Il vero e il falso

Ripartiamo da un passo della 1368, che poteva far pensare.

La corrispondenza, concetto che esaurisce il campo, fa sì che quel che affermo corrisponde a quello che è (della cosa) e così si ha il vero. La cosa non si può discutere, proprio per via delle condizioni linguistiche. Avendo una parola un dominio preciso, io utilizzandola esprimo qualcosa che vi sta completamente dentro. Non ci sono mezze misure. Se io dico che ho visto Gianni uscire da un cinema alle 19 e la cosa non è vera, quella cosa non è neppure reale. Questo significa che il concetto (uscire da un cinema nel momento indicato) non è accaduto e io non l'ho nemmeno vista.

Esaminiamo, passo per passo. In questa maniera, entriamo in una materia che ha bisogno di chiarezza e semplicità. Proprio gli elementi che ora utilizzerò.

La corrispondenza, concetto che esaurisce il campo, fa sì che quel che affermo corrisponde a quello che è (della cosa) e così si ha il vero.
Questo periodo significa, in parole povere: se io vedo pioggia cadere, con la lingua si stabilisce una corrispondenza tra il reale (pioggia che cade) e il mio parlare affermando (Sta piovendo). Questo dà come risultato il 'vero'. E' vero che cade pioggia, io lo vedo. Così, voltandomi, dirò a mia madre: "Guarda che piove, prendi l'ombrello se vuoi uscire".
La cosa non si può discutere, proprio per via delle condizioni linguistiche. Avendo una parola un dominio preciso, io utilizzandola esprimo qualcosa che vi sta completamente dentro.
Questo periodo significa che una parola serve per esprimere un certo significato che sta interamente compreso entro il dominio della parola stessa. Così, se io voglio indicare quell'acqua che cade dirò (in Italia) 'pioggia' e ad esempio (in Gran Bretagna) 'rain'. La pioggia sta interamente dentro quel dominio, in quanto è un pezzo di universo che quel suono (parola) intende indicare (e soprattutto, che esiste per indicare). Questo vuol dire che dentro quel dominio non ci sono altri concetti che quello. Se intendessi dire 'acqua del rubinetto' non potrei più dire 'pioggia'.
Non ci sono mezze misure. Se io dico che ho visto Gianni uscire da un cinema alle 19 e la cosa non è vera, quella cosa non è neppure reale. Questo significa che il concetto (uscire da un cinema nel momento indicato) non è accaduto e io non l'ho nemmeno vista.
Questo periodo significa che il mio affermare una cosa non ha vie di mezzo. O la cosa è vera, e allora è anche reale. Dicendo che ho visto Gianni uscire dal cinema alle 19 esprimo un concetto che è anche reale, perché accaduto. O la cosa non è vera, e allora non è nemmeno accaduta.

FAQ - Supponiamo che io abbia fatto quella affermazione mentendo (=io non ho visto quella cosa) e che però la cosa sia realmente accaduta (=Gianni era veramente uscito da un cinema alle 19).
Avrei detto una cosa vera e reale ugualmente. Questo si spiega con il fatto che la realtà non dipende da quello che affermo, ma dalla realtà stessa. Ecco perché non ha alcun senso dire: "Io credo in Dio". Siccome l'esistenza di Dio non dipende dal suo credere o dal suo affermare, con essa non si stabilisce una correlazione di senso.

FAQ - Supponiamo la stessa cosa sostituendo Dio con una persone in carne ed ossa. Se uno dice: "Credo che esista un uomo con cinque orecchie".
Lo stesso. Siccome siamo nel campo del 'credere' (prestar fede a, ritenere) non vi è correlazione tra verità e realtà, perché manca la possibilità di una presenza esterna che fondi il reale. Ecco perché Memoriale ha condannato e messo in guardia dalle ideologie. Sono state esse le principali responsabili di dissidi sociali e guerre. E tra le ideologie sono da comprendersi anche le religioni. Il credere a una cosa non ha alcuna rilevanza, all'infuori di vari effetti puramente soggettivi della propria mente e nella propria vita. Se io dico che credo all'esistenza di un uomo con cinque orecchie, faccio un'affermazione isolata da un contesto reale e dunque irrilevante. Non così se dicessi di aver visto un uomo con cinque orecchie. In quel caso, la mia affermazione - a differenza della precedente - ha un elemento in più, dato dalla mia vista.

FAQ - Allora la bugia quando si ha?
Quando la mia affermazione di aver visto non trova corrispondenza nella realtà. Tizio dice ai giornalisti di aver appena parlato con Caio, mentre quest'ultimo è in piscina che nuota da due ore. Il primo ministro dice ai giornalisti che ha deliberato in consiglio dei ministri mentre questo non è stato nemmeno convocato.In questi due casi, la persona afferma qualcosa che la realtà smentisce. La mancanza di corrispondenza tra le due cose, vero e realtà, fa scivolare il campo nel falso. Quindi il falso si ha tutte le volte in cui un'affermazione non trova corrispondenza. E' proprio quello che diceva la pagina 1368. Ed è una cosa talmente semplice da non contemplare vie di mezzo, e tale dunque da smentire i filosofi che dicevano si potesse affermare il vero dicendo il falso e viceversa.

