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Se sei capitato qui improvvisamente, ti ricordo che nel Memoriale degli anni spiego la corruzione linguistica di cui parlo in questa pagina. |
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Per nove mesi ho tirato il carro, senza dar peso a chi remava indietro e in senso contrario. Ci sono fondati motivi che queste persone non abbiano capito per nulla la nostra trattazione e la riforma - più che secolare - apportata. Anche a scopo di tranquillizzare queste persone e tutti coloro che si sono preoccupati inutilmente, ho pensato di scrivere questa pagina sulla scorta degli avvenimenti più recenti. Prendo la collaborazione delle parole e delle frasi che abbiamo sentito e che tuttora sentiamo ripetere più spesso. 1. Che Iddio ci guidi Questa frase va bene, cioé si può dire perché rispetta il senso vero. Ma è ovvia, cioé non introduce informazioni. Si può infatti dire che dio ha sempre guidato, tutto e tutti. |
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Abbiamo detto che il senso vero (che è l'unico, come per ogni concetto che si unisca a una parola) è dato da una definizione di 17 parole. Questo significato esisteva già prima di 2500 anni fa, ed era il concetto autentico, cioé quello con cui il suono si fuse originariamente per dare questa parola quando ancora non esisteva. 2. Preghiamo Dio affinché mantenga la pace Questa frase non ha alcun senso. E' dettata da un'immagine sommaria, quella di chi per l'appunto ritiene che l'atto di recitare delle formule possa ingraziarsi la volontà presunta di un essere presunto. Siamo nel mondo delle favole, o dei sogni. Questa frase non si potrà più dire. 3. Fare una guerra santa nel nome di Allah Questa frase ha un senso ma non porta a sviluppi di alcun genere, perchè se si conduce una guerra basata sugli ideali il senso vero di dio presiede anche a questa guerra, cioé comprende anche le nostre azioni nei loro sviluppi. Perciò questa frase sarebbe come dire: 'Lavarsi in nome del lavaggio'. Quando riferiamo le nostre azioni al nome di qualcuno lo facciamo unicamente come ideale soggettivo. Ma le parole non designano un'idea nutrita dalla mente di ciascuno. Esse devono necessariamente indicare un concetto unico e valido per tutti, quale può essere un ombrello, la pioggia, il vapore, la neve, il martello, la metempsicosi. Se le riferiamo a qualcosa che può mutare di comunità in comunità (tanto che molti dicono sempre 'non è quello il vero Islam') significa che il concetto è inesistente, indefinibile. Si potrebbe anche fare una guerra nel nome dei rubinetti o dell'acqua pulita, ma non per questo sapremmo qualcosa di più sui rubinetti o sull'acqua pulita. 4. Obbedire a Dio Questa frase non è insignificante, ma è un'altra ovvietà. Il senso vero richiede che tutto vi obbedisca, così che il fatto di dire 'Lo rispettiamo' o 'Rispettiamo il suo volere' non porta a nulla. Se anche non lo si rispettasse, dio continuerebbe ad esserci e a manifestarsi. Per capire questo tornate al ragionamento sulla stufa: il fatto che una persona abbia una sua idea su un oggetto non influisce sulla natura dell'oggetto. 5. Chiedere perdono a Dio No, questo non è possibile. Un'altra frase che non si potrà più dire. Dimenticare ciò che si chiamava 'perdono'. Obiezione: ma se si ringrazia?! Ringraziare è 'rendere grazie' e in quanto atto di riconoscenza può applicarsi simbolicamente a qualsiasi cosa. Si può ringraziare una roccia per aver salvato la vita di un uomo che precipitava nel vuoto, si può ringraziare un'auto che con una strana carambola evita a un'altra di precipitare, si può ringraziare il fatto di avere un impegno esterno che ci distrae da una fatica a casa, ecc.ecc. Chiedere perdono no, non si può mai. Esistono le scuse, il rincrescimento, il dispiacere per qualcosa. Il perdono non esisterà più, poiché non esiste un ambito di salvezza e di ricompensa con cui si possa espiare ciò che non è bene. Se si potesse cancellare un danno arrecato o un crimine commesso semplicemente 'chiedendo perdono' sarebbe troppo comodo, tutti potremmo commettere reati di continuo perché poi magari ci sarebbe il perdono, non esisterebbero neppure sanzioni da parte della società. Il fatto di ravvedersi NON CANCELLA MAI il passato. Qui dovrà esercitarsi maggiormente lo sforzo degli ex-cristiani, che viceversa hanno abusato in tutti questi secoli di atti e di parole illusorie quali salvezza, confessione, espiazione, perdono, indulgenza. Se un uomo ha ucciso mio padre è ininfluente che venga a chiedermi perdono o che non venga. Ormai l'evento è compiuto. La nostra stessa memoria procede a prescindere, non distingue tra un atto per