
Cosa succede nel Caucaso
Intanto cominciamo a orientarci, con una mappa che ho ricavato da un vecchio manuale turistico e sulla quale io stesso ho inciso i nomi di due di queste Repubbliche semi-autonome. Questo è il territorio di cui parliamo. Georgia è tutta la zona che vediamo confinare a ovest con il Mar Nero, a Sud con la Turchia e l'Armenia, a Est con l'Azerbaijan, a Nord con l'Ossetia settentrionale e la sventurata Cecenia. Noi, e altri nel mondo, la chiamano così. In Russia la chiamano Grusija, e la regione è in senso aggettivale 'Grusinskaja'. Così vedreste sulle cartine geografiche russe. Comprese nella Georgia sono queste due altre regioni interne, che ho segnato con confini approssimativi: nella parte occidentale l'Abchazia e in quella settentrionale al confine con la Cecenia appunto l'Ossetia (da pronunciare meglio, in italiano, Ossezia) meridionale. Quella settentrionale? E' un piccolo lembo che si trova in quella zona grigia, ad ovest di Grozny. Dunque, noi parliamo di tutta questa regione. Nel 1800, fu una parte di Russia. E al grande impero questo territorio deve certamente gran parte della sua modernizzazione. Nel 1918 e poi 1921, dopo anni di disordini sociali e tensioni, si proclamò Repubblica autonoma. Che succede in questi casi? I politici e i contadini dicono: "Ma noi abbiamo le nostre cose, la nostra lingua differisce dalla loro, non possiamo ogni volta rispondere a una città distante da noi come Mosca, vogliamo decidere per noi stessi ecc.ecc.". Questi 70.000 km.quadri, come tante altre parti della Terra, avevano effettivamente una loro cultura locale molto diversa da quella eterogenea della Grande Russia. La sua superficie? Equivalente più meno a quella dell'Italia meridionale, dalla Calabria in su Campania compresa. Popolazione, 5 milioni in tutto. Pensate se da Anzio in giù, fino a Reggio Calabria, l'Italia contasse solo 5 milioni di abitanti. Capitale, Tbilisi. Questo territorio, che soltanto formalmente era stato dichiarato Repubblica, visse anch'esso naturalmente sotto il regime stalinista seppure con autonomie locali. Vi erano Repubbliche federate, e (come la Georgia) Repubbliche autonome. Negli anni '80, come sappiamo, la Grande Federazione lentamente si disgrega e soprattutto dal 1988-89 potenti tensioni derivate soprattutto da emulazione spingono molte amministrazioni locali a spingere sul terreno della indipendenza, che è un concetto ben più avanzato di quello della semplice autonomia. Uno Stato formalmente indipendente non solo non ha più legami con quello da cui dipendeva ma riceve come status il riconoscimento internazionale da parte degli altri. Quello georgiano, come altri, è una miscela multi-etnica ad alto potenziale distruttivo. Sempre pronti a insorgere, in nome di non si sa quali principi, nella triade costituita da governanti/militari/ribelli di piazza. E all'interno di questa realtà, noi dobbiamo immaginare, vi sono delle sotto-entità politiche locali che ugualmente premono senza soste per emanciparsi (questi da Tbilisi). E' spaventoso constatare dentro questo crogiolo altre decine di etnie locali, con nomi vari. Che esse abbiano pretese è certo sorprendente, in ragione della esigua dimensione numerica di ciascuna. Da sempre, le due maggiori (Abchazia, Ossetia meridionale) vivono geo-politicamente entro la Georgia ma si considerano anch'esse una cosa 'autonoma'. Da qui parte dunque lo studio di questa realtà, che nel 1991 si trova essa stessa a dover far fronte non tanto ai piaceri quanto ai problemi di un'indipendenza dichiarata in seguito alla grande disgregazione determinata dalla tripla congiunzione Saturno-Urano-Nettuno (1988, 1992) che sconvolse gli equilibri del mondo. Da quell'anno, in pratica, cosa è cambiato? La Georgia ha cambiato il suo status? Perché nel mese di agosto 2008 si è fatta molta confusione? Tanti interrogativi, a cui dobbiamo rispondere cercando di chiarire nel modo più semplice. Ci arriviamo per gradi. FAQ. Come dovremmo pronunciare Abchazia? Questo è uno dei termini difficilmente traslitterabili all'estero. In italiano tanto meno, perché ci mancano consonanti corrispondenti. Questa parola si dovrebbe pronunciare con la 'ch' resa alla maniera in cui i Toscani rendono la 'c' di 'casa'. Ab... ch... asia. L'asia finale è proprio come quello del continente 'Asia'.
