Bisogna anche sapersi dimettere

Camminavo a Roma, sulla Circonvallazione Ostiense, in compagnia della mia insegnante di inglese di allora. Proprio a pochi passi dalla nuova sede del quotidiano 'Repubblica'. Era, credo, il 1988. D'un tratto vedemmo un titolo a caratteri cubitali nella prima pagina di quel quotidiano. Hart è finito. Mamma mia, pensai. Che avrà fatto? Avrà ucciso qualcuno? Poi scoprii che si era soltanto scoperta una sua relazione extra-coniugale con una giovane. Dappertutto, in quei giorni, circolavano foto in cui i due apparivano teneramente abbracciati. Rimasi stupito. Proprio in quei giorni imparai che per gli Americani una relazione segreta o magari una semplice scappatella (tradizionale week-end a un motel, come tutti vedemmo succedere al cinema) è qualcosa di molto scandaloso. Pare non solo che venga tradito il concetto della fedeltà, ma addirittura che la cosa costituisca segnale di scarsa tenuta morale nei riguardi della società.

Esattamente dieci anni dopo piombammo tutti in un nuovo incubo, stavolta immortalato su Internet, che proiettava immagini di un presidente di una nazione costretto a giustificare in Tv a tutta l'America la sua relazione extra-matrimoniale con una certa Monica. Ricordo che in Europa vomitarono. Ma non per le immagini della vicenda, che anzi era completamente irrilevante. Rimisero il cibo per la stupidità assoluta della vicenda stessa, che portò alla ribalta un procuratore molto esibizionista e un continuo gossip sulla intenzione del Congresso di arrivare a un impeachment. Fu un cattivo esempio che la nazione più sviluppata dava al mondo intero. Se quelle fossero state le 'cadute di moralità' le avremmo risolte già da tempo. Se i veri disastri non fossero Enron, l'inquinamento della Exxon Valdez, le guerre inutili, le stragi, saremmo degli esseri beati.

Mi interrogai a lungo, già nel 1988. Ma non trovai il bandolo della matassa. Supponiamo che la cosa abbia un fondamento. Non potete pensare che piccole faccende della vostra vita privata possano riguardare in qualche modo le vostre responsabilità come direttore di un settore della pubblica amministrazione (questo fa un ministro) o come capo di un'azienda statale. L'ìmmagine pubblica di una persona non è che debba restare distinta da quella privata, poiché sono semmai intrecciate e fanno una cosa sola. Il problema è che occorre capire quali cose sono importanti - ai fini della costruzione di una propria immagine - e quali no. Se qualsiasi cosa bastasse per far dimettere un ministro al governo, oggi avremmo durate di poco più di due mesi al massimo. Con Internet sarebbe facilissimo 'incastrare' chiunque, vista la enorme quantità di informazioni che abbiamo su ciascuno (nel male, soprattutto). Se un tempo solo tenaci segugi avrebbero scoperto qualcosa, grazie a pedinamenti segreti o informazioni a pagamento, oggi chiunque riesce a procurarsi grazie alla rete qualsiasi tipo di informazione. Spesso cose vociferate, millantate, che hanno soltanto un 20% di verità.

Il semplice pensare che sulla Terra ci siano ministri che non si dimettono dopo essere stati citati nei tribunali e che da qualche parte un ministro soltanto designato 'trova' come pretesto per le proprie dimissioni una collaboratrice domestica non in regola coi documenti farebbe schiantare al suolo qualsiasi cittadino. Un extra-terrestre ci domanderebbe cosa ricaviamo da una civiltà che è andata sulla Luna ma non ha in Terra un motivo plausibile neppure per delimitare la casistica delle proprie dimissioni. Con tutti i problemi che abbiamo e che non abbiamo ancora risolto, c'è perfino chi ritiene che la propria immagine pubblica di funzionario dello Stato abbia a soffrire qualcosa da vicende domestiche non conformi alle regole sociali o perfino al galateo d'altri tempi.

Quando le cose sono grosse, nessuno dubita del fatto che un singolo ministro e perfino un governo possa cadere. Per 'cose grosse' si intenderebbero affari come il Watergate in America e il caso Profumo in Gran Bretagna. Di quest'ultimo ho anche parlato, in questa sede. L'avvenente Christine Keeler ebbe nei primi anni '60 un'avventura con il conservatore John Profumo, ministro britannico per gli affari militari che era sposato all'attrice Valerie Hobson. I guai si ebbero perché la Keeler aveva contemporaneamente contatti con un funzionario dell'ambasciata sovietica a Londra. Giunto a rispondere della vicenda in sede parlamentare, Profumo fu tradito dalla sua riluttanza ad ammettere la storia, quando tutti sapevano. Scandalo (ma siamo al 1963). Cadde il governo di Harold Macmillan. Qualcuno penserà che oggi non è frequente che i ministri abbiano storie, e soprattutto storie compromettenti. In Italia non capita mai. I ministri democristiani o socialisti furono sempre 'tromboni' con vita regolare e mogli fedeli. In Francia ugualmente, non si ricorda di ministri caduti in trappole simili.

