A site by Giovanni Monni

AVVERTENZA - Questa pagina andrebbe letta dal basso verso l'alto, poiché inizia in basso dal punto meno recente in ordine di tempo.

Mi hanno detto che il 'riassetto urbano' è un neologismo, creatosi con il nuovo governo. Consiste nel dire ogni due ore alla stampa che si sta per fare una riforma in un settore che si dice non vada bene. Quando gli altri dovessero protestare o entrare in fase di stanca, basta dire che era soltanto una 'riforma aperta' e si è comunque pronti a ricevere proposte.

31 maggio - I brutti segnali - Durante l'ultimo governo (ma vorrei dire durante gli ultimi quattro o cinque) ogni avvenimento che derivi da loro (dai ministri, dai parlamentari, dalle clientele perfino) è un brutto segnale. Non ricordo un altro periodo della storia repubblicana in cui ogni, dico ogni giornata politica sia stata caratterizzata da scontri verbali tra opposte fazioni come in un asilo di bambini dispettosi. Oggi c'è il governatore della Banca centrale che dice che il paese manca di competitività, e immediatamente dalla parte del governo li senti ergersi e dire: "Non è vero". Spettacolo al quale si assiste tristemente dal giugno 2001. In parte eravamo preparati, perché sapevamo che l'economia oggi è soprattutto questione di punti di vista e strumento per interessi politici (vedi pagina 'guida'). Tutti contribuiscono a questo stato di cose.

31 maggio - Insegnanti di cosa? - Una delle cose più colpisce, negli ultimi vent'anni, è l'atteggiamento di falso stupore con cui gli insegnanti di religione della scuola accolgono le critiche. Questa gente pare non aver capito (o fa finta) che il nuovo Concordato del 1984 mirava a 'sganciare' l'insegnamento pubblico dello Stato dalla religione. Pian piano, col tempo saremmo dovuti arrivare a non avere più insegnanti di religione. Invece, quelli che ci sono rimasti (o che continuano ahimè a entrare nel precariato) credono che il loro ruolo sia uguale a quello di tutti gli altri. Non è così. Se non siamo arrivati finora a quello sganciamento è soltanto per la viltà della classe politica, che non seppe dare un seguito al Concordato e si mise anzi a fare nuovi compromessi col clero.

Non si vuole ancora accettare questa realtà, ma dopo che si è detto che era una fantasia non si può continuare come se niente fosse. Quella cosa diventerà al massimo 'storia di' e riconfluirà nei libri di storia.

30 maggio - L'accumulo parla - L'accumulo nelle edicole di enciclopedie varie, allegate ad altre pubblicazioni, dice quanto in via di esaurimento sia la cultura delle nozioni elencate. Il sapere 'in pura sequenza scritta', benché sia pur sempre la base, deperisce. Diventate merce come tutto il resto, e affiancate a cestini e confezioni per i market, quelle enciclopedie deperiscono (quanto la loro stessa carta) e dimostrano quanto bisogno ci sia al contrario di 'cultura della vita'.

30 maggio - Obiettivo su Palermo - Mi ha colpito, più di tutto il resto, vedere esultare sul campo di Palermo tre persone (presidente, allenatore, bomber) originarie del remoto nord d'Italia. Tre persone che soltanto di recente sono andate ad operare da quelle parti. Dimostrazione ancora una volta che se qualcosa unisce, finiamo per dimenticare la differenza delle nostre origini e forse (io dico anche) le radici.

29 maggio - Quando l'autore fa un colpo - Tutta la stesura di queste pagine, fin dal lontano 2000, è stata una serie di segnali e di rivelazioni, ma non ho potuto parlarne. Quando l'autore fa un colpo (dopo i tanti del passato, due casi recenti: le strane coincidenze con l'Unità del giorno dei tre Rossi, la critica a un personaggio che quel giorno compare con un'intervista nel caso del 29 maggio) quello è un segno divino. Non nel senso vecchio, ma nel senso nuovo che abbiamo spiegato su questo sito. Le coincidenze non hanno vie di mezzo. O sono la rivelazione vera del trascendente, o sono una stupidaggine partorita dal cervello di un individuo. Quindi, possono essere soltanto una cosa altissima oppure una cosa infima. Nel primo caso, abbiamo un segnale che trascende la materia, che la mostra sotto un'altra forma (=concetto di simbolo, più volte spiegato).

Il seme non è un giocattolo - Le annotazioni qui a fianco valgono come semplice promemoria. E' chiaro che anche qui dovrei scrivere la solita pagina-dossier, non meno di 200Kb. Ma non credo ne valga la pena. Io mi vergogno perfino, a scrivere di questo argomento. Sono cose che si sentono. Chi non le sente non ha una concezione di vita, quindi ha poco senso che io (o altri) mi metta a discutere. Così come non ha nessuna presa (su me e su altri) il fatto che si raccolgano molte firme. Anche qui, molti sono schiavi del numero e non se ne rendono conto. Cosa interessa che voi raccogliate 20.000, 200.000 o 2 milioni di firme? Non è che le firme dei cittadini cambino la questione.

Prendo soltanto il breve comunicato che fa da base al solito appello, firmato da alcuni di questi nomi. Leggo testualmente: "Le nuove norme sulla fecondazione assistita negano il diritto alla scelta delle coppie che hanno difficoltà ad avere figli". Ecco la demagogia.

Primo. Tu chiedi a me, Stato, di fare una legge e poi vorresti che io dessi quella libertà assoluta? Allora perché me l'hai chiesta? La libertà c'era prima. Tu stesso dicevi che c'era il Far West, no? Allora sono intervenuto per fissare regole e porre pali a quella libertà. Se tu mi chiedi quanta ne debbo dare, io ti dico che è quella (3 o nel caso x embrioni, proprio per non giocare con la vita).
Secondo. La legge non nega, ma provvede - tramite adozione - a far sì che coloro che non hanno figli entrino ugualmente nella condizione di 'genitori', provvedendo all'educazione di minori con cui convivono. Questa è un'alta funzione sociale, poiché in questo modo si garantisce allo stesso tempo a minori che ne hanno bisogno un adeguato ambiente familiare che sostituisce quello che non si è potuto avere per motivi vari. Chiedere alla legge addirittura che mi consenta di fare quello che voglio per avere quello che non ho è pura utopia, puro infantilismo. Se tu sei nato con quel corpo impara a convivere con il tuo corpo. Se sei solo impara a stare solo. Se non hai figli addestrati ad essere felice anche senza figli, se non puoi averli con quel che finora ti è stato permesso.

Il problema della sequenza ripetuta - Un problema di questo genere affina il cervello, sveglia le cellule. Se non lo si risolve, almeno per due terzi, significa che sono addormentate da lungo tempo. Ogni test dovrebbe risvegliare circuiti neuronali addormentati.

