
Una vicenda poco edificante
Pubblicato
il 23 agosto 2003
Genesi di un pasticcio- Ecco come si è svolta questa incredibile vicenda. Seguite soprattutto le date e tutti i movimenti dei protagonisti.
12 aprile 2003 - Nella partita Catania-Siena, i toscani schierano in campo Luigi Martinelli nonostante questi non avesse scontato la giornata di squalifica del 5 aprile. Il Catania fa ricorso.
24 aprile 2003 - La Commissione disciplinare respinge il ricorso del Catania, mirante a ottenere una vittoria a tavolino, e conferma il risultato del campo, 1-1.
28 aprile 2003 - La CAF riforma il verdetto della Commissione e dà ragione al Catania, assegnando dunque ai siciliani una vittoria per 2-0.
22 maggio 2003 - La Corte federale, facendo seguito a una richiesta di alcune società, rovescia ancora una volta l'ultimo verdetto e ripristina l'1-1 del campo.
Ecco il punto focale. Quest'ultima decisione fa indignare il Catania e provocherà le reazioni anche politiche che abbiamo sentito in agosto. A noi, più che questo, stupisce l'altalena. Ditemi voi se si può concepire che si dia tre diverse sentenze nel giro di un mese, su una cosa semplice e chiara come una squalifica a un giocatore. Dobbiamo necessariamente concludere che neppure questi organi sportivi hanno una norma chiara e tassativa. Quel giocatore aveva scontato la giornata di squalifica o no? E' tutto qui. Un problema del genere dovrebbe risolversi con la stessa facilità con cui si effetttua una operazione di aritmetica, due più due fa quattro. Invece qui secondo una commissione fa cinque, secondo un'altra sei.
5 giugno 2003 - Il TAR di Catania accoglie il ricorso presentato dalla società siciliana e ordina alla Federazione Gioco Calcio di dare i due punti in più al Catania (sentenza che verrà accolta il 2 luglio dalla Federazione, dopo un tentativo infruttuoso con la Corte di giustizia di Palermo). Il 9 luglio un comunicato riconoscerà al Catania la riammissione in B.
9 luglio 2003 - Il Catania torna ufficialmente in serie B
Quindi,
diciamo che alla data del 9 luglio anche la Federazione Gioco Calcio
ha ufficialmente sancito il ritorno del Catania - che sul campo era
retrocesso - in serie B, a 46 punti. In teoria, per la quarta
retrocessa, si dovrebbe fare un ballottaggio tra Napoli e Venezia che
sono finite a 45.
Tutti
naturalmente restano sorpresi e si domandano cosa succederà.
Franco Carraro era comparso qualche giorno prima ma sulla vicenda era
stato evasivo. Le televisioni nazionali lo mostrarono mentre diceva
laconicamente ai microfoni: "Per ora... è così...
poi si vedrà". Perché Carraro ha detto quella frase
sibillina? E' chiaro che a questo punto la vicenda diventerebbe
complicata. Chi potrebbe mai decidere improvvisamente uno spareggio a
luglio, quando la gente è in vacanza e i dirigenti sono
già sul mercato? La cosa appare ardua, tanto più che di
mezzo c'è il Napoli, che nessuno vorrebbe vedere scendere in
serie C. Quella frase sibillina esce del tutto consapevole. Carraro
infatti è al corrente di un'altra vicenda parallela a questa,
ancora non del tutto conclusa. Quindi, la Federazione a questo punto
ha un'altra carta da giocare. Questa carta è un'altra partita
giocata dallo stesso Catania, che è in pendenza davanti al
giudice sportivo. Per vederla bisogna fare un passo indietro.
17 maggio 2003 - La partita Catania-Venezia finisce con la vittoria del Catania per 2-0. Qui è il Venezia a fare ricorso perché - sostiene - sarebbe irregolare la posizione di Vito Grieco, che doveva ancora scontare una giornata dal 4 febbraio scorso (nientepopodimeno). Perché si è creato questo caso? Come nel precedente, il giocatore in questione ha giocato una partita con la squadra Primavera. Ecco il nodo della questione, che tanto ha creato grattacapi agli organi sportivi. Questi signori si trovarono lungamente a dibattere, perché evidentemente furono costretti a interpretare (ecco la famosa interpretazione della norma!) un regolamento che in questo caso non è molto chiaro. Solo così si spiega come passino da una sentenza in un modo a una sentenza in un altro.