Da sempre, in quest'ultima regione sopravvive una minoranza russa. Da sempre, gli Osseti del Sud sono in tensione con la popolazione della Georgia. Non stupisce che nel 1990 il Parlamento della Georgia tenti di sbarazzarsi del problema dichiarandone la soppressione. La difesa della cultura della Georgia è fortemente sentita, in un modo che all'estero forse nemmeno immaginano. Noi dobbiamo pensare che a Tbilisi si trovano a sostenere una lotta da una parte contro la 'sovietizzazione' di Mosca e dall'altra contro le autonomie locali che vorrebbero distaccarsi a loro volta da Tbilisi. Situazione contrastata, dura, difficilmente risolvibile. Questa zona del Caucaso rappresenta emblematicamente il tormento di un mondo come quello attuale, in bilico (come si vide l'anno scorso, per il Kosovo) tra riconoscimento dei valori locali e globalizzazione entro realtà più vaste. Una drammatica contraddizione, che si rivela insanabile proprio nelle regioni che per interessi economici si vedono al centro di tensioni internazionali. Tra queste, la Georgia. E come le altre, anche qui registriamo una significativa presenza degli Stati Uniti. L'amministrazione americana, che specialmente sotto George W.Bush non accetta di essere considerata al pari delle altre e persegue un nuovo modello imperialistico-militare, dall'inizio cerca di attirare alla sfera di influenza occidentale il maggior numero di repubbliche rimaste senza un'alleanza ufficiale dopo la fine dei due blocchi e lo scioglimento del Patto di Varsavia. E' una politica (soprattutto quella delle annessioni alla Nato) che noi abbiamo giudicato infame, poiché irrazionalmente protesa verso un inasprimento (anziché una pacificazione) dei conflitti. Il Pentagono, come se tutti questi anni di trattati di pace fossero passati invano, continua a perseguire una militarizzazione costante sia mediante creazione di basi militari sia mediante controllo delle zone strategiche. Sia ben chiaro, un controllo consentito strumentalmente da altri governi (come noi stessi abbiamo constatato per la base a Vicenza, in Italia). In Georgia, dunque, che succede? Il 1992 lo ricordiamo tutti. Fu eletto presidente Shevardnadze. Contemporaneamente, l'Abchazia non ci sta e si ribella adottando con referendum una sua Costituzione. La fine degli anni '90, con mirino soprattutto sulla martoriata Cecenia, non si accorge che anche qui infuriano tensioni e non c'è verso di far riconciliare le varie etnie. FAQ. Che senso ha parlare di una Costituzione separata e di secessione per un territorio come l'Abchazia, che dopo l'esodo di molti Georgiani contava appena 200.000 abitanti? Ecco il cuore del problema. Queste sono cose che nessuno mai affrontò seriamente. Avere una Grande Federazione, con un territorio immenso e dispersivo, significa evadere gran parte di questi problemi delegandoli ad accordi temporanei che mai risolveranno davvero la situazione. Certo, politicamente non ha un senso. Però l'Abchazia ha poco a che vedere sia con Mosca sia con Tbilisi. Detto questo, tra le due prospettive sarebbe stato preferibile (per loro stessi) rimanere federati agli altri Stati anche all'inizio degli anni '90, cioè distaccarsi dalla Georgia ma accettare