
La Chiesa avrebbe dovuto essere una?
INTRODUZIONE.
Su questa pietra edificherò la chiesa. Aedificabo Ecclesiam meam. Matteo è l'unico dei quattro evangelisti che nomina la chiesa in quanto istituzione primitiva, ma a quell'epoca per 'chiesa' è da intendersi solo l'assemblea già conosciuta dagli Ebrei e Gesù intendeva nient'altro che 'far riunire gente per ascoltare discorsi'. I pochi residenti di allora nel territorio oggi chiamato Israele, come del resto accade anche oggi, non fanno realmente in tempo a comprendere e registrare quello che avviene nella loro contemporaneità e sotto gli occhi di qualche decina di persone (Giovanni, Pietro, ecc.ecc.) avvengono cose che poi resteranno impresse per una parte degli uomini in una memoria di grande impatto. Esse acquisteranno un peso e un rilievo culturale via via sempre maggiore, nei secoli successivi. Tanto da portare quel nucleo di pionieri dottrinali (per i loro gusti, proto-martiri) al rango di mistici, dottori della Chiesa, spesso santi. Figure assurte a una gloria talmente poco chiara e indiscutibile da non costituire mai vera utilità ed esempio per tutto l'agglomerato sociale. Ma quella parte di uomini, da me definita con acronimo SM (= Settimana Mitica, poiché da quell'epoca ereditano enfasi e discorsi di quei giorni e li rimettono in giro), ha veramente creduto nella solidità della istituzione tanto da farne un pilastro della società per tutti questi secoli. Altri pilastri avrebbero potuto costituirsi? Quando il fondatore è uno, questi non può saperlo al momento della fondazione. Egli dice: "Io faccio questo, istituisco tale organismo". Esso è uno solo, e verrà retto da tante persone ciascuna delle quali sarà 'successore' di un 'predecessore'. Se lo Statuto iniziale è o deve essere mantenuto, è chiaro che altri Statuti non potranno esistere poiché l'organismo si regge mediante quello iniziale. Altri Statuti successivamente costituiti saranno 'altre cose', e dunque altri organismi. Con la mente di oggi, noi dobbiamo sempre immaginare che 1950 anni fa nulla si sa di quel che potrà accadere dieci o quindici secoli dopo. Quando altre persone dichiarano di non riconoscere il primato o i principi dell'organismo originario esse in realtà non aderiscono a quello, ma non possono dichiarare di fondare o costituire o far sopravvivere loro il vero organismo (magari in contrapposizione a quello, secondo loro, deviato dalle origini). In questo senso, tutti gli uomini - sia quelli appartenenti all'organizzazione originaria sia quelli che se ne distaccano - sono su un piano di parità. Chiunque è libero di affermare quello che crede, ma non di ri-fondare quello che - fondato alle origini - non ha mai dichiarato esso stesso di estinguersi. Quel ri-fondare potrebbe essere soltanto opera del titolare dell'azienda medesima, in quanto soltanto questi ha potestà di giurisdizione.
Facciamo un esempio banale, ma realistico e chiarificatore. Non badate alla diversa categoria: l'idea serve a spiegare il concetto. Tra le due maggiori città della Sardegna, fino a quattro anni fa, operava una compagnia di trasporti (Pani) mediante alcuni pullman. Questa compagnia, se muore il titolare, può normalmente proseguire l'attività mediante eredi (familiari, congiunti ecc.) o successori che ne acquistano il capitale. Continuerà ad essere 'azienda Pani'. Se un giorno il suo titolare la estingue, liquidando personale e beni dell'azienda stessa, essa non esiste più (poiché nessuno rileva l'azienda, allo scopo di pagare ancora i dipendenti e far circolare gli automezzi). E solo in questo caso non esisterà più. Ma non è possibile, finché essa è in vita o dopo che si è estinta, che un altro soggetto fondi una sua azienda dichiarando che quella è la vera azienda Pani (magari sostenendo che i successori del titolare non sono degni, che non sanno lavorare ecc.). La compagnia vera è solo quella delle origini, a prescindere dalle caratteristiche degli eredi. Questa premessa vale a chiarire in via preliminare che nessuno, nei secoli successivi, avrebbe mai potuto costituire un'altra chiesa all'infuori di quella che sopravvisse per discendenza e successione da Pietro. E nessun motivo, neppure quelli più forti proclamati da me stesso con Memoriale, avrebbero potuto ad esempio soppiantare l'organizzazione che nei secoli sopravvisse trovando infine una sede fissa nel Vaticano.
FAQ. Cosa vuol dire quel 'neppure'? Significa che perfino l'eventuale intenzione di porre fine a un'organizzazione non può rimpiazzare quest'ultima, ma può semmai costituirne un'altra. Dunque, colui che accusa o delegittima il titolare di una non per questo è autorizzato a dichiarare 'illegittima' quella e 'legittima' la sua.
