
Cosa resta dell'Islam
Il Corano non viene considerato un'opera dovuta a un uomo, quanto opera divina. A parte la visione letteraria, ho sempre trovato questo concetto molto interessante. E' come se i primi esegeti dell'epoca avessero intuito che la teofania ha bisogno di un elemento esterno, per compiersi. Il concetto dunque potrà essere riutilizzato nella trattazione della vera teofania, ricordando che - archiviate le fantasie sui messaggeri - a parlare è anche un singolo frammento storico.
Ho sempre
avuto idea che osservando integralmente i precetti dell'Islam si
faccia meno male - a se stessi - di quanto se ne fa ripetendo
meccanicamente la Bibbia e citando Gesù tutti i giorni. Ecco
perché ho sempre ritenuto l'adesione all'Islam più sana
e meno irreale delle altre due. I principi essenziali dell'Islam sono
ben noti, e come si sa il verso 177 della Sura II li riporta in
elencazione. Fede in Dio, negli angeli, nei messaggeri divini, nel
Giudizio Universale, nei Libri che si dicono rivelati., e osservanza
della preghiera, dell'assistenza ai poveri, delle proprie promesse.
Questi hanno attraversato senza soste ben 14 secoli di vita, dando
luogo a numerosi istituti e ritualità nel corso dell'anno. La
teologia islamica, contrariamente a quanto pensano molti Occidentali,
è ancor più rigorosa delle altre due e considera tutti
quei precetti profondamente connaturati alla vocazione e alla natura
umana. Proprio per questo, realisticamente ha sempre provveduto anche
socialmente per i matrimoni (non permettendo quelli misti, nonostante
la tolleranza per altri culti), per i tradimenti della fede, per le
azioni ipocrite e per i reati in generale. Come si è detto,
scarsa considerazione - già secondo il Corano - è
riservata alla donna, che non ha mai avuto per la legislazione
islamica gli stessi diritti dell'uomo.
Il perno
ideologico principale è il principio della unità e
unicità di Dio, che ha attraversato anch'esso quasi 14 secoli
con incontrastato successo, trovando riscontro perfino nelle menti
più speculative dell'epoca medioevale, che pur elaborando
complesse teorie facenti capo al 'Tawhid' non arrivarono mai a vedere
che 'presenza divina' anche in una concatenazione di eventi (quel che
avrebbe costituito il nucleo della riforma di Memoriale).
In verità Dio non sopporta che altri vengano associati a Lui (IV, 48)
Da notare qui come il versetto sembri anticipare la nostra pagina sulla unicità del concetto (vedi file 'PresenzaDio') senza peraltro comprendere, come del resto abbiamo chiarito. La cosa più interessante di questi testi sacri è che spesso forniscono frasi sapienti e brillanti, ma queste sono inserite nella famosa creazione del 'dio maiuscolo'. Anziché chiarire danno dei principi impliciti. Se i lettori (o meglio ascoltatori) dell'epoca avessero avuto il cervello per concepire una legge terrena di concatenazione necessaria degli eventi avrebbero rettamente inteso il significato di questa unicità. Mentre credettero davvero all'esistenza di un Essere onnipotente, e così anche l'esegesi successiva non riuscì mai a uscire da questa costruzione 'fantastica'. Palese, anche qui, la necessità di riconversione di questa teologia.
Cosa resta
dei famosi 'pilastri'? Gli 'arkan al-Islam' furono una meravigliosa
sintesi di vita reale, a quel tempo. Con le cinque regole
(dichiarazione di fede-preghiera-elemosina-digiuno-visita alla Mecca)
si provvide per tutto ciò che riguardava l'introduzione del
singolo, la sua giornata, la destinazione dei propri averi,
l'amministrazione del proprio corpo e il rispetto del luogo sacro
(non dimentichiamo che il Dio maiuscolo richiedeva luoghi santi).
C'era tutto, in pratica. Oggi la sopravvivenza è legata
strettamente al mantenimento di quella 'forma animata'. Dissoltasi
questa, anche la dichiarazione decade. Con una rapida escursione,
diremmo che anch'io se istituissi una
ritualità con una adesione individuale dovrei necessariamente
richiedere un atto di introduzione, una dichiarazione più o
meno formale che si intende 'entrare' in quest'altro ordine di idee.
Si tratta della famosa procedura di iniziazione che quasi tutti i
culti della Terra prevedono.