di dipendere pur sempre dal Cremlino. Qui sono costretto a riproporre la tematica affrontata per il Tibet, con il paragone di una nostra zona come il Friuli Venezia Giulia. Se a Trieste insorgessero, nessuno di noi potrebbe ragionevolmente accettare di vedersi formare una nuova entità. Il Friuli così come il nostro Trentino sono realtà locali, ma nulla impedisce che esse continuino a far parte di una entità più vasta che ha un governo con sede a Roma. Lo stesso avremmo dovuto dire dell'Abchazia. Quello che accadde il 23 luglio 1992, naturalmente, è affine al contenuto di una barzelletta perché - ripeto - si tratta di ciò che in Italia chiamiamo 'azione da parte di quattro gatti'. Il Parlamento dell'Abchazia (sì, esiste anche questo) fa una dichiarazione autonoma con la quale abroga la Costituzione del 1978 e riadotta la vecchia Costituzione del 1925. Una sorta di provocazione, diretta al Parlamento georgiano di Tbilisi. Cose che, date le dimensioni, potremmo definire 'domestiche' e senza conseguenze pratiche. Quando esiste un governo superiore, che possiede uno status superiore anche internazionalmente, il piccolo si vede soggetto alle cure repressive del più grande perché in un quadro internazionale gli altri non ti hanno riconosciuto e dunque non hanno relazioni ufficiali con te. Ma in Abchazia resistono e nel 1993 ottengono ancora significativi riconoscimenti di autonomia.
FAQ. Quanto è grande l'Abchazia? 8.600 km. quadri. Perfino più piccola della Basilicata. Ma a differenza delle nostre regioni, un territorio che è un crogiolo composito di varie etnie che ha avuto una storia comune a quella della Georgia solo per via della contiguità geopolitica. E' interessante ricordare che alcune località dell'Abchazia hanno veramente tra le origini più remote che si ricordi, nella storia umana. Oggi si tratta di una delle realtà geografiche più composite ed eterogenee. Qualcosa di realmente indefinibile, che però attrae(va) in ragione della posizione geografica. FAQ. Che senso aveva in Georgia l'ascesa di Shevardnadze? In quel momento, Shevardnadze rappresentava l'arrivo concordato di un 'saggio'. Dopo le tensioni politiche degli anni precedenti al 1992, che avevano determinato la fuga di Gamsakurdia, nella primavera di quell'anno arriva un uomo equilibrato che possiede già ottime relazioni con il Cremlino. Egli compone un governo di unità nazionale, sistemando anche i ribelli Kitovani e Iosseliani. Tuttavia, la situazione (nuova, formalmente) non matura perché in quegli anni il Paese era ancora travagliato da corruzione, mafia e disordini. Tutti ricordiamo l'attentato allo stesso Shevardnadze, nel drammatico 1995. FAQ. Dunque, ricapitoliamo: prospettive, intorno al 2000, e tuo pensiero sulla Georgia. Otto anni fa, la Georgia era una delle tante Repubbliche risvegliatesi dopo il Restauro del 1989 e anni seguenti. Si era data una Costituzione nel 1995, con base fortemente presidenziale (mandato 5 anni, con ampi poteri). Economicamente, cercava di conquistare una sua posizione mediante investimenti esteri e capitali finanziari. La Russia, che aveva appena visto salire al governo Putin, conservava basi militari e relazioni politiche da alleato.
OSSETIA.