FAQ. Ma qui siamo in un campo che anziché statuti prevede princìpi (dogmi, in origine) e eventuali dissociazioni che prendono il nome di scismi. Esistono uomini che delegittimano un'organizzazione originaria affermando che essa non corrisponde più ad alcuni principi oppure ha tradito. Cosa determina? Soltanto il fatto che questi uomini non aderiranno alla organizzazione, a loro dire, tradita. Non altro. Intendo dire che essi hanno soltanto il diritto di dissociarsi ma non di dire che loro mantengono la vera e quella da tutti considerata non lo è. La diversità dall'esempio or ora fatto, che è poi la singolarissima caratteristica di questa discussione, sta nel fatto che ciascuna delle parti contendenti rivendica una funzione e un primato. Gli uni (Chiesa Cattolica) sostengono di essere l'unica vera Chiesa del fondatore (Gesù) mentre altri dicono che questo non è vero. In base a quali criteri potremmo risolvere la questione? Come giudicare il fatto che cinque (o dieci) secoli non sono ancora serviti a mettere d'accordo in questo senso gli uomini?
Questo è ciò che la pagina presente tenta di fare, a beneficio di tutti coloro che non avessero anche qui le idee chiare. Ore 12.45 del 12 luglio 07 - CONTINUA
AL TEMPO DEI VANGELI. Secondo i Vangeli, Gesù scelse dodici persone e li chiamò 'apostoli'. Con questo termine, ha da intendersi 'inviato, prescelto per un motivo'. Al tempo di Gesù non si ha idea di cosa sia 'comunicazione'. Sotto questo concetto, noi intendiamo oggi una vasta gamma di significati che fondano reti, organizzazioni, sistemi, perfino amori e relazioni. Parlando di 1950 anni fa, si viene prescelti per motivi che nessuno può sondare e se la cosa assume rilievo è normale pensare che la scelta contenga anche dei simboli che si tramanda (Ma lui, Gesù, non si affidava a loro per il fatto di conoscerli tutti e non aveva bisogno che uno gli testimoniasse dell'altro sapendo bene da se stesso quello che vi era in ciascuno, Giovanni, 20, 24). Quegli uomini ricevono una particolare missione, la cui sintesi è da sempre scolpita nella chiusa del Vangelo di Matteo (Andate, e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli). Un incarico dato per la prima volta, che senza dubbio costituisce per quei pochi contemporanei un duro monito. Insomma, non parliamo di una consegna, di una cosa da poco. Qui, con verbi all'imperativo, si incarica alcune determinate persone di 'fare' qualcosa nei confronti degli altri. Questo Statuto è netto, chiaro, imperativo, non ammette dissociazioni. Con gli elementi che avessero oggi, ad esempio un 3 maggio dell'anno 60 dopo la venuta di Gesù, cosa avrebbero fatto Andrea, Pietro e tutti gli altri? Provate a pensarci, un attimo. Quegli uomini hanno dei racconti di tanti episodi, in cui vengono dette parole che resteranno impresse nella memoria. Naturale dedurre che dovranno ricordare quegli episodi, cercando di trasmetterne il senso (per quello che hanno capito, e con il Verbo abbiamo visto che in parte esistono equivoci) e di far mettere in pratica alcune regole di vita. Altro non hanno. Provate a immergervi nella realtà di un giorno di 1950 anni fa. Un primo elemento di differenziazione con la realtà di 1950 anni dopo balza agli occhi di tutti: quegli uomini non hanno idee come le nostre. Non possono averle. Essi maneggiano con fatica qualche migliaio di parole nuove, alcune delle quali ancora incomprese; non hanno idea di cosa sia lo studio di un libro, ma conoscono la pratica della recitazione e della preghiera; non conoscono bene il loro corpo, e dunque non sanno di cosa sono fatti; non hanno mezzi per vederselo davanti, né modo di curarlo esteriormente; non hanno medicine per prolungarsi la vita. Soprattutto, non potendo volare o spostarsi a gran velocità sul territorio, tra di loro è diffusa un'idea che avvicina la superficie terrestre al cielo: qualcosa di concreto esiste, in quella enorme sfera celeste che vedono sopra di loro. E in questo, che loro chiamano regno, essi vedono il nucleo di una serie di principi che sono anche 'bene' e 'male'. Diremo di più: oggi noi abbiamo quasi superato questa dicotomia, poiché ciò che non va fatto lo consideriamo 'reato' e lo puniamo, ma allora quegli uomini pensano che le azioni abbiano qualcosa che porti conseguenze anche non-sociali. Apprese dunque alcune cose molto rilevanti da parte di un uomo che subisce un'infelice sorte tra di loro, il ricordo (di quelle cose e di quell'uomo) diventa per loro qualcosa di molto coinvolgente, tanto grande da riempire l'esistenza intera di chi vi aderisce. Il marchio distintivo verrà chiamato da allora 'fede'. Questo marchio, importante dirlo, non è una cosa che possa restare immutata per tutto il tempo a venire. Mentre un'organizzazione prosegue nella sua attività, la fede è qualcosa di immateriale che affronterà nel tempo tutti i rischi derivanti da un cambiamento degli uomini stessi. Quelli, al contrario di noi, ne sono riempiti al punto da non avere dubbi che il valore-fede sia incrollabile ed eterno. In fondo, per loro è lo stesso che dire che l'acqua è liquida. Nessuno, da allora, avrebbe potuto dubitarne. E così, uno per uno, non solo se ne riempiono sempre più ma contagiano della loro passione anche altri, che nelle loro strade avranno 'illuminazioni' e 'conversioni'. Tanto belle, queste cose, che 'convertire' diverrà ben presto la missione principale (in ossequio alla chiusa ricordata di Matteo). Essere pastori delle Sue pecore, perfino questo vien detto a uno di loro. Qui la lingua non consente molti voli: arrivano metafore con ciò che si vede, cielo, animali, pane, natura.