FAQ - Ma allora perché gli uomini trovano tanto difficile stabilire quando si ha vero e quando si ha falso?
Appunto perché non sempre è possibile verificare quella corrispondenza. La pioggia la vedi anche tu avvicinandoti alla finestra e la presenza di quell'uomo in piscina è verificabile immediatamente con una telefonata in piscina (o a casa sua). In altri casi, non si può fare una verifica. Allora: se una persona dice di credere che esista un essere o un oggetto che non esiste, pazienza (anche se non si può verificare). Se 2 miliardi di persone affermano di credere che esista un essere o un oggetto che non esiste, si ha un disastro. Non sarebbe lo stesso se affermassero di averlo visto, ma questo - al di fuori di storielle e di metafore - nessuno lo ha mai detto. Nessuno ha mai descritto Dio.

FAQ - Allora, come nel caso di Gianni, supponiamo che Dio esista. Cosa che può essere, poiché hai detto che la sua esistenza non dipende dal nostro crederci.
In questo caso, la affermazione che esiste sarebbe vera, ma completamente inutile. Perché - a differenza dei due casi della piscina e del consiglio dei ministri - rientra in un campo che non si può verificare. Se si potesse, in 25 secoli (da che lo si nomina) sarebbe già stato fatto. Siamo soltanto nel campo delle supposizioni, della immaginazione, della pura fantasia. Non c'è alcunché di reale. L'errore capitale di tutto il genere umano (ma commesso a uno stadio primigenio della evoluzione) fu quello di identificare il suo nome e il suo concetto con la sfera spirituale. Oggi siamo talmente più avanti da non caderci più. La qual cosa equivale a confermare che nel caso in cui esistesse, non ci riguarderebbe comunque.

Monni vi ha liberato

FAQ - Tu però sei andato al di là. Stando a questa pagina o alla 1368, si potrebbe immaginare che esiste senza che noi lo si possa dimostrare. Tu addirittura hai dimostrato a tutti che non esiste.
Esatto. E in questo modo ho eliminato anche la possibilità e la utilità del crederci. In generale, la cosa si può ricostruire in questo modo: se qualcosa non esiste, non se ne può provare l'esistenza e nemmeno l'inesistenza finché si sta nell'ambito della semplice fiducia. Quindi questo campo della fede è stato al tempo stesso una prigionia (nel bene) e un imbroglio (nel male) per l'intero genere umano. Non potendo dimostrare nessuna delle due cose, saremmo rimasti così per sempre, finché fosse esistita umanità sulla Terra. Per dare uno stop e liberare così tutti dalla schiavitù occorreva ragionare sul processo formativo della parola, poiché abbiamo avuto soltanto questa. Ed è quello che ha fatto Giovanni Monni, liberando in questo modo il genere umano.

FAQ - Perché era necessario questo?
Perché avevamo soltanto una parola. Se l'oggetto fosse una cosa della natura, non ce ne sarebbe bisogno. Tu vedi la pioggia cadere e anche se non avessi una parola per indicarla sai cos'è. Dio non lo vedi, così come non vedi mai un uomo con cinque orecchie o un vaso che parla. Quindi per forza ho dovuto risalire al processo di formazione. Cosa intendete voi con quella parola? Cercando la risposta, ho scoperto che intendevano centinaia o migliaia di cose diverse. Segno inequivocabile del fatto che l'oggetto era inesistente, per i motivi che ho appena detto. Un ombrello, la pioggia, un bicchiere appaiono con un'unica immagine a tutti. Solo quello che non esiste suscita una pluralità indefinita di immagini. Qui siamo messi ancora peggio che con l'uomo a cinque orecchie. Quest'ultimo, almeno, posso disegnarlo su un foglio. Dio nemmeno questo.

FAQ - E' per questo che l'hai definita come la cosa meno intelligente creata dal genere umano?
Certamente. Infatti, è stata la cosa più stupida. Da una parte ha creato quella prigionia che abbiamo detto. Dall'altra è stata sfruttata a fini non belli, non puliti. Diciamo pure che col tempo, non esistendo, è diventata quasi una funzione della lingua. Usando quella parola, si sarebbe detto tutto e il contrario di tutto.

La bugia conta pochissimo

FAQ - Torniamo alla bugia. Perché sei così netto e risoluto?
Perché bisogna sempre rispettare i domini, con i vari significati. Se qui è stato creato il campo del 'falso', occorre stare entro quei limiti. La bugia è una falsa affermazione. Basta. Uno dice di essere nato nel 1960 e invece è nato nel 1957.