Lo fa con maggiore efficacia quando si dà un tempo-limite molto breve. In tal modo era congegnato il quiz su 30 domande per verificare la vostra conoscenza di Memoriale. Alcune erano prove di memoria visiva (quante sono le immagini contenute nel testo della pagina su Rohmer?). Altre di memoria immagazzinata (cosa c'era in passato al posto della immagine della frontiera Afghanistan-Pakistan?). Altre ancora di intuizione, poiché prevedevano almeno due risposte possibili. In queste ultime è caduto anche il più assiduo lettore di questo sito. Anche il più esperto 'Memorialista' ha sbagliato almeno due o tre risposte. I test danno sempre molte informazioni, poiché il quadro che si ricava dal punteggio ottenuto serve davvero a definire.

Nel caso dei tre Rossi, il problema serviva a 'sgranchirsi quel che nel cervello sta al posto delle gambe'. Fare insomma una corsetta, distendere il proprio pensiero esercitandolo in forma di immaginazione. Tre Rossi... tre volte il suono Rossi... la prima cosa che veniva in mente era la banale ripetizione dell'aggettivo. Dei petali rossi rossi rossi, ma sarebbe stato troppo facile per essere la soluzione. Poi forse il grido di una piccola folla di tifosi con il cognome del giocatore. Poi credo nient'altro.

Qui devo svelare un piccolo segreto. Quando pubblicai il problema non avevo ancora l'idea dell'eco. Avevo pronti soltanto il caso del telecronista e quello del dialogo con stupore. La sfida fu lanciata anche a me stesso, poiché mi diedi una decina di ore (quante ne passarono fino alla soluzione). Mi ero detto: "Qualcosa troverò, come terza soluzione del caso". Il campo mi sembrava aperto. Ecco un modo per alimentare anche la intelligenza... propria, quella di se stessi, di chi inventa un test. Tu lo fai, ma - con una certa dose di rischio - azzardi un po' di più di quello che hai in mano. Se hai tempo per pensare, qualcosa ti verrà in mente. E qualcosa venne. Mi misi a pensare a una sequenza e mi venne in mente l'eco in una quindicina di minuti. Se però avessi chiesto 'almeno quattro soluzioni' non so se avrei trovato anche la quarta. Ecco, rilanciamo la sfida. C'è qualcuno dei lettori che trova una quarta sequenza pura? Magari scrivetemi.

Loro concedono, e non sanno che devono imparare - Nelle redazioni spesso hanno quest'idea, che a loro pare suggestiva (e che invece è la più balzana). Interpellare un astronomo, o comunque un astrofisico, sull'astrologia. Non conoscendola, cosa volete che dicano? A loro, più che a tutti gli altri, sembra strano. Le nozioni di astronomia non hanno nulla a che vedere con l'astrologia zodiacale. Loro dicono: "Ma questa è gente folle. Le stelle che formano le costellazioni sono distanti tra loro anni luce. Tra di loro e i pianeti non c'è e non ci può essere correlazione visibile, anche perché tra l'altro quelle figure - leone, sagittario - non sono stilizzate, ma sono soltanto come un insieme di punti che appare in cielo abbastanza casualmente. Come fanno a produrre effetti su di noi?". Il problema è proprio questo, il fatto che si sia sempre detto questo. Perché devono produrre effetti su di noi? Chi l'ha detto? Da dove ricavate questa idea folle che i pianeti debbano produrre effetti su di noi? Se noi nasciamo con quelle caratteristiche è perché portiamo e siamo (anche) un pezzo di quei pianeti proiettati nella volta celeste. Ma non devono prodursi effetti. Quando mi tagliano il cordone ombelicale dal corpo di mia madre io non è che riceva influssi. No, no... io sono lì, strillo, urlo come qualsiasi neonato e sono uguale in quello che faccio a tutti gli altri. Quello che non è uguale è il mio status, la mia venuta al mondo (tanto che alcuni l'hanno col taglio, altri a costo di enormi sofferenze, altri ancora completamente liscia come venir via dell'olio da una bottiglia). Loro non lo sanno, eppure perfino le modalità del parto sono iscritte in quel codice, e in un certo senso seguiranno la persona anche quando il parto lo farà lei da adulta (se femmina). Nella memoria ancestrale di quella persona resterà iscritta anche l'informazione di quel parto, come in un hard disk, come in un registro di sistema. Per spiegare tutto questo, però, non basta dirlo (come faccio io qui, brevemente). Sarebbe tempo che questi astrofisici frequentassero un corso, si informassero meglio presso chi conosce veramente questa materia. Poi, se questi è avido di conoscenza magari faranno uno scambio. Altrimenti, si resta come in un dialogo tra sordi.

Essere conosciuti non è più un dato importante - Qui gli esempi li ho fatti a piene mani, proprio nel campo del giornalismo. Che una persona sia molto conosciuta, oggi, serve poco.

Però, attenzione. Qui non possiamo smentire il dato che abbiamo dato nella pagina sulle enciclopedie. Si fa conoscere chi si fa conoscere. Invertendo il concetto, abbiamo detto che per chi non aveva attributi sarebbe utopia pensare di realizzarlo. Quindi, la garanzia continua a sussistere. L'unica cosa che si trasforma è la nutrizione (da parte di ciascuno) del concetto. Se 30 anni fa quattro foto improvvise sui giornali erano un valore oggi non lo sono più. Quando l'obiettivo viene raggiunto da tutti, il valore si aggiusta a un altro livello. Siccome tutti non possiamo diventare scrittori, il giorno in cui sapessimo (quasi) tutti scrivere bene la categoria dello scrittore non avrebbe più il medesimo prestigio di un tempo (cosa che difatti succede già).

Una menzione del 1880 non è una del 2004 - Nel 1880 non esisteva il gossip, non c'erano i giornali, non c'erano le edicole di oggi, arrivavano soltanto dispacci che testimoniavano della enorme distanza di tutto da tutti. In quelle condizioni, chi fosse arrivato a far conoscere la propria opera e il proprio nome oltre un piccolo ambito locale godeva davvero di un privilegio, era un miracolo della natura. La cosa poi era talmente letteraria e fantastica che le famiglie la consideravano un perditempo, una cosa da 'ricamatori della immaginazione'. Ettore Schmitz non era nessuno, per la sua famiglia. I familiari avevano scarsa considerazione di lui. Quando divenne Italo Svevo un paio di recensioni e l'attenzione di alcuni nomi illustri della letteratura gli diedero una piccola parentesi di gloria. La attraversò egli stesso quasi incredulo, dopo anni di normale routine aziendale, finché un incidente stradale lo rispedì all'altro mondo.