COSA ERA QUELLA CHIESA. Dunque, cosa comincia ad essere quella primitiva chiesa sulla quale il fondatore aveva annunciato le sue intenzioni a Pietro? Se egli non esiste più, dopo la sua morte, è chiaro che essa sarà anzitutto ciò che testimonia della Sua persona e della Sua parola. Rinnovando una ipotetica, anche se entusiastica, presenza del Suo corpo i primi seguaci di quel nuovo insegnamento non fanno che 'sentirsi' all'unisono con lui come se Egli fosse ancora tra loro. E difatti, la Messa questo fu. Sentirsi ancora in comunione con Lui, mediante le parole del ricordo e gli atti (comunione con il suo corpo, espressa mediante l'eucarestia). Quegli uomini, a partire dai primi secoli dopo la sua morte, si innamorano dell'idea di costituire una Chiesa come corpo mistico della sua persona. E quella diffondono, come messaggio, seppure con altre parole. Così noi, benché moltitudine, formiamo un sol corpo in Cristo (Lettera ai Romani, 12, 5). L'unione ipotetica, agognata, di tanti uomini con il suo corpo. Cose certamente astratte, se viste con gli occhi di oggi, ma allora in grado di conquistare uomini che avevano bisogno di ideali e di valori certi. Prolungamento di Cristo, nello spazio e nel tempo, diremmo semmai 1950 anni dopo. Cose che la memoria spesso fa morbose, invasive, poco raccomandabili. Per quell'epoca sono viceversa princìpi talmente alti e pregnanti da far riunire gli uomini in speciali riunioni che verranno chiamate 'concili'. Nel frattempo, si sono fatte strada le idee-guida che formeranno base per la dottrina. Tra queste, l'universalità della missione. Quell'incarico dovrà esplicarsi in direzione di tutti. E così, ecco che quella chiesa diviene ben presto 'universale'. Per dirlo, si trova anche una parola.
Catholikos. Allora, se riguarda tutti ed è universale, tutti comprendiamo come quell'incarico fondi una sola chiesa e non varie. Non che gli esponenti di 'idee diverse' non potessero avere ragione o non fossero nel caso molto intelligenti. Ma quello che non possiamo nemmeno discutere è che essi non avrebbero fondato un'altra chiesa.
FAQ. Cosa vuol dire? Se avessimo inteso 'chiesa interiore' di ciascuno non va bene? No. Assolutamente no. Per 'chiesa' si intende solo 'assemblea generale', e dunque riferendosi a tutti non può che esistere un'unica comunità che costituisce un'unica chiesa. Sarebbe stato davvero grave e assurdo, per chi 1800 anni fa si impegna in questa missione, osservare il libero formarsi di sette e di correnti dissociative. L'incarico era solo quello testimoniato quella prima volta dai Vangeli.
FAQ. Dunque, ogni dubbio che ruolo avrebbe avuto? Soltanto quello di dover capire, se non si è compreso o se non si conosce l'insegnamento. Ma non può essere tale, 150 anni dopo la morte di Gesù, da farmi costituire un'altra chiesa. A questo punto, nessuno ne avrebbe gli strumenti. Così come può dire 'sciocchezze' o fare 'chiacchiere' un concilio ufficialmente convocato può anche dirle Tommaso o chiunque altro. La chiesa resta quella proclamata una volta sola e per tutti da quei passi dei Vangeli. Il messaggio riguarda una sola chiesa, che è quella di chi si affida alla credenza che esista un 'regno dei cieli' che diventa ora 'quello del Signore'. Ore 14.10 del 12 luglio 07 - CONTINUA
DENTRO IL PROCESSO DI DISGREGAZIONE. Come sempre, i problemi iniziarono quanto più si accrebbero dizionari, numero di uomini sulla Terra, istituzioni, centri di potere. Se tutto fosse rimasto al tradizionale, originario ricordo informale 'nelle case' noi avremmo ancora oggi tante commemorazioni pure e semplici, unificate quanto può esserlo una comune colazione o la visione di alcune immagini presso tutti i televisori del pianeta. Viceversa, la nascente differenza di concezioni e insieme la nascita di strumenti culturali diversi presso diverse comunità contribuì al crescere di una differenziazione che annullò il 'sentire' originario per far convergere gli interessi sulle strutture e sulle gerarchie. Le parole una, santa, cattolica, apostolica restarono intento, nella semplice ri-proposizione mnemonica non corroborata (mai) dalla realtà. L'autorità (inutile, retorica) dei concili che vanno sotto il nome di Nicea, Costantinopoli e compagnia varia serviva a porre una barriera contro le prime 'teorie libere', senza potere - all'epoca - comprendere in quale regno dell'irrealtà si fosse piombati. Avendo molte idee preso a circolare con una certa libertà, si dovette stabilire alcune certezze in merito ai dogmi loro (al contrario, colossali fandonie) della Trinità, della Madre, della incarnazione del Verbo divino e fantasie enumerando. Più passavano i secoli, più fantasie venivano ad applicarsi all'originario testo biblico (che mai parlò di Trinità e alla madre di Gesù dedicò soltanto un breve accenno). Soprattutto, il dogma delle due nature (il maggiore equivoco