INTRODUZIONE ALLA PAGINA, DEL 29 DICEMBRE 2006 - Questa è probabilmente una delle pagine più interessanti, tra quelle che ho scritto. Vi trovano risoluzione o spiegazione alcuni dei fatti centrali di questa narrazione. Tranne una nota, che oggi suonerebbe un tantino scortese e che ho rimosso, ho riproposto la pagina tale e quale fu pubblicata in quei giorni. Allora scrissi, proprio in questo cappello, che io sento - anche a distanza - quello che dite e così trovo naturale rispondere. Il riferimento a 'ominidi' della nota 3 va inteso nel senso di 'uomini sprovvisti ancora del nostro grado di evoluzione, in quanto non aventi un controllo e una conoscenza del proprio corpo' e non già come 'uomini primitivi'. Il riferimento a un passaggio della pagina 'Eurabia', nota 32, è stato qui lasciato nonostante quel passaggio oggi non esista più. Lo stesso valga per la nota in inglese, che parla di un passaggio oggi non più esistente di quella pagina.
Aggiungo infine che ho lasciato le mie considerazioni sui neutrini, tali e quali le scrissi in quei giorni. In seguito, ma precisamente diciamo qualche mese fa, i fisici hanno tentato di smentirmi e hanno organizzato (così hanno riferito) lo 'sparo' di un fascio di particelle dal CERN di Ginevra, sotto terra, fino al Gran Sasso. Inutile aggiungere che mi è venuto da ridere: ne fermino uno, dicano cosa se ne può fare e io mi convincerò.

La pagina è da leggere dal basso verso l'alto. Se non fate così, rischiate di non collegare una sequenza di note che allora fu temporale.

40. Dalla pagina 'Fineregno'
La scoperta viene sempre fatta da una sola persona, che poi la trasmette (in vario modo) agli altri. Essa non diventa più o meno forte a seconda di quanti la apprendono o la capiscono. Essendo nient'altro che una teoria sulla condizione di ciascuno di noi, non può avere né un luogo di culto né una comunità che partecipi a un rito di commemorazione.

Addirittura? Allora dove si vedrà l'esito?

L'esito verrà scoperto da ciascuno, al suo interno. Quando sarà libero, dopo il risveglio, scoprirà semplicemente un mondo nuovo. Per fare questo non è necessaria una chiesa, o una sede specifica. Occorre soltanto un attimo, un momento di illuminazione. Questo è il bello del nuovo periodo storico. Non verifichiamo più l'esito da un numero. In precedenza, si era abituati a 'barare' poiché sulla carta si scriveva ad esempio che Cristiani erano 1 miliardo e mezzo, e che una nazione era di religione cattolica. Oggi dovremmo domandarci cosa vuol dire, tutto questo. Erano soltanto pratiche di massa, a cui accorrevano tutti facendosi forza proprio del numero, del fatto di essere in tanti. Lo stesso diventar 'sacerdoti' funzionava da rifugio e cassaforte. Si ripetevano quelle parole, si aveva vita assicurata, sede sicura. Ora andiamo verso un'epoca che non avrà più queste false certezze. Tra qualche anno nessuno scriverà che una nazione è 'quella religione', proprio perché nel mondo delle Memocard siamo tanti esseri che vivono e respirano nel loro mondo senza Messe e riunioni di massa. L'esito sarà quello di ciascuno, la sua realizzazione, il suo benessere, la sua felicità. Cos'è oggi il Giappone? Esistono certamente una cultura e una tradizione giapponesi. Più difficile dire cosa sia il Giappone oggi, poiché lo compongono 130 milioni di abitanti che sono tante cose. La stessa Italia, cos'è? L'alto tasso di immigrazione l'ha trasformata, così come fece negli Stati Uniti o in Francia. Noi ci dirigiamo verso una società che non avrà più alcuna distinzione o separazione tra gli individui. Questa è la Nuova Era (4 ottobre 2004).

39. Dalla pagina 'Immunita'
Allora, posta la questione in mezzo ai due fuochi, come comportarsi? Il principio generale lo abbiamo enunciato, nella pagina sulla Pasqua. Lo ripetiamo. Quando tutti sono dalla parte del torto (nel senso che nessuno ha pienamente ragione al 100%) significa che è l'oggetto a non aver più valore, in buona sostanza a non esistere più anche nel caso in cui se ne dibatta.

Cosa significa di preciso?

Questa non è una risposta facile da condensare in unica soluzione. In tutta questa trattazione, io ho cercato fin dal primo giorno di dire che ogni ragionamento logico, ogni analisi deve portare - se è possibile - a una conclusione. In questo modo, mi sottraevo al perenne vizio del 'dibattito' fine a se stesso. Tu vieni al mio tavolo e dici di voler discutere. Bene, io accetto. Se nell'analisi ti dò la dimostrazione di qualcosa tu devi accettarla e questo porta alla conclusione. Tu sostenevi una cosa, io ne sostenevo un'altra. Il discorso ha portato dalla mia parte, e tu - se sei leale - riconosci che esso si conclude con il trionfo della mia tesi. Se invece quel discorso, per sua natura o per pari livello delle argomentazioni, non porta a conclusioni cosa dobbiamo pensare? Il più delle volte, che qualcosa fa difetto proprio al discorso stesso. Questo era il tipico caso (tentativo di esenzione dalla giurisdizione da parte del Polo delle Libertà, stroncato dalla Corte Costituzionale) in cui si confrontavano due diverse visioni, ciascuna delle quali aveva delle ragioni valide. Io stesso, posto davanti alla questione, avrei manifestato la impossibilità di decidere 'tout court' per una delle due, poiché da una parte abbiamo l'esigenza di autonomia e indipendenza di alcuni organi e dall'altra abbiamo l'esigenza di porre tutti i cittadini su un piano di uguaglianza. Siccome conciliare le due visioni non era possibile e nessuno del resto avrebbe avuto ragione al 100% noi diciamo che casi del genere riguardano situazioni o fattispecie che non si possono risolvere in quanto semplici retaggi del passato. In passato era garantita quella improcedibilità, in quasi tutti i regimi politici. Oggi è una cosa che non viene più sentita dalla coscienza di tutti (e se si facesse, sembrerebbe un ingiusto privilegio). Per la Pasqua, vale un discorso analogo nel momento in cui se ne pongono sulla bilancia valori che sono ciascuno per sé legittimi ma che su quella bilancia contrastano fino ad annullarsi. Questo determina che ciascuno sbagli, proprio perché la questione non è più attuale. Sbagliano gli integralisti, perché non si ha nessuna certezza che quella rinascita sia avvenuta (e allora, cosa commemori?). Sbagliano quelli che la festeggiano, perché le scampagnate e le uova con sorpresa consumistica non hanno comunque nulla a che vedere coi motivi della festa (quelli per cui era nata). L'occasione nella quale sbagliano tutti è proprio quella che, non mettendo più d'accordo, si rivela essa stessa fuori dai tempi oppure non più sostenibile con la mente di oggi. E questo capita tutte le volte in cui un consistente campo di argomentazioni si opponga a un altro rendendo l'intera questione molto discutibile e mai suscettibile di conclusioni (esempio, aborto). 4 ottobre 2004

38. Dalla pagina-seminario 'Memo18febbraio2004'
Non era questo il sistema pensato in origine. Quando si fa uno Stato, e contemporaneamente si adotta una legge suprema che è la Costituzione, si pensa di regolare la vita associata dal punto di vista politico. Ci si scontra, lealmente. Si fa discussioni. Se ci si esprime sempre in un modo perché così ha detto il capo non esiste più un confronto. Dall'altra parte, se si insorge sempre solo per dire qualcosa di contrario rispetto agli altri non si fa un confronto.

Questo confronto si fa mediante le votazioni, a cui partecipano tutti i membri del Parlamento, prima o dopo un minimo di dialettica e di scambio politico.

Ma dire il contrario tutti i giorni non è uno scambio politico e non è dialettica. Il bipolarismo, che sembra lo sbocco finale di tutte le grandi democrazie, induce a schierarsi secondo la ben nota opzione 'o con gli uni o con gli altri'. Quando i confini sono incerti, i singoli votano sempre per il loro schieramento perché è come portare acqua al proprio mulino. Questo radicalizza la politica e non consente più una vera democrazia. Prendiamo il 2001-2004. Gli esponenti del centro-destra votavano regolarmente tutti (dico tutti) i provvedimenti decisi dal vertice dello stesso schieramento (Forza Italia e in misura inferiore AN e poi Lega). In questa situazione, conformemente a quanto dico nella 37, ciascun membro in pratica non solo non influisce ma occupa un posto che non dà una partecipazione concreta alla vita politica. Il colmo è constatare che il radicale minoritario Pannella - con il suo piccolo gruppo - ha influito molto di più quando non ha avuto un seggio in Parlamento che quando l'ha avuto. A questo punto, è lecito domandarsi cosa rimanga del sistema pensato in origine. Questo prevedeva il seguente schema: A, che lavora a Milano, vota B affinché lo rappresenti (per comunanza di interessi o di idee) in Parlamento. B, nel caso (= qualora lo ritenga giusto, qualora senta una sua comunanza politica o ideologica), aderirà anche a un partito. L'art. 49 era stato deliberato in origine (come in tanti casi analoghi) per consentire anche una partecipazione dei candidati mediante un loro gruppo. Ma non solo mediante questo. Invece, a un certo punto tutta la vita politica ha deragliato in direzione di questi gruppi e così la politica si è fatta solo con i partiti. Anche questa è una deviazione. Ed è una cosa che ha invaso la vita politica di tutto il mondo, nel secolo XX°. Tanto che perfino i paesi del terzo mondo, ad imitazione, copiavano i modelli delle più grandi democrazie occidentali. Avendo loro stessi il coltello dalla parte del manico, lo utilizzarono fino a concedere con leggi create da loro stessi il finanziamento pubblico a quelle formazioni. A quel punto finì tutto, non ci furono neppure motivazioni apparenti da opporre. Arrivava da Brescia un avvocato con una certo conto in banca e un completo dotato di cravatta, veniva presentato al leader di un grosso partito e - con o senza motivazioni - si affiliava anche lui all'attività. Un'attività in monosillabi. Pri, Psi, Psdaz, Psiup, Dc ecc.ecc. Quale attività? Non certo quella politica che si sarebbe dovuta svolgere, ma semplicemente uno scambio continuo e giornaliero in cui ciascuno difendeva la sua congrega, squalificando le altre e votando sempre contro queste. Ogni giorno sarebbe stato così. Mi pare che il mio pensiero sia chiaro. Dobbiamo pian piano azzerare tutto e tornare a una partecipazione vera (4 ottobre 2004).

37. Dalla pagina 'Parlamentoit'
A quel punto i capi-lista, quelli che nello stanzone-segreteria del partito avevano deciso candidature e regioni, avrebbero dovuto rifare tutto. Nella vita questo succede. Tu vedi la lista di un ristorante dall'esterno e decidi di andare in un altro locale. Qui invece non succedeva mai. Gli elettori andavano, col loro bravo documento nel taschino, e votavano. Votavano chi c'era.

Ma non avrebbero potuto votare chi non c'era. La politica è fatta da chi, entro quel sistema, si candida e vince.

Vero. Qui facevo un altro discorso. I motivi. Ecco, questo è uno stadio a cui la società - in tutto il mondo - deve ancora arrivare. Chi si iscrive in palestra (fisico da potenziare), chi si iscrive a un concorso di bellezza (qualità estetiche da mostrare), chi si iscrive a qualsiasi associazione (attività come scopo sociale dell'ente) hanno sempre una motivazione sulla quale si fonda l'iscrizione stessa. Chi si iscrive a un partito e poi magari vince le elezioni che motivazioni aveva? Ecco il problema centrale. Loro risponderebbero: "Intendiamo partecipare alla vita democratica, nella quale per l'art.49 Cost. operiamo mediante partito politico". Risposta facile facile. I fatti li smentiscono. Una appartenenza al Parlamento, soltanto teorica, non configura questa partecipazione. Sia per via dell'assenteismo, sia per via della scarsa rappresentatività di persone che si limitano a schiacciare un pulsante per decisioni altrui, sia per il fatto che non votano mai contro le decisioni del loro stesso partito, essi finiscono per NON partecipare alla vita democratica. Quell'organizzazione che in origine nacque per fare da cinghia di trasmissione tra popolo-corpo elettorale e istituzione-Parlamento è diventata soltanto un insieme di tessere e clientele sparse per il territorio. Come in un sistema feudale in cui localmente si perseguono interessi che poi dipendono da un centro. In questo modo, i singoli non partecipano e alla fine non hanno neppure motivazioni serie. Se prendessi i due terzi del Congresso americano, dovrei fare un discorso abbastanza simile. Lo stesso Nader, ai primi degli anni '70, aveva scoperto esattamente questo (=i politici erano lì, ma non si capiva perché fossero lì).

Questo non mi porta, tuttavia, a stare dalla parte di Nader. Non capisco neppure la sua posizione, così come non capisco la frammentazione in tanti partitini. Il mio discorso, in sintesi, è: alla politica, a prescindere dai partiti e dagli schieramenti, devono partecipare coscienze politiche, persone che hanno e sentono una profonda esigenza nel rappresentare altri cittadini nelle istituzioni. In questo momento partecipa chiunque, e se verificassimo le motivazioni (di avvocati, bancari, dirigenti d'azienda, docenti, imprenditori che si fanno eleggere) quattro volte su cinque non ne troveremmo (4 ottobre 2004).