Oggi, certo, una citazione o una recensione sono ancora il pane minimo. Ma vengono conquistate con molta meno fatica. Non ci sono più distanze da colmare nell'era di Internet. Tutti siamo a contatto di tutti. Quando poi l'hai ottenuta, davvero cominci a domandarti perché non sia quella gran cosa che credevi. Semplice. Perché la cosa proviene da un mondo che l'ha vista per secoli con occhi 'caricati'. Si diceva 'avere dignità di stampa', per uno scritto che veniva pubblicato. La cosa, a rifletterci, fa anche sorridere. Perché all'opposto non esiste un concetto. Quel che non si pubblica non viene per questo 'privatizzato'. Ennesimo scherzo della lingua, che diede necessariamente l'appellativo di 'pubblico' al procedimento di stampa. All'inizio, siccome erano pochi e poche cose venivano stampate, si riteneva quel poco 'degno di stampa'. Oggi, per la carta, dipende solo dalla volontà di un tizio chiamato 'editore', che col tuo scritto deve ricavare denaro vendendolo. Per il Web non dipende più da nessuno se non da te (farti leggere).

La compatibilità con Memoriale - E' compatibile tutto ciò che si adatta. Se la visione di una persona non si adatta alla nostra, diciamo che non è Memoriale-compatibile. Se raggiunse qualche traguardo non possiamo ignorarlo, ma se non ha apportato utilità sociale Memoriale fatica a pubblicargli una lapide. L'arrivismo sociale ci interessa poco.

La purezza della lingua - La purezza si oppone a un'impurità (della lingua stessa, ma io direi meglio del parlante). Ciò che importa è principalmente la grammatica, poiché alla pronuncia dei suoni nessuno farebbe caso. Quindi la cosa è grave per i madrelingua. Se non senti che la tua lingua suona male, è a te che manca qualcosa. Me ne accorgo perché nella tua rivista di informatica hai titolato 'un vinile'. Ti pare che si possa dire 'un zinco' o 'un carbonio'? Come fai a numerare le sostanze?

31 MAGGIO - LA POLITICA RIDOTTA AD ALLUCINAZIONE

Il ministro per i Beni e le Attività culturali ha presentato recentemente il primo Codice dei Beni culturali e del Paesaggio. La bellezza di 184 articoli, mica nulla. Come per qualsiasi atto dell'ultimo governo, si sono viste due fazioni, l'una favorevole l'altra contraria. Come se le cose fossero sempre visibili da due diverse facce. Uno dice: "Ho fatto un disegno", e subito due gruppi a urlare attorno. Gli uni dicendo che aveva fatto una grande cosa, l'altro che eravamo sotto un regime. Al che i primi protestavano con i secondi dicendo che la loro era strumentalizzazione e disinformazione, mentre i secondi cominciavano a preparare dei fogli con le firme per indire un prossimo referendum contro il disegno. Questo fu la povera nazione del governo Berlusconi. Non conoscendo le norme o i concetti già esistenti, i primi dicevano sempre che la loro era una novità. Il silenzio-assenso era una cosa antica, nata da prima che nascesse la Repubblica. Per decidere l'alienazione di un bene si decise di porre un termine, trascorso il quale un silenzio della Sovrintendenza sarebbe stato interpretato come assenso. Giusto. Chi tace acconsente. Cosa tutt'altro che nuova, proprio in questo genere di attività amministrativa (semmai non si metteva mai in pratica).

Ogni 30 riassetti, il premier fa il 'tagliando'. Raccolti i riassetti in una cartolina, li manda a 15 milioni di famiglie per decantare le 'grandi opere' del governo.

Ma i secondi, come le altre volte, avrebbero trovato anche qui da dire. Qualora il bene non abbia interesse storico o archeologico, si passa alla fase di 'demanializzazione forzata' e all'alienabilità del bene. Ecco scattare il famoso termine. Intanto, però, le schede descrittive per la valutazione di immobili e monumenti chi le fa? E allora ecco sbottare i secondi. Come se non fosse possibile nominare in qualsiasi momento una commissione, cosa che del resto lo stesso Codice prevede.

L'esperienza ci aveva ormai abituati a questo genere di diatriba (per noi premessa principale per uno scioglimento), in cui un posto veniva occupato ogni giorno da un gruppetto acceso di Ds ai quali il primo gruppo replicava immediatamente tacciandoli di 'propaganda strumentale e comunista'. Se facevi l'esperimento di leggere l'Unità e il Giornale nella stessa mattinata, entravi in una strana moneta a due facce in cui la realtà sotto gli occhi non era mai la stessa. Gli uni accusavano gli altri di aver visto un'altra partita il giorno prima. Il lettore neutrale, che avesse voluto informarsi da una posizione di ignoranza, non avrebbe capito assolutamente nulla.

31 MAGGIO - INSEGNANTI DI COSA?

Mettiamo anche che le cose continuino. Cosa insegnate? Me lo dite? Voi arrivate in classe, 100 anni dopo che si è scoperto il radio, 100 anni dopo che è stata formulata la relatività, 100 anni dopo che è stata spiegata la struttura atomica, 75 anni dopo che si è teorizzata l'espansione dell'universo, 75 anni dopo che si sono diffuse immagini via etere mediante televisione, 60 anni dopo che si è mostrata la bomba atomica nella realtà, 4 o 5 anni dopo che Memoriale ha dimostrato che fu solo uno scherzo della mente. Cosa dite ai ragazzi? Come fate a far passare quelle cose come attuali? Fuori c'è aria, ossigeno, non c'è un universo religioso. Se sono soltanto storia - come appare ovvio - lasciate al massimo che se ne parli nell'ora di storia.

26 MAGGIO - IL SEME NON E' UN GIOCATTOLO

Già il titolo di questo paragrafo dice tutto. Questo è un caso in cui già 'dire tante cose' è disdicevole, cioé inopportuno. Ci sono campi, in special modo quelli che attengono a una dimensione spirituale dell'uomo, in cui non ci si può mettere a un tavolo e discutere. Più la cosa è profonda, meno si discute.

Questo è uno dei casi, perché la procreazione è comunque un fatto che - quando si verifica in maniera naturale - va al di là del nostro raziocinio o del nostro controllo. Avviene in un luogo e in un attimo che nessuno di noi può controllare. Nel secolo scorso abbiamo conquistato, mediante la ricerca su cellule, la sperimentazione di laboratorio che procrea (fecondazione in vitro). Che fosse possibile, non vi è dubbio. Averla raggiunta è stato comunque un punto di arrivo. Il problema è cosa farne. Non vi è dubbio che lo scopo della ricerca deve essere quello di curare, non creare. Se si fa ricerca per scoprire metodi di guarigione o modi di evitare danni alla salute (meglio, se prevenendoli) ben venga la ricerca. Se si fa ricerca per duplicare in laboratorio un'operazione che fu affidata al nostro corpo prendiamo una strada sbagliata. Questa è la vera deviazione, che naturalmente alletta chi ne ricava profitti (come sempre).

