
18 settembre 2000
Una sinfonia, nel 2000
Ho incontrato Oleg Jantchenko, classe 1939, in maniera un pochino avventurosa in quel di Chiavari, dove suonava l'organo nella Cattedrale. Trabucco, pianista riservato, mi ha lasciato l'incarico di presentarlo al pubblico. Egli suonava Johann Sebastian Bach, Franck (naturalmente), e poi una sua meditazione religiosa. Il compositore russo mi ha dato poi appuntamento a Novi Ligure, dove risiedeva, e dove ho registrato 40 minuti di conversazione. Non sono facili, in genere, i musicisti. Vanno a ispirazione, ad umori. Proprio quest'ultima ('nastraienie', in russo) sarà la parola-chiave dell'intervista. Un'intervista fatta per metà in inglese e per metà in russo. Jantchenko rimane un pochino sulla difensiva nei primi quindici minuti, poi si apre e vince gli imbarazzi forse per la migliore disinvoltura con cui si esprime nella sua lingua. E' sempre interessante scoprire la vita musicale di un organista.
Oleg Jantchenko nacque a Mosca nel 1939. Dopo essersi diplomato in pianoforte con Heinrich Neuhaus, si specializzò in composizione e diventò anche organista. Nel 1968 fondò l'Orchestra da Camera di Minsk, di cui fu direttore principale fino al 1993. Dagli anni '80 è anche presidente dell'Associazione degli organisti russi.
Jantchenko ha composto una prima sinfonia, dedicandola al padre morto a Matthausen. Poi ha progredito attraverso la scoperta della musica sacra nel lavoro con il gruppo madrigalistico di Minsk. Ed è stata una scoperta tardiva, poiché come è noto sia le musiche sacre sia i testi religiosi furono banditi per lungo tempo nell'Urss stalinista. La sinfonia n. 6 è stata scritta per un'orchestra con organico completo (inclusi coro, voce recitante, basso solista), ma sarà eseguita in Italia con una compagine ridotta (a causa di problemi di allestimento e di finanziamento ulteriore che non era possibile superare). La sua struttura fa pensare - dalle scarne note di copertina di un Cd inciso qualche tempo fa - a una cantata sul modello degli oratori di Bach. C'è naturalmente anche una voce recitante che rappresenta San Giovanni. L'opera si divide in tre parti, concepite come grandi affreschi sonori: Il Verbo di Dio, il Tribunale di Dio, la Città di Dio. L'idea di comporre una sinfonia iapirata all'Apocalisse è nata da un suggerimento dell'organista cecoslovacco Vaclav Vitvar, durante un festival a Dusseldorf.
La cosa che più mi è rimasta impressa, della sua intervista, è lo sguardo con cui mi ha fulminato quando gli ho chiesto se la sua sinfonia potesse definirsi 'tradizionale' o 'di avanguardia'. 'Non ci sono etichette', sentenzia Jantchenko. La musica è musica e basta, e io non posso che definirmi 'musicista'.
Ma ci sarà una parte di lei che...
No. Non c'è, e non saprei cosa rispondere quando mi si chiede se sono l'uno o l'altro. Sono un musicista.
Quando ha cominciato a studiare?
Prestissimo. A sei anni di età già studiavo pianoforte, ma a quell'epoca naturalmente lavoravo con le note e basta, do-re-mi-fa. I miei genitori non erano musicisti, ma nel mio palazzo c'era una signora insegnante di musica che disse ai miei: 'Vostro figlio deve continuare, perché ha delle capacità'". Così mi iscrissero a una scuola di musica, dove studiai per sette anni e poi frequentai un istituto che equivale ai vostri college. Diedi naturalmente l'esame al Conservatorio di Mosca, e già cominciavo a scrivere delle cose mie. Avevo anche una mia composizione per piano...
Che si chiamava?
'Dva nastraienia' (due sensazioni).
E poi?
Naturalmente dovetti suonare anche cose già note. Il mio primo concerto in pubblico fu il Concerto n.1 di Ciaicovski, poi Scriabin, Bach ecc. più il mio pezzo, 'Dva nastraienia'. Il mio maestro fu Heinrich Niehaus, anche se poi morì mentre ero ancora agli studi. In quell'epoca, anni '50, conobbi anche altri pianisti illustri, come Gilels. Dopo di che passai a un nuovo grande maestro, che fu il professor Roizman... però, attenzione, ancora non ero passato all'organo, prima di incontrare Roizman avevo suonato il piano e avevo studiato composizione. Egli mi disse: Te la senti?'. Io accettai, e così a poco a poco passai dal pianoforte all'organo. Finito il conservatorio a Mosca, scoprii che a Minsk c'era una nuova orchestra, e Roizman mi introdusse nell'ambiente musicale di Minsk, dove cominciai a suonare Bach, tutto Bach. Feci un ciclo di due anni, ma suonavo contemporaneamente anche musica moderna.
Mai i compositori che hanno creato per solo organo sono stati pochi, negli ultimi due secoli.
E' vero. Ma qualcosa hanno composto un po' tutti i romantici, Schumann, Liszt, Franck, Brahms.
Ma ce n'è soltanto uno che ha composto appositamente per organo come strumento solista con l'orchestra, è il Saint-Saens della terza sinfonia.
Oh sì, e l'ho suonato tantissime volte. Mi piace.
La trovava difficile da suonare?
Non particolarmente, non ho mai avuto problemi. Certo, non è un pezzo di Bach pensato per solo organo. Dunque, dicevo, cominciai a dare concerti in pubblico, avevo uno stipendio (cosa non facile allora, nell'Unione Sovietica) e poi ebbi un finanziamento anche dall'Unesco, così andai a studiare a Vienna e poi continuai ad Harlem, in Olanda. L'Unesco mi pagò tutto, residenza, vitto e alloggio. Per un giovane russo non era per niente facile poter soggiornare all'estero per studi. Fu un periodo molto bello e interessante della mia vita.
Quanti anni aveva allora?
Avevo ventisette anni, metà degli anni '60. Vienna era una città molto viva, e io abitavo presso una signora che affittava più locali di sua proprietà, una signora che tra l'altro era parente di Fischer-Dieskau. Io studiavo molto gli spartiti, d'altra parte in Russia sarebbe stato difficile tutto questo, perché era molto chiusa agli scambi con l'estero, non c'era un vero e proprio mercato.
Infatti molti musicisti russi espatriavano.
Esatto. Anzi quasi tutti, quelli che potevano. Pensi che quando ero studente uno come Stravinski non lo sopportavano proprio a Mosca, era praticamente boicottato anche a livello ufficiale. Poi, dopo la morte di Stalin, fu tutt'un altra atmosfera. Subito il ministro della Cultura volle fare incidere tutte le sue opere, solo allora cominciarono a fare delle incisioni integrali di Stravinski in Russia. Una volta andai anche a un suo concerto...
Lo conobbe?
No, era circondato da persone importanti, non si poteva per noi altri. Mi pare che fosse il balletto 'Petruska', quella volta.
Cosa mi dice dei suoi concerti?
Ho suonato molto in Cecoslovacchia, in Ungheria, in Polonia. Il repertorio mio è più o meno quello di tutti gli organisti, Pachelbel, Buxtehude, qualcosa anche di Frescobaldi, sono i nomi classici che hanno composto musica per organo. Ma anche i più moderni, Reger, Hindemith.
Conversazione tenuta a Novi Ligure nel settembre 2000, restaurata con qualche aggiustamento iniziale per la ripubblicazione del 25 marzo 08 (link dall'INFO autore)