Sulla preghiera
già mi sono speso a sufficienza, e vi prego di credere che non
è piacevole per me distogliere i fedeli dalle orazioni. Nella
mia esistenza mi sono trovato molte volte a contatto con persone che
hanno condiviso giornate con me allontanandosi brevemente per i
cinque minuti di orazione prescritti dall'Islam nell'arco di 24 ore.
Li ho sempre rispettati, e continuerò a farlo se questi
appuntamenti dovessero essere mantenuti anche in futuro. E' pur
sempre un raccoglimento, che dà al singolo una sensazione di
presenza dell'anima e di ricchezza interiore.
Sull'elemosina
non vale la pena soffermarsi più di tanto. E' un istituto
irrinunciabile. Naturalmente, anche qui va correttamente inteso.
Ribadisco che è impossibile che l'uomo contemporaneo si faccia
'chiudere' da una prescrizione generica e rigida come questa. Diciamo
che c'è elemosina ed elemosina. Non tutti gli atti di
beneficenza sono utili, e questo lo sperimentiamo giorno per giorno.
Occorrerà dunque fare di questa generica raccomandazione
qualcosa di più 'mirato', qualcosa di metodico e ragionato che
assista chi realmente ha qualcosa da dare alla società,
poiché neppure i poveri sono TUTTI rispettabili allo stesso modo.
Sul Ramadan,
periodo mensile di desistenza dalla fisiologia corporale, vengono
invece dolenti note. Già all'inizio delle pubblicazioni di
questo sito mi trovai a sottolineare sia l'inconsistenza sia il danno
di questa pratica, che reprime i nostri bisogni dall'alba al tramonto
per circa trenta giorni. Qualsiasi medico potrebbe facilmente
dimostrarlo. Questo è un inutile danno che infliggiamo al
nostro corpo.
Non significa proprio nulla questa data, dal punto di vista astronomico, e tra
l'altro è da dimostrare che sia detto esattamente questo nella
Sura che i Musulmani invocano. Qui vorrei essere chiaro e netto: il
Ramadan è da dimenticare. Coloro che intendono giovarsi di un
digiuno dal cibo o di un'astensione dal sesso o da altre cose
potranno farlo IN QUALSIASI PERIODO DELL'ANNO, sotto sorveglianza
medica e in maniera anche qui mirata. Non siamo così 'bambini'
da aver bisogno di un precetto uguale per tutti.
Sulla
visita alla Mecca,
la questione è molto semplice. Memoriale ha spiegato in altra
pagina che la santità dei luoghi non esiste e va derubricata.
Gli ex-siti sacri diventano semplicemente siti di 'importanza
storica'. In questo senso, certamente una visita alla Mecca
sarà sempre importante per i suoi risvolti affettivi o per un
omaggio alla memoria storica. Che non sia più di questo. Che
siano bandite le esagerazioni, le superstizioni, le città blindate.
Tornando
all'ideologia, non posso certamente impegnare discorsi lunghi sulla
tradizione islamica, che è la più moderna, data anche
la nascita più recente. Pochissime persone comprenderebbero la
mistica dei sufi o il risveglio di un convertito all'Islam. Qui le
conversioni sono state molto più interessanti di quelle
cristiane. La scarsità di cerimoniale e di formulari
prescritti ha determinato una lunga serie di conversioni in forma di
'simpatia intellettuale'. Queste hanno avuto certamente maggiore
adesione alla realtà e alla propria vita di quanta non ne
abbiano avuto le crisi che portavano nel Cristianesimo alla
cosiddetta 'vocazione' o semplici laici a un 'ravvedimento di
coscienza'. Mentre scrivo, è viva ad esempio la testimonianza
di un editore italiano che in età avanzata ha raccontato di
essere entrato profondamente nella fede e nell'esperienza spirituale.
