Il vero e il reale

Se io dico che in certe vicende il romanzesco confina con la realtà e che la strada tra i due si accorcia esprimo un concetto letterario, variamente inteso a seconda delle epoche. Fino a un secolo fa, si aveva una contrapposizione netta tra realtà e romanzo. Oggi, dopo tanta letteratura e tanta realtà, possiamo dire che la distanza tra i due elementi è più breve di quello che abbiamo sempre pensato. Ma c'è. Se infatti prendo due definizioni, che contengono due concetti precisi, devo sapere cosa esse significano e dove questo significato finisce. Ogni parola è come un recinto. Noi stessi l'abbiamo definito 'dominio'. Da questo non si può uscire, se non vogliamo alterare gli estremi della nostra vita stessa.

Tutto il secolo XX° ha corrotto il concetto di 'vero' e di 'falso' corredandolo di fantasie. Dopo il falsificazionismo di Popper si è perduta la retta via. Cominciamo sempre dalle parole, perché abbiamo quelle. Unite a un concetto, naturalmente. Proprio qui abbiamo imparato (poiché nessuno lo aveva spiegato in precedenza, nella stessa maniera) che una parola consta di tre elementi: suono, concetto, immagine. Senza questi elementi al completo, c'è qualcosa che non quadra dall'inizio. Così, Dio non esisteva proprio perché tante immagini tradirono un imbroglio iniziale. Per la parola 'vero' noi abbiamo un concetto che è ben chiaro e definito. VERO è 'ciò che corrisponde a realtà effettiva', dicono i dizionari. Cosa vuol dire? Per saperlo, dobbiamo indagare sulla origine del concetto. Questa riconduce il discorso all'essere. Si intende con la parola VERO 'ciò che in misura indiscutibile e completa ha le caratteristiche proprie dell'essere, della sua reale natura'. Al tempo stesso, FALSO è ciò che non corrisponde. Analisi.

a) in misura indiscutibile. Se io dico che Gianni è un uomo e posso dimostrarlo in base alle caratteristiche di un uomo (contrapposte a quelle di una donna) la mia affermazione non si può discutere. Anche effettuate delle visite o delle verifiche di qualsiasi genere, risulterà vero che Gianni è un uomo. Dirlo 'donna' sarebbe falso. Quel che è falso è sia il concetto (Gianni=donna) sia il fatto di dirlo. Entrambi, poiché il concetto non possiede caratteristiche che corrispondano e il dirlo non possiede corrispondenza con il concetto.

b) in misura completa. Se io dico che Gianni è un uomo e lo spiego (caratteristiche genetiche) questo basta. Nessuna argomentazione potrà dimostrare un'altra cosa, riferita a quella cosa (=sesso di Gianni).

c) le caratteristiche proprie dell'essere. Perché? Perché ciò che è nacque fin dal principio come 'concetto' per eccellenza. Quell'essere si chiama 'cane' perché è un cane (altra cosa il fatto, come diceva Saussure, che la figura non indica la parola 'cane', che è soltanto una convenzione). Diciamo che è cane in quanto possiede le caratteristiche della specie 'cane'. Se io chiamo quell'essere 'gatto' dico una cosa che in base alle caratteristiche di quelle specie (e alla lingua) è falsa.

d) la reale natura. Perché? Perché dobbiamo guardare a ciò che lo rende tale quale quello che è. Cosa è che lo rende cane? Quei caratteri, quel modo di riprodursi, quella dentatura, quella durata dell'esistenza, ecc. Questo vuol dire che non esiste in natura un cane che abbia le mani o che viva 90 anni. Allora, se dicessi 'cane' un essere che corrisponde a 'uomo' direi il falso.

Già da queste prime battute notiamo che gran parte dell'interesse (e della confusione del secolo XX°) è data dalla confusione tra verità e realtà, un binomio che spesso si interseca nei discorsi portandoli su strade sbagliate.

Che differenza c'è?

