questi si può dire che non fecero a tempo a vivere molte cose con lui (almeno i vangeli dicono poco). Il grosso del messaggio di (presunta) salvezza fu costruito in seguito con visioni e ravvedimenti postumi. Quel che colpisce, della vita di Gesù, è che tutto succede e viene costruito dopo, come se il destino si incaricasse per lui di trovargli messaggeri e simpatizzanti postumi. E' una cosa da pochi ed è molto gratificante dal punto di vista spirituale. Non agire mai per se stessi e avere tutto il messaggio riversato sugli altri.

Quei commentatori dicono che ciò che unifica le due parti della Bibbia è Dio.

Ecco che qui entriamo nel vivo della questione. Si dice infatti che il Dio che si rivela attraverso queste vicende è lo stesso dei Profeti e delle tribù di Israele. Naturalmente, anche qui siamo in presenza di una dogmatica antica e oggi superata. Questo tipo di commento presuppone che il lettore non sappia neppure lui chi è Dio ma non avendo dubbi di fede continui a vederlo come il Signore, che ora ha cambiato teatro di posa e abiti di scena. Se continuassimo a utilizzare questo metodo, tutto si potrebbe far passare in questo modo. Potremmo dire che poi Dio passò per la letteratura francese, poi per il teatro elisabettiano, poi per il siglo de oro, perché in fondo Dio - come si è sempre detto - è in qualsiasi cosa. Ma grazie a lui non siamo più cosi stupidi da pensare queste cose oggi che abbiamo la corrente elettrica (sperabilmente anche nel cervello) e la cellula. Ecco, abbiamo iniziato con questa breve operazione per lasciarci alle spalle tutta questa trattatistica dell'adulazione, che possiamo chiamare 'apologetica da catechismo'. Iniziamo a dire cose un pochino diverse.

Intanto va chiarito: è ancora il Dio che si presenta e poi ordina?

No. Questo è un dato ormai antico. A questo punto gli uomini dell'epoca hanno avuto già la presenza autonoma di un unico Dio, che ha parlato loro (nel modo che abbiamo visto nel Pentateuco). Ora c'è bisogno di un Dio più letterario, che sia dentro alle cose, che venga visto come partecipe occulto, cioè come un regista che c'è perché - si dice - ha mandato un suo uomo tra gli altri. La stessa parola 'vangelo' significa annuncio. Il Dio del NT è un Signore di cui urge una conferma mediante inviato. Il NT è proprio il libro che instaura questo concetto potentissimo dell'inviato in Terra. Un concetto che poi farà molta strada, penetrando anche nell'Islam. Dunque, l'annuncio presuppone - come sempre - una serie di MESSAGGI, e così l'inviato diventa ben presto MESSAGGERO. Tutto si svolge a parole.

Ma non ci furono anche i miracoli?

Sì, ma tutte le azioni di Gesù sono accompagnate come per magia da parole caratteristiche e stampate su quelle azioni medesime. Questa è una cosa molto bella. Molti si stupirono, nel corso dei secoli, che Gesù non avesse scritto o dato ordine di scrivere. E invece la bellezza del suo messaggio sta proprio in questo. E' come se avesse detto 'beato colui che non ha bisogno di scrivere'. La sua azione non ha eguali, proprio perché ciò che si compie si esprime autonomamente e viene trasferito sugli organi di senso altrui in combinazione con le parole che vengono dette simultaneamente. Con la lingua di oggi, diremmo che la colonna sonora di quelle vicende sono già quelle parole. E' un po' un rovesciamento del nostro cinema. In genere, i film vengono fatti in questo modo: il regista, che ha già tutto pronto, chiama il compositore della colonna sonora e dopo avergli fatto visionare sceneggiatura o anche spezzoni già girati gli chiede di comporre una musica che sottolinea in maniera tematica la pellicola. Con Gesù accadde l'inverso. La colonna sonora è il dato di partenza, ed è l'insieme di parole con cui Gesù introduce e poi sottolinea tutto ciò che compie. Su queste parole, poi, la storia si è incaricata di leggervi un senso in più, che è quello delle azioni, dei vari miracoli, della resurrezione finale. In questo, il NT è un testo unico in tutta la storia dell'uomo. Nessun altro ha un livello simile di ispirazione e di compenetrazione tra vicende e linguaggio. Se pensiamo poi che la logica esisteva da poco tempo, e che le lingue avevano sì e no cinque-sei secoli di storia, restiamo stupefatti dall'abbondanza di particolari.