36. Dalla pagina 'Presenzadio'
Davvero, non so come, ma improvvisamente mi trovai per uno strano dio con la sua bocca sulla mia

Come potranno mai pronunciare una frase come questa, anche ammesso che ne capiscano il senso?

Questa era un'esemplificazione dei risultati a cui conduce la riforma. Io qui ero in una situazione difficile, poiché mi trovavo a dover rispiegare un concetto a gente che per secoli ha vissuto equivocandolo. Il problema lo hanno loro. Se a un bambino parliamo dell'Uomo Nero è normale che ci creda, ma fino a un certo punto. Se anche da adulto continuasse a crederci la cosa sarebbe preoccupante. La loro pretesa di trattare materia sacra li indusse a conservare quella cosa anche da adulti e così divisero tutta la specie in 'credenti' e 'non credenti', ma sempre dell'Uomo Nero. Mi rendo conto che arrivati al giorno del risveglio, l'impresa non è facile. Molti continuano a dormire perché assunsero il 'dormire della ragione' come dato costante. Risvegliati, si trovano davanti a uno che dice loro la realtà (cosa che altri finora non avevano fatto, ed è responsabilità di questi).

Per un dio finalmente arrivato, ce n'è uno che finalmente se ne va. Con questa frase potrei sintetizzare bene il pensiero precedente. Certo che a quella frase del bacio ci arriveranno tra molto tempo. Prima dovranno capire (e non sembra che riescano, per ora). Prima sarebbe meglio esercitarsi con altre frasi, magari più innocue. Dal punto di vista generale, dovranno comprendere che non esistendo Dio occorre estirpare la parte della nostra mente che parlava citandolo. Se poi vogliono conservare ugualmente la parola, dovranno riconvertirla. Questa opzione, che abbiamo definito come la più ragionevole, porterà a un uso simile a quello della frase ricordata. All'inizio, sembra strano. Ma basterà - per tutti - pensare quanto ancor più strano fosse stato quello che succedeva finora e se ne avrà una ragione. Confidiamo nella ragionevolezza di tutti (4 ottobre 2004).

35. Dalla pagina 'Memo20febbraio2003'
Non c'è altra possibilità che gli Stati Uniti compiano quest'attacco, liberandoci da più di un anno di discorsi e di noia mortale. Lo fecero già, quell'attacco, dodici anni fa. Non ci sono dubbi che rivincano nuovamente. Ora, se lo fanno, lo faranno assumendosi le loro responsabilità (che sono superiori a quelle che incombevano su Bush padre) e soprattutto avendo un'idea chiara del dopo (cosa che noi confessiamo di non avere). Anche ammesso che venga fatto fuori - in un modo o nell'altro - il dittatore, l'Irak cosa diventa? Eliminati i personaggi principali, chi resta a quel governo? Il suo Parlamento, benché teorico, che farà?"

Profezia facile, si è detto. Che faranno ora?

Questo era il passaggio conclusivo di una pagina del 20 febbraio 2003 che sconsigliava di attaccare l'Iraq, poiché dicevo che non si poteva immaginare un proseguimento. Oggi dico la stessa cosa. Chi decise l'attacco non solo non aveva una strategia per il 'dopo' ma conosceva troppo poco la geografia politica del mondo. Non sapeva che quel territorio non aveva esperienza di democrazia. Era stato sempre sotto l'incubo di colpi di stato, di attacchi interni, di lotte per la conquista del potere. Non aveva avuto un attimo di pausa o di tranquillità in tutto il secolo XX°. Privarlo di un governo (qualunque questo fosse) significava renderlo ancora più instabile. Chi sostiene che stiamo meglio adesso non si sa dove abbia la testa. Anche queste persone che vanno lì per curiosità o perché non hanno altro (cosa che naturalmente non ammettono, perché si fanno passare per volontari o per giornalisti) contribuiscono ad aumentare la confusione. La cronaca degli ultimi 15 mesi è drammatica ma anche inconsistente. Non mi pare che ci sia spazio per cose umane, né per ragionamenti che abbiano senso. Mi domando come questa si possa considerare politica internazionale.
Già ce n'era poco prima. Di Stato ce n'è ancor meno adesso. Certo, quasi tutti i ragazzi vanno a scuola, il latte arriva, il pane ugualmente. Ma se mi chiedessero un parere direi che non esiste più uno Stato dell'Iraq, e a questo punto dovremmo andare con il pensiero all'epoca in cui si sfaldò l'Impero Ottomano. Il fatto che questo territorio non abbia mai avuto una sua statura internazionale e abbia galleggiato soltanto per via del petrolio induce a ripensare molte cose. A me non spetta di farlo, quindi non posso dire quello che farei. Nel frattempo, essendo uno strazio dover dare o ricevere ogni giorno notizie di autobombe e di stragi collettive è difficile anche parlare di cose alte come 'transizione verso le elezioni' o 'via verso un nuovo governo'. Non mi pare che quello attuale possa garantire qualcosa di serio. Temo quindi che questo scenario prosegua anche nel 2005, con nuovi uomini. Questo è il motivo per cui io (in questo come in altri casi, Cecenia docet) sentirei cosa vogliono quelli che mettono bombe ogni giorno. Non credo che lo facciano per sport o per passatempo. Premesso che qualche motivo possono anche averlo ma che questo non li giustifica, direi loro: "Dite a tutti noi cosa volete che noi facciamo per farvi smettere di fare attentati". In Cecenia, ad esempio, io presidente avrei parlato con quella gente cercando di capire. In Iraq è più difficile, però si poteva fare (almeno all'inizio). Ci sono giorni in cui si può mettersi a un tavolo e parlare anche con gente armata per i crimini. In fondo, quando si entra in carcere - da avvocati - o quando li portiamo in un'aula giudiziaria facciamo la stessa cosa (3 ottobre 2004).

34. Dalla pagina 'Imputazione'
Ciò che decide è il momento in cui dalla 'notitia criminis' si passa alla fase della notificazione. In quel momento si può dire che il magistrato inserisce una nuova realtà e fa presente alla persona (mediante mandato, ordine di arresto, avviso di garanzia, ecc.) che lo ritiene imputabile di qualcosa. Siccome l'imputabilità penale riguarda il reato di cui si indaga MA NON IL PROCESSO, è ovvio che il magistrato non è tenuto a conoscere inizialmente tutti i particolari soggettivi della condizione in cui si trovò l'imputato, e quindi interessa poco il concetto dell'art.85.

Questa è una delle riforme Memoriale. Cosa cambierebbe per gli operatori del diritto?

Il problema dell'art.85 Cod.Pen. (E' imputabile chi ha la capacità d'intendere e di volere) è prima di tutto linguistico. Dopo avere affermato al primo comma che si punisce soltanto chi, al momento della commissione del reato, è imputabile continua al secondo comma dicendo che è imputabile chi ha almeno capacità d'intendere e di volere. Espressione famosa a tutti i giuristi. Qui è utilizzata male e configura un vero e proprio errore. Il legislatore avrebbe dovuto usare il termine 'punibile'. Se infatti si rivolge al primo magistrato che indaga e agisce questi non può ancora sapere se in quel momento la persona era capace d'intendere e di volere. Il magistrato ha soltanto una 'notitia criminis', che vale già a fare il primo atto. Quello che gli occorre è soltanto la possibilità di imputare il presunto reato alla persona, cioè la presenza di elementi che portino dall'oggetto al soggetto che ha compiuto l'atto illecito. Siccome ancora non può sapere né appurare se quella capacità d'intendere e di volere ci fosse, quest'ultima non gli interessa (ancora). Questo articolo dunque sbaglia perché parlando di punibilità per un fatto previsto come reato presenta come elemento necessario per la imputabilità uno che necessario non è (perché il PM può spiccare mandato di cattura senza sapere che quella persona non era capace d'intendere e di volere). Il problema riguarda il fatto che 'imputare' dovrebbe essere soltanto 'far risalire un fatto a una persona'. Siccome l'accertamento di quella capacità è sempre successivo, è sbagliato collegarli in questo modo nel secondo comma.

In senso operativo, la cosa è rilevante proprio alla fine. Quando infatti gli avvocati vogliono ottenere condizioni meno gravose per le persone che difendono chiedono perizie per accertare la loro capacità d'intendere e di volere al momento della commissione del reato (sapendo che in forza di questo art.85 essa è richiesta per la punibilità). Quello che stona è proprio la collocazione di questa norma. Il Codice Rocco inserì l'imputabilità non nell'elemento soggettivo del reato (Titolo III, dall'art.42 in poi) ma nel titolo IV, come cappello preliminare. Ecco dove sta l'errore principale. Il fatto di stare insieme con articoli come il vizio di mente e le condizioni del reo fece da subito pensare alla migliore dottrina che l'imputabilità fosse un modo di essere, uno status della persona che commette il reato. Ma non è così. L'imputabilità, come ho appena detto, è soltanto la possibilità che alla persona venga attribuito al principio un fatto (di cui naturalmente si stabilirà in seguito la colpevolezza). Il PM Alvisi ritiene che, in base agli elementi in suo possesso, il signor Rossi sia imputabile per l'omicidio (che ne sa se era capace d'intendere e di volere?). E il signor Rossi lo è (imputabile). Se poi una perizia accerterà che non era pienamente capace d'intendere e di volere sarà magari diminuita la pena in un secondo tempo e magari dopo la sentenza (in appello) ma al PM dell'inizio indagini questo non doveva interessare (3 ottobre 2004).

33. Dalla pagina 'Memoria'
La nostra memoria giorno per giorno lavora anche come una memoria RAM di computer, cioè si trova impegnata per un tempo più meno lungo al termine del quale decade.

Noi tratteniamo per breve tempo durante la giornata?

Sì, tratteniamo per breve tempo in generale (non solo durante una singola giornata). 'Memoria' significa proprio trattenere quello che altrimenti sarebbe volato via. In parte è conscio, poiché lo alimentiamo noi (se ci piace, se ci conviene, se siamo d'accordo, se lo sposiamo). In parte è un processo inconscio, perché torna comunque (anche se non volessimo). Quello che torna comunque è più significativo, poiché è un elemento che possiede una sua valenza specifica e che non ha bisogno di essere immagazzinato decidendolo.
Tutti abbiamo memoria RAM cioè cose volatili che restano solo per breve tempo. L'esempio più indicativo è quello del viso di una persona. Se il negoziante ci vede tre volte, nel giro di pochi giorni, ci ricorderà. Se ci ha visto una volta sola, è impossibile che due anni dopo si ricordi ancora di noi. Però nella giornata in cui ci ha visto (e spesso per qualche giornata in più) il nostro viso gli resterà impresso. Quando gli andrà via non si può dire. In realtà è quello il momento decisivo, ma non essendo come un computer non possiamo sapere né quando né perché l'immagine sparirà a un certo punto dal suo archivio. 'Sparire' per lui significherà non riconoscerla più.
Queste, sia ben chiaro, sono regole di massima. Possono accadere anche imprese mirabolanti. Eccezioni, cioè casi in cui la mente di una persona riesce ad associare un viso a un ricordo del passato. In quel caso diranno: "Sì, mi ricordo... tu sei quello del 1983". Ma qui occorrerà un'occasione di riferimento. Per avere chiaro quel viso servirà associarlo a una singola serata memorabile (esempio, festa di matrimonio) o a un caso unico (esempio, incidente stradale).
La memoria RAM, nel mio caso, è una certa capienza che io riservo a immagini di ogni singola giornata. La cosa avviene automaticamente, non ha un limite predefinito (anche se noi riserviamo pochissimo spazio ogni 24 ore). Se arrivo in un aeroporto incrocio centinaia di persone, i cui volti scompaiono immediatamente. Se sono eterosessuale e ho un certo gusto posso ricordare per qualche tempo soltanto visi di donne molto belle perché la mia coscienza li accoglie e li ricorderebbe in seguito anche a comando. 'In seguito' però significa qualche settimana o mese al massimo. Nel 1986 avevo una corrispondenza con una giovane donna incontrata in aereo del cui viso oggi non ricordo nulla. Per ricordare, in questi casi, occorre che quel viso sia entrato fortemente nel nostro archivio come succede con un'immagine che si segnala da sola. Più il volto è comune o anonimo, meno lo ricorderemo. Ecco perché i volti che vediamo in Tv si fissano meglio. Anzitutto, li vediamo (muoversi) per un tempo continuato. Ma succede anche perché si segnalano molto più di altri. Io non ho conosciuto la giovane eletta miss Italia 2004 e ne ho visto il volto soltanto per sei secondi in un notiziario televisivo, eppure oggi - a distanza di quindici giorni - lo riconoscerei senza esitazione. La cosa in genere si rivela molto interessante per noi stessi. Io sono molto interessato quando una persona mi riconosce da un lontano 1992 o addirittura 1985. Più andiamo indietro, più c'è un'ovvia differenza nei tratti della nostra figura. Perfino i nostri parenti ne sono colpiti. Il 27 settembre, mia zia - che mi ha visto solo 2 volte negli ultimi dieci anni e che io ho richiamato per strada - mi ha detto: "Se non me lo avessi detto tu, io non avrei mai detto che eri Giovanni". Questa, naturalmente, non è più memoria RAM. Mia zia mi vide da ragazzino, e ogni volta che mi vede da adulto non riconosce più la persona che aveva visto fino agli anni '70. Non c'è, in questo caso, un'espressione che definisca questo fenomeno. Credo che dovremmo coniarla (3 ottobre 2004).

32. Dalla pagina 'Eurabia'
Hanno un grado superiore di concezione naturalistica della vita. Se io parlo con un quarantenne di Milano che fa l'avvocato non ascolto da lui nulla di interessante. Non mi dice nulla, il più delle volte. Se parlo con un medico arabo che lavora a Milano, sento da lui cose molto interessanti.