Ma questo racconto, che era quanto di più mediocre e di
libresco si possa trovare, mostrava più che altro un uomo che
a un certo punto della vita o per noia o per vuoto ha trovato da una
semplice lettura che i temi religiosi erano interessanti (soprattutto
parlarne, come se una intervista potesse conferire una patente
spirituale). Nell'Islam non è così. Molti intellettuali
negli ultimi due secoli hanno scoperto che questa era l'unica
tradizione - tra le più antiche - che permette di vivere in
maniera 'reale', senza false adorazioni e senza feticci buoni per la
propria mente. Affascinati dalla bellezza della lingua araba si sono
dati senza riserve a questa cultura. E' paradossale che questo sia
avvenuto nel momento meno brillante. Visto in prospettiva storica,
l'Islam mostra oggi segni prevalenti di debolezza proprio nella sua
coesione con le strutture politiche. La decadenza dell'Impero
Ottomano dal secolo XIX° si era fatta sentire in tutti i settori
della vita sociale, con una crisi anche morale e culturale. L'Islam
non ne ebbe una grande ricaduta solo perché godeva nelle varie
zone di un monopolio incontrastato, consolidato anche dalle leggi
scritte e dalla giustizia. Questo monopolio poggiava sempre sul
califfato, che a lungo andare aggravò la situazione (da notare
qui come il mantenimento ostinato di cariche e titoli non più
attuali aggravi sempre le crisi in atto, nello stesso senso vedi
Vaticano nel 2000-2002). I Turchi poi risultavano sempre più
estranei rispetto alla cultura delle popolazioni locali, cosa che
portò alla dissoluzione dell'impero. Quando con Ataturk fu
posta una pietra sopra il califfato (1924) era già tardi.
L'impero secolare era già crollato da solo da qualche
decennio. Il prosieguo della storia del secolo XX° è
stato tutt'altro che felice, per gli Stati nazionali di religione
islamica. Mentre la popolazione con l'istruzione veniva resa
più amichevole e tollerante, la necessità di poteri
forti rendeva quei governi nazionali sempre più duri e
dispotici. L'apparente unità - molto sbandierata - dell'Islam
è servita a fare passare sotto il suo nome tantissime cose,
anche dittature ed esecuzioni. Disponendo di un'unica legge che
insieme era civile e religiosa, molti governi si sono serviti
dell'Islam per esibire una finta coesione interna laddove profonde
disuguaglianze o carenze dei sistemi sociali avrebbero richiesto
riforme e cambiamenti di struttura. Dicendo che l'Islam è
forte 'da noi' si giustificava in pratica qualsiasi illusione
sociale, poiché si sapeva che la comunità - senza
distrazioni e senza grossi mezzi finanziari - non avrebbe mai
abbandonato il culto. Diciamo dunque cbe la durezza della 'sharia' e
la polizia interna sono stati gli strumenti migliori per il
mantenimento di una stabilità politica soltanto di facciata.
E' assolutamente riprovevole ad esempio che la sharia venisse fatta
prevalere sui diritti umani codificati dalle convenzioni e dagli
accordi internazionali. In queste condizioni, chi di tanto in tanto
si avventurava a contestare i regimi politici degli Stati con
religione islamica veniva bollato o come 'nemico del mondo arabo' o
come 'ignorante' da esponenti di questi stessi regimi. Dall'arrivo di
Napoleone in Egitto, si può dire che la zona medio-orientale
non è riuscita a levarsi un complesso di inferiorità
rispetto alle potenze occidentali, davanti alle quali l'arma degli
integralismi e della coesione islamica (e nel secolo XX° il
petrolio) non ha potuto combattere ad armi pari. Negli ultimi due
secoli è risultata troppo grande la sproporzione con i sistemi
di vita occidentali e con la superiore applicazione della tecnologia
alla vita quotidiana. Testimonianza più chiara di questo
dislivello è stato il flusso costante di emigrazione (tornaimo
sempre lì, vedete) dal Nord Africa e (in misura minore) dal
Medio Oriente. Le nazioni più ricche del mondo arabo hanno
viceversa rinforzato le frontiere, rendendo più difficili i
transiti e i soggiorni turistici poco controllabili (si pensi alla
difficoltà di ingresso in Arabia Saudita, ancora nel 2002).
Tutto questo non è stato di giovamento all'Islam. Anche qui,
poi, la tecnologia ha avuto il suo peso nel 'distrarre' gli
individui. Il rigore delle origini si è stemperato,
poiché il vedere troppe cose dà all'individuo un
orizzonte più vasto e le pratiche non hanno più la
stessa forza che avevano quando un tappetino sul pavimento costituiva
la vera risorsa di chi affacciandosi dalla propria finestra non
vedeva nulla e passando dalla camera da letto alla cucina non trovava
che un tozzo di pane.
Vista la
nostra nnalisi, tuttavia, dobbiamo pensare che non tutto il male
viene per nuocere. Le crisi sociali nascondono sempre significati
profondi che soltanto dopo qualche decennio appaiono chiari a chi li
analizza. Il secolo XX° ha detto soprattutto due cose:
1) L'Islam
non basta più
2) La
sharia non è adeguata alle esigenze del mondo contemporaneo.
