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Sono giunto a questa trattazione in un momento in cui tutti ci rendiamo conto che a parte le varie liturgie nessuno più credeva veramente che quell'essere esistesse. A me pareva anche abbastanza vile mantenere tutto il sistema di quelle liturgie in presenza di una progressiva dissoluzione della parola-cardine. Per forza dobbiamo formattare. Tutti devono farlo, prima o poi.
Formattare significa cancellare definitivamente i dati. Questi vengono persi dal meccanismo e non potranno più essere recuperati. In questo caso, naturalmente, non forziamo la memoria. Non le diciamo di dimenticare, non potremmo mai farlo. I ricordi si depositano oppure se ne vanno in maniera indipendente dalla nostra volontà. Qui facciamo un'altra operazione. Distruggiamo l'accoppiamento suono-immagine che i nostri antenati trasmisero per questa parola. Per farlo, avevamo due possibilità, che abbiamo ampiamente illustrato.
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FORMATTAZIONE SEMPLICE In questo modo si abolisce 'tout court' la parola e non la si usa più. In questo caso agisce un semplice disuso. cioè la parola va in archivio ed entra a far parte del patrimonio storico senza più attraversare i discorsi del presente. Così facendo, la società indica a se stessa che non intende più disporre di un concetto, perché lo ritiene inutilizzabile. In certi casi, la parola passa a designare un semplice concetto in senso lato (esempio, limbo) e perde il suo significato originario. In questo caso, tuttavia, la parola non potrebbe neppure avere quella estensione, perché era veramente unica. Nella vecchia accezione, Dio significava tutto nel senso più alto in cui lo si poteva immaginare. L'Essere supremo, l'onni-X che avrebbe tutto presenziato (senza farsi mai vedere). Essendo questo, formattandolo in maniera integrale non potremmo far altro che abbandonarlo. |
FORMATTAZIONE INNOVATIVA (consigliata)
In questo modo si restituisce a una parola un
significato primitivo, originario, che la parola ebbe prima di essere
utilizzata in senso volgare. Pur facendo una restituzione, siamo
nell'ambito di una innovazione, nel senso che innestiamo su un suono
un concetto più complesso e comunque diverso da quello che
eravamo soliti indicare. Per meglio dire, qui facciamo una rinnovazione,
perché rinnoviamo un concetto mediante un uso diffrenziato
del suono che lo rappresenta. |
Perché sono giunto a quella diversa accezione?
Questo spiega anche il motivo per cui è consigliabile la formattazione innovativa. Il motivo principale è il fatto che se la parola nacque regolarmente (su questo non ci sono dubbi, poiché venne accettata) non poteva indicare il 'dominus', in origine. Se avesse indicato l'Essere onnipotente questi sarebbe stato indicato con un suo nome, non con quello della categoria. Lo stesso Deus latino non ebbe poi un grande uso. Anche questo non può che metterci in sospetto. Com'è che una parola così grande e così importante ha per circa sette secoli un uso e una circolazione così miseri? In altra pagina abbiamo detto che è normale, in quanto al tempo dell'antica Roma si hanno culti dispersi e poco convinti e d'altra parte gli Ebrei - per lungo tempo in esilio - dicono 'Adonai'. Contemporaneamente sono ancora vivi i nomi degli dei invocati dai Greci nell'Olimpo. Ma a parte citazioni letterarie - riportate più che altro dai dizionari - nessuno dice 'Dio', non si trovano documenti dell'epoca contenenti in grande quantità questa parola, non ci sono trattati, mancò proprio un uso quotidiano. Come mai non usano questa parola? Eppure a questo punto - poniamo, 500 anni prima di Gesù - sono passati circa sette secoli dalla rivelazione fatta a Mosè. Come mai invece con l'Islam il termine Allah si stabilizzò immediatamente? Sono tutti interrogativi che propendono verso la mia tesi sulla origine diversa della parola.
Come sono giunto a quella diversa accezione?