FAQ. Ora vediamo di capire meglio la realtà della Ossetia meridionale. Gli Osseti residenti nel loro territorio sono poco meno di mezzo milione ma soltanto il 20% risiede nella parte meridionale. Fu negli anni '20 del secolo scorso che presero forma le due distinte parti, quella settentrionale appartenente all'Urss e quella meridionale alla Georgia. La divisione ebbe anche conseguenze nell'adozione dell'alfabeto, cirillico per quelli del Nord. Il punto di partenza della crisi qui si situa a cavallo tra anni '80 e anni '90, quando le forti spinte esistenti altrove inducono anche gli Osseti a istanze e desideri di autonomia. Nel novembre 1989, i loro deputati votano una mozione di trasformazione della regione in Repubblica autonoma, suscitando una forte opposizione da parte dei Georgiani. A questo segue un'altra iniziativa del settembre 1990, in cui gli Osseti decidono di organizzare elezioni legislative. FAQ. A questo punto, cosa si può osservare? Gli Osseti appaiono velleitari, poiché queste iniziative avrebbero dovuto essere concordate con il Cremlino e/o con Tbilisi, al fine di essere riconosciute. L'unico effetto che esse sortiscono è la tensione. Lo si vede proprio alla fine del 1990, quando - come detto - il Parlamento georgiano per liberarsi del problema reagisce addirittura sopprimendo la Regione autonoma dell'Ossetia. Gamsakurdia, in particolare, appare molto ostile a qualsiasi rivendicazione interna di Tskhinvali (capoluogo dell'Ossetia). Insomma, nel 1990 siamo già a una guerra civile tra due entità politiche che invece dovrebbero dialogare. FAQ. Come potevano 'sopprimere' una Regione autonoma del loro stesso Stato? Deliberarono la soppressione del loro Statuto. E' come se il Parlamento italiano votasse unilateralmente l'abrogazione dello Statuto autonomo di una regione come la Sardegna. Atto gravissimo, che implica una guerra in corso tra le due entità politiche. Tanto è vero che da Tbilisi arrivano immediatamente forze della sicurezza nazionale e militari per cercare di imporre l'ordine. Gli Osseti insorgono, e si armano. Chi presta o vende loro le armi? I Russi. Come vedete, già qui si manifestava il tipo di sorveglianza tipica del Cremlino. Però anziché fare il gendarme della pace stranamente il Cremlino, che pure ha fatto dichiarare nulli dalla Duma sia il primo sia il secondo decreto, sostiene le forze della resistenza osseta. FAQ. Perché? Per vari motivi. Il governo russo di Gorbaciov (seguito poi da Eltsin) a questo punto non ritiene opportuna una 'pulizia etnica' da parte dei Georgiani e così cerca di gettare acqua sul fuoco per scoraggiare una repressione che causerebbe al 'nano' osseta una possibile strage. I Russi, in fondo, non disdegnano di recuperare alla Federazione chi si possa recuperare. La Georgia, non interessando in quanto entità separata ed estranea, viene qui contrastata da Mosca per gli stessi motivi che vedremo nell'agosto 2008. Vi è da dire che non hanno tutti i torti. Le cronache attestano, tra il 1991 e l'estate del 1992, una serie di violenze georgiane compiute ai danni degli Osseti. La loro capitale, a cui ogni tanto mancano anche risorse idriche ed elettriche, subisce una pressione e un assedio che la riducono anche nel numero di residenti. Fino al giugno 1992, quando un accordo - favorito da mediatori russi - ristabilisce un'apparente calma. FAQ. Cosa prevede l'accordo? Un mantenimento della pace, con supervisione di una commissione composta da membri delle quattro etnie. Parte delle truppe russe resteranno 'in loco', per sorvegliare il territorio. La questione dell'autonomia osseta, in pratica, viene congelata. E così resterà, poiché appare evidente che nemmeno questa è una cosa politicamente seria. Che un territorio poco più grande della Valle d'Aosta ponga istanze così grandi è certo 'letterario'. Intendiamoci, tutti gli ideali in politica sono rispettabili nel senso che cercano di mettere in pratica principi e sentimenti nazionalistici. Ma sono anche casi in cui qualcuno dovrebbe parlare sia ai governanti sia alle popolazioni per chiarire bene le idee. Altrimenti, rischiamo di parlare di 'favolette'. Cosa faremmo se Cagliari andasse ai ferri corti con Roma per motivi di indipendentismo e nel giro di alcuni mesi la tensione provocasse centinaia di morti? Basterebbe parlare, dialogare, cercare di stabilire la pace spiegando agli insorti la mancanza di costrutto della loro azione. 