di tutta la storia) funzionò come un pesante macigno. Il movimento cristiano fu vivificato e dignificato soprattutto dal monachesimo, al quale tutta l'umanità avrebbe dovuto erigere ben altri monumenti e ringraziamenti. Nei centri, la vita diventò 'politica'. Vedasi la clamorosa instabilità del papato, in tutto il primo Medioevo. Vedasi la lotta con l'Impero. Come al solito, gli uomini più complicavano le cose - arricchendole di una cultura varia - più andavano incontro a una serie inevitabile di problemi, connessi in particolar modo alla creazione di troppi centri. La nostra stessa condizione, nel frequente e quotidiano uso di milioni di parole, è in fondo un veleno consegnato alla intera specie poiché manda alla rovina la semplicità e la purezza di qualsiasi inizio e di qualsiasi principio. Il 'culto' sarebbe come una 'coltivazione'. Viceversa, finisce per diventare strumento di speculazione. E così fecero anche gli uomini del Medioevo, imbastendo una infinita speculazione filosofica su quale fosse realmente la natura di Dio. Imbevutisi di una falsa concezione (l'essere, anziché una legge che determina) premiarono l'intelletto che porta alla ragione e subirono una pericolosa fascinazione linguistica che trasformò l'originario e scarno dettato biblico facendone un inutile oggetto di dibattito e conferenza. In Oriente eccessivo fu il peso conferito alla liturgia, quasi che la vita quotidiana non offrisse essa stessa degli spunti per un'eucarestia nei fatti. Quello che poi avrebbe potuto svilupparsi nei termini del dialogo tra diverse comunità divenne, per via politica, un motivo per dividersi. Non lo fu mai, prima di quella fatidica data del 1054. L'episodio del 15 luglio, la reciproca scomunica a lungo ricordata (un cardinale che depone sull'altare di S.Sofia, a Costantinopoli, l'atto di scomunica contro il patriarca Michele Cerulario esortando poi altri vescovi a dargli fuoco, cosa che sarà fatta il giorno seguente) valse come sempre a chiarire che da entrambe le parti volevasi mostrare muscoli e la forza per farlo vi era tutta. Già da quel giorno, se non prima, avreste potuto domandarvi cosa questi atti abbiano a che vedere con l'originario messaggio. E non a caso ho voluto iniziare la pagina ricordando quello. Quando noi parliamo di chiesa dovremmo sempre pensare che essa sia precedente al diffondersi stesso della civiltà. L'Islam addirittura giunse a situare il Corano fuori dai tempi, e non aveva del tutto torto. Proprio le vicende cristiane dimostrano quanto utile sia sottrarre le cose sacre al contingente, alle menti umane, ai desideri, alle ambizioni di chi se ne appropri per motivi puramente egoistici. Quando gli uomini avrebbero dovuto pensare a pregare, i pontefici di Roma per qualche secolo si succedevano con una frequenza che potrebbe ricordare quella dei capi di governo italiani dal 1948. Testimoni dell'epoca narrano che a Bisanzio si ignorasse perfino il loro nome. Possiamo immaginare quale tipo di distanza separasse i due mondi già gravati dalla scomparsa dell'originario Impero Romano. Facciamo il digiuno il sabato? Ah, noi non ne vogliamo sapere. Il battesimo come si deve fare? Noi lo facciamo in questo modo. Il canto? Ma noi non cantiamo più tanto. Insomma, mentre il latino si faceva via via meno centrale, a Oriente la liturgia si allontanò sempre di più. Cose, d'altra parte, facoltative. E possiamo comprendere come, senza fax e telefoni, tra il VII° e il X° secolo non si fosse stabilito un gran dialogo tra Roma e Bisanzio.
FAQ. Ma come si sviluppò la prima divaricazione fondamentale? La prima grande rottura ebbe motivi fondamentali nella teologia Scolastica, che rimase piuttosto incomprensibile in quell'Oriente dove non si faceva filosofia ma si guardava piuttosto ai decreti che venivano dai concili e alla tradizione. In altre parole, mentre da noi si faceva strada la ragione di chi ama fare discorsi da loro continuavano a guardare alle cose belle di testi già scritti. E questi ultimi dicevano che la 'nuova filosofia' nulla aveva a che vedere con la Bibbia. Qui, naturalmente, dobbiamo scorgere dissensi suggeriti dall'evoluzione stessa. Nel territorio della odierna Turchia la dialettica non aveva mai invaso le menti intellettuali, nemmeno nella lingua. E infine sussisteva una differente concezione politica, che già abbiamo visto (vedi Memoriale delle annate) nel basileus. Da noi era stata la Chiesa a tentare una civilizzazione. Da loro tutto ruotava attorno all'Imperatore. Facendo queste strade, è naturale che gli anni facciano scemare la considerazione che l'una autorità avrebbe nei confronti dell'altra. Ma per spiegare ancor meglio le cose, che non sono così libresche come molti continuano a spiegarle, potremmo raccontarle in questo modo: due territori, tra loro distanti, ebbero una passione comune ma purtroppo mai riuscirono a unificarla.