Con un ovvio ragionamento logico, pensando a tutte le situazioni in cui - anche in epoca moderna - viene utilizzata. Tutte queste situazioni riguardano la sorte individuale (oppure di un popolo, ma inteso come gruppo, e dunque assimilabile anche qui a un individuo). 'Che Dio ti protegga', 'Dio benedica gli Stati Uniti', 'A Dio piacendo', 'Dio volendo', 'Ringraziamo Iddio per quel che è successo'.
Ci vuole poco a scoprire che sono tutte situazioni accomunate dal fatto di riferirsi alla successione degli eventi di lì a poco (poco prima o poco dopo il momento in cui si pronuncia la frase). Gli eventi nostri, quelli degli uomini.
Ecco quel che era successo in realtà. Gli Ebrei di cui parliamo (quelli a cui si riferisce l'Antico Testamento, primi libri) non avevano neppure la parola. A quell'epoca non c'erano alfabeti. Come avrebbero potuto tramnadare parole o concetti precisi? Non c'erano neppure parole, trascrivibili o comunicabili quali quelle che usiamo oggi. Come avete fatto a cadere in questo tranello? Quegli uomini non possedevano neppure un concetto, mediante una definizione. Essi avevano al massimo dei pensieri, tanti pensieri che intervenivano in forma varia, come sogni, come incubi, come visioni, come conflitti. Questi pensieri li abbiamo anche noi, oggi. Ma noi sappiamo cosa sono, e abbiamo dei termini che li definiscono. Quegli Ebrei, che vivevano una fase post-preistorica, non avevano cognizione dei fenomeni psichici e così attribuivano tutti questi pensieri a forme secondo loro 'esteriori' e 'divine' che avrebbero governato non solo la loro vita ma il fluire delle cose stesse. Quindi tutti i dialoghi del Pentateuco sono nient'altro che racconti dell'elemento psichico di quel popolo, in una fase storica in cui questo elemento non era conosciuto e così veniva preso per divinità.
Non esistendo scrittura e fissazione alfabetica tutti questi racconti circolarono a voce (che significa chiacchiere, dicerie, cose che si passavano pian piano), cosiddetta 'tradizione orale'. Si cominciò a fissarli molti secoli dopo, perché soltanto secoli dopo si ebbe scrittura e alfabeti completi. Diciamo non meno di sei secoli dopo, stando alle fonti (le prime redazioni dell'AT risalgono più o meno al VII° secolo a.C.). Quando si cominciò a fissarli, quei primi redattori di questa tradizione (che poi costituirà l'inizio dell'Antico Testamento) avevano già una parola 'dio' corrotta. In quei sei secoli, infatti, quelle divinità erano circolate con tante qualità, 'Signore', 'Onnipotente', 'Generosissimo' ecc. In più questi primi redattori - in una maniera che oggi è impossibile ricostruire - vi aggiunsero come nome di categoria l'equivalente di quel 'theos' greco, che non possiamo sapere precisamente come nacque. Quando il theos va nelle prime redazioni, cioè nei primi frammenti scritti dell'Antico Testamento è già stato corrotto. La ricostruzione di Memoriale - se il lettore è stato attento - ha posto quella corruzione tra il 1000 e il 700 a.C. Corruzione da cosa? Dal significato appartenente in origine alla parola, qualcosa che oggi diremmo 'successione di fattori naturali che causa un evento'. Come si vede, questa definizione ha sì qualcosa della provvidenza e del destino ma era un po' distante dall'Essere, dal dominus. Per un errore, che noi abbiamo valutato come il più grande disastro di tutti i tempi, la gente cominciò a usare quella parola per nominare il Dio-dominus e non quella successione. Da lì venne il disastro, per un tempo continuato di non meno di 150-200 anni (il minimo affinché un nuovo concetto, seppure falso, si stabilizzasse in territori così vasti).
Chi legge non deve né turbarsi né spaventarsi. Non abbiamo detto che la nascita delle religioni o le religioni stesse furono un disastro. Quei culti furono fatti storici di grande importanza, compresa la predicazione primitiva dei Vangeli, che andò ad innestarsi altri sette secoli dopo in quel primo corpus ebraico. Ma assunsero come 'dominus' una parola che aveva un altro significato. Gli apostoli (soprattutto da Paolo in poi), la gente, e alcuni dotti dell'epoca (non tutti), senza tirocinio e senza preparazione costruirono un mondo (anche molto bello) di fantasia scambiando la meccanicità degli eventi con un presunto determinismo divino che non ci fu mai (perché mai ci furono Esseri soprannaturali).