Che vuol dire?

Frase da chiarire, poiché è tra quelle che più hanno destato interrogativi. La pagina 'Eurabia' è qualcosa di molto diverso dai soliti nostri fogli di giornale, poiché tralascia le manifestazioni di violenza (sulle quali, ovviamente, non v'è nulla di interessante da dire) e si concentra su questa etnia. E' importante premettere, ancora una volta, che un'intera etnia non può pagare per responsabilità di chi - anche dall'interno di essa - commette reati. Da dimenticare, dunque, il connubio tra Islam e atti criminali degli ultimi anni. Se quel culto esiste e ha una sua tradizione non possiamo addebitare ad esso - neppure in modo indiretto - azioni di chi se ne professa aderente. Questo passaggio serve a chiarire che tra due formazioni avvenute l'una in Europa occidentale e l'altra nel mondo mediorientale la seconda è nella media superiore poiché ha accolto maggiori suggestioni provenienti dalla tradizione. E' un discorso assoluto, che non sopporta eccezioni. Basta guardare a come si studia il diritto nelle nostre università, completamente scollegato da una casistica e da una serie di scuole di pensiero, per capire che l'Europa non ha più una base molto solida negli studi umanistici. Noi formiamo giovani che poi si associano e fanno studi legali plurimi in cui pensano a fare soldi, dopo essersi specializzati in una materia (lavoro, tributi, edilizia, penale ecc.). Nel Medioriente non funziona così. Non si studia per fare denaro. Si studia per capire le cose e poi applicarle nella vita associata, tenendo sempre conto della tradizione.
Questo passaggio è realistico. Non ha che da esser provato. Non ci sono oggi avvocati (della mia o di più giovane età) con cui sia interessante discorrere (fino ai primi anni '70 ci furono). Oggi, questa professione è un semplice 'parcheggio della vita'. Basta percorrere una strada consumistica come la Via XX Settembre di Genova e si incontrano centinaia di targhette. Nella Piazza Repubblica di Cagliari due soli palazzi (dico 2) cumulano ben 60 avvocati. Cosa fa tutta questa gente? Non è possibile neppure sapere questo. Ecco un altro settore in cui bisognerebbe intervenire. Non con provvedimenti diretti su di loro, ma semplicemente educando la gente a non farsi causa. Fra soli vent'anni non ci si iscriverà più nemmeno alla facoltà di giurisprudenza e a quel punto forse si tornerà davvero a insegnare giurisprudenza, quella vera. Soprattutto, si formeranno persone. Se vado al Cairo o a Teheran incontro uomini e donne con un'esistenza molto interessante fatta soprattutto di 'formazione' e di 'contatto umano' (3 ottobre 2004).

31. Dalla pagina 'Listadeipapi'
Nell'aramaico non c'era differenza tra il nome proprio Pietro e il nome comune pietra. L'uno e l'altro si esprimevano col termine kefas, che significava 'macigno', 'rupe'. Diceva dunque: Tu sei come una pietra, come un grande macigno sul quale voglio che questa comunità sia edificata.

Perché non è giusto attribuire a quel passaggio la fondazione storica della figura del 'papa'?

Questo è uno dei tanti imbrogli, di cui loro stessi non si accorsero. Ma bisogna separare le due questioni: il papa, come singola figura, e la Chiesa. Fondazione storica della figura del papa non esiste. Ci furono papi come ci sono oggi presidenti della Repubblica o rettori di un'università. Fatta un'istituzione, occorre poi farla dirigere - almeno nominalmente - a qualcuno. Qui a Pietro fu detto - quasi in tono profetico - che l'istituzione sarebbe stata edificata su di lui. Questo passaggio di Matteo, per la verità, è molto bello. Proprio per questo, merita un discorso più ampio.

Gesù, dal testo dei Vangeli, appare come fondatore del regno di Dio (dunque, diremo, è iniziatore e non iniziato poiché è lui che inizia altri mentre i documenti non dicono al contrario da chi fu iniziato). Questo in Terra sarebbe dovuto diventare Chiesa solo nel senso di comunità, di adunanza di tutti gli uomini. Per ovvi motivi, vi furono all'inizio degli uomini incaricati di portare in giro questo insegnamento in territori senza cultura e senza unificazione. Questi furono gli 'apostoli' (il verbo greco 'apostello' significa 'mandare', quindi erano 'messaggeri'), incaricati di convertire quante più persone si potesse. Poi vi fu una continuità nella successione, in alto nel ruolo di Pietro e più in basso nei vescovi che continuarono l'opera dei primi apostoli. Il tempo avrebbe portato anche dissidi e separazioni (scismi, presunte eresie) che sfociarono nella costituzione di due grandi Chiese differenti chiamate Ortodossa e Protestante. Ma restiamo alla prima epoca. Tutto questo fu necessario in quell'epoca, poiché mancava una cultura unica e si aveva bisogno di un centro (vedi anche descrizione degli anni di storia, visti come Annate anch'essi). In sostanza, si voleva affermare e far trionfare il messaggio di Gesù (che ebbe vita dura da vivo e un grande successo dopo la morte in croce). E si riuscì. Le Chiese assunsero dappertutto un ruolo centrale nella civiltà medioevale, nonostante lotte e contrasti. Lo mantennero. Oggi non lo hanno più. Oggi sono organismi che non servono e che sono dissonanti rispetto alle caratteristiche dell'epoca contemporanea. Sopravvivono soltanto perché una certa parte della popolazione, sentimentalmente, si reca nelle chiese a pregare pensando di fare bene (in contrasto con il resto della vita associata, che fa fare loro cose materiali). Sopravvivono soltanto perché nessuno - tranne Memoriale e il suo autore - osa porre ufficialmente il problema. E lo si dovrebbe fare, per tutti i motivi che ho detto e che qui non sto a ripetere.
Dunque, la questione della fondazione storica di quella figura non si pone più. Quando gli adepti di questa organizzazione si trovarono a dare legittimità al loro capo risolsero il problema prendendo quel passaggio, secondo il quale Pietro era la base di edificazione del regno da venire e a lui altri si sarebbero succeduti. Voi potete immaginare quale precarietà vi sia in un testo che disponesse per 2000 anni. Nessuna persona ragionevole potrebbe mai dire: "Dispongo che da ora e per sempre (oppure per migliaia di anni) le cose vengano fatte in questo modo". Allora, si ignorava che il tempo cambiasse noi e le cose stesse. Oggi non possiamo più ignorare questo. Nessuno di noi va in giro a rivendicare di aver ricevuto una missione da un testo così lontano nel tempo. Gli stessi testamenti che noi firmiamo davanti a un notaio dispongono per il 'dopo la morte', ma non comprendono distanze temporali di quel genere. Ancora una volta, abbiamo risolto la questione nel modo più semplice (3 ottobre 2004).

30. Dalla pagina 'Cultisecolari'
Il significato 'deviato' arrivò invece a veicolare un presunto Essere sempre presente, sempre potente e sempre sciente, da ringraziare soltanto. Palese la falsificazione, poiché tutto ciò che esiste in natura esiste proprio perché può essere sia presente sia assente rispetto all'osservatore e lo si maledice/ringrazia a seconda degli effetti osservati.

Questo si dovette a uno stato di 'candore culturale' di quelle epoche, a una sorta di illusione autocompiaciuta o a un vero e proprio inganno?

Siamo nel profondo della nostra trattazione, forse nel punto focale. Ma è molto difficile rispondere a questa domanda. Torneremmo nell'ago da cercare in un oceano. Anche questo è un caso in cui è pressoché impossibile stabilire il perché. La più probabile delle tre interpretazioni è la prima, che poi indusse a rifugiarsi nella seconda. Chi cadde in quella corruzione del concetto non poteva accorgersi, ma una volta caduto si compiacque di tutte quelle cose (divinità da adorare, preghiere, invocazioni, sacrifici ecc.). Che la divinità fosse da vedere soltanto nel lato buono (ringraziarla se l'evento succedeva ma non maledirla se non succedeva) è stata la trappola che tanti secoli dopo li ha traditi. Un tale atteggiamento, per essere considerato sincero, potrebbe soltanto essere dettato da paura. Soltanto temendo ire del cielo ci si può rifugiare in un mondo 'fittizio' e 'virtuale' in cui si pensa o si spera che la recitazione di una formula serva a propiziarsi favori 'non terrestri'. In questo senso, una persona come Karol Wojtyla che 2000 anni dopo richiede una intercessione della madre di Gesù per far finire una guerra dovrebbe essere oggetto di derisione, e Giovanni Monni ad esempio si stupisce che i fisici e i ricercatori non abbiano mai posto contestazioni a queste cose e alla sopravvivenza delle Chiese (nei prossimi anni contesterà anche questo a scienziati di tutto il mondo).

Il bello è che la realtà del Trapasso è stata continuamente beffarda nei loro confronti. Quando nell'agosto 2003, in mezzo a un'estate torrida che uccise molti vecchi, Karol si mise a pronunciare una formula per far scendere pioggia e invitò le comunità ecclesiali a fare la stessa cosa, si ebbero al contrario quattro giorni di caldo feroce che stroncarono ancora altri vecchi. Era come se il cielo si facesse beffa di tutte quelle cose. Il loro problema sta nel fatto non solo di non accettarlo ma di non volerlo mettere in pratica cambiando se stessi. Se si scorrono manuali di commento alla Bibbia, si resta trasecolati proprio per la mancanza di ragionamento che li ispira. Quel dire che il Signore era uno che c'era ma non si vedeva mai, quel dire che c'era anche quando era assente, quel dire che avremmo dovuto ringraziarlo anche quando non c'era motivo, sono veramente cose che indispongono. Pazienza se fossero cose del passato. Noi le vediamo ancora oggi, in coloro che pregano a Gerusalemme o in coloro che ne parlano come fossero davvero cose sacre. Ammesso poi che davvero lo fossero, si dovrebbe osservare almeno un risultato. Lo sciamano va bene, ma va bene perché indovina, perché azzecca. Se uno si mette a dire parole e poi queste risultano vane, sbagliate, mai felici, non è autorità di niente e dovrebbe fare altre cose. Non è che si è autorità perché la CNN e Rai 1 hanno riportato le tue parole nei notiziari. Non si è autorità perché in Piazza S.Pietro continuano ad arrivare di domenica duemila persone poco istruite dall'Europa dell'est. Questo spero che lo capiscano, dopo tre anni di clamorosi insuccessi. Noi dobbiamo insegnare a chi non sa e a chi non può capire. Non dobbiamo sprecare microfoni lasciando questa gente nello stato in cui sono (3 ottobre 2004).

29. Dalla pagina 'Cambiareusi'
Avere un certo numero di connazionali che usano le mie stesse parole è ciò che permette radici e fusto. Posso infatti espandermi, avere relazioni veloci e pronte con gli altri.

Questo vale per tutti e in tutti i casi?

Vale in un senso 'sociale'. Fa crescere i giovani nell'età dello sviluppo. Non appena ci allontaniamo dal campo relazionale la cosa si fa più complessa e meno univoca. Non dobbiamo dimenticare che le lingue constano di un accordo sottostante tra i parlanti. Per intendere quelle due zollette io devo dire necessariamente 'zucchero' e se sono a New York 'sugar'. Se a Roma dicessi 'zòccaro' molti si fermerebbero fissandomi in viso e quasi nessun negoziante mi darebbe la scatola dello zucchero. Se a New York dicessi 'jugar' lo stesso. Vista in questo senso, la lingua è un potente 'socializzatore'. Io emetto suoni e so che dall'altra parte - se pronuncio esatto e in modo standard - intendono quello che intendo io. La cosa, in fin dei conti, mi dà sicurezza perché nel mio caso io so che esistono almeno 50 milioni di persone con cui io posso fare un discorso nella mia lingua madre e questo arricchisce me e gli altri. Le lingue che muoiono sono invece quelle che non parla più nessuno. Di recente, è morto in Cina un vecchio che si diceva unico depositario di un dialetto dell'interno. Quella è la situazione estrema, all'opposto. Rivista nello stesso senso, la lingua si rivelerebbe soltanto come una testimonianza del passato poiché non avendo più parlanti al presente non circolerebbe più.

Altra cosa il mettere in giro neologismi. Impresa che riesce a poche parole e a pochissimi invididui. Se riesce, occorre una minima collaborazione del branco. Solo se la parola cattura adepti (che la pronunciano) essa ha probabilità di farsi largo stabilizzandosi nella foresta di un dizionario di lingua nazionale. Qui i media fanno la loro parte, accogliendola o meno (3 ottobre 2004).

28. Dalla pagina 'Cambiareusi'
Giovanni Monni, quando va a vivere tre mesi negli Stati Uniti, non è proprio la stessa persona che è quando vive in Italia. Perché? Perché noi cambiamo, essendo animali soggetti a fenomeni di antropologia culturale (vedi ad esempio cosa accade quando una persona si sposta da regione a regione).

Ma l'essere non è sempre quello?