Con la
parola generica 'Islam' siamo abituati a definire l'adesione di
popoli con nazione che al tempo di Muhammad nazionali non erano.
Questo è un elemento che rende difficile parlare nella stessa
maniera per tutti. Il Corano era il libro per eccellenza perché
quando fu trascritto non c'era nulla o quasi nulla. In epoca
moderna, le persone che impararono a leggere e scrivere non hanno
avuto più soltanto quello, come accadde in origine. Lo stesso
discorso andrebbe fatto per la 'sharia'. Avere un'unica legge civile
e religiosa è quanto di meglio si possa concepire, ma pensare
che si possa fare giustizia con frustate in piazza o con segregazione
(fino alla morte) delle donne meno fedeli oggi non è più
possibile. Molti di questi Stati improntati a legge islamica sono
fuori dal mondo civilizzato dei diritti umani. Vano sarebbe tentare
di separare cosa - di quei codici nazionali - sia frutto dell'Islam e
cosa sia invece creazione successiva. Certo è che i governanti
hanno profittato e profittano tuttora delle disposizioni più
crude e severe per mettere a tacere le opposizioni politiche e i
rivoltosi. Questi codici vanno dunque rivisti, cercando anche di
chiarire - a tutti - che molti precetti non possono essere
'disposizioni di legge', seppure appartenenti all'Islam o al Corano
propriamente detto. Nel VII° secolo d.C. era conosciuto appena
il 5% della medicina moderna, e tutta la tematica sulla
sessualità maschile e femminile non esisteva. Continuare a
pensare di regolare i casi odierni con precetti di molti secoli fa
sarebbe certamente criminoso. Se seguissimo le origini non potremmo
neppure perseguire un controllo delle nascite o una politica
demografica. Ecco dove può ancora fare danni il vecchio
concetto di Dio. L'autorità della legge è in
realtà quella di un codice e del suo legislatore. Ma
legislatore oggi sono i Parlamenti o le Assemblee consultive, non un
testo scritto 14 secoli fa.
Sarà
bene anche lasciar perdere molti libri, che parlano di un quadro
politico superato. Oggi una gran parte della gioventù
musulmana vive in Occidente o comunque presso Stati diversi da quello
della propria nazionalità. Il flusso migratorio è stato
costante e non ha conosciuto soste nella seconda metà del
secolo XX°. Purtroppo, meno di 1/4 di questi 'emigrati
musulmani' è riuscito ad avere la nuova cittadinanza. Motivi
soprattutto burocratici oltre che politici hanno ostacolato questo
miglioramento della propria condizione. Queste comunità non
hanno però rinunciato a coltivare le abitudini giornaliere, in
special modo quelle prescritte dall'Islam. Questo ha favorito un
sentimento di aggregazione e di solidarietà all'estero che
nessun altro culto ha potuto realizzare. Ora, con il superamento
degli antichi testi sacri, ci si dovrà disabituare a quelle
pratiche. Paradossalmente, l'unità e l'aggregazione di queste
comunità dovrebbero rendere ora più agevole questa
disabitudine. Se anticamente era molto difficile diffondere un nuovo
credo (abbiamo visto quanto si impiegò a tradurre),
perché mancavano mezzi di comunicazione, oggi lo sviluppo dei
media permette una rapidità che favorisce innovazioni e
riforme. Di questo sono lieto io stesso, e confido che la parte
islamica - rispetto alle altre due - sia la più pronta ed
entusiasta nel dar conseguenze a questa trattazione.
Occorre
uno sforzo globale, non per singoli settori. Da condannare la
tendenza a correggere errori e difetti di codici e versetti con
riforme parziali o gruppi variamente denominati (i Wahhabiti furono i
più attivi in questo senso). Da dimenticare anche cose come il
'Risorgimento arabo', che anzi rischiano di accendere l'animo dei
più fanatici, a tutto dispetto della pace tra i popoli. La
primitiva purezza della fede non esiste più, perché
oggi si vive in un mondo diverso. Questi tre culti monoteistici non
si prestano dunque a piccole correzioni, mascherate sotto il nome di
concili, leghe, movimenti. O li si accetta in blocco o non li si
accetta. Siccome accettarli in blocco - se si è sani di mente
- non si può più, anche qui occorrerà dare un
taglio netto.
Pagina pubblicata il 31 luglio 2002