FAQ. Perché uno dei due venne chiamato 'ortodosso' se proprio esso teneva in particolar modo all'unità? Ma 'ortodosso' non è mica contrario di 'unità'. Ortodossia significa 'retta via'. Noi non potremmo mai sostenere che i cristiani d'Oriente, nel 700, fossero meno cristiani di quelli d'Occidente. Come al solito, la storia agisce in sede postuma. Soltanto in seguito valse l'uso di considerare la Chiesa d'Oriente ortodossa. In verità, si tratta solo di etichette. Se essi cantavano nella loro lingua, che differenza vi sarebbe mai stata? Le crescenti culture nazionali, allora in germe, facevano 'storia' molto più della preghiera di un singolo. Noi parliamo di storia come se fossero fatti scolpiti più in alto di altri, ma chi s'interessa di una dottrina dovrebbe dedicarvi pochi attimi. Come si vide in quel 15 luglio, i problemi venivano solo da basse schermaglie. Ma tra noi chi ci ha creduto veramente si è sempre alimentato della preghiera e del raccoglimento recitato. E' come se un ragazzo vedesse suo padre interrogato dalla polizia e poi processato per qualche piccolo reato. Questo non vuol dire che non debba amarlo in quanto suo padre. Ore 17.00 del 12 luglio 07 - CONTINUA
L'APPORTO DEL DIZIONARIO. Ogni Chiesa locale avrebbe sì dovuto rappresentare il suo originario fondatore, le cui gesta restavano scolpite nel testo biblico. Ma la solita, inevitabile dispersione le allontanava sempre di più. Certo, se avessero avuto strumenti per parlarsi e facilità di trasporti queste cose non sarebbero accadute. I nostri manuali di storia, in fondo, parlano di epoche in cui chi ci precedette sulla Terra non solo non aveva i nostri mezzi ma non poteva nemmeno comprendere la propria condizione. Chi mai avrebbe indetto una riunione per discutere di quel 15 luglio? Mondi lontani, facenti ormai capo a lingue molto diverse. E quando arrivano problemi, ciascuno si ripiega su se stesso senza pensare che a distanza altri potrebbero averne di simili e allora si potrebbe quanto meno parlarne (quando li si ha, ma stando attenti a tacere quando problemi non compaiono). Le comunità con rito orientale non avrebbero dovuto separarsi, se avessero avuto una mente 'padrona della situazione'. In questo caso, i legati degli uni avrebbero acquisito gli atti degli altri e insieme ne avrebbero concordato una composizione. Guardate quanto siamo già lontani, nel 1054, dalla vita di Gesù. Qui non si parla più di 'fatti straordinari', di 'apostolato', di 'entusiasmi nascenti'. Nell'XI° secolo siamo già nel pieno della liturgia, recitata e cantata. La Messa, con il suo corredo di disposizioni 'a latere', ha già preso il sopravvento in un senso imperialistico. Alle autorità importa di avere un ruolo centrale, che imponga editti e decreti. Mai e poi mai le une si curerebbero di dialogare con altre distanti 3.000 o 7.000 km. Ciascuna parla una sua lingua, che porta anche una diversa concezione politica delle cose. Epoca di Imperi. A questo punto, dieci secoli dopo Gesù le chiese d'Oriente non si avvedono della gravità di quell'atto di rottura, in seguito al quale culture autoctone - non di rado permeate di termini e idee protoislamici - cominciano a prosperare svincolate dal'autorità centrale romana. E così si fa strada quel non riconoscimento. Sarebbe costato? Certamente sì, alle menti dell'epoca. Ma il prezzo fu pagato in tutto il tempo a seguire. La lingua non aiutò la reciproca considerazione, perché in Occidente l'ortodossia (che in fondo era un gentile omaggio) diventò pian piano 'scisma'. E da lì il passo a considerare i fratelli d'Oriente 'scismatici' fu breve. L'ignoranza era in fondo la medesima di chi ancora oggi definisca gli Arabi islamici 'beduini', con epiteto spregiativo. Eppure, se ci pensate bene, è un prezzo che ha pagato tutta l'umanità. Se infatti si creano parole spregiative è proprio perché non siamo rimasti con un'unica cultura. Più il seme della cultura si moltiplicava, più il genere umano diventava competitivo e bastardo. Bastardo al punto da coniare neologismi per definire il proprio potere e i propri privilegi, come non bastasse più quella parolina delle origini e fosse più 'chic' averne una più altisonante. Per converso, ti curerai anche di squalificare gli altri (come in fondo, si cominciò a fare a partire dalla definizione di 'barbari'). Ogni volta che arrivava un nuovo contributo, erano privilegi per gli uni e guai per gli altri. In fondo, come vedersi gratificati di una posizione nella Top 100 dei singles, prendendo in giro chi non vi entra. Mai distanza fu più feroce di quella apportata dai dizionari delle singole culture rispetto a quella unica e originaria della Bibbia. E sì che crescevano, di numero, le traduzioni cfhe si facevano in tutte. Eppure, non bastò. Se le singole culture avessero davvero dignificato la Bibbia come unico documento di riferimento del sacro quest'oggi i discorsi dei sacerdoti li faremmo tutti perché avrebbero la stessa pregnanza che hanno l'anatomia del corpo umano e la grammatica della lingua inglese. Invece, i secoli passarono invano. E così, più la Bibbia veniva tradotta più l'intera dottrina - non più al passo con la nostra evoluzione - finì per divenire 'letteratura'.