Allora, prima esigenza per il futuro: avere, se non la si ha, una norma chiara, perché comunque o sbagliava l'una commissione o sbagliava l'altra.
19 giugno 2003 - La Commissione disciplinare respinge il ricorso del Venezia, confermando il risultato del campo, cioé la vittoria del Catania.
A questo punto però il Catania è già in B, perché (vedi sopra) un TAR ha già riformato la decisione della Federazione. Quest'ultima si trova dunque con un asso in mano, che è quest'altra vicenda. Con questa infatti la CAF ha in mano le sorti del Catania. Qui gli uomini fanno i loro calcoli e diventano astuti. La CAF tarda un pochino in modo da emanare la sentenza a ridosso delle date canoniche (iscrizione società e calendari) di fine luglio. E così la sentenza arriva il
16 luglio 2003 - E' nella serata di questa caotica giornata (con altri interventi TAR, in un caos indescrivibile) che scoppia la bomba, La CAF stavolta annulla la precedente sentenza della Commissione e accoglie il ricorso del Venezia, con la conseguenza che togliendo tre punti al Catania come d'incanto lo si rimanda in C e si risolvono tutti i problemi. Seguiranno giorni tempestosi, in cui il sentimento di tutti sarà la solitudine. Una solitudine devastante sia per gli organi federali, che pure manovrano per legge queste vidende, sia per le società che sballottate tra sentenze e scadenze si dibattono in una frustrante impotenza. Questa porterà alcune a fare il passo clamoroso, rivolgendosi al TAR (cosa che per la regolarità dei campionati non si era mai fatta).
16 luglio 2003 - Il Catania ritorna ufficialmente in serie C
Tuoni e fulmini della città, con il seguito che sappiamo.
Problema:
si poteva fare, in base a legge? Secondo Memoriale non si può
(senza necessità di decreto, dunque). Le società di
calcio sono state legittimate come società per azioni con fine
di lucro dal 1996, con tutta la normativa del diritto commerciale. E'
chiaro che se c'è un dissesto finanziario, una cattiva
amministrazione o reati nella gestione amministrativa, interviene
normalmente la giustizia ordinaria. Lo stesso varrà per cause
come le querele per diffamazione o quelle vertenti sulle relazioni
interpersonali. Per tutte le questioni che riguardano la
regolarità dei campionati (squalifiche, ricorsi su
irregolarità, decisioni sui risultati e sugli arbitri ecc.) si
è sempre inteso sottrarre la materia alla giustizia ordinaria,
per motivi evidenti. Anche un bambino capisce che le vicende del
gioco non possono generare diritti soggettivi o interessi tutelabili
davanti a un tribunale. Chiunque, per un rigore contestato, andrebbe
dal giudice. Pensate se si potesse fare, in tutti gli sport. Sarebbe
un caos continuo. Il gioco ha da essere accettato, con tutte le sue
componenti che come tutti possono anche sbagliare. Questo dovere di
accettare le regole del gioco, rivolgendosi soltanto ad organi
appositi di giustizia sportiva, era sempre stato rispettato da tutti
con la 'clausola compromissoria'. Questa volta, per una decisione
contestata della giustizia sportiva, il presidente del Catania ha
osato fare un passo clamoroso e violando quella clausola è
andato in tribunale. Soltanto il mondo del calcio annovera tra le sue file personaggi pittoreschi di questo genere, che ne dicono 'una al giorno' e talvolta ne fanno pure. Il caso di Luciano Gaucci è talmente particolare che non vale la pena neppure assegnare un'icona.
Non
poteva farlo, questo è ovvio. Qui basterà un semplice passo della normativa. Bastava
andare alla legge stessa che istituì i TAR (1034/1971), che
agli art. 2, 3 e 4 regola giurisdizione e limiti. Secondo questa
legge i Tribunali amministrativi giudicano controversie sulla
legittimità di un atto amministrativo che abbia leso un
interesse legittimo. In genere, atti della Pubblica Amministrazione
nello svolgimento di procedure, dunque il giudizio sulla
regolarità degli atti.
Questi tribunali
giudicano tutte le attività? No, secondo la legge n.1034 non
possono trattare cause per le quali è già stabilito il
ricorso all'autorità giudiziaria ordinaria o altro organo
speciale. Qui l'organo speciale e riservato c'era, e dunque non
vediamo come i TAR potessero e possano emettere sentenze sui
campionati di calcio.