Perché Memoriale ha espresso una condanna categorica della fecondazione eterologa? Perché non vi è civiltà. Una civiltà si ha quando l'uomo arriva a concepire una realtà esterna a cui si ricollega idealmente (fu di volta in volta Dio, una fede, i vari culti, la famiglia, un'associazione, un insieme di credenze, ecc.ecc.). In futuro - tra le altre cose - saranno i pianeti, come abbiamo preannunciato. Allora, se noi viviamo in una società che rende legittimo - con apposita legge - avere figli fuori da quel contesto (uteri altrui, embrioni rimessi in circolo dopo anni, ecc.ecc.) viviamo senza una dimensione di vita, accettiamo che questa sia come un gioco in cui si può fare tutto quel che si crede senza neppure aver regole fuori da noi (natura), cerchiamo un vano surrogato a qualcosa che vediamo negli altri ma che non è di noi stessi. Potremmo anche giocare con gli embrioni dalla mattina alla sera. E' lo stesso procedimento di chi con la chirurgia si costruisce delle labbra carnose o si rafforza il seno raddoppiandoselo. Se non alterate le vostre caratteristiche, sarete molto più felici perché resterete voi stessi.

Del resto, voi potete fare quello che volete perché è materia vostra. Non si capisce quindi cosa si debba discutere. Se uno si mette a conservare il suo seme e poi lo riutilizza sono affari suoi. E' giusto, il corpo è suo. Ma anche la libertà di ucciderlo è sua, eppure il suicidio non è una cosa che facciamo ordinariamente e che apprezziamo. Anche la libertà di rubare è sua, eppure non lo facciamo. Tutto questo ci dice che la libertà non è comunque un valore. Essere liberi di fare è inutile se poi non si ha una legge o dei criteri sul come fare.

Se domandate allo Stato è chiaro che lo Stato interverrà con legge (altrimenti avremmo 'assenza di regole'). Se una legge interviene, dovrà pur stabilire dei limiti. Non si può vedere questi limiti come oggetto di discussione (se gli embrioni debbano essere 3 o 24). Ogni legge ha una sua ratio, che si esprime nella fissazione delle regole stesse. Poi, nella segretezza della vostra vita, immagino che - se volete - farete le vostre cose ugualmente. Cose che - ripeto - non sono edificanti.

Non possiamo derogare all'unità biologica del corpo umano in tutti i suoi tessuti e in tutti i suoi organi. Ogni atto che la vìoli operando trasferimenti vari, in questa visione, è incomprensibile. Non siamo un giocattolo. Nessun uomo che sia fornito di attributi spirituali farebbe mai atti di quel genere. Se li fa un medico significa che si è soltanto laureato in medicina, senza avere un suo sistema di vita (che poi è il concetto-base dell'avere un valore, sapere cosa si può e cosa non si può fare). Può anche essere un bravo medico, ma è certamente un uomo irresponsabile oppure uno che non ha una sua maturità come uomo. A suo rinforzo c'è soltanto il falso argomento del bene e della felicità, una specie di ricatto portato sempre da quei medici in nome altrui ("Rendiamo felici le coppie!"). Non si può essere felici anche senza figli? Cos'è questa storia?

IL METODO PER INDIVIDUARE I DUMMIES

P.S. C'è un metodo infallibile per individuare gli stupidi. "Ma come! Prima va contro il mondo cattolico, poi si allea?!". Quest'opera è qui non per schierarsi, e neppure per andare contro qualcuno o qualcosa. Noi stiamo recuperando il mondo dello spirito, quale avevamo perso per secoli a causa di una corruzione linguistica. In questa corruzione sono cadute non solo le persone ignoranti ma proprio le Chiese. Essere contrari alla fecondazione eterologa dipende proprio dal fatto di recuperare una dimensione spirituale, che nulla ha a che vedere con le Chiese.

24 MAGGIO - IL PROBLEMA DELLA SEQUENZA RIPETUTA

PROBLEMA. Un giorno al signor Rossi, che era in una rosticceria, vennero male le parole. Pensò tra sé e sé che era stato un pollo a non comprare il pollo la mattina a 3 euro, poiché la sera l'offerta era scaduta e il negozio riprese a vendere il pollo a 6 euro. Ma essere polli a non comprare un pollo - a pensarci un attimo - non era proprio una gran cosa linguistica. Se un cane avesse emesso parole sugli uomini, avrebbe potuto 'latrare' che era stato uomo a non unirsi a un altro uomo (qualora il suo padrone fosse un fessacchiotto). Tante, forse troppe le metafore che l'umanità aveva creato con animali come soggetti. Si era conigli ad aver paura, lupi ad essere ingordi, volpi ad essere furbi, cani ad essere troppo severi come professori. Scherzi della lingua, che si sarebbe divertita a creare suoni che si adattavano bene, o semplici accostamenti di chi non aveva altro come termine di paragone?

Un giorno degli anni '80 gli capitò perfino di peggio. Seduto ai tavolini di un bar, un giocatore della squadra del Perugia (Amenta) aveva ordinato al cameriere una menta. La bibita tardava e quel giocatore sbuffava. Così quel giorno al signor Rossi venne una formidabile filastrocca, che non si schiodava dalle sue stesse parole. Gli venne da dire - in quel frangente - che 'l'Amenta lamenta la menta'. Uno dei rarissimi casi della lingua in cui poteva costruirsi una frase con tre distinti suoni (di significato diverso, ma uniti per logica in una frase come vagoni di un treno) senza mai scendere da quell'unico. Una cosa meravigliosa. Ma più ripeteva a se stesso quella frase più concludeva che era un puro caso, e per giunta difficile da realizzare. Per averlo occorreva che quel giocatore ordinasse una menta, che essa arrivasse in ritardo e che per descrivere questo si inserisse l'articolo davanti al cognome. Ben tre condizioni.

In inglese c'era quella canzone di McCartney e Jackson che faceva: "Say say say...". In questo caso, il verbo molto più semplicemente ripeteva: "Dì(ciamo), dì(ciamo), dì(ciamo)", che era cosa più ordinaria. Anche le canzoni italiane avevano presentato casi del genere. Basta pensare al "quando quando quando". Ma un conto è cantare (dove tutto è licenza), un altro parlare. Nel parlare era davvero una cosa rara. Così pensava e aveva sempre pensato il signor Rossi, finché un giorno fece una scoperta con altri casi di cognomi. Se il professor Caffè stava correggemdo le bozze del suo manuale universitario alle 3 del pomeriggio, avremmo detto facilmente "Caffè sistema il Caffè dopo il caffè". Peccato che con il suo cognome, così diffuso e così comune, non fosse possibile la cosa. Così gli venne da pensare, riflettendo sul fatto che la lingua pur divertendosi talvolta non si divertiva con tutti ma soltanto con quelli che ne avevano regali a doppi o tripli sensi. "Non è esatto - gli disse un amico - non hai pensato che ci sono casi in cui si può comporre un intero e autonomo spezzone di frase ripetendo per ben tre volte il tuo cognome". Il signor Rossi lo guardò stupito e gli disse che vaneggiava. L'amico gli disse di no. A quel punto i due fecero una scommessa. Il signor Rossi era strasicuro che l'avrebbe vinta, perché non gli venne mente alcun caso in cui si potesse pronunciare per ben tre volte il suono del suo cognome in un'autonoma sequenza del parlato. Al massimo - sostenne Rossi - in una esclamazione o in un'invocazione, ma sarebbe stata una cosa forzata. L'amico gli disse che c'erano parecchi casi naturalissimi, in cui un periodare avrebbe ricevuto per ben tre volte consecutive - senza neppure parole intermedie - il suo cognome. L'amico vinse la scommessa. Pensandoci un attimo, sapreste indicare almeno tre di questi casi in cui il suono Rossi si ripete per ben tre volte consecutivamente e senza parole intermedie?