Rivelato il segreto, ecco le frasi che avrebbero parlato di dio, del vero dio, prima della falsificazione. Nella colonna a destra, alcuni modi scorretti di impiego.
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Qualcuno ringraziò quel dio dell'11 settembre In questo caso mettiamo in evidenza come la constatazione di una successione naturale di concause abbia determinato un grande evento (aereo contro un grattacielo), che può aver procurato piacere a persone con istinto criminale. Ma la cosa vale anche per eventi lieti. La madre ringraziò il dio di quel mattino per aver finalmente permesso quel parto, dopo 12 ore di attesa e sofferenza Qui si afferma un naturale sentimento di felicità per un evento che solo un frammento spazio-temporale delle otto del mattino ha permesso, dopo vani tentativi protrattisi per 12 ore L'agenzia per la sicurezza del volo evocò un dio precario, sostenendo che l'aereo si schiantò sul grattacielo di Milano per errore Nel merito, nessun pilota che sia sveglio e lucido può andare a schiantarsi su un palazzo per errore. Se fosse questa la causa, l'unica possibilità sarebbe stato un improvviso mancamento, un colpo di sonno del pilota. L'incidente fu inequivocabilmente determinato da suicidio. In questo caso, mettiamo in evidenza una cattiva e precaria interpretazione della realtà. Un dio da scoprire restituì lo Shuttle in pezzi quel primo di febbraio 2003 Qui mettiamo in evidenza come la conoscenza incompleta delle cause che portarono all'incidente non consente di avere un 'dio' certo e acclarato per tutti. Dio rese grotteschi tutti gli interventi a favore del cristianesimo, dopo il 2001 Qui stiamo dicendo che dopo la nostra dimostrazione, completa in tutto e per tutto, le difese operate in favore della vecchia dottrina e della vecchia concezione risultarono anacronistiche e ridicole. Il giocatore lanciò maledizioni al dio di quella sera, quando pose male il piede sul terreno e si procurò un infortunio Qui il giocatore maledice il fatto di non aver trovato il giusto appoggio e di aver dunque compiuto, sotto l'impulso di quel dio, un movimento brusco che lo ha fatto cadere sul terreno di gioco |
NO - Gli aerei dei kamikaze ebbero dio dalla loro parte, quell'11 settembre Questa frase non è corretta, perché introduce una nota di parte. Dio non è con nessuno, non salva, non condanna, non favorisce. E' una legge, soltanto. Ricordate. NO - Quel mattino la grazia di dio fece partorire la donna Attenti anche a questo concetto, che è stato formattato e dunque non esiste più. La grazia è nostra, siamo noi ad essere o ad entrare in uno stato di grazia in un momento della giornata NO - L'agenzia per la sicurezza del volo diede un dio falso, addebitando un errore inesistente al pilota suicida Non si può dire. La legge semplicemente determina qualcosa, non può essere riferita in un modo o nell'altro.
Bisogna stare attenti, perché essendo un
concetto alto e sottile richiede una certa precisione, e i primi
tempi non è facile azzeccarne la presenza in una frase.
Soltanto un adeguato esercizio, unitamente alla rivelaziome della
definizione, consentirà un impiego corretto al 100%. Sono
scorrette tutte le frasi che riportino una partecipazione di dio
all'evento in maniera favorevole o sfavorevole, un suo attributo
umano anziché naturale, una sua volontà figurata
anziché puramente meccanica, e soprattutto virtù come
la bontà e la generosità. che per lungo tempo furono
sostenute da coloro che ne fecero un essere animato. Formattando il
vecchio concetto, abbiamo formattato il 100% degli attributi che si
davano.