'Spiegare' significa fare quello che ho fatto e sto facendo io su Internet: presentare il caso, chiarire le premesse politiche, ed esaminare i motivi per i quali chi lotta per avere una inutile indipendenza causa soltanto disordini. Dopo aver fatto comprendere i concetti a queste persone, il problema si intenderà risolto nel senso di non vedere più queste persone scendere sul piede di guerra. Hanno capito la questione?, domanderemmo alla fine di alcune conversazioni sulla politica internazionale che i diplomatici avrebbero dovuto fare anche con gli Arabi residenti in Israele e con i connazionali di Saddam Hussein al tempo della sua dittatura. Guardate che le armi della logica e della spiegazione sono infinitamente più potenti. Voi convocate le parti, spiegate (magari a una lavagna, come ho fatto io per la lingua) i principi che regolano il diritto internazionale e quelli alla fine comprenderanno che la loro azione non ha alcun senso. Se nessuno fa questo tipo di intervento, le parti resteranno in balia di violenti come Basaiev e di 'amanti' delle armi che incitano alla guerriglia centinaia o migliaia di giovani connazionali. Noi dobbiamo estirpare questa cultura della violenza, spiegando alle persone poco istruite come è fatta la politica internazionale e quali sono le principali regole che presiedono alle relazioni internazionali. Soltanto la conoscenza porta alla redenzione dei peggiori istinti. E giova anche ricordare che 'dilettanti' come Berlusconi e 'affaristi entusiasti' alla Sarkozy servono molto poco. Occorre soltanto procurare la conoscenza a chi non l'ha. Nell'estate 2008 abbiamo visto una vicenda in realtà accaduta già migliaia di altre volte. Se il governo georgiano decide un'azione violenta nei confronti dell'Ossetia, è normale e comprensibile che Mosca si attivi e mandi delle truppe per sorvegliare la situazione. Nell'attuale sistema, che nonostante i vari trattati vede ancora una libertà militare da parte di chi è forte in presenza di una sostanziale impotenza delle Nazioni Unite, noi abbiamo un attore onnipresente (governo americano), spalleggiato da alleati occidentali (tra cui, la Unione Europea). Questi, ogni volta che la situazione si acuisce, sventolano la bandiera temporanea che più conviene e agitano la minaccia della Nato. Una minaccia davvero indegna e illegittima, se si pensa che questa organizzazione fu fondata esclusivamente per difendere l'Europa e l'America del Nord da eventuali attacchi dell'Urss. Eravamo nel 1949. Se oggi si mette in moto la Nato come gendarme al servizio degli Stati Uniti o di qualsiasi liberazione da un presunto tiranno locale non si fa che stabilire una dittatura su qualsiasi controversia internazionale, cosa che (seppure comprensibile) non poggia su alcun principio di diritto internazionale. In base a quest'ultimo, unico organismo deputato al compito suddetto sono dal 1945 le Nazioni Unite. Bene ha fatto dunque il governo di Mosca a dissociarsi da una (possibile) collaborazione con la Nato, in un'occasione in cui però gli stessi Russi (nella persona di Medvedev) non sono stati abili nella comunicazione, cioè nello spiegare i motivi del loro intervento. Le iniziative della Unione Europea, poi, erano ispirate a una banale demagogia e hanno proprio accresciuto la confusione di chi (media compresi) non è riuscito a spiegare la vicenda. Se il governo georgiano stuzzica l'Ossetia, il governo russo non può stare indifferente e restare a guardare. Questo è ciò che nemmeno i vertici della Unione Europea hanno compreso. Anche qui, parlerò come se dovessi farlo con i dummies. Se abbiamo tre soggetti politici (di forza diversa) strettamente correlati politicamente, quello infinitamente più potente (dei tre) non può stare