UN CULTO PREVEDIBILE E POCO INTERESSANTE

Pagina pubblicata nell'agosto 2002

Qui siamo nel nucleo centrale della fiaba. L'immenso patrimonio di credenze, dogmi, supposizioni postume che circondano questo mito lo ha perpetuato nel tempo sapientemente addobbato di una ricchissima letteratura del sublime (la regina della pace, la protettrice, l'ancella di Dio, la madre di Dio, la sposa) sempre disponibile a soccorrere uomini deboli, bisognosi, fedeli a lei in qualsiasi momento della vita. Che si richieda un favore, che si raccomandi qualcuno da qualche parte, che ci si affidi alla sorte, da secoli viene in soccorso questo nome (Maria), poi diventato Madonna nell'accezione popolare (qui con una grottesca estensione a luoghi e date, la Madonna del Cardellino, la Madonna di Loreto, la Madonna di Guadalupe, ecc.). Sì, un nome. Questo è il succo. In nessuna altra parte come in questa siamo in balia di un nome, mai testimoniato da vicende storiche o da racconti o dalla descrizione di un solo particolare fisico. L'iconografia anzi si avvale di una assenza di sessualità, poiché fin dall'insegnamento della Chiesa primitiva questa donna venne associata al mito della verginità. Memoriale smentisce qui tutte le colleganze con la parola nel significato moderno (donna illibata). Il termine greco usato dalla versione greca dei Settanta, 'parthènos' significava semplicemente 'donzella, giovane fanciulla non ancora maritata'. DUNQUE, POSSIAMO DIRE SENZA POSSIBILITA' DI ESSERE SMENTITI, SI PARLAVA IN ORIGINE SOLTANTO DI UNA PERSONA CHE OGGI DEFINIREMMO GIOVANE DONNA NUBILE.

Nulla a che vedere col significato di 'donna vergine' quale siamo abituati ad intendere oggi. Ecco la prima falsificazione, che poi condurrà al facile sentiero mitologico della 'nascita verginale'. Occorreva ai 'passaparola' della tradizione un richiamo da qualche parte, e questo richiamo fu 'costruito' con due metodi: l'annuncio di un angelo (sarà lo stesso con Muhammad) e la creazione messianica. Solo con questi due elementi sarebbe stato possibile presentare una nascita speciale. In altre parole, occorreva un prima (PREANNUNCIO) e un dopo (DESTINO MESSIANICO) in maniera che quello venisse chiamato in maniera diversa dagli altri (ricordate tutti i nomi che iniziano col 'figlio di'?). Qual'è l'appiglio che la tradizione trovò per porre una linea di continuità nel tempo? Dobbiamo andare all'Antico Testamento, Isaia, cap. VII:

'Il Signore darà un segno. Ecco, la vergine darà alla luce un figlio che sarà chiamato Emmanuele'.

Qui si attribuisce al futuro di un oracolo il preannuncio della venuta del Messia (Emmanuele) mediante 'donna vergine prima e durante il parto'. Potete immaginare quanta realtà vi sia in questa credenza. Non ci si avvide che il 'parthènos' greco era ben distante dalla nostra concezione di 'donna illibata'. Perché possiamo essere certi di quel fraintendimento? Per una semplice deduzione: come facevano i primi uomini che tramandarono il racconto a sapere che questa donna era vergine? Anche oggi, quando noi parliamo di una donna - salvo che in casi rarissimi lo abbia dichiarato lei stessa - non sappiamo nulla della sua illibatezza, nessuno di noi dice a un altro: 'Ti presento la vergine Laura'. Figuratevi allora!!! Quando mai una giovane donna avrebbe messo in giro la notizia che era vergine, nella società di allora? Palese dunque dedurre che fu una costruzione successiva ad accreditare per convenienza questa verginità, che del resto non possiamo ricavare da NULLA. Quel passo di Isaia in realtà appare interessante, ma solo in un altro senso. Da esso si può arguire in effetti che qualche attesa messianica era presente (ma attenzione a non esagerare, vedi pagina sul Nuovo Testamento). Ci riferiamo essenzialmente al desiderio del popolo di Israele di essere raggiunto e poi salvato da un liberatore (dopo l'esilio babilonese del VI° secolo, gli Ebrei avranno sempre vicende tormentose e dispersioni da una patria comune). Cosa di cui si parlava da gran tempo.

