1. LA NON EMANAZIONE


Pochissimi hanno avuto coscienza della natura delle annate e ad esempio del fatto che è il 1999 a cominciare a far muovere a vuoto membra e arti in ambiente SM. Perché quando camminiamo non siamo abituati ad avere un occhio retrospettivo che guarda indietro e misura la differenza registrata dal nuovo anno trascorso. Così è sempre stato, del resto. Noi leggiamo che a un certo punto una città venne proclamata capitale di un impero, che la Francia perse una guerra, che la terza guerra di indipendenza si risolse bene. Lo leggiamo perché i libri di storia lo dicono 30, 50 o 100 anni dopo. Sul momento nessuno potè avere coscienza tangibile di quel che succedeva (d'altra parte, nessuno diceva alla madre: 'Vado a combattere la terza guerra di indipendenza', perché non si sapeva neppure cosa era).

La storia non è un'operazione aritmetica, l'annuncio di un segnale orario o una notizia dalle agenzie per il Telegiornale della Sera. Il nostro vivere è piuttosto un lento procedere, uno svolgersi dinamico della nostra coscienza che porta verso nuovi traguardi. E' chiaro che, in questo cammino, i meno intelligenti e pronti (e i più vecchi, per ovvi motivi) rimangono indietro. Il tempo cammina, ma gli esseri umani lo hanno sempre rispettato poco (se lo avessero fatto non avremmo avuto tanti spargimenti di sangue, non avremmo avuto bisogno di rivoluzioni). Noi stessi abbiamo detto che le epoche possiedono ciascuna un sentire diverso e non possono essere giudicate in un procedimento postumo di comparazione. La storia è fatta di rivoluzioni, di deviazioni, di rotture, di cose improvvise, e soprattutto di un sentire interno che i libri tardano (e talvolta stentano) a registrare.

Guardate all'oggetto: quando esso non emana più, è finito. Che alcune persone continuino a citarlo (Gesù, santi, indulgenze) non significa nulla. Si può anche citare cose di trenta secoli fa, ma l'oggetto non fa più parte del mondo contemporaneo. Solo i giornali lo tengono spesso (sulla carta), perché sono convinti di dover parlare di ciò che esiste formalmente (e non di ciò che emana nella realtà l'alone di una sua presenza). Ma noi dobbiamo avere occhi in profondità.

Il 1999 è un anno che non accetta soluzioni senza una spiegazione. Se qualcosa succede - diceva l'anno - devo capire perché è successo e vado in fondo. Man mano che questa logica pian piano si estende a tutti scompare contemporaneamente l'enigma del 'mistero' in senso religioso, perché ormai c'è un libro per tutto, c'è un riparatore (materiale) per qualsiasi cosa, c'è una spiegazione possibile a tutto. Possono ancora accadere cose inspiegabili, ma è cambiato l'approccio (che non si alimenta più in senso fideistico, come in passato).

 

2. LA CONSUSTANZIALITA' ETICA


In base a questo principio, non si può ricavare una morale da una realtà esterna al fatto. Da sempre, o meglio da che esistono testi considerati 'sacri', gli esseri umani hanno formato una rigida dicotomia tra bene e male. Codici più o meno fissi (comandamenti, leggi, manuali religiosi) e storie (aneddoti, parabole, favole) hanno fissato nella memoria secolare un complesso di norme che regolavano il comportamento dal di fuori. In sostanza, la cosa agiva come un codice penale: il Corano dice questo, tu ed io non possiamo (cioè, non dobbiamo) farlo; mio padre mi ha insegnato questo, io ritengo di dover obbedire. Questo funzionava soprattutto perché quel complesso di norme era stato corredato di una serie di meccanismi intimidatori (premi, castighi, penitenze, onorificenze) poggianti su una ricompensa postuma (paradiso, inferno, salvezza delle anime, ecc.).

Questo 'modus agendi' è stato universale, cioè ha costituito un modello. Tanto centrale che vi si sono richiamati perfino re, principi, dittatori. La stessa nozione di 'testo sacro' implica un rigido muro che incombe sopra ogni cosa e sopra ogni concetto. Così, fino ai primi decenni del secolo XX° era invalso l'uso di riferirsi a passi dei Vangeli o di altri testi: dice Tizio nella lettera ai Corinti, dice Sempronio nel verso tale del Vangelo di Luca, ecc. La citazione era considerata cosa di prestigio e di benessere culturale. Colui che citava era 'colto', cioè aveva coltivato il dono dello spirito per mezzo di una scrittura considerata al di sopra delle altre.