SOLUZIONE - Intanto escludiamo le sequenze che non corrispondevano ai requisiti. Se i tifosi urlano Rossi tre volte non va bene, perché sono tre esclamazioni (quelle che il protagonista della scommessa aveva escluso). Se si fa un appello (a scuola o in caserma) non va bene, perché sarebbero tre casi di omonimia per cognome che richiederebbero la citazione del nome (esempio, Rossi Stefano) e in questo caso non si avrebbe più assenza di parole intermedie. Se un programma software vocale ripete la parola per tre volte ugualmente non va bene, perché si tratta di un semplice input meccanico e comandato. Ugualmente, se un curatore di un dizionario sta dettando a un'altra persona questa voce e lo fa per tre volte.

Perché la sequenza sia pura occorre che ciascuna emissione (delle tre richieste) sia tale, cioé che sia in sé giustificata e autonoma, altrimenti avremmo semplicemente una ripetizione (quale avremmo potuto avere per qualsiasi termine). La lingua, applicata alla nostra vita, permette ad esempio questi tre casi.

1) Eco. Una persona urla la parola 'rossi' in un paesaggio tra alcune valli, e la parola riflettendosi contro un ostacolo determina un'eco che provoca la ripetizione autonoma per altre due volte della stessa parola. Qui parte è dovuta a un'azione estranea all'uomo in cui è la natura stessa a formare la sequenza.

2) Telecronaca. Questo è un caso (possibile) tratto dai primi anni '80. Riporto testualmente, dalla voce del telecronista. La palla viaggia a centrocampo, è Brio che la smista a Marocchino... che supera Novellino... Prandelli... Prandelli... Rossi... Rossi... Rossi...

Caso interessante, perché il telecronista vi è indotto semplicemente dal prolungato possesso del pallone. La cosa determina in genere una presenza costante di quel nome nell'audio di quel momento, cioé di una fase della partita. Tra i ricordi più conosciuti le parole di Martellini, non solo nel 1982, ma soprattutto in occasione dei mondiali del 1970 (Burgnich più volte, Boninsegna più volte ecc.).

3) Dialogo con stupore. Questo è un caso molto comune, e riporto anche qui le parole pronunciate durante un dialogo tra due persone.

- Hai fatto qualche fotografia con quel nuovo apparecchio?

- Sì, ne ho provato due con Laura ma non sono venute bene, anzi dovrò ritoccarla col Photoshop perché pensa che è venuta con gli occhi completamente rossi

- Rossi?!

- Rossi.

Dal punto di vista linguistico, il 'dialogo con stupore' è quello più interessante perché ciascuna emissione avviene per separati istanti all'interno di ciascuna fonte (emittente), la quale utilizza il codice con distinte funzioni

21 MAGGIO - LORO CONCEDONO E NON SANNO CHE DEVONO IMPARARE

Ogni tanto esce una voce di un astronomo o di un fisico, per fare quella che in gergo si chiama 'concessione'. "Ma sì - dice questo scienziato che esce improvvisamente con un intervento o addirittura con un libro - i pianeti hanno effetti sulla nostra vita". Immediatamente, arriva un collega che controbatte: "Ma la mia lavatrice esplica una forza magnetica che influisce di più". Inutile dire che questi interventi sono piccole barzellette, inscenate da persone non esperte del ramo che si avventurano in un campo che non conoscono.

E pensare che su questo sito c'è tutto. Ho spiegato che non ci sono influssi o influenze. Ho spiegato che non è corretto parlare di destino. Ho spiegato in che senso accadono le cose, quando accadono. Ho spiegato in che senso i pianeti e le costellazioni fanno parte della nostra vita, anche se posti a distanze immense dalla Terra. Ho spiegato cosa sono le forze gravitazionali, che non sono influenze. Ho perfino spiegato una Memocard. Niente. Chissà quanti anni passeranno prima che queste persone comprendano qualcosa della intera materia.

Il difetto principale di questi interventi sta nel fatto di non conoscere la materia e soprattutto di ignorare che essa viene già insegnata (da secoli), ha già un suo patrimonio di concetti e nozioni, è già affare sicuro nelle mani e nella testa di chi veramente la conosce. Qui invece si naviga ancora nella incomprensione, la quale suggerisce che i fondamenti dell'astrobiologia siano solo ipotesi (mentre essi vengono osservati tutti i giorni nella vita, da chi è esperto della materia). Non è una cosa che si studia nei libri e che poi si interroga da una cattedra. Ecco quello che i cosiddetti scienziati non arrivano a capire. Lo studio delle scienze non è più disgiunto dal vivere. Io vivo andando in un supermercato, in un ristorante, in un grande magazzino, in un negozio di giocattoli, in una discoteca, in un pub e relazionandomi con altre persone vivo già la mia esperienza di osservazione. In precedenza, ho già immagazzinato quel patrimonio (sempre sotto forma di osservazioni varie sul territorio e sugli esseri umani). Continuando a vivere osserverò ancora. Questa materia (l'azione dei pianeti nella nostra vita e nei confronti della Terra) esiste già e sempre esisterà. Ora siamo entrati nel suo regno. E' un regno anche di altre cose.

Questi scienziati, anziché fare interventi su cose che non conoscono, dovrebbero - se proprio hanno interesse - studiare questa materia. Magari studiarla dal vivo, da qualcuno che la insegna. Il loro limite è il fatto di non esserci arrivati da soli. Molti credono che le conquiste della scienza dipendano solo da una lunga ricerca in forma di studio sui libri. Sono lontani dalla realtà. La vita non è fatta di teoremi. E' una questione di giusta mentalità, di corretto approccio ai problemi. Una volta imparato questo metodo, se si ha davvero un talento proprio, si è scienziati.