Come si può spiegare il fatto che al di là di queste allusioni nessuno spieghi nella Bibbia chi sia questo Dio?

Qui il ragionamento da fare è molto sottile. Quell'insieme di preghiere e di formule già contenuto nei riti giudaici aveva fondato questa presenza 'misterica' e 'ubiqua'. Questa presenza aveva sì vari appellativi, ma nessuno sarebbe mai arrivato neppure lontanamente a cercare di spiegarla. Allora non c'erano conferenze come oggi, non esistevano scritti in forma di 'how-to-do'. Gli uomini scrivevano e leggevano frammenti che uscivano dalle loro bocche a voce alta, cioè in forma unicamente oratoria e di invocazione. I fedeli di allora avevano questo senso religioso, ma non avevano alcuna capacità di indagare col cervello su questi argomenti. C'erano stati i filosofi greci, ma gli Ebrei - che ebbero sempre eccellenti letterati e ricercatori - non espressero mai grandi talenti nella filosofia. Si leggeva e si ascoltava 'la parola del Signore'. Stop. E' normale che un testo sacro fornisca prescrizioni e ordini di fare, ma che non spieghi a fondo. E' quello che leggeremo anche sei secoli dopo nel Corano, in cui ci sono addirittura passi che dicono chiaramente. 'Fate così e non domandatevi il perché'. La rigidità di una orazione non avrebbe potuto accoppiarsi con la dialettica. Se io dicessi 'recitate queste cinque righe e poi fatemi sapere nel forum se siete d'accordo' ci sarebbero milioni di opinioni diverse, milioni di diverse proposte. Non si finirebbe più. La grande fortuna di questi due testi sacri fu determinata proprio dal fatto che non spiegavano nulla. Abbiamo detto che per secoli questi adoratori dello spirito si nutrirono di mistero. Cosa si dice nella Messa? 'Mistero della fede, annunciamo la tua venuta Signore...'.

Quindi anche il Dio di Gesù è soltanto una 'parola per l'occasione'?

Esattamente. Gesù fu il primo uomo della storia a 'sentire' fortemente un anelito ultraterreno. Nessun altro prima di lui ebbe le settimane di meditazione nel deserto, le lontananze dagli altri, i silenzi (di cui non vi è traccia nei documenti). Naturalmente, è costretto ad esprimerlo con il Dio che si ritrova, perché neppure lui può inventarsi un concetto nuovo a un'idea soltanto figurata. Così lo esprime facendolo 'storia tra gli uomini'. Col linguaggio di oggi diremmo che è un formidabile 'propagandista di Dio'. Ma anche qui non possiamo interpretare alla lettera i riferimenti a Dio. Il guaio che ci portiamo dietro è la lunga catena di commenti entusiastici che per 19 secoli tramandò note di commento come se quel Dio fosse davvero esistente o presente. Fu come una lunga catena - simile a quelle della nostra posta elettronica - che si passava di sacerdote in sacerdote, di autore in autore. Siccome ciascuno copiava dall'altro, tutti dicevano le stesse cose e incensavano dove c'era da incensare. La cosa va avanti ancora oggi. Basta ascoltare l'omelia dei sacerdoti, che prima leggono (con una gestualità anch'essa di imitazione) e poi commentano (allo stesso modo, invariabilmente, da secoli).
Cominciamo a vedere chiaro anche qui. Qui abbiamo intanto un

Dio che si dice sia venuto tra gli uomini per mezzo di Gesù Cristo.

'Voi credete anche in Dio, credete anche in me' Giovanni 14.1
'Chi ha veduto me ha veduto il Padre' Giovanni 14.9

Che significa?