Il fenomeno andò in cancrena dapprima nel secondo dopoguerra, quando l'istruzione e il livello di vita permisero un allargamento delle fonti e degli orizzonti a un vasto strato di popolazione (prima per lo più incolta o dedita in maniera rigida alle varie Bibbie di ciascun culto), e in seguito definitivamente nei primi anni '70 proprio con la tecnologia di massa. La possibilità di disporre a casa propria di un vasto campionario di strumenti didattici, fonici e visivi portò ciascuno ad elaborare un ordine mentale per cui non esiste un momento storico che possa essere riproiettato nel presente a scopo di guida. Negli anni '70 fu questo 'relativismo' a dissolvere pian piano la nozione del sacro. Quand'anche si fosse fatto ricorso alla Bibbia, essa non era più 'Vangelo' come si diceva un tempo ma tornava ad essere pian piano un testo di storia con una serie di vicende da cui non si poteva necessariamente ricavare una morale. L'esistenza di più fonti aveva già minato l'esclusività di quell'unica, tanto che era scomparso perfino il binomio lettura della Bibbia=riflessione. Sempre più persone infatti dicevano: 'Ma se esistono tante religioni, vai a pescare quale dovrebbe essere la migliore'. Questa frase era naturalmente espressione di una saggezza incolta, popolare e sommaria. Ma vale bene a descrivere quel processo.

A quel punto, fine anni 70, il quadro è già molto drammatico per questi testi sacri. L'uomo ha alle spalle decenni di dominio della materia, guida l'automobile, aziona macchine dalla mattina alla sera, sa come regolarsi, ha introiettato un universo di idee autosufficienti che lo guidano in ogni situazione (senza necessità di una fonte esterna quale un libro). E' qui che si fa strada l'ultima grande idea, quella che distrugge definitivamente la 'morale esterna'. L'idea è quella che dal 'relativismo' passa direttamente al 'vedere caso per caso'. Perché è potentissima? Proprio perché si applica a tutto, in qualsiasi momento. E' un'idea indipendente e autosufficiente, la cui validità è data proprio dalla inservibilità di quella opposta. All'opposto, l'individuo (ad esempio, durante un naufragio, un'avaria del motore, un sequestro, ecc.) diceva: 'La Bibbia mi ha insegnato così', cioè forniva un modello di analogia quale quello tipico ad esempio del Corano (i Musulmani sostengono che il Corano ha previsto qualsiasi fattispecie umana, cosa naturalmente capziosa e assurda) o del Talmud (testo che tra tutti risulta oggi il più superato). Bene, questo individuo oggi non esiste più. Se qualche volta lo si trova, viene considerato 'carente' proprio per via di quest'ordine 'dipendente da una fonte esterna'. A tutti è capitato di giudicar male chi ha bisogno di consultare un libro o di essere assistito da altro mentre potrebbe far da solo. Ormai il fai-da-te della propria esperienza di vita vale più di mille enciclopedie. E' un po' quel che accade ai navigatori su Internet e agli utenti dei computer. All'inizio può essere giustificato che acquistino un manuale e da questo dipendano come guida. Se dopo qualche tempo sono ancora col manuale, significa che non hanno alcuna autonomia e perizia sul mezzo. Insomma, 'impara l'arte e (poi) mettila da parte'.

Cosa è la CONSUSTANZIALITA' DELL'ETICA NEL SINGOLO FATTO? In parole povere, ciascun fatto ha al massimo 'un bene o un male' insiti nel fatto stesso, poiché esso - in base alla teoria dello spazio-tempo - è già parte della realtà, è la realtà. Abbiamo detto che spazio e tempo non sono valori assoluti dell'Universo. Lo spazio e il tempo sono 'in rebus', cioè non hanno una esistenza separata dalla materia, che equivale a dire che la materia stessa li contiene. Questo principio spezza le basi di qualsiasi morale esterna. L'uomo sapiens sapiens del 2001, se è cosciente che la materia contiene spazio e tempo, comprende anche che qualsiasi frammento precedente non ha più riferimenti col tempo presente. E' in fondo quel che abbiamo detto spiegando che il passato non torna più. Dunque, non si può più dire: ma Abramo fece quello, Paolo disse quell'altro. Sarebbe come porre un pezzo di 'Via col vento' dentro 'Casablanca'. Le due cose sono diverse, sono separate completamente: non c'è più necessità di rifarsi per analogia o per morale suprema a un frammento precedente. E' un principio di grande impatto, la rivoluzione più grande del nostro vivere. E qualcosa che se bene osservato darà una grande evoluzione nel corso del secolo XXI°.