I pianeti non hanno uno statuto, un ente di protezione, una istituzione che li fa conoscere. Passeranno secoli prima che si possa impiantare realmente vita su qualcuno di loro (alcuni ipotizzano su Marte). Essi contano però in un altro senso. Questo senso è implicito nelle cose stesse, in una simbologia applicata a tutte le cose della vita. Per conoscerla non c'è bisogno di un'astronave o dei centinaia di milioni di dollari della Nasa. L'astrobiologo non sa che farsene, di quelle cose. Egli vede già Venere, Marte, Saturno in mezzo a noi. Li vede nel viso, nel corpo delle persone che incontra. Li vede come specchio nel modo e nei gesti di ciascuno. Non ha bisogno di sbarcare su quei pianeti, così come per vedere una partita di calcio oggi non abbiamo bisogno di essere fisicamente sul posto. Nell'astrobiologia, una nozione già posseduta (=appresa) da me serve quando si collega con un'altra formando in quel momento un'intuizione. Due dati, per analogia o per logica, si collegano e danno un risultato. Questo è il lavoro che si fa in quest'ambito. Allora, non interessa se Marte abbia un effetto di magnetismo sul mio corpo perché questo - ovviamente - non può averlo. Troppo distante da noi. Soltanto un demente potrebbe pensare che i pianeti esplichino degli effetti sulle nostre azioni o sul nostro modo di pensare. Saremmo telecomandati. Non è questo la vera astrologia. Quello che interessa è sapere che quel Marte (=quello con la cui posizione tu nascesti) è già un pezzo di te, sei nato con quello e con quello vivrai fino all'ultimo giorno. Lo esprimerai col tuo corpo, col tuo muoverti sul territorio. Tutto qui. Il tema natale è dunque un mosaico di tante posizioni che combinate danno la vera identità di ciascuno di noi. La scopriamo guardando le persone muoversi e osservando il ripetersi di alcune cose. Se sappiamo farlo, entriamo in un nuovo mondo. Le linee di questo mondo le ho già disegnate su questo sito. In tutte queste pagine c'è tutto, non manca neppure una spiegazione su possibili dubbi o carenze. Nel nuovo mondo ci siamo già. Quasi tutti - compresi questi scienziati - debbono ora imparare, a starci.

19 MAGGIO - 'ESSERE CONOSCIUTI' NON E' PIU' UN DATO IMPORTANTE

FAQ. Allora perché i giornali continuano a qualificare come sconosciuto chi non ha un nome? Ora scrivono che uno sconosciuto ha schiaffeggiato Schroeder.

Questo è il lato più comico della questione. Dovremmo chiederci: sconosciuto per chi? Io andai tante volte alla messa commemorativa di alcune persone che pure non avevo mai conosciuto. Ma non dissi mai a me stesso che non li conoscevo. Se riduciamo la nostra vita personale a un aver attenzioni solo per le persone che conosciamo è finita, poiché la limitiamo a molto poco. La stessa considerazione vale per i giornalisti. Sconosciuto per chi? La risposta sarebbe: per loro stessi. Beh, allora fate in modo di conoscerla... quella persona. I maggiori quotidiani sono una cosa che riporta in prima pagina la morte di una che si chiama Moana Pozzi e magari non riportano (neppure all'interno, neppure in un trafiletto) la morte di Fanny Blankers-Koen o quella di Frid Tage. Allora sono sbagliati loro. O hai un criterio o non lo hai. Il discorso qui è molto complesso e investe vari fattori.

Il primo fattore è proprio la trasformazione della società da un complesso di artigiani e servitori in un mondo coi riflettori in cui - si dice - se non compari da qualche parte non sei nessuno. Questo è vero, ma solo in quel senso 'deviato'. Se si crea un ambiente malato è chiaro che se ne patiscono anche le conseguenze, e così sentiamo anche pensieri come questi che sono soltanto i postumi di quella malattia.

Il secondo fattore è proprio questa storia dell'avere un nome presso la stampa.
Andammo su tutte le furie in un caso analogo, quando 'Repubblica web' diede con risalto la morte della moglie di un giocatore del Cagliari con questo titolo, "Morta moglie di un giocatore". Sarà morta la moglie di un mestiere? Ieri i 'ragazzi' di questo portale ricadono in un caso simile e titolano: "Schroeder schiaffeggiato da uno sconosciuto". Qui ci sarebbe da scrivere un libro di quattrocento pagine, tali e tanti sono gli spunti. In sintesi: a) La cosa è una notizia solo artificialmente, perché rileva il 'chi'; b) Se però è notizia, andrebbe dato rilievo all'autore (dello schiaffo). Se anche di questi si fosse conosciuto il nome, Repubblica non lo avrebbe dato perché esso non era già tra quelli noti alla stampa. Ecco l'equivoco, che sta alla base di quell'attività.
Riassumiamo. Se non si conosce il nome (come in questo caso, che è del resto normale: una persona qualsiasi si avvicina e schiaffeggia) la cosa non è una notizia, perché è come il caso in cui si riferisca di A.Z. o di R.F. (chi?). Se lo si ha (perché ad esempio la polizia identifica l'autore dello schiaffo in Hans Weber) dovere dei giornali sarebbe quello di darlo, titolando così "Hans Weber schiaffeggia Schroeder". Quel titolo sarebbe doveroso, poiché Hans Weber - anche se non aveva già un nome - si è reso protagonista di una sua azione che si è ritenuto dover citare il giorno dopo. Quest'ultima cosa, i giornali non riescono a farla. Ecco dove si ride. Non riescono a dare un titolo dicendo ad esempio: "John Atwood vince 1 milione di dollari al Milionario" anziché "Ingegnere di Chicago vince un 1 milione di dollari al Milionario". Qui bisognerebbe porre un aut-aut a tutti i direttori di giornale. O date la notizia, e allora dovete darla già nel titolo con il nome completo anche se quella persona non aveva notorietà. Oppure, se non riuscite a dare quel nome, non date neppure la notizia perché a quel punto non ne vale la pena.

Il terzo fattore è un aspetto parallelo agli altri due. Un foglio che desse la notizia di una donna anziana che è morta cadendo dalle scale giustamente viene visto come qualcosa di 'provinciale', di 'locale'. La cosa verrebbe data con molta più enfasi se le circostanze della morte fossero particolari (ad esempio, nel CHI: lo scrittore Levi che si suicida in quel modo; ad esempio, nel COME: una ragazza che si getta nel vuoto dopo aver ricevuto una bocciatura a scuola). Questo ci dice che i giornali hanno bisogno di qualcosa di particolare, altrimenti - si dice - non vi è notiziabilità. Scherzando ma non troppo, Luciano De Crescenzo disse un giorno che lui avrebbe preferito morire non in contemporanea con un altro nome affermato perché in quel caso avrebbe avuto meno spazio, e inoltre che avrebbe cercato di farlo entro il tardo pomeriggio perché altrimenti i giornali del giorno dopo non avrebbero avuto il tempo materiale di ospitare la notizia in prima pagina. Tutte queste cose sono uno specchio della nostra società. Se ne riflette poco, poiché sembrano implicite e agitarle pare avere qualcosa di macabro. Eppure tutti vi siamo immersi. Internet sta dando grandi modelli alla società. Pare che molti non se ne siano ancora accorti.

