Perché è finita la filosofia


Pagina pubblicata nel febbraio 2000, nel sito Web che precedette Memoriale

 

La filosofia oggi non esiste più. E' morta. E' già morta da tempo, a prescindere dal fatto che lo si dica o meno. Si è estinta progressivamente nel secolo XX° come un fuoco che pian piano si smorza in tante piccole fiammelle.

All'inizio del secolo erano ancora vegeti tre filoni:

1) FENOMENOLOGIA, o analisi descrittiva dei processi soggettivi. Tale filone si costituì in corpus organico grazie a Edmund Husserl, che aveva analizzato la coscienza in tutti i modi in cui essa si manifesta all'Essere (vedi l'opera 'Logische Untersuchungen'). Esso ebbe il pregio di potersi applicare a una serie infinita di campi (f. della psichiatria, f. dello sport, f. della critica letteraria ecc.). Il successo in Italia di questo filone - che subirà la superiorità delle scienze sociali e psicologiche - rimarrà 'teorico', cioè senza precise collocazioni, potendo applicarsi a un'indistinta gamma di analisi.

2) QUELLA COSA CHE CHIAMANO NEOPOSITIVISMO, o empirismo della logica. Qui la filosofia diventa analisi del linguaggio scientifico, e questo permette - a chi ne vede sviluppi successivi - di considerarlo alla base del Circolo di Vienna (1928), dal quale prenderanno le mosse Carnap e Wittgenstein ('Tractatus'), del gruppo di Berlino, di numerosi altri gruppi sia europei sia americani e infine della semiotica. Questa collocazione, naturalmente, fa sorridere perché essa riprende un filone del Seicento e gli dà una legittimazione nel Novecento con abiti diversi. Tutti i manuali di filosofia si sono copiati. E' come se ci si fosse passati la parola. Questo filone resterà più a lungo nel dibattito e nell'insegnamento, poiché permette di fondare sia una teoria generale del linguaggio sia un'analisi del rapporto di questo con la logica. Ma servendo soltanto da supporto meramente linguistico, non avrà una sua storia.

3) MARXISMO, cioè le teorie filosofiche, sociali ed economiche di Karl Marx e Friedrich Engels, che diventeranno 'filosofia' nel materialismo dialettico. Questo filone ha avuto invece ampia diffusione, perché ha trovato collegamenti e applicazioni nella politica e nella prassi dei partiti di sinistra. In politica, la sua meta finale, il 'venir meno dello Stato', permette teoricamente ancora oggi di farne sopravvivere l'ideologia. Ma il materialismo ricevette anch'esso un crollo ai primi anni '80, proprio dai mancati sviluppi del capitalismo e dal fatto che la sua utopia viene smentita sia dalle scoperte della biologia negli ultimi decenni sia dalla rivoluzione tecnologica (che dimostrerà la possibilità di un'uguaglianza effettiva a prescindere dalle condizioni economiche).

Nel momento in cui, nel pieno dello sviluppo del capitalismo (anni '50 e '60) e del successo di massa della psicoanalisi, diminuiscono le suggestioni dei primi due e diventa 'lotta politica' il terzo, hanno un breve successo filosofi come Adorno e Marcuse che teorizzano il superamento della società industriale. Il ciclo 1981-1984 sancirà la morte di tutte queste tendenze e in sostanza il superamento del campo filosofico. Sopravvivono tentativi di concepirlo ancora utilizzandolo come teoria 'fondante' ossia come 'base epistemologica' di altre cose (Thom, Prigogine).

In Italia non è facile naturalmente sradicare il termine e gli insegnamenti in un paese in cui fiorisce ancora una certa quantità di dibattito filosofico. Notiamo qui che, prolungandosi gli effetti della filosofia nel corso del tempo, si hanno periodicamente sia 'ritorni di fiamma' (specialmente per il filone 1, dato l'amore nel nostro paese - per noi incomprensibile - per Heidegger) sia autonome creazioni che durano in genere dai tre ai sei anni di vita (il 'pensiero debole', lanciato nel 1983, fu la più chiacchierata nei tardi anni '80). Tuttavia, nessuno ha saputo superare questi limiti:

1) L'incapacità totale a fondare un campo di analisi della realtà fuori dall'essere;

2) L'impotenza a rispondere ai quesiti più importanti della vita e dell'universo, sui quali BASTANO OGGI LA BIOLOGIA E L'ASTROFISICA;

3) L'avversione del secolo XX° per ciò che generalmente viene definito 'metafisica'.