Tornando al nostro caso, quando è che si poteva? Quando si chiedeva autorizzazione agli organi federali stessi per uscire temporaneamente da quella riserva di giurisdizione. Altrimenti un presidente non può andare di sua iniziativa al TAR per farsi giustizia da solo. La Federazione Gioco Calcio non avrebbe mai dovuto prendere in considerazione quelle sentenze. Tuttavia, è chiaro che - presi di sorpresa - Carraro e soci non potevano fare finta di nulla. In questi casi, quando c'è una incompetenza per materia dovrebbe essere il tribunale stesso a eccepirla. Qui hanno agito motivi di campanile e carenze umane. Ecco un caso in cui si sente la mancanza nell'ordinamento di un'autorità centrale per i magistrati.
Gli avvocati naturalmente mi diranno che in questo caso rilevarono vizi formali, nella procedura. Ma il discorso non cambia. Se anche si potesse andare al TAR per un motivo di legittimità, mai - secondo le leggi - quel TAR potrà entrare nel merito, al punto da dire che la squalifica era stata scontata o da elaborare un altro calendario o da riammettere una squadra. Altrimenti si gioca con le parole e allora si potrà sempre dire che era 'legittimità' e non 'merito'.
Nel frattempo, elaborati i normali calendari di A e B il 31 luglio, quelle vicende del Catania si incrociano con lo scandalo delle fideiussioni false. Un giornalista del Corriere della Sera scopre ai primi di agosto che Roma, Napoli e alcune altre squadre hanno presentato tra i documenti di copertura del bilancio fideiussioni emesse da una piccola società finanziaria, talmente piccola da avere un capitale sociale nettamente inferiore al valore delle fideiussioni emesse. Il quotidiano fa un servizio sull'illecito. Scandalo generale. La società finanziaria esce allo scoperto e per bocca del suo titolare dichiara di non saper nulla di quelle fideiussioni, inoltrando denuncia contro ignoti (che, si afferma, avrebbero anche falsificato le firme di una persona dimessasi da tempo). Le squadre poi si dichiarano anch'esse all'oscuro e si costituiscono parte civile (cioé come danneggiati) nel procedimento giudiziario che viene avviato dalla procura di Roma.
Agosto 2003 - Prima una sentemza del TAR di Catania annulla la sentenza CAF del 16 luglio, riammettendo dunque il Catania in serie B, e poi una sentenza del TAR di Reggio Calabria rafforza ancor di più la posizione del Catania escludendo il Napoli dalla serie B e dando scadenza alla Federazione per il 21 agosto. Entro quella data si dovrà prendere atto di questa sentenza e rifare il calendario. In subordine, sarà nominato un commissario ad acta.
Siamo al
14 agosto 2003.
Facendo
una prova di riepilogo, senza TAR il Catania dove sarebbe? Per la
prima delle vicende contestate aveva vinto a tavolino, ma dopo aver
pareggiato. Quindi avrebbe avuto due punti in più. Per la
seconda, aveva perso ma sul campo aveva vinto, quindi avrebbe avuto
tre punti in meno. A noi risulta dunque un saldo negativo di un punto
in meno, e questo saldo basta per definire eccessive le proteste
oceaniche. Diciamo che è proprio questo saldo a far ritenere
più equa a tutt'oggi una serie B a 20 squadre.
Per noi
è più equo che il Catania retroceda, perché sia
che si ragioni sul campo sia che si ragioni su campo più
sentenze sportive è comunque retrocesso, poiché in
qualsiasi caso sarebbe rimasto dietro al Napoli e al Venezia. Spieghiamo bene perché. Adottando una medesima linea notiamo infatti che:
1) Caso di posizione irregolare dei due giocatori. Nel primo caso fu il Siena a violare la norma (dunque, + 2 per il Catania) ma nel secondo fu il Catania a violarla (dunque - 3 per il Catania). Ecco il saldo di 1 punto in meno.
2) Caso di posizione regolare dei due giocatori. Dovremmo lasciare i due risultati acquisiti sul campo, con la conseguenza di levare comunque i due punti assegnati in più al Catania per la prima partita.
Conclusione. Il Catania era ugualmente retrocesso in qualsiasi caso.