15 MAGGIO - LA PUREZZA DELLA LINGUA

Qui siamo su un tema obsoleto. Non lo tratta più nessuno. Vige infatti il sistema - più volte descritto - per cui se si stabilizza un uso quello vale come regola 'accettata', anche se con molti dissenzienti (=quelli che continuano col vecchio uso). Le ultime generazioni stravolgono spesso la grammatica, e la cosa è osservabile specialmente nel nord d'Italia, che veicola una lingua più disinvolta e rapida ma anche imprecisa. Nel nord si sente dire che è 'una roba molto carina' o 'una roba che non ti dico', cosa che i nostri nonni avrebbero corretto. Se lo facevano, passavano per 'puristi'. Perché avrebbero potuto obiettare? Perché se la lingua creava un collettivo questo non avrebbe potuto essere 'numerabile'. Se dico 'roba' intendo un tutto, un insieme di cose indistinto che è soltanto un gruppo. Non posso dire che 'vedo tre o sei robe'. Quindi, dare un articolo indeterminativo ai collettivi - anche se si usa e viene accettato - dovrebbe essere comunque un'infrazione, perché quell'articolo è comunque numero.

Questa discussione, estesa al giorno d'oggi, rivela parecchie crepe. Una delle più visibili è l'annuncio dei mensili di informatica: "Vi offriamo 60 software". Lo so, nessuno obietta, nessuno dice qualcosa, tutti accettano. A me dispiace. Perché la frase corretta sarebbe stata: "Vi offriamo 60 programmi". Vallo a dire a redazioni formate da ragazzi nati l'altro ieri. Mi viene sempre un battito cardiaco pesante quando vedo quel titolo. Se 'software' è il collettivo per indicare 'la roba che si dà ai computer, i programmi in generale' non avremmo dovuto numerare, perché era come numerare roba. Una parola che indica cose in generale, nel loro gruppo indistinto, nasce proprio per non essere numerabile, altrimenti avremmo un oggetto singolo (e un'altra parola). Se ci poniamo a numerare un collettivo è come se avessimo creato quel collettivo per nulla. Collettivo è ad esempio 'abbigliamento'. Anche qui, qualcuno che dice "Tre abbigliamenti estivi da mare' può esserci, ma non è una cosa bella.

Torno a dire, la lingua funziona come un meccanismo automatico. Anche quelli che in teoria sarebbero errori vengono accettati senza fiatare (anche perché non possiamo puntare una pistola, intimando). Se non sentono loro, con la loro sensibilità, che la frase non va bene non c'è niente da fare. Fare errori linguistici, certamente, non è reato. Denota appunto una mancanza di sensibilità, di consonanza con le parole e con la grammatica. A tutte le età, a 18 come a 70 anni.

Ci sono poi gli errorini per trasferimento da una lingua straniera (oggi l'inglese, nel 90% dei casi). Se un giornalista scrive che la cantante ha avuto una hit nel 1989, dovremmo sorridere. Partiamo dalle origini. In inglese, i sostantivi non hanno un genere. Quando voi dite: "the thing' o 'a thing' dite semplicemente che è una cosa, ma la lingua inglese non la vede come maschile né come femminile. La lingua italiana invece vede sempre la distinzione e così il 'la' basta a farla femminile e 'il' a renderla maschile. Quando si porta una parola dall'inglese all'italiano, ovviamente quella parola viene rivestita in maniera automatica. Se dico un record (e non una record) c'è un motivo. Non che la lingua sia maschilista, ma se il suono è quello dobbiamo rispettare la regola acustica. Intendo dire che non è indifferente quell'articolo. Ora, se 'hit' è successo, anche se il successo non ha un genere non potete dire 'una hit', proprio perché non suona. Non suonerebbe neppure 'una best-seller' o 'una numero uno' se parlassimo di un libro o di un disco. Allora non c'è motivo neppure per fare femminile la parola 'hit'. Per essere puristi, diciamo intanto che non si sente alcun bisogno di trasportare (importare) quel termine. Ne abbiamo decine. Potete scrivere che la cantante ha avuto un numero uno, un grosso successo. Se un giornalista scrive quel concetto usando la parola 'hit' si presume che stia prendendo pari pari da un giornale inglese e non sappia cosa significa 'hit'. Premesso questo, se proprio volete usare quella parola perché darle il femminile? La cantante ha avuto un hit.

La situazione è incresciosa, perché è generalizzata. Come mai si è creata? Ve lo spieghiamo subito. Tutti erano rimasti all'hit parade. Certo che l'hit parade va al femminile, perché la 'parata di successi' è femminile anche in italiano. Ma 'parade' è una cosa, 'hit' è un'altra. Una cosa è la parata (femminile), un'altra il successo (maschile). Il successo non potete farlo femminile.

15 MAGGIO - LA CANONIZZAZIONE

Qualcuno avrà notato che tra le sei persone elevate al rango di 'beati' della prossima domenica vi sono alcuni già finiti su quel registro e dunque già beati da tempo. La spiegazione, per chi non conoscesse le complesse procedure ecclesiastiche, sta nel fatto che l'iter è composto da due fasi.

LA BEATIFICAZIONE è la prima. Essa fu istituita allo scopo di garantire una certa prudenza per i casi poco acclarati (che per loro furono fin dall'origine quelli dei 'non martiri'). In questa fase, il pontefice dichiara la persona 'beata'. In genere, questa è la fase che conclude una lunga attività di 'postulazione' da parte di un vescovo locale, che si cura di raccogliere scritti, documenti, testimonianze (da notare anche qui la fragilità di questa istruttoria, dato l'alto numero di bugie raccontate in giro anche da gente che ha interessi ad alterare la realtà). Fino a qualche decennio fa, era anche necessario che la persona avesse compiuto dei miracoli (riconosciuti e accertati, si fa per dire naturalmente). In alternativa, sarebbe servita all'uopo la presenza di grande sacrificio della persona stessa (=martirio). Ultimamente, il Vaticano è molto largo nel concedere la qualifica anche passando sopra ad eventuale assenza di questi miracoli o nella incertezza su quel che viene raccontato. Questa pratica istruttoria arriva dopo un certo tempo alla Congregazione dei Riti, la quale inoltra l'incartamento a un collegio di giudici (cardinali e prelati), che valuterà. Il documento definitivo del papa si chiama 'bolla di beatificazione'.

Segue poi LA CANONIZZAZIONE, che in teoria dovrebbe aversi per sopravvenuto arricchimento (ulteriori testimonianze su miracoli o fatti inspiegabili). Quanto artificiali e fraudolenti (spesso in buona fede, naturalmente) siano questi racconti potete immaginare. Se un uomo dichiara che un suo parente è guarito da una lunga malattia nel 1990 in seguito al fatto che egli ha pregato Don Orione possiamo immaginare quale fantasia alberghi in tutto ciò.