Ci arriviamo pian pianino, evitando anche qui di ripetere passivamente cose non verificabili. La prima affermazione sembra alludere alla fede. La seconda è tutt'altro che chiara e introduce in un altro ordine di idee. Uno gli aveva appena chiesto: 'Signore, mostraci il padre e ci basta'. In precedenza, alla festa della Dedicazione Gesù aveva già detto 'Se non fo le opere del Padre mio, non credetemi'. Cosa è questo padre? Tutti i commentatori più lascivi hanno sostenuto che Gesù sta dichiarando di esser 'Dio fatto uomo'. Ma fate sempre attenzione al contesto, perché le parole non sono intercambiabili o slegate dalla situazione in cui si trova. Qui Gesù sta per esser lapidato perché alcuni Giudei lo ritengono indemoniato e basta, e lui conferma: 'Il Padre è in me e io sono nel Padre'. Avrebbero bisogno di queste frasi allusive se Gesù dicesse le cose come stanno o facesse IN QUEL MOMENTO un miracolo? No, quindi è chiaro che non essendo in grado in quel momento di compierlo Gesù prende tempo e sfugge a una violenza (di gente stupida, diciamolo, altrimenti non si capisce) usando delle frasi ad effetto che NON VOGLIONO DIRE NULLA. Gesù è costretto a dire quelle parole, senza una valenza precisa, tanto è vero che subito se ne va dall'altra parte del fiume, oltre il Giordano. E non ce l'hanno proprio perché chiunque di noi si trovi in mezzo a una marmaglia di gente da poco non si mette a fare dichiarazioni solenni. Se anche Gesù si riferisse a Dio, il fatto che lo nomini (come Padre) non indica nulla di particolare o di meritevole di attenzione. Rimango dunque di stucco a leggere dai commenti che Gesù starebbe 'affermando per sé l'identità con la natura divina'. Come potete credere oggi che quel riferimento sia una cosa reale e riconducibile al significato odierno come noi lo intendiamo? Il Pater qui è un appellativo col quale si richiama Dio solo in funzione di invocazione, come del resto sentiamo fare ancora oggi ai sacerdoti. Quelle frasi sono analoghe alle dichiarazioni - udite migliaia di volte - del tipo: 'Io rispondo solo alla coscienza di Dio' oppure 'Lui è in me, lo sento e posso testimoniarlo'. Altro non vogliono dire.

Ci sono casi in cui interviene personalmente come nell'AT?

Che io ricordi no. Mi vengono in mente solo gli episodi immaginari, come quello durante il battesimo iniziale, quando in Marco 1.11 si riferisce che 'dai cieli venne una voce: 'Tu sei il mio figlio diletto, in te mi sono compiaciuto'. Anche qui colgo l'occasione per mettere in guardia chiunque dal considerare come reali queste cose. Solo un bambino di cinque anni può credere a un uomo che gli dice: 'Ieri è arrivata una voce dal cielo che ha detto...'
Era una voce rauca? Era angelica? Monofonica o stereofonica? Abbiamo comunque un

Dio che si dice compia la sua opera per mezzo di Gesù Cristo

Proviamo anche qui a dire qualcosa. Se Dio avesse cominciato a compiere la sua opera per mezzo di un solo uomo, dopo 1200 anni di storia dalla rivelazione 'presunta' a Mosè, un cumulo di problemi ci avrebbe assillato. Ci saremmo domandati perché mai non abbia trovato altri rappresentanti nei 1200 anni precedenti e - salvo il profeta dell'Islam - nei 2000 seguenti. La lingua si evolve, le civiltà si susseguono. Sarebbe stato un Dio povero di mezzi ad avere avuto un unico rappresentante ufficiale in tutto questo tempo, altro che Onnipotente!

Ma allora perché fu trasmessa per lungo tempo questa formula dell'esserci e dell'agire PER MEZZO di Gesù?