Per dovere di cronaca, ricordiamo che tutta la vicenda deve qualcosa anche alla partita dell'ultima giornata con il Cagliari, in cui il Catania - pari fino a pochi minuti dalla fine - riuscì a segnare un gol in extremis e a incamerare tre punti che gli servirono per mantenere accesa una speranza a quel punto solo 'giuridica'. C'è poi da tenere presente (cosa che nessuno ha fatto) che giocare in serie C non è un dramma. Si gioca e se si vince si risale, come tutti. Non c'era bisogno di scomodare governo, Parlamento e fare una cosa di quelle proporzioni per una semplice retrocessione a causa di sentenze degli organi sportivi. Si accettano, queste sentenze. In passato era successo decine di volte. Non si era mai fatta una cagnara simile.
Lo scandalo delle fideiussioni nei giorni successivi si allarga, nel senso che si scopre una miriade di personaggi ruotanti attorno a questo fenomeno. La Federazione aveva un suo organo interno, la Covisoc, incaricato di controllare i documenti delle società ma quest'organo faceva sempre controlli rapidi e frettolosi nel giro di 48 ore, dando esso stesso consigli alle società calcistiche sul modo di procurarsi le garanzie a copertura. Si scopre così che anche qui c'erano degli interessi. Soltanto nel 2002 si ebbe - dopo vari tentativi - un rifiuto a iscrivere (Fiorentina), cosa che non si poteva evitare dato il dissesto finanziario della gestione Cecchi Gori. Altrimenti, cosa faceva quest'organo? In presenza di situazioni precarie (ma rimediabili) consigliava esso stesso di rivolgersi ad alcune società. Intorno a Ferragosto spunta la notizia (ancora non confermata, noi non facciamo come quei giornali-avvoltoio) che ci sarebbero percentuali su quelle segnalazioni. In questa vicenda un po' tutti agiscono nello stesso modo, cioé raccontando di essere stati truffati e scaricando la responsabilità su altri. Noi osserviamo molto semplicemente che trattandosi di Roma e Napoli si è chiuso un occhio. Se si fossero osservati i regolamenti le squadre implicate non avrebbero potuto partecipare ai campionati, cioé essere iscritte. Qui, come il lettore ha capito, siamo in un ambiente in cui i regolamenti si sventolano come minaccia ma per se stessi non si applicano mai. Se poi in ballo sono grandi società tutto viene appianato anche dopo i termini. Naturalmente, occorrerebbe indagare su un'altra cosa. Il fatto che grandi società si presentino con bilanci e garanzie così precarie. Nessuno di noi può far nulla rispetto a un mondo che incassa 80 e paga 120 ai giocatori. La norma più efficace sarebbe proprio quella che riduce quegli stipendi al livello di un normale cittadino. Chissà mai quando i governi lo capiranno.
Il governo non c'entra con la giustizia sportiva - Dunque, siamo a Ferragosto con questa situazione. Il TAR di Reggio Calabria (incompetente per territorio, oltre che per materia) ha deliberato che il Napoli debba andare in C per insufficiente copertura finanziaria rispetto ai parametri per l'iscrizione (e secondo voi questa non è una sentenza sul merito?), riammettendo così il Catania, con termine alla Federazione. A questo punto, la vicenda ha valicato gli stretti ambiti sportivi ed è rimbalzata dappertutto, anche perché a quindici giorni dall'inizio dei campionati non si sa neppure quali squadre vi parteciperanno. Quale la preoccupazione generale? Quella di 'bloccare' i TAR. Tutti - senza consultare le carte - si dice che a questo punto la Federazione (e l'autonomia dello sport) può essere salvata solo dal governo. I politici e i dirigenti federali stabiliscono un vorticoso giro di contatti con il premier (pensate un po' cosa c'entrava), con il suo entourage e con il ministro Urbani, che promette di arrivare a emanare un decreto il 28 agosto. "No - gli dicono - non c'è tempo. La Federcalcio ha una scadenza già al 21". Allora il premier cambia qualche data in agenda e si mette in moto per essere a Roma tra il 20 e il 22. Berlusconi, anche lui in stato confusionale, proclama che la politica non dovrebbe mai entrare nello sport. Proprio il contrario di quello che sta per fare. Frattanto, è un parlare generale. I notiziari aprono con quello, i giornali riportano ogni giorno decine di dichiarazioni. I parlamentari ne dicono ciascuno una diversa, a seconda del campanile.
La cosa, in un certo senso, spaventa. Non per niente lo si chiama da sempre 'giocattolo'. Il calcio attira molto e al tempo stesso genera ironie e piccole forme di disprezzo unito a satira. Ma quando non c'è, le loro domeniche della stagione fredda sono meste, vuote. Molti maschi sposati non hanno più il guscio, una specie di latte materno che li sorregge nelle ore della giornata festiva. La televisione più di tutti ha dato questo effetto. Vedere molte partite è debilitante, prostra il fisico, se prima ne giocavi non ne giocherai più. E' come se il corpo non si ritrovasse. Lo sport in casa, dopo i 35, ha ucciso molti corpi di chi lo praticava.