L'immagine di Maria (totalmente priva di sembianze fisiche certe, non tenete conto di quadri e icone che come per Gesù hanno raffigurato per secoli un volto standard) venne così a formarsi come quella di una donna che avrebbe dovuto ricevere un dono spirituale dall'esterno (perché solo in questo modo si sarebbe concepito ALLORA un parto di un uomo speciale, essendo lontani da come lo intendiamo noi). Ce lo dirà più tardi anche il Nuovo Testamento, specificamente nei primi capitoli di Luca, che descrivono l'annunciazione, messaggio della prossima maternità recato a Maria dall'angelo:

'Ma se non conosco uomo, come potrà avvenire?', chiede la donna

L'angelo avrebbe risposto:

'Lo Spirito santo scenderà su di te'

Anche qui è arduo scorgere brandelli di realtà, e certo è difficile trattenersi dal sorridere quando persone adulte credono di poter fare su questo genere di racconti una interpretazione seria (complessi termini come esegesi, anagogia, sinossi sparsi qua e là da uomini volenterosi oggi hanno perduto il fascino delle origini). Qui non si osserva mai che Luca conosce già quel preannuncio e all'inizio del suo racconto non fa altro che riportare quanto ha ricevuto dalla tradizione orale e scritta dell'epoca. In sostanza, non essendo egli un testimone (perché non ha visto nascere Gesù) è soltanto 'uno che passa la parola'. Gli uomini di allora, capite, non potevano sapere che 'Spirito santo' era solo un termine generico assimilabile ai nostri 'fluido', 'aria speciale'. Essi ricollegavano all'azione benefica di ciò che chiamavano Dio un influsso 'oltre la natura' che per questo motivo veniva chiamato Spirito e poi Santo. Cosa fosse non lo chiarì mai nessuno, neppure in seguito. Perché non era nulla di sensato.

Dunque, questa donna - inquadrata in questo modo l'azione di un presunto parto senza seme maschile - diventa 'ancella di Dio' che accetta la grazia che quel Dio le ha dato di partorire un uomo che si dice 'arrivato per liberare il popolo di Israele'. Naturalmente, non c'è alcun dubbio che Gesù - figura storica e uomo realmente esistito - nacque regolarmente da un uomo e da una donna come tutti gli altri. Mater semper certa est, dunque Maria si può credere che fosse sua madre e si può anche credere che padre fosse un uomo chiamato Giuseppe, che faceva il falegname (questi due nomi, presunti o certi che siano, non aggiungono nulla di più a un racconto che non ha né testimoni né reperti storici). Se fosse stato figlio di Ester e di un uomo chiamato Isacco a noi moderni importa poco, dal momento che non abbiamo né vicende né descrizioni precise di quel che accadde alla famiglia originaria di Gesù. Luca situa il racconto in una città della Galilea chiamata Nazareth, ma non sappiamo molto di più (anche se abbiamo menzione brevissima di fratelli di Gesù).

Matteo, nei primi capitoli, ugualmente parla di quella nascita citando Giuseppe soltanto come 'promesso sposo di Maria', e dopo aver elencato la genealogia di lui cita brevemente la nascita riferendo che 'Giuseppe non l'aveva conosciuta' neppure, prima della nascita di Gesù. Parole dalle quali non ha molto senso imbastire discorsi, perché rispetto a Luca abbiamo anzi fatto un passo indietro quanto a chiarezza. Giovanni poi ne farà solo un breve cenno in occasione delle nozze di Cana, ma non la citerà mai. Nel libro degli Atti poi troviamo Maria nel cenacolo dei discepoli.

Tutto qui. Come si vede, la Bibbia fa appena il nome di questa donna. Pensate quanta sproporzione con l'immensità di immagini e fantasie create in seguito. Dipinti, icone, preghiere, poesie, apparizioni. Questa donna è stata al centro di quasi 2000 anni di storia senza che noi si sappia chi è. Siamo di fronte alla creazione più alta di un grande corpus mitologico, del quale sono responsabili in prima fila proprio quelli che l'hanno chiamata (evocando un'immagine e basta). Il settore colto coniò naturalmente la branca, che fu la 'mariologia' (notate la superba coincidenza linguistica col mariuolo, quasi ad indicare una complessa arte dell'imbroglio). Quella che scherzosamente si potrebbe chiamare 'mariuologia' è la capacità di persone anche serie e di studiosi di 'vedere' come attribuite a questa donna visioni e bisogni del singolo.