Semplicemente perchè Gesù più di tutti gli altri uomini seppe propagandarlo in mezzo a noi. Non accade forse lo stesso quando sentiamo un portavoce di un uomo politico? La parte meno istruita della popolazione lo vede come un 'leccapiedi', la parte più interessata (pressioni, partiti, finanziatori) lo considera un formidabile STRUMENTO. Ogni istituzione, ogni potere si avvale di mezzi umani, oltre a quelli materiali. Se mezzi non fossero anche gli uomini le cose resterebbero per proprio conto, senza un obiettivo. Per la prima volta rivelo un particolare divertente. Quando nel 1986 andai a Roma per rispondere a uno strano annuncio della segreteria del Partito Liberale che cercava un funzionario, il segretario regionale dell'epoca mi diede alcuni consigli e prima di congedarmi mi mise in tasca una busta con un biglietto da lui vergato, Su questa busta, oltre a una breve presentazione, c'era scritto: 'Trattatelo bene, è uno dei nostri'. Tutte le confraternite del mondo, tutte le comunità, tutti i partiti politici hanno un ovvio interesse in comune tra i membri. Questo interesse, che è perfino più forte di quelli materiali dei singoli, è la rappresentanza migliore nella propaganda e nella diffusione della propria ideologia. Se non ci fosse questa solidarietà e questa trasmissione di complicità dall'uno all'altro, ciascuno direbbe la sua e sarebbe impossibile trovare una coesione. Non sarebbe mai esistita né religione né ideologia dominante. La catena migliore consiste nel cercare un passa-parola. Non solo uno grande, ma anche uno brevissimo come il 'Sempre Sia Lodato'. E così la catena si passa dall'uno all'altro, senza rischi di cadute nel tempo. Gli autori della prima liturgia furono talmente arroganti e imperialistici da aggiungere nel formulario 'Nei secoli dei secoli'. Ditemi voi se qualcuno di noi potrebbe mai chiedere agli altri di obbedire PER SEMPRE. Anziché una specie evoluta saremmo una sottospecie di molluschi, con tutto il rispetto per i molluschi.

Dunque fu una semplice funzione propagandistica?

Fu questo, e grandiosi furono gli sforzi dei Cristiani dei primi secoli nel tramandare quella idea - ancora più assurda - della Trinità, col triangolo di tre Esseri. C'era bisogno di quella, proprio per continuare a far credere che l'uno agisse essendo in identità con l'altro. Possiamo dire senza alcun dubbio che si tratta soltanto di funzioni linguistiche. A quel tempo, con il poco di dizionario che avevano, i più potenti imposero queste formule (orazioni, introduzioni da imparare a memoria) perché solo con queste sarebbe stato possibile fissare in testa ciò che si doveva ripetere. Quando avevo nove anni, io stesso le ripetevo ogni sera con grande partecipazione, convinto com'ero che fossero sacre. Nessuno naturalmente mi aveva spiegato che la lingua è un veicolo, uno strumento. E che Gesù stesso era stato un formidabile strumento.

Erano le 11.03 del 3 gennaio 2002

A proposito di Gesù, com'è che nel NT non si trovano mai descrizioni di lui e della sua figura?

Non era questo l'intento dei Vangeli. Il testo si occupò di diffondere le parole e gli atti. E questo è più che comprensibile. Io stesso ho avuto da dire su quei siti che pubblicano migliaia di notizie o di fotografie dell'autore. Non c'è nel NT una storia o una biografia di lui, c'è una narrazione di alcuni anni della sua vita. C'è poi un altro motivo. Tutti i grandi capi religiosi non hanno mai avuto gli avvenimenti dell'uomo medio. Non furono gente che a una cert'epoca aveva il primo amore, poi si sposava, poi metteva su famiglia. Nulla di tutto questo succedeva. Essi si considerarono sempre lo strumento, dunque il mezzo per far trionfare un'idea, una serie di norme o di prescrizioni nuove. E in questo dovettero sempre avere una esistenza travagliata, piena di crisi, di pentimenti, di mutamenti repentini. Non avrebbero mai potuto lasciare biografie come quelle dei politici o degli scrittori che vediamo oggi. In sostanza, non ebbero tappe. Per Gesù la vita pubblica inizia col battesimo nel Giordano.

Ecco, qui dice 'Pentitevi, il regno dei cieli è vicino'. Che significa?

Abbiamo detto che l'espressione 'regno dei cieli' o 'regno di Dio' è un'altra formula COMPLETAMENTE DESTITUITA DI SIGNIFICATO. Il tempo della profezia sarebbe compiuto, così ci hanno tramandato i commenti. Ma oggi possiamo dire: e allora? Cosa è successo di particolare? Nulla, in realtà. Questa fu proprio una delle illusioni principali alimentate da secoli, che dovesse venire un giorno particolare. Gesù dice anche: 'il regno è in mezzo a voi', facendo intendere così che qualcosa di diverso stia per abitare tra di loro e nella Terra. E sarebbe una specie di dono gratuito di Dio. Io direi questo: il regno si instaurò davvero, nel senso che poi una vasta comunità si affermò nella Terra a proseguire l'insegnamento di una nuova dottrina. E la cosa buffa è che fu esattamente l'opposto di quel che si diceva, cioè fu un regno terreno creato - mediante chiese e liturgia - da uomini sulla terra. Nulla ebbe mai dei cieli, se non il fatto - sterile - di nominarli. Fu certamente un regno di Dio, nel senso che instaurò in tutto l'Occidente un culto fatto di parole che a lui si collegavano, cioè che si collegavano a quel concetto così falsato dagli eventi. Il fatto di pensare a una trinità di personaggi costituì la trimurti occidentale da cui la civiltà non si liberò più per secoli. A quell'epoca, ai primi secoli dopo la morte di Gesù dobbiamo tutto quel lavaggio del cervello che avrebbe riempito chiese, manuali, e pensieri dei fedeli.