FAQ. Insomma, la Bibbia non diventò mai una grammatica? Esatto. Soltanto divenendo 'grammatica' sarebbe stata teoria unificatrice. Arrivati viceversa i secoli dei lumi, e scoperte le grandi meraviglie (elettricità, nucleo atomico, velocità nello spazio, trasporti), tutto tornò ad essere quella semplice carta da stampare. Ancora oggi, se io dormo in un motel del Canada o degli Stati Uniti, trovo sul comodino una traduzione inglese della Bibbia. L'assurdità sta nel fatto che nella camera accanto, anziché una famiglia stesa sul tappetino a pregare, mi arrivano i gemiti di una coppia che fa l'amore dopo aver guardato una soap opera. Nessun territorio più di quello nordamericano, scoperto e colonizzato quando il bello era già lontano, ha patito le contraddizioni dell'epoca moderna. Ed è ridicolo che gli Stati Uniti abbiano in proporzione il maggior numero di predicatori televisivi.
FAQ. Ma la Chiesa, restando unita, come avrebbe dignificato quella grammatica? Nessuno ha mai potuto dignificarla. Ancora due o tre anni fa (durante la stesura di Memoriale!) ricordo che il governo italiano, dopo un appello firmato da tante persone note, deliberò alla chetichella un decreto che avrebbe dovuto spingere le scuole a dedicare più tempo alla lettura della Bibbia. Parole inutili: la Bibbia è sempre più lontana dal nostro tempo. Proprio oggi (a Memoriale terminato da quattro anni!) ho visto in un settimanale la foto del nostro giornalista più cattivo mentre riceve l'ostia della comunione, durante una messa di funerale. Da ridere. Ancora l'anno scorso, uno dei membri dei Rolling Stones fece un annuncio in tal senso che pareva una barzelletta. Queste persone non capiscono che se io incido una cosa come 'Paint It Black' o 'Satisfaction' vivo già in un'altra epoca. Il tempo per la unità delle varie Chiese è già scaduto da centinaia di anni. La Chiesa, se non fosse diventata 'tante Chiese', avrebbe avuto un diverso impatto sulla nostra vita perché sarebbe proprio come una 'scuola' senza tempo. Ma più la cultura si è arricchita e diversificata più questo ha comportato anche per essa un processo di disgregazione.
Ore 17.45 del 12 luglio 07 - CONTINUA
AL CULMINE, MA SENZA UN VERO RIMEDIO. Tutti sanno, comunque, che il vero culmine della disgregazione avviene all'inizio del XVI° secolo. Innumerevoli le teorie che cercarono di interpretare gli atti di Lutero, tentando sia di inquadrarne la personalità sia di capirne i motivi. Io direi che invece siamo davanti a una di quelle tappe che necessitano di un numero sempre minore di parole. Quando gli uomini fanno gesti grandi o rivoluzionari, dobbiamo semmai ringraziarli. In loro alberga senza dubbio un fuoco più vivo di altri. Quello del riformatore tedesco fu un intento suggerito, naturalmente, dal desiderio di rompere un monopolio che gli pareva eccessivo (e non era il solo). E le sue idee erano tutt'altre che sconcertanti: dire che basta la fede, che la vera Chiesa di Cristo è quella invisibile, che non serve invocare i santi o pregare i defunti, che le indulgenze sono uno scandalo non è una cosa trascendentale. In fondo, Lutero può considerarsi un anticipatore di Memoriale. Ma gli mancava quel distacco che avrebbe fatto un grande scienziato o un elaboratore di una sua visione del mondo. Dopo tutto, si mosse anche lui sul solco già tracciato. E i risultati, buoni dal punto di vista della diffusione, non furono altrettanto soddisfacenti nel senso della teorizzazione. Considerando la figura di Lutero, noi dovremmo da una parte congratularci con lui per la conquista di un gran numero di adepti ma dall'altra osservare che nessun passo avanti fu fatto sul piano puramente religioso. Quella di Lutero fu, insomma, una mossa ancora 'entro il solco'. Probabilmente, l'idea sua più 'avanzata' fu sostenere che la Tradizione fosse soltanto un prodotto umano. A questo, naturalmente, avrebbe dovuto seguire una sua presentazione differente del mondo (quale quella da me operata con Memoriale). Egli si limitò invece a contestare alcuni dogmi, limitando il rito e la prassi. Facendo in questo modo, crei un pochino di clamore e magari ti procuri un posto nei libri di storia ma non cambi l'organizzazione. Anzi, dai modo a questa di replicare perché in fondo è come lasciare una parte di Babbo Natale a chi vuole ancora crederci. Lo stesso nome (Protestanti) fa pensare più a una reazione interna che a un'autonoma dottrina con approdi esterni. Come nel caso degli Ortodossi, anche qui constatiamo un grande limite di tutto il movimento: la sua dispersione. Se quelli ebbero e hanno tante sezioni 'autocefale' questi videro la protesta originaria prendere tante diramazioni, che alla fine ridussero l'unità originaria del rito. Soprattutto, venne quasi 'secolarizzata' la figura del sacerdote, che nel ruolo di pastore si venne riconosciuto in tanti casi (e senza una regola certa) il diritto a contrarre matrimonio. Questa finì per essere la differenza portante di tutto il movimento, e valse a tenerla molto distante dal cattolicesimo romano. Ancora oggi, se io parlo con un pastore protestante in tanti casi mi sembra di parlare con un funzionario di un ufficio o con un intellettuale del luogo. Egli, mediamente, si dimostra in realtà più intelligente della media dei sacerdoti cattolici ma la sua figura dal punto di vista ecclesiale è molto dubbia.
FAQ. I Protestanti come si possono definire? Io li definirei 'una scommessa mai veramente vinta'. L'etichetta poi è talmente generica e vasta da farvi rientrare sette e perfino signori tranquilli che se ne stanno a casa propria impiantandosi semplicemente una definizione (penso ancora agli Stati Uniti d'America). Nel nord Europa sono una realtà stabile, forse fin troppo.