Che si sviluppasse storicamente un culto per Maria, madre del profeta, era prevedibile. E ciò corrisponde del resto a quel che è successo anche in altri culti, con trimurti varie. Il bisogno di protezione celeste creò in queso caso una 'colleganza naturale', poiché se fosse mancato l'elemento materno (in quell'epoca, ripetiamo, rigidamente maschilista) la 'trinità' (padre-figlio-spirito santo) avrebbe funzionato da sola, rendendo la cosa ancora meno credibile. Così si trovò la formula della improvvisa discesa celeste sulla carne (che, si noti, è esattamente speculare alla 'assunzione in cielo' del dopo), 'per opera dello spirito santo nel seno della vergine Maria'. Il mito della verginità fu necessitato da questa costruzione fantastica. Ad esso - ignominiosamente - credettero quasi tutti i sacerdoti fino a metà del secolo XX° (nella seconda metà, il culto divenne più massmediatico e molti dei prelati tacquero per non dover confessare l'inconfessabile, in un tempo ormai senza più tenebre). Per tutto il tempo passato fino ad oggi, i dubbi e le possibili discussioni avevano ricevuto uno stop definitivo con il dogma di Pio IX del 1854, che la fece divenire 'Immacolata Concezione'. Qualcuno aveva obiettato: 'Ma se il peccato originale aveva colpito tutti, come avrebbe potuto la madre di Dio partorire un uomo come gli altri all'interno di una comunità squalificata da Dio?' Non era l'unica obiezione. L'accoglimento dei dogmi fissati dai concili avrebbe dovuto costringere a innumerevoli contraddizioni dottrinali. Pio IX tacitò tutti e affermò che Maria (soltanto) era stata preservata dal peccato e dunque non rientrava nel peccato originale. Una specie di 'condono una tantum' del quale oggi possiamo sorridere. Il condono prese il nome di 'Immacolata Concezione', e i raccontatori della Settimana Mitica ce lo fanno festeggiare ogni anno l'8 dicembre.

IN SINTESI: per aderire REALISTICAMENTE a questo culto a tutt'oggi vivo presso le varie comunità, un uomo con sale nella zucca dovrebbe arrivare a pensare che lo spirito di chi lascia l'esistenza terrena si faccia poi garante di protezione nei confronti di chi vive sulla Terra. Una volta accettato questo, dovremmo poi evitare di porci altri due grossi problemi. Il primo: per quanti anni quello spirito resterà in attività? In questo caso sono passati 20 secoli. Difficile pensare che la madre di Gesù sia ancora da qualche parte. Ulteriore problema: perché questi spiriti dovrebbero proteggere alcuni e non altri? Proteggono soltanto chi li invoca e chi si inginocchia?

Pagina pubblicata nel marzo 2001


SOMMARIO - Se sogno un albero, può essere che in immagine mi sia comparso un abete o comunque una conifera, ma NON PUO' ESSERE che abbia visto l'abete Giorgio, poiché questo nome non fa parte di quell'immagine e non è parte di nessuna altra entità. Se sogno un uomo posso vedere un'immagine che ho già visto nella realtà, ma se questi mi parla o si presenta come Paolo Restelli o John Brown non significa che persone defunte o viventi che portano questo nome mi stiano davvero parlando


Come si smonta il concetto di Dio e delle visioni

Immaginiamo di essere in un villaggio di 1900 anni fa, per ambientare quel che realmente sarebbe potuto succedere (e lasciamo perdere racconti e libri). Cerchiamo di ragionare con la nostra testa.

Un uomo torna da un viaggio e dice di aver visto un altro uomo con cinque orecchie. Comincia anche a descriverlo, a parole. Nel suo paese la metà delle persone gli crede e l'altra metà no. Se anche quest'uomo a cinque orecchie non venisse mai mostrato e la sua esistenza venisse dunque solo ipotizzata, il concetto sarebbe ugualmente solido e dimostrato perché tutte le persone (comprese quelle che non credono all'esistenza) avrebbero comunque nel cervello l'idea concreta di un uomo con cinque orecchie variamente disposte sul viso. Tale immagine sarebbe cioè reale (non di fantasia come nel caso di Dio) e dunque possiamo dire che un'eventuale parola nuova come

PENTAORECCHICO (FIVE EAR MAN)

avrebbe comunque un concetto dietro di sé.