Vero è quel che corrisponde alle caratteristiche dell'essere, della natura (dell'essere). Ad esso si oppone il concetto di Falso. La parola Reale indica quel che concerne ciò che esiste, ciò che concretamente accade. Ad esso si oppone il concetto di Irreale. Sono due cose differenti, che molti hanno spesso utilizzato - sbagliando - come sinonimi.

Perché sono diversi se in certi casi sono sinonimi?

Perché il 'vero' riguarda una caratteristica di una cosa. Il 'reale' riguarda la cosa stessa. Noi diciamo che è vero che Gianni è un uomo perché guardandolo vediamo che le sue caratteristiche corrispondono al concetto di 'uomo'. Quindi, affermazione vera.

Con la realtà passiamo alla res, alla cosa. Diciamo che la mascolinità di Gianni è cosa reale, nel senso che quella cosa (concetto + materia che appare) esiste. Ciò che è reale possiede in più i caratteri di ciò che appare (o che vediamo apparire) o di ciò che succede (o che vediamo succedere). Quando ne parliamo, il reale possiede anche i caratteri della sensorialità umana poiché siamo noi che ne parliamo. La realtà esiste sì da sola (anche), ma siamo noi umani che la vediamo apparire, esistere o succedere coi nostri sensi. Nel momento in cui ne parliamo (lingua) la facciamo nostra, la esprimiamo, la rendiamo mediante il mezzo verbale.

Abbiamo così definito la questione nelle sue definizioni.

Se Marina vede un'immagine femminile nell'aria, non può che credere a quello che ha visto. L'errore, qui molto frequente, è soltanto quello dell'attribuzione (=credere che quella immagine sia della madre di Gesù, ecco la cosa non vera). Quindi, nel caso presente diremo: 1) E' vero che Marina ha visto un'immagine femminile; 2) Non è vero che quella immagine sia di Maria, madre di Gesù. Ed è un esempio molto calzante che spiega anche la differenza tra verità e realtà. La seconda è quello che succede. La prima è quello che è di quello che succede.

Questi due ragazzi guardano alla televisione immagini. Queste hanno un loro tempo. Può essere che i ragazzi riconoscano questo tempo (se noteranno elementi indicatori) oppure che non lo riconoscano. Se scambiano dati dello spazio-tempo è solo un fatto del loro cervello. Le immagini restano quello che sono e sono realtà.

Supponiamo appunto che i ragazzi ne equivochino il tempo, perché l'altra ipotesi non è interessante. Se ritengono che quelle immagini (che sono del passato) siano di oggi: 1) E' vero che essi le ritengono di oggi; 2) Non è vero che sono di oggi. Come vedete, la parola vero serve entrambi i campi (realtà e percezione dei sensi). Sempre in questo caso diremo che è reale la appartenenza delle immagini a un tempo anteriore a quello di oggi e dunque non è realtà di oggi. La parola reale serve solo a indicare quel che concerne ciò che esiste, ciò che concretamente accade. Netta la differenza.

FAQ - Ma allora la realtà non ha nulla a che vedere con quello che i sensi di una persona percepiscono? Esatto. La realtà è soltanto quello che è quando è successo. Quando noi lo vediamo riprodotto in un filmato aggiungiamo nostri dati assumendola come 'vera' o come 'non vera', ma sono cose nostre. Un cane è reale, ma non può essere vero. E' vero però che quello che vediamo noi è un cane. Questo esempio dice tutto.

Realtà esiste anche a prescindere dalla lingua. Nel momento in cui essa viene espressa diventa Verità solo perché la lingua (e non l'uomo, o meglio prima dell'uomo) contiene questo concetto. Un cane diventa verità nel momento in cui la sua realtà viene espressa in forma linguistica (eventualmente anche comunicata). Ma questo dipende solo dal fatto che la verità è una caratteristica di natura descritta con la lingua, mentre la realtà è ciò che appare.

Marina, che vide questa immagine, disse di aver visto un gatto - La realtà di questa immagine indicava un animale chiamato da tutti i cittadini italiani 'cane'. Marina si era sbagliata, e dunque i suoi organi di senso avevano avuto una falsa percezione (=quell'oggetto era chiamato cane e non gatto). Ma era vero che lei aveva creduto di aver visto un gatto se questo affermò.