FAQ. Era un affronto? Lo era. Il movimento Protestante fu la prima religione 'non tradizionale' della storia. Il suo avvento, che è contemporaneo alle grandi osservazioni e scoperte astronomiche, fu paradossale più che benefico. Esso, in sostanza, creò un grande 'rumore' senza ottenere effetti pratici che andassero oltre la creazione di cellule autonome che interpretavano la Bibbia a modo loro. Una cosa riprovevole, dal punto di vista canonico. Io qui ragiono da tutte le angolazioni, proprio perché parlo di questioni che vanno considerate dal punto di vista loro e non da quello laico. Alla società secolarizzata importava poco che a un certo punto arrivassero dei Protestanti. Agli altri Cristiani invece avrebbe dovuto fare una grande impressione. Ore 18.25 del 12 luglio 07 - CONTINUA
IL SOGNO DI UN'UNICA CHIESA, ANCORA ENUNCIATO INVANO. L'occasione per la presente pagina mi è stata data proprio da uno degli infiniti interventi del Vaticano tendenti a tenere distante il movimento Protestante, ma con esso anche tutte le altre spinte (ufficializzate con nomi vari) che tengono in piedi riti e discorsi esterni alla dottrina sociale della Chiesa Cattolica. Si definisce tutto questo 'relativismo', considerandolo un prodotto spurio e incontrollato di impulsi non guidati dalla fede e tesi piuttosto a uno sfruttamento egoistico della modernità. Peraltro, ho già parlato del fenomeno nella pagina 'finedellechiese' e ritengo di essere stato tra i primi (se non il primo) a usare quella parola. L'attuale papa, nel ruolo di cardinale, emanò nel 2000 un documento molto discusso che passò sotto il nome di Dichiarazione. Esso fa presente come non tutte le Chiese esistenti al mondo possono considerarsi equivalenti, ribadendo in tal modo la centralità, il primato e l'unicità della Chiesa Romana quale depositaria e unica vera erede del messaggio cristiano (quello trasmesso dal fondatore, mediante la Bibbia). Questo documento, dal punto di vista laico, non può naturalmente essere preso in considerazione (tanto più dopo la rivelazione di Memoriale). In esso si affermano tesi (come quella della salvezza) ampiamente superate dalla storia. Dal punto di vista ecclesiale, invece, esso risulta ancora di un certo interesse proprio perché ha il merito di non scostarsi da quello che ciascun 'convertito' alla Chiesa Cattolica avrebbe dovuto pensare, da sempre. In questo senso, per un'organizzazione universale non avrebbero dovuto esistere limiti temporali. Così, se avessimo valutato in senso negativo una conversione al nestorianesimo tanti secoli fa, in modo non differente dovremmo comportarci oggi nei confronti di qualsiasi confessione religiosa con teorie differenti da quella cristiana originaria (che è ancora e sempre la Chiesa Cattolica). Il problema semmai (perfino dal loro punto di vista) sarebbe: quante delle teorie sostenute dalle autorità centrali della Chiesa Cattolica discendono direttamente dalla Bibbia? Una volta accertato che ve ne sono di autonome, che dalla Bibbia non discendono, dovremmo semmai essere più 'monarchici' del monarca e dunque avremmo dovuto ribattere al cardinale Ratzinger che nemmeno la Chiesa Cattolica rappresenta(va) più la purezza delle origini (e non può, come sappiamo, perché non esiste più). In questo senso, dunque, nessuna Chiesa oggi può avere un'esclusiva che valga a porla al di sopra delle altre. Se restiamo nel solco, quello che dico in cima alla pagina vale ancora: la Chiesa di Gesù resta e sarà sempre quella inaugurata per successione diretta da Pietro. Le altre hanno il valore che voi volete conferir loro (civile, sociale ecc.) ma non sono quella Chiesa. Se invece applichiamo un pensiero globale, allora dobbiamo ragionare in un modo diverso. Lo vediamo alla fine, dando - come al solito - una conclusione a tutto questo discorso. Prima analizziamo, punto per punto, la Dichiarazione del 2000 e aggiungiamo un paio di note a quella più recente dei giorni scorsi. Ore 19.03 del 12 luglio 07 - CONTINUA
1) Purezza e definitività della rivelazione di Gesù Cristo. Si contesta che la rivelazione cristiana possa essere complementare ad altre e si riafferma che unici testi ispirati, seppure intrisi di mistero, sono quelli dell'Antico e Nuovo Testamento. In essi parlerebbe Dio. Concetti, tutti, superati. Ma, insisto, è legittimo insistere sul fatto che l'una non può essere complementare all'altra (se in questo ricadete, operate il cosiddetto 'sincretismo'). O abbracciate l'una o abbracciate l'altra. In altre parole: non potete dire che 'siete cattolici praticanti ma abbracciate il buddhismo'. Se è questo che il cardinale intendeva dire, sia benvenuto questo primo punto. 2) Logos incarnato e Spirito Santo nell'opera di salvezza. Questi concetti, completamente destituiti da Memoriale, non esistono più. Il cardinale, come tutti gli altri, non aveva compreso cosa fosse il Verbo e a questo punto tutte le teorie che vi ruotano attorno decadono da sole. 3) Unicità e universalità del mistero salvifico di Gesù Cristo. Questo punto è apprezzabile, nel suo significato dogmatico, perché riafferma che la Rivelazione è solo quella cristiana. Da approvare, fatta eccezione per la storia della salvezza. Fu una colossale 'montatura' dei primi Cristiani sostenere che l'avvento per reincarnazione e infine la resurrezione fossero finalizzate alla salvezza degli uomini. 