Come si distinguono le varie Chiese elencate?

La Chiesa Cattolica ha sempre fatto capo rigidamente al vescovo di Roma, pontefice per tutti i Cristiani. Questi ha sempre avuto potestà suprema sia sui soggetti (congregazioni, cardinali, vescovi, ecc.) sia su regole liturgiche e testi compresa la loro interpretazione. Qualche apertura fu decisa dal Concilio Vaticano II, a metà anni '60. Ma il grosso della vita ecclesiastica e della pratica religiosa della comunità - con il rito centrale della Messa - è praticamente invariato da secoli. Le Chiese Ortodosse non hanno mai riconosciuto il primato del pontefice e della Chiesa Romana, e col tempo vennero a ramificarsi in chiese nazionali in tutta l'Europa dell'est con metropoliti locali e rito in parte derivato da quello bizantino. La Chiesa Russa - che ha un culto delle icone e un rito molto più lungo e 'cantato' di quella Romana - è la più importante e quella con più implicazioni storiche e culturali. Le Chiese protestanti, pur non professando una rigida separazione e pur tentando una sorta di dialogo, hanno un rito differente perché non accettano gran parte dei sacramenti e in alcuni paesi del nord Europa permettono ai diaconi vita coniugale. Varie pronunce contrarie a questi usi sono state fatte dalla Chiesa Romana, ma i Protestanti hanno continuato a regolarsi a modo loro. Varie intese tra Protestanti e Cattolici non hanno mai risolto i contrasti, finendo per rimanere semplici 'intenti amichevoli' tra le parti. Ancora nel 2000, in occasione della Dichiarazione - che suscitò contrasti e polemiche in tutto il mondo per la sua rigidità e la follia dottrinale del contenuto - si è visto come il dialogo tra le varie confessioni sia praticamente inesistente.

Come si può configurare una comunità di fedeli che aderiscono a un culto?

Per quanto riguarda le Chiese cristiane in generale la disciplina fu il frutto di un lento consolidarsi storico di istituti nei primi secoli del Medioevo, ad opera dei principali concilii e di lettere e bolle papali che stabilirono sia le regole di riti e cerimoniali sia i principi su ciò che dovessi ritenersi 'tipico' delle Chiese nel senso di 'consacrato'. La liturgia si formò parallelamente come complesso di formule comprese nei singoli riti. Il Pontefice ha sempre avuto in teoria un potere supremo, ma in pratica lotte e dissidi dottrinali interni non hanno mai dato unità alla comunità, e il suo stesso potere è venuto sempre più declinando per via della secolarizzazione della società. Sono rimaste generiche radici nella popolazione, la quale però è ormai ben lontana dalle cifre indicate nelle statistiche. A parte una discreta affluenza per le festività, alla Messa oggi non si vede che la parte in età avanzata della popolazione (persone dai 65 anni in su) e soprattutto quella meno provvista di cultura. In ogni caso, la storia contemporanea sarebbe stata destinata - con il progressivo invecchiamento della popolazione di media età - a sfollare sempre di più il rito cattolico e le funzioni sacerdotali.

Perché si è verificato col tempo un inarrestabile processo di secolarizzazione?

Per l'azione combinata di tecnologia e libertà di usi e costumi. La fase decisiva è stata quella a cavallo tra anni '60 e '70, dove tra l'altro ebbe luogo un calo drammatico di 'vocazioni'.

La Chiesa ha avuto una responsabilità in tutto questo?