Perché fu chiamato 'figlio di Dio' se era Dio stesso incarnato?

Domanda intelligente, difatti questa fu una delle più grandi contraddizioni. Chi lo chiamava in quel modo non si avvide che ancora una volta la lingua tradì un'assenza di concetto. Se un Essere soprannaturale si incarnava in un uomo, quest'uomo non poteva essere suo figlio perché era il Padre stesso. 'Io e il Padre siamo uno', dice egli stesso. Ma come fa ad essere uno stesso essere Padre e Figlio di se stesso? Una grande confusione permise in pratica di far passare Gesù come qualsiasi cosa. Era Dio stesso (tale fu detto, vedi ad es. la resurrezione), poi era il figlio (unigenito) di Dio, poi suo messaggero o rappresentante, poi figlio di Davide, poi il Messia, poi il Logos. Non bastava tutto questo, perché poi arrivò anche il Figlio dell'uomo. Nella Bibbia bisogna considerare questi appellativi con beneficio d'inventario. Gia nell'AT si dice che Dio è padre del popolo di Israele, e sono cose che somigliano al famoso 'Ataturk padre della patria' per i Turchi. Mi fermo qui, senza dare altre specificazioni. Se dovessi darle, entrerei in un mare di confusione e nelle imposizioni dei concili che abbiamo spiegato essere frutto di mere illusioni innalzate a dogma per i fedeli di allora. Questi testi tramandarono soltanto una serie di cose dette in giro, quel che oggi chiameremmo supposizioni, illazioni, dicerie. Anziché sette avrebbero potuto scriverne o dirne sedici, trentadue, quarantotto. Se si racconta una cosa irreale, la si può raccontare in tanti modi. Oggi sappiamo senza alcun dubbio che cellule viventi non possono che provenire da altre cellule. Non esiste vita umana che si innesti improvvisamente senza un concepimento mediante seme.

Come possiamo spiegare il fatto che tra Gesù e Dio si instauri una relazione strettissima?

Lo possiamo spiegare soltanto immaginando l'esigenza - per quell'epoca - di fondare un insegnamento su un nome o su valori al di sopra di tutto e di tutti i sospetti. Quelle domande, che ogni volta richiedono a Gesù la conferma della sua identità, ci dicono che in giro c'erano anche allora cialtroni e lestofanti che facevano passare una cosa per un'altra. Soltanto una rivelazione al di sopra quale quella soprannaturale avrebbe convinto tutti e messo a tacere qualsiasi obiezione. Ecco perché sono così frequenti i riferimenti a Dio fatti in questi discorsi. Per fare un paragone, è come se un datore di lavoro molto importante mi chiedesse referenze, tipo un'attestazione da parte di un rettore dell'Università o il certificato di un istituto pubblico. Allora, siccome non c'erano istituzioni pubbliche con certificati, gli uomini credevano più alle referenze celesti (tipo 'Regno dei cieli', miracoli) e soltanto da queste sarebbero stati persuasi fino in fondo. Volevano avere la certezza che ciò che veniva detto corrispondesse a quel che pensavano (che non era per nulla reale, cioè attribuiva semplicemente credenze).

In quale modo poteva concepirsi una comunione tra Terra e Cielo?

