
A chi non abbia compreso, rispiegate... finché capirà anche lui
Si chiama 'Pharaon', ed è una rivista mensile pubblicata in Italia. Potrebbe chiamarsi in tanti altri modi: essa viene qui menzionata perché il suo numero 7/8 del luglio-agosto 2006 - attualmente in edicola - ha richiamato la mia attenzione. Si chiama Benoit Lurson, e alcune note mi dicono che è un egittologo. Potrebbe chiamarsi in tanti altri modi: questo signore viene menzionato qui perché, in quanto autore di un articolo di cui parlo e che è contenuto nella rivista appena citata, ha richiamato la mia attenzione. Quando vi imbatterete in persone che ancora non sanno o non hanno capito, dovrete considerarle su un piano di uguaglianza: armandovi di pazienza, e utilizzando eventualmente loro frasi o pensieri da cui si deduca il loro errore, rispiegherete con calma. Che sia l'uomo più specializzato del mondo sull'antico Egitto o che sia un semplice impiegato appassionato di quelle letture, vi accomoderete davanti a lui e civilmente gli spiegherete dove sbaglia. Ribadisco che la correzione qui ha proprio l'effetto di un 'lavaggio profondo della psiche' poiché serve soprattutto a chiarire che quella parola non può più essere utilizzata come facevamo prima. Nessuno può farlo, proprio perché abbiamo spiegato che quella parola (Dio) non significa(va) quello che ancora viene inteso. Allora, questa pagina (che prende lo spunto da una delle tante citazioni) è come un modello poiché serve a spiegare come procedere ogni volta che ci imbattiamo in questo fraintendimento.
Dio non fu parola nata per indicare un essere soprannaturale. Il disastro raccontato da Memoriale è il più grande di tutti i tempi, poiché permise la dispersione incontrollata sulla Terra di idee e di teorie partorite soltanto dalla nostra fantasia e veicolate invece come reali. Se noi creiamo un personaggio o un'idea di fantasia, non ha alcun senso applicarvi l'atteggiamento del credere. La realtà è una cosa, ed è solo quella. Ciò che possono pensare gli uomini, un'altra.
Come tante altre pubblicazioni, questo mensile compie un errore di base componendo un titolo di copertina (Osiride vive?) che nulla ha a che vedere con il contenuto dell'articolo vero e proprio. Se poi lo avesse, ancora peggio: gli autori che vi scrivono non saprebbero nemmeno distinguere tra realtà e irrealtà. L'articolo ha poi un titolo Né uomo né dio, che è un altro 'programma'. Esso parla del tempio all'epoca del Nuovo Regno (1550-1070 a.C.), con protagonisti il faraone e i sacerdoti (facciamo finta di poterli chiamare così). Lurson scrive
Quello che nell'antico Egitto fonda da un punto di vista ideologico e mitico la ragion d'essere del sovrano è la seconda fase della creazione del mondo, durante la quale gli dei si separarono dagli uomini. Questa divisione non ebbe soltanto delle conseguenze cosmologiche - quando il cielo e la terra si separarono e il primo divenne la sede degli dei e la seconda quella degli uomini - ma anche politiche. Chi, infatti, avrebbe sostituito Re-Horakhti nel governare l'umanità? La risposta naturalmente è: il faraone. Se il re dell'Egitto sostituisce il dio solare Ra alla testa del governo degli uomini, allo stesso modo è il rappresentante dell'umanità davanti agli dei. Non appartiene quindi al mondo degli uomini, ma neppure completamente a quello degli dei: costituisce al contrario, da solo, una categoria a sé stante.
Vero, se noi restiamo con l'antica idea. Da sempre sappiamo - poiché ci fu detto - che il faraone, capo dell'antico Egitto, assommava in sé i ruoli di re e di divinità. Ma attenzione, questa è solo un'idea ricostruita in seguito da studi effettuati sui resti di quella civiltà. E ricostruita appunto con quell'associazione errata (dio-parola dio) di cui ho tanto parlato su Memoriale. Nessuno degli abitanti di quell'epoca certamente poteva avere in testa questo o il fatto che il cielo e la terra in origine si separarono. Quest'ultima è solo un'immagine di un antico mito, che durante la storia umana non ha mai avuto una corrispondenza con la realtà. Dopo aver scoperto che l'inizio avvenne con una grande esplosione primordiale, noi oggi sappiamo che i vari materiali del cosmo si dispersero e si formarono nei secoli dopo una deflagrazione cosmica. E soprattutto abbiamo presente che la distesa blu che vediamo sopra le nostre teste, e che chiamiamo cielo, non è altro che spazio (cioè parte del tutto, come era in origine). Noi non possiamo dire oggi che il cielo e la terra si separarono, poiché non vi è alcuno o alcuna fonte che lo attesti. Se fosse vero, allora qualsiasi parte si separò dall'altra nel senso che occupò uno spazio separato. Tutto qui. Il cielo mai divenne sede degli dei, poiché esseri-dei - nel senso frainteso per secoli - mai esistettero. Se voi immaginate che nella vostra stanza alle 11 del mattino compaiano improvvisamente i Puffi o i Sette Nani ha poco senso che diate a questi una sede, poiché tutto ciò che è irrealtà non ha mai una sua sede. L'idea che Lurson ricorda non fa parte della cosmologia, bensì della mitologia cosmogonica di epoche antiche. Questo sia precisato, allo scopo di separare ogni volta ideologie antiche (e saggi su di loro) dal corretto pensiero dell'uomo odierno.
