Tutto avveniva a parole. "Sempre sia lodato", "Annunciamo il mistero della tua venuta". Secondo loro, questa era 'vita spirituale'.

Questi culti erano fatti solo di parole. Testi mantenuti per secoli. Nient'altro che parole.

Tutto il sito, tutte le pagine di Memoriale sono un quadro che esalta la bellezza di una vita senza quel Dio letterario con cui la società ha convissuto per tanti secoli.

Non si vive il presente richiamandosi a un nostro predecessore, perché così come noi non sappiamo interamente quali furono quelle condizioni lui stesso non poteva sapere come sarebbe stata la vita nel 2000. Che ne sapete? Magari Gesù, vivendo oggi, avrebbe detto tutt'altre cose. Che lo citate a fare?

La negazione della libertà da parte di altri non veniva mai redarguita dall'esterno. Al massimo ci si asteneva da commenti. Nessuno si scandalizzò mai del fatto che chi si intonacava da solo era come se dicesse che la libertà diventava il più grande peccato. Siccome c'era il Signore, loro si mettevano un abito. Questo avrebbe dovuto significare che chi non se lo metteva non vedeva qualcosa che a loro invece non sfuggiva. In un caso o nell'altro, qualcuno avrebbe dovuto porre la questione una volta per tutte. E invece nessuno mai si ribellò, nessuno impose una legge che facesse prevalere la verità degli uni contro quella degli altri.
Se tutto si fosse limitato alla segregazione, avremmo detto 'va bene'. Ma poi si presero il 'don', il 'cardinale' e tutte quelle altre storie. Se il privilegio di invocare un nome vecchio di 2000 anni valeva un abito, non ci voleva davvero nulla. Se però una cosa così grande come avere un Signore da qualche parte in miliardi di anni aveva procurato soltanto titoli e parole, come si può ancora tollerare una simile finzione?