Sì, ma si adatta a un sistema differente. Quando noi facciamo migrazioni nel territorio (in questo territorio, diviso tra popoli e diverse lingue) siamo 'noi' trasferiti altrove. In quell'altrove, dobbiamo avere scambi, relazioni. Muovendoci a una differente latitudine e parlando un'altra lingua non diventiamo 'altri esseri', ma diventiamo 'un'altra parte del nostro essere'. Questo significa che ciascuno ha possibilità di trasformarsi, di mostrare altre facce del sé, perfino di pensare cose nuove in quel momento. Effetto sempre di una diversa condizione nello spazio, che si innesta nel nostro corpo. Naturalmente, conta il periodo cioè la durata. Andare due giorni a New York per motivi di lavoro non è come doverci stare due anni vivendoci. Stando due anni, il corpo assume cose definitive e una parte le impianta dentro se stesso (una parte di questa poi non andrà più via). Esiste un legame perfino tra lingua e corpo, poiché dovendo adattare l'emissione vocale a suoni diversi noi stessi rendiamo diversa una parte di noi. Questo succede perfino per individui che migrino dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti o viceversa. Arrivati a contatto con altri usi e con un diverso modo di emettere i suoni di consonanti e vocali, anche il corpo assume mutazioni imprevedibili che a lungo andare cambiano la persona. Perfino il ritmo della frase ne è influenzato. Quando accennai della lingua parlata nel sud della Sardegna, dissi in fondo la stessa cosa. Quel modo di staccare e di cadenzare fu influenzato in origine (e dopo, insomma sempre) dal clima, molto caldo. Un clima che rende nervosi e pronti a scattare (=scattare è staccare, in questo senso) più che a Belluno. Lo stesso discorso si può fare per la Calabria, dove parlano più di naso e con contrazioni per lunga tradizione. A nessun milanese verrebbe da parlare così. Vista in questo modo, la lingua che si formò nei vari territori era anche un prodotto dell'ambiente visto in senso globale (3 ottobre 2004).

27. Dalla pagina 'Origineuniverso'
Alcuni astrofisici (Hawking, una ventina d'anni fa) immaginarono il Big Bang come evaporazione esplosiva di un buco nero, provenuto da un tempo immaginario (tale è sempre quello del buco nero, che si trova fuori dall'Universo). Questa teoria può stare in piedi soltanto se si costruisce un modello di Universo con buchi neri che danno origine a sotto-universi (che non conosciamo). Caso classico di teoria logica e scientifica ma non dimostrabile in alcun modo.

Se non è dimostrabile perché fu formulata?

Per un motivo molto semplice. In quel momento parve ad alcuni che il Big Bang potesse provenire da un collasso immaginato anziché da uno reale e riproducibile come la grande esplosione di un atomo primordiale. Immaginandolo come interno (o conseguenza) di un buco nero sarebbe stato più facile ai sostenitori di un 'prima' situare una esistenza dell'Universo antecedente, anche se 'fuori' dallo scenario conosciuto. Qui però c'era un primo problema da superare. Immaginare il Big Bang come prodotto dall'evaporazione di un buco nero significava immaginarlo fuori dallo spazio-tempo (ossia ingoiato e magari rigettato fuori). Un secondo problema: da cosa sarebbe venuto fuori uno spazio-tempo in espansione che si creò in quel momento? La risposta, abbastanza comoda, fu che se i buchi neri ingoiano materia uno di loro avrebbe potuto avere tutta quella dell'Universo, tanto che l'Universo stesso avrebbe potuto essere un grande buco nero. Interpretazione suggestiva, ma difficile da ricostruire. Secondo Hawking, i buchi neri avrebbero perso col tempo la loro massa e avrebbero emesso radiazioni (pur senza dare informazioni) evaporando alla fine. Da questo egli ricavò un'ipotesi - abbastanza accreditata in campo scientifico - che il Big Bang avrebbe potuto aversi da una di queste evaporazioni. Il contenuto di informazione sarebbe eventualmente 'trapassato' ad altri universi. Già da queste teorie si nota l'alto grado ipotetico a cui era giunta questa materia nei primi anni '70. Nel 2004, dopo tanti anni, lo stesso Hawking è venuto fuori con una parziale correzione secondo la quale il buco nero non tratterrebbe a tempo indeterminato quel che ingoia ma lo riemetterebbe (in forma, secondo lui, irriconoscibile).

Memoriale non attribuisce una grande importanza alle teorie che collegano il big bang coi buchi neri. Le ha citate in quella pagina, per dovere di cronaca. Se dovessimo assumere questi scenari come verosimili dovremmo anche dire che è difficile immaginare uno spazio-tempo ingoiato e poi riemesso (dove?). O si ebbe uno spazio esterno e allora l'espansione deve avere avuto una contrazione iniziale infinita che poteva partire soltanto da un punto. O non si aveva questo spazio e allora lo spazio-tempo può essere stato riemesso da un'evaporazione di buco nero nella forma descritta da Hawking, ma in questo caso manca una teoria che spieghi l'espansione (3 ottobre 2004).

26. Dalla pagina 'Rigenerazione'
Che sia maestro (non dite più 'iniziato') ve ne accorgete da tante cose. Dal segno che vi lascia, dalle tracce anche in sua assenza, dal ricordo, insomma da tutto. Un maestro lo trovate nella vita. In un giardino, in un parco, in un viottolo di campagna, in un treno, in un bar seduto a un tavolino. E non ha certo l'abito dei cardinali.

Perché non dobbiamo più dire 'iniziato'? Perché un maestro si trova in giro, per strada?

'Iniziato', usato in questa forma, è come dire 'uno imparato', 'uno saputello'. In questo modo la parola nacque nella bocca di gente che vedeva quelli che possedevano una scienza come 'diversi' da loro. Per definirli, si cominciò a usare - soltanto in epoca moderna - il participio passato di 'iniziare' (vedi un libro famoso come quello di Schuré, 'I grandi iniziati'). Procedimento riduttivo. Sarebbe difficile ad esempio dire che Gesù o Buddha furono 'grandi iniziati', e in lingua più precisa dovremmo semmai definirli 'iniziatori'. La iniziazione non lascia 'iniziati', lascia semplicemente persone trasformate, rinnovate, guidate verso un nuovo mondo. Il termine, negli utimi 20 anni, ha avuto una diffusione impropria che ancora una volta ha invaso un dominio alieno come quello di 'saggio' o di 'grande maestro'.

Un vero maestro si trova in giro perché per lui non esiste una sede istituzionale. Quando diciamo 'falsi maestri', a parte i falsi profeti e gli impostori, possiamo facilmente pensare a coloro che vengono destinati a un istituto scolastico e per la loro attività ad ore ricevono uno stipendio (in genere dallo Stato). Fuori dall'orario programmato e dalla sede, non avranno nulla del 'maestro' poiché su un bus, per strada, in un giardino non comunicheranno mai cose della materia (=la cosa non sarà per loro interessante). Viceversa, colui a cui veramente interessa insegnare lo fa dappertutto. In un aereo, in un treno, in spiaggia, mentre parla, mentre cammina ecc. L'attività, possiamo dire, si fonde con il vivere e non prevede separazioni di sede. Ecco perché colui che vi insegna qualcosa lo farà in qualsiasi momento e in qualsiasi sede. Così lo troverete appunto in un giardino, in un parco, in un viottolo di campagna, in un treno, in un bar seduto a un tavolino. Siccome non capita, maestri ce n'è pochissimi. Chi ne conosce dovrebbe coltivarli, a qualsiasi costo (3 ottobre 2004).

25. Dalla pagina 'Dopoclinton'
Come seguì Memoriale tutta la fase post-elettorale (elezioni americane) fino al 13 dicembre 2000? Scrissi note amare su un sistema che non si reggeva più. Tutto quel pasticcio sembrava proprio un segno del destino che indicava il traboccare dell'acqua in un bicchiere che non riusciva più a contenerla.

Però quel sistema c'è ancora, e perfino nel 2004 potrebbero ancora verificarsi pasticci.

Sì, infatti non ho cambiato idea sulla questione. Finché gli Stati Uniti manterranno un sistema in cui si prendono soltanto voti di 'grandi elettori' in rappresentanza di ciascuno Stato, avremo probabilità abbastanza significative che risulti vincente un candidato che ha ricevuto meno voti dell'altro. Il 2000 non si decise a proclamare un vincitore, e per farlo occorse l'intervento di una Corte Suprema che era essa stessa divisa in correnti politiche al suo interno. Anche questi sono segnali precisi, che non dovremmo dimenticare. Tardare ancora molto nella formazione di una nuova Assemblea Costituente o comunque nella modifica della Costituzione più vecchia del mondo sarebbe un sintomo di crescente debolezza. Nel secolo XX° questa è stata la nazione-guida. Il secolo XXI°, che guarda con un certo imbarazzo anche al fatto che un solo Stato organizzi schedatura di impronte digitali e fotografie per i turisti in entrata, potrebbe dare risposte molto amare per questa federazione. Se poi non si introdurranno profonde innovazioni politiche, rischiamo di assistere nei prossimi anni a una caduta di prestigio che sposterà i favori dei più grandi spiriti verso altre parti del pianeta (2 ottobre 2004).

24. Dalla pagina 'Dirittimemo'
Più volte abbiamo rilevato come sia assurdo condurre una campagna contro una 'singola' sentenza capitale, ignorandone altre 200 identiche (o quella pena è ingiusta per tutti o non lo è per nessuno).

Ma alcuni condannati attirano maggiore attenzione di altri. Cos'altro si potrebbe fare?

Si potrebbe soltanto premere per abolire del tutto la pena estrema, che risulta anch'essa poco in linea con i nostri tempi. Finché non si abolisce, in un singolo Stato che la contempla ancora, un grande battage pubblicitario per un singolo caso risulta sproporzionato poiché lo fa apparire come speciale mentre l'opinione pubblica potrebbe ignorarne un altro ancora più grande. Quando ne abbiamo salvato uno, non abbiamo risolto il problema degli altri 130. L'attenzione molto forte per un artista rientra nella normalità (e si avrà successo ai botteghini o alle vendite nei negozi), mentre la forte attenzione verso un detenuto condannato a morte è una forma un pochino morbosa che ha l'effetto di squilibrare audience e media. Non dimentichiamo che questi condannati sono stati comunque giudicati da un tribunale con apposita sentenza. La società si mobilita quando si ritiene che questa sentenza sia ingiusta, però essa non ha mezzi o strumenti superiori (per arrivare alla verità) di quelli che ha un giudice precostituito a questo scopo. Gli Stati americani che hanno ancora la pena di morte sono semplicemente territori in cui i politici faticano a immaginare una giustizia che non l'abbia. Il giorno in cui entreranno nell'ordine di idee di abolire anche questo residuo di epoche passate, sarà un grande risultato per tutta la società. Lo stesso possiamo dire per gli altri Stati che non si decidono ad abolirla. Anche qui, tuttavia, più di tanto non si può fare. Solito pensiero: quel che decide un singolo Stato resta affar suo (2 ottobre 2004).

23. Dalla pagina 'Origineuniverso'
Senza risposte o messaggi dell'Universo stesso (che somigliano a messaggi di un hard disk all'utente) non sarebbe possibile o utile formulare teorie attendibili.

Cosa vuol dire?

Questa è un'idea del tutto sconosciuta ai fisici. Ma è della massima importanza. E' per la verità un concetto non scientifico, ma più che altro logico. Cerco di spiegarlo in termini molto semplici, esponendo anche idee che per loro saranno nuove. Le Annate, come le ho descritte su Memoriale, sottostanno a questo concetto poiché se non si hanno concetti-chiave da far circolare non si riesce nemmeno a colpire in quel momento. Dalla mia descrizione, ho cercato di comunicare che i brani musicali che segnarono ciascuna fase temporale avevano chiavi precise appartenenti a quella fase e non cose qualunque. In altre parole, un brano usciva quando anche le condizioni esterne ne favorivano il successo o comunque la circolazione. Questo succedeva senza che gli uomini si accorgessero. Difatti, le chiavi le ho fornite io 40 anni dopo.
Portiamo ora questo concetto, che ho soltanto esemplificato, nella fisica. Qui il singolo ricercatore lavora nella sua ricerca, cercando di arrivare a conclusioni per mezzo di osservazioni. Prendiamo i neutrini. Pare che la loro esistenza, che in precedenza era stata solo ipotizzata e aveva ricevuto un nome solo scherzoso da Fermi, sia stata dimostrata nel 1956 in seguito ad esperimenti con un reattore nucleare. In seguito, furono ipotizzati anche vari tipi (ma come sappiamo nessuno finora è riuscito a isolarli, vedi qui sotto al numero 7) e si disse che erano 'leptoni'. Queste particelle sono sì importanti, perché con esse si è potuto spiegare come un atomo si trasformi in un altro con l'emissione di un elettrone (decadimento beta) e inoltre la loro velocità simile a quella della luce spiegherebbe eventuali irregolarità all'origine dei tempi nella formazione di nubi di gas. Tuttavia, fanno parte anch'esse (soprattutto esse) di un universo invisibile. Perché siano usciti i 'neutrini' (che in precedenza avevano meno dello, 0,01% di probabilità di essere scoperti) è anche questo un mistero, cioè non può essere attribuito alla scoperta di un singolo uomo (come faremmo con oggetti come il parafulmine o con sostanze come il radio). In altre parole, nessuno ha mai scoperto i neutrini. Un uomo li ipotizzò, un altro diede loro un nome, e un altro ancora (26 anni dopo) ne dimostrò in qualche modo l'esistenza. Tuttavia, la loro identità è molto aleatoria e si può definire più che altro un'idea ereditata da un paio di persone alla quale tutte le altre hanno poi creduto. Essi fanno parte collettivamente del genere umano, poiché sono oggetto di ricerca e di esperimenti. Leggo che si stanno escogitando dei sistemi per catturarli. Ammesso che questo riesca, nessuno ammette però che è impossibile utilizzarli o osservarli. Basterebbe fare un'ulteriore scoperta (per esempio, smentire che abbiano massa oppure pensare queste particelle come componenti di altre) per mettere in crisi la loro stessa esistenza. Diciamo dunque che sono come l'elemento di una ricerca, più che un oggetto concretamente esistente. Allora, il problema è: perché i neutrini sono tra noi, da circa 70 anni? Il concetto di Memoriale è appunto quello richiamato nel passaggio citato. Sono messaggi che provengono dall'Universo stesso. Se un fisico nel 1930 fa dei lavori sul nucleo atomico, gli capita di scoprire cose che prima non si conoscevano o non si erano nemmeno ipotizzate. Questo non è soltanto prodotto suo, ma è in parte un prodotto dello spazio-tempo in forma di messaggio che arriva a lui (e non ad altri). Se io ragiono su me stesso, arrivo alle stesse conclusioni. Avevo ragionato talmente nei miei 42 anni precedenti che al 43°, nel 2001, mi vennero finalmente 'pensieri grandi e conclusivi'. Io cosa sono? Sono anch'io un pezzo di Universo. Lo abbiamo visto a maggior ragione con la Memocard. Dunque, possiamo dire che messaggi si sviluppano nel momento in cui uno di noi li coglie da quel che oggettivamente è pensabile in quel momento. Più grande è la sua testa, nel senso di applicazione, più arriva a cogliere quei messaggi. In altra epoca, vennero fuori man mano l'elettrone, i neutrini, i quark, ecc.ecc. Venivano fuori quando alcuni uomini riuscivano a stabilire meglio di altri dei ponti. Quando vennero fuori i primi veri successi delle spedizioni spaziali? Nell'Empireo. L'Ascesa li preparò, ma soltanto il 1964 arrise al Ranger 7 e al Mariner 4. Soltanto Leonov fece una passeggiata, e gliela consentì l'immenso (per allora) 1965. Nel mio sito, scopriremo alcuni dettagli molto interessanti di questo colloquio uomo-cosmo. Il micro si sposa al macro, in una incessante e perenne ricerca che di tanto in tanto ha delle tappe di fondamentale importanza. Noi oggi dobbiamo vedere tutti quegli avvenimenti come conquiste intese globalmente. Questo è uno dei messaggi nuovi di Memoriale (2 ottobre 2004).