L'autonomia dello sport c'è già. Basta farla rispettare - ll pasticcio peggiore deve ancora cominciare. Carraro ha parlato con il premier, che ha notoriamente una idea aziendale anche del calcio. Da qualche giorno va dicendo che non si può lasciar fuori squadre di grandi città. Si informa con il presidente della federazione e questi gli dice che il Cosenza non si può mantenere per motivi di bilancio ma che le altre premono. A ventuno è brutto, perché dovresti lasciarne una al palo ogni domenica. 'Insomma, facciamo così... visto che c'è la Fiorentina ancora in giro nelle graduatorie minori, abbiamo il numero pari no? Sono quattro, Genoa, Salernitana, Catania naturalmente, e in più ripeschiamo la Fiorentina." Carraro abbozza, pensando che per cinquanta giorni aveva detto 'coram populo' che la serie B doveva essere a 20 squadre. "Va bene, ma tanto facciamo tutto insieme... si fa il decreto, e qualche ora prima voialtri annunciate che la serie B del prossimo anno sarà a 24".
Avete notato che quando prendono decisioni di autorità fanno immediatamente anche il calendario? Come a dire "Ormai è fatto, non ti resta che sottostare". Lo fecero il 31 luglio a scorno del Catania e lo hanno fatto anche il 21 agosto con le altre senza perdere nemmeno un minuto. Franco Carraro infatti ha detto: "Ormai è fatto. Non si può più tornare indietro". Questo si usa fare coi bambini. Il paragone dà proprio le dimensioni del trattamento che veniva dato all'ambiente.
Carraro si convince. Avere dietro il governo - nella sua mentalità - è una grande cosa. Il 20 esce il primo atto del gran pasticcio. L'annuncio di una serie B a 24 squadre. Rivolta generale. Dall'altra parte, sono contenti e festeggiano in 4 (con tifosi che imprudentemente si danno alle fontane estive notturne e alle urla di giubilo). Quattro gatti, contro l'intera serie B. Si potrebbe fare una canzone, 'Quattro gatti più il governo'. Contemporaneamente esce il secondo atto del pasticcio, il decreto che i TG definiscono 'stoppa-TAR'. Il governo dice di aver lavorato per settimane, ma il decreto contiene solo tre miseri articoli (un topolino, che si poteva partorire in mezzora di discussione a un tavolo). A quel tavolo - consiglio dei Ministri, mica il bar Sport - solo il ministro della Lega ha detto di no. Gli altri, che sanno di sport pochissimo, sono stati ben lieti di dire sì a un provvedimento che secondo le loro parole deve facilitare l'autogoverno sportivo. Insomma, ricapitoliamo. I dirigenti sportivi (federali, ma non quelli delle società) si sono rivolti al governo per avere un salvataggio della propria autonomia, e questo per salvarla ha detto: "Noi interveniamo, una volta per sempre, perché ce l'avete chiesto voi." Da notare la grande impresa di concertazione. Il ragazzino sta cercando di imparare a reggersi a galla da solo, perché vuole nuotare e diventare così autonomo anche in acqua. A un certo punto urla: "Babbo, non ce la fo' più... vieni tu a salvarmi". Il padre, anziché dirgli di farsi forza e allungare il corpo sulla superficie, arriva e lo tira su con un braccio dicendo: "Ecco, mio figlio ora è autonomo anche in acqua". Come non si sa, perché quel ragazzo continua a non reggersi a galla.
Un pasticcio - Delegare queste cause (ma poi quali? non sarebbe stato necessario delimitare la materia?) a un unico TAR, quello laziale, è un provvedimento negativo al 100%. Prima tutti si aveva almeno la garanzia della clausola compromissoria, ora neanche quella. Quindi, semmai è un cedimento alla giustizia e non un'autonomia da essa. Si è fatto esattamente il contrario di ciò che si intendeva fare. In secondo luogo, è una decisione contraria allo spirito di devoluzione insito già in una Costituzione regionale, che delega funzioni ripartendole alla periferia e non concentrandole in un'unica sede. Non si può regolare una materia tanto delicata e vasta con tre norme-tampone.