Marina, che vide questa immagine, disse di aver visto un cane - La realtà di questa immagine indicava un animale chiamato da tutti i cittadini italiani 'cane'. Marina aveva visto la realtà, e dunque i suoi organi di senso avevano avuto una percezione vera in quanto corrispondente alla realtà. Era poi vero che quello che aveva visto Marina era un cane e se questo affermò era vero anche quello che lei affermava.

Fate la verifica dei termini in questo esempio e scoprirete le differenze tra i due campi.

FAQ - Insomma, vogliamo dire tutto in pillole?
In pillole, il reale è l'incidente stradale che tu hai visto succedere quella mattina. Se poi lo racconti dicendo particolari veri o non veri entriamo in un altro regno, appunto quello della verità. Se quello che racconti corrisponde alla realtà hai detto il vero, se non corrisponde hai detto il falso.

FAQ - Com'è possibile che una cosa semplice come questa sia stata complicata?
Perché l'uomo stesso è complicato, si fa venire pensieri strani, crede che l'esistenza sia dei furbi, crede che se uno non si fa vedere è un po' scemo ecc.ecc. Sono tutte sciocchezze vecchie come il mondo, ma ingigantite nell'era dei media. E siamo così scemi da sostenere che in certi casi si può mentire affermando la verità o affermare il vero mentendo. Non è così. Se io affermo la verità (Gianni è un uomo) esprimo un concetto che corrisponde (nel sistema di riferimento). Significa che la lingua riesce a far coincidere il 'vero' con il 'reale'. Salvo che io sia in ipnosi, in trance o in fase di sogno (ipotesi che non ci riguardano), la realtà mi dice che Gianni è un uomo e io dicendolo affermo la verità. Non c'è possibilità che dicendolo affermi il falso, poiché io vedo un uomo e quello (Gianni) in base alla sua natura è un uomo.

Quando è che affermerei il falso?

Quando direi una cosa che non corrisponde. E' tutto qui il concetto. Non dite altro, perché se lo fate rischiate di fare come quei filosofi e di giocare con le parole.

La corrispondenza, concetto che esaurisce il campo, fa sì che quel che affermo corrisponde a quello che è (della cosa) e così si ha il vero. La cosa non si può discutere, proprio per via delle condizioni linguistiche. Avendo una parola un dominio preciso, io utilizzandola esprimo qualcosa che vi sta completamente dentro. Non ci sono mezze misure. Se io dico che ho visto Gianni uscire da un cinema alle 19 e la cosa non è vera, quella cosa non è neppure reale. Questo significa che il concetto (uscire da un cinema nel momento indicato) non è accaduto e io non l'ho nemmeno vista.

In questo caso lasciamo perdere la questione del come si possa dimostrare (il vero e il falso), poiché è un altro discorso.

Perché la lingua ha a che fare?

Perché il concetto viene espresso in maniera completa dalla lingua, cioè si intende soltanto quello (quando tutto è a posto). Se io dico che 'Gianni è un uomo e non un cane' affermo una cosa che esprime la realtà per mezzo della lingua (otto parole). Questa frase contiene già in se stessa due proposizioni vere.

Gianni è un uomo - Gianni non è un cane

La prima afferma il vero facendolo coincidere con il reale. La seconda afferma il vero facendolo contrastare con ciò che non è (non sarebbe) reale.

Quest'ultimo concetto (l'affermazione di una verità completandola con la affermazione di ciò che al tempo stessi non è reale) possiamo esprimerlo perché abbiamo la lingua. Ecco il punto, molto importante. La lingua, contenendo parole, ha già in se stessa il vero e il falso, il reale e l'irreale. Questo dipende dal fatto che quelle parole sono concetti, e dunque possiamo dire che la lingua possiede concetti. Io, in quanto essere sensoriale, vi apporto un elemento di verità (o, nel caso, di falsità) e la lingua me lo fa dire. Se non avessimo la lingua per esprimerci, noi comunicheremmo con gesti, i quali avrebbero sì il medesimo concetto (gesto che veicola un significato) ma non porterebbero altri elementi.