Pensando che azioni o risultati di queste azioni fossero 'opera di Dio'. Ecco dove agì l'equivoco ingenerato dalla falsificazione della parola. La parola 'dio' in origine era già portatrice di ciò che poteva aversi come evento, cioè come risultato delle nostre azioni o dei fenomeni naturali. Quando passò a definire un Essere soprannaturale è ovvio che fu da questo che si pretese l'intervento. Arriviamo al punto principale. Trasferito un potere dalla natura a una 'super-natura' è chiaro che tutti vorranno avere 'certificati' da quella super-natura. E così se il fatto straordinario si compiva andava bene. Ma occorreva che fosse 'certificato' da qualcuno (in questo caso un inviato) che era appunto opera divina e non della natura medesima o del nostro essere. Lo stesso abbaglio prende il Vaticano quando fa santo Forgione. Se quel ragazzo fosse guarito da solo dalla meningite, tutti avrebbero detto 'bravo' e la cosa sarebbe finita lì. Soltanto quando si pensa che sia un intervento esterno (attribuito a Forgione) a fare la guarigione si entusiasmano e dicono 'ecco il miracolo'. In tutto questo c'è un notevole coefficiente di stupidità.

Erano le 13,20 del 3 gennaio 2002

Se quelle azioni venivano riferite a un Dio perchè poi non rimase nessun altro insegnamento? Perchè Dio non ebbe più occasione di ripetersi?

Lo abbiamo appena detto. Perché non ci fu nessuna azione di Dio, per il semplice motivo che non ci fu Dio da nessuna parte e in nessuna epoca. Dopo che la parola passò a indicare questo essere inesistente tutto sarebbe stato possibile e tutto infatti fu possibile proprio perché venne permesso dai poteri dell'epoca. Soltanto così si creò un dizionario di termini 'tecnici' (dapprima esoterici, poi passati all'uso comune), con i quali l'opera di falsificazione continuò per secoli senza che nessuno obiettasse (a parte qualche miscredente molto coraggioso). Solo questo nuovo vocabolario potè fare credere che tutti quegli istituti fossero per il bene dell'anima, e allo scopo venne in soccorso il termine già ricordato, la 'santità'.

Ma gli evangelisti come potevano diffondere l'insegnamento di un Dio che non si poteva vedere, con nuove caratteristiche rispetto a quello già conosciuto dal monoteismo ebraico?

Anche questa è una domanda interessante. E la risposta ancora una volta illumina tutta la questione. Se quel Dio che si voleva accreditare fosse stato veramente esistente, è chiaro che non ci sarebbe stata una rinnovazione, cioè una nuova rivelazione. Io dico: 'Signore e signori, vi presento mia moglie' e non è che poi la ripresento 20 anni dopo. Una volta fatta la prima presentazione non ce n'è una seconda, perché ci si frequenta normalmente senza bisogno di presentarsi. Dunque è proprio questa la dimostrazione più forte di una lunghissima chimera del pensiero, un'utopia che prese forma da quella maledetta fase in cui 'dio' passò a indicare quell'altra cosa.
Lo stesso evangelista Giovanni svela un particolare molto interessante, senza volerlo. Andate al verso 1.18: 'Nessuno ha mai veduto Dio'. E qui già osserviamo che se nessuno poteva vederlo non si poteva neppure presentare, a rigore. Ma poi dice: 'E' il suo unigenito Figlio che ce lo ha fatto conoscere'. Questa seconda frase assieme alla già menzionata 'Colui che mi ha mandato' di Matteo mi ha sempre fatto pensare e riflettere. Se nessuno vede una cosa ed è soltanto una persona che la fa conoscere significa che l'oggetto presentato è conosciuto solo da quella persona. Ma questo oggetto per gli Ebrei già esisteva. Allora da cosa nacque l'esigenza di questa seconda rivelazione in Palestina? Gli evangelisti tennero in modo particolare a far sapere a tutti - con i Vangeli - che ci fu quest'altro Ebreo di nome Gesù che portava sulla Terra il Signore. Se successe questo, è evidente che Matteo, Marco, Giovanni e Luca videro o vennero a sapere o intuire qualcosa che nessun altro sapeva. E questa cosa la appresero dal maestro Gesù. Se questa cosa fosse stata già visibile a tutti, non ci sarebbe stato bisogno di dirlo in giro e di scrivere quattro lunghi racconti. Tutti vedevano le sinagoghe, tutti già pregavano... che bisogno ci sarebbe stato? Quindi mi sembra chiaro che Giovanni intese dire (forse senza volerlo o accorgersi) che la letteratura ebraica già esistente su Dio non bastava, a questo punto si avvicinava una nuova rivelazione. Cosa era questa rivelazione? Questo è il problema.