passivo in un caso in cui il secondo stuzzica il terzo (più debole di tutti). Siccome questo sistema non possiede immediati correttivi con forze multilaterali o neutrali di pace, è chiaro che ciascuno Stato cerca di fare il possibile. Quando l'Italia mandasse truppe per sorvegliare una situazione deterioratasi in una regione sua o magari in una confinante (e magari queste rispondessero e con azioni militari uccidessero) questo non è certo uno scandalo. Ciascuno di noi, quando constata tafferugli nel condominio, anche se dovesse attendere forze di polizia se può cerca di fare il possibile con i propri mezzi. Quando parliamo di Ossetia o di Abchazia, parliamo comunque di un pezzo di Russia. E' come se parlassimo di Istria. Verrebbe naturale pensare al governo italiano, perché anche quello è un pezzo d'Italia. In conclusione, se gli Osseti non desiderano convivere con la Georgia esistono tanti strumenti diversi dalla guerriglia e i Georgiani devono rispettare anche questo. Imporre un'unità politica che non è mai esistita è un atto puramente teorico che serve solo a conservare le proporzioni delle cartine geografiche. Io credo che i mezzi della diplomazia avrebbero già dovuto risolvere queste due (come altre) vicende, chiamando le parti a un tavolo e facendole sottostare a un accordo da rispettare una volta per tutte. Voi, cosa vorreste essere? Questo non potete, perché vi mancano mezzi e dimensioni. Potete essere al massimo quest'altro, e allora se siete d'accordo vi facciamo firmare questo. Una volta firmato, non potete più armarvi o cospirare contro gli odiati vicini. L'odio, nel caso, vi resterà dentro e basta.
26 agosto 08 - FAQ. Oggi per bocca di Medvedev la Russia ha annunciato il riconoscimento delle due Repubbliche (Abchazia, Ossetia del sud) comprese contro il loro stesso volere entro lo Stato della Georgia. E puntualmente si è registrata la solita confusione nei commenti internazionali. Ricapitoliamo. Questi due territori facevano parte politicamente dello Stato della Georgia, divenuto autonomo nel 1991 (dopo essere stato per circa due secoli entro la Grande Russia). Tuttavia, sia mediante referendum popolari sia mediante decreti dei loro organi politici, entrambi avevano già fatto sapere dopo il 1991 che non si consideravano 'territori della Georgia'. Cosa vuol dire? In parole povere, significa: "Noi, Abchazi e Osseti, siamo geopoliticamente contigui al territorio che ha come capitale Tbilisi. Questo non significa che apparteniamo a quello. Difatti non vogliamo essere amministrati dal governo di Tbilisi". Perché dicono questo? Perché sono etnie diverse e tradizionalmente hanno relazioni poco amichevoli con lo Stato della Georgia. Questo, del resto, si è compreso ogni volta che in questi ultimi 18 anni c'è stato motivo per venire in contatto. Sono state sempre scintille. Nell'estate del 2008, dopo che il governo georgiano aveva attaccato per l'ennesima volta gli Osseti per fare capire di avere sovranità totale su quel territorio, i Russi (come già accaduto negli anni '90) sono intervenuti con mezzi umani e carri armati al fine di sorvegliare una situazione che poteva degenerare. Non potevano fare altrimenti. Sia considerando che in Georgia risiedono ancora cittadini russi sia considerando che Mosca voleva evitare un altro carico di inutili vittime in una zona che è stata per secoli russa, quell'intervento è parso naturale. Logico anche che i militari russi, così facendo, abbiano dovuto scontrarsi 'in loco' con quelli della Georgia (alleata degli Usa e della Nato). La tensione conseguente ha fatto muovere alcuni governi occidentali, Usa e Nato compresi, più una delegazione dell'Unione Europea che per bocca del presidente di turno ha cercato di comporre la vertenza. Tutti questi soggetti internazionali hanno equivocato, poiché hanno fatto passare la vicenda esclusivamente come un'indebita invasione russa anziché come un focolaio locale ormai di vecchia data e mai risolto. E così si sono limitati a esprimere condanna dell'intervento russo, richiedendo al governo di Mosca l'immediato ritiro.