Questo non si può dire. Un organismo che persegua un fine di coerenza interna e dottrinale non può allargarsi più di tanto. Se lo facesse diverrebbe esso stesso un'altra cosa. Proprio questo ha determinato una separazione con la società laica e civile in genere. La Chiesa non ha potuto reggere al peso di una maggiore padronanza del proprio corpo (che viceversa era stato imprigionato, per assoggettarlo a falsi fini spacciati per 'spirituali') e soprattutto alle teorie sociologiche. Un conto fu parlare di una comunità di quattro gatti quale fu quella delle origini, un altro è ragionare per un pianeta abitato da miliardi di individui. Diciamo che già 100 anni fa la Chiesa Cattolica non possedeva più una dottrina per il nostro tempo. Era stata superata da tutto. Se è riuscita a far sopravvivere istituti e personale questo è dovuto sia al potere politico (stretto connubio con la Democrazia Cristiana), sia all'ignoranza della popolazione nei centri minori (dove infatti il culto è sopravvissuto meglio). Una volta tramontato il partito di riferimento, con l'avvento contemporaneo del computer e della rete, è stata la fine.

Perché il computer ha aggravato la situazione?

Perché ha unificato improvvisamente - da solo - la popolazione. Il computer ha fatto da solo ciò che nessuna religione aveva mai fatto in precedenza. Col computer gli uni potevano fare quello che facevano gli altri e così veniva a mancare un altro criterio di separazione tra 'laici' e 'religiosi'. Questa separazione è oggi praticamente inoperante, nel senso che nessuna funzione è più esclusiva della classe sacerdotale, la quale rimane tale solo in virtù di un abito. Tutte le Chiese elencate nacquero per fondare il culto cristiano basato essenzialmente sul Vangelo e - per quanto riguarda gli Ebrei - sull'Antico Testamento e sul Talmud. Il culto è costituito in generale da una serie di comportamenti mediante formule e oggetti in luoghi considerati sacri. Una volta decaduto l'oggetto principale del culto, il Dio unico, decade l'importanza dei riti. Questi infatti vengono a trovarsi improvvisamente mancanti di un centro unificante, poiché ogni individuo ritorna ad essere 'non di quell'unico Dio' a cui la comunità fu originariamente devota. Decadono le formule, perché decade il senso linguistico e logico che le fondava, e infine oggetti e i simboli non sono più in connessione con un carattere 'sacro', come si diceva prima.

Dal punto di vista giuridico, cosa viene a mancare?

Qui l'organizzazione ci sarebbe ancora, ma vengono a mancare altri elementi fondamentali. Non esistendo più l'oggetto (Dio), questo culto sarebbe diretto verso un ente inesistente che non può essere preso in considerazione dal diritto (e neppure da quello ecclesiastico, questa è la cosa determinante). Lo scopo 'dichiarato' non è più quello originario, dunque si trasformerebbe rendendo necessarie altre regole interne e un altro statuto. Lo scopo non è più collettivo, ecco il punto centrale. Se prima si parlava della comunità (popolo di Dio), con la vera teofania viene a mancare questa collettività poiché la manifestazione divina avviene soltanto a livello individuale. La preghiera con formule, ad esempio, non ha più senso. E quello scopo non è più neppure permanente, perché questo dio non è qualcosa di prefissato o delimitabile. Non esistono icone, non ci sono più immagini da venerare, santi, ecc. ecc. Oltre a tutto questo, poi, c'è il grosso problema dell'insegnamento. Il crollo di gran parte dei termini ecclesiastici rende il tutto simile ad una semplice fondazione storica o a un museo. La società e la cultura in passato contemplarono la dottrina del vangelo come centrale e così facoltà teologiche e seminari ebbero il beneplacito anche dello Stato. Ma se il vangelo diventa solo un testo di storia è chiaro che verrà ricompreso come tutti gli altri argomenti di storia e non come una disciplina separata. La riforma di Memoriale va vista nel suo complesso. Se non ci sono più testi rivelati, ne subentreranno altri fondati su altre materie.

Cosa significa giudicare nomine, titoli e funzioni decaduti?

Significa riconoscere che non hanno il valore che a loro veniva attribuito. E' molto difficile che si possa vietare una funzione dentro una chiesa, e così diremmo che 'celebrare Messa' rientra nei diritti di culto riconosciuti dallo Stato. Non è questo il punto. La questione - non ci stancheremo di ripeterlo - ruota attorno ai poteri. Tutte queste funzioni non venivano celebrate in maniera isolata, ma collegate a determinate titolarità in capo ai soggetti 'consacrati' all'interno dell'organizzazione. E questi soggetti venivano anche riconosciuti dagli Stati, cioé considerati in modo speciale dalle giurisdizioni oppure accreditati per ricevimento di gruppi politici o diplomatici, manifestazioni cittadine e culturali, e così via. Finita l'epoca in cui si andava a parole, e queste conferivano all'individuo uno status, finisce anche questo complesso di situazioni.