cui si è chiesto il perdono e uno che è rimasto senza conseguenze. Anche un reato (così come un atto di bontà o di eroismo) è espressione di dio, in quanto composto di una serie di cause convergenti verso l'attuazione di un obiettivo finale (in questo caso contrario al bene comune). Se il crimine rimane all'interno dell'essere umano come 'semplice volontà interna' è potenzialità e basta. Se questa volontà si esprime concretamente in un comportamento che dà luogo a un evento quest'ultimo è comunque espressione di dio, sempre e comunque. Altamente blasfema e priva di intelligenza la dichiarazione che spesso si fa di un 'disegno divino' ispirato a bontà e giustizia (lo ha detto Wojtyla anche di recente). Questo significa disegnare un Dio con la barba, con i capelli neri e con 90 di torace. Non ci siamo. La cancellazione TOTALE della frase 5 introduce in un nuovo mondo, in cui abbiamo bisogno di un tirocinio, di una nuova e lunga scuola-guida. Questo mondo si chiama intelligenza dell'evento. Quando è successo qualcosa, più che un giudizio morale dobbiamo abituarci a fornire un giudizio razionale. Dobbiamo accettare il fatto che quell'evento sia accaduto, poiché questa è la realtà. Essa si realizza nei riguardi di un soggetto individuale o collettivo, e non possiamo sapere fino in fondo quali siano le cause che l'hanno determinata. Ci sono molti casi in cui è il soggetto passivo a collaborare, o perché realizza una sua intenzione autolesionistica (che può anche celare una convenienza) o perché se la attira senza accorgersi. Per afferrare il concetto di dio è fondamentale proprio l'intelligenza dell'evento. Se utilizzassimo il perdono non capiremmo nulla delle varie questioni, che invece richiedono indagine razionale e freddezza. 6. Dio lo ha voluto Qui cominciamo a dire 'fuochino' (come nel gioco) a patto che non si dia a questa frase l'immagine che vi hanno dato il catechismo e il cristianesimo. Non essendoci questo essere superiore, la volontà va ricondotta esclusivamente all'azione e alle azioni dei singoli. 7. Ringrazio Dio per quel che è successo Ecco, qui possiamo dire 'FUOCO'. Questa è tra le frasi più alte che esistano nel dizionario di tutte le lingue del mondo e conduce dritta dritta al senso vero. E' una frase molto bella, che riunisce in sè il senso del pensiero individuale e di quello oggettivo della realtà. Non è un caso che l'illuminazione mi venne proprio da questa (vedi Commentary). Possiamo dire sempre la frase 7 senza tradire il senso vero. Naturalmente, più lo diciamo più ci riferiamo a un campo di significati e di indagine che andrà approfondito in futuro. Ecco un pensiero che unifica tutti gli uomini e tutte le cose della Terra (in una parola, che fonda l'intera realtà). Il fatto di ringraziarlo è soltanto un sentiero. Una volta recuperato il senso vero (e cancellati così 2000 anni di corruzione, che hanno portato a un essere soprannaturale che non c'è) faremo a meno dei ringraziamenti. 8. Sono contrario alla pena di morte, perché il potere di dare o togliere la vita è soltanto di Dio Qui andiamo di bene in meglio, questa è una frase ancora più alta della precedente. Abbiamo visto la 8 proprio nel file 'Commentary', quando abbiamo detto che la fecondazione è il segno più alto che esista. E' curioso che chi pronuncia questa frase in genere la intenda nel modo irreale della frase 2, e non si accorge invece di enunciare il teorema più bello, quello che porta alla non-esistenza di quell'Essere e all'esistenza di un altro essere, di cui la parola era originariamente portatrice. La parola 'potere' va intesa qui non come facoltà (altrimenti si potrebbe obiettare che è soltanto il seme a darla) ma come 'incontro' che presiede alla nascita e come 'evento' che pone fine all'essere venuto al mondo con quella nascita. Entro questi due poli estremi gioca una immensa fenomenologia che costituirà la scienza del futuro. Essi non hanno mezze misure: o l'essere nasce o l'essere muore. La nascita immette in un nuovo ordine, la morte porta via da quest'ordine. Ma il come e il perché sono sfumature sottoponibili alla nostra indagine, quell'indagine che prende forma appunto con la restituzione a dio del senso vero. Una volta recuperato quel senso non esisteranno più uomini che credono e che non credono, con culti diversi. Non si dirà più: 'Credi o non credi?'. Tutti si dirà dio con un'unica immagine, e finalmente la parola riacquisterà il suo patrimonio linguistico vero, quello che aveva in origine prima della costrizione che portò a una corruzione della parola... ... parola di Giovanni Monni Erano le 06.30 GMT del 20 settembre 2001 |
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