22. Dalla pagina 'Origineuniverso'
Finché il modello insuperato resta l'esplosione primordiale (senza ipotesi di Universo stazionario), non c'è un concetto possibile di spazio-tempo antecedente.

Quindi non è possibile parlare di cosa ci fu prima di quella grande esplosione?

Proprio così, e mi spiace smentire gli scienziati che (tuttora) lo fanno. Mi stupisce che non comprendano che se la materia è spazio-tempo poiché lo contiene non ha senso domandarsi cosa c'era prima che essa nascesse. Se anche ci fosse stato spazio-tempo in altre dimensioni (a noi sconosciute) non c'era quella materia di cui parliamo. Insomma, non abbiamo dati per concepire una situazione antecedente. Un conto è parlare di uno di noi, che è soltanto un pezzo infinitesimale, un conto è parlare dell'Universo. Se io ad esempio mi interrogassi su cosa fui prima di nascere potrei trovare delle risposte poiché sapendo che tutti gli uomini sono fatti di quella materia e avendo un concetto di reincarnazione nella catena temporale scoprirei di essere stato un'altra persona cioè di aver vissuto già in epoche precedenti. Qui è stato dunque possibile costruire un 'prima' rispetto a una nascita, poiché la nascita è solo di una parte e non fa sorgere una intera specie. Se invece mi interrogassi su cosa fu il primo uomo sulla Terra (poniamo, Adamo) prima che nascesse non ho elementi. Ripeto, potrei dire che sia stato qualsiasi cosa ma sarebbe chiacchiera. Pensare alla nascita dell'Universo come un'applicazione in termini di caduta della materia in un buco nero è un'altra ipotesi che non può essere suffragata in alcun modo. I fisici dovrebbero capire che i concetti da noi creati servono finché se ne possono avere applicazioni al presente. Se cominciamo ad applicarli a un Universo di 15 miliardi di anni fa vaghiamo con le parole senza trovare risposte certe. Se espansione c'è, c'è sempre stata. Allora, l'idea di un atomo primordiale che esplose, all'inizio, fa pensare che non ci fosse spazio esterno. Siamo cioè costretti a pensare che lo spazio-tempo fosse 'chiuso' entro una specie di involucro primordiale (supponiamo a sfera) e che l'espansione fu causata da quella dello spazio-tempo stesso. Quindi, fu lì che si creò lo spazio-tempo e che si stabilizzò come legge l'espansione. 'Prima' non c'era alcunché, nel senso che non essendoci materia non c'era neppure spazio-tempo. Si può - come fa qualcuno - pensare che il nostro Universo possa essere stato in origine l'interno di un buco nero? La risposta non è molto diversa. Anche pensando questo e supponendo che sia stato possibile, non si ha idea (=non è possibile arrivare con la nostra conoscenza) di vita antecedente al momento in cui la materia era concentrata in un unico punto. Se noi pensiamo che all'opposto dello spazio-tempo c'è un'ovvia contrazione di tutte le distanze fino a raggiungere in una grande concentrazione del tutto un unico punto, oltre questo non abbiamo altro. Non c'era neppure dimensione in cui pensare altro. Da quel punto si crea tutto, che si oppone specularmente al niente che c'era.

Altra cosa domandarsi perché avvenne quella grande esplosione. Questo problema è citato in quella pagina anche in senso ironico, con riferimento ai sacerdoti. Se a questi si domandasse perché Dio avrebbe creato il mondo essi non avrebbero risposta da dare. La qual cosa dimostra che l'ipotesi è di pura fantasia. Quando noi non abbiamo il motivo di qualcosa che succede, siamo sempre in presenza di un mistero. Se provochiamo una reazione nucleare osserviamo alcuni effetti, ma siamo noi che li abbiamo creati. Perfino se guardiamo una pioggia, sappiamo più o meno a cosa è dovuta. Se ragioniamo sulle origini dell'Universo non sappiamo perché si verificò quella esplosione. E tra le ipotesi più probabili e interessanti è sempre quella dell'evento capitato per caso e dal nulla come una semplice possibilità compresa in 15 miliardi di anni. In questo caso, diremo: "Quindici miliardi di anni fa, si verificò quell'unico caso che avrebbe potuto far nascere l'Universo". Avrebbe potuto verificarsi otto milioni di anni fa, e in questo caso saremmo a un altro grado di evoluzione o non ci saremmo per nulla. L'assenza di spiegazioni è normale, poiché i fenomeni dell'Universo fisico possono essere osservati, 'racchiusi' entro leggi, ma mai spiegati all'origine. Siccome stiamo parlando della origine di tutte le origini, dobbiamo sottostare a un'assenza assoluta di motivi. E questa è una delle ragioni che ci hanno indotto ad affermare in quella pagina che la questione delle origini dell'Universo è tutt'altro che interessante (2 ottobre 2004).

21. Dalla pagina 'Memorialedelcalendario'
Si potrebbe intervenire gradualmente sconsacrando le giornate finali tradizionalmente dedicate ai riti, considerando che esse vengono occupate in questo modo soltanto dalla parte più vecchia della popolazione e che tra 15 o 20 anni queste persone non vivranno più o se vivranno avranno un'età molto avanzata per partecipare attivamente alla vita sociale.

Potranno vivere senza domeniche?

Sono d'accordo che siamo ancora lontani, però in quella pagina io presento una realtà astronomica e non una consacrata con riti settimanali. La crisi della festività fissa a fine settimana è palpabile in tutto l'Occidente industrializzato. Quella pagina parla dunque di un fenomeno già in corso, secondo il quale pare che la società non sia attualmente molto interessata al rito settimanale fisso (salvo commemorazioni o funerali). Abolirlo per decreto non si può. Notiamo però riforme in questo senso, come la diminuzione dei giorni festivi al fine di recuperare lavoro e la possibilità estesa ai commercianti di aprire l'esercizio durante le domeniche. Vediamo ad esempio come non hanno sortito effetti perfino rivalità e concorrenza tra messa e partita in occasione di festività pasquale, che ha visto il prevalere della seconda. Questo insieme di cose parla molto chiaramente di una evoluzione in senso laico della società.

Il problema principale sembra sia quello della popolazione vecchia, oltre i 65 anni. Ma più passa il tempo meno forte è la sensibilità domenicale, anche per loro. Teniamo conto poi che questa gente, se la riforma venisse attuata dalla Chiesa stessa, non avrebbe problemi ad accettarla. Si tratta, in sintesi, di adeguare mente e corpo in una diversa concezione della settimana lavorativa e con turni non più fissi di sospensione del lavoro. Questo cambiamento potrebbe correre in parallelo con una diversa datazione per la celebrazione delle Messe, qualora esse venissero conservate rigidamente con l'ordine attuale. Queste pagine fanno venire in mente che la cosa più giusta sarebbe, nel caso, la celebrazione di Messe su richiesta (di chi vi partecipa). Considerato che questa richiesta non corrisponde necessariamente alla domenica e a orari prefissati, ne deriva una possibilità concreta di riforma liturgica in senso di liberalizzazione.

L'autore è molto sorpreso nel constatare che, tra le pagine sulle religioni, questa negli ultimi mesi è stata la più letta. In essa aveva semplicemente descritto l'evolversi del calendario in corrispondenza di santificazioni medioevali oggi completamente superate. In conclusione, aveva fatto presente che dopo l'adolescenza non ha mai fatto un Capodanno come quello degli altri e che nella sua esistenza segue tuttora un diverso ordine. Più che seguire il suo esempio, però, egli si proponeva di far capire che la nostra società vive ancora di prescrizioni risalenti a molti secoli fa. In questa situazione, sia 'benedetto' chi - senza mancare di rispetto agli altri - riesce a fare come se esse non esistessero. (2 ottobre 2004).

20. Dalla pagina 'Comunicazionibak'
Nella politica italiana, il primo pomeriggio è sempre il momento o l'occasione per uno scontro o una polemica tra i due schieramenti. Ieri il centro-sinistra emise prevedibili proteste per altrettanto prevedibile resistenza centro-destra ad apportare modifiche a legge riforma sistema televisivo tornata a Parlamento dopo rinvio presidente.

Ma la dialettica democratica non presuppone necessariamente uno scontro politico tra schieramenti?

Non necessariamente. Tutto dipende sempre dall'occasione. Molti interpretano i regimi parlamentari nel senso di impegnarsi in un continuo scambio di colpi e di invettive tra le parti. La vicenda dei sequestri in Iraq ha dimostrato che si può anche essere uniti.
E' decisivo l'esempio della Spagna. Le intenzioni del governo spagnolo in merito alle coppie gay hanno suscitato polemiche e dissensi. In questo caso notiamo come il volersi per forza distinguere per mezzo di una novità crea per forza uno scontro quando non sarebbe stato il caso. Accade molto spesso che un nuovo governo intenda farsi largo a colpi di riforme. Questo è stato anche del Berlusconi 2, tra il 2001 e il 2003. Questo è un altro modo sbagliato di fare politica, perché - come in questo caso, con il centrosinistra - non fa che attirare polemiche di chi non la pensa allo stesso modo. I politici dovrebbero capire che 'fare politica' significa amministrare, operare nell'interesse pubblico e nell'ambito delle leggi che già esistono. Non c'è scritto da nessuna parte che si debba necessariamente riformarle. Una legge può anche andare bene così com'è (2 ottobre 2004).

19. Dalla pagina 'Riepilogando'
L'esistenza del nucleo e la consapevolezza delle cellule nel corpo umano escludono la sopravvivenza delle religioni

Non è una contraddizione servirsi delle cellule da una parte per delegittimare le organizzazioni religiose e dall'altra svalutando chi le utilizza nella ricerca terapeutica?

Non è una contraddizione. Memoriale ha affermato che la scoperta del nucleo atomico e l'entrata delle cellule nel nostro patrimonio culturale impediscono una sopravvivenza delle Chiese e della loro cultura. Al tempo stesso, ha anche detto che il modo in cui i ricercatori utilizzano la sperimentazione in vitro è sbagliato e non crea una civiltà. Sono due osservazioni fatte a due mondi differenti e opposti, le quali convivono proprio perché da una parte si vuol dire a chi ancora indossa un 'abito per l'eternità' che non è più il caso e dall'altra a chi ha avuto una 'bomba' in laboratorio che non è quello il modo di utilizzarla. Ai primi si leva un abito che non corrisponde più al mondo attuale. Ai secondi si dice che sono come dei bambini a cui è stato dato un grattacielo con cinquanta banche al suo interno (essendo poco cresciuti come uomini, non sapranno abitarci).

SINTESI PER DUMMIES - Il mondo di oggi è quello della cellula, ma non sappiamo ancora viverci. Un medico che fa sempre contenta una coppia sterile che vuole avere un figlio non è espressione di una civiltà e tratta la questione come se fosse un gioco (2 ottobre 2004).

18. Dalla pagina 'Ottobre03memo'
Se (con il matrimonio tra omosessuali) noi mettiamo insieme due principi uguali non è che stiamo peccando (come erroneamente sostiene la Chiesa). E' semplicemente che non formiamo la coppia, che esiste anche a livello cosmico (Sole-Luna). Alcuni (non molti però) nascono con questi due elementi (Sole-Luna) mal combinati e questo li porta a sentire attrazione verso il proprio sesso. Va bene, anche questo non è peccato. Se si nasce così vuol dire che quella natura prevede anche casi di questo genere. Ma questo non significa che allo Stato interessi una unione senza prospettive che per riprodursi è costretta a prendere il figlio di un altro (adozione).