4) L'unica chiesa di Cristo sussiste nella Chiesa Cattolica (con riaffermazione separazione altri battezzati, seppure accomunati per solidarietà ai cristiani). Qui compare un bel verbo (sussistere) che poi sarebbe tornato sette anni dopo, perché lo abbiamo visto anche nelle note di qualche giorno fa. Qui faccio io l'aiutante del cardinale nello spiegar meglio quello che egli intende dire. Perché 'sussiste'? Perché non ha mai cessato, in tutto questo tempo, di essere la chiesa di Gesù. Se voi accedete all'idea (enunciata in questa pagina) che altra Chiesa non avrebbe potuto esserci, concluderete che quel primato non ha mai avuto una crisi (a prescindere dal numero di fedeli conquistati da altri movimenti). Nemmeno con le riforme (parziali e non decisive) del Concilio Vaticano II, ha giustamente sottolineato la nota dell'altro giorno. E' invalso l'uso di attribuire ai lavori dal 1962 al 1965 un significato innovativo che va al di là di quello originariamente inteso. Un'istituzione che andava incontro al mondo contemporaneo ebbe il merito di riconoscerlo, organizzando una lunga sessione di interventi. Mai furono toccati i princìpi che stanno alla base della sua dottrina. 5) Chiesa, regno di Dio e regno di Cristo. Qui si opera una sorta di ri-canonizzazione di una Trinità, affermando che le tre cose non possono essere disgiunte e vanno viste insieme. Ma poi si fa un understatement che non ha il dono della chiarezza. 6) L'attributo della salvezza, conferito all'opera in terra di Gesù, è completamente errato. Lo ribadisco, affinché non si disperda il contenuto di ciò che ho scritto nelle altre pagine di questo sito. L'insegnamento di Gesù NON HA a che fare con la salvezza degli uomini. Questo è un dato che va anch'esso formattato, se qualcuno di voi lo ha ancora in testa.
CONCLUSIONE. Questo paragrafo finale serve a condensare il senso di tutta la pagina in una sintesi.
In tutti i secoli passati, sarebbe dovuta esistere un'unica Chiesa. Le Chiese, qualsiasi Chiesa, al pari di una società commerciale o di un'istituzione valgono e hanno riconoscimento sociale in quanto esistono e operano nella società. Chiunque si dissoci dal loro operato è libero di allontanarsene, ma non di creare una struttura che di quella originaria prende il nome. La Chiesa di Gesù fu ed è sempre stata quella istituita da lui stesso nel corso degli eventi narrati dalla Bibbia, quella successione di pratiche e di uomini che prese avvio da Pietro dopo la morte del fondatore. Altra Chiesa non avrebbe potuto esserci: pur avendo un suo significato, sarebbe stata un'altra Chiesa. L'evoluzione portò sviluppi nuovi e almeno un paio di sostanziali divaricazioni (sociali più che religiose), dieci e poi quindici secoli dopo la morte di Gesù. Frutti sia della diversificazione delle culture sia della moltiplicazione di centri di potere (questi sì equivalenti, in quanto struttura). Quest'ultima parentesi vi dice il senso più profondo di questa conclusione: affermare che l'unica Chiesa di Gesù è la Chiesa Cattolica non vuol dire aderire a quanto affermano o fanno le autorità che la prepongono nella suddetta successione ma restare nel solco della istituzione osservando riti e pratiche da essa conservati nel tempo. In parole povere: essere cattolici non vuol dire essere d'accordo con tutto quello che dice il papa o un cardinale, ma vuol dire osservare le pratiche tipiche di quella confessione rispettando l'interpretazione biblica data da quella tradizione.
Ora, ai primi del secolo XXI° tutte le Chiese cristiane dopo la rivelazione di Memoriale si estinguono al semplice vostro comprendere il significato vero di dio (antecedente alla venuta di Gesù in Terra, e dunque differente da quello che a partire dai primi secoli della redazione biblica fu inteso). Questo però non vale a far cessare la vita dell'organizzazione, che essendo politicamente sovrana potrà cessare soltanto in virtù di una dichiarazione operata da se medesima (=qualsiasi organizzazione riconosciuta socialmente, e dotata di un suo Statuto, cessa di esistere solo con la propria estinzione). Se la rivelazione di Memoriale fosse stata fatta da un membro della organizzazione (papa, cardinale, vescovo, diacono ecc.), essa verrebbe soltanto riformata. Essendo invece stata fatta da un laico (Claudio Monetti) con essa l'organizzazione si estingue per voi tutti (autorità religiose comprese) autonomamente, cioè con la vostra semplice consapevolezza che i contenuti dell'insegnamento da questa trasmesso non erano interamente veritieri. Da questo momento, non è più un argomento dunque nemmeno l'unità di organizzazioni che essendo basate su una parola valida soltanto in passato non possono più mantenere l'insegnamento del loro fondatore. Entrate in un nuovo mondo, che insegna altre cose. Erano le 19.45 del 12 luglio 07.
Ultime modifiche alla pagina il 13 luglio 07