Le vicende passate ci presentano ascese e crolli come fatti improvvisi. Leggendo i libri sembra quasi che a un certo punto arrivi uno che sfonda le porte, lancia un urlo che squassa l'atmosfera e rovescia dei sovrani o degli interi palazzi. Queste pagine vi hanno spiegato che non è proprio così. Le ascese e i crolli vengono lentamente e segretamente preparati dal tempo. Quella cosa che scorre e di cui non ci accorgiamo in maniera palpabile segna il nostro cambiamento, le nostre svolte, le prese di coscienza collettive. Se anche arrivasse un sol uomo che fa crollare, egli si trova davanti a una situazione già di per sé andata in rovina. E' quello che diciamo in sintesi con l'aggettivo 'marcio'. Noi diciamo che una gomma dell'auto è 'marcia', che un'arancia è marcia, quando queste cose non presentano più una condizione florida, e non possiamo più utilizzarle perché il tempo le ha guastate all'suo. Così, se Memoriale arriva a dare un colpo di scure non lo dà a un'organizzazione o a una comunità floride. Parlare della Chiesa Cattolica oggi significa parlare di una comunità che esiste solo negli scritti, cioè in alcuni libri che si stampano. Parlare dell'Islam, oggi, significa parlare di un concetto neppure interamente spiegabile a un ragazzino di 9 anni (poiché lo riterrebbe per certi versi alieno dalla sua realtà). E a noi è quel ragazzino che interessa, non ci interessano i percorsi mentali di un uomo di novant'anni. Il mondo che si forgia è quello in cui abiterà il ragazzino, non quell'uomo che sta per abbandonarlo. Per questo motivo, i crolli ebbero sempre un grande valore messianico. Nella paura, nell'atmosfera che - pur segnata dal marcio imperante - li circondava, essi serbavano sempre il segno del rinnovamento. Ma come è naturale incontrarono sempre delle resistenze, soprattutto gente incollata alla poltrona. Di Wojtyla è pieno il mondo (questo per dirvi quanto comune e poco stra-ordinario sia stato quest'uomo. Le resistenze all'esterno invece erano pura affezione (più che affetto). Coloro che fecero per tanti anni una cosa avrebbero dovuto improvvisamente non farla più, e questo contrasta con alcuni sentimenti innati nel genere umano. Quando voi oggi levate le cronache calcistiche alla gente comune, che domenica gli date? Non è più la loro domenica. Quella gente, arrivata alle 15 della domenica, va ad accendere la radio, e gli organi del sistema nervoso lo ripetono tutte le volte perché ne sono condizionati. Allo stesso modo per queste cose. Se voi levaste le funzioni domenicali, l'ascolto di un'omelia, la visita domenicale in piazza S.Pietro stareste facendo degli 'uomini nuovi'. Ma per farlo, dovreste sradicare l'uomo vecchio che era in loro. E 'l'uomo vecchio' era appunto l'istruzione (ricevuta dal cervello e messa in moto dagli organi) di fare quella cosa a una data ora in quel determinato giorno. Farla significava soprattutto pensare che la cosa 'piacesse'. Il ritmo di frequenza non implica soltanto una ripetizione, ma la coscienza di questa. Questa vien detta 'partecipazione'. Se è involontaria sgorga, come l'acqua da una fontana. Così, alla notizia di una rete della propria squadra, quelle persone 'partecipano' con un urlo che attraversa interi condomini. Se è volontaria viene accompagnata, e così si accompagna con tanti gesti del corpo che vedemmo fare agli altri da piccoli e ripetiamo da adulti (segno della croce, inchino, ecc.). Il problema l'ho appena detto. Tutti questi gesti erano 'volontari', e questo significa che un giorno vennero imposti 'ex abrupto'. Gli uomini non li conoscevano. Un giorno li conobbero e presero a rifarli anche loro. Siccome venne detto loro che erano 'sacri' si convinsero che avevano un valore particolare, e pian piano piacque farli. Anche per gli abiti è lo stesso meccanismo. Per un cardinale, compiacersi di un manto sontuoso è il presupposto per indossarlo con una certa dignità. Se non ne fosse convinto, sarebbe a disagio, camminerebbe impedito. Ecco perché col tempo questo uomini impararono ad aderire perfettamente all'abito religioso. Non era l'abito che andava su di loro, come dovrebbe essere. Erano loro che andavano dentro l'abito, per comunicare agli altri che si erano convertiti. Di tutto questo l'epoca contemporanea ha fatto stracci e straccio. Nessun uomo con un minimo di intelligenza può pensare di comunicare con un abito un suo orientamento. Oggi un abito si veste per motivi anche deteriori, come la moda spicciola del momento, l'imitazione del vicino, il piacere effimero di una marca, di un tessuto. Ma tutto questo riguarda comunque il gusto. Quegli abiti si indossa(va)no invece per rappresentare una condizione sociale. Dramma assoluto. Un'auto targata porta in giro numero di matricola e sigle burocratiche. Ma se dovessimo comunicare la nostra nazionalità portando delle scarpe fatte in un certo modo, di noi riderebbero i cani e le galline. Pensate se i governi dicessero con un decreto: "Da oggi gli Svedesi dovranno circolare con Timberland marroncino 38 per distinguersi... da oggi gli Argentini dovranno circolare con stivaletti fucsia per distinguersi". Già è difficile il concetto di Svedesi, immaginatevi quello di girare con un marchio uguale agli altri. La bellezza di un uomo o di una donna non hanno un trucco davanti, né sul viso né sul corpo. Se circolano protetti, già gli attributi si fanno ristretti, dubbi. Anche la bellezza della vita (che in fondo è un'altra faccia della sua bruttezza, perché ci affascina quel che ci dà una prova) proviene da una trasparenza. Se dobbiamo gioire dell'essere al mondo - cosa che purtroppo non conosciamo più - dobbiamo farlo proprio per le crisi che questo ci dà. A parte i testi considerati 'sacri', vi siete domandati perché le creazioni più alte non sono mai venute da un 'convertito' o da un 'consacrato'? Il motivo principale è che queste due categorie si sistemavano. Anziché vivere, ripetevano delle formule o delle frasi, in Occidente come in Oriente.