Tutto questo secondo il codice di diritto canonico. E' prevista tuttavia una procedura eccezionale che 'salta' tutti quei passaggi nei casi in cui una persona riconosciuta da tutti 'servo di Dio' non abbia avuto necessità di conferme e testimonianze.

In questo caso, Josep Manyanet era già beato dal 1984 e Nimatullah Kassab al-Hardini lo era dal 1998. Uomini considerati da sempre 'servi di Dio', nel senso che abbiamo più volte segnalato. Uomini fedeli a un'idea, tenaci nel dichiararla a parole, nel non fare altre cose, nel circondarsi di belle parole e di nobili intenti. Per il resto, conosciamo già la sostanziale infondatezza della elevazione per Orione, uomo comune che non fece nulla di particolare, e la causa invece più interessante di Gianna Beretta Molla, che (stando alle fonti) accettò di sacrificare la propria vita per fare nascere una (futura) bambina che aveva già concepito.

Manca in tutti questi casi una razionale considerazione delle circostanze in cui vissero queste persone e della loro reale natura. In altre epoche fu diversa la sensibilità del genere umano. Sarebbe dunque giusto porre anche qui una pietra sopra questi criteri (compreso quello di 'santificare', che vuol dire?) e cominciare a diventare 'uomini' nel vero senso della parola.

13 MAGGIO - LA MANIA DEL VIDEO-SCOOP

Un posto tra i temi più di attualità spetta ai 'maniaci del video-scoop'. Ultimamente, anzi proprio dall'11 settembre 2001, è di moda annunciare un video clamoroso con la voce o con le immagini di qualcuno - possibilmente invisibile - che urla e incita a uccidere qualcun altro. All'inizio erano le immagini segrete di Bin Laden latitante a costituire scoop (e la CIA si affrettava sempre a dire che la voce era comunque la sua). Recentemente, si mostra su video qualsiasi cosa. Perfino la decapitazione di un uomo per semplice ritorsione. Con la facilità attuale a filmare con videocamere varie, è chiaro che se ne può fare l'oggetto di qualsiasi cosa. Fino a trent'anni fa, l'attività filmica era esclusiva di registi del cinema e fotoamatori veri. Oggi qualsiasi matto in libera circolazione può filmare quello che sta facendo, e se perfino la telefonia mobile incorpora il mezzo siamo sistemati per sempre. Proprio questa facilità dovrebbe mettere in guardia tutti coloro che mediante mezzo (a stampa o in video) possono ospitare immagini. Molte volte i direttori dei giornali, soprattutto dei periodici, pagano a prezzo d'oro chi porti immagini molto preziose e rare. La gente purtroppo non lo sa. Ed è un meccanismo perverso, una continua rincorsa allo scoop filmato che se per i settimanali rosa ha vere e proprie professioni per il resto dell'umanità finisce per consegnare a gente senza scrupolo un'arma.

Ormai si dice Al-Jazeera e chi sente immagina subito che sia in arrivo un filmato segreto, un video in cui si dicono delle frasi ad effetto incitando al crimine in tutto il mondo. Una pagina come 'Ultimenote' contiene anche una nota in merito, che vale ad ammonire tutte queste persone che senza preoccuparsi mandano in onda immagini tanto per fare notizia. Non possiamo trasformare il mondo dell'informazione in una 'banca dello scoop filmato'. Tanto più che fatti del genere costituiscono reato, tanto quanto lo sarebbero se fatti in libertà da persone incensurate. Se lo fanno latitanti ancora peggio. Ma evidentemente non comprendono, né gli uni (Usa) né gli altri (mondo arabo), quanta dose di perversione e di oltraggio alla decenza si veicoli con la trasmissione di quei filmati.

Filmate cose belle. Abbiamo tante cose attorno a noi. La natura, i tramonti, le acque, le foreste, gli animali, il cielo, i monti, gli alberi, le città, le strade, le figure umane.

12 MAGGIO - LE FOTO SULLA TORTURA

E' passato il momento critico, e possiamo intervenire con più calma. Molto dibattuta nei giorni scorsi la questione della opportunità o meno di pubblicare le foto delle torture su detenuti iracheni. I quotidiani non hanno avuto scrupoli nel pubblicarle e i giornalisti si sono detti favorevoli, argomentando col fatto che la cosa rientrava nel diritto di informazione. Cominciamo col dire che non si sono avuti strascichi soltanto perché i soggetti implicati non avevano né difensori né tutela. Altrimenti avremmo visto denunce per violazione della legge sulla privacy. Anche qui, non potete avere due pesi e due misure a seconda che sia implicato un vostro parente o che sia completamente sconosciuta e indifesa la persona. Io credo che l'organo preposto a sanzionare queste violazioni farebbe bene a intervenire d'ufficio, in casi come questi. Perché? Perché Memoriale, non essendo d'accordo con quei giornalisti, ritiene che quelle foto non dovessero essere pubblicate.

1) Esse non erano fondamentali, per il diritto di informazione. Se io informo una persona di sevizie, di abusi sessuali o di qualsiasi atto di violenza basta che lo racconti a parole. Non è vero che le immagini siano essenziali ai fini della informazione.

2) Quelle foto non avevano carattere di novità, elemento che le avrebbe contraddistinte. Conosciamo tutti immagini di quel genere. Lo stesso se si dicesse di abusi sessuali o altri atti di violenza. Sono cose arcinote e non hanno bisogno delle immagini.

3) Si è dato soddisfazione agli autori delle foto. In casi come questi, un quotidiano che accoglie le immagini fa pensare a chi le ha prese che la cosa sia stata di grande utilità sociale (cosa che non è, tale sarebbe soltanto se venissero utilizzate per far luce o in un'aula di tribunale ma non certamente su un giornale). Si arriva perfino a provare godimento al fatto di vederle pubblicate.

Chi ha scattato quelle foto non ha fatto un servizio socialmente utile, né ai governi né ai cittadini che leggono. Ha agito su iniziativa personale e ha ottenuto del materiale che doveva restare 'privato'. La cosa, vista su giornaletti scandalistici, non avrebbe destato nessun clamore. L'avremmo tutti presa come la sede più adatta. I quotidiani di informazione non possono piegarsi a questo genere di iniziative, poiché trasformano la loro funzione in un voyeurismo spinto che tra l'altro va direttamente sugli occhi di tutti. Quei giornalisti hanno omesso, il giorno dopo, di riferire delle numerose telefonate di protesta da parte dei lettori. Avrebbero fatto bene a dirlo, esercitando un minimo di autocritica. Valevole anche per la prossima volta, sia ben chiaro. Loro stessi dicono di tenere in gran conto il parere dei lettori, ai quali dicono di rivolgersi. Bene, allora la prossima volta non fatelo più.