La perdita della teologia implica una nuova classificazione del 'sacro' anche nella sensibilità?

Certamente. La vera teologia si era in realtà persa, dopo un probabile intermezzo felice del concetto originario nella psiche dell'umanità. Fu l'Illustre Sostituto che non esisteva e di cui invano dicemmo di cercare l'identità con la bocca piena di parole a creare una teologia 'confinata' ed 'esiliata dal corpo'. Con la Messa andò persa la vera teofania. Io posso avere un'illuminazione mentre cammino per strada, mentre sto disteso sul letto, mentre mangio, mentre dormo, mentre guardo dalla finestra. Ma non posso averla mentre recito un testo e mentre rivolgo orazioni, perché la mia testa sarà tutta per quel testo e per quelle orazioni. Nessuno avrebbe potuto fare una ricerca scientifica sull'inginocchiatoio di un confessionale. E' chiaro che il dio di questi secoli provvide ugualmente a dare una sensibilità agli 'esiliati', i quali infatti si sentivano 'colmi' e 'beati' ugualmente. Almeno così dicevano. Ma le parole sono una cosa, la realtà un'altra. Tanto è vero che i sacerdoti non sono mai stati molto longevi.
Se una cosa è pacifica e lapalissiana si afferma con tutti, con tutti i 6 miliardi di uomini che vivono sulla Terra, non con 1/4 o 1/5 dell'umanità. Tutti diciamo che l'acqua è liquida perché questo non può essere smentito. Rallegrandosi di quel quinto, gli apologeti dicevano 'Come puoi dire che non è importante un culto che raggruppa un miliardo di fedeli?'. Era come se dicessimo: 'Come fai a dire che non è importante una fantasia che cattura un miliardo di persone?'. Certo, la fantasia era importante. Il problema è che un numero non può fare grande una fantasia, perché questa non ha una sua dimensione. Chi diceva di non crederci non faceva quasi nulla per far ragionare chi diceva di crederci, e così avremmo avuto un mondo diviso per sempre. Si deve a questo il fatto che esistesse ancora una traccia di esoterismo. Io apro un circolo e insegno le mie cose a 16 o a 40. Ma se poi 2.000 o 200.000 continuano a 'bere' le altre cose dai notiziari radio o da un uomo che gira con una tiara in testa è inutile che io insegni, perché il mondo non andrà mai avanti. Io stesso avrei potuto fare come si faceva nell'antichità, tenendomi le cose per me o consegnando al limite una busta a un notaio. E cosa ci avremmo guadagnato? Nulla. Il vero rispetto sarebbe stato indurre la gente a non credere più. Invece, anche qui un'accorta regia faceva pensare a tutti che 'credere' fosse un grande valore. Il difetto stava nel far coincidere 'chiesa' con 'vita dello spirito'. Questo fu il metodo principale di tutte le religioni (comprese quelle orientali). Una volta affermato il culto, ti faccio credere che l'alimento spirituale risieda dentro il luogo del culto (e non in altri luoghi).

Allora possiamo dire che la svolta implica una cosa simile a una nuova 'evangelizzazione'?

Se con quella parola si intende 'diffusione di un nuovo insegnamento' o 'insegnamento di nuove materie' allora possiamo dire che la svolta implicherà questo. Ma non è un'evangelizzazione. Bisogna sempre ricordare che la vera autorità è data dalla propria sapienza, dalla propria mente, dalla sostanza. Gesù o Buddha non furono presidenti di nulla.
Un tempo molte cose non potevano dirsi, perché mancavano i mezzi, e così si ebbe per tanto tempo un mondo in mano a pochi. Oggi abbiamo Internet e col computer in casa tutto viene svelato. Tutti abbiamo possibilità di renderci conto, non andiamo a sentire uno che parla da un balcone bardato dentro un abito speciale.
Per quanto riguarda i luoghi, lo abbiamo detto. Questi possono essere adibiti a molte funzioni, come l'insegnamento (anche di materie religiose, ma DI STORIA), i congressi, oppure possono essere musei aperti al pubblico, o luoghi riservati a studiosi (restauri, corsi d'arte, ecc.) o a concerti di musica. L'importante è che non vengono connessi all'attualità, all'insegnamento di discipline che non fanno più parte della società attuale e che comportino oneri per lo Stato.

Pagina del gennaio 2002