Perché è bello vivere col dio minuscolo? Perché è tornato con noi, sulla Terra. Non abbiamo più bisogno di evocarlo con le parole, di raccontare inutili fiabe. Molti stanno ancora interrogandosi, non possono capire quel che Memoriale dice sulla vera teofania. Da cosa si dovrà partire? Anche qui dalla realtà. Soprattutto dai pochi istanti che ci hanno emozionato di più. Tutti nella nostra vita abbiamo cinque o sei occasioni incise nella memoria. In esse - raccontiamo - abbiamo davvero provato un'emozione. I ragazzi di oggi hanno ad esempio un salto nel 'bungee jumping', legati a una corda con la testa protesa all'ingiù nel vuoto. Altri possono avere ad esempio una morte scampata da un incidente stradale in cui sono morti tutti i familiari. Per me quali furono? Una la sapete già. Fu il primo bacio. Un'altra - a 10 anni - fu quando mi buttarono per acqua e mi trovai a dibattermi per stare a galla con tutta la forza che avevo. Un'altra fu a 23 un bagno a mezzanotte sotto la luna piena, con i riflessi dell'atmosfera negli occhi umidi dall'acqua. Furono attimi brevissimi, non più di due o tre secondi. Perché lì c'è dio, quello vero? Perché in quegli attimi è come se incrociassimo il confine tra vita e morte, tra il tutto e il nulla. In un attimo si compie un evento, e noi siamo come su un orlo: o quell'evento non si produce (e così andiamo a fondo, non parte un bacio, ecc.) oppure si produce. Sia che si realizzi sia che non si realizzi, in quelle rare occasioni sentiamo di essere attraversati da una forza, che ci comunica cosa siamo, quale è la nostra condizione nello spazio. E' come se vedessimo il nostro essere dal di fuori, per brevissimi istanti. Emozioni fortissime. Siccome questa condizione è anch'essa una legge, ecco che la legge di dio si manifesta. Questo e nient'altro fu il vero dio, prima che ignoranti e illusi la trasportassero in un mondo di idoli e di fantasia. Non dico che quel sorgere di idoli sia stato un dramma. Quelle furono comunque tappe della storia, da vivere. Siccome nessuno allora arrivava alla verità o al livello di percezione dei nostri sensi odierni, diciamo che abbiamo comunque rispetto per quei predecessori. Anch'essi vissero un'avventura di quel momento, che oggi non possiamo sapere fino in fondo quali limiti possedesse.

Qualcuno dirà che uomini di ventotto secoli fa non avrebbero potuto capire tutto questo. E' vero. Gli esempi che ho appena dato sono immagini del nostro mondo, cioè dell'epoca contemporanea. In quel tempo nessuno sarebbe arrivato a capire. Allora come si può dire che quello fu il vero dio? Si può dire pensando per l'appunto che allora fu soltanto una legge cosmica. Ecco la famosa cosmogonia. Quando i libri più tardi riferirono dei miti parlarono soltanto di quelli del macro, ma non riuscirono a descrivere il micro. E il micro era questo. Era la percezione di quel succedersi di fattori causali che portano all'evento. Siccome allora non si avevano cognizioni di chimica, di fisica, di termodinamica (perché tutte queste cose non c'erano e non si arrivava a capirle, non c'era neppure concetto della gravità) gli uomini ebbero dalla loro condizione quest'unica intuizione generale. Che gli eventi fossero guidati da qualcosa. Questo fu il concetto originario. Non possedendo mezzi intellettivi, elaborarono così il 'dio' originario.
Dicendo 'successione di fattori che portano all'evento' ho soltanto banalizzato, per dare l'idea. La vera definizione è quell'altra, che ho soltanto annunciato. Quella definizione è il pensiero più globale, il più alto che esista in tutto l'Universo.
Si noterà anche la sproporzione tra l'immensa mole di citazioni su un uomo e su un Essere di fantasia, rispetto alla rarità di quelle occasioni in cui ci rendiamo conto della legge. Questo deve sbalordire, più di tutto. Ma anche quella sproporzione è nell'ordine delle cose, perché raccontando una fiaba tu puoi moltiplicarla, crearne altre, arricchirla di tuo, mentre la realtà è soltanto una e non può essere moltiplicata. La verità è che questa parola, dopo la corruzione, si poteva prendere quando si voleva. Mai ci fu disastro concettuale pari a questo. Pensate soltanto al 'Dio benedica gli Stati Uniti'. Se abbiamo 185 nazioni ciascun presidente avrebbe detto così, e allora chi avrebbe dovuto benedire alla fine? Se ne benediceva una, doveva favorire quella in un'eventuale guerra. Era una visione infantile.