Con il 6 febbraio, ricordate, tutti i vecchi dati sono
stati distrutti senza alcuna possibilità di recupero. Il
nostro cervello non li conosce più. Se qualcuno citerà
passi contenenti idee o concetti formattati lo farà soltanto
in funzione storica. |
NOTA DEL 9 MAGGIO 2004 - Un'applicazione della 'formattazione' nella nostra vita si ha con l'annullamento, cioé con la distruzione dei dati posseduti in modo da ospitarne altri. Lo si fa per sostituire dati erroneamente ricevuti dal cervello. In seguito all'operazione, un oggetto non ha più lo stesso significato che aveva prima.
ESEMPIO. Un giorno una donna, madre di una ragazza di 14 anni, rivela alla figlia che il suo vero padre non è l'uomo che convive con loro in quell'appartamento da quando la ragazza è nata ma un altro. Contestualmente, cioé pochi istanti dopo la spiegazione di come avvennero in realtà i fatti, presenta alla figlia l'uomo il cui seme la concepì 14 anni prima e congeda il falso padre. Da quel momento la ragazza si trova a dover formattare nel suo cervello l'immagine che aveva sempre avuto. Chiamerà (e penserà) 'padre' non più l'uomo che aveva conosciuto come tale ma quello nuovo che le è stato appena presentato. Non è una cosa facile (specialmente nel breve periodo), anche perché occorre forza interiore, ma si può fare.
Con la formattazione ci si libera, in favore di nuovi dati. Questi ultimi vengono accolti, se l'operazione riesce perfettamente, in maniera neutra. Il cervello, in molti casi, non seguirà e avrà il ricordo del passato, poiché ha neuroni e non ha la stessa struttura di un hard disk. Non importa. Più passa il tempo, più le immagini diverranno sempre più vecchie fino ad avvicinarsi a un'estinzione. Riuscire nella operazione di formattare dati della propria vita - quando è necessario - è sempre una grande impresa.
Il precedente è un esempio drammatico, ma esistono molti casi in cui la procedura avviene automaticamente. Uno dei più tipici è l'acquisizione per gli artisti di un nome d'arte. Qui ci si abitua a sentirsi chiamare in un altro modo che prima il cervello non aveva mai conosciuto. Questa è una procedura comune, che in genere riesce. Tutti i cambiamenti di nome sono più facili degli altri, anche perché la persona - gradendo il nuovo - collabora.
L'autore ha avuto uno di questi casi, quando dopo il 1992 si trovò ad esser chiamato più spesso come Claudio dopo che si collegò sulle chat di Videotel con questo pseudo. Da allora molti lo chiamarono in quel modo. Molte lettere scritte dopo quell'anno portano questo nome, che in passato era apparso soltanto raramente in qualche pubblicazione di astrologia.
Lo stesso Wojtyla, quando si legge come Giovanni Paolo II, ha una partizione del suo cervello che interpreta quel nome riferito a se stesso anche se nei primi 58 anni della sua vita non lo fece mai. Ecco, possiamo paragonare il fenomeno alla costruzione di una 'partizione mentale' in cui si identifica una immagine (esempio, se stessi) con un dato diverso da quello con cui essa è stata sempre associata. Chi vuole veramente fare la formattazione richiesta con la parola Dio dovrebbe procedere - almeno all'inizio - in questo modo. La cosa si riferisce naturalmente a chi è rimasto fortemente impregnato di quella cultura.
AVVERTENZA - Memoriale non ha dato e non darà sul Web la frase che definiva il concetto in origine (quella qui riportata sulla successione dei fattori è solo per rendere l'idea, non è quella originale). La riferirò un giorno pubblicamente. Sono due i motivi. Il primo è quello già spiegato varie volte. Internet è un canale cieco in cui io non vedo tutte le persone che mi stanno leggendo, e non posso dunque sapere a chi mi rivolgo. Il secondo è che costituisco in questo modo un minimo di diritto d'autore. Se rivelassi quella definizione (che è semplicissima, poiché il concetto era nato in un'epoca senza culture) si avrebbero anche qui rischi di volgarizzazione. Un minimo di cautela era d'obbligo.
Pagina pubblicata il 6 febbraio 2003