Il punto 1 è talmente grave da impedire in pratica, a tutte queste persone, di esercitare l'intuizione sulle cose e sui fatti. Si parla in generale di un Essere come se tutti gli uomini rappresentassero quell'Essere, e la cosa più paradossale è che si pretenda di farlo senza leggi. C'è perfino chi cita ancora Parmenide (secolo V° prima di Cristo!). Il punto 2 è ormai un handicap gravissimo, perché quando di una disciplina non si ha più bisogno perché se ne dispone di un'altra, non esiste neppure una possibilità di recupero, cioè ci si trova nella situazione di chi possieda una bicicletta rispetto a chi possiede un aereo. Il punto 3 è in generale una sorta di colpa morale che da sempre pesa sulla coscienza degli addetti. Non si accetta di parlare di ciò che sta al di là del piano rigorosamente fisico (che per loro è quello puramente sensoriale) e dunque di un piano superiore della coscienza.

Se si proclama la morte di una disciplina occorre avere poi il coraggio di non parlarne più, cioè di ridurre l'insegnamento alla storia passata abbandonando la discussione per l'attualità. Nel presente, non si riesce neppure a seguire quello sterminato paesaggio che alcuni indicano come 'diverse ramificazioni del sapere filosofico' perché non si intravede nulla su quei rami. Filosofia della scienza, filosofia del diritto, filosofia politica, filosofia analitica, ermeneutica, estetica di qualunquecosa, sono ormai inutili rami di un albero tagliato da altri personaggi presenti nella scena. Qualsiasi parola e qualsiasi discorso è applicabile a qualsiasi situazione, e da questo derivano campi di ogni genere (mentre il campo della realtà è uno solo, cioè è unico). Questi signori per lo più costruiscono uno schema di idee, anche abbastanza articolate, e poi non fanno altro che difenderlo, cioè stanno nell'ambito dell'interpretazione del reale secondo quello schema. Se una parte di altri docenti dice cose diverse tutti si pensa: 'Abbiamo trovato lo scontro, il dibattito'. Altrimenti, se si vuole secolarizzare anche la mancanza, si fa quel che hanno fatto i teorici del pensiero debole i quali hanno fatto convegni per chiedersi se la morte della filosofia non sia già essa stessa una filosofia. La lingua diventa giocattolo, ci si balocca.

Una delle più antiche 'canzoni' che abbiamo sempre sentito a scuola è che la filosofia insegni a far ragionare. Si diceva anche per il latino, come se a queste materie spettasse un copyright. Ogni insegnamento - non uno in particolare - fa ragionare, chi lo riceve.

La filosofia si è formata in ogni periodo storico per rispondere agli interrogativi che ci si poneva in quel contesto. C'è chi ha sostenuto che tutto è acqua e tutto è aria, così come chi ha sostenuto che la realtà è incessante divenire. Questi signori avevano sicuramente un alto tasso intellettivo, e il loro stesso atto di spiegare le cose in un certo modo era un 'ragionare'. Oggi però sappiamo che ciò che esiste si chiama MATERIA, e sappiamo di cosa questa è formata sia allo stato solido (struttura atomica) sia allo stato gassoso (atmosfera) sia a quello liquido (acqua). Sapere che il signor Tal dei Tali 1700 anni fa espose la teoria X può certamente essere utile, ma soltanto per avere un quadro storico. Oltre non si può andare. E' fondamentale capire la situazione della scienza attuale. E per questo non soccorre il passato.

 Si può fare un'elencazione dei singoli sistemi di pensiero succedutisi, ma non si può costruire una linea continua in una tematica che non ha neppure un oggetto unico e si esprime nella storia soltanto per singole idee più o meno complesse. Quelle tra di esse che sono rimaste (gravità, eliocentrismo) sono oggi inserite nella storia della scienza e non in quella della filosofia proprio perché altrimenti sarebbero state soltanto ipotesi non confermate quando non sistemi di pensiero solo ipotetici.