Il buco nero fu causato dal fatto che a un certo punto tutte le lingue si ritrovarono ad avere il 'god' originario, ma nessuno seppe mai dove questo nacque. Tutti i libri ci dissero che Dio era il nome con cui si designava l'essere supremo, ma non ci dissero dove le religioni lo trovarono. Se aveva già un plurale e un femminile (dei, dea) sarebbe stato assurdo che il monoteismo acquistasse quella parola, perché quel Dio di Mosè non poteva essere altre cose (così come del resto ciascuna entità, ciascuno di noi, ciascuna cosa). Era unico, per definizione. Se invece quel plurale e quel femminile furono creati dopo, ancora peggio. Significherebbe che la parola non aveva un legame neppure con quel dio, poiché avrebbe indicato semplicemente potenze celesti (fantasie e miti dell'epoca). Ecco le dimensioni colossali del pasticcio. Sia in un caso sia nell'altro, nessun diacono avrebbe dovuto adoperare quel termine (Dio) senza vergognarsi, poiché tutto gli diceva che era una parola già decaduta, già corrotta. Tutto questo dimostra dunque che la parola non nacque all'interno delle religioni, poiché le citazioni dell'epoca erano sprovviste di connessioni magiche o sacre, tanto che la parola non fu utilizzata dalla gente per tanti secoli. Se la parola fosse nata nel quadro di una religione, gli uomini che la utilizzavano avrebbero avuto una religione ben precisa e circostanziata, cioè tutte quelle formule sarebbero state la base di un ben più grosso sistema, mentre sappiamo che per dodici secoli (per 1200 anni dopo Mosè e fino all'avvento di Gesù) non si formò alcuna grande religione da altre parti che fosse diversa da quella ebraica. Questo significa che non esisteva presso gli uomini dell'epoca un sistema completo che concepisse una manifestazione divina. Non vi fu mai l'asserita Rivelazione agli umani. Mai quel Dio si manifestò. La prima - quella di Mosè - era soltanto tradizione orale, una serie di racconti mai verificabili e mai documentabili in alcun modo. La seconda, quella di un presunto inviato tra gli uomini (Gesù) fu soltanto il frutto di un'altra narrazione (Vangeli), soltanto leggermente meno mitologica dell'altra.