FAQ - Perché non sono bugie le cose che un politico dice sul fisco?
Perché sono soltanto cose assoggettabili a discussione. Una bugia qui sarebbe ad esempio dire: "Nel 1996 esistevano due aliquote IRPEF". Basta una verifica e tutti scoprono che ne esistevano di più. Una bugia non è dire: "Modifico le aliquote" e poi non farlo. Questo è solo 'cambiare idea'.

FAQ - Quindi tutti sbagliamo nell'utilizzare questa parola così di frequente?
Sì, più che altro la utilizziamo male. In genere la prendiamo per disprezzare l'altro, per squalificarlo. In realtà, più si usa e più questa parola decade nel suo valore perché viene inflazionata.
Il suo contenuto è comunque molto fragile. Si tratta in pratica di verificare qualcosa che vien detto in nove casi su dieci per impressionare l'altro. Vanterie, esagerazioni della realtà, oppure mascheramenti per presentarsi in un altro modo. Diremmo dunque che qualsiasi affermazione risente della fragilità stessa della lingua e dell'ideologia. I mistici parlano pochissimo.

La verità conta moltissimo

FAQ - Allora perché Memoriale ha così spesso privilegiato la verità come un grande valore?
Perché la verità, al contrario del falso, ha un grande valore. Dicendola, noi facciamo corrispondere la lingua alla realtà. Non c'è cosa più bella, nella vita. E allo stesso tempo, chi dice la verità non rischia mai.

FAQ - Conta anche moralmente?
Sì, perché dicendola noi aderiamo a quello che la realtà ha registrato. Arrivo anche a dire che conta spiritualmente. Se io attribuisco una cosa a un'altra cosa (uomo ad anno di nascita) rispetto quella e la realtà al tempo stesso.

FAQ - Non dirla cosa denota?
Può denotare un paio di cose soprattutto. Una è l'assoggettamento a cose frivole della società. Mente sulla propria nascita chi vuole fare una bella impressione, ma in questo suo agire si mostra debole. E' come se lui anticipasse gli altri, temendo che essi lo giudichino male per una cosa che infatti ha alterato. Se Eugenio dice a tutti di essere nato nel 1955 e poi è nato nel 1947 (i registri non tradiscono) tutti dovremmo giudicarlo debole oppure scemo. Un'altra è un lavoro eccessivo della mente, che si appropria di contenuti in più e facendo questo esagera, abbonda, va al di là. Ogni volta che un uomo viene pubblicamente smentito dovrebbe vergognarsi.

FAQ - Ora poniamo il caso che non la si possa dimostrare.
E' una evenienza poco analizzabile. Soltanto davanti ai tribunali occorre necessariamente procurarsi prove. Per il resto, la nostra vita propone più che altro relazioni sociali e numerosi cont(r)atti in cui ci si regola a occhio e a fiuto. Tutti conosciamo il grado di affidabilità delle persone che frequentiamo e non stiamo ogni volta a verificare. Allo stesso tempo, diciamo che ciascuno è responsabile anche per gli altri. Colui che si fida di uno che mente ha anche lui un tantino di responsabilità. L'intelligenza sta dunque nel saper anche distinguere la sincerità altrui.

FAQ - Parola forte. 'Sincerità' cosa vuol dire?
'Sincero' è anche un vino, così si diceva. Diremmo che è sinonimo di 'autenticità'. 'Sincero' è colui che parlando esprime al massimo grado quella corrispondenza con la realtà, insomma uno che rispettandola resta integrale. Se stesso. Infatti, non è più sincero quello che viene mescolato ad altro. Qui abbiamo una radice, 'sem', che presumibilmente era l'unicità. E' il 'same' inglese, il 'semel'. Tutte parole che individuano l'essere in una cosa sola. E 'cerus' era probabilmente il 'crescere'. Dunque, crescere bene, integralmente, in un unico modo. Cosa che non si può dire di chi faccia pasticci con il seme e con gli embrioni, ad esempio. Una nascita resta sincera quando ne viene rispettata anche in seguito l'origine (pensiamo non solo a un vino, ma a un uomo che non mescoli il proprio seme in troppe altre sedi, che non dia cellule ad altri, ecc.).

FAQ - Insomma, non dai alcuna possibilità a quelli che vedono confini più labili tra vero e falso?
Non la dò, perché questi due campi furono creati proprio per distinguere le due cose. Bisogna essere autolesionisti per precipitare anche qui le nostre cose in un campo indistinto in cui si mescolano e non si capisce più dove inizia l'uno e dove finisce l'altro. Se non fossero separati chiunque potrebbe dire quello che vuole, e la vita sulla Terra sarebbe un'esperienza di dannazione.

Pagina del 12 dicembre 2004