Non era quel Dio?

No, perché gli Ebrei non avrebbero avuto bisogno, già lo pregavano e lo invocavano regolarmente. Insomma, parliamoci chiaro: io ripresento una persona se questa persona ha cambiato connotati, non posso ripresentare mia moglie a un amico se a questo l'ho già presentata. Molte persone dimenticano sempre che a questo punto non esistono cristiani o altre confessioni in giro per la Palestina. C'era nient'altro che Ebrei in giro, che avevano già quel Dio monoteistico ereditato dalla rivelazione di Mosè. Nessuno avrebbe avuto motivo di averne un altro che avesse le stesse caratteristiche, proprio perché era Egli stesso ad aver dichiarato di essere Unico.

Allora cosa dobbiamo dedurre?

Allora non possiamo che passare per tutto il NT a un'altra interpretazione di quelle parole, cioè dobbiamo pensare che gli evangelisti apportavano al mondo civilizzato un'altra IDEA, non l'annuncio di un Essere. Anche se ne parlano in quel modo. Le leggende sono belle ma sono leggende. Sia che non avessero dizionario sufficiente sia che non trovassero la forza per trasmettere il vero messaggio, è sicuro che non avrebbero mai fatto quella enorme fatica per reiterare un Dio che già si conosceva. Qui si parlò per tanto tempo di novità, di nuovo annuncio. E non si sarebbe certamente fatto per cose normali o già conosciute. Del resto perché mai i testi successivi (Patristica inclusa) avrebbero insistito sul 'logos' e sulla filosofia dello spirito divino? Sarebbe bastato che i filosofi dell'epoca scrivessero un trattato sulle nozioni che già si avevano dell'AT, non c'era bisogno di fare le cose in grande. Quindi, tutto questo ragionamento ci porta a pensare che le illuminazioni vennero postume perché nessuno riuscì ad esprimere 'a parole' qualcosa di incommensurabimente grande che gli fu dato di vedere o di comprendere improvvisamente. Con qualche parola in più e con qualche anno in più di riflessione, fu possibile comporre tutti quei testi che confluirono poi nel NT. Ma certo anche questi potevano rappresentare solo in minima parte il contenuto di una illuminazione. Le parole sono sempre insufficienti. Con quelle di oggi diremmo che anche il NT restò un'opera incompiuta. Perché gran parte dei concetti vennero soltanto in seguito, come risultato autonomo della cultura. Si pensi ad esempio al fatto che né Trinità né Sacramenti erano contenuti nel NT.

Dobbiamo andare al di là. Ma come?

Erano le 15,03 del 3 gennaio 2002

Ragionando, ancora una volta. Riprendiamo il filo da quel pensiero, che 'Dio si rivela ma non possiamo conoscere chi sia'. Questo pensiero riporta dritto dritto al Tempo e allo Spazio. A tutti è capitato di pensare che la vita si svolge senza che noi possiamo conoscerla in anticipo, cioè che ciascuno di noi non conosce il futuro (salvo procedimenti magici, palle di vetro e sciocchezze varie). Qui dobbiamo conciliare un'altra contraddizione, il fatto che i commenti vedano 'Dio rivelarsi e uscire dal suo mistero' ma poi parlino nei secoli successivi proprio di mistero, cioè di una realtà inconoscibile. Qui abbiamo un grande contrasto tra un periodo dorato e mitico, di cui si dice mirabilie, e un periodo susseguente in cui quel mito non c'è più. E' come se io permettessi a un povero diavolo di uscire una settimana con l'attrice più bella del mondo e poi questo disgraziato avesse nei 70 anni seguenti una vita poverissima di incontri e di soddisfazioni. E' chiaro che quest'uomo magnificherà quella settimana fino alla fine dei suoi giorni. Io ho parlato maluccio dei preti che per secoli ce l'hanno cantata, ma se ci pensiamo un attimo non hanno fatto altro che decantare quella 'settimana mitica'. Non è poco come compenso. Oggi che dominano il rock, le discoteche, il cinema, la sessualità esplicita, che altro avrebbero avuto uomini e donne nati brutti, bassotti e senza corteggiatori? Vi pare poco che abbiano avuto un 'campo della rimembranza' nel quale alimentarsi di quella settimana mitica?