La parola fu esportata con facilità solo dopo la falsificazione. A quel punto le religioni la assunsero ritrasformandola ciascuna per le varie esigenze, ma non fu mai più quella cosa (unica per tutti) che avrebbe dovuto essere e così divenne centinaia di cose e di attributi diversi, con una dispersione in tutta la Terra. L'elemento di base fu per ovvi motivi la recitazione ('Corano' ad esempio significa proprio questo). L'uomo soltanto allora (primi secoli medioevali) entrò in una condizione di civiltà orale e scritta, con un lessico di notevoli dimensioni. Così, la lettura e la recitazione di formule divennero il nuovo 'pane' spirituale. Si credeva che, semplicemente recitando, si sarebbe compiuto un atto di adesione a Dio, e la preghiera fu il mezzo per arrivare a questo. Ma sono passati molti secoli da allora. Chi continua a fare quello ancora oggi non capisce che usare le parole per richiamare qualcosa non è spiritualità. La cosa è talmente innocua che può essere fatta da chiunque. Quelle frasi - evocatrici del passato - possono essere dette senza impegno da chiunque. Esse furono solo un pezzo dell'epoca. 'Avere il pane quotidiano', 'Chiedere di pregare per loro peccatori', 'Essere liberati dal male' erano cose fabbricate da uomini deboli, timorati, assoggettati. Oggi quelle frasi non significano nulla, perché la recitazione non ha più il valore che si riteneva allora. Se lo avesse, basterebbe poco. Al vostro palazzo domani arriverebbe qualsiasi imbroglione vestito da predicatore che vi ripeterebbe le stesse cose, dopo essersi introdotto col più facile passa-parola del mondo: "Quello sia lodato". Una persona che parla sta soltanto parlando, fa citazioni e niente di più. 'Spiritualità' non è recitare messa o preghiere. Chi è che non riesce a ripetere per venti volte di seguito 'Ave Maria piena di grazia, il Signore è con te... tu sei benedetta..."? Il massimo che possano fare è darci l'illusione di 'adempiere a un dovere' o di 'invocare qualcuno che è a noi superiore'. Ma dirle non è un esercizio di spiritualità. Anche se vi piace.

Piacque. Questo fu il fattore trainante, il motore di tutta la falsificazione (che risparmiò in parte soltanto l'Estremo Oriente). Quell'idea dell'assoggettamento al 'dominus' piacque in tutto l'Occidente e attirò anche zone dell'odierno Medio Oriente. Per trainare occorrevano forti stimoli, forti ideologie. Fu per questo che i primi secoli medioevali furono fecondissimi di fantasia e di visioni. Se quegli uomini con la Bibbia ebbero per la prima volta una raccolta completa di quelle dimensioni è naturale che la giudicassero una meraviglia e dunque che la pensassero 'cosa non da umani'. Lo dissero anche i primi Islamici, che difatti attribuirono il loro Libro ai cieli e mai all'opera di un uomo. Ma noi non siamo quei primi Islamici.
Nei secoli successivi chi scampava a quell'impero lo fece in un senso duplice. O non se ne occupava per nulla (e così chi seminava i campi e non studiava non arrivò mai neppure a pensarci) o se ne occupava elaborando quella ricerca dell'assoluto che si disse Dio. La coscienza di quel concetto si ebbe soltanto a parole, giacché solo la filosofia avrebbe fondato una distinta branca. Siccome non ci si arrivava con la realtà, si prese per lo più la strada della 'ricerca'. Infervorati in questo sentiero della 'ricerca di Dio' perfino uomini scettici raccontarono di essere in cammino. Se anche questo cammino non avesse portato da nessuna parte, sarebbe restato il compiacimento di averlo iniziato in qualche modo. Perfino nel 2001, quando morì il giornalista italiano più noto venne detto che egli lo aveva 'cercato', senza trovarlo. Ora immaginate questo pensiero nella nostra vita. Nessuno si mette a cercare una cosa per tutta la vita. Se fa il ricercatore avrà un suo laboratorio e farà esperimenti. Se ha talenti arriva a qualche approdo, se non li ha dopo un po' di tempo lascia per fare altre cose. Qui invece colui che cercava poteva (anzi, doveva) farlo senza termine, a tempo indeterminato. Addirittura si preparava, da parte loro, chi stava per morire. Uno dei più grandi vanti della classe sacerdotale fu quello di raccontare gli ultimi mesi di vita di un uomo mentendo su una presunta conversione. Consolazioni.