Tutte le affermazioni contenute nell'estratto appena citato fanno parte di un'antica visione in cui esseri soprannaturali avevano (o meglio, dovevano avere) rappresentanti in Terra e magari questi ultimi alla fine erano un pochino uomini e un pochino quegli esseri (lo stesso Gesù Cristo, con questo vizio, fu considerato in parte uomo in parte dio). Siamo soltanto all'interno della nostra immaginazione. Se questa rimanesse tale, tutti gli uomini saprebbero che essa è solo parto del loro stesso cervello. Viceversa, essendo molto diffusa la stupidità, c'è perfino chi scambia l'irrealtà con una 'realtà non visibile' a cui credere e così si generano appunto i disastri (da cui nemmeno Lurson è stato risparmiato, come vedete). Uno dei più grandi fu appunto quello di credere che possa esistere una condizione intermedia tra uomo e dio.
Non esistono condizioni intermedie tra razze procreate col seme, e quella umana - insieme con quella animale, che da essa si distacca - è l'unica razza ad avere popolato la Terra. Nemmeno in passato, esistevano categorie a se stanti. Il modo in cui l'autore parla dei faraoni e dell'antico Egitto dimostra appunto che egli non ha letto (oppure che non ha compreso) Memoriale. Se lo avesse letto non avrebbe più usato quella parola (dei) nel modo tradizionale. Dai testi sappiamo che Amon fu una divinità di Tebe, nell'Alto Egitto, e in seguito assimilata al dio-Sole (Ra). Ma nessuno di quegli uomini potè mai pensare, dire o scrivere che Amon era una divinità. Questo lo dissero altri uomini, molti secoli dopo. Ecco un altro centro della rivelazione di Memoriale. In epoche in cui gli uomini non disponevano nemmeno di alfabeti, chi mai avrebbe potuto trasmettere la parola 'Dio'? Nessuno. Al massimo, mediante geroglifici e disegni vari, si poteva tramandare un'immagine. E un'immagine è solo l'espressione figurata di un'idea (non della realtà! solo una fotografia può rappresentare la realtà!). Se voi disegnate un essere con mani e braccia e poi dite che quella è una divinità, noi vediamo soltanto quel disegno poiché in base alla realtà sappiamo che quell'essere è un uomo e non altro. Allora è privo di senso ripetere ancora oggi concetti che quegli uomini non potevano avere. Se essi immaginavano qualcosa e non possedevano una coscienza poiché non sapevano nemmeno che le loro idee provenivano solo da immagini del cervello non possiamo attribuire loro 'presenza di dei'. Se poi nemmeno la immaginavano (poiché neppure questo possiamo sapere, da un semplice graffito parietale) quel disegno era un disegno e niente più.
Facciamo una simulazione: supponiamo che nell'antica Roma andasse in giro la parola 'deus' per indicare il concetto di 'essere soprannaturale'. Se questo essere non esiste (e sappiamo che mai sono esistiti quegli esseri o un Unico Essere), il concetto è completamente irreale. E' come se inventassimo la parola Puffo per designare un essere di cui si parla e si favoleggia soltanto. Se parlassimo di Puffo non sarebbe come parlare di Muzio Scevola, poiché il secondo è visibile mentre il primo no. Muzio Scevola, disegnato su un foglio, appare come rappresentazione di realtà. Puffo, disegnato su un foglio, appare come rappresentazione di fantasia. Se una cosa esiste, potremmo perfino non aver bisogno della parola (se mai dovessimo indicarla, ad esempio) poiché l'importante è che essa esista. Al contrario, se un oggetto non esiste sarà inutile e pericoloso creare per esso una parola poiché anche indicandolo (e utilizzando dunque quella parola) non parlaremo mai di una cosa reale. A me sembrano differenze chiare e semplici, ma evidentemente nemmeno archeologi e studiosi ancora ci arrivano.
Pagina del 29 agosto 2006