Nel frattempo, le due Repubbliche separatiste (non avendo alternative) hanno presentato al governo russo una richiesta di indipendenza. Il governo, in data odierna, ha comunicato di averle riconosciute. Poteva? Certamente. L'art.65 della Costituzione della Federazione Russa (dicembre 1993), che ha avuto anche un emendamento, prevede non solo la possibilità di eventuali, future annessioni alla Federazione stessa ma anche il diritto di interloquire su nuovi territori. E questo per ora è solo un accoglimento di una mozione, come riconoscimento. Quindi non si vede, anche qui, il motivo di questa condanna internazionale. Il governo della Russia, seguendo le indicazioni del Parlamento, ha deciso in questo modo sia per garantire ai due territori una maggiore tranquillità sia per cercare di concludere una vicenda che rischiava di trascinarsi inutilmente per anni. Facendo questo, lo stesso governo ha anche richiesto agli altri Paesi di fare lo stesso cioè di riconoscere entrambi questi territori. Passo molto difficile, naturalmente. Quando si tratta di Repubbliche di dimensioni molto piccole, ogni atto di indipendenza appare come un'inutile dispersione e forse una perdita di tempo. Delegare le decisioni a organi locali è cosa saggia da una parte ma dispendiosa dall'altra. Inoltre, crea possibili conflitti a catena nel caso che susciti emulazione o fastidi nelle entità geograficamente adiacenti.
Ho presentato anche qui, per dummies, l'intera vicenda. Ovviamente, che Abchazia e Ossetia siano davvero in grado di diventare Stati indipendenti nessuno può crederlo. A questo punto, come io stesso avevo prospettato, non rimane che una soluzione. Riprenderle come soggetti appartenenti a tutti gli effetti alla Federazione di Russia. Non vedo altra prospettiva, poiché non appare realistico né che le due Repubbliche prendano vita da sole né che esse tollerino di essere ancora amministrate da Tbilisi. Fate arrivare questa pagina alla tavola europea del 1 settembre.
FAQ. Ma loro vedono una contraddizione rispetto a quello che hai affermato per il Tibet. Non hanno capito. Sono molto coerente con me stesso. Quella non è Repubblica del Tibet. E' soltanto una regione della Cina, che in un passato ormai remoto volle considerarsi 'teocrazia' su base buddhista. Queste invece sono due Repubbliche, con etnie diverse da quella che ha come capitale Tbilisi. La mia coerenza sta appunto nella soluzione finale, che per logica politica le reinserisce nella Federazione di Russia poiché un principio molto attuale di globalizzazione richiede di evitare dispersione di poteri. Direi che dovrei io stesso presentarmi al tavolo del 1 settembre, perché nessuno ha saputo spiegare meglio di me la vicenda. FAQ. Allora spiegala anche per dummies. La spiego con un esempio. Supponete che la Puglia dal 1930 al 1945 fosse stata riempita gradualmente di Albanesi. Negli anni '50 gli Albanesi avrebbero potuto dire: "Noi siamo geopoliticamente nella penisola governata da Roma, ma siamo un'etnia diversa e non vogliamo essere amministrati dal governo vostro". Avrebbero potuto sorgere anche conflitti. Come sarebbero stati risolti? La soluzione più logica sarebbe stata appunto quella di farli amministrare dal governo di Tirana, visto che la Puglia da sola Repubblica indipendente non poteva essere.
FAQ. Ma esiste la continuità e integrità territoriale? Direi che è un mito. E' proprio qui che si sostanzia il maggiore dei fraintendimenti di cui leggiamo a sinistra. Certo, che ogni Paese sia compreso entro un territorio è cosa normale e garantita. L'Austria non potrebbe avere un pezzo in Europa e uno in Asia. Ma ci sono casi in cui zone contese finiscono per dipendere da centri che sono piuttosto distanti o che magari non confinano con esse. Se io vado a Ushuaia mi trovo a dover attraversare una parte di Cile prima di ricongiungermi all'Argentina. Se mi trovo in Alaska devo attraversare un bel po' di Canada prima di ritrovarmi negli Stati Uniti.
Pagina pubblicata il 22 agosto 08, con integrazioni successive