Negli Stati Uniti vige una strana regola, che presenta divertenti (ma anche imbarazzanti) risvolti. Entrambi, sia Repubblicani sia Democratici, tengono da sempre a un'immagine di buoni padri di famiglia. Lo vedete in special modo durante le campagne elettorali, in cui ci si costruisce un programma o una piattaforma di consensi basati sull'idea che la gente debba eleggere un uomo fedele alla propria moglie, attentissimo a stare dentro faccende della coppia, mai distrattosi in 40 anni di vita da adulto, e magari pronto a finanziare le congreghe fondamentaliste dei vari bigotti e WASP degli Stati dell'interno. Tutti avrete visto quegli episodi di Columbo, in cui Peter Falk indaga su cose nascoste da parte di candidati a governatore di uno Stato americano. Magari si lasciano passare cose di corruzione, denaro sparito, affari loschi. Ma dalle battute stesse del copione vi accorgete che un'evasione sentimentale fuori dalla coppia costerebbe al candidato la nomination. Il fatto stesso che un uomo come Kerik abbia scelto quel pretesto significa che nella sua 'mentalità americana' egli ha pensato che fosse plausibile. Cosa che in Europa siamo lontani dal pensare (l'episodio di Blunkett è anch'esso strumentale e puzza). Insomma, parliamo di un mondo che se non sapessimo che è terrestre potremmo definire di 'extra-terrestri', data la mancanza di ragionevolezza. Eppure non c'è dialogo, in questo senso. Le cose sono messe in un modo che non ci si parla, cioé non riusciamo a fare filtrare negli Stati Uniti l'idea definita e precisa che quel tipo di dimissioni o di cadute è veramente 'trivial'. Una cosa proprio da creare 'scandalo alla rovescia'. Ci si scandalizza infatti del fatto che loro si scandalizzino.

Allora, siccome questa pagina non vuole essere fine a se stessa ma anche dirigere nel caso uomini poco avveduti, vediamo di chiarire una volta per tutte la questione. Se c'è qualcosa di penalmente rilevante, è normale che sentiate il dovere di presentare le vostre dimissioni. Supponete che si scopra un vostro episodio di corruzione, con tangenti ricevute per favorire un affare. In questo caso, dovete sentire quell'impulso. Tutto ciò che viene commesso nell'ambito del punibile è tale da suggerire la reazione più immediata in un semplice e spontaneo atto di dimissioni. L'atto servirà più che altro a far presente a chi vi aveva nominato che non eravate degni di quella carica, e dunque che ha sbagliato lui. Se c'è al massimo una irregolarità amministrativa o una vicenda sentimentale o privata, non è il caso di dimettersi. Una love-story con tradimento della moglie, una domestica non in regola con le leggi sulla immigrazione, cose di questo genere non devono interferire con un'attività di governo o in generale con le nostre responsabilità di lavoro. Sono cose nostre. Se esse vengono scoperte possono al massimo testimoniare di una nostra debolezza, di una leggerezza, di un carattere portato all'evasione, di inadempienze personali, ma sono cose che non possono avere a che fare con l'incarico pubblico. Nel caso, tra l'altro, ciascuno di noi si farà ugualmente la sua idea, che sarà brutta o buona a seconda di quello che pensiamo. Ma questa idea resta una cosa soggettiva. Impariamo dunque a distinguere tra vicende che hanno un rilievo giudiziario o penale e semplici cose della nostra vita privata.

Supponiamo ora che il vero motivo sia un altro. Beh, possiamo dirlo più o meno. Sono finiti i tempi in cui si sarebbe dato all'opionione pubblica un buon pretesto. Sì, perché quello che sta sotto questi 'falsi motivi' è in genere proprio la continuazione di quell'immagine pubblica. Chi afferma le cose che hanno detto Kerik e Blunkett in realtà vorrebbe continuare ad alimentare quell'immagine perbene proprio dicendo quelle cose. Insomma, ancora più ridicoli. Quello che io non capisco è perché coloro che stanno ai governi non possano cominciare a dire un pochino di verità al riguardo. Oggi la nostra vita è più sincera di un tempo. Vediamo qualcuno di questi 'veri motivi'.

a) Il premier intende mettere in quel ruolo un altro. Niente di male. In Italia è successo di recente di osservare un trucco, consistente nel dare un'intervista pepata che suscita scandalo. In generale, si può presentare la cosa come avvicendamento (e nessuno, all'infuori dei soliti pettegoli, starà a sollecitare gli uomini sui motivi).

b) Il ruolo non ci soddisfa interamente o con il gruppo di lavoro non andiamo d'accordo. Niente di male. Negli Stati Uniti è d'uso affermare ufficialmente che si è voluto tornare nel proprio Stato dell'Ohio per stare accanto alla propria moglie e ai propri familiari. La cosa, naturalmente, fa ridere. Cosa c'è di male a dire: "Non mi ritrovavo, in quel posto"? Che problemi avete a dire: "Non riuscivo a farmi piacere quel lavoro"? Nessuno farà una piega.

c) Abbiamo scoperto qualcosa di sporco, che ci ha turbato. Beh, qui capisco che sia più difficile. Ma potete sempre accampare i motivi A e B.

L'importante è da una parte non raccontare frottole troppo esagerate, dall'altra non continuare a pensare che la società odierna sia un asilo di bambini devoti alle religioni che hanno bisogno di essere socialmente tranquillizzati.

Alla fine, noi ridiamo sempre. Ma solo per non piangere. E rimpiangendo semmai di non poter fare nulla per portare finalmente governi e uomini che li occupano a un ruolo socialmente e umanamente più adeguato.

Pagina del 16 dicembre 2004