I Vangeli furono 'la settimana mitica'?

Sì, furono qualcosa di simile. Altrimenti non sarebbe successo di magnificare e di ricordare quell'uomo per tutto questo tempo. Considerato il volume di scritti che ne seguirono da quella fase, dalla 'settimana mitica' si trassero molte informazioni postume (suggerite da fenomeni come l'intuizione, le visioni, ecc.). Arriviamo all'epilogo, finalmente. Tra tutte quelle informazioni - che abbiamo definito in gran parte leggendarie - troviamo un po' di tutto, tanto è vero che gli apologeti fecero passare quasi tutto come rientrante nel testo. La cosa più sbalorditiva è che - tra migliaia di citazioni di Dio nella Bibbia - l'unica cosa a non esistere fosse una idea chiara di lui e che con la mente non si potesse trarre in base ai dati a nostra disposizione. Quel libro era nato per Lui ma non ci diceva chi era Lui. Sembra quasi una presa in giro, eppure è proprio così. La Bibbia ci dava ogni cosa, riforniva gli uomini di tutto, aveva ogni ben di Dio della cultura, ma non dava i contorni della figura principale. Dio. La stessa cosa capiterà nel Corano. Non sappiamo chi fosse perché anzi ci dissero che è inconoscibile. Noi tuttavia col nostro ragionamento - nel quale nessuno si era mai avventurato per 2000 e più anni - siamo andati al di là di tutto, perché abbiamo dimostrato che una parola che non ha tutti gli elementi essenziali non esiste come oggetto e questo non è neppure conosciuto. Se in questo caso è stato possibile far circolare la parola, questo si è potuto fare per un caso unico nella storia. Questo caso unico è stata la falsificazione, cioè l'attribuzione di un nuovo significato (inesistente) a una parola che già ne aveva uno (esistente). Ecco la conclusione.

Ma sul N.T. quale è la conclusione?

Quella che abbiamo detto. L'unica conclusione possibile è che la narrazione del Nuovo Testamento fu soltanto letteraria, ancor più di quella dell'Antico Testamento. Testimoni e alcuni seguaci della vita di Gesù compresero quella realtà indicata dalla parola originaria 'dio' perché la videro e la sentirono da Gesù stesso (o la compresero intuitivamente dopo la morte, con illuminazioni postume), ma non la poterono esprimere o perché mancò la capacità di comporla autonomamente in lingua di allora (e per questo scrissero al suo posto episodi, aneddoti e parabole, con una ammirazione infinita) o perché il cervello di quella fase evolutiva non permise di metterlo per iscritto. Detto in altre parole: ripeterono come tutti gli altri la parola Dio maiuscola (che designava solo un'illusione) ma io credo che avessero compreso almeno in parte il vero significato della parola, senza avere la forza o la possibilità di poterla - allora - raccontare e spiegare.

Ho dovuto fare un lavoro sovrumano per scrivere queste pagine, e l'ho fatto seguendo il procedere naturale del mio ragionamento. All'inizio partivo sempre con pochissimo in testa e andavo per ragionamento come se stessi parlando. Per questo ho parlato di un aggiornamento in forma di seminario. Quel che vedete dopo le 15.03 non era da me neppure immaginabile alle 13.20. Soltanto un procedimento naturale può preservare l'autenticità di una pagina, di un'opera. L'unica cosa sulla quale ero sicuro è la vera definizione originaria di Dio, sulla quale avevo già maturato anni di riflessione.

Che sarebbe...?

Non posso rivelare la definizione (d'altra parte suppongo che più d'uno l'abbia capita) ma mi son ripromesso di dare tutto il materiale per arrivarci. E lo farò domani, il giorno della verità. Risolverò tutte le possibili questioni sul reinserimento del SIGNIFICATO VERO nella realtà di oggi. Fino a che punto si potrà fare e come si potranno adeguare le istituzioni e la nostra vita. Naturalmente, per chi comprenderà. Domani arriveremo a porre la parola fine.
Erano le 17,00 del 3 gennaio 2002

La pagina di domani a cui l'autore si riferiva (e che segue questa) è 'verodio' (link 'LEGGE'), che fu pubblicata il 4 gennaio 2002