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Dopo la fine dell'imbroglio linguistico... |
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Chi ha subito l'imbroglio?
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Perché il concetto di Dio era un imbroglio?
Perché non è delimitabile. Qualsiasi concetto si esprima deve avere una definizione precisa, trasmessa da una parola. Una parola può trasmettere più concetti ma se i parlanti la pronunciano intendendo cose diverse vuol dire che è successo qualcosa in passato che ne ha modificato l'uso falsandone i connotati. E' lo stesso che falsificare un documento. Se uno avesse scritta nella sua carta d'identità 08-02-09, questo potrebbe intendersi in tanti modi (nato il 2 agosto 1909, l'8 febbraio 1909, il 9 febbraio 1908, e così via). L'esempio vale a chiarire che una indeterminatezza produce una varietà di significati, che chi non ha un codice all'inizio interpreterà in tanti modi.
Dov'è l'imbroglio?
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Tutti veniamo riunificati |
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Fine della separazione
in due tronconi significa eliminare entrambi (i tronconi). A cosa
serviva proclamarsi ateo se poi la vita scorreva né più
né meno che quella degli altri? Lo stesso accade se un
individuo dichiara la propria ideologia politica, ad esempio di
essere e votare comunista. Può darsi che in certe zone gli
venga fatta una guerra a livello locale, ma sono cose che non hanno
nulla a che fare con il godimento dei diritti politici e civili. Le associazioni di atei decadono completamente, perché anch'esse risultano prive di significato. Se quella parola (theos) indica qualcosa che esiste non si può essere contro l'esistenza di qualcosa (io non posso dire: "Sono contro la tua borsa") o privi di essa (io non posso dire: "Sono aborsico"). Se quella parola indica qualcosa che non esiste è inutile dirsi contrari o privi, poiché il concetto sarebbe privo di significato (sarebbe come dire: "Sono contro le pentole che fanno figli"). Pubblicato il 13 luglio 2003 |
Se si dice che non esistono credenti (e con questo diciamo che il participio o il sostantivo non conferiscono alcuno status alla persona, perché non ha significato particolare credere in qualcosa) si dice allo stesso tempo che non esistono atei. Quando noi abbiamo dichiarato la decadenza delle Chiese con ciò abbiamo implicitamente dichiarato anche la decadenza delle associazioni varie di atei. Dichiarando la inesistenza di uno status abbattiamo sia le istituzioni che a questo si richiamano sia quelle che - dalla parte opposta - esistono per contrastare le prime. Se una persona si sposa con il rito cattolico, in chiesa, compiendo liberamente quell'atto si assoggetta alle leggi che lo Stato prevede. Tuttavia, diventando marito o moglie secondo il parroco del luogo, non è comunque 'diverso' da chi compie l'atto in maniera differente (questo è appunto il senso di qualcosa che non ha alcun significato). Si è liberi di sposarsi dentro una chiesa, di prendere tutte le ostie che si vuole, di ascoltare le messe che si desidera. Questo non rende in alcun modo diversi da chi non si sposa in chiesa, da chi non prende le ostie o da chi non ascolta mai le messe. Se compiere quei riti procura benessere interiore, questo va a vantaggio del singolo individuo. Ma è un benessere puramente effimero, idealistico, illusorio, senza conseguenze. Se non esistono sacramenti, essi perdono valore per tutti.
Il registro dei
battezzati tenuto da un parroco - quando questo registro venga tenuto
- decade anch'esso, in conseguenza di Memoriale. Fare una causa
contro l'iscrizione, sostenendo di non essere più aderenti o
credenti, fa ridere. Quel registro infatti non ha alcun rilievo per
la vita del cittadino. Chi fu battezzato non può essere 'sbattezzato'. Non si può chiedere - come è successo - una sentenza, né a un tribunale né a un'authority. Nascerebbero questioni lunghissime e difficilmente risolvibili, poiché questi organi sono abilitati soltanto a far rispettare le leggi degli Stati e nel caso a proteggere l'individuo da lesioni a suoi diritti. Essere iscritto a un registro al quale non si aderisce più non comporta alcuna lesione. Se voi eravate iscritti al Club di Topolino e l'editore - per motivi suoi - vi tiene ancora iscritti nonostante voi non vi consideriate più tali, non si lede alcun diritto. Si tratta semplicemente di un nome, rimasto in un elenco (non così se fosse una lista 'contro la legge', vedi P2 e cose simili). Questo è uno dei tanti casi in cui l'organo adito si è occupato di un caso, nonostante di esso fosse impossibile ravvisarne la plausibilità. Con tutta la buona volontà, non siamo riusciti a vedere quale tipo di competenza abbia il garante della privacy con il fatto dell'iscrizione di un cittadino sul registro dei battezzati di un parroco. Il discorso vale per tutti, compresi coloro che officiano quelle funzioni. Finché è in vigore il Codice Canonico, essi sono soggetti a questo (in combinazione con il Codice Civile dello Stato). Chi non intende più esservi soggetto dovrà fare apposito atto di rinuncia cioè di dimissioni dall'ordine sacerdotale allo scopo di ridiventare laico. Finché quel Codice esiste, come tutte le altre leggi interne a un'organizzazione, deve essere rispettato. Ecco perché Memoriale ha condannato tante volte i cosiddetti 'preti progressisti' (espressione senza significato). Quando si sta in un ordine, a cui si è acceduto con apposito atto o rito, si è tenuti a rispettare le regole interne dell'ordine. Questo è comprensibile a tutti. Io fondo un'organizzazione (ad esempio, come società per azioni) con uno statuto (obbligatorio). Se chi vi aderisce non è d'accordo con le regole interne non può restare e contemporaneamente non rispettarle. O si resta o si esce dall'organizzazione. La impossibilità di vie di mezzo è data dal fatto che l'organizzazione esiste proprio per quello scopo, e questo va perseguito con il rispetto di alcuni principi, tra i quali è sempre compreso quello di non contraddirsi all'interno (pensate a una Chiesa in cui ciascun membro esponesse principi diversi). Chi è battezzato entra soltanto idealmente nel regno (che si diceva) di Cristo. Dal punto di vista giuridico, non esiste nella vita ordinaria uno status differente (tanto è vero che si compiono atti e si esercitano diritti anche se non si fosse battezzati). Se un'autorità ecclesiastica del luogo esclude il singolo da alcune facoltà (essere padrino o testimone di matrimoni - esequie) ecclesiale può farlo. La cosa è rara, ma possibile teoricamente. Perché è rara? Perché è materialmente quasi impossibile da applicare. Un parroco qui avrebbe dovuto segnare su un elenco cittadini che da un certo momento non potranno più usufruire di alcune facoltà. La cosa, conosciuta da sempre dalla coscienza popolare, è in pratica tanto astrusa da rasentare la impraticabilità. Varie volte ci si è domandati - con la immaginazione - come potrebbe un prete negare ad esempio una comunione a un cittadino in fila dietro gli altri o dire di no a un testimone delle nozze con il motivo che questi non si è mai comunicato. L'irrealtà di queste ipotesi - che pure dovrebbero essere in teoria applicabili - la dice lunga sulla irrealtà di tutta l'organizzazione. Tutti veniamo battezzati appena nati, e - come spieghiamo nella pagina 'chiarimenti' - l'atto è divenuto puramente burocratico. Una inclusione o esclusione da una lista dei battezzati non ha alcun valore, dal punto di vista giuridico. |
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