Se una persona, ad esempio, afferma di essere cieca e poi camminando scansa un ostacolo, non è matematico (potrebbe aver captato la sua presenza con un altro senso). Se una persona afferma di essere cieca e poi legge perfettamente a voce alta e senza toccarlo un testo, è matematico che non sia cieca e dunque che afferma il falso. Se il fatto avviene con una lingua che comunica, noi lo vediamo e insieme lo affermiamo. Avendo la lingua, noi possiamo discuterne e così fin dal principio abbiamo fondato una coincidenza tra parte del discorso e suo contenuto. Nel secolo XX° alcuni uomini si sono persi, nel loro ragionare. La filosofia del Novecento è arrivata a dire che 'verità è solo la caratteristica di un significato espresso da una proposizione, di quella che è vera'. E' così, però questo approccio non ha avuto un suo sviluppo in quanto è una semplice (e ovvia) constatazione. Spieghiamo perché.

Detto così, non avremmo mai guadagnato un ulteriore traguardo. Il traguardo ulteriore si guadagna soltanto quando si scopre che la lingua è un elemento dello spazio-tempo, non un semplice mezzo di comunicazione slegato dalle condizioni. Ecco dove crollano tutte le filosofie del secolo scorso. Se io parlo 35enne il 6 novembre 1992 alle 15.30 sono una cosa. Se io parlo 45enne il 6 dicembre 2002 alle 17.30 è un'altra cosa. Il contenuto della frasi dette da me può essere identico. Il mio essere però esprime un frammento diverso dello spazio-tempo. Qui crolla tutto, perché a questo punto la lingua diventa anche strumento di verità e di falsità (e non solo il mezzo di comunicazione neutrale e asettico sulla realtà che pensavano quei filosofi). Tutto il resto delle indagini, nel secolo scorso, è andato a parare su campi irrilevanti. Il vero passo avanti sarebbe stato quello di definire dapprima cosa siano le parole (quello che ho fatto io su Memoriale e su Grammatiche). Poi di comprendere, mediante processi di ricostruzione, la fenomenologia del passaggio dalla realtà alla lingua (l'autonoma creazione di 'sacro' di cui ho parlato in 'lastpage'). Qui però mi addentrerei in una materia molto difficile, di cui pochissimi capirebbero. Torno dunque ai punti essenziali.

La discussione sul vero e sul falso ha ovviamente chiaroscuri. Si può dire, ad esempio, il 30% di verità e il 70% di falsità. L'uno (il vero) esclude l'altro (il falso) solo nel senso che nella sua 'cella' non può contenere l'altro. Io posso fare un discorso che ha 3 affermazioni vere e 7 false. Però, ciascuna ha una sua caratteristica. Quindi, l'affermazione vera non può essere anche falsa e quella falsa non può essere allo stesso tempo vera. Dunque, il vero si contrappone comunque al falso. Laddove c'è, per ciò stesso non può esserci il falso. E viceversa. Discrepanze possono verificarsi solo nel campo della soggettività, laddove pensieri vengano uniti in varia forma alla realtà pura e semplice. E' la complessa tematica della mente, ma è un altro discorso.

A me interessava porre un punto fermo sulla storia del vero e del falso. Recuperarlo è fondamentale, se si vuole uscire dalle secche di quelle filosofie. Ognuno di noi, avendo una Memocard, è un mondo a parte. Quei filosofi non lo sapevano, e parlavano di categorie e di strutture come se ciascuno di noi fosse l'UOMO di cui parlavano genericamente i manuali.

Pagina pubblicata il 26 agosto 2004 come 'fineeditoria.htm' e leggermente modificata per riduzione il 10 e il 18 dicembre 2004 - In data 13 marzo 2005 sono state apportate modifiche sostanziali con importazione dalla pagina 'testsuscritti' di Grammatiche