La Spagna ti smentisce. Il governo di quello Stato mostra al contrario di essere interessato a quell'unione senza prospettive di procreazione.

Se uno Stato decide di legalizzare queste unioni, affari di quello Stato. Il governo spagnolo, in generale, sta andando incontro alle linee-guida di Memoriale. Tranne in questo caso. Io comprendo che in astratto si possa dire: "Garantiamo a tutti gli stessi diritti. Se quelli vogliono sposarsi tra di loro, stesso sesso, facciamo in modo che rientrino nello status matrimoniale". In verità, per concedere diritti anche a loro non è necessario equiparare l'intera situazione. Dicendo che anche quelle sono 'coppie matrimoniali' diciamo un falso, perché il matrimonio è solo l'unione tra uomo e donna. Memoriale ha affrontato la questione dal punto di vista cosmico (il suo, quello del futuro, l'unico possibile oggi), e ha spiegato in quella pagina che ci si sposa tra princìpi complementari e non tra princìpi omologhi. In più, c'è una questione culturale. Rendere standard uno status che finora aveva avuto un certo fascino proprio dall'irregolarità è cosa errata. Anche qui, non ha rilievo sostenere che non si può negare diritti di libertà dell'individuo. Il pensiero risolutivo è invece la constatazione che le coppie omosessuali che finora avevano vissuto in Stati che non le riconoscevano potevano comunque fare quello che volevano e condurre la loro esistenza in piena libertà (a parte, le chiacchiere e i pregiudizi della gente che sono un altro discorso). Che sia riconosciuto loro il diritto di adottare - entro alcune condizioni - è giusto, e questa è una riforma che tutti gli Stati dovrebbero fare. Ma questo non vuol dire 'necessità di celebrare nozze gay'. Memoriale conferma ancora una volta questa visione. Allo Stato-organizzazione non può interessare che ci si sposi legalmente tra persone dello stesso sesso. Qui non possiamo neppure dire, come nella nota 16: "Nasce chi nasce", perché da quelle coppie nascerà nessuno. Speriamo in un sussulto di ragionevolezza della classe politica spagnola (2 ottobre 2004).

17. Dalla pagina 'Deserto'
L'umanità, dopo avere vissuto alterne vicende non emette più impulsi corrispondenti a un sentire. Il più delle volte non sente proprio, questi impulsi.

Una discesa nel baratro per tutti o solo una decadenza culturale?

Le cose non avvengono in maniera così chiara da definirle in una sola espressione. Noi siamo all'incrocio di tante fasi, poiché ne abbiamo assimilato tante, ma non abbiamo una sintesi. Attraversare in un immaginario elicottero tutta la superficie del pianeta Terra significherebbe notare milioni di enclave, di piccoli nuclei non solo familiari ma perfino individuali in cui il singolo passa giornate 'sue'. La Memocard contiene dati che il singolo decodifica nelle varie relazioni esterne. Ciascuno crede di vivere esperienze sue, mentre non fa altro che rappresentare il collettivo nel senso junghiano del termine. Siccome non lo sa, si arrabbia (più raramente si entusiasma) per cose di cui varrebbe poco la pena. Dove invece sarebbe necessaria una spinta, non sente venire dal basso e così dal suo corpo non viene fuori la parte migliore del sé. Il problema è che se anche venisse, la società è talmente disabituata e indifferente che gli direbbe che quello non è un 'teatro di varietà'. Si vive così molto compressi entro piccoli percorsi di spola (ferrovie, ufficio-casa, chiesa-appartamenti, agenzia-palestra ecc.) in cui si regala tempo al traffico e lo si spreca in discorsi vani. Quello che non viene sono i piccoli scarti nella conversazione, le illuminazioni, gli impulsi a dare, le manifestazioni di affetto, gli slanci, le camminate, le contemplazioni verso altre cose. Direi che è più una decadenza della cultura, nel senso che siamo tutti dei semplici 'sopravvissuti'. Lo stesso campionario di vizi (appuntamenti rinviati, disagio con estranei, condizionamento da modelli sociali, protesta continuata verso tutto) rappresenta questo deserto dello spirito in cui non si vorrebbe star soli (perché se ne ha paura) ma alla fine si finisce ugualmente per non fare una compagnia. Gli spazi vengono colmati da mezzi (televisione, telefono, computer) che almeno non pongono in discussione la persona (se dall'altra parte ci fosse un altro, potrebbe contestarci). La cosa accomuna, nel senso che è tipica della maggior parte della popolazione. E' un fatto dell'Occidente. Non ho veduto nulla di simile nel continente asiatico, neppure in Australia. Una città sonnolenta e poco comunicativa come Milano si crede che si svegli quando un signore recita in pubblico passi della Divina Commedia o quando uno scrittore conosciuto organizza un incontro musicale con alcuni amici come ospiti. Se basta così poco per affollare una sala pensa cosa sarebbe stato se davvero pulsasse la vita in questa città. Questi due eventi danno proprio l'idea di cosa sia il deserto del mondo attuale. Un mondo che fa spostare (metropolitana, treni, auto) in una città come Londra centinaia di migliaia di persone ogni giorno, ciascuna delle quali guarda le altre come esseri incapsulati con cui non si può parlare (1 ottobre 2004).

16. Dalla pagina 'Intervista'
A me e alla signora Bianchi del piano di sopra importa poco che cellule staminali da embrioni guariscano i malati in certi casi. La clonazione terapeutica è una cosa estremamente soggettiva, che non dice nulla.

Se riesce a guarire non è una cosa bella per tutti?

Qui bisogna chiarire alcune cose preliminari. Chi è contrario a queste cose, è contrario sempre. Qualsiasi trasferimento viene ritenuto da lui 'cosa blasfema' poiché mirante a regolare le cose in maniera diversa da come avviene in natura. Cosa è qui 'natura'? E' il fatto che si possa essere fertili e sterili. Il genere umano, qui, è profondamente stupido perché mentre una persona fertile non si castra mai desiderando la sterilità abbiamo che una persona sterile ricorre a cose non sue desiderando la fecondità.
In generale, non c'è una soddisfazione a vedere un pianeta molto popolato. Sulla Terra, potremmo essere centomila ed essere felici. Da notare, qui, che il Vaticano ha fatto una confusione babelica negli ultimi 30 anni. A parole si dichiarò contrario a tutto (aborto, divorzio, contraccezione, fecondazione eterologa, ecc.) salvo poi correggere il tiro e fare eccezioni che non stabilivano uno standard. Se una cosa è giusta e lecita, lo è sempre (poiché la natura non distingue tra diversi tipi umani e tra desideri sani o insani). Se una cosa non va bene, non è lecita mai. Sotto alla concezione ecclesiastica risiedeva anche una visione incentivante la fertilità e la procreazione. La verità è che non esiste una legge assoluta o morale. Non esiste una morale che impone una popolazione più numerosa della Terra così come non esiste una morale che rende più auspicabile essere in pochi. Nasce chi nasce. Viene alla luce chi è stato concepito. La recente politica del governo (assegnare qualcosa come mille euro per ogni nuovo nato in più) ripete, seppure su scala minore, quella del governo fascista. Ebbene, neppure questa è comprensibile perché manca una logica. Nasce chi nasce. Viene alla luce chi è stato concepito. Non è né un merito procreare né una diminuzione non procreare. Qualsiasi manifestazione che manifesti favore o sfavore per l'una o per l'altra cosa è profondamente irrazionale, irragionevole, immotivata.

Essere inseminati con lo sperma di un donatore, per chi è contrario, è una cosa assolutamente volgare, una degenerazione. Non si ha veri motivi per farlo. E poi si deroga al 'tetto coniugale' che ci si è costruiti.
Essere sterili significa non poter avere figli, ma si vive ugualmente. Non si hanno altrove casi simili, all'infuori di quelli degli atleti che per conseguire determinate prestazioni prendono sostanze varie alterando il proprio corpo. Però, alterare il proprio corpo caricandolo è meno grave che immettervi addirittura parti di un corpo altrui.

La maggior parte delle persone ragiona in questo modo. Come si fa a mettere al mondo figli condannati? Memoriale non riesce a seguire questa idea e neppure la giustifica. Se una persona affetta da talassemia muore a vent'anni, perché la società non deve accettarlo? Inoltre, quando lo sapesse prima è cosa errata pensare che sia necessario evitare la nascita di una persona affetta da malattie congenite. Se questo fosse il metodo normale, noi avremmo soltanto nascite selezionate e 'guardate prima in utero'. Memoriale rigetta questo modo di vedere le cose, perché ritiene che - pur non essendo configurabili come crimine o reato - un embrione abbia comunque diritto a veder la luce. Non perché abbia una dignità (queste sono parole che non hanno un significato per la biologia), ma perché essendosi formato da un regolare concepimento e per lo scopo di nascere non può essere utilizzato in maniera differente o con ideologie che non lo riguardano. Non sta scritto da nessuna parte che si debbano avere soltanto esistenze perfette al 100% e che non si debba far nascere esseri umani con malattie genetiche o handicap (di qualsiasi genere). Il problema sta semmai in chi vede un dramma in queste cose. Scusate, voi non avete relazioni anche con esseri umani affetti da queste cose? Dov'è il problema? Perché non sarebbero dovuti nascere?

Con le staminali si pensa di curare molte malattie che in caso contrario non avrebbero un rimedio (ma siamo ancora al discorso di prima: chiunque dovrebbe cercare di vivere con felicità e armonia entro la sua dimensione di vita). Lo studio degli embrioni per la ricerca scientifica è stata finora una procedura molto aleatoria e diremmo anche poco scientifica. Per le staminali da embrione non si hanno leggi, non si ha modo di aver chiare in anticipo le conseguenze ed esiste anche un rischio di insorgenze tumorali. In più, c'è il fatto che la cosiddetta 'guarigione' è una cosa molto soggettiva, che in molti casi la medicina non riesce ancora a spiegare (così come non spiega la 'non guarigione'). Di fronte a questo stato di cose, diamo alla fine un pensiero omnicomprensivo. Gli uomini che ricercano non possono essere fermati. Ci sono in ogni nazione centinaia o qualche migliaio di individui che si mettono in un laboratorio (stipendiati o meno) e fanno degli esperimenti. Gli Stati non possono porre restrizioni a queste attività. Finché questi ricercatori ottengono qualche risultato (ammesso che esso sia reale e verificabile), la loro attività è lecita. Su di essa possiamo pensare quello che vogliamo, essere d'accordo oppure rigettarla completamente (l'autore di Memoriale non l'avrebbe mai fatta nella sua vita). Non possiamo proibire (1 ottobre 2004).

15. Dalla pagina 'Intervista'
Io qui non posso accreditare una teoria che proibisca la partenogenesi e la riproduzione genetica.

Si può essere contrari alla fecondazione eterologa e non avere però una teoria a sostegno?

Certo, questa è proprio la posizione più sana e normale. Uomini che abbiano decoro non le fanno mai, però quelle attività non possono essere proibite per tutti dallo Stato con una legge apposita perché riguardano elementi del corpo di ciascuno. Quando si parla di cose che riguardano la libertà delle persone nel proprio corpo, ci si trova sempre davanti al famoso conflitto (anche se mi dovessi proibire quella cosa, basta che la faccia di nascosto con chi me la consente). Nessuno Stato, ad esempio, potrebbe mai proibire ai cittadini di fare sesso in un certo modo perché questi farebbero sempre come credono. Anche per l'aborto, pur nell'ambito di una normativa precisa, non siamo in una posizione diversa. In questo caso, abbiamo avuto una normativa restrittiva e severa a cui ovviamente hanno risposto le componenti più libere e radicali della società contestandola e sottoponendola a referendum. Non ci si accorge, però, che tra due o vent'anni il problema sarà sempre il medesimo. Essendo una questione strettamente individuale, chi non approva queste pratiche non vi ricorrerà mai mentre chi le approva vi ricorrerà sempre (magari andando all'estero). Entro questa forbice di posizioni estreme non esiste una via di mezzo. Il numero 3 per gli embrioni, ad esempio, non ha una sua ratio. Se si fosse detto 2 o 4 la cosa non sarebbe cambiata. Allora, se si chiede una regolamentazione dello Stato questo deve intervenire in qualche modo con dei limiti (altrimenti sarebbe inutile anche fare una legge). Introdotti questi, non si riuscirà mai a contentare tutti. Anche qui, diremmo dunque che le chiacchiere sono tempo perso e che il sistema più indicato per affrontare la questione è non farle.

Una teoria a sostegno non esiste, finché le cellule non hanno un legame di natura con altri enti (morale religiosa, pianeti, unità del corpo, contrarietà alla mescolanza del seme ecc.). La biologia contiene dati non assoggettabili in alcun modo all'etica. Un medico può esservi assoggettato. Una cellula no. Se sulla questione non si hanno proprie idee o un pudore soverchio non impedisce la pratica, si potrà contestare la cosa affermando soltanto che essa è 'gioco'. Questo, naturalmente, non basta per costruire una teoria a sostegno valida per tutti (1 ottobre 2004).

PER DUMMIES - L'autore rivolge uno sguardo in doppia direzione. Si dichiara profondamente contrario a qualsiasi pratica di trasferimento organi, sostanze, tra corpi di diversi esseri umani. Ritiene poi che i medici che agiscono in questo settore non abbiano una loro maturità come uomini e che non l'abbiano neppure le coppie che utilizzano quelle pratiche come fossero un gioco. Tuttavia, chiarisce che non si possono nemmeno proibire.

14. Dalla pagina 'Giocodelcalcio'
La dizione 'chiara occasione da rete' e perfino 'ultimo uomo' sono cose abbastanza discutibili.

Ma quelle regole erano state introdotte proprio per non avere più casi discutibili. Rendere questi casi più gravi con una espulsione non significava punirli privilegiando l'attacco sulla difesa?

Sì, però sono cose poco chiare perché chi arbitra - che sta sempre dietro - non ha sempre la possibilità di valutare se sia o meno 'chiara occasione da rete'. In più, c'è il problema che non è detto comunque che quel giocatore sfrutti e finalizzi l'azione. Vista in questo modo, la norma che punisce automaticamente con l'espulsione appare eccessivamente rigorosa (sappiamo quanto possa contare giocare in 10 contro 11). Gli arbitri sembra lo abbiano capito, perché non si ha espulsione ad ogni situazione di 'ultimo uomo', così che - diremmo - chi deve applicare la norma è stato più intelligente di chi l'ha fatta. Allo scopo, sarebbe stata più utile una diversa formulazione, proprio una diversa lingua. Ci sono casi in cui è più grave la situazione da 'penultimo' che non da 'ultimo uomo'. La norma avrebbe potuto dire ad esempio: "Valutate le circostanze di gioco e considerata la posizione della palla (non del giocatore, attenzione) verrà punito con espulsione l'intervento mirante esclusivamente al corpo del giocatore avversario in maniera da impedirgli la prosecuzione dell'azione". Questo a prescindere (semmai, a maggior ragione soltanto) da situazioni di ultimo uomo. Quel che si dovrebbe vedere è la possibilità concreta che la palla sia giocata per il gol, non che il giocatore abbia un'occasione (concetto più difficile da definire). Facciamo un esempio: se un giocatore si trova ad essere 'ultimo uomo' (in posizione regolare) lungo la linea di centrocampo con più difensori che in corsa stanno ritornando è eccessivo procedere a un'espulsione, poiché sappiamo sia delle normali possibilità di rinvenire su di lui sia della difficoltà di percorrere 45 metri senza incontrare resistenze (1 ottobre 2004).

13. Dalla pagina 'Memorialestory'
Molti passi dei Vangeli ricordano proprio l'ars poetica, più che racconti di vita vissuta. Siamo dunque in un ambito nel quale un'analisi più lunga avrebbe conseguito risultati opposti a quelli che io mi ero proposto. Ciò che mi ero proposto è un totale ridimensionamento di tutta la Bibbia, che ritorna necessariamente ad essere un testo soltanto letterario.

Che vuol dire 'testo letterario'?

Qui molti sacerdoti rifiutano il concetto. Spieghiamo. Era normale che nell'era della scrittura e delle prime civiltà si formasse una raccolta di testi insieme con la tradizione orale e la redazione di frammenti. Questa raccolta, effettuata presso un popolo che in quel momento offriva una narrazione di eventi importanti e anche misteriosi, diventò religiosa in seguito. Fino a una cert'epoca, non si ha Bibbia anche se la Bibbia (Antico Testamento) già esiste da secoli. Questo dipende dal fatto che manca una lettura programmata e diffusa, manca una coscienza culturale, manca una coesione presso un popolo che passa secoli disperso o in esilio. Quella raccolta di frammenti assume importanza nel suo insieme solo poco prima di Gesù Cristo. Il Pentateuco aveva ricevuto un riconoscimento nel V° secolo a.C., ma il resto delle raccolte dei profeti e degli scritti divenne 'Canone' non prima di 150 anni dalla venuta di Gesù. I protagonisti delle vicende vengono chiamati 'profeti', poiché si attribuisce a tutti loro significati messianici e di preannuncio. Si dice anche che l'Antico Testamento è testimonianza dell'alleanza con Dio e 'rivelazione' di questo. Poi, qualche tempo dopo la morte di Gesù, si formò anche un canone neotestamentario e accanto agli scritti precedenti si lessero anche Vangeli e Lettere. Tutti questi contenuti, all'inizio, non erano 'religiosi' (come la gran parte ha sempre pensato). Erano semplicemente 'la cultura del tempo', poiché altra cultura o altre letture non c'erano. Quando furono considerati 'religiosi'? Dopo che vennero considerate 'religioni' quell'insieme di riti e di usanze con una istituzione e dei ruoli a base delle credenze. Molti dimenticano sempre che non vi fu un atto di fondazione di una religione. Mai e da nessuna parte. Dopo secoli, quelle cose si definirono con unico termine 'religioni'. A quel punto, le loro raccolte divennero 'testi sacri' poiché su di esse si basavano i culti.
Oggi, testi come quelli della Bibbia o del Talmud sono soltanto raccolte letterarie, poiché attestano di usanze e miti dell'epoca e documentano la storia con la lingua di allora. Se è vero che essi hanno un valore comunque superiore a quello di singole opere letterarie, è altrettanto vero che il loro contenuto riflette una tradizione letteraria oltre che sacra. In quell'epoca, infatti, tra le poche persone che erano in grado di scrivere furono proprio i redattori dei primi frammenti. E di quello che scrissero, data la distanza temporale e la scarsità di mezzi, è più evidente una traccia letteraria fatta di racconti intesi e fatti circolare oralmente (1 ottobre 2004).

12. From the page 'Epilogue'
Religions have a cycle that flourishes at the beginning and in the end. The beginning and the end mark off their limits.

What's that?

We are not sitting in judgment. It is simply the best way of saying that the their condition or time of flowering is limited. When religions draw the majority on even by talks or trivial chats it is the clearest sign that their road ends here. The chattering lately going on around the world is harmful. The media waves, popularizing so high contents for a general audience, wash the greatest souls away. So we can say the Universe has given a great response while throwing that all on tabloids. It meant it was all over (1 ottobre 2004).

11. Dalla pagina 'Gennaio04memo'
Che rabbia. Che amarezza. Schedare con foto turisti e prenderne le impronte digitali sono cose offensive per la pubblica decenza. Provate a pensare che un vostro amico, dopo una rapina con due vittime, riceva a casa sua con lo stesso metodo e prendendo le vostre impronte.

Perché uno Stato non può adottare tali misure di sicurezza?

Perché esse sono contrarie al decoro e al rispetto delle persone. Ripeto, è un fatto gravissimo. In questo modo, si costituisce una specie di super-autorità di polizia mondiale simile a un 'Big Brother' che ha il controllo di dati di miliardi di individui. Cosa che costituisce sopraffazione di individui sopra altri individui. La polizia ha sempre combattuto (e spesso vinto) la criminalità schedando i criminali. Se si comincia a schedare tutti i cittadini è finita. Ho poi spiegato che tutto questo allarme è campato per aria. Gli Stati Uniti, dal 2001 al 2004, hanno incarcerato per fatto di terrorismo non più di 7-8.000 persone, una cifra da ridere rispetto ai discorsi che vengono fatti. Se quel giorno (11 settembre) i controlli in quei due aeroporti americani non funzionarono è responsabilità di chi doveva farli. Non si vede perché debbano poi risponderne tutti i cittadini. Speriamo nella ragionevolezza di una nuova presidenza alla Casa Bianca, se ci sarà (1 ottobre 2004).

10. Dalla pagina 'Crisilibro'
Errore di non qualificazione. Un giorno Luisa M. disse: "Io vado a vedere quel film e poi domani ne scrivo sul giornale". Un altro disse: "Va bene". Detto fatto. Il giorno dopo scrisse di quel film e divenne 'critica cinematografica'.

Non è una contraddizione svalutare da una parte le qualifiche (discorsi di Memoriale sui curriculum) e chiederle da quest'altra?

No, perché Memoriale non si è contraddetto. Siamo stati chiari. Un individuo deve qualificarsi, specializzarsi, approfondire nella sua vita almeno una sua materia. Ma non deve farlo necessariamente con la scuola e con i titoli. Nel sito dell'autore vedremo come l'istruzione pubblica ha incontrato lungo il corso del secolo XX° una serie di insuccessi e si è rivelata insufficiente nei riguardi di una società che ha raggiunto un grado sempre più alto di tecnologia e di complessità sociale. Gli Stati hanno dovuto organizzare necessariamente 'carrozzoni' pubblici per dare stipendi a una gran massa di insegnanti, di cui solo una piccola parte ha badato alle esigenze concrete dello studio e dell'apprendimento. Davanti a questo stato di cose, occorre che i singoli si ingegnino comunque nel raggiungere un grado di conoscenza adeguato a prescindere dalla scuola pubblica (o, diciamo, finché questa non sarà portata a livelli più dignitosi).

Per quanto riguarda il giornalismo, mi rendo conto che non si può chiedere a quest'attività una specializzazione che non ha mai avuto (non parlo qui degli stage che si fanno, completamente inutili visti i risultati visibili negli errori che commettono ogni giorno i professionisti di questo settore). Si potrebbe però regolare l'accesso alla professione in un altro modo, liberandolo dagli interessi di chi decide e favorendo libere scelte ispirate da concreta attenzione verso chi realmente manifesta una predisposizione per scrivere dell'attualità. Questo porterebbe pian piano a un'idea (che attualmente non esiste) di specializzazione (1 ottobre 2004).

9. Dalla pagina 'Intervista'
Se essa è costituzionale, si può conviverci ugualmente. Se essa deriva da scompensi reali e psicosomatici, si lavori su questi. Io non conosco malattie da trattare come un gioco o come un programma al computer. In compenso, so che quasi tutti i trasferimenti di organo (trapianti) su lunga prospettiva temporale non danno risultati. Allora cosa me ne faccio di 'guarire'? Guarire da che? Il mio essere è quello, anche con la malattia.

Ma senza la malattia non starebbe meglio?

Tutti stiamo meglio senza malattie. Il problema nasce quando non troviamo il modo di curarle, senza dover fare ricorso a metodi innaturali. In quel caso, i malati (reali o presunti) cominciano a pensarci, a passare giornate alla ricerca di terapie o delle cose più strane. Già questo contribuisce ad ammalare ancora di più. Uno dei metodi più seri sarebbe quello di non pensarci neppure, cioè di fare ugualmente le cose che si dovrebbero fare. Non faccio una battuta quando dico che il portiere dell'Udinese, se fosse rimasto ugualmente in piedi (anche avendo ricevuto un colpo), avrebbe parato quel pallone e la sua squadra non avrebbe perso. Il suo restare per terra equivale all'atteggiamento di chi accusa un malore anche con gesti, con sguardi, con parole. Io ricordo ad esempio di essere uscito di casa perfino con la febbre a 40 gradi. Feci lo stesso le cose che dovevo fare. Il segreto era quello di non pensare neppure che avessi una malattia.

L'autore è convinto che la gran parte delle malattie siano un'idea, cioè derivano da un insieme di cattive energie alimentate da un cervello che pompa pessimismo e da un sistema nervoso che lo assorbe. Se noi stessimo bene con noi stessi e con la nostra mente, vivendo senza fare eccessi e rovinarci la salute da soli, non dovremmo mai andare dal medico. Se guardiamo ai recenti programmi sulla fecondazione assistita notiamo che i soggetti che ne parlano e la praticano sono ancora una volta persone che hanno ricevuto poca istruzione e di tenore di vita molto povero. Questo avrà un significato.

Comunque, entriamo pure nell'universo della patologia. Se la malattia è congenita, io non vedo con molta simpatia il moltiplicarsi nella ricerca per combatterla. Anche perché noto che - siano trapianti, trasfusioni o altre cose - non se ne hanno effetti duraturi. Quando abbiamo tenuto in vita un individuo per otto mesi in più cosa abbiamo risolto? A quel punto preferisco la vita di 100 anni fa, quando morendo (perfino in giovane età) per una malattia congenita ci si faceva una ragione della cosa e si prendeva atto del fatto che la persona fosse andata via. Se la malattia deriva da cose psicosomatiche, questo discorso vale a maggior ragione poiché serve semplicemente un'esperienza di vita per ridare salute. Qui, chi guarisce poi ci ricade. Questo significa che il soggetto ha una cattiva psicologia o che non ha ricevuto una sufficiente 'saggezza'. Gli organi del corpo non sono 'isole'. Essi sono sempre comandati da noi (almeno fino ai 60 anni di età). La frase dell'essere anche con la malattia vuole soltanto dire che nostra cura principale non dovrebbe essere tanto quella di cercare di non averla più ma di capirla, di comprendere le ragioni che hanno portato la malattia. Una volta fatto questo, sarà normale non caderci più.

Un regime sano e normale non causa mai malattie. Ad esso dev'essere abbinato un corretto posizionamento del letto, una posizione favorevole della propria casa rispetto al terreno e al clima, e una mente sempre ben disposta e aperta alla vita. Chi pensa di esser sano lo è davvero, con maggiore probabilità di chi non lo pensa. Insomma, è anche un fatto che guidiamo noi (30 settembre 2004).

8. Dalla pagina 'Origineuniverso'
Io so ad esempio che sotto quella configurazione si verificò un colpo di fulmine nella vita di Marina (attenzione, successe non perché c'era quella configurazione... ma perché sotto quella Marina era diversa), e quando osservo la medesima cosa nelle vite di Piera e di Augusto ho già un mio quadro completo che dice tante cose.

Come si fa ottenere questo quadro completo se gli uomini non sono cavie e non se ne può avere una ripetizione controllata?

Qui dovrei scrivere un libro. Davanti a questo passaggio, alcuni si sono bloccati e si sono posti delle domande. Poi hanno anche fatto delle conclusioni tipo-sfida (Se mi dimostra questo, mi mangio un cappello e cose simili). Il problema di questa materia è l'approccio, il come pensarla. I fisici, non conoscendola ed essendo sempre abituati a cavie, non riescono a immaginare che un essere umano cambi al mutare delle condizioni planetarie. Eppure il concetto è semplice ed è riconducibile a tutti quelli (pensiamo alla metereopatia) che stabiliscono connessioni tra due sistemi. In questo periodo, la parentesi serve a spiegare che il fenomeno accade non perché c'è una reazione di causa-effetto (cosa che giustificherebbe l'influsso) ma perché si viaggia insieme (il macro e il micro). Marina è diversa lei, non è la situazione che cambia da sola. E' lo stesso dire: "Aiutati, ché solo così il ciel t'aiuta". Con questo s'intende dire che i nostri corpi, le nostre cellule, vibrano in modo differente nello spazio-tempo. L'equivoco sta nel vedere un influsso tra le due cose (pianeti e uomini). C'è forse un influsso tra due parti interne di un orologio? No, le parti funzionano automaticamente. Come si muove una (una lancetta, poniamo) si muove l'altra. Così è nel cosmo.

Giunti a questo punto, molti fanno sempre un'obiezione (che è la più stupida di tutte). Dicono: "Beh, se è così io mi chiudo in casa e voglio vedere". Vedere cosa? Non si accorgono che questa frase non interrompe quel ciclo. E' come se voi fermaste con il vostro polpastrello una delle due lancette dell'orologio. Se fate questo, l'orologio si ferma e non funziona (temporaneamente). Appena levate il vostro dito, l'orologio tornerà a funzionare. Così, se voi vi chiudete in casa è chiaro che non succede nulla nella vostra vita, perché vi internate. Questo non interrompe il ciclo neppure nella vostra vita. Succederà solo che sotto quella configurazione voi vi sottrarrete alla vita esterna (una vostra scelta farà sì che il vostro vivere venga internato, temporaneamente). Questo esempio che ho fatto vuole anche dire che non c'è qualcosa da provare, in questo campo. Proprio perché non siamo cavie, noi viviamo - anche se non lo sappiamo - la vita globale del cosmo. Ciascuno di noi ne è una piccola rotella, che ha connessioni sue con tutto il resto. La bellezza del 'vivere' l'astrobiologia sta nel fatto di non pensarla in termini di 'necessità'. Si vive e si fanno ugualmente tutte le esperienze che si devono fare. Man mano che le si fa, chi è interessato controlla anche che posizioni erano in cielo in ciascuna fase. Facendo questo, dopo anni si imparano tante cose e si diventa scienziati anche di questa materia (30 settembre 2004).

7. Dalla pagina 'Origineuniverso'
Si ipotizza che esista materia invisibile che si comporta da 'colla gravitazionale'. Una grande parte di questa materia invisibile continua ad accreditarsi a 'neutrini', tanto che ci sono astrofisici che sognerebbero di avere telescopi a neutrini. Pura utopia.

Perché è utopia?

I neutrini nacquero come spiegazione del fatto che non si conservi energia visibile quando decadono nuclei radioattivi. Inizialmente, si ipotizzò che non avessero massa e si fu ovviamente certi che non avessero carica (poiché presenziavano al decadimento). Essendo tali, sono anche invisibili agli strumenti e in pratica vengono 'concepiti' come abitanti l'immenso universo di materia invisibile. Di recente è diventato di moda cercare di individuarne in qualche modo la presenza, per poterli poi utilizzare in qualche modo. Perché sia possibile questo, sarà necessario non solo isolarli in qualche modo in una reazione di fusione nucleare (in laboratorio, a simulazione di quella delle stelle) ma anche dotarli di massa. Io qui non riesco più a seguire gli ultimi sviluppi e mi sembrano utopia. Un neutrino si potrebbe osservare, in teoria, quando si scontri con un nucleo atomico ma finora questo non mi pare sia stato possibile (poiché, se ci sono, viaggiano comunque alla velocità della luce e attraversano tutta la materia esistente senza interagire con gli atomi). Allora come si fa ad avere un telescopio a neutrini senza averli 'davanti'? Quando ho letto questa notizia (simile a tante altre che spesso vengono annunciate con disinvoltura da questi mensili) non ho saputo come interpretarla e mi è sembrata una semplice ipotesi. Il problema è che nella fisica degli ultimi anni si fanno molti discorsi su cose che si sono viste magari una sola volta quarant'anni fa e di cui hanno dato conferma ricercatori che poi non ne hanno saputo prevedere né le reazioni né la utilizzabilità. Prima che questa materia invisibile venga 'classificata' dovremmo riuscire a 'fermarne' un certo quantitativo. Anche in quel caso, tuttavia, saremmo ancora lontanissimi dal poterla utilizzare 'a freddo' per la osservazione (30 settembre 2004).

6. Dalla pagina 'Fineeditoria'
Uno dei periodi più conosciuti e utilizzati dai 'logici' è il paradosso di Buridano.

Qual è il fraintendimento?

Questa è una cosa di cui si è parlato ieri sera e questa mattina. Memoriale ha inteso cancellare una volta per tutte questa storia. Non è un paradosso. Quelle due frasi, fatte seguire l'una all'altra, sono soltanto l'incontro di due cose che si escludono a vicenda poiché se A dice che B mentirà e B dice che quello era vero si sta come all'interno di due sistemi che non possono combinarsi. Il non-senso è dato dal fatto che manca l'oggetto dell'affermazione di B. Per poter fare quadrare il periodo, occorre che B affermi qualcosa (che non sia il riferirsi alla frase di A). Se qualcuno lo avesse detto in precedenza, non saremmo ancora oggi nella situazione di dover leggere la solita ricostruzione, tesa a far apparire un interesse in quel periodo. Diremo al contrario che quelle due frasi collegate non sono per nulla interessanti. E lo stesso sarebbe se si invertisse il concetto (A che dà del veritiero a B e B che dice menzognera la frase di A) o in qualsiasi modo si costruisse lo scambio. In qualsiasi caso in cui si faccia qualificare a una persona una frase di un'altra e immediatamente si faccia qualificare a quest'altra la frase della prima persona (senza fare affermare alcunché a entrambe) si sta in un punto morto (30 settembre 2004).

5. Dalla pagina 'Intervista'
Quando Massimo Polidoro fa un'indagine su una manciata di casi (Jack lo Squartatore, assassinio Kennedy ecc.) dice a tutti che non ha una sua esistenza, altrimenti i casi interessanti li troverebbe in quel che ha vissuto.

Cosa vuol dire questa frase?

Vuol dire che 'i casi della vita' non dobbiamo cercarli soltanto nella cronaca, ma anche in quello che abbiamo visto e vissuto noi stessi. Se abbiamo un nostro metodo o una nostra specializzazione, dovremmo essere in grado. Fare quello che ha fatto Polidoro è soltanto l'ennesima esemplificazione di quanto inutile sia pubblicare libri che non portano novità a quello che già si sa (30 settembre 2004).

4. Dalla pagina 'Memoanticotestamento'
Il THEOS greco si diffuse prima, in quanto fece a tempo per primo a metter casa cioè radici nel nord Europa. Quando occorre avere un termine per definire 'la branca che si occupa della divinità' da quelle parti assumono il greco, che esisteva già da un bel po' di tempo.

Se il theòs greco fu il primo non è a questo che dobbiamo guardare per accertare quel passaggio dall'autentico al corrotto?

Certo. Noi abbiamo, ai primordi, il 'deus' latino e il 'theòs' greco. Né l'uno né l'altro hanno una origine accertabile, ecco il grande problema. Non l'abbiamo neppure se andiamo all'indoeuropeo o ad altri ceppi della zona mediorientale del mondo (dove il greco e il latino non potevano aver preso). Noi sappiamo che a un certo punto alla lingua greca arrivò il 'theòs', che significava già 'dio' e soltanto quello. Quasi sicuramente, il concetto arrivò dalla narrazione biblica. Come? In quale modo? La tesi di Memoriale è che ci arrivò solo per via di significato e non di parola, cioè non fu una trasmissione etimologica. Di qui i nostri dubbi e la nostra deduzione finale sulla diversa origine di questa parola. Perché non fu una questione di etimo? E' presto detto. Per i testi biblici fu impiegato all'inizio l'alfabeto consonantico dei Fenici, quello che fece la storia della lingua in origine. Soltanto da questo sarebbe potuta arrivare una risposta, che invece non si ebbe mai (e non poteva esserci, perché il percorso non fu quello). Quanto alla parola, l'el era comune a tutte le lingue semitiche ma non ebbe migrazioni e così l'(e)lohim ebraico. L'ebraico (a)donai (Signore), che venne poi tradotto con Kyrios per gli Ebrei della diaspora che parlavano greco, ugualmente non ha nulla a che vedere con il theòs greco. Insomma, dov'è questo passaggio? Ecco che già da questo vuoto si crea una facile conclusione: il Dio della prima civiltà greca ha avuto una parola ma non un passaggio di concetti (tra popoli/tra lingue/tra civiltà) e questo è molto strano. Se vi fosse stato un passaggio, non avremmo avuto il theòs ma una parola completamente differente, molto simile a quelle ebraiche. Secondo Memoriale, cioè secondo Giovanni Monni, questa è la prova di una origine diversa - non religiosa - della parola. Poi, quando la lingua ebbe diffusione letteraria, il theòs è già istituzionale ed è l'unico. Ma da cosa venne? Ecco il buco nero. L'autore lo ha già risolto, poiché ha intuito cosa significava la parola. Quando lo rivelerà, capirete meglio la questione (30 settembre 2004).

3. Dalla pagina 'NewFormat'
Di ciò che non esiste non si può andare a cercare documenti sulla sua esistenza, poiché non è mai esistito

Perché questa affermazione? Se l'autore ha dimostrato che la parola aveva nel caso un diverso significato in origine, non sarebbe necessario trovare documenti o reperti che lo attestino?

Osservazione captata oggi, 30 settembre 2004. A questa domanda, si unisce l'idea che per supportare meglio le sue tesi l'autore dovrebbe avere un sostegno storico mediante documentazione delle origini. Rispondiamo per esteso.
Avendo la parola 'Dio' una corruzione, che ne diffuse un significato diverso da un altro presunto all'origine, sarebbe stato materialmente impossibile già in quell'epoca rilevare sia questo significato diverso sia il momento di passaggio dal significato autentico a quello corrotto. Si trattava infatti di fenomeni riservati a pochi (curatori di testi in forma di frammento) che avvennero con rapidità e completamente privi di una documentazione. I primi curatori dell'Antico Testamento scrivevano in lingua ebraica delle origini (anche se alcuni passi ci furono tramandati in aramaico) ma i loro manoscritti originali sono andati tutti perduti. Le copie che possediamo sono soltanto esemplari trascritti molto tempo dopo, e gran parte del testo risale semplicemente a una ricostruzione effettuata da sapienti ebrei. Questa fu tradotta in greco, in Egitto, nel corso del III° secolo a.C. e diede luogo alla nota 'versione dei Settanta', detta Alessandrina. Altri tradussero in aramaico. Furono fatte poi altre versioni greche e versioni latine nei primi secoli dopo Cristo. In queste condizioni, fare ricerche sulla nascita della parola Dio in un periodo storico di molto precedente a queste versioni (parlo di un lasso compreso tra il X° e il VII° secolo prima di Cristo) è impresa impossibile, poiché è paragonabile a un tale che si ponga a cercare un ago nell'Oceano Atlantico.

Quello che sappiamo è che Dio, nell'Antico Testamento, venne circondato di molti aggettivi (misteriosofici, per così dire) e che ad esso si diedero molti nomi (dopo quello originario del tetragramma) arrivando perfino a vederlo come padre del popolo di Israele. Erano tutte visioni della fantasia di uomini la cui esistenza era selvaggia e nemmeno lontanamente paragonabile alla nostra. Il fatto che di quelle fantasie i sacerdoti ancora oggi tengano conto - con il cervello di oggi - è cosa molto preoccupante. Di qui la trattazione di Memoriale, che ha inteso ridimensionare la narrazione biblica riportandola a una dimensione culturalmente ancora propria di 'ominidi' che non ebbero consapevolezza né controllo del proprio cervello, in presenza di un fenomeno soltanto nascente come la lingua risicata delle origini. La nostra dimostrazione è molto chiara. Diremmo anche che è sufficiente, nella misura in cui ricostruisce esattamente tutto il percorso fatto da quegli uomini (con l'unico mistero di una definizione che per ora l'autore non ha svelato). Volere anche dei documenti a sostegno è pretesa eccessiva, considerato il fatto che stiamo parlando di un semplice miraggio dell'epoca. Certo, un miraggio che poi ebbe sviluppi imprevedibili e immensi in tutto il pianeta. Ma pur sempre un miraggio della mente (30 settembre 2004).

1. Dalla pagina 'Memocard'
Purtroppo, non è un tema importante. E' una persona abbastanza comune (riferito a Karol Wojtyla)

Perché questa considerazione critica per un uomo che invece viene amato e apprezzato? E' possibile dire questo soltanto guardando il tema natale di un individuo?

Memoriale tiene conto della realtà, non di quello che dice la gente o che scrivono i giornali. Per fare questo, guarda gli uomini senza abiti e senza orpelli. Guardando le cose in questo modo, non ha trovato cose speciali in Karol Wojtyla. Delle sue qualità (resistenza, capacità di raccoglimento, doti politiche) ha parlato, facendo osservare che sono abbastanza comuni. Oltre queste, non ha trovato doti particolari che lo abbiano contraddistinto in vita (30 settembre 2004).