Piacque. Piacque talmente che le costruzioni chiuse furono adibite a questo. Così, qualsiasi cittadino che usciva di casa si trovò per secoli davanti a un monopolio. Se avesse voluto un rifugio 'spirituale' avrebbe dovuto darsi a quelle. Se era 'Birmano' trovava un tempio, se era 'Francese' trovava una cattedrale. Ma l'impero dello spirito prosperò sempre all'interno di quelle costruzioni. Per non sottostare ad esso, occorrevano forti studi appartati (che furono sempre coltivati soltanto dalle correnti dette 'esoteriche') oppure il rischio di finire 'inquisiti' per apostasia. Quando i rischi terminarono, in epoca moderna, è lì che i precedenti 'miscredenti' ebbero a loro disposizione un terreno nuovamente libero. Col fiorire degli Stati nazionali tornava in un certo senso la libertà civile, perché quell'impero non esisteva più. Pensiamo soltanto a cosa fu il crollo dell'Impero Ottomano. Eppure non si fece nulla. Mai i residui di quell'antico impero vennero combattuti. Anzi, si venne a patti, si fecero affari luridi tipo quelli Lateranensi. Il problema fu che in questo modo non si sarebbe più ristabilito un legame tra terra e cielo, poiché gli uni (miscredenti) continuavano a non averlo, mentre gli altri (credenti) osservavano soltanto 'ripetizioni' sotto la guida di un'organizzazione che faceva politica (Stato della Chiesa, poi Vaticano). E così si visse nella stasi per almeno due secoli e mezzo. Negli ultimi 250 anni i contenuti 'risvegliati' da Memoriale avrebbero dovuto trovare eco in precedenza. Non è possibile che si facciamo spedizioni spaziali, che si spacchi la materia e non si dica nulla a questa gente.

Perché è bello vivere col dio originario? Perché finalmente è unico davvero, è tornato ad essere una cosa sola. E' nostro. Tu non vai in un territorio in cui ti dicono che per rispettarlo devi levarti le scarpe. Tu non vai in un'altra zona in cui ti dicono che per nominarlo devi farti un certo segno. Tu non vai da gente che lo chiama stendendo un tappeto. Pensate che miseria umana, quale terribile giogo sottomise genti di tante aree diverse a un campione così diverso di immagini. Quale uomo compassionevole e povero di sensi ebbe a doversi inginocchiare per salutare qualcuno che c'era ma non si sarebbe mai visto. D'altra parte, se c'era non ci sarebbe stato bisogno di dirlo. Se non lo si vedeva, ci sarebbe stato allora bisogno di vederlo. Tanti, tanti, tanti caddero nella trappola. La tragedia fu poi che la servirono. Credettero di servire, adulare un'allucinazione per riaverne perfino qualcosa indietro.

Perché è bello vivere col dio originario? Perché sentiamo la realtà, la nostra realtà. Non quella di un altro, vissuto molto tempo prima di noi. Mi dite come fate a festeggiare la natività di un uomo del quale non abbiamo neppure documenti storici veri e propri? L'unica natività è la vostra. Quella di ciascuno di voi. Perché è quella in cui vivete, quella in cui siete nati e procedete fino alla vostra morte.

Perché è bello vivere col dio originario? Perché permette di avere crisi, trasformazioni, svolte. Ora si tratterà di guadagnare ciascuno una condizione spirituale fatta non più di parole. Con il corpo sentiremo e capiremo la nostra relazione col cielo. Una cosa veramente grande.

Le ultime repliche delle Chiese all'epoca contemporanea furono pallidi richiami alla 'genericità' della New Age. Ma questa era solo un'etichetta. Dire 'New Age' non vuol dire nulla. Il pasto di stasera per me è 'New Meal', poiché è nuovo rispetto al pasto precedente, ma dicendolo non dico nulla di sostanziale. Non sono le parole a dare la sostanza.
Io non dissi mai: "Ascoltatemi, perché ho un nuovo messaggio". Se ne avessi avuto uno vecchio migliore avrei tenuto quello vecchio, anche se era precedente. La sostanza non è data da un aggettivo in più o in meno. Fino ad oggi ho pubblicato migliaia di pagine. Ho spiegato che siamo in un nuovo ciclo dell'umanità, non perché qualcuno lo ha definito New Age, ma perché i pianeti (e insieme la nostra società) erano arrivati a un capolinea e poi alla svolta.

Ho lavorato in un deserto. In rete, mentre scrivo, si parla di altre cose, si traffica di cose commerciali e di musica da scambiarsi. Io ero qui per un tema non semplice e neppure facile da divulgare.

Pagina del 22 febbraio 2003