In quel caso l'uomo lo avrebbe anche potuto disegnare - se avesse potuto - come per l'appunto un uomo con cinque orecchie, dunque PENTAORECCHICO sarebbe stato questo essere umano fornito di cinque orecchie (e le cinque orecchie

sarebbero un dato dell'oggetto, non dipenderebbero da una visione del soggetto

 Con Dio non è lo stesso. Come dovremmo raffigurarlo? Facciamo lo stesso esempio. Un giorno un uomo dice alla comunità 'Dovete credermi, ho avuto una visione, questo è il nostro Signore, si chiama Timbuctash ed è il Creatore di tutto l'Universo'. Fin qui siamo nella stessa situazione. Gli altri cominciano a chiedere: 'Dicci un po', com'è?' L'uomo a questo punto non potrebbe più proseguire. Direbbe che ha avuto soltanto una visione oppure si troverebbe a disegnare o a descrivere a parole una figura qualunque, per l'appunto senza collegamento con il concetto. Perché? Proprio per la teoria che abbiamo spiegato e alla quale siamo finalmente arrivati con la nostra dimostrazione. Mancò fin dall'origine un legame tra immagine e concetto (tanto è vero che non fu mai raffigurato).

Leggermente diverso sarebbe con la visione di un santo, perché qui almeno avremmo un oggetto pre-formato. Con Dio non c'è neppure questo. In conclusione diciamo: se l'attributo di quel Creatore fosse rimasto uguale per tutti sarebbe stato regolare, nel senso che pur non esistendo l'Essere questo si sarebbe formato nella coscienza di tutti in un unico modo. Invece si ebbe un disastro proprio con la parola Dio, che era semplicemente e nient'altro che un antico aggettivo che designava tutt'altra cosa. Il fatto che la parola stessa si mutò in tanti modi (God, pur essendo la traduzione, non ha alcun collegamento né con il Deus né con l'Allah successivo) dimostra la dispersione e poi la (conseguente) falsificazione di tutta la vicenda in tante dottrine diverse. Quella parola fu semplicemente IMPOSTA alle varie comunità a un certo punto.

Proviamo ora a pensare che un uomo abbia (avuto) un giorno una visione, anche durante la giornata (dunque, in stato di coscienza). Questa visione non può collegarsi in alcun modo a una parola come Dio. Se la visione riguarda una persona già conosciuta ed esistente, questa ha già un ovvio riferimento precedente dentro la mia coscienza. Così posso credere di vedere mio cugino Paolo o il panettiere sotto casa, cioè di vedere improvvisamente l'immagine di qualsiasi persona che abbia già visto in un momento precedente. Questo può succedere e succede molto spesso. Quel che NON può succedere è di vedere qualcuno che non conosco direttamente collegato a un nome, perché sono due dati che il mio cervello non possiede neppure. Una tale eventualità può essere presente solo all'interno di un sogno con vicende autonome, ad esempio nel sogno una persona mi presenta un'altra dicendomi il suo nome. Ma essendo un sogno è una vicenda irreale, non è un'immagine appartenente alla esistenza. Se invece io non conoscessi un tale chiamato Robert Collins non è possibile dire in stato di veglia e di coscienza 'Ho avuto in visione Robert Collins' senza che quel nome sia stato in precedenza fornito al mio cervello. Le persone che dicono di aver visto la Madonna possono anche avere avuto una visione, cioè un'apparizione. Ma è ridicolo che essi chiamino quell'immagine femminile Madonna, proprio perché

un nome non è collegato a un'immagine anche in natura.

In parole povere, se io vedo l'immagine dell'oggetto che chiamiamo albero, vedo quell'oggetto ma non vedo la parola ALBERO. Vedo un'immagine, cioè quello che mi appare fisicamente dell'albero. Questo è il motivo per cui apparizioni attribuite a Madonne sono una sciocchezza. Quand'anche fossero apparizioni reali, esse sarebbero apparizioni di un volto femminile e basta. Chi di noi ha mai conosciuto nella realtà la madre di Gesù (per poter dire che è lei)?
Soltanto un condizionamento sociale successivo può chiamare questo volto Laura, Elvira, Maria o Rita. Perfino se fosse la medesima persona che ci appare a dirci: 'Sono la signora Tal dei Tali' la cosa non ha nessun fondamento, poiché è fuori dalla realtà (del resto, se noi stessi diciamo a un'altra persona: 'Mi chiamo Winston Churchill' la cosa non per questo diventa inoppugnabile). Per cui anche il fatto che le persone che ricevono questi fenomeni dichiarino che 'è stata quella signora a dire che era la Madonna' non ha nessun fondamento serio.

Riassumendo: le visioni possono anch'essere reali, nel senso che presentano un'immagine alla nostra coscienza. Il modo con cui chiamiamo questa visione è soltanto una FINZIONE. E la finzione più grande di tutte è stata DIO.

Quindi, non diciamo che da un oggetto non possa sgorgare del liquido. La questione va posta in un modo molto diverso da come la si è sempre posta. Ogni volta si andava dalle singole persone che avevano assistito e si registrava il loro racconto. Dall'esterno si poteva soltanto 'credere' o meno a quella parola. E' come se tornando a casa un nostro parente ci dicesse di aver visto un uomo con sei gambe. Non vedendolo avremmo potuto dire soltanto 'ci credo' oppure 'non ci credo'. Ma il crederci a cosa sarebbe servito? A nulla.

Se uno riesce ad avere comunicazioni con un trapassato (avendone dei segni personali, non semplici indizi) buon per lui. O, tornando alla questione principale, se uno di noi vede improvvisamente un fatto che non ha una causalità fisica conosciuta (ad esempio, un quadro con immagine religiosa che lacrima sangue) è veramente testimone di un fatto immenso e significativo. Non essendoci telecamere all'esterno né al'interno del corpo quella visione non può essere documentata ad altri. Essa resterà per sempre nella memoria di questa persona, la quale tuttavia non potrà mai superare quella soglia (=avere avuto una visione ed esserne magari certo, poiché era lucido, senza poterla replicare o trasmettere). Ecco perché abbiamo detto che quei racconti, fatti in quel modo, non servono. Se si ha una apparizione questa non ha nulla a che fare con la religione e con il proselitismo per le preghiere. Queste persone, non avendo cultura né padronanza, assumevano quella visione come testimonianza di qualcosa, di un esempio, di un monito. Ecco il succo del loro fraintendimento. Anzitutto, non si accorgevano di dare un nome arbitrario a qualcosa che non poteva averlo con quella certezza. Chiamarla Maria o Vishnù sarebbe stato identico, poiché le si assegnava un valore precedentemente appreso dal nostro cervello. In secondo luogo, la cosa avrebbe sempre generato quel tipo di discorsi 'missionari', poiché agli uomini fu detto per secoli che comparivano soltanto per questo. Quando V.M., scrittore cattolico molto stimato, si mise in testa di scrivere un libro (l'ennesimo) sulle apparizioni (presunte di Maria) affermò come tesi centrale che quelle apparizioni erano messaggi che Dio regalava all'umanità per avvertire di qualcosa (perfino del fatto che avremmo dovuto subire una sofferenza). Evidente che questo atteggiamento non porta a conclusioni utili. Se mi appare qualcosa che mi preannuncia o che mi testimonia una sofferenza non imparo nulla, perché comunque dovrò attraversare quel momento (apparizione o non apparizione, che me lo dica o che non me lo dica). L'atteggiamento più utile sarebbe stato un altro. Capire perché quella apparizione si ebbe proprio in quel momento e non in un altro. Questo mai nessuno pensò di indagare, e così i discorsi ebbero una dispersione andando a riempirsi delle solite cose.

Chi ha avuto quelle apparizioni, se davvero le ha avute, è come se avesse ricevuto un dono. Ma purtroppo non si sa cosa siano (che persone sono, che spiriti sarebbero stati, che messaggio avrebbero portato ecc.) e non si possono documentare all'esterno. Se lo si fa, è fatale che i racconti si gonfino e si riempiano di particolari di fantasia.

Memoriale ha ricondotto quel che si chiamava 'trascendente' alla realtà. Fatta questa operazione, tutto quel mondo ci lascia per sempre